La mia esperienza di questi ultimi giorni con ospedali, badanti, infermieri, medici e corsi sono state, a parte ogni altra considerazione, decisamente istruttive. Per diversi e svariati motivi.
Ma andiamo con ordine.
Mia madre, ora ritornata a camminare - poco e male, certo, ma se non altro decisa a migliorare - aveva un certo numero di anni fa una domestica italiana. Che dovette un bel giorno mettere alla porta perché rubava. Nulla di che, ma poco gradevole. Al suo posto si risolse a prendere una domestica albanese, creatura burbera ma gentile e soprattutto onesta. Poi un giorno la domestica albanese se ne andò perché riuscì a far valere le sue reali competenze (era infermiera professionale) e al suo posto venne un'altra domestica. Una filippina, piccola, rotonda e chiassosa. Che, detto per inciso, è stata molto vicina e si è adoperata per i miei in quest'ultima parentesi della loro vita. Ma procediamo.
In ospedale mio padre ha avuto tra gli infermieri più gentili e disponibili un'allieva infermiera magrebina, una buffa creatura alta poco meno di due metri x 80 chilogrammi di peso. Un esempio piuttosto inatteso di urì. Per la notte - mio padre è un individuo irrequieto, curioso e capriccioso - ho dovuto chiamare un'infermiera notturna - a spese della famiglia, ovviamente, dal momento che l'ospedale a corto di personale non poteva garantirne l'incolumità - e ho così conosciuto l'ottima G., moldava e infermiera diplomata (ma con un diploma che in Italia non è valido) che si è presa cura di mio padre e dei suoi capricci con un sorriso da gatto del Cheshire. Impeccabile.
Per mia madre, nel frattempo, ha dovuto assumere una badante, in attesa del rientro a casa di mio padre. Una squisita rumena con una lunga esperienza di lavoro in un ristorante, capace di organizzare e produrre piatti meritevoli di attenzione anche per un soggetto demotivato e stanco come mia madre.
Sabato scorso qui a Torino, nell'asse Porta Nuova - Piazza Castello si è svolta la manifestazione della Lega Nord. Più o meno tremila imbecilli che hanno berciato un po' di scemenze, insulti e sciocchezze sotto l'occhio preoccupato di un numero di poco inferiore di poliziotti. Ovviamente me ne sono tenuto a distanza di sicurezza, cosa che, a quanto dicono i giornali, hanno fatto molti altri torinesi.
Ma mi chiedo: se non avessi potuto contare - io come altri milioni di persone - su diverse persone provenienti dai quatto angoli del mondo, come avrei potuto prendermi cura dei miei? Se l'Italia fosse ancora, esclusivamente, degli italiani, chi si prenderebbe cura dei tanti anziani in circolazione? Non è un problema piccolo, merita davvero pensarci. E probabilmente prepararsi a un futuro molto diverso dal nostro passato.
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Concludo con il miglior ringraziamento possibile a mia moglie e a mia figlia, assidue, gentili e apparentemente instacabili, ai tutti coloro che, nati ben lontano da qui, mi hanno dato una grossa mani e un grazie a tutti gli amici che mi sono stati vicini. Non è finita, ma mi sento meno solo.