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11.2.20

Il Mare Obliquo 55

Dharlemhiun è caduta e il Horr Vamaiun è morto, ma la situazione non è affatto pacificata. L'Arciduca Kostantin sta raccogliendo un'armata e i popoli antichi devono affrontarlo prima che sia troppo tardi.
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Dharlemhiun accoglie in silenzio il vincitore.
Vecchie case dei tetti di ardesia, strade chiare di pietre di fiume, bagnate dalla pioggia e la lunga fila dei nuovi soldati delle Case d'Acqua che salutano Teardraet levando le armi al cielo immobile.
Maldanea cavalca accanto al suo Id'Iun e vede passare i colori delle isole e delle coste dei Syerdwin. Dalla Porta Candeliera, la più antica della città, hanno risalito i quartieri di mare salendo verso la Sirena, la lunga collina dove sorgono le residenze delle più antiche Case e il Fondongiano, che raccoglie nelle sue mura il palazzo reale e la piccola rada di Rarin, dalla quale, ai tempi delle guerre con i Lupi-Drago, partivano e arrivavano i rifornimenti per la capitale assediata.
– Quanti morti, Nivel'iun?
– Non abbiamo ancora terminato di contarli, Liest. In quest'ultima settimana i fedeli di Vamaiun hanno forzato le porte di tutte le grandi case della città. Hanno trascinato via i vecchi vicini al cambiamento e i piccoli appena trovati sulle spiagge. Volevano farne ostaggi per costringerci a cessare l'assedio. Ma molti si sono rifiutati di seguirli, hanno combattuto, anche le femmine e gli anziani. Qualche Casa ha sprangato le porte ed è stata bruciata.
Teardraet annusa l'aria. – Ho avvertito l'odore. E dalla Yinnavaud ho visto gli incendi che coloravano le acque. Che ne è stato degli ostaggi?
– Li hanno rinchiusi nei sotterranei del Fondongiano. Quando i Lupi-Drago di Deshigu sono entrati dal varco nelle mura i fedeli di Vamaiun hanno aperto le chiuse e allagato i sotterranei. Ben pochi si sono salvati.
Teardraet china il capo e macchinalmente risponde al saluto di un gruppo di soldati provenienti da Kirup, l'ultima isola abitata dai Syerdwin prima della seconda linea dei ghiacci. Come gran parte di coloro che hanno abbattuto Horr Vamaiun non sanno ancora nulla di ciò che è accaduto durante il breve assedio della capitale ed esibiscono con soddisfazione le armi e le insegne.
– Abbiamo chiuso la via del mare, le vie di terra. Vamaiun e i suoi non avevano più alcuna speranza. Perché uccidere ancora?
– Forse proprio perché non avevano più alcuna speranza. E la punizione sapevano già sarebbe stata comunque terribile.
Nivel'iun non ama speculare inutilmente su reconditi motivi e lontane ragioni. Non è quello il suo compito. È un soldato, un vero soldato: da lui non otterrà di più.
La strada che sale verso la fortezza è stretta, sinuosa. Non ha nulla di grandioso, regale. È ritagliata tra i palazzi delle più antiche Case d'Acqua, nata quasi casualmente e ora corre nel silenzio, supera muri ombreggiati dal fumo, giardini macchiati di cenere. Dalle finestre sicuramente vi è ancora qualcuno che guarda passare i liberatori e il nuovo Reggitore del Trono delle Acque. Ma ancora per molto tempo ogni mattino come quello sarà occupato dal ricordo di quanti non sono tornati dal Fondongiano.
La strada si apre finalmente su una grande piazzale e sulla porta Airaillon, spalancata dall'interno dai soldati venuti da Baran e Verhida e da Therrelise.
Teardraet ferma la cavalcatura al centro della piazza. Accanto a loro passano soldati, servi, carri carichi di armi e degli oggetti rubati alla città, carri macchiati di sangue dove i difensori dell'usurpatore e le loro vittime giacciono abbracciati.
La porta e le mura non portano segni della battaglia. Le grandi macchine da guerra portate dalla isole, manovrate dalle sue navi alla fonda nel Rarin hanno aperto un grande varco nel Fondongiano dal quale sono entrati per primi i Lupi-Drago e gli Oddinak.
"È stata una manovra notevole" Aveva detto Saisek, il principe Gu'Hijirr che li accompagnava, ambasciatore del nuovo re di Farsoll, Tydly il testardo.


Teardraet in quel momento non aveva potuto trattenere un sorriso. Aveva dedicato un paio di notti, in compagnia dei maggiori ufficiali dell'armata, a studiare un modo per rendere più breve possibile l'assedio.
Fin dall'inizio aveva stupito il nemico con i suoi Oddinak, entrati in Dharlemhiun passando per i Cancelli di Roccia, impresa che nessuno aveva mai tentato. Dalla porta Candeliera, aperta dai guerrieri di Gudlinak, erano poi entrati a migliaia i suoi soldati, in testa le bandiere di Baran e di Wessiun.
Una "manovra notevole", come ha detto Saisek, un grande successo la cui eco arriverà fino alla Reggia di Dancemarare, alle orecchie di Konstantin. Una guerra è fatta soprattutto di parole.
Oltre la porta Airaillon lo attendono i trecento cavalieri dell Fama, da sempre la scorta dei Re delle Acque. Uomini, Lupi Drago, Gu'Hijirr uniti dalla fedeltà al re dei Syerdwin. Davanti a loro Marr Ghenerik solleva la spada all'altezza della fronte. La luce liquida della mattina scivola languida sul metallo rendendo il suo movimento lento, dolce come un carezza. Onore al Re! Gridano insieme trecento voci.
Teardraet abbassa il capo per salutare la sua nuova guardia personale e cerca con lo sguardo gli occhi di Marr Ghenerik.
– Fortunatamente non avete mandato la vostra ultima parola alla Marrak, Marr Ghenerik. È stato un bene per tutti.
– Per molti, Seliest, non per tutti. – Il lupo-drago esita, cerca le parole tra le pietre lucide del cortile. – Se avessimo davvero tradito, se fossimo rimasti accanto a Vamaiun fino all'ultimo istante e non avessimo abbandonato il Fondongiano, probabilmente avremmo evitato di contare tanti morti. Vamaiun e i suoi non si sarebbero sentiti tanto disperati da commettere questa vergogna. Così ho salvato il mio inutile onore. Molti innocenti l'hanno pagato.
– Non dovete tormentarvi, Marr Ghenerik. Gud'jen ark tennet veach. – Mormora il barone Deshigu in ordruke.


La porta del passato è chiusa.
Quella frase non lo abbandona. Mentre attraversa le sale del palazzo reale, devastate e imbrattate, mentre si affaccia alle finestre e ai balconi, saluta i suoi soldati, visita i feriti e rende omaggio ai morti.
Per lui si è riaperta, ora è di nuovo l'unico re dei Syerdwin. Contro di lui in tutte le terre della Corona delle Acque è rimasta solo la piccola armata di briganti riunita da Liest Kaidiun, l'ex-primo ministro dell'usurpatore, già sconfitta da Tamu Hiniun e ora rifugiatasi nella selva di Wentur.
Ancora remoti, indefiniti nelle brume del futuro, ci sono l'Arciduca Konstantin e le innumerevoli schiere dei Cancelli d'Occidente. 
 


– Ci sono prigionieri? – chiede Maldanea.
Sulla grande terrazza che domina il Rarin sono rimasti soli. La sua Id'iun non gli ha rivolto la parola per tutto il giorno ma non si è mai allontanata da lui, eretta sul cavallo, forte e silenziosa come un'antica regina.
La luce grigia del giorno scompare lentamente nella caligine salmastra della sera. Molto sotto di loro un mare opaco stringe i moli scuri e le navi dalle vele grige e nere in un abbraccio freddo e instancabile. Le luci gialle accese sulle torri e sugli alberi dei vascelli navigano inafferrabili nell'acqua. La calma è tornata, una pausa nell'affannoso rotolare di una guerra che deve terminare presto.
– Pochi, mia id'iun. Qualcuno ferito. Li ho veduti poco fa. Portano ancora i colori di Vamaiun come se non capissero che sono divenuti i colori dell'infamia. Se facessi aprire le porte delle celle di loro non rimarrebbero superstiti. E nessuno avrebbe rimproveri da muovermi per un gesto tanto crudele. Tra loro non ci sono ufficiali né membri di Casa Vamaiun. Fuggiti o suicidi. Domani il Liessthion decreterà la cancellazione della loro Casa. I libri dei Nomi saranno bruciati. Sarà come se Vamaiun non fosse mai esistita. Ed io approverò.
– Che ne è stato di Vamaiun?
– L'hanno trovato nella Torre dei Cormorani. Ucciso a coltellate. Probabilmente qualcuno dei suoi debitori d'acqua che voleva ottenere la grazia del nuovo re. Ma nessuno è ancora venuto a reclamarla. Probabilmente gli Oddinak non l'hanno ascoltato. Una fine ben miserevole per un re: ucciso da un vassallo traditore. Anche se il suo sicario non deve aver avuto morte migliore.
Maldanea, appoggiata al parapetto della terrazza, è perfettamente immobile e i tratti del suo viso sono nascosti dall'ombra. Teardraet non vede la sua espressione e gli è difficile immaginarla.
– Un vecchio piangeva nel giardino dei Kurdem'iun. Diceva che solo un Moeld avrebbe potuto assalire il Fondongiano quando così tanti erano gli ostaggi nelle mani di Vamaiun. E insieme al suo nome malediva il tuo. I soldati volevano farlo tacere, ma non glielo l'ho permesso. L'ho ascoltato, fino a quando non mi ha visto. Ha sollevato la testa per guardarmi e non mi ha salutato. Aveva gli occhi pieni di paura per il Cambiamento e i gesti stanchi degli ultimi giorni. I nostri soldati erano a disagio, tenevano le mani sulle spade. "Il vostro regno ha inizio nel sangue, Lie." "No. È Vamaiun ad aver terminato così il suo." Non mi ha risposto. Accarezzava una sciarpa e guardava oltre noi. Me ne sono andata piano, camminando sull'erba secca e bruciata. Mentre gli davo quella risposta sentivo di dire la verità, ma non posso fare a meno di chiedermelo: chi decide qual'è la verità? Ma forse è perché c'è qualcosa di terribile e meraviglioso in questa giornata. Avevo visto Dharlemhiun solo altre due volte, in compagnia del mio padre-zio. Adesso la città ci attendeva, l'ho sentita respirare di sollievo ma anche nascondere il viso per la paura mentre camminavamo per le strade. Ho visto migliaia di syerdwin felici salutarci come divinità e tanti morti quanti non avrei mai neppure immaginato. È questa la guerra, Teardraet? Città, soldati, viaggi sangue e morti? E la paura che ti accompagna sempre, quella che ti spinge a muoverti, fare. Fatico a credere di essere divenuta anch'io la nemica di qualcuno, qualcuno che neppure conosco. Eppure possono colpirmi e uccidermi, perché sono di Casa Wessiun, perchè sono la sposa del re dei Syerdwin. Non ho paura per me, non temere. Ho paura perché una cosa tanto sciocca è divenuta reale. E ciò che è avvenuto qui mi ha mostrato che non esiste un limite. I miei cugini erano ansiosi di partire e combattere. Ma non esistono il coraggio e le bella morte, solo una serie di gesti, ciascuno dei quali provoca il successivo. In questo modo sono divenuta anch'io la nemica di qualcuno. Quanto ci fermeremo a Dharlemhiun?
– Pochi giorni. Davanti all'Isola del Cinghiale incontreremo l'armata di Tidly il Testardo. I soldati della Meridiana di Therrelise sono già arrivati ad Annadille e domani supereranno i confini del regno. Li attendiamo per unirci a loro. Li guiderà Deshigu. La nostra flotta partirà domani e incontrerà le navi del Gu'hijirr e insieme attaccheranno i porti di Konstantin. La nostra sola speranza è la rapidità. Se diamo settimane, mesi ai Cancelli d'Occidente l'Arciduca riuscirà a riunire un'Armata che spazzerà via i popoli antichi.

 
– Non abbiamo altri alleati?
– Quali? I Notturni sulle montagne sapranno della guerra solo quando sarà finita. E il loro tempo è ormai prossimo alla fine. La Lega delle Acque è già stata attaccata e lungo il Drew non abbiamo più amici. Le Porte d'Oriente sono dominate dalla gente nuova e comunque Bartsodesch sa che Konstantin per il momento non intende continuare la guerra. E anche a lui non importa molto della gente antica. Dentro i suoi confini ci sono solo pochi notturni e qualche mercante gu'hijirr che commercia lungo il Defin quando non è chiuso dal ghiaccio. Viviamo con le spalle rivolte al mare e non abbiamo nessuna via di fuga. Questa è l'unica risposta che potrei dare al vecchio Kurdem'iun. Lui ha perduto i suoi nipoti ma tutti li perderemo se Konstantin vincerà.
Maldanea accarezza con il palmo della mano la vecchia pietra del parapetto. Lo stesso gesto faceva sulle terrazze della piccola reggia di Baran. Subito dopo l'alba, davanti al sole pallido e confuso dal vento salato, il vento che portava fin lì l'odore dei ghiacci e le voci delle grandi sorelle dal ventre chiaro che nuotavano oltre gli scogli più lontani.
– Perché Konstantin ci vuole distruggere?
– Gli uomini sono più prolifici di noi, premono su tutti i confini per conquistare nuove terre. E non tollerano più di dover dividere lo spazio con i popoli antichi. I Cancelli d'Occidente hanno iniziato la guerra contro Bartsodesch per respingerlo oltre le Terre Notturne e le Montagne dell'Orlo. Questo era il sogno di Artamiro, che ancora rispettava gli antichi patti tra le genti del tramonto. Ma Konstantin ha compreso che gli Antichi Regni, le terre di Farsoll, Dharlemhiun e Therrelise sono più vicine e più deboli delle Porte d'Oriente. Per questo Bartsodesch non interverrà in questa guerra, almeno finché non sarà certo dell'esito e sia noi che Dancemarare ci saremo abbastanza indeboliti.
– E quando sarà terminata?
– Resterà la prova più dura. Il-Mondo-tra-molti-istanti.


– Seliest?
– Non la senti? È la voce di Bediun.
– La sento.
– Non rispondi?
Teardraet sorride. Alza le mani e la fa scivolare sulle spalle di Maldanea. È una carezza e insieme una richiesta di aiuto. Nessun'altra creatura è mai stata tanto importante per lui. Lei rabbrividisce, ha ossa sottili e fianchi appena disegnati.
– Sono qui Bediun.
Maldanea si volta. – Ti attendono, dunque. – Lo afferra per il braccio e stringe leggermente. – Vai. Ti attendo nelle mie stanze. Per continuare la nostra conversazione.


19.1.20

Il Mare Obliquo 51

Nivel'iun e Tamu Hiniun discutono sul proseguio della guerra mentre il conte Burlagh paga il prezzo del suo tradimento.
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Nivel'Iun, il generale di Teardraet è un Syerdwin se possibile ancora più magro della media della sua gente, ha la pelle scura dei Moeld ed è molto alto. Indossa un'armatura opaca e scura e sulle spalle porta un mantello nel quale grigio e nero si dividono esattamente a metà nel senso della lunghezza, con la T capovolta disegnata in grigio sul nero e viceversa. Tutti i suoi ufficiali portano un mantello simile ed un'uguale armatura ed altrettanto uniformi sono abiti e corazze dei soldati di Baran e Verhida.
Uno strano esercito quello del Conte-Mago, silenzioso e temibile, come hanno potuto sperimentare i soldati di Dancemarare.
– Che ne è stato dei nostri nemici? – Chiede il principe Syerdwin.
– Si sono ritirati verso Torre Aghmanta. Molti sono fuggiti e ancor di più sono caduti. Ma le nostre forze sono insufficienti a dare ancora loro battaglia, né – tantomeno – per marciare su Dancemarare. Ma loro non possono saperlo, per il momento. Così, finché non giungeranno le loro spie possiamo riposarci e progettare le nostre prossime mosse.
– Le terre di Occidente non vedevano più questi colori da molto tempo. – Osserva Tamu Hiniun fissando il generale delle Isole dell'Estremo Nord.
– È vero. E non li dimenticheranno più. – Il sorriso di Nivel'Iun è appena accennato e scompare subito dal suo volto. – Ho già informato il Conte-Mago di quanto avvenuto.
– Ed io ho già inviato messi a Therrelise. – Il Barone Deshigu ha l'espressione soddisfatta di un gatto a pancia piena. – Ma la nuova armata di Konstantin è quasi pronta e le nostre città corrono gravi rischi.
Nivel'Iun annuisce. – Sarà cura del mio signore informare la Corte di Dharlemhiun.
– Bisognerà informare anche la corte di Farsoll. – Dice Tamu Hiniun.
– Nyby Ornoll è caduto. – Il cavaliere Gu'Hijirr, rimasto fino a quel momento in silenzio in un angolo della tenda nel campo dell'armata di Teardraet fa un passo avanti. – Il principe Tidly il Testardo sta marciando lungo il Drew e tra due giorni cingerà la Corona dei Fiumi.
– E Bartsodesh?
– La Meridiana di Therrelise ha già inviato ambasciatori al suo campo per chiedere pace ed una nuova alleanza. – Il Lupo-Drago si volge verso il generale di Teardraet. – E credo che qualcosa di simile abbia già fatto il Conte-Mago di Baran e Verhida.
Nivel'Iun annuisce con un moto rapido del capo. – Bartsodesh è già in pace con Baran e Verhida.
– Ma allora… – Tamu Hiniun si solleva a sedere sul comodo giaciglio offertogli dal generale di Teardraet. – Allora voi non siete venuti in queste terre per battervi contro la Casa d'Oriente.
– Noi abbiamo riportato le nostre bandiere in queste terre, principe. – Ribatte ambiguo il Moeld.
– Voi volete dare la corona dei Syerdwin a Teardraet. – Dice il principe a mezza voce, quasi a se stesso.
– La corona deve essere di chi ne è degno, principe. Horr Vamaiun non ha nemmeno compreso cosa accadeva alla corte di Dancemarare, mentre io e voi abbiamo veduto i migliori giovani delle Rocche di Mare uccisi a centinaia dal tradimento e dalla cieca stupidità del vostro re. Credete che qualcuno vorrà ancora difenderlo?
Tamu Hiniun, stanco e ferito, tace per un attimo poi fa un leggero movimento di assenso con il capo ed il tronco, simile all'oscillare di un vecchio albero colpito dal vento e torna a sdraiarsi cedendo finalmente al sonno.
– Domani seppelliremo il nostro povero re. – Mormora un attimo prima di addormentarsi.



– … Ho freddo, tanto freddo….
Il conte Burlagh si alza di scatto a sedere sul letto, la mente confusa da un sogno impossibile da ricordare. Nella stanza una debole luce livida scivola sulla trapunta di seta e sui mobili attentamente lucidati. Il conte sbarra gli occhi confuso e rabbrividisce. Nella stanza il freddo è intenso, è un'onda cieca di ghiaccio e vento che nasce da quella luce d'argento, penetra sotto le coperte e attraversa i muri e le porte come la tramontana più forte.
– Chi è… cosa c'è. – Ed al conte la sua stessa voce sembra diversa, suona sorda, senza profondità, come se la parlasse con la bocca appoggiata ad un muro.
– …Ho freddo…freddo.– Quando ode nuovamente quelle parole Burlagh ricorda d'improvviso di averle udite pochi attimi prima nel sonno e un tremito furioso lo scuote.
– Vattene, chiunque tu sia! – Urla il conte afferrando la spada posata su uno scranno accanto al letto. – Vai via, ombra malefica, VIA! – Aiutami… Ho freddo, freddo… – Una risata simile al rumore del ghiaccio spezzato accompagna quell'invocazione e si ripete più volte frangendosi e moltiplicandosi sulle parete foderate di legno della grande stanza da letto del conte.
– Sei solo un'ombra, soltanto un'ombra, non puoi farmi nulla! – Grida istericamente Burlagh, agitando la spada nel buio.
– Aiutamiiiii…. – Ripete la voce ed un soffio di vento più forte gela le mani del Conte che lascia cadere la spada e crolla in ginocchio.
– Non le sento più… Aiuto, aiuto, le mani! Le mie mani sono congelate! – Un urlo terribile ferma il sangue di tutti coloro che dormono nel castello.
– Ho freddo… tanto freddo…
Il conte si rotola sul pavimento divenuto la superficie di un lago invernale ed ulula come un lupo ferito.
– … Aiutami…
Un gruppo di servitori e di soldati irrompono nella stanza recando alte con loro le torce.
Il conte ha il volto bianco come cera e giace su un fianco, la spada abbandonata a pochi passi da lui.
Ikkiname, il suo cerusico si china a toccarlo e ritrae la mano di scatto. – È più freddo del ghiaccio. – Grida.
Soldati e servitori fanno istintivamente un passo indietro.
– Chi…? – Mormora il giovane conte Odaskin, fissando il volto deformato dal terrore dello zio.
Ikkiname crolla il capo e stringe la mano che ha posato sul viso del conte Burlagh come se temesse di perderla. – La risposta, qualunque sia, è per sempre seppellita nella sua mente.
Odaskin impallidisce. – Sia avvertito l'Arciduca Konstantin.

13.1.20

Il Mare Obliquo 50

Il tradimento dell'Arciduca Kostantin ai danni di Artamiro è giunto al suo epilogo. Nel grande accampamento dell'armata scoppia una furibonda battaglia che contrappone la gente nuova ai popoli degli antichi re. 
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– Ho mandato messi al campo dei soldati di Teardraet. Ed altri al campo di Bartsodesh. Altri sono pronti a partire per le Case Reali di Vamaiun e Ornoll. – Il giovane Liest indica un minuscolo tavolino illuminato da una lampada ad olio. – In quanto a voi, so che avete raddoppiato la guardia intorno ai vostri attendamenti, non è vero Barone Deshigu?
Il Lupo-Drago annuisce. – Ho ricevuto istruzioni dalla Meridiana dei Marr ed una lettera del Duca Dymiu di Lö, Ombra del Duca Kwister.
– Cosa vi ha scritto?
– Non sono autorizzato a dirlo.
Il principe Tamu Hiniun annuisce. – Avete ragione, perdonatemi. Ma speravo che le decisioni dei vostri anziani potessero illuminare anche me e la mia gente.
– Avete incontrato il generale Kataiud?
– Si dice che egli sia gravemente malato. Ad assisterlo vi erano gli uomini del Conte Burlagh.
Il lupo-drago scuote il capo con un moto rabbioso. Il corto pelo intorno alla bocca è ingrigito dal tempo, ma il barone non sembra aver perduto né forza, né lucidità. – Gudiak Adhun! La vita del generale non vale più di un filo di paglia ormai. Sapete chi dovrà sostituirlo?
– Chi lo sa? Forse lo stesso Burlagh.
– Le nostre genti non possono rimanere oltre con le mani in mano, non credete?
– Siamo spiati, sorvegliati. Credete sia possibile organizzare qualcosa qui nel campo? Non siete arrivato qui voi stesso di nascosto? Sono certo che i sicari di Kostantin si muoveranno senza preavviso. L'unico luogo sicuro è il campo della gente di Teardraet, che non si è mai mescolata a noi.
– Diffido di Teardraet. Egli intende condurre una guerra solo per se stesso.
– Neppure le vostre precauzioni potranno salvarvi da Konstantin. Noi siamo dispersi, divisi, orgogliosamente e stupidamente retti mentre lui è contorto, spietato e procede per realizzare scopi che possiamo solo tentare di intuire. Molte sono le voci che riguardano il suo odio per la Gente Antica e il suo desiderio di un regno che vada da capo Wiggdon e Mune Kathani alle foreste di Cera ed oltre.
Il barone Deshigu annuisce. – Ho udito anch'io di tali voci. – Solleva la lunga spada ricurva fino all'altezza del petto con un movimento improvviso. – Possiedo la via per abbandonare una situazione tanto poco onorevole. E molti tra coloro che mi assaliranno dovranno seguirmi nella via oltre l'Orlo.
– Dovremo unirci, rafforzarci. Meglio ancora abbandonare il campo.
– Artamiro è ancora tra noi.
– Egli vive già tra le ombre. Quando ogni compito affidato da Konstantin ai suoi uomini sarà compiuto, egli morirà.
Il Lupo-Drago chiude gli occhi e scuote il capo. – So cosa si mormora. E io stesso sono tormentato da dubbi e timori.
– Una potente magia ha ucciso il mio buon amico, il Duca Rossiter. Un vile sicario ha spacciato Tiatikenn: il vecchio mago deve aver sentito o riconosciuto qualcosa.
– Non vi sono stati testimoni alla morte del Duca Rossiter.
– O forse un testimone c'è ed ora giace indifeso, circondato dagli scherani del Conte Burlagh.
– Invierò una memoria al Duca Dymiu.
– Forse sarà troppo tardi. Preparatevi: quando Artamiro morirà, verrà il nostro momento.


– Cosa succede?
– È solo il vento. Annuncia la primavera.
– E queste voci? Sembrano pianti, lamenti.
Drjol, il mago Gu'Hijirr, si alza a sedere sul proprio giaciglio. – Sembrano provenire dalla tenda di Re Artamiro.
Tamu Hiniun annuisce. – Il momento è venuto. Chiama i servi. Che preparino le mie armi ed il mio cavallo.
Drjol annuisce e si affretta ad alzarsi.
Mentre si prepara il Liest ascolta con attenzione i suoni provenienti dalla grande tenda del Re dei Cancelli d'Occidente. – Non senti, Drjol? Non ti pare di udire rumore di spade e cozzare di scudi? 
– Temo di sì, mio signore.
Tamu Hiniun affretta i suoi preparativi, senza riuscire ad immaginare chi possa combattere al cospetto del Sovrano appena morto. Che Deshigu si sia mosso in anticipo, ubbidendo alle sue raccomandazioni? Eppure non vi era più stato modo di incontrarsi e le sue lettere erano rimaste tutte senza risposta.
Si affretta ad uscire dalla tenda trovando ad attenderlo un piccolo gruppo di cugini, già armati e pronti.
– Andiamo a vedere cosa accade. – Annuncia ad alta voce. – A cavallo.
Rapidamente raggiungono il Recinto Reale, illuminato da un ampio cerchio di grandi torce, la cui fiamma fuma e si piega agli urti del vento.
Davanti alla tenda si affollano decine di fanti, armati di tutto punto che vociano e si spingono senza riuscire a procedere di un palmo.
Alla luce incerta e fuggevole delle torce il Liest intuisce più che vedere le forme possenti degli Erbani, schierati in triplice ordine davanti all'ingresso della tenda reale, che colpiscono e uccidono i soldati del Conte Burlagh, molto superiori a loro per numero.
– Hanno ucciso il Re! – Grida fortissimo Faithe, il suo cugino più giovane. E senza fermarsi a riflettere il syerdwin si lancia con la spada alta verso il cielo trapunto di scintille rosse a caricare gli innumerevoli soldati del Conte.
Tamu Hiniun esita solo per un attimo, quindi si alza in piedi sulla sella e solleva a sua volta la spada, la Urvann che i suoi antenati avevano portato in battaglia contro i Lupi-Drago molti secoli prima.
Le ultime file dei fanti del Conte si volgono nel sentire il rumore degli zoccoli e le grida del piccolo gruppo di Syerdwin, e nella luce mutevole delle torce non riescono a comprendere il numero dei loro nemici. La terra asciugata dal vento sembra moltiplicare il numero dei cavalli e alcuni dei fanti del Conte schierati nelle ultime file lasciano cadere la spada e lo scudo e fuggono. Il panico si trasmette rapido come fiamma in un pagliaio, mentre le ombre urlanti dei Syerdwin piombano addosso ai pochi che non sono fuggiti, travolgendoli.
I soldati alle loro spalle si sbandano oppure arretrano verso i loro compagni, tuttora impegnati dagli Erbani della guardia di Artamiro.
In un istante il caos si è impadronito delle schiere fedeli a Konstantin, che lasciano cadere armi e bandiere, cercando scampo nel buio. Dubro, il primo degli Erbani, alza la sua grande scure che nella luce rossa delle torce sembra agli atterriti soldati del Conte un enorme pendolo che scandisce il tempo dell'eternità.
Le antichissime creature avanzano combattendo silenziose, muovendosi perfettamente all'unisono come i migliori tra i reparti del Re.
È bastata una manciata di minuti perché Erbani e Syerdwin rimangano padroni del campo.
– Dubro. – Grida Tamu Hiniun frenando il cavallo. – Hanno ucciso il Re?
Il Silvano annuisce insieme ai suoi fratelli. – Siamo stati traditi. Io-Noi sappiamo. Un veleno ha spezzato i suoi tristi sogni.
– Andiamocene di qui, presto. I soldati di Konstantin torneranno.
I Silvani esitano. Non hanno bisogno di guardarsi per sapere ciò che ognuno di loro pensa. Un attimo dopo due di loro portano all'esterno della tenda il corpo di Artamiro, disteso su una barella e vestito della sua armatura.
– Possiamo andare, ora. – Dice Dubro.


Vagano per il campo divenuto un caotico campo di battaglia, illuminato dagli incendi che gli uomini di Konstantin hanno acceso ovunque.
La guardia di Artamiro ed i cugini di Tamu Hiniun si trovano più volte a combattere e nel frattempo il loro gruppo aumenta e si popola di altri Syerdwin, di Gu'Hijirr, di fedeli ed amici del Duca Rossiter.
Alla fine non son meno di cinquecento a seguire la bandiera di guerra degli Hiniun e le grandi asce degli Erbani. Ma per quanto la piccola armata si adoperi e attraversi il grande campo per difendere gli attendamenti della gente degli antichi Re, i soldati di Dancemarare sono troppi ed il loro attacco condotto nel buio ha gettato nel panico i loro ex-alleati, rendendoli facile preda del tradimento.
Hiniun ed i suoi cavalcano per il campo, ma sempre più spesso ad attenderli trovano tende bruciate, cadaveri di gu'Hijirr e Syerdwin uccisi nel sonno, i loro oggetti rubati o spezzati, le insegne, gli onori dispersi e calpestati.
– Taressiun, Itiuun, Yodeniun… qui termina il futuro delle grandi Case Nero-Bianche. – Grida Tamu Hiniun, il volto pallido di Syerdwin reso fulvo dal riflesso della fiamma. – Cosa potrà mai ridarci la fiducia, la speranza di un altro mondo all'indomani di questa infamia? Uccisi nel sonno come cuccioli insani, da coloro che avevano considerato come amici e fratelli… Il mondo ha davvero esaurito i suoi domani. Cosa faremo, dove andremo con questo ricordo maledetto infitto in fondo all'anima? Come potremo ancora ridere, amare, vivere dopo aver conosciuto questo inferno? Come potremo allevare i nostri piccoli, curare i nostri malati se l'odio ci consumerà a tal punto? – Il principe Syerdwin si copre il viso con le mani coperte dai guanti metallici e per un attimo il suo volto diviene una maschera di sangue e acciaio. La gente della sua piccola armata rabbrividisce a quella vista e sente il cuore fermarsi per un istante.
– Cugino, rincuorati. Noi siamo ancora vivi e possiamo ancora combattere.
– Dici bene Faithe, ma nessuno potrà riempire ancora di sabbia l'ampolla della clessidra e ignorare il tempo malefico di questa notte. Tu sia maledetto Konstantin, maledetta la tua genìa fino all'ultimo giorno di questo mondo, che l'eredità di questa notte sia per voi un dolore senza speranza e senza remissione, lo stesso che abbiamo conosciuto noi e che ci avvelenerà il tempo che ci rimane.
Lentamente Tamu Hiniun solleva la sciabola coperta di sangue fino a illuminarla della luce antica del fuoco. – Andiamo, fratelli, non perdiamo altro tempo, lasciamo che il nostro sangue si dissecchi e diventi di sabbia fredda. Mandiamo altri morti sulla bilancia dell'Ombra di Sangue perché non ci creda vili!
Il principe abbassa la celata sul viso con un rumore secco e si getta al galoppo dove vede altre ombre muoversi ed ode rumore di armi cozzare e la sua gente lo segue, spinta da un dolore e da una rabbia che moltiplica le loro forze ed il loro valore. Combattono fino alle prime luce dell'alba, ma i nemici sono infiniti ed attraversano il campo numerosi e feroci come ratti.
Quando un sole scuro e velato di fumo sorge sulla pianura l'armata di Hiniun ha trovato quartiere sulla piccola altura dove sorgeva la tenda di Tiatikenn, ma i nemici sono ovunque intorno a loro, un mare limaccioso dal quale sale il rumore tempestoso delle armi.
Tamu Hiniun fissa lo sguardo sui suoi, ormai pochi e troppo stanchi, sui Silvani, raccolti intorno a Dubro, le grandi asce con il filo ormai ottuso per il troppo scontrarsi con le spade e gli scudi dei soldati di Dancemarare, sui guerrieri del Duca Rossiter che portano ancora in alto l'emblema Rosso e Bianco di Telegin, sui Gu'Hijirr dai volti e dagli scudi di cuoio e li paragona con il minaccioso brulicare steso davanti a lui.

"Siamo riusciti a vedere ancora una volta il sole." Il principe chiude gli occhi e cerca di afferrare saldamente il profumo del mare che ha creduto di sentire per un attimo. "Mi dispiace morire qui, su questa terra arsa e scura, così lontano dalla mia rocca e dalle Acque del Crepuscolo." Riapre gli occhi per comandare l'ultimo inutile attacco per spezzare il cerchio di nemici, ma esita per un istante vedendo uno sbandamento, un'onda attraversarlo.
– Chi è, cosa succede? – Grida.
I suoi cugini scuotono il capo.
– Therrelise e Baran vengono. – Dice Dubro. – Sono qui a scuotere il trono infame di Konstantin.
Hiniun si alza in piedi sul cavallo ed aguzza la vista. – Come puoi saperlo, Dubro?
– I fratelli Immobili sanno, li hanno veduti attraversare la pianura uniti, Spettri di mare e Denti-rossi ed insieme combattere.
Il principe Syerdwin annuisce e finalmente sorride. – Li vedo anch'io. – Ed indica ai suoi soldati le bandiere con la T rovesciata e le torri rosse della Meridiana di Therrelise. – Deshigu e Nivel'Iun. Andiamo ad aiutarli!