9.12.18

Calibano dieci&nove: Aspettando l'Imperatore


“Cilicio Benelli SCOMPARSO!” Titolano i settimanali di Foxtrot pochi giorni dopo la riunione della Fratellanza.
“EVVIVA!” Festeggiano stappando l’ennesima bottiglia di champagne politici, faccendieri, industriali, alti prelati sputtanabili dal Savio Adorabile, nel caso avesse vuotato il sacco.
“GRAVISSIMO ATTENTATO ALLA DEMOCRAZIA!” Titolano i giornali di opposizione, con l’indignazione ovvia di chi sa già che nessuno si stupirà nè si scandalizzerà più che tanto.
“ALCUNI GIORNI DI RIPOSO PER IL PREMIER VEREX TANGO” Scrivono in ultima degli interni gli infogiornali di Sirio, mentre gli olorotocalchi scandalistici riesumano per l’ennesima volta la foto 3D di Verex Tango in compagnia di Lasciva Ombrosa al “Pessimo Soggetto” di Inferno Ballabile, col titolo in rosso violenza e verde fluo: “Il Premier ancora vittima del fascino della diva?”
Naturalmente chi è andato più vicino alla verità sono i settimanali scandalistici. Verex Tango infatti, in compagnia di Gondola Blomberg, Ministro della Difesa, si trova precisamente su Inferno Ballabile, alloggiato nella Suite Imperiale (i Mangiasabbia sono gli unici, insieme allo sceneggiatore di “Guerre Stellari”, a sognare un Imperatore Galattico).
Nel vasto e lussuoso alloggio i due alti esponenti del governo di Sirio sono a colloquio con Cilicio Benelli a proposito della sorte di Foxtrot, minacciata dai mercenari stipendiati dal loro governo. Prima di riferire il colloquio, tuttavia, sarà utile una breve digressione.



Torna a casa, Lassie!

I Sirioti, cioè gli abitanti del quarto pianeta di Sirio, sono esseri senzienti dotati della forma approssimativa di un cane pastore tedesco molto peloso particolarmente sulle orecchie, normalmente deambulanti sulle zampe posteriori (ovviamente più lunghe e robuste di quelle dei cani pastori terrestri), dotati di un carattere tenace e giocherellone. Il loro sport nazionale è la distruzione di divani, poltrone e gambe di tavoli. Per questo motivo Sirio 4 è il pianeta più ricco di mobilifici dell’intera galassia e la sua pubblicità la più cretina dell’universo (a parte quella terreste, ça và sans dire)...
La presenza di pastori tedeschi molto pelosi sulla Terra è da ricollegarsi ad un remoto sbarco sul nostro pianeta di esploratori sirioti, perdutamente innamoratisi delle lupe locali e quindi mai più ripartiti.
Se avete la fortuna di godere dell’amicizia di un pastore tedesco dalle orecchie molto pelose fate attenzione a due particolari:
1. Lo sguardo di indefinita, sovrumana tristezza che talvolta appare nei suoi occhi. Mentre voi vi sentite a disagio: “che cazzo ha il cane oggi?”, lui cerca di ricordare i grandi prati color lavanda della patria, che ha conosciuto solo nei sogni più segreti.
2. L’attenzione con cui segue le pubblicità dei mobilifici, indice non di stupidità ma di profonda nostalgia.
Ma, a parte questo, non trovate singolare che la salvezza della Terra sia in questo momento nelle mani di Cilicio Benelli, eventualità che nessuno, nemmeno io, avrebbe potuto immaginare?
Ammettetelo che siete insieme disgustati ed affascinati da questa situazione e che non sapete se sperare nel successo del losco Savio Adorabile o nell’incorruttibilità di Verex Tango e di Gondola Blomberg, con tutto ciò che essa comporta.
Si tratta di un non piccolo dilemma etico al quale non è facile trovare una risposta insieme soddisfacente e dignitosa.
Bello eh?



Cuore di cane.

