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4.4.26

Un ritorno


Sono passati anni da quando ho smesso di scrivere su questo blog: «Fronte e Retro», a suo tempo ricevuto come regalo dall'ottimo Francesco Eandi. Dal 2022 con un'unica uscita nel 2023. Ho smesso perché molti dei miei "amici di penna" avevano abbandonato il mondo del blog, preferendogli  la presenza su social come facebook o instagram o perché, semplicemente, avevano abbandonato questa forma di espressione, una decisione che anche in me è nata e si è manifestata con la presenza su Facebook e Instagram. Un'esperienza tutto sommato non facile né particolarmente gradevole: la mia prima reincarnazione on line è stata piratata e ho dovuto riscrivere ai i miei "amici" (il concetto di "amico" per Fb è piuttosto ridicolo) per avvisarli che io non ero più io ma un altro con lo stesso nome, col risultato che non pochi hanno continuato a scrivere sulle pagine del vecchio io, rimasto on line, inviandomi auguri, proponendomi iniziative o commentando post dimenticati. Dopo di ché nei miei nuovi panni feisbukkiani sono stato castigato due volte per aver inserito foto "scollacciate" – una foto degli anni '30 di una prostituta parigina, con le zone bollenti coperte e una foto di Lee Miller desnuda (o quasi) dove la fotografa si autofotografava e che era presente nella mostra di Camera, il museo della fotografia di Torino.

 

 

Un buon esempio dell'etica braghettona di feisbuk.  

Oltre a questo ho cominciato ad avere guai di ogni genere nel momento che ho cominciata a pubblicare i miei vecchi racconti su Substack (https://substack.com/) per il semplice motivo che feisbuk non mi forniva un substrato adeguato per i miei testi. E in fondo non solo per questo: 

È da tempo per fatico a rimanere su Fb: troppi haters, troppi stupidi, troppi sempliciotti, troppi precisini, troppi tromboni, in generale un’aria viziata, pesante e irrespirabile, tanto che ho rinunciato da tempo a prendere una posizione precisa in politica o in letteratura o quasi su ogni cosa, tanto per evitare di espormi al rischio di lezioni non richieste o di osservazioni stupide, non pertinenti, ortograficamente errate o decisamente assurde.(…)

«È che non ti piace la gggente», dirà qualcuno e in fondo è persino possibile: non apprezzo il mucchio che ci fa gruppo, il nessuno chi pensa di essere qualcuno perché pesta su una tastiera o su un telefono. Gli imbecilli da bar dei quali parlava Umberto Eco sono diventati onnipresenti, le loro idiozie merce comune e l'antico sogno californiano di regalare una voce a tutti ha rivelato la sua faccia peggiore: c'è sempre qualcuno che si diverte a pestare un fango pur di sporcare qualcun altro. In ogni caso i miei post sono spesso finiti in fondo al mazzo, in modo che pochi riuscissero a vederli. Sono corso al riparo facendo in modo che feisbuk non fosse un viatico per Substack, inserendo un passaggio ulteriore attraverso queste pagine e il risultato è almeno parzialmente riuscito, anche se non in modo trionfale… Pazienza, non è soltanto un problema di Fb ma anche della difficoltà di inchiodare qualcuno a leggere on line per un tempo che superi i cinque minuti…

La mia intenzione, nata dopo una riflessione cominciata all'inizio dell'anno, è di riprendere a scrivere su questo blog, anche se appartiene a Google, società che non stimo e non rispetto, in attesa di approdare altrove. Non abbandonerò feisbuk, né Bluesky e tantomeno Substack, anche saranno essenzialmente modi di dirottare i miei pochi lettori su queste pagine. 

Ultima nota: in un racconto pubblicato da Delos Books nella collana Atlantis, mi sono reso conto di aver in qualche modo preconizzato la situazione in corso. Non ne sono contento, semmai terrorizzato. 

In questo momento la Terra è in una situazione gravissima, sia ambientale che politica. Il Canada, l’Unione di Kalmar e l’Egemonia Siberiana e, nella fascia australe, l’Argentina e la Nuova Zelanda sono gli unici stati che conservino un minimo di regole democratiche, per il resto è il caos. Un caos basato su un fondamentalismo religioso e politico dai tratti allucinanti. Sulla Diadema stiamo cominciando a ragionare su una possibile colonia sul fondo del cratere Walther, che ha il pregio di essere relativamente vicino al polo Sud lunare. E si pensa anche a Marte. In ogni caso non posso dire che la mia carriera sia finita qui.  

Qui parlerò anche di questo. In ogni caso a rileggerci presto. Su queste pagine. 


 

 

29.3.19

E adesso?

Calibano è finito. Presto uscirà in forma di e-book, come promesso ai miei (sedici o forse quarantadue) lettori. 
Nel frattempo mi chiedo che cosa mettere in questo spazio, che non intendo assolutamente lasciare vuoto o far morire. 
Bene. 
Scrivere della mia vita quotidiana e del giardino della mia casa in montagna sarebbe interessante per i miei familiari e pochi altri ed è molto probabile sarei io il primo a non poterne più dopo un po' di foto e di osservazioni marginali, tenendo conto che come giardiniere sono una schiappa assoluta. 
Manifestare il mio punto di vista su temi sociali, economici, filosofici o politici. 
Sì, certo posso farlo e non escludo affatto di farlo, anche se, onestamente, sono profondamente nauseato dai 5 palle, che mi auguro di veder affondare come un Titanic progettato da un co****ne, e disgustato dal PD, il Partito Defunto, che come uno zombie persiste nell'inquinare un'aria già abbastanza inquinata. Di Lega e Forza Italia non parlo, giusto per non rischiare il blocco del blog da parte di Google. 
Diciamo comunque che disgusto e nausea non sono le emozioni giuste per discutere con chiunque e temo che per il momento non se ne farà nulla. 
Al massimo pubblicherò delle immagini come questa. 

Gentilmente da Taffo General Service



Di cos'altro mi occupo? 
Beh, di letteratura e di science fiction prima di tutto, oltre che di fantastico. 
ALIA Evo ecc. sono la mia fontana della giovinezza, ma una volta presentato il frutto dei miei sforzi non rimane molto altro da dire. Il lavoro condotto per la scelta di autori e pezzi, per l'editing e la correzione bozze ecc. ecc. non credo siano particolarmente interessanti per nessuno, anche se non escludo di scriverne, sia pure in termini meno seri di quanto sarebbe giusto. 
Potrei sempre parlare della sf italiana, delle sue correnti sotterranee formate da un numero di persone che va da due a sette / otto e di come tali correnti polemizzino volentieri tra loro o anche al loro interno o all'interno di ciascuno di essi, un po' come certe creature –  gli strangolosi stilettani, ad esempio – raccontate da Douglas Adams…
Beh, non escludo di parlarne, ma solo se si arriva alle mani, ai coltelli o alle pistole. O alle cannonate. 




E quindi?
Beh, c'è la musica, ma non sono abbastanza informato da risultare davvero interessante e c'è la letteratura in generale, che leggo ma non seguo ma alla quale dedicherò comunque uno spazio.
Dopodiché mi rimangono due possibilità.
E qui sorge il problema.
Ho due romanzi non terminati che…
Un passo indietro. 
Calibano è stata un'esperienza preziosa, dal momento che mi ha procurato commenti e osservazioni inattesi e, in definitiva, mi sono molto divertito a pubblicarlo a puntate. 
Il problema, dicevo, è che ho due romanzi non terminati – diciamo che a uno mancano una cinquantina di pagine, al secondo mancano… beh, mò ne parliamo. 
Il primo è intitolato Alba Grigia, è lungo (finora) 500.000 caratteri ed è una space opera (ettipareva…) molto seria – quindi nulla a che vedere con Calibano – e che non si svolge nell'universo della Corrente. L'ipotesi di fondo dell'universo di Alba Grigia è piuttosto diverso da quello dei mondi della Corrente, e non esistono tranx, né modelli, né chimere ma altre creature a loro modo interessanti. Mai letto da un editore, detto di passata.
Il secondo è un fantasy (già…) dal titolo Il mare obliquo, lungo beh, circa un milione di caratteri (1.000.000, giuro), che non ho mai terminato semplicemente perché non avevo la più pallida idea a chi darlo da leggere, viste le dimensioni. Questo fantasy non è ambientato in un mondo medievale  ma comunque in un mondo «a bassa tecnologia», che gli umani condividono con: syerdwin, lupi-drago, notturni, boldhovin, gwellyniuin, erbani, gu'hijirr, oom, uccelli di legno e altre creature più o meno bizzarre. Questo mondo è comunque minacciato da qualcosa di inconcepibile e inumano – non da orchetti o altre creature viventi, in ogni caso – e i suoi personaggi dovranno fare l'impossibile per salvarlo. Se ci riescono. 
Inutile dire che preferisco Philip Pullman a molti degli altri autori di fantasy...

Pubblicarli mi darebbe quantomeno un motivo per cercare di finirli, sempre ammesso che a qualcuno interessi sapere come va a finire la storia…
E non posso che chiedere a chi mi legge di scegliere: uno o due. Alba grigia o Il mare obliquo.  


1 vs. 2



Attendo una vostra decisione. 
Ovviamente se non metto insieme abbastanza scelte non se ne fa nulla. Inventerò qualcos'altro.
A presto!
Nota: ripeterò questo messaggio sui social e, volendo, si potrà scegliere anche là.

*** N.B.: si potrà "votare" fino al prossimo giovedì, 
dopodiché rien va plus *** 

 

28.9.18

Un vecchio romanzo, tanto per ridere

È più di un mese che non scrivo nulla su questo blog. Quanto sarebbe sufficiente a buttarmi fuori dalla compagine dei blogger. Ne sono ben conscio e, sinceramente, non mi sono mai considerato un vero blogger, al massimo uno che ogni tanto perde tempo davanti alla tastiera di un pc. 
Ho avuto particolarmente da fare in questi due mesi, in particolare a tentare di arredare una casa in montagna acquistata a un ottimo prezzo ma in condizioni non del tutto ottimali...


Questo nonostante l'espressione soddisfatta di mia moglie. 
Abbiamo dovuto (non nell'ordine): disfarci in qualche modo di mobili sia vecchi che "antichi" ma di valore pari a zero, sbarazzarci di quadri (Teomondo Scrofalo e affini) e immagini sacre (dozzinali) che, da bravi atei, trovavamo ridicole, ridipingere uno steccato (lavoro da terminare), ridipingere un muro della cucina, ridipingere ringhiere esterne e delle scale interne (altro lavoro da terminare) rintuzzare un'invasione di formiche (che in montagna è tutto tranne che una novità), eliminare alcune mantovane, reti da letto e materassi obsoleti, stuccare la cantina, lavare e incerare tutti i pavimenti in legno, eliminare il muschio dai muri esterni,  ridurre l'umidità degli ambienti, valutare la possibilità di riutilizzare il riscaldamento presente, acquistare nuovi mobili (IKEA, Leroy Merlin, Self, Brico) risparmiando il più possibile, acquistare nuove luci eliminando i pletorici e pesantissimi lampadari originali, acquistare vernici, stucchi, smalti, antimuffe e stucchi per legno… e mi fermo qui più che altro per non schiantare nessuno sotto il peso del mio elenco. 
Agosto se n'è andato così, con la gioia per la nuova casa e con la fatica che alla sera ci metteva tutti e due a letto dopo aver sonnecchiato sulle sedie o in poltrona. E settembre ha imitato agosto, anche se con la soddisfazione di vedere man mano la casa cambiare. Casa nella quale, comunque, non abbiamo ancora dormito, visto che i piedi dei due letti a doghe che avevamo recuperato dalla cantina di mia madre avevano rispettivamente gambe di 35 cm e di 30 cm. Avremmo anche potuto dormirci, certo, ma come fratello e sorella in una camera vuota come una cella monastica. 


Ma non ho avuto soltanto questo "problema", in realtà soluzione di un'antica passione – risalente più o meno all'infanzia – di mia moglie e mia, ma anche quello del trasloco di mia figlia e del suo nuovo lavoro, in realtà uno stage, ma condotto presso uno studio che rappresenta il suo ideale di lavoro. 
E millemila altre cose, talmente tante tutte insieme che ho persino lasciato da parte LN-LibriNuovi, ho letto a fatica (e senza ancora terminarli) i testi che dovevo leggere in quanto beta-reader, quelli da leggere per lavoro o per fornire una recensione o un parere… 
Ho il sospetto che non poche persone covino un certo risentimento nei miei confronti, a questo proposito, ma non posso che giurare che leggerò tutto quello che ho promesso di leggere non appena possibile. 
Inutile dire che il mio rapporto con i libri letti per diletto è sostanzialmente scomparso. Ho iniziato a leggere almeno tre libri ma soltanto di uno (Tokyo Soundtrack, di Furukawa Hideo) ho girato il capo di Buona Speranza, ovvero la metà del testo. È un libro di settecento pagine, va bene, ma lo leggo dalla metà di luglio. 
Oltre questo mi hanno comunicato soltanto ieri pomeriggio che il mio racconto per la futura antologia «DiveRgender», pur essendo stato apprezzato in sé, era fuori tema, come si dice a scuola anche dei compiti ben scritti ma che sono comunque tangenti e non secanti a ciò che viene proposto. Sinceramente il mio stupore è stato fatto più di depressione all'idea di doverne scrivere un altro (il terzo, dal momento che il primo non l'ho nemmeno inviato, visto che con i suoi 90.000 e passa caratteri superava largamente il termine proposto...) che per il giudizio. Personalmente sono convinto che il racconto sia buono, ma concordo che le aploidi umane non sono una minoranza sfruttata (finora) e che una storia della Corrente può non essere adeguata per un'antologia distopica.


In tutto ciò è evidente che questo povero blog rischia di essere semplicemente dimenticato, a parte ogni considerazione sulla sua utilità e sulla necessità di postare qualcosa.  Avrei non poche cose da dire sul nostro attuale governo e sui quattro tarli che lo popolano, tutti ugualmente ansiosi di rosicchiare la sedia a fatica guadagnata («e il PD allora?»... va bene, va bene...) ma le cose da dire sono davvero troppe e, vista l'aria che tira, cadrebbero nell'assoluto non cale. 
Sicché a questo punto dovrei scegliere se scrivere qui una volta ogni due mesi o chiudere decisamente il blog. La prima possibilità non mi piace e la seconda mi aggrada ancora meno. Poi qualche giorno fa più o meno all'alba mi è venuta un'idea (stupida quanto volete, va bene, come succede alle idee partorite dal dormiveglia) di pubblicare proprio qui un mio vecchio romanzo che non ho mai avuto il coraggio di sottoporre a nessuno… No, per la verità l'ho sottoposto a un editore che me l'ha restituito sbrigativamente commentando: «Troppi personaggi». Un romanzo, dicevo, di un tipo di fantascienza non comune, dal momento che si tratta di una storia buffa, sul modello di Guida galattica per austoppisti di Douglas Adams o di Terra!di Stefano Benni. Il suo titolo è Calibano e si potrebbe definire – ed è stata definita – una Space Opera delirante, nella quale mi prendo gioco non solo della fantascienza ma anche di tutto ciò che ci circonda, a cominciare dalle assurde forme di governo che l'umanità si è data nel corso della sua breve storia per arrivare ai nostri usi e costumi, alle nostre comunicazioni, ai nostri media e alla nostra intolleranza per le comunità straniere, pensando quanto sarebbe divertente far incontrare un legaiolo medio con un alieno… 


Pubblicherò il romanzo con intervalli variabili tra i tre giorni e la settimana e penso che ne avrò per qualche mese. Ovviamente qualsiasi commento, critica, stroncatura o minaccia sono più o meno graditi. Unica cosa, che ripeto qui nella speranza di non ripeterla ancora: «Il romanzo è nato dalla suggestione sviluppata da Guida galattica per austoppisti e alcune soluzioni stilistiche o d'intreccio sono evidentemente derivate da quello.» Quindi fatemi il favore di non dirmi «Ma assomiglia un po' a quell'autore inglese, quello dei Monty Phyton…». La risposta sarebbe inevitabilmente: «Lo so, l'ho fatto apposta». 
Ultimo particolare: so benissimo che pubblicare un romanzo in un blog è come gettarlo via ma non sto cercando un editore per Calibanoromanzo agée come il sottoscrittoe sarò contento se diverte qualcuno, punto e basta. 
Arrivederci mercoledì o giovedì prossimo.

8.6.18

È più di un mese che…



… che non scrivo nemmeno una riga su questo blog. 
Non solo, non leggo neppure ciò che scrivono i miei amici di penna. 
«Vergogna!»
Sì, beh, certo. Ma ho i miei motivi. E non sono i soliti. O meglio non sono soltanto i soliti.
La casa nuova di mia figlia, per cominciare. Da arredare da zero. Non aggiungo altro perché chiunque può arrivare a immaginare che cosa significa dover finanziare una nuova casa in termini non soltanto di denaro ma anche di scelte, di arredamento, di gusti, di suggerimenti liquidati con una scrollata di spalle e di osservazioni per le quali la risposta è: «non voglio una casa come la tua».
Oh, parbleu
Cosa c'è che non va in casa mia?
Niente da fare, ha già cambiato ambiente o sta prendendo copiosi appunti.
Non saprò mai che cosa c'è che non va, anche perché mi guarderò bene dal chiederglielo.
Arredare una casa di 55 m2  sembra un affare semplice, all'inizio, ma si rivela ben presto qualcosa di spaventosamente complicato. Quando arrivano i comuni aggeggi da cucina – frigorifero, microonde, lavatrice ecc. – lo spazio che sembrava una promessa comincia a ridursi drasticamente e le cose sembrano modificarsi, come in film espressionista assumono forme incombenti e angolose, mentre l'intera casa si riduce progressivamente come fosse passata oltre il raggio di Schwarzschild. 
È un effetto che conosco da tempo, reduce come sono da… N traslochi, condotti con la mia famiglia e in precedenza con la famiglia dei miei. Case luminose e fresche che divengono in un batter d'occhio allucinanti profluvi di piani occupati da millanta cose, delle quali solo una parte troverà posto nei cassetti e dietro le ante. E la domanda esistenziale di quei giorni è: ma che cos'è questa e cosa è finita qui? 
«Ma come, non ti ricordi, quella giornata a Ravenna, quindici anni fa… All'uscita dal duomo (non so se a Ravenna c'è un duomo, ma immagino di sì) l'abbiamo comprato perché TU hai fatto un enoooooorme capriccio.»


Oltre a questo aggiungo al cahier de doléance il ritardo nella consegna della cucina della nostra buona cugina scandinava, l'IKEA, che, dopo aver promesso la consegna al 1/6 ha telefonato per  comunicare che in realtà mancavano più o meno la metà dei pezzi (piani, scaffali, viti, bulloni, mandrini, ante, cassetti etc etc.) e che avrebbero dovuto farli arrivare dal magazzino centrale. Tempo di consegna previsto: 13/6.
Che fare? Lamentarsi? Bestemmiare? Tirare giù ogni santo dalla sua loggetta e minacciarlo? Abbozzare o altro?
Abbiamo deciso di abbozzare, ma promettendo in cuor nostro di presentare il malfatto di IKEA in ogni luogo virtuale e non, cosa che ho puntualmente fatto. 
Ma un altro compito mi ha riempito tutto il tempo disponibile nei giorni passati: la preparazione dei due e-book che ho fatto uscire in questi giorni, L'Eresia del Multiverso di Alberto Costantini e UKR del sottoscritto. Ovviamente non posso fare a meno di accennarne, sia sul merito dei due romanzi che sui modi almeno rocamboleschi con il quale sono venuti alla luce. 
Partirò da un episodio peculiare: il mio PC, un ASUS nonmiricordopiùchecosa, nel tentare di scaricare gli aggiornamenti di Microsoft Windows si è impallato senza speranza.E per senza speranza intendo la sostanziale impossibilità di farlo  ripartire se non impiegando un'unità esterna che mi ha permesso di recuperare tutto ciò che conteneva il PC ma senza riuscire a farlo ripartire. È un problema comune, questo dei desktop ASUS, almeno a giudicare dalla quantità di commenti sconfortati raccolti in rete. In ogni caso il mio glorioso ASUS eccetera era in azione dal 2013, acceso per 15-16 ore/die e qualche volta dimenticato acceso anche di notte e adesso me lo porterò in montagna, nel mio rifugio antiatomico, dove lo farò resuscitare con KUBUNTU, mandando finalmente e definitivamente al diavolo Bill Gates e il suo stradannatissimo Windows. 


Ma questo non ha risolto, in realtà, il problema di disporre di un PC che mi permettesse di impaginare in un formato epub e kindle decenti. A questo punto ho tirato fuori un asso (più o meno) dalla manica: un portatile ASUS più giovane, utilizzato per scrivere e per guardare Netflix e Amazon. 
Già, ma il problema si è subito complicato, dal momento che il portatile NON aveva programmi adeguati per impaginare. Li ho dovuti scaricare ex-novo, lavorare con un portatile maledettamente sensibile, nostalgico della larga e comoda tastiera del desktop, rimpiangendo la mancanza di Sigil del quale non riuscivo a scaricare l'ultima versione e continuando a perdere e ritrovare i file definitivi. 
Quanto ai due e-reader – il Kobo e l'antico Sony – sui quali ho scaricato i due file .epub, mi hanno dato le risposte più imprevedibili, compresa la scomparsa del testo, del quale entrambi conservavano cocciuti soltanto le parti in corsivo, con un effetto involontariamente comico. 
Alla fine, intorno alle 10.00 di lunedì mattina, li ho sconfitti entrambe e sono riuscito a fare uscire i due e-book anche in versione .epub. 
E pensare che avevo indicato il lunedì come termine comodo – per me – contando di dedicare la domenica all'installazione del pc nuovo, un HP Pavillion. Ho passato la domenica a bestemmiare e a trattare a male parole chiunque mi disturbasse e ho dovuto correre al riparo il lunedì con la famiglia passabilmente stufa di me, compreso la gatta Isidora (la cana no, i cani sono sempre di manica molto larga con i padroni). 


Ma, venendo ai due testi, per il secondo – cioè il mio – mi limiterò a riportare una recensione scritta dall'ottimo Gianni Carioni che non è un dotto esponente dell'Intelligentsia ma un ingegnere informatico (come Bruce Sterling, ma più magro). La recensione fu condotta sulla seconda versione di UKR, uscita nel 1994 e ne fui particolarmente soddisfatto, dal momento che l'ottimo Carioni colse uno degli aspetti fondamentali del testo, la psicosi del complotto diffusa in ogni settore della società, a creare un clima limaccioso e inafferrabile. 
Il romanzo di Alberto Costantini, L'Eresia del multiverso, è stato uno dei migliori lavori sui quali mi sia capitato di condurre un lavoro di editing. Me ne sono reso conto perché la tendenza a leggere-e-basta, ovvero ciò che non si dovrebbe mai fare editando un testo, mi ha preso più di una volta la mano e più di una volta mi sono reso conto che stavo felicemente leggendo invece di considerare con sospetto la punteggiatura, eccepire sugli aggettivi e contestare la costruzione della frase. 


In sostanza ho riletto il romanzo quattro volte (se non di più) prima di cominciare il lavoro sul testo. Un buon lavoro, condotto in stretta collaborazione con l'autore, ovvero ciò che dovrebbe sempre avvenire nell'editing di un romanzo. L'Eresia è nata così, senza litigi tra editor e autore, un'ottima torta cotta al punto giusto. 
«Ma di che cosa parla?»
Basta guardare la copertina, nata dalla fantasia di Ginevra Sorbelli, la nostra ottima illustratrice. Avete visto bene le due immagini femminili? Ma proprio bene? Avete visto come sono vestite
Certo, si tratta di due donne vissute in Terre parallele e che avranno modo di incrociare vite e avventure – e questa è una parte importante del romanzo – ma che, soprattutto, avranno occasione di vivere letteralmente l'una nei panni dell'altra, conoscere modi, usi, abitudini, fissazioni e paure ognuna dei tempi dell'altra. Una combinazione condotta in maniera magistrale con il giusto ritmo e con un'attenzione delicata, a tratti quasi ipnotica.
Ma la storia è condotta anche da Galeotto Marzio da Narni, un personaggio realmente vissuto – e del quale Alberto Costantini racconta la vita e abitudini nella biografia posta di seguito al romanzo. Un uomo eccentrico, insieme collerico e  suadente come sanno esserlo soltanto gli uomini animati da una curiosità insaziabile e da un profondo odio per le abitudini, il decoro, le forme, l'ipocrisia, i sepolcri imbiancati e lo stare in società. Medico, astrologo, alchimista, negromante, taumaturgo, filosofo naturale, Galeotto è una presenza costante – e fisicamente ingombrante – all'interno del testo, un Nero Wolfe spesso costretto a fatiche notevoli per uno della sua mole, ma sempre pronto a battersi, anche perché spesso non del tutto conscio della natura dei suoi nemici…



Ecco. 
In qualche modo ho spiegato come ho trascorso gli ultimi due mesi e il motivo fondamentale per il quale non ho più scritto nulla qui. 
Questo non significa che sono pronto a ritornare con continuità sul blog. Ho poco tempo, in realtà, anche perché mia moglie con quest'anno ha finito il suo servizio militare ventennale (con rafferma) nella Legione di Roma e potrà dedicarsi finalmente agli ozi negli orti e nei giardini. 
E io ne sono sinceramente felice. 

Segue la recensione a UKR di Giovanni Carioni. 
Piccolo particolare dichiarato per puro sentimento di giustizia: l'editing della sua ultima versione è stato condotto con teutonica precisione e pungente attenzione dalla mia inestimabile figlia, che mi perseguitò anche in momenti poco ortodossi – appena sveglio o mentre stavo per uscire – per chiedermi «se ero poi convinto di quel corsivo o di quel ritorno a capo o di quei due punti». È stata dura sopravvivere, tanto da avere la tentazione di travestirmi come l'ispettor Clouzot, ma ce l'abbiamo fatta, eh Momi?


Il romanzo descrive una realtà ipotetica, nella quale è però facile riconoscere elementi – preoccupanti e pericolosi - della nostra quotidiana esperienza. Parlo di realtà ipotetica e non di realtà futura perché, formalmente, la vicenda si svolge in Italia nel 1987, ma i particolari narrati, che consentono al lettore di costruire un contesto storico e sociale, sono alterati sia nella loro sequenza temporale, sia nei ruoli giocati dagli attori (penso, ad esempio, ad una Italia del 1987 che ha come principale importatore la Germania, nuovamente tornata al genocidio). A differenza però di altri – molti e famosi – romanzi nel futuro (uno per tutti, 1984), Citi descrive una realtà inquietante per il senso di soffocamento della libertà, per il complotto che aleggia, per le conseguenze sociali che una certa direzione politica internazionale sembra imporre, ma lo fa con freddezza, senza la crudezza realistica tipica delle metafore della nostra realtà. Direi, anzi, che il lettore osserva i fatti da un punto di vista "silenzioso", di non protesta nei confronti degli stessi: il lettore potrebbe essere uno degli anonimi consumatori di una cronaca giornalistica del tempo, che, con il proprio silenzio-consenso, si aggrega alla massa dei suoi simili, generando una popolazione ideale per la crescita di ogni totalitarismo. Complotto? Direi complotto nell'ambito di un post-complotto (sigh). Il Complotto mi fa pensare a qualcuno e qualcosa che trama per sovvertire, ma qui, purtroppo, non c'è più nulla da sovvertire. Il potere occulto che ieri tramava oggi non ha più bisogno di stare nell'ombra, e chi viene sterminato non può far altro che agire nascosto: complotto, sì, e giudaico, ma per difesa.

Affascinante (ahinoi) l'idea di un totalitarismo, anche religioso, che combatte il caos della geometria dei frattali e impone una politica culturale fondata su una matematica "non deviante", riflesso di un Dio Geometra che non ha sgabuzzini bui dove nascondere la parte errata si sé (e quindi impubblicabile per un Dio). Le parole: contribuiscono in maniera irrinunciabile a dare fascino alla descrizione della realtà ipotetica. C'è un "esotismo" temporale e geografico diffuso nei ricorrenti termini tedeschi, nel'uso di ordinatore (in una dittature è, come si dice, tutto un programma...) invece di computer o calcolatore, nel nome del servizio di spionaggio alle persone, SerViRe, nell'uso del Voi fascista. Leggetelo che diverte e fa bene.


 



4.9.17

Sempre meno blogging


Salve a tutti. 
Tutti... beh, i pochi superstiti. 
Il numero di lettori di questo blog è in caduta libera da mesi e il vero problema è che temo che me ne importi molto poco. 
In sostanza non so bene come farmene, di questo blog.  
Provo a spiegarmi: fino a un certo punto il blog aveva lo scopo di presentare la mia attività di libraio. Fungeva da sfogatoio ma anche da coscienza critica alla produzione libraria contemporanea, al modo di scegliere e di promuovere i libri in commercio, investigava sulle possibili ragioni e sulle modalità di certe scelte e cercava di sostenere la bibliodiversità, un neologismo ricalcato sulla biodiversità e, a mio personalissimo parere, altrettanto importante. Poi, come tutti sanno, ho dovuto chiudere la libreria – cinque anni fa, un oceano di tempo – e nel frattempo l'editoria è profondamente cambiata come è cambiata, fino a diventare irriconoscibile, la distribuzione libraria. Personalmente ho sostanzialmente smesso di frequentare le librerie e i libri che leggo mi arrivano tramite IBS o Amazon.it. I passaggi nella librerie di catena si sono rivelati fonte di irritazione per le continue carenze di stock e i rapporti con il personale frequentemente sorgenti di frustrazione.
Ho perso quasi tutti i contatti nel settore librario – molti sono andati in pensione: il tempo passa per tutti – e ora avrei se non altro qualche difficoltà a parlare di produzione libraria con una competenza che superi quella di un buon lettore. Non significa che non possa esprimere il mio parere in proposito, ovviamente, e certe dinamiche del settore mi sono ancora evidenti, ma in qualche caso esiste il rischio di confondere i motivi con gli effetti e questo non è serio. 
Un altro aspetto del blog è stato quello della presentazione dei libri letti dal sottoscritto, in modo meno serio e meno professionale di quanto faccio per LN-LibriNuovi, ma capita sempre più frequentemente che utilizzi la recensioni scritte per Fronte & Retro per il catalogo di LN – il sito bibliografico «consuma» mediamente una recensione ogni 3-4 giorni –, obbligando i pochi lettori che mi seguono su entrambe i siti a rileggersi recensioni già apparse. Quindi direi che è venuto il momento di eliminare le recensioni su F&R – perlomeno quelle più lunghe di 4-5 righe – per scriverle direttamente su LN.

Un altro dei temi che mi piace affrontare su F&R è quello che riassumo sotto la categoria «politicando», ovvero riflessioni e osservazioni su come va l'Italia e qualche volta il mondo. E qui i casi sono due: o le mie riflessioni sono talmente speciali e raffinatamente profonde da non meritare commenti o – cosa temo più probabile – sono talmente ovvie e così superficiali da non meritare nemmeno un parola. In ogni caso il vero problema è che ogni volta che mi trovo a commentare temi come il razzismo, il bullismo, la banalità della politica, la decadenza dei movimenti, la povertà dei temi e delle proposte ho la sensazione di urlare in una piazza vuota o al massimo in presenza di 3-4 persone, un po' come un sostenitore della restaurazione del feudalesimo o della monarchia assoluta. Sicché è spontaneo chiedersi che senso abbia sprecare il fiato per tentare di convincere coloro che sono, con ogni evidenza, già convinti. 
Su F&R mi sono occupato di musica, di rudimenti di tecnica della scrittura, di ciò che produco in quanto preteso scrittore, di ciò che avviene negli altri blog, ho partecipato a round robin e a Liebster's Award eccetera ma con la sensazione sempre più netta della crescita di età di coloro che lavorano a un blog e la sensazione giustificata che i giovani non abbiano né il tempo né la voglia di dedicarsi a qualcosa di impegnativo come scrivere righe su righe su un blog. 

«Mantenere un blog personale è diventato un’impresa e i giovani non vogliono averci nulla a che fare visto che ci sono altre piattaforme più interessanti», ha scritto Mel Campbell sul Guardian. Ecco allora la (lenta) migrazione verso Facebook e Twitter prima, quindi Snapchat e Instagram poi. O verso forme di blogging più immediate (Tumblr) o più «sofisticate» (Medium). (Da Il Corriere della Sera, 4 luglio 2017)

I social network sono diventati i sicari dei blog, non c'è dubbio. D'altro canto io stesso, se devo dare brevi comunicazioni su ALIA Evo, scrivo su FB, lasciando perdere il vecchio blog ALIA Evolution fermo al 28 giugno 2016. E giuro che è una sofferenza leggere quella data sotto l'ultimo post. 


...
A questo punto la domanda è: ha senso continuare a scrivere su queste pagine, inascoltato da molti e con un pugno di lettori che continuano per pura testardaggine? E soprattutto, di che cosa parlare? La mia vita è profondamente legata al mondo dei libri e, al di fuori di questi, non dispongo di molti argomenti di un qualche interesse generale, a meno di non voler scrivere post dedicati alle melanzane alla parmigiana versione light o al risotto al barolo. Ho molta considerazione per coloro che dedicano tempo e fatica a scrivere post che richiedono molto tempo per l'informazione e la documentazione, ma, dal momento che mi occupo di testi altrui – oltre che dei miei testi personali – dubito di trovare il tempo per dedicarmi a un blog diverso. 
Vuol dire che smetterò? 
Beh, non è detto. 
Questo blog esiste dal 2004 e chiuderlo sic et simpliciter mi sembra inaccettabile. Peggio ancora lasciarlo con quest'ultimo post e ritrovare la data del 4 settembre 2017 ogni volta che lo apro. 
Quindi continuerò, ma lentamente e quando potrò. Senza metodo né regolarità. Parlando di quello che capita – musica, libri ed e-book (ma in breve), attualità, famiglia, animali di casa, autoproduzioni eccetera – a chi avrà voglia di ascoltare. Probabilmente finirà per morire di consunzione, questo blog, ma non oggi. 
No, non oggi. 

 
 

16.5.17

Tempi amari


La notizia è di ieri e non posso far finta di nulla. 
No, non parlo del padre di Renzi né dell'ultima cretineria di Donnie Trump, ma del fatto che Nocturnia, il notissimo blog sia stato costretto a interrompere le pubblicazioni a tempo indeterminato.
È probabile che conosciate già Nocturnia, ma nel caso che non sapeste di cosa si tratta dovreste (dovete!) farci un salto e dare un'occhiata. Il blog di Nick il Noctuniano è stato finalista al premio Italia come blog dedicato al fantastico/sf/horror ed è tuttora in corsa per l'edizione che si chiuderà presto. Nel blog potete trovare interviste a grandi autori del fumetto e del fantastico contemporaneo – l'ultima intervista è stata a Tricia Sullivan, autrice di Selezione Naturale, pubblicato nel 2016 da Zona42 – sia italiani che stranieri, i celeberrimi Dossier Notturni, dove Nick presenta ai suoi lettori eventi misteriosi tuttora non spiegati, come Lo strano caso di Passo Dyatlov e segnala che cosa si muove nel settore del fantastico in Italia. 
Inevitabile ammetterlo, ho sempre provato un'invidia divorante mista a un'ammirazione smodata per il blog di Nick di Noctuniano, che riusciva a farmi trascorrere momenti di ritrovata passione anche quando ero letteralmente molto lontano con la mente. E non è poco, davvero, non è poco.
Ma il motivo della sospensione – sperando che di semplice sospensione si tratti? Molto semplice, Nick ha finalmente ritrovato un lavoro, sia pure part-time dopo essere stato «scaricato» dalla ditta [liquidata] con la quale aveva collaborato per anni, Il problema, per quanto riguarda il blog è, lasciando la parola a Nick: 

Il nuovo lavoro m'impedisce di curare Nocturnia come vorrei, certo si tratta di un part- time ma che presenta tanti spezzati, quindi spesso anche se lavoro in un giorno tre o quattro ore, il più delle volte mi tocca stare fuori l'intera giornata in attesa tra un' ora di lavoro e l'altro.



In sostanza un tipo di lavoro – irregolare, part-time e con frequenti tempi morti – che sembra divenuto la regola di questi tempi. Un lavoro disperato – lasciamelo dire, Nick – ma che chi ha superato una certa età non può decentemente rifiutare. 
In sostanza un blog costretto a eclissarsi per lavoro, sperando che il nostro noctuniano trovi perlomeno un minimo di soddisfazione nel farlo. 
Il titolo di questo blog «tempi amari» trova la sua spiegazione in questa necessità di lavorare che cambia profondamente il modo di vedere la nostra attività e, di conseguenza, la vita stessa. Non so, ma ci rendiamo conto di come la nostra situazione è cambiata e sta cambiando? Di come gli spazi per condurre una vita vera e genuina si vanno via via riducendo?
Certo, in fondo si tratta soltanto di un blog, un'attività che può cessare da un momento all'altro, ma con un prezzo da pagare in fantasia e joie di vivre che nessuno sa né può calcolare. Ed è un peso, assolutamente virtuale ma fondamentale, che nessuno sa quanto possa contare nella vita di noi tutti.
Ritorna appena puoi, Nick. È importante.

  

18.7.16

Un piccolo omicidio personale


In questi giorni ho ripreso a scrivere un romanzo a suo tempo abbandonato. Ma non è la cosa importante, in questo momento. Di importante c'è il dato che lo sciogliersi della vicenda mi impone di uccidere uno dei protagonisti del romanzo. 
«Beh, che cosa ci vuole? Zic, zac, bum, trac ed eccolo bell'e morto».
Spiritoso.
Sicché in questo momento, quando sono perennemente in ansia per la paura di navigare in internet o di accendere la televisione per la paura di apprendere di un'altra strage, mi ritrovo preoccupato all'idea di commettere un omicidio – si tratta di un alieno, ma la sostanza della cosa non cambia – sia pure assolutamente letterario. 
Sia chiaro che non posso farne a meno, il persistere in vita del personaggio, peraltro un'ottima persona, mi creerebbe non pochi problemi al proseguimento e allo scioglimento della vicenda, quindi non ho scelta: devo uccidere (letterariamente) una creatura intelligente e sensibile. 
È pur vero che il personaggio in oggetto ha più volte dichiarato la propria angoscia e il proprio desiderio di farla finita, ma qualcosa mi rende anche più recalcitrante all'idea di accopparlo. 
Questo qualcosa affolla le pagine dei giornali, della TV, di internet. È il sinistro affollarsi di omicidi, stragi. sanguinose vendette e, reciprocamente, di minacce, terrore, voci stentoree e leggi speciali che in pochi giorni è diventato il refrain di tutte le trasmissioni e di tante dichiarazioni.
Personalmente sono un non-violento, non solo per l'età, ma anche per formazione, idee e profonda convinzione, ho rispetto per l'Islam – come per ogni altra religione – e soprattutto ho rispetto per gli esseri umani nati sotto l'ombrello di quella religione come di altre.  
Ma, piccolo particolare, ritengo ciascuna vita molto più preziosa di qualsiasi insieme di regole che dovrebbero – teoricamente – aiutarci a vivere tutti insieme in pace su questo disgraziato pianeta. Mohammed, Emma, Giusi, Edoardo o Ibrahim sono, in poche parole, estremamente più vivi e importanti di Bibbia, Corano, Torah e qualsiasi altro sacro libro vi venga in mente.  


Ma Mohammed e gli altri sono talmente vivi da preoccuparsi del loro futuro, da condurre una vita non facile, da subire discriminazioni, da essere respinti, trascurati, sfruttati o dimenticati. Certo, non tutti coloro che subiscono un qualche genere di ingiustizia si comprano un kalasnikov e aprono il fuoco sulla folla, ma qualcuno, meno dotato intellettualmente, più suggestionabile, più disperato, può farlo. E la situazione, scusate il bizzarro parallelo, è a ben vedere non così diversa tra Nizza, Andria, Baton Rouge e Istanbul. Qual è la costante tra tutti questi morti? La folle disperazione di chi guida un camion contro la folla, ma anche la rassegnazione di chi prende un treno come tutti i giorni, augurandosi di poterne un giorno fare a meno, la rabbia senza futuro di chi spara a quattro agenti che non fanno un vita poi tanto migliore del loro assassino e il terribile abbaglio di chi, illuso, scende in piazza a difendere un uomo, Erdogan, che si è macchiato di infiniti delitti. 
Ogni cosa improvvisamente è diventata collettiva, persino la morte. E la morte collettiva è spaventevole perché anonima, senza nome e senza redenzione. Il XX secolo ha glorificato la morte collettiva in mille modi, in guerra come nei campi di sterminio, ha coniugato il nostro destino in forma plurale, rendendo ognuno di noi un disperato naufrago senza speranza, senza legami, senza un futuro vivibile. 


Si grida all'ordine, alla chiusura delle frontiere, alla legge marziale, a nuovi e più duri provvedimenti chiedendoci di chiudere lo spazio per vivere, per comprendere, per cercare di resistere. Perché non esiste più uno spazio libero, uno luogo tranquillo che non sia quello di una memoria illusoria, di un passato ricordato senza essere stato vissuto. E questo, singolarmente, unisce chi crede in una vita da sant'uomo in Nord Africa come chi crede in una vita genuina come quella dei nostri nonni. Adolf Hitler amava i quadri di piccola realtà borghese, i quadretti e gli acquerelli di soggetto campagnolo che tutti hanno visto nel salotto dei nonni o degli zii, il suo gusto – al di là delle visioni di Böcklin – era maledettamente piccolo borghese, ridicolo o, se preferite, agghiacciante.
E la misura ridotta, il falso passato perduto sembra essere divenuto l'unica realtà per milioni di persone, che perdendo il presente hanno come unico possibile riferimento un passato immaginario. 


Ma il passato è la terra dei morti, mentre i vivi dovrebbero guardare al futuro.
Ma il nostro futuro sembra essersi disseccato.
Provate a pensare a voi stessi tra un anno, tra dieci, tra venti, cosa vedete? Una vecchiaia in ristrettezze su un pianeta sempre più imprevedibile e caldo. Vi basta? O non sarebbe meglio cominciare a pensare a un futuro migliore, alla possibilità di regalare a ognuno un vero avvenire?
Non è facile ma bisogna cominciare a pensarci, ora, in questo momento, nel quale si avrebbe voglia di rifugiarsi in Groenlandia o in Siberia. 
Non è questione di che cosa si vota, ovviamente, ma di un atteggiamento aperto, disponibile verso i fatti nuovi, verso chi fugge dalla guerra e della carestia. Giudicare il passato per ciò che è stato e non per ciò che ne ricordiamo, inevitabilmente solo le cose migliori. 
Ucciderò il mio personaggio, in definitiva, ma con calma, con affetto, ricordandone la vita che non è riuscito a vivere. 
In fondo quello che si prova o che si dovrebbe provare per ognuno dei tanti morti di questi giorni.   
 

1.6.16

Prima di andarmene...


... devo mantenere la parola data, ovvero rispondere ai due Liebster Award che mi sono stati mollati negli ultimi giorni. 
E qui farò esattamente questo: risponderò alle domande ma non indicherò altri blog per non allungare inutilmente una catena che rischia di allungarsi troppo.
«Hai qualcosa contro il Liebster Award?».
No, no. Il problema, probabilmente del tutto personale, è che frequento sempre meno il mondo dei blogger. 
Oddio, l'ho detto, e adesso?
Adesso niente, il problema è fatto da alcuni elementi che ne coinvolgono altri che ne tirano in ballo altri ancora. 
Il numero dei blog è in calo, da qualche tempo in qua, inutile girarci intorno, come è in aumento l'età media dei blogger. È il calo il numero dei blog autodiretti, condotti da un individuo e non da un'associazione, un club, una fondazione, un caffè, un gruppo di fan di qualcosa o qualcuno o quello che preferite. 
Non basta. Molti dei blogger ancora in pista si lamentano in pratica tutti i giorni della difficoltà di scrivere e della necessità di informarsi, prima di annotare anche poche righe. Tutti lamentano il poco tempo disponibile e il fatto che i blog a scarso traffico – io ho 52 follower, per dire, il che fa di me un poveretto – costano fatica e non rendono nulla. 
Il risultato definitivo di questa situazione è che non pochi abbandonano il blog, in qualche caso passando su FB [*], in altri cessando di esistere da un punto di vista telematico. 
Il che è, intuitivamente, un problema. 
C'è stato un tempo nel quale era possibile pensare che si sarebbe passati dal blog al giornalismo – e in qualche caso è accaduto – ma adesso temo non sia più così e che la porta sia, se non serrata, molto vicina alla chiusura. Il blog privato e personale rischia di essere sempre più un prodotto residuale, una inforiserva indiana dove è possibile in qualche caso incontrare i propri amici anche se non con la frequenza di quanto li si incontra su FB o altrove e rigorosamente, il più delle volte, non si parla di attualità, raramente si prende posizione su ciò che accade, non si dedica tempo a riflettere sullo stato delle cose e, men che meno, si prende vigorosamente posizione o partito. 
Ovviamente parlo solo per impressione personale, il che può dare a chiunque dotato di qualche dato l'autorizzazione a deridermi [**]. In ogni caso conosco e apprezzo alcuni blogger che insistono, si danno da fare, recensiscono, intervistano, intervengono, commentano ma spesso lo fanno in solitudine o al massimo collaborando con altri blogger, ma non più di uno o due. È possibile, per dire, che nessuno abbia parlato delle prossime elezioni amministrative? Lo so, non ne ho parlato nemmeno io, anche perché parlare di Fassino rende tutto e tutti più tristi, ma sono stupito che le cose in Italia cambino con una velocità allarmante e dal mondo dei blog vengano solo mugugni o inviti a parlar d'altro. 
Si viaggia in solitudine, direi, e questo ci rende tutti più deboli. Oltre che, fatalmente, vecchi. Restano soltanto le catene, ovvero, per citare, storpiandolo, Karl Marx: «ci restano soltanto le nostre catene», che cosa ne dite?. 
Diciamo che ho gettato una pietra nel pozzo. 
Vediamo che cosa accade.


...
Sarò in montagna fino a lunedì, per la cronaca, e quindi non sto a ripetere ciò che sapete già. Cercherò di rispondere, se gli dei della Rete mi aiutano, ma se non mi sentite non organizzate spedizioni di soccorso. Lunedì, puntuale come il boia di Londra, ritornerò al mio posto. 
...

Ed ecco qui, finalmente, le risposte alle domande. Cominciamo dalla banda de La nostra libreria
1) cosa vorresti simpaticamente "rubare" a la nostra Libreria?
Lo stile vivace, allegro, assai poco dottorale delle vostre recensioni. Da coordinatore di LN-LibriNuovi prendo nota e imparo. 
2) una curiosità che non hai mai osato chiedere a 1 blogger a scelta? (ovviamente vogliamo sapere il nome in questione!)

Domanda non facile, soprattutto tenendo conto che io sono curioso come una gazza e nel contempo patologicamente timido. Diciamo che chiederei al blogger di Obsidian Mirror dove va a pescare i temi, in genere curiosi e inconsueti dei suoi post. 
3) una citazione per te significativa tratta da un libro?
Da Morozov, Silicon Valley: i signori del silicio«Parlare di tecnologia oggi significa appoggiare, senza nemmeno acorgersene, alcuni degli aspetti peggiori dell'ideologia neoliberista». Se volete maggiori chiarimenti comprate il libro. 
4) consigli per gli acquisti: qual è un buon rapporto XXX/prezzo quando fai compere libresche? (specificare l'XXX :P)
Sinceramente non mi pongo il problema. So come gli editori stabiliscono il prezzo di un libro ed è molto raro trovare un prezzo inadeguato. In ogni caso se un libro mi piace sono disposto a sacrifici di ogni genere per possederlo. Se comincio a ragionare sul prezzo vuol dire che, in fondo, posso anche farne a meno. Esempio: Embassytown di China Mieville o Cime Abissali di Aleksandr Zinov'ev, acquistati senza nemmeno guardare il prezzo di copertina. 
5) parliamo dei generi come categorie convenzionali attribuite ai libri: sono un aiuto o una limitazione?
Sono un maledetto inciampo. Per me esistono due categorie: i libri che voglio leggere e quelli che possono rimanere dove si trovano.
6) animazione: perché viene molto spesso considerata adatta ad un pubblico molto giovane?
Bisognerebbe fare una storia del cinema e dell'editoria per spiegare il perché. Diciamo che chi si scandalizza perché si vedono film come Persepolis dovrebbe ritornare alla prima elementare per manifesta immaturità. Senza passare dal via.
7) sulla "solita" isola deserta: 1 libro, 1 disco, 1 cibo e 1 sogno da realizzare a cui non rinunceresti?
Mi lascerei morire di fame, probabilmente, per non provare una noia sovrumana. Non mi bastano 1 libro eccetera. In alternativa mi darei all'osservazione dei pesci e cercherei di scrivere un libro sul tema. Per inciso, quello sarebbe il mio sogno da realizzare. Sul momento.
8) cosa ti fa venire voglia di lanciare fuori dalla finestra il pc mentre stai navigando?
Un articolo, un racconto, una poesia, qualsiasi cosa scritta per suscitare ammirazione per l'autore piuttosto che riflessione o empatia. 
9) "dura lex sed lex": che cosa ne pensi? Quale valore potrebbe avere la massima di Socrate oggi?
Bisognerebbe cominciare col riflettere su quale legge, emanata da chi, sulla base di quale visione ecc. Non credo a leggi "naturali" né a un Dio che graziosamente dispensa a pochi individui la Legge. No, non credo di possa fare un discorso generale sull'argomento. 
10) Quale superpotere vorresti avere?
Quello di essere presente non visto. Non tanto per poter spiare i miei supposti nemici ma per poter stare tranquillo e in solitudine. Sono fatto così, abbiate pazienza. 
11) cosa vorresti ci fosse scritto sul tuo epitaffio?


Dimenticatemi pure, io non mi offendo. 

passiamo alle domande di Derek Zoo, del blog Senzapre7ese.

1) Hai mai letto un libro con avanti-veloce (TM)?
Certo, lo faccio spesso, nel caso ritorno indietro e rileggo. 
2) Hai vinto un viaggio sulla DeLorean: in quale epoca vorresti tornare?

Verso l'inizio del '700, quando erano in vita diversi tra i principali compositori classici. 
3) C'è qualcosa che fai nello stesso modo fin da quando eri bambino/a (rifare il letto, la pettinatura, un rituale prima di andare a dormire...)

Leggere, l'ho fatto da quando ero piccolo. 
4) Una cosa che hai giurato di fare da bambino e hai realizzato.
Vendere libri è accettabile? 
5) Righe o quadretti?
Pois no? Se proprio devo decidere direi comunque righe, avete presente come sta addosso una camicia a quadrettini? 
6) Il più bel concerto a cui hai assistito...
King Crimson nel '75. Lo so, lo so, sono paleolitico. 
7) In quale film vorresti andare a vivere?
Dersu Uzala di Akira Kurosawa. O Ran, sempre di Kurosawa, anche se in questo caso temo avrei vita breve. 
8) Quale personaggio famoso o storico vorresti che fosse il tuo migliore amico?
Charles Darwin, senza alcun dubbio. Anche se fatalmente mi ritroverei a fare la parte di Thomas Huxley, 
9) Una brutta figura che a distanza di tempo, se ci pensi, ancora ti fa vergognare.
Uhm, direi una volta che ho concesso la mia amicizia a un poveretto bersagliato dai compagni di classe perchè miope e poco sveglio, solo per potermi impadronire delle sue figurine. Il giorno dopo averle avute ho smesso di difenderlo. Dio, che vergogna. Ma facevo le elementari, ci tengo a dirlo. 
10) C'è un collega che proprio non sopporti perché...

C'era una collega che non sopportavo perché era una maledetta sotuttoio. Sapiente, noiosa, esibizionista ma anche pronta a chinarsi di fronte a qualcuno appena più potente. Ma era una povera, donna, tutto sommato. e l'ho perdonata. 
11) Quella volta in cui ero convinto di sapere di cosa si stava parlando. E invece no...
Mi succede tuttora. Grazie a Dio parlo poco, a voce troppo bassa e in genere riesco a recuperare...

E con ciò ho finito.

E oggi pomeriggio parto. 
A lunedì!




[*] FB è un social network curioso, che permette di allineare una quantità rimarchevole di idiozie ma anche qualcosa di pregevole. Il suo difetto è quello di non permettere interventi lunghi ma, essendo presenti con sufficiente continuità, permette di allineare qualche riflessione rapida e incisiva e qualche video interessante

[**] Consigliabile la lettura del volume: The blog up, Storia sociale dei blog in Italia di Elisabetta Locatelli, Franco Angeli, 2014.