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26.4.17

Leggere, scrivere, ascoltare


Che musica ascoltate mentre leggete o scrivete? 
Una domanda futile, in apparenza, ma forse non poi così tanto. Personalmente ho sempre ascoltato musica in cuffia mentre scrivevo. Posso citare letteralmente un album o più album per ognuno dei pezzi a suo tempo scritti.  In qualche caso il disco di sfondo era un vero tormentone, ricordo che una volta giunto al termine «Outside» di David Bowie lo rimettevo da capo, anche tre o quattro volte. Il che potrà sembrare delirante, me ne rendo conto, ma il sottofondo musicale non era ascoltato in quanto tale ma semplicemente per fornirmi un ritmo adeguato al testo che stavo scrivendo. Come è ovvio non darò giudizi sulla qualità di ciò che componevo, ma posso assicurare che alla chiusura del romanzo non ho gettato il disco dalla finestra. 
Discorso quasi identico posso fare per Clutching at Straws dei Marillion, per Hounds of love e Aerial di Kate Bush (e per gli altri dischi dell'autrice inglese), per Friend's Friend's Friend e The house on the Hill degli Audience, per Starless and Bible Black e per altri dischi dei King Crimson, per 50th Windows dei Massive Attack, per Spiegel im Spiegel di Arvo Pärt, per Homogenic di Björk, per Music for Airport di Brian Eno (sei ore e passa di musica) e per altri artisti che, al momento, non ricordo. Piccola nota a margine: nonostante la mia insana passione per la Neue Deutsche Härte non ascolto praticamente mai gruppi mitteleuropei per non distrarmi nel tentativo più o meno riuscito di tradurre i testi delle canzoni, cosa che non tento di fare con i gruppi di lingua inglese.
In ogni caso un mix che mi sgomenta, anche perché fatico a trovare un filo rosso che unisca gli artisti elencati. Se infatti è relativamente facile creare un legame – gotico & romantico – tra The House on the Hill (tra l'altro un titolo che ricorda The Haunting of Hill House, grande romanzo di Shirley Jackson) e Wuthering Heights, i legami tra Björk e Brian Eno sono probabilmente molto più vaghi di quanto si possa ipotizzare.
Legami con ciò che si scrive? 
Difficile dare una risposta univoca. In linea di massima inclinerei per il NO, anche perché i crescendo drammatici di alcuni pezzi non si accordano con quanto andavo scrivendo. Più efficace o presente può essere un ritmo realmente incalzante come quello di Hello Spaceboy da Outside, anche se il risultato può talvolta essere l'interrompere la scrittura per tenere il tempo col piede. 



Più complessi o forse, in realtà, meglio comprensibili sono i rapporti con i brani «minimalisti» come l'interminabile Music for Airport, che si limitano a creare un tappeto musicale sul quale – mi illudo – le parole possano correre più agevolmente. 
Diverso il discorso per quanto riguarda l'attività di editing o, banalmente, di correzione di testi propri e altrui, un'attività che non ammette distrazioni. Se sono solo in casa tutto bene – gatta e cana non disturbano – se non lo sono mi infilo le cuffie e ascolto musica classica del '900, in genere Terry Riley o Steve Reich. O ciò che mi propone You Tube con esiti non sempre perfettamente adeguati. Mentre leggo, viceversa, non ho bisogno di musiche di accompagnamento. Posso leggere, in realtà, anche in mezzo a una strada o con il resto della famiglia che discute, commenta o si scambia impressioni, talvolta intervenendo, anche se non sempre perfettamente a proposito, temo. 
In quest'ultimo periodo ho incontrato Simeon ten Holt, compositore olandese nato nel 1923 e morto nel 2012, e in particolare con il suo Canto Ostinato per quattro pianoforti, composizione degli anni '70 che non mi stanco di riascoltare, sia nella versione per quattro pianoforti che in quella per due pianoforti e due marimbas. 
A questo punto non posso che offrirvene un assaggio. O anche tutto, tenendo conto che supera l'ora di lunghezza. 