– Si tratta di difendere la società di Sirio dal disordine e dal comunismo. Avete presente il comunismo, penso.
No, dall’espressione sembra proprio che i due pezzi grossi di Sirio non l’abbiano presente.
Eroicamente Cilicio Benelli prosegue: – I comunisti sono coloro che vogliono distruggere le più sacre tradizioni. Dio, la Patria, la Famiglia.
I due Sirioti che condividono con i loro simili un Pantheon di divinità tanto affollato quanto un metrò all’ora di punta, la tradizione matrilineare e un concetto di famiglia come versione dilettantistica di un hotel, ostentano un’ espressione indecifrabile.
– Sono quelli che vogliono far trionfare il libero amore – persiste l’Adorabile. – L’aborto, l’eutanasia, il trapianto di organi, il matrimonio omosessuale, la droga, la pornografia, l’incesto, la pederastia, il lesbismo, l’arte astratta, il realismo socialista, il rock, la pirateria cinematografica, il femminismo e l’energia solare per poi dominare da tiranni i popoli abbrutiti dalla licenza più sfrenata e dalla mancanza di moralità.
Verex Tango e Gondola Blomberg si fissano perplessi ed annuiscono con l’educato e paziente stupore di chi è finito nel padiglione dei mormoni mentre cercava il tendone con la danza del ventre.
Cilicio Benelli si asciuga la fronte coperta di sudore. Si sente – e ciò che è peggio, sospetta di apparire – il piazzista di un articolo disastrosamente fuori moda. Il suo pezzo forte sul comunismo, di indiscusso successo presso terrestri beoti, senza scrupoli e di origine Nordamericana, alti papaveri della Chiesa, politici pret-a-porter e capitalisti disinvolti, da un po’ di tempo a questa parte fa cilecca in modo imbarazzante. Non che Cilicio Benelli creda davvero alle stupidaggini che dice sul comunismo, verso il quale in privato ha un atteggiamento disinvolto e persino cinico: semplicemente si limita a cantare la canzone che i suoi interlocutori vogliono sentire.
Sorride cercando di sembrare perfettamente a suo agio. Agli emissari che falliscono i Mangiasabbia riservano una sorte che contempla l’uso di un miscuglio di frammenti di vetro, una pompa da bicicletta, un paio di picconi, numerose parti vitali della vittima ed i grandi Canyon di cristallo di Aldilà Arcobaleno. Cilicio inghiotte a vuoto e si strofina un ginocchio.
– Ermete Daghilava, il Superno della Chiesa dell’Estremo Languore ci ha detto che avevate delle proposte serie da farci.– Gondola Blomberg, una Siriota dallo splendido pelo color del miele, è chiaramente irritata. La giornata è stupenda, l’ambiente animato e divertente, lei ha un nuovo abito da indossare (che si augura le venga successivamente sfilato con appropriata irruenza da Verex Tango) e non ha nessuna simpatia per quel tizio mellifluo e inconcludente.
L’Adorabile smette di inghiottire a vuoto e di cullarsi le ginocchia. Fa la boccuccia da Omino di Burro e riparte, il cuore pesante e tetro.


– Ma aldilà del problema della decadenza morale, inevitabile in ogni società avanzata, credo che la nostra riflessione debba volgersi verso le crescenti difficoltà di governare una società ad elevato grado di complessità...
I suoi interlocutori, insensibili alla piaggeria, non nascondono impazienza e noia. Verex Tango consulta ostentatamente l’orologio e si chiede se lo scopo ultimo di quell’imbecille non sia chiedere una raccomandazione per qualche parente ritardato.
Lo guarda con maggiore attenzione cercando in lui i segni tipici del rompiscatole in cerca di favori e ne trova a bizzeffe: il sudorino viscido sulla fronte, la cravatta a lingua di cane morto ed il completino grigio scuro gessato da mezzapippa in ghingheri, i modi a metà tra l’ipocrita e l’untuoso, le mani glabre, pallide e nervose, gli occhialini con la montatura d’oro da quasi arrivato.
Il Primo Ministro di Sirio tira un grosso sospiro, guarda con educato interesse le gambe affusolate del Ministro della Difesa, sbadiglia e decide che tra cinque minuti farà buttare fuori il mollusco occhialuto.
– … Proposte… Certo. Forse più che di proposte si dovrebbe parlare di un indirizzo generale. – Il mollusco cerca un segno di approvazione dai due sirioti. Niet: i due lo guardano come se aspettassero qualcuno del personale di servizio che venga a rimuoverlo dalla moquette. – …Una scelta etica e morale, un passo avanti per la società galattica e per il governo ed il popolo di Sirio.
Verex Tango scuote le orecchie come per allontanare un grosso moscone transitato nei dintorni e sbatte le mascelle con un bello schiocco.
– Un passo avanti di civiltà lo stiamo facendo. Tra poco. – Guarda l’orologio. – Diciamo un paio di settimane, ripuliremo Foxtrot da quella consorteria di imbecilli che lo abitano. Questa per me è una scelta etica.
Gondola annuisce. – La lingua è la base dell’intelligenza e della comunicazione. Se è usata per instupidire, blandire e mentire, nessuna creatura intelligente può rimanere indifferente.– La siriota sorride in un modo che al Savio, al momento assai poco adorabile, ricorda un documentario della BBC sui branchi di lupi negli inverni canadesi.
Cilicio Benelli esita. La discussione si ostina a non prendere quota, i due boss di Sirio gli sembrano troppo furbi o troppo scemi ed in ogni caso hanno tutta l’intenzione di lasciare a lui il compito di fare delle cifre, sempre che abbiano ancora voglia di starlo a sentire, eventualità che non parrebbe troppo probabile.
Il fiasco si profila totale, che fare? Una serie di attentati condotti dai nazisauri in combutta con qualche elemento corrotto dei servizi segreti di Sirio? Il rapimento di un alto membro del governo, possibilmente proprio di uno dei due bastardi presenti? Perso per perso Cilicio Benelli decide di giocare l’ultima carta. – C’è qualcuno che ha a cuore la sorte di Foxtrot. – L’Adorabile ammicca leggermente accarezzandosi il dorso della mano. – Qualcuno che è disposto a dimostrare un’enorme riconoscenza se il pianeta verrà risparmiato.
Verex e Gondola si guardano. – Quanto enorme?
Cilicio Benelli sorride e spara una cifra.
– Ridicolo.
Segue un’altra cifra più alta, quanto basta a comprare due secoli di governi italiani.
– Che miseria.
Segue una cifra sufficiente a comprare tutti i governi della Terra per un secolo e passa.
– Mmmmhhh. – Fa Gondola.
– Avremo molte spese. – Spiega Verex.
Cilicio Benelli sorride di nuovo. – Altre eventuali spese saranno a carico del personaggio al quale ho accennato.
– Affare fatto. – Dicono all’unisono Verex e Gondola. – Era ora che arrivasse a qualcosa di concreto.– Il Primo Ministro di Sirio si alza, si stiracchia e batte una bella pacca sulla schiena dell’Adorabile che trasale e fa finta di divertirsi un mondo. – Ci vediamo domani mattina per i particolari.


4.12.18

Calibano Di-Ci-Otto: Fervent rotae fervent animi


Ahriman Godetai abbandona a metà l’esecuzione della Sonata n° 5 “Dell’albero in fiamme”, lasciando che Biscroma, il robodomestico di casa la termini al suo posto (l’autore, Ereo Kamy-Ky, aveva sostenuto in un’intervista che “nessuno può sospendere l’esecuzione della mia sonata senza soffrirne gravi conseguenze morali ed intellettuali”).
Attraversa la passerella in legno che dalla villa scende alla scogliera dove sorge il suo eremo, solleva leggermente l’orlo dell’abito bruno decorato con l’avito simbolo del Cane-pavone ed approda nella grande sala a vetri della sua villa.
Ahriman si guarda intorno con blanda soddisfazione. Il mare ambrato dona ai tappeti e alle tappezzerie una calda sfumatura topazio. L’aria che entra dalle finestre è intiepidita dai raggi del sole Azuki, ma non nasconde un tenue presagio della languida freschezza del tramonto.
Insomma, nella sua Casadolcecasa il Sauroide ci sta da papa.
Tra poco arriveranno i suoi soci. Ahriman affida ad un altro robodomestico, Semibiscroma, la scelta di una serie appropriata di temi per musica d’ambiente ( “Costruiamo un futuro aereo e vitale”, di Solla Tama andrà benissimo. ) accompagnati da immagini colorate e blandamente ipnotiche proiettate sul soffitto (“Sogni di un meriggio astrale”? Cosa dici? Troppo animato? “Eternità al tramonto”? Semibiscroma, ma ti rendi conto delle circostanze? “Volubile irrealtà”? Mmmmh, perfetto.)
Non che i suoi soci meritino tante attenzioni. No di certo. Ma il sauroide pensa che un ambiente equilibrato e stimolante faccia miracoli nel suscitare idee e proposte anche in un ensemble di zucche vuote come la Satan-Luxiferus-Ahriman- Iblis.
Appena il tempo di gustare un aperitivo delicato e leggermente stimolante ed ecco i suoi ospiti: Satan, con il cipiglio feroce di un richiamato cinquantenne nell’Armata Galattica, Luxiferus, un grilloide alto più o meno due metri, con un bel panama chiaro ed eccitato come uno scrittore esordiente in attesa dei fotografi, Iblis, un androide prototipo dallo scheletro in lega metallica, cigolante come un carrello di supermercato e semiannegato nel suo consueto camicione bianco e, a chiudere il corteo, Neurite vestito da pilota di Caccia stellare, abbigliamento adottato all’età di sei anni galattici standard unificati e mai più abbandonato.  


– Vi prego di voler prendere piacere della mia modesta abitazione, indegna del nostro magnifico capostipite Shakamel.
La formula rituale della Casa del Cane-pavone é accolta con un grugnito da Satan, con un sorriso di leggero stupore da Luxiferus e con una scrollata di spalle da Neurite che trova ridicole le tradizioni di famiglia.
– Checc’é da bere? – Chiede il reprobo aprendo una mezza dozzina di sportelli ed allineando sul tavolo della riunione altrettante bottiglie.
Ahriman si sforza di rimanere calmo. Lo fa praticamente da quando il suo rampollo é uscito dall’uovo ed ha spalancato sul mondo uno sguardo eccitato e famelico: non è contento ma perlomeno c’è abituato.
Riesce persino a sorridere, disinvolto come un ambasciatore a un ballo di carità. – Servitevi pure. – Poi lancia un’occhiata di scusa al ritratto dell’Antenato Shakamel, in abito da guerriero del periodo Motjan e si versa una seconda, più robusta dose di aperitivo.
– Qualcuno ha protestato presso il governo di Sirio? – Chiede Satan, tatticamente installato alle spalle dello sbarramento di bottiglie.
– Io. – Luxiferus è il primo ad essere stupito da tanta audacia ed ammutolisce subito.
– E allora?
– Un tizio mi ha fatto un lungo discorso zeppo di paroloni e mi ha suggerito di rivolgermi ad un avvocato. Ho protestato vivacemente ed ha riso, anzi per l’esattezza si é sbellicato. Mi ha suggerito di usare il brevetto di concessione per… Non importa. E ha minacciato di rovinarci. “Vi manderemo a far marchette!” Mi ha detto. Credo che il significato più corretto della locuzione sia per l’appunto…
– Lasciamo perdere.– Ahriman non ama l’uso di espressioni forti tra i muri della magione ed ancor meno sopporta i risolini da deficiente di Neurite. – In sostanza é stato un fiasco. Il problema a questo punto é stabilire se ricorrere a vie legali...
– Palle!
Ahriman ignora l’interruzione di Satan che ha espugnato la prima bottiglia e sta coraggiosamente attaccando la seconda. – … Oppure se provvedere in qualche altro modo a tutelare i nostri diritti, sebbene…
– Non si può togliere st’accidenti di musica? Mi fa venire il mal di testa.
Il nobilsauro guarda con intenso disgusto il frutto del suo amore per Llalith Ele, sua prima e unica legittima moglie, attualmente in crociera circumgalattica in compagnia dei suoi alimenti e di un sauroide giovane ed esibizionista a nome Thelgan, ex-fotomodello. Sospira e con un gesto impercettibile abbassa il volume della musica ad un remoto frinire. Si versa ancora da bere prima di terminare.
– … Sebbene, dicevo, non vedo come le nostre limitate risorse possano…
La c-assa della società conta a-ttualmente 4.235 galattodindi, i crediti a b-reve sono p-ari a 34.890 galattodindi mentre l’e-sposizione nei confronti di d-ipendenti, banche e fornitori a-a-scende a 9.231.902 g-alattodindi. Te-tecnicamente siamo falliti.
A qualcuno era parso geniale produrre androidi con lo scheletro acciaio-cromo-molibdeno-palladio. Ma era un’idea cretina, degna uno sceneggiatore di fumetti. Il povero Iblis si inceppa spesso a metà di un movimento, rischia la ruggine come una bici in cantina e balbetta come un vecchietto con la dentiera smisurata.


– Grazie Iblis, basta così. – Ahriman lancia uno sguardo di contenuto livore al capocontabile della società, il genere di sguardo che i suoi antenati guerrieri e feudatari riservavano ai latori di cattive notizie subito prima di appenderli a testa in giù sopra un falò ardente. – Come ha egregiamente riassunto l’amico Iblis la nostra situazione non é tale da permetterci un impegno adeguato alla contingenza, quindi...
– Ma nemmeno per idea! – Satan, vincitore indiscusso della tenzone con i liquori di casa Godetai, fa un gesto di sfida che spedisce a terra due preziose sculture del periodo Daldhakor e minaccia con un dito il socio rammollito e aristocratico. – È in questi momenti che i tipi come noi devono mostrare quanto valgono. – Saetta intorno sguardi incendiari. Istintivamente tutti si abbassano. – Se dovremo combattere, ebbene, noi combatteremo! Ci batteremo!
– Sì, combatteremo! