Visualizzazione post con etichetta Lie Maldanea. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Lie Maldanea. Mostra tutti i post

5.2.20

Il Mare Obliquo 54

Maldanea e Teardraet sono tornati a Casa Wessiun per condurre l'assedio al re deposto, Horr Vamaiun. Con loro ci sono i Syerdwin grigio-neri e i lupi-drago. La gente antica si prepara alla battaglia.
----------------------------------------------------------------------
– Ho visto le bandiere mentre arrivavo. Niente più bianco e vermiglio, ma solo il grigio e nero di Teardraet e l'oro-viola di Casa Wessiun.
– Ho legato la nostra sorte a quella del vostro consorte, Maldanea. Spero che gli antenati mi abbiano ben consigliato.
La giovane Syerdwin si volta a guardare dall'altissima finestra della Sala delle Acque le strade lucide di pioggia. Quanto tempo è passato dalla furiosa discussione con il primo ministro del Re Horr Vamaiun e la richiesta di matrimonio del Conte-Mago Teardraet? Essere ritornata nella propria rocca non ha mitigato le sue emozioni: la malinconia ed il senso di penosa insofferenza che ogni evento, anche il più banale, è capace di risvegliare in lei. Il viaggio sulla più grande nave della flotta del Conte-Mago, la "Yinnavaud", un alto vascello a tre ponti con un equipaggio di duecento marinai e cento soldati, se pure ha rappresentato un cambiamento rispetto le sue tristi giornate alla Residenza di Teardraet, non è servito a mitigare la sua solitudine.
Eppure sa di esserne solo lei la causa. Risponde a monosillabi a Dama Pascalina, cerca di evitare ogni incontro con il Conte-Mago e sfugge persino Difiduanna. Attende che qualcosa o qualcuno la scuota, la risvegli. Ha attraversato le strade del porto e quelle che salgono verso Rocca Wessiun tra centinaia di Syerdwin che l'hanno acclamata come una regina, ha visto Odden e Duff che l'hanno abbracciata, cinti dall'armatura di Capitani, ha incontrato nuovamente Toro, il capo della Guardia, pronto a partire per Dharlemhiun. Ha sorriso, abbracciato, promesso, ringraziato e adesso, alla presenza del Padre-Zio Conte Gast si sente svuotata, debole.
Ma anche lui sembra ormai soltanto l'ombra di se stesso, il Cambiamento per l'anziano Syerdwin è ormai vicino.
– Vorrei andarmene quando ogni cosa avrà ritrovato il suo equilibrio. – Dice il Conte Gast.
Forse ha letto nei suoi pensieri. Dicono le leggende che all'approssimarsi del Momento sorgono – brevi come arcobaleni – talenti divini.
– Il vostro Id'iun salirà tra pochi giorni al Trono delle Acque e voi sarete con lui.
Usa una forma di cortesia con lei, il vecchio Padre-Zio, come se avesse davanti una vera Lie e non la piccola Debah, che andava a nascondersi nella torre più alta per chiacchierare con una civetta e che lui andava a stanare, indignato, certo, ma in fondo divertito.
Il tempo l'ha trascinata con sè. Maldanea ha la sensazione di comprendere. Non può perdonare a nessuno ciò che le è accaduto.
– E Horr Vamaiun?
– Pochi lo difenderanno. Tutte le Rocche Syerdwin hanno perso molti dei propri nipoti nella battaglia di Canddermyn. Coloro che si sono salvati lo devono al Moeld ed ai Lupi-Drago. Horr Vamaiun è stato un alleato di Konstantin e dei suoi assassini, nessuno lo perdonerà.
Maldanea sorride. – E il suo primo ministro?
– Liest Kaidiun ha abbandonato il Palazzo delle Acque da alcuni giorni. Probabilmente si è rifugiato a Wentur o anche più a Nord. Corrono voci che voglia raccogliere un'Armata.
– E battersi per Konstantin?
Il Conte Gast annuisce grave. – È pazzo e disperato. L'Arciduca della Casa d'Occidente odia la Gente Antica. Sarà come abbracciare un serpente. Sempre che qualcuno lo segua, oltre ai servi ed alle concubine.
A ricordarle che il tempo è passato basterebbe quel conversare piano, sincero. Ora il Padre-Zio le parla come si deve parlare ad una Lie che conosce il mondo, i vizi e le bassezze di gente nuova e antica.
– Hanno posto blocchi sulla sua strada. E Vamaiun ha rinforzato la vecchia cinta dell'Anello del Fordongiano.
Un gruppo di armati con il mantello oro-viola di Casa Wessiun è appena uscito dalla porta di Mare. Le danno le spalle e Maldanea non può riconoscerli. Non si riparano dalla pioggia e camminano vicini, come a prendere forza l'uno dalla cadenza dei passi dell'altro. 

 
Nessun campo di battaglia ha più visto Wessiun in armi dai tempi dell'Assedio di Bàrdok. Il Conte Gast e chi è venuto prima di lui ha sempre operato per la pace, più dura e meno gloriosa del gioco sanguinoso della guerra.
– Wessiun si è mossa.
– Dell'armata inviata ai Cancelli d'Occidente ben pochi sono tornati. Non vi è più nessuno nelle Terre di Mare che dorma sotto il proprio tetto. Le vecchie Case hanno messo armi in mano a pescatori e servi e persino i Tenathanjun delle Terre Gelate hanno mandato soldati e denaro per abbattere Vamaiun.
– Sono in molti con lui?
– Non più di un migliaio tra cugini, vassalli di Casa Vamaiun, Debitori d'Acqua. In più c'è la Fama, la Guardia Reale: trecento cavalieri.. Molti della gente nuova e dei Lupi-Drago. Ma questi particolari guerreschi non sono il mio forte, dovresti chiedere a Toro Kalnediun. So che attendono il grosso dell'Armata di Teardraet per assalire Dharlemhiun e che le strade di terra e di mare sono in mano nostra. Tra pochi giorni è convocato il Liessthion che deporrà ufficialmente Vamaiun per eleggere il tuo Id'Iun. E rompere il patto con la Casa d'Occidente. – Il conte Gast la previene. – Konstantin non si muove ancora e comunque poco gli importa di Vamaiun. Si muoverà certamente contro Teardraet, il principe Tidly il Testardo e la Meridiana di Therrelise. A migliaia i Soldati Uhban stanno arrivando a Dancemarare e Konstantin sta cercando di comprare i mercenari delle Terre d'Oriente. Non sarà una guerra breve, né gloriosa.
– Avremo bisogno di molti alleati.
– Certo. Ma forse il Cambiamento la spegnerà come la pioggia spegne un torcia. Avanza dal Nord e da Sud-Est.
Maldanea non dimentica la promessa che si è scambiata con Teardreaet, ma a cosa servirebbe dire al vecchio Padre-Zio che andrà con lui nel Mondo-tra-molti-istanti? Dovranno recare un pegno e tenui ricordi per ritrovare la strada e forse non basterà loro il coraggio per comprendere.
Ma la giovane Wessiun ha spezzato ogni legame con Debah, ed ora anche la Casa risveglia in lei solo uno stupore infastidito, il desiderio di rimanere sola. – Siete mutata, Lie Maldanea. – Non è un commento, solo un'osservazione innocua.
– Sì. Il tempo leviga ma apre ferite.
– Cercherò di dimenticarvi. Non voglio Cambiare con questo ricordo di voi.
Maldanea ride. – I bagagli per il Cambiamento non si scelgono, Padre-Zio. Si giunge alla forma di mare come bimbi immemori.
– Così dicono. – Il conte Gast ride a sua volta. – Ma so che non siete felice e non posso fare nulla per voi. Voglio dimenticare di avervi incontrata quest'ultima volta.
Maldanea fa sì con la testa piano piano, come se avesse paura di rompere qualcosa. La luce chiara della pioggia rende la sua pelle chiara come cera e dà al suo tenue sorriso la sostanza del ricordo.


Il Lupo-Drago è alto e imponente. Lunghi peli grigi ne decorano il muso e gli occhi sono sottili e stanchi.
Entra nella sala, la percorre con passo quieto, meditato e depone la lunga spada ai piedi dello scranno dove siede Teardraet.
Il sovrano delle isole lo osserva a lungo, fissa lo sguardo in quello del vecchio soldato e con un lento movimento del capo accetta l'omaggio. Fa segno a Nivel'iun di rendere l'arma al visitatore.
– Le acque sono calme oggi, Marr Ghenerik. So perché siete qui. So che avete dovuto attraversare il ghiaccio e la pioggia e che siete stanco. – Con un cenno Teardraet fa portare la lupo-drago cibo e bevande caldi.
Ma l'ospite guarda solo per un attimo i vassoi appoggiati sui tavolini bassi. – No, Liest Teardraet. Vi ringrazio ma potrò riposare solo dopo. Non sono soddisfatto del mio compito. – Il lupo-drago chiude gli occhi. – Porto la mia spada e quella dei trecento cavalieri della Fama all'ombra del vostro braccio. – Recita d'un fiato.
– L'accolgo con gioia e riconoscenza. In questo tempo ogni vita risparmiata è una vittoria. Tradire chi tradisce non porta disonore. Non siete d'accordo?
Il Lupo-Drago approva con un cenno secco. – È stato il mio unico pensiero per tutto il viaggio da Dharlemhiun a Casa Wessiun. È il mio solo rifugio. Ma forse avrei dovuto spezzare la spada e mandare l'ultima parola alla Marrak.
– Talvolta vivere ancora può essere più coraggioso, Marr Ghenerik.
– Può essere, tutto può essere in tempi tanto brutali e folli.
Maldanea, seduta tra Teardraet e il Padre-Zio, non può fare a meno di provare simpatia e ammirazione per l'anziano capitano della Guardia Reale dei Syerdwin. La Fama era l'ultima forza organizzata e addestrata schierata con Vamaiun e ora davvero il trono delle Acque è a portata di mano del Moeld.
– Non vi chiederò di pugnalare l'Usurpatore alle spalle di notte, non temete. Vi chiedo solo di condurre i vostri cavalieri fuori dalla città al più presto. Non attenderò il resto della mia armata, tra due giorni Nivel'Iun e Deshigu della Meridiana di Therrelise attaccheranno. Con loro ci saranno le Case D'Acqua che hanno già mandato i loro soldati.
– Non sono ancora soldati addestrati, fuggiranno al primo scontro. – È il commento del Lupo-Drago.
– Non possiamo attendere che Konstantin rinforzi le sue file, Marr Ghenerik. Dobbiamo prendere Dharlemhiun subito, prima che Vamaiun termini di rinforzare il Fondongiano, e subito dopo marciare verso Dancemarare.
– Avrete bisogno di molti cavalieri, Liest Teardraet. E non è questo il tipo di guerra al quale sono abituati i Syerdwin: una guerra di terra e a cavallo.
– Muoveremo dai mari e sulla terra. Swyerdwin e Gu'Hijirr sono creature d'acqua ed hanno grandi flotte. Non voglio non dare neppure un minuto a Konstantin: egli crede nelle enormi armate e nei lunghi assedi e io voglio precederlo, colpirlo anche con deboli forze ma obbligarlo a prendere decisioni sbagliate… Conoscete l'antico gioco del Bianco-Nero?
– Sì. – Il Lupo-Drago risponde quasi distrattamente, la mente occupata a immaginare la guerra di Teardraet.
– Bene, saprete quindi che il giocatore che ha l'iniziativa e la tiene ha le maggiori possibilità di vincere.
– Se ha le risorse e le forze necessarie…
– La Gente Antica si è risvegliata, Marr Ghenerik, nulla sarà più come prima. Nulla, mai più.



27.12.19

Il Mare Obliquo 48

Al ritorno da Verhida i rapporti tra Teardraet e Maldanea sono nettamente peggiorati. Il Conte-mago si tormenta cercando di capire che cosa li attende mentre il Cambiamento minaccia la sua stessa residenza. Ma Maldanea è pronta a giocare la vita per seguirlo.
-----------------------------------------------------------------------
Una quiete innaturale è caduta sulla Residenza di Teardraet. I servitori, le guardie e i membri della minuscola corte del Conte-Mago ostentano modi gravi e parlano con voce controllata. Maldanea, ancora colpita da ciò che ha appreso a Verhida, ha notato questo cambiamento che è andato a rafforzare la sottile sensazione di panico che l'assale ogni sera, quando abbandona il mondo sensibile per sprofondare nel sonno. Ha finito anch'ella per adeguarsi al nuovo clima, per scegliere abiti scuri, poco appariscenti e trascorrere gran parte del suo tempo sulle terrazze a sud, fissando la remota linea dell'orizzonte per essere la prima a riconoscere i segni della malattia del mondo che li obbligheranno ad abbandonare le isole.
Incontra Teardraet anche meno di prima: da poco egli ha cominciato a disertare anche i loro pasti, un tempo l'unica occasione per la giovane Wessiun di incontrarlo. Ma forse Maldanea non ha provato né stupore né dolore: il gelo che avanza ha messo salde radici anche nel suo cuore e sempre di più ella si sorprende ad osservare le cose con il distacco del viaggiatore.
La piccola Difiduanna e Dama Pascalina osservano con pena questa metamorfosi della loro amica e protetta, ma seppure dedichino ore ed ore delle sempre più brevi giornate del nord a cercare nuovi modi per scuoterla, per averla nuovamente accanto a loro, si sentono depresse e tristi, come giocattoli dimenticati.
– È forse l'amore. – Ipotizza Difiduanna, deplorando in cuor suo che anche Debah sia caduta vittima di un sentimento tanto assurdo.
– Non partecipa più neppure ai suoi pasti, si incontrano per pochi minuti nella Sala delle Udienze, per vestire i panni dei Reggitori di Baran e Verhida, ma null'altro: la porta di T rovesciata resta chiusa per lei.
– Se devo essere sincera, Pascalina, anche il Conte-Mago non mi sembra di ottimo umore di questi tempi. – Osserva la piccola civetta.
Pascalina si stringe platealmente nelle spalle. – Con tutti gli strani pensieri che cova in quella testa di rame e tutte le manovre che passa il tempo a combinare… qualcosa gli sarà andato storto.
– Non so. Passa molto tempo nel suo laboratorio e comunica con quel generale che ha mandato nelle Terre Tiepide, quel Nivel'Iun dell'Isola del Tramonto.
– Persino gente dell'Isola del Tramonto. – Sbuffa Pascalina. – Ma è chiaro: tutti i matti dell'Orlo del Mondo stanno all'ombra delle bandiere di T Rovesciata.
– Questo ci riguarda assai poco. – Difiduanna si sente così saggia e pacata che per un attimo ha il dubbio che sia stato qualcun altro a parlare. – Ciò che ci preme è fare sì che Maldanea ritorni ad essere se stessa.
– E quel tipo strano, quel Mastro Nerubavel? Debah lo considera con molta stima e affetto.
– È partito per una missione per conto di Teardraet, non so né dove né a fare che. – La civetta ostenta molto scetticismo, ma d'altro canto è per lei virtualmente impossibile prendere sul serio la bizzarra creatura che ha conosciuto a Baran, con quell'odore così appetitoso addosso e con quell'accento impossibile.


– Peccato. Forse Maldanea l'avrebbe ascoltato.
Difiduanna chiude gli occhi e scarruffa le piume…bei consiglieri si sceglie la giovane Wessiun. – No, Pascalina: dobbiamo prendere il toro per le corna: devi andare a parlare con il Conte-Mago e ricordargli i suoi doveri di sposo. E se le cose non dovessero cambiare neppure così salirò sulla prima nave diretta verso Dharlemhiun per riferire al Padre-Zio Wessiun, che certo non ne sarà felice.
Pascalina sbarra gli occhi e si porta una mano al petto. – Devo…
– Proprio così. Vuoi che sia io a chiedere di conferire con il Conte-Mago? Ti sembra serio?
– No, non credo. – Ammette Pascalina.
– Bene, allora vai.
– Come vai?
– E quanto vuoi aspettare? Se non vai ora, nel momento nel quale più forte e convinta è la tua – la nostra – indignazione, vuoi farlo quando la mente sarà tornata fredda e prudente?
– Ma forse…
– Vai, Dama Pascalina. Chiama l'addetto di Teardraet e fatti condurre senza indugio, capito? "Senza Indugio!", al suo cospetto.
Pascalina, ancora stordita per l'inaspettata piega che ha preso la conversazione allunga una mano per afferrare il cordone del campanello per chiamare Ghiza, il Boldhovin.
Lo sottile creatura compare all'improvviso e senza rumore come sua abitudine, e come il solito fa sobbalzare la Dama.
– Devo vedere il Conte-Mago. – Dichiara l'anziana Syerdwin. E un attimo dopo. – Senza indugio.
Il servitore si inchina. – Vi prego di seguirmi.
Pascalina lancia un'ultima occhiata a Difiduanna e abbandona il proprio appartamento con lo sguardo ed il passo di chi si reca al patibolo. La civetta la guarda scuotendo il capo e vola sul più alto scaffale della biblioteca di Maldanea. "Dovrò vedere il Conte Gast, temo." Conclude con un lungo sospiro.
– Il Conte-Mago si trova nella Sala dell'Arcobaleno.– Le comunica il boldhovin indicando la grande tenda che conclude il breve corridoio dalle pareti di vetro bianco. – Attendete un attimo e vi annuncerò.
Pascalina annuisce, resistendo alla tentazione di dire "Se non può non importa." Ormai si trova lì e quindi tanto vale portare a termine la sua missione, "In fondo certo non mi ammazzerà." Mormora a se stessa, come a convincere una parte di sé per la quale quella possibilità non è poi così remota.
– Il Conte-Mago vi attende. – La ricomparsa di Ghiza la fa sobbalzare anche più del solito e Pascalina si affretta ad entrare con improvvisa determinazione.
– Non è tollerabile né onesto, Liest Teardraet. Voi venite meno al patto sottoscritto privando Lie Maldanea della considerazione e dell'affetto che ella merita! – Pascalina è vagamente conscia della meravigliosa bellezza del luogo ove Teardraet conduce i propri esperimenti, ma non perde tempo, non riprende neppure il fiato, prima che il timore la freni. – Maldanea ha fiducia in voi e vi ama e come la compensate? Negandole anche la povera compagnia di un pasto consumato insieme! È forse costume dei Moeld trascurare così vergognosamente la propria Id'Iun o è costume delle Terre Fredde? Eppure avete avuto parole d'affetto e di simpatia per lei, le avete forse dimenticate o è vostro abitudine regalare parole come abiti smessi, senza riflettere e senza sentimento? Se non potete rinunciare alla vostra solitudine perché trascinare qui anche Maldanea a condividerla, lei che, sciagurata, ha tanta considerazione per i vostri pensieri? Perché farla soffrire, lei è innocente e curiosa come un cucciolo e come un cucciolo ama gli scherzi e le carezze. Non permetterò che voi le facciate conoscere prima del momento fissato il dolore del tempo che scorre troppo veloce!
Teardraet, seduto, il libro dei Messaggi aperto sulle ginocchia, ha ascoltato immobile la sfuriata di Pascalina, senza che il suo volto lasciasse trasparire né ira né stupore.
Quando la dama Syerdwin ha terminato china il capo sul libro, come se volesse tornare a leggere.


– Queste parole vi fanno onore, Dama Pascalina di Rocca Wessiun. – Commenta dopo qualche attimo di silenzio. – Ma il dolore che sente Maldanea ha molte radici ed affonda profondamente nel suo cuore. Neppure io posso strapparla dalla contemplazione del mare reso grigio dall'inverno e dai suoi tristi pensieri.
Incredula Pascalina tace per qualche momento. – Ma neppure provate. – Prosegue rinfrancata. – Neppure cercate di distoglierla, di partecipare dei suoi timori.
– Avete ragione, ma condividere certi pensieri lascia ancor più amarezza. Non capite, Dama Pascalina: la stessa Maldanea mi ha chiesto di non dividere più i pasti con lei. Ella sta vivendo in un luogo inaccessibile e tiene lontano da sé chiunque cerchi di avvicinarla. Il mio dolore non è inferiore al vostro.
Pascalina rimane letteralmente senza parole. Sospetta che il Conte-Mago si stia prendendo gioco di lei per allontanarla e cerca di aggrapparsi a quel pensiero con una convinzione che ignora lo sguardo serio e la voce cupa del Liest, testimonianze della sua sofferenza.
– Voi dubitate di me, Dama Pascalina e non riesco a darvi torto. Certo le mie oscillazioni, le mie esitazioni, la mia abitudine alla solitudine hanno fatto molto per condurla a questo punto, ma se ho fallito quando il mio cuore era sgombro e infervorato di sempre nuove passioni come potrò riuscire ora?
Pascalina scuote la testa. Ha la sensazione che esistano le parole per rispondere a Teardraet, che siano a portata di mano e se aspetterà un attimo potrà afferrarle. Ma quell'istante scorre via veloce lasciandola muta e disperata. Si inchina al Conte-Mago e si volta bruscamente per ritornare nei suoi appartamenti.

Appena uscita Dama Pascalina Teardraet cerca nuovamente di immergersi nella lettura, ma come pochi minuti prima, la cosa si rivela impossibile. Pensieri lugubri, preoccupazioni, oscuri presagi hanno profondamente inciso la sua abituale sicurezza, l'acume ironico che è sempre stato la sua ricchezza. Soffre come un giovane dalla pelle ancora di un unico colore e così si sente confuso, impaziente.
Maldanea è riuscita a ferirlo, a spingerlo ad agitarsi inquieto, ad aprire cento libri senza leggerne nessuno, a comporre le prime righe di infinite riflessioni vergate con la calligrafia sottile e inclinata che tutti nei regni dell'Ovest conoscono, senza mai terminarle e senza trovare pace neppure in quel solitario esercizio.
La luce che scende dalla cupola di cristallo è cupa e sembra interrotta da delicati frammenti d'ombra che non riesce a cogliere ma che rendono il suo splendido studio una tetra replica di se stesso.
Chiamare ancora una volta Nivel'Iun è solo un modo per illudersi di controllare pienamente la situazione. Ma è il primo a sapere che la guida del gioco non è nelle sue mani in quel momento.
…Se Artamiro dovesse morire… Se Bartsodesh dovesse prevalere… Se Konstantin avesse la meglio nelle sue manovre di palazzo… Se i Re della Gente Antica di Therrelise, Dharlemhiun e Farsoll abbandonassero il campo dei Cancelli d'Occidente… I re alleati di Artamiro esitano ancora, anche se i suoi emissari tessono instancabilmente la tela del nuovo paesaggio al quale lavora da decine d'anni.
Si è legato alla Casa Wessiun, sa delle manovre di Konstantin nelle terre alle fonti del Drew – che vengono a fare così meravigliosamente il suo gioco – sa dei malumori alla corte di Nyby Ornoll e del disorientamento delle Marrak delle Terre Fredde adesso che il Duca Kwister è scomparso, sperduto tra i deserti e le magie del Sud, ma sente che il suo progetto è insidiato da qualcosa di imponderabile, inafferrabile. La sue insegne sono nuovamente oltre il mare, come era accaduto in un tempo che lui stesso teme di non riuscire più a ricordare, ma sono ben poca cosa quel pugno di soldati e il lavoro di un gruppo di messi a lui fedeli per ricongiungere nelle sue mani il destino dei Popoli Antichi.
Con un moto esasperato scopre la superficie lucida di Andòden. Riconosce il proprio viso nel riflesso e scuote il capo: a quanto pare lo specchio ha deciso di limitarsi alla più banale delle sue facoltà.
– Mostrami Artamiro, Andòden. – Ordina.
Il suo volto nello specchio oscilla debolmente, come nel riflesso di uno stagno frustato dai rami di un salice. Un attimo dopo vede il suo volto assumere i contorni di una vecchia statua, dai lineamenti usurati dal tempo, sfregiata e segnata dalla pioggia e dal muschio. 

 
– Smettila con i tuoi stupidi scherzi, Andòden. Mostrami Artamiro. – Ma quali sono le terre che mostra ora lo specchio? Quali lande hanno l'erba del colore del cristallo e sono popolate da alti alberi immobili, le foglie di un colore bruno, metallico? Teardraet fissa inorridito il paesaggio inquadrato nella massiccia cornice di Andòden e un brivido improvviso lo scuote come un vecchio. Quelle sono le terre Cambiate, il destino che attende le sue isole e forse l'intero mondo, condannato da un'incomprensibile malattia.
Altre immagini si rincorrono sulla lucida superficie dello specchio: genti in fuga con le proprie povere cose, città abbandonate, silenziose e immobili, congelate da un sottile strato di cristallo scuro, i volti immemori di coloro che sono stati raggiunti dall'onda del Mutamento, schierati in mezzo ai campi e sulle strade che riflettono i raggi della luna, come giocattoli dimenticati.
Quale sarà il mondo che si troverà infine a possedere?
Quell'assurdità immota, tanto simile al Mondo-Tra-Un-Istante che ha conosciuto da Invisibile? Teardraet vorrebbe che qualcuno venisse a interromperlo, anche Dama Pascalina, con le sue preoccupazioni così naturali eppure così patetiche, ma nessuno entra nel suo studio e nessuna voce lo raggiunge. Non può che continuare a perdersi nel riflesso di Andòden e a sentire la sua determinazione spezzarsi mentre la paura mette salde radici nel suo cuore.
Copre nuovamente lo specchio.
Queidhen. Solo lui può inviargli quelle immagini: è l'unico a conoscere davvero gli Specchi Gemelli che i Signori del mondo della Gente Nuova hanno ereditato senza comprenderli. "Sette furono i Gemelli " è scritto nel Libro delle Rupi.
L'Unico vuole fermarlo, anche se è stato pronto ad aiutarlo quando si trattava di colpire Artamiro. Teardraet si alza per camminare. Pochi minuti davanti allo schermo scuro di Andòden l'hanno reso incerto nei movimenti ed esitante come un malato. Come spesso ha fatto cerca di immaginare il gioco di Queidhen, mentre una parte della sua mente gli ripete che cercare di comprendere le Sue azioni è vano e presuntuoso.
Ma il Conte-Mago è troppo stanco e troppo disperato per ubbidire a quella voce. Enumera nella sua mente le mosse dell'Antico Primo, le battaglie combattute dai suoi Oom, le apparizioni, gli incantesimi dei quali è stato complice. Artamiro si trova abbandonato sull'orlo della vita e solo Egmont Rossiter, suo nipote, è davvero pronto a rimanere con lui fino all'ultimo. Che sia questo il disegno di Queidhen?
Sostenere il giovane Duca di Dancemarare? Un debole sorriso fa per un attimo la sua comparsa sul volto del Moeld: dietro la bandiera di Egmont Rossiter viene la pace e la concordia e non può essere quello il Suo disegno.
A meno che egli non voglia condurre fino alla fine la disgrazia della casa d'Occidente, schierare tutti contro tutti nell'ultima battaglia, in un mondo impoverito e assediato dall'Onda del Mutamento. Teardraet esita davanti a quella conclusione, ma i suoi pensieri corrono e si affollano prima di riuscire a controllarli… Cosa sa, cosa ha visto Queidhen nelle sue peregrinazioni nel tempo che verrà? Quale futuro ha conosciuto? Non c'è che un modo per saperlo: seguirlo nel Mondo-Tra-Un-Istante e anche oltre, giungere dove nessuno se non Lui è arrivato.
La conclusione delle sue riflessioni è spaventosa e insieme obbligata: se non avrà la conoscenza dell'Unico non saprà mai, nonostante tutta la sua esperienza e la sua intelligenza. Teardraet si volta involontariamente a fissare il piccolo armadio dove conserva il liquido che gli permette di divenire l'Invisibile.


Non ha mai osato andare oltre le tre gocce, che lo hanno condotto in un mondo freddo e sgradevole, popolato di ombre inquiete e di suoni strascicati e rugginosi Ciò che si propone di fare adesso è passare a dieci, venti gocce, per cercare di raggiungere il Tempo nel quale ciò che ora teme sarà dimenticato. Non più il Mondo-Tra-Un-Istante, ma il Termine.
Chiude gli occhi. Se di follia si tratta spera che sia interamente sua, che nessuna mente sia penetrata nei suoi pensieri per condurlo a quella decisione.
– Mi avete chiamato. – È difficile dire se Maldanea sia infastidita o assolutamente indifferente alla sua richiesta. Il Conte-Mago esita cercando di ritrovare lucidità ed equilibrio.
– Se vi trovate qui… – Inizia a dire senza terminare la frase, disgustato lui per primo dai propri modi.
– Perché desideravate vedermi?
– Maldanea, certo tu sai…– La fissa con pena. Vorrebbe che lei la sentisse ed abbandonasse quei modi tanto freddi e distanti, ma non può perdonarsi di elemosinare così il suo sorriso, la sua comprensione e si fa ironico, sostenuto.
– Sapete quali e quanti sono i problemi che angustiano la mia corona. – Riprende. – Questo mi spinge a prendere iniziative che possono essere fatali anche per me stesso.
Maldanea tiene il suo sguardo fisso davanti a sé come una sentinella o un martire. Annuisce. – Intendete raggiungere Nivel'Iun e marciare di persona alla conquista di Dharlemhiun?
– Dovrò raggiungere un giorno i miei soldati. – Si preoccupa di rassicurarla, quasi temendo che lei possa mal giudicarlo. Sorride: aver vissuto tanti anni non l'ha immunizzato dal più assurdo dei sentimenti. – Ma non si tratta di questo. Temo ciò che il futuro ci nasconde. Il Mutamento assedia le nostre isole.
Un'ombra di emozione attraversa finalmente il volto della Id'Iun. – Ogni giorno temo di scorgere il suo riflesso di cristallo congelare le onde più lontane.
– Anch'io soffrirò quando sarà il momento di abbandonare questa Residenza e queste terre.
Le parole non pronunciate rimangono in equilibrio tra loro, come un etereo arco colorato. Ma i loro sguardi orgogliosi non si incontrano. Un momento prezioso scompare senza essere afferrato, come è accaduto tante volte.
Teardraet sente farsi il vuoto nella sua mente. Ha resistito tante volte alla tentazione di toccarla, di averla, di sentirla respirare accanto a lui ed ora probabilmente è troppo tardi. Lei è giovane e sincera, l'avrebbe trasformato profondamente, avrebbe reso futili tante cose, ne avrebbe arricchite altre che giudica così poco importanti. Ma perché ora brucia così la sofferenza per ciò che non è stato, per i giorni e le notti che hanno soltanto reso più formidabili le rispettive solitudini?
– Dovrò vestire l'Invisibile. – Spiega. – Dovrò vedere il Mondo-Tra-Molti-Istanti per sconfiggere l'Unico. È la sola strada che mi rimane.
– Verrò con voi.
– Lie Maldanea non potete parlare seriamente.
Lei ride senza allegria. – Non ho nulla di meglio da fare.
– Ben pochi hanno tentato di seguire la strada dell'Invisibile. Il prezzo può essere la pazzia ed una morte orribile. – Maldanea non lo ascolta neppure, fissa l'uno dopo l'altro i settori di vetro colorato che formano la Sala Arcobaleno, quasi volesse sceglierne uno. Un'assurda gioia gli impedisce di continuare a parlare: la propria libertà, difesa per tutti quei mesi, è una ben misera ricchezza.

28.9.19

Il Mare Obliquo 34

 
Il rapporto tra Teardraet e Lie Maldanea procede tra l'indifferenza e una curiosità reciproca inesauribile. L'incontro con un gruppo di musici è un'occasione per conoscersi un po' di più, anche se non si tratta di un'esperienza del tutto piacevole.

------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Il gruppo di musici entra esitante ma con una modesta solennità nella piccola sala adornata delle armi più antiche della Casa di Teardraet, accolto dal silenzio che scende improvviso nel piccolo gruppo di cortigiani.

– Salute a Voi, Signore di Baran e Verhida, salute a Voi, Lie Maldanea di Casa Wessiun, salute e felicità a voi tutti dame e gentiluomini. – Il piccolo musico, un Boldhovin vestito con una sgargiante giubba gialla con grossi alamari, troppo luccicanti per essere d'argento, si inchina un paio di volte socchiudendo gli occhi, come se la luce delle lampade fosse troppo forte per i suoi occhi del colore del peltro.

– Grazie. Altrettanto sia per te e per i tuoi compagni.– Con serietà ironica Teardraet si inchina leggermente a sua volta. – Qual motivo vi ha spinto ad abbandonare le calde terre dell'Isola dell'Ermellino per venire a suonare sotto i cieli grigi del Nord?

– Quale ragione muove ogni creatura sotto ogni cielo? La fame, mio signore, il desiderio di tenere più a lungo possibile il corpo unito all'anima, cosa che potrà apparire volgare ai Sapienti di Dancemarare, dei quali per nostra buona ventura ignoriamo le opere.

Una risata si leva dal gruppo di cortigiani mentre il Boldhovin estrae dall'interno della giubba un piccolo flauto con il quale accenna un'aria veloce che accompagna con il movimento rapido dei piedi. Dopo un paio di battute a seguirlo è il direttore della piccola orchestra, Mastro Hàlua, un musico dalla pelle abbronzata dal sole, vestito della lunga tunica dalla rigatura sottile tipica degli Uhban. Questi impugna uno strano strumento che Lie Maldanea, che non ha mai perso di vista l'Uomo dal momento del suo ingresso nella sala, ha mentalmente definito "un'arpa a manovella con zucca". Il suono prodotto dallo strumento assomiglia al canto di un coro a bocca chiusa: a tratti nasale, esitante, in altri momenti aperto, potente, simile ad un profonda vibrazione che sorga dalla profondità della terra. Con poche, lunghe note il musico crea un potente sostegno alle scintillanti variazioni del boldhovin seguite poi dal contrappunto di un flauto ad ancia e dal ritmo cupo di un tamburo basso.

La fine dell'esecuzione è segnata da alcuni passaggi velocissimi condotti sulle scale diminuite della musica Uhba, poco nota a Nord del Drew, ed è accolta con applausi e mormorii di ammirazione da parte del piccolo gruppo di ascoltatori.

Senza nemmeno il tempo di riprendere il fiato i musici attaccano un secondo pezzo, un'interpretazione molto personale di una ballata tradizionale delle Isole del Golfo di Dwyn.

– Cosa ti sembra di questi musici? – Si china a chiedere Teardraet a Mastro Nerubavel, seduto di fianco a Maldanea, approfittando di un momento di riposo della piccola orchestra.

– Fembrano molto abili. Difgraziatamente ciò che odo io non è alla portata delle voftre orecchie e temo che renderebbe la mufica inattefa per gli fteffi mufici, fe poteffero udirla con le mie orecchie.

Teardraet sorride. – Spero che non si tratti di una sofferenza, ciò che ti infliggo. E Voi, Lie Maldanea, cosa mi dite?

La giovane Syerdwin annuisce. – Sono molto bravi, secondo il mio parere poco erudito. Molto vivaci senza essere volgari. Anche presso casa Wessiun vi era l'abitudine di tenere concerti. Più impegnativi o forse dovrei dire più inutilmente noiosi. Ma la mia opinione non è di quelle che finiscono sui libri, temo.

Le opinioni che terminano sui libri raramente sono le più interessanti, Lie Maldanea. – Commenta Aue Bediun, Ministro di Teardraet. – Per quanto mi riguarda direi che questi musici hanno abbondamente meritato alcuni buoni pasti ed una piccola scorta di denaro per i tempi difficili.

Teardraet non risponde alle frasi del suo ministro, improvvisamente serio, come se un ricordo molesto l'avesse allontanato da lì. 

 

Maldanea osserva per un attimo il volto del marito senza stupore per poi rispondere con un cortese cenno di assenso alla proposta di Bediun. Ormai ha imparato a non provare più ira o smarrimento per i bruschi salti d'umore del Conte-Mago al pari dei suoi pochi cortigiani: il maestro d'Armi Wensaaliun, il Messo della Casa Irqu Tanidiun, il Consigliere Personale Doghiun e gli altri tre consiglieri della Casa con le proprie dame.

I musicisti riprendono posto al centro della sala e dopo un ampio inchino si preparano a riprendere il concerto.

– Mastro Hàlua, conosci il Lamento di Quimby? – Li interrompe bruscamente Teardraet.

Il capo dei musici alza il capo dalla sua strana arpa e fissa gli occhi scurissimi in quelli del Conte-Mago. – Sì, signore.

– Sai anche eseguirlo?

– Certo. Tuttavia non desidero farlo.

– Nemmeno se fossi certo che questa è la mia volontà?

Mastro Hàlua si alza in piedi lentamente guardando fisso davanti a sé. Dopo una lunga esitazione replica: – Ne sarei dolente ma nemmeno in questo caso, signore.

Teardraet lo guarda fisso. – Lo sai che in questo modo mi sfidi, Mastro Hàlua?

L'uomo risponde con un breve cenno di assenso.

– Bene, allora. Procedi pure con i temi che avevi scelto. – Conclude Teardraet dopo un lungo attimo di silenzio. – Sarò lieto di ascoltare.

Con un'evidente espressione di stupore il musico torna a sedersi e afferra il suo strumento quasi con sollievo, come se non ci fosse che quello in grado di rassicurarlo sulla verità delle cose.

Ma la richiesta del Conte-Mago ed il successivo diverbio ha incrinato la magia della musica della piccola orchestra, che nella seconda parte del concerto suona senza estro né allegria, commettendo molti piccoli errori e limitando al massimo le parti virtuosistiche.

Al termine del concerto i musici si ritirano salutati da un applauso affrettato e deluso del piccolo pubblico.

– Bediun! – Chiama il Conte-Mago non appena la corte di Baran e Verhida è rimasta la sola occupante della sala.

– Sì Signore?

– Ti prego di raddoppiare qualsiasi beneficio o pagamento tu abbia deciso a favore dell'orchestra di Mastro Hàlua

Se Bediun prova stupore per quella decisione non lo mostra minimamente. – Mi sembra un provvedimento molto opportuno, Conte Teardret. – Si limita a commentare.

– Ti prego anche di esprimere loro la mia stima oltre che per la loro evidente maestria, anche per il rispetto che portano alla propria arte. Un bene raro di questi tempi.

– Sarà fatto, conte.

Teardraet si guarda intorno rasserenato, soffermandosi sui volti incerti o compiacenti dei membri della propria corte.

– Lie Maldanea, vi chiedo l'onore di accompagnarvi nei vostri appartamenti.

La dama Syerdwin sembra riprendersi da un sogno ad occhi aperti ed esita per un attimo prima di rispondere.

– Certo. Ma se la mia risposta fosse negativa potrei forse averne benefici maggiori, cosa dite Ministro Bediun?

Questi sorride educatamente. – Non saprei cosa consigliarvi, Lie Maldanea.

– Potete accompagnarmi Conte Teardret. Ubbidirò al mio cuore, non seguirò le bizzarre vie dettate dall'intelletto. – Maldanea si inchina leggermente. – Vi ringrazio Conte.

Teardraet annuisce rigido e la affianca mentre abbandona la sala. 
 





– Mi accorgo che la mia condotta non ha trovato la vostra approvazione, Lie Maldanea.

La giovane Wessiun accarezza Difiduanna, come di consueto appollaiata sulla sua spalla, lancia uno sguardo distratto sui ritratti appesi nel lungo corridoio che unisce le tre ali del palazzo.

– Non potete accettere di vivere senza inutili tormenti conte Teardraet?

Il Moeld scuote lentamente il capo. – Ogni cosa deve avere un termine, Lie Maldanea. Ogni divertimento, ogni passione. Perché accettare che sia la cieca mano di una morte idiota a porre termine ad ogni cosa? Perché non provocarla, precederla, ridicolizzarla? La musica vive per il tempo che qualcuno la esegue e viene udita, poi, come un ricordo, tace fino al prossimo risveglio. Ma cosa ne è delle ballate che più nessuno canta o ricorda? Dove finiscono? Non sono dunque morte e defunte come tutte le creature che nessuno ricorda più, il cui nome coperto di polvere cade senza risonanza?

– E voi credete che affrettare il termine, la fine, sia un modo ragionevole per scongiurarla? Non vedete a quali perversioni del pensiero conduce la vostra intelligenza?

– Queste perversioni sono una compagnia abituale per me, Lie Maldanea. Vivere a lungo significa rassegnarsi ad una lunga solitudine. Questi pensieri sono i fiori che nascono da un terreno così arido. Non vi chiedo di amarli né di comprenderli. Vi chiedo al massimo la stessa condotta ostentata da Aue Bediun: una condiscendenza ironica, temperata dal denaro che riceve dalla mie casse.

Lie Maldanea si blocca di colpo. – No. Sapete che non è possibile, e non mi avete condotto fin qui solo per chiedere la mia complicità. Potete mentire a voi stesso fino a questo punto?

– Posso, Maldanea. Posso essere molto infelice tentando di non esserlo. Vi prego di non continuare questa inutile discussione. Adesso terminerò di accompagnarvi ai vostri appartamenti, vi saluterò con la consueta cortesia che ben conoscete e potrò tentare di dimenticare le vostre parole.

– Cos'è il Lamento di Quimby? – Chiede all'improvviso Maldanea.

– Lo ignoro.

– Capisco. Credo che questo sia per voi uno scherzo.

– Una sfida, nulla di più. Mastro Hàlua poteva ammettere di non conoscerlo, poteva eseguire un cosa qualunque, oppure poteva tenere l'atteggiamento che ha tenuto, l'unico degno di stima e considerazione. Tutto qui.

– Se considerate il mondo come un teatro di pupazzi finirà per stancarvi, conte Teardraet.

– Può essere già accaduto. Buona giornata Lie Maldanea.