 

14.7.16

Piccole notizie nel vasto mondo



Una volta liberatomi dei libri letti e mentre ne ho altri tre in lettura – anche se devo ammettere di aver barato, nel senso che ho letto anche Embassytown di China Mieville, ma ne parlerò con Silvia Treves una di queste volte e il libro è sulla sua scrivania, davanti alla stampante, e non sulla mia –, mi trovo impegnato in una serie di lavori a procedere, ovvero che non riguardano il mio presente ma il futuro da qui a un paio di mesi, ovvero finito luglio e agosto. 
Si tratta della partecipazione a StraniMondi, saltato lo scorso anno per un complesso di motivi, ma quest'anno ritornato d'attualità, al quale parteciperò con la mia insostituibile compagna, collega e curiosamente anche moglie: Silvia Treves. 
Dovremmo avere con noi anche gli ALIA Evo 2.0 in forma libraria, oltre agli altri ALIA precedenti tuttora disponibili.  
È un po' di tempo che non partecipo più a un raduno/mostra e le cose che temo più di ogni altra cosa sono, nell'ordine: 
1) la possibilità di essere bellamente ignorato, nonostante gli ALIA e la storia che ci portiamo dietro io e mia moglie. Lo so che sono paranoie da depresso ma io sono stato depresso e quindi non mi stupisco ad albergare questo genere di incubi. 
2) la possibilità di essere riconosciuti e inseguiti per tutto lo spazio del convegno da aspiranti collaboratori, aspiranti recensori, aspiranti critici, aspiranti fan, aspiranti qualsiasi cosa
E di non risultare all'altezza della loro considerazione
Anche questa è una riflessione da depresso? 
Possibile, non lo nego. E non ripeterò ciò che ho già detto al punto 1). 
Sono fatto così, e presumibilmente morirò così. 
La probabilità più verosimile è la 3), ovvero quella di essere mediamente considerato e di lavorare in media normalmente, che non essendo tragicomica – il mio cervello si rifiuta di prendere in considerazione. 
In ogni caso saremo a Milano il 15 e 16 ottobre. 
Che le oscure divinità delle lontane galassie ci aiutino. 


...
Nel frattempo sono arrivato fino a V. San Francesco da Paola 41, presso la nuova Libreria «Vecchi e Nuovi Mondi», una libreria esclusivamente dedicata alla fantascienza e al fantastico. 
Piccola premessa, conoscevo i locali della libreria che, a suo tempo, sono stati occupati da Federico Madaro con la libreria Mangetsu, una libreria a suo modo storica nel piccolo mondo torinese. Sottolineo che Federico Madaro è stato uno dei traduttori per ALIA e per CS_libri, traducendo autori cinesi come Wu Yan, Qiufan Chen, Fei Dao, Haitian Pan e per ALIA Evo 1.0 Fei Dao, e che la collaborazione tra noi è stata ricca di osservazioni, riflessioni, libri e confessioni. Mangetsu non era lontana dalla defunta CS e in più occasioni ho marinato il lavoro per perdere un po' di tempo con Federico. 
Tutto tempo prezioso.
Fine della parentesi.    
«Vecchi e Nuovi mondi» nasce dalla pura passione di Marco Dantini e ha grandi intenzioni per il futuro. Con l'autunno avranno luogo le prime presentazioni – nella mitica «seconda stanza», che ho conosciuto per le presentazioni di un paio di ALIA – e la libreria ha la possibilità di divenire un punto di riferimento unico qui a Torino. 
Per il momento abbiamo rifornito la libreria degli ALIA usciti e tuttora disponibili e ci siamo candidati a presentare ALIA Evo 2.0 in formato cartaceo quest'autunno. 
Se si tratta di fare della «Vecchi e Nuovi mondi» un successore della mitica Se.Va.Gram. di Riccardo Valla, noi ci siamo.

...
Ultima cosa, nei prossimi tempi sarò spesso assente dalla rete. Sarò immancabilmente in montagna a leggere qualche libro, alcuni manoscritti e a tentare di finire un romanzo che ho iniziato nel 2012 e sul quale non metto più mano dall'autunno del 2014, paralizzato dall'incapacità di trovare un finale decente. Il titolo (provvisorio) è Alba grigia ed è, immancabilmente, un romanzo di fantascienza. La sua particolarità è quella di NON far parte del «Ciclo della Corrente» e di aver per protagonisti le Gravastar, ovvero le stelle di energia oscura [*] e due specie aliene, i Gh-Eten e i Valim. Oltre a tre muzak, ovvero tre umani, musicisti girovaghi. 
Adesso, a quanto pare un'idea per chiudere il romanzo mi è venuta, sicché proverò a trascriverla. 
A presto! 


qui, Federico Madaro, in veste professorale.


[*] da Wikipedia: «La teoria è controversa fra gli astrofisici, poiché il modello delle gravastar richiede che si accetti una concezione alquanto speculativa di una teoria quantistica della gravità, e d'altro canto non presenta alcun vantaggio esplicativo rispetto al modello dei buchi neri. Inoltre, nessuna delle teorie che vogliano costituire una teoria quantistica della gravità implica effettivamente che lo spazio debba comportarsi come indicato da Mottola e Mazur.» Riflessione personale: gli scrittori di sf non sono astrofisici e quindi possono allegramente fott...e delle controverse tra studiosi.