29.5.26

Ucronia: un'assurdità. O quasi.

 


Trent'anni fa iniziai un romanzo – U.K.R. – basato su un'ipotesi assurda. Lo inviai al Calvino che lo apprezzò, anche senza promuoverlo. Lo riguardai e aggiunsi parti, e lo inviai al Calvino. No, non era adatto…

U.K.R. è un acronimo di una locuzione tedesca “Unerwartet Kraft Reserve”, ovvero “un’inattesa riserva di energia”, ciò che normalmente serve a designare adiuvanti alla nutrizione ma che, nel linguaggio militare della Nuova Germania Sovietica, indicava le mine antiuomo

U.K.R. è il titolo di un romanzo che mi fa compagnia dal 1996 e che finora sono riuscito a pubblicare soltanto tramite Amazon, in forma di e-book e di libro, con esiti di vendite molto relativi, ma nel quale non ho mai smesso di credere.

Ho avuto qualche parere molto positivo, mi ha consolato il recente volume “Ucronia” scritto da Emmanuel Carrère, ma mi rendo conto che un romanzo di ucronia, ovvero di storia controfattuale, non è esattamente un boccone che risulti appetibile per tutti. Se poi aggiungo che il fatto che determina il “cambio” della Storia è un episodio non troppo noto, che al centro della vicenda c’è la Germania rivoluzionaria degli anni ‘20 e che, inevitabilmente, c’è un certo uso del tedesco… Ecco, mi rendo conto che saranno inevitabilmente pochi i lettori che posso sperare di raggranellare. Ma questo non è per me un problema: ho vissuto in prima persona le storie di Giancarlo Lelli e Sonia Fubini e, in Germania, di Waltraut Hillebrandt e Wilhelm Ersil, della Farbenphilosophie, del Coro di Jena di August Loehmann, dei Selbstleitende Automaten, della Rote Armee, della geometria di Kaneklin e di Presenza, l’entità oscura che governa la realtà, e sono più che contento. Posso soltanto dolermi che Presenza non esista, dal momento che soprattutto oggi ne avremmo quanto mai bisogno.

U.K.R. è un romanzo politico? Sì, assolutamente, ma con un approccio quanto meno sorprendente e personaggi che non hanno mai praticato la politica, ma si limitano a ribellarsi, silenziosamente, a un mondo che non possono tollerare. Hanno qualcosa in comune con l’autore? Sì, certo.

Di seguito la prefazione che scrissi per la versione apparsa su Amazon. Il romanzo, per chi fosse rimasto incuriosito da queste righe si trova qui.


 

Alcune avvertenze per i lettori.

U.K.R. è un romanzo ucronico, ovvero basato su un quadro storico derivato dal differente andamento di un evento, ossia da uno «snodo» storico.

Se pensiamo alla storia come a un tracciato ferroviario nel quale gli «snodi» siano altrettanto scambi, ovvero variabili di percorso, non sarà difficile immaginare che la nostra storia sia soltanto una delle storie possibili. Questo non significa, naturalmente, schierarsi per una storia fatta di eventi clamorosi e di personaggi fatali: in realtà è la fisica contemporanea a postulare infiniti universi nati e che nascono ad ogni attimo sulla base di scelte anche estremamente banali o quotidiane. In questo romanzo lo «snodo» sta nel fallimento del rapimento e omicidio di Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg, leader degli spartachisti, compiuto dai Freikorps del governo socialdemocratico nell’immediato primo dopoguerra. Non è uno degli episodi più noti della storia del XX secolo, ne sono conscio, ma credo abbia un’importanza capitale per la storia del nostro continente. È quantomeno ragionevole immaginare che una situazione a lungo incerta nella Germania degli anni ‘20 avrebbe reso in seguito meno agevole l’ascesa del nazismo o avrebbe potuto cambiarne radicalmente la natura.

In ogni caso, che cosa ne sarebbe stato della storia del nostro secolo può apparire anche semplicemente una domanda oziosa. Ma io scrivo narrativa, non saggi storici, ed ho pensato potesse essere curioso e affascinante provare a farmi questo genere di «domanda oziosa». U.K.R. è nato da un’elucubrazione, di quelle che i miei professori di storia delle superiori avrebbero liquidato con una scrollata di spalle. Non mi sono mai dato pace, in realtà, per quel genere di disinteresse. Anche perché questo genere di esercizio speculativo applicato a una storia tanto mobile e complessa come quella del secolo appena trascorso può dare curiosi riflessi anche alla storia dei nostri giorn

 

22.5.26

ALIA Evo 6.0: si comincia


Al momento sono in montagna, sui 1300 metri s.l.m. nella casa comprata grazie ai risparmi dei miei genitori. Una casa che possiede addirittura una doppia mansarda che dividiamo io e mia moglie. Per scrivere questa righe sono salito in mansarda dove c'è il mio "studio", arrampicandomi su una scala in legno particolarmente erta e dai gradini profondi un palmo, dove i miei piedi rimangono fuori per un terzo. Ma il vero problema è che devo cercare di non dimenticare nulla per evitare un su-e-giù pericoloso o, in alternativa, fare a meno della pendrive dove controllare e/o verificare qlcs, del telefono o di qualsiasi altra cosa che fino a cinque minuti prima non mi sembrava necessaria. 

Ma una volta stabilito che posseggo uno «studio», oltre a quello di Torino, sorge spontanea la domanda: «E che cosa te ne fai?»

Innanzitutto lo studio ospita un pc su quale perdo tempo a scribacchiare qualcosa.  Racconti, romanzi, note sparse, qualche volta scritture su questo blog o osservazioni a scadenza, come foglie secche, su faccia-libro o su instagram. Oppure commenti come lettore zero o recensioni sparse. 

Ma c'è una cosa che mi è capitato di fare e che nonostante tutto faccio volentieri: scegliere racconti per ALIA Evo. Lo so, lo so, non è facile e talvolta nemmeno gradevole scegliere un brano e non l'altro e spiegare all'autore perché quel particolare racconto, anche se gradevole o quasi perfetto non è adatto all'antologia. O decidere che comunque quel particolare testo è adeguato anche se dovrà subire un editing che all'autore può sembrare una lenta e spietata tortura. Già, perché chiunque, il sottoscritto compreso, non ama che qualcun altro metta le mani sul frutto del suo lavoro.

Tutto ciò detto posso anche dare la notizia che ho finora taciuto: dal 1 giugno fino a fine agosto siamo pronti ad accogliere i racconti per il prossimo ALIA Evo, il numero 6. 

Racconti che DOVRANNO essere necessariamente di fantastico (sf, weird, horror, fantasy, fantastico ecc. ecc.) e non DOVRANNO superare i 50.000 caratteri. Come è stato per le precedenti edizioni NON verseremo diritti d'autore ai partecipanti che, comunque, resteranno proprietari della propria opera e potranno ripubblicarla altrove senza problemi. Senza contare che è vero anche il contrario: pubblicheremo nuovamente racconti già apparsi presso altri editori e i cui diritti siano tornati agli autori.   

E la soddisfazione? Beh, dopo aver pubblicato sei ALIA e cinque ALIA Evo direi che abbiamo conquistato un piccolo ma affezionato gruppo di lettori che hanno dimostrato di gradire i racconti via via pubblicati. Per chi pubblica con ALIA Evo resterà il piacere di aver contribuito a un'impresa nata nel 2003. 

 

Il bando ufficiale uscirà su Facebook, Substack, Instagram, Discord, Bluesky e naturalmente qui e sulla pagina web di Silvia Treves mia complice oltre che la migliore creatura di sesso femminile che si sia filata uno come me (1), che sarà la mia compagna di lavoro nell'altra stanza di questa mansarda. Cominciate a scegliere, a riflettere, a riguardare a ripensare, ci risentiremo presto (2). 

Ne approfitto per riprendere e diffondere un testo di Franco Ricciardiello uscito in questi giorni su Discord e che riguarda un'antologia a suo modo rivoluzionaria, dove appaiono diversi ottimi racconti, tra i quali anche uno di Silvia. 

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Ai primi di luglio uscirà un numero speciale di Urania di circa 400 pagine, Mondadori Editore, a cura di Franco Ricciardiello, interamente dedicato alla fantascienza solarpunk: 10 racconti inediti di 11 tra autrici e autori italiani, con un’importante sezione critica che ricapitola il movimento e il genere solarpunk, dalle origini. Si tratta di un’iniziativa importantissima per il solarpunk, che ci siamo prodigati per diffondere anche nel nostro paese. Ti chiediamo di darci una mano, se puoi, diffondendo la notizia sui tuoi canali web e social, già dal mese di giugno, e magari anche sostenendoci allo stesso modo dopo l’uscita. Il volume ha un costo molto contenuto, è distribuito soltanto nelle edicole, e sarà disponibile per tre mesi estivi, da luglio a settembre compresi. È possibile, anzi auspicabile, prenotarlo dai primi di giugno presso l’edicolante di fiducia, con i seguenti dati (e magari mostrando la copertina): Urania Speciale, supplemento a Urania n. 1752, luglio 2026: SOLARPUNK - nuovi sguardi sul domani, € 9,90 

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(1) Senza contare Morgana che, essendo mia figlia, non mi ha scelto ma che, comunque, se non altro mi tollera.  

(2) Questo post esce contemporaneamente su Substack
 
 


12.5.26

Un bilancio narrativo


E sono stati in tutto 40 a essere stati pubblicati su Substack. .

Un numero tondo, divisibile x 2, x 4, x 5, x 10 e x 20. Non è poco, penso. Racconti letti mediamente da 12 lettori, un risultato più che pietoso rispetto ai grandi autori di best-seller ma che mi soddisfa, tanto più che le letture tendono lentamente ma inesorabilmente ad aumentare. 

«Certo, ma che k***o ti è venuto in mente di…»

Non è facile rispondere, ma ci proverò. 

Punto primo: ho settant'anni (70), un numero che non può non creare qualche riflessione sulla durata complessiva della vita che mi è stata concessa. Ma questi racconti – solo una parte di quelli scritti – non vogliono essere un testamento letterario ma semplicemente un punto fermo a un momento X della vita. 

Punto secondo: sono per lo più racconti recuperati nel passaggio dal computer Windows punto 10 al nuovo computer Windows punto 11. Un lavoro di scavo e di recupero iniziato per semplice divertimento e finito col diventare una ricerca puntigliosa dei testi spesso dimenticati o solo parzialmente ricordati. 

Punto terzo: il desiderio nato un po' per volta di ricavare da tutti questi testi un'antologia nuova (si fa per dire) che raccolga i miei collected papers, risparmiando un lavoro probabilmente inutile ai miei discendenti.  

Ma veniamo ai racconti pubblicati. Si tratta di testi così organizzati:

Racconti pubblicati e in commercio: quattro, Polvere, ospitato nell'antologia «In controtempo», La lente del tempo, presente nell'antologia ALIA Evo 4, Il muro delle eriche, in «Perdenti e Perduti», Progetto per un'etica portatile, un frammento di «Calibano», tutti disponibili presso Amazon.it come ALIA Arcipelago e come ALIA Evo

Racconti pubblicati a nome mio o sotto pseudonimo in «Fata Morgana» e non più disponibili in commercio: sedici

Racconti pubblicati a nome mio o sotto pseudonimo in «LN-LibriNuovi» e non più disponibili in commercio: cinque

Racconti pubblicati in edizioni fuori commercio: due, Devoluzione e Briciole

Racconti mai pubblicati: tredici.

Totale 40 racconti, un numero adatto a comparire in una biografia letteraria media. Sono rimasti fuori più o meno una ventina di racconti, alcuni perché destinati alla pubblicazione presso altri editori in tempi brevi, altri perché eccessivamente lunghi (> 50k) per la pubblicazione in Substack. 

«Ma sei soddisfatto? È stato utile?»

La parte migliore del lavoro è stato il ripescaggio dei racconti inediti e l'aggiustarli per la pubblicazione, come se dovessero uscire con un editore "serio".  La parte un po' meno piacevole, ma che mi ha spinto ad abbandonare gradualmente faccia-libro, è stato l'apparente boicottaggio da parte di Mark 2ukkerbebè (1). Il suo "boicottaggio" è in realtà nelle regole intrinseche del funzionamento di faccia-libro, anche senza immaginare qualche gomblotto da parte di oscuri démoni. La realtà è che faccia-libro non è stato concepito per ospitare interventi lunghi e parolosi, né più né meno, e l'uso di Substack è divenuto essenziale per un progetto come il mio. Il problema è che usare FB per fare pubblicità a un altro social non piace a Meta e così il post che invita a farlo tende a scivolare verso il fondo. E anche qui nulla di strano. Dopo di ché avendo pochi o nessun "like" risulta puro escremento virtuale per FB ed è destinato a scomparire definitivamente.  

Sic transit gloria mundi.


In quanto alla reazione dei lettori, le poche ottenute, sono state comunque positive. A parte gli interventi miracolosi e sorprendenti di chi condivide la sua vita con me, ovvero Silvia Treves, ho ricevuto commenti che mi hanno spinto a continuare. Da sottolineare il commento fuori testo di mia figlia: «Ma quanti racconti hai scritto?», domanda che mi sono posto anch'io, nonostante tutto sorpreso dalla quantità di testi recuperati. 

Quanto a Substack, pur avendo ricevuto osservazioni sul suo funzionamento eccessivamente parolaio e notizie sulla sua "tendenza politica", ho deciso di continuare, anche perché non è che faccia-libro con la sua passione mercenaria per Trump sia poi tanto meglio. Anzi. 

La domanda successiva non può che essere: «E ora?». 

Di primo acchito direi che va bene così, che poter disporre on line della parte più dispersa e dimenticabile della mia produzione narrativa è una soddisfazione più che degna. I racconti che rimangono, molto più lunghi e al limite del romanzo breve, rimarranno in scuderia e, nel caso non riuscissi a piazzarli, potrebbero apparire in qualche modo su Substack, magari con link adatti a questo blog. Lo stesso vale per i romanzi… e una soluzione a puntate potrebbe essere un modo per rendere pubblico l'interminabile romanzo, «L'Ultimo pianeta»,  che non ho speranze serie di vendere a qualcuno. Ci penserò, giuro. 

 

In fondo ho fatto per buona parte della mia vita qualcosa che mi piaceva e mi soddisfaceva e anche i miei tentativi di narratore non sono che un modo per continuare a lavorare nello stesso settore. Lavorare in libreria è stato un buon motivo per alzarsi tutti i giorni e, nonostante gli allucinanti mal di stomaco che la gestione puramente economica mi procurava, non posso che rallegrarmi per aver fatto un lavoro che ha contribuito alla salute mentale della famiglia e ha regalato a mia figlia una visione "dall'interno" del mondo dell'editoria, tanto è vero che ha finito per lavorare in una casa editrice. 

E con ciò ho finito per questa volta. Presto saprete che cosa ho scelto di fare ma, per il momento, non perdetemi di vista. 


(1) Lo so che il nome corretto è Zuckerberg, letteralmente "Montagna di zucchero" nella lingua allemanda, ma ho preso l'abitudine di chiamarlo 2ukker-ecc. per giocare con una precauzione un po' ridicola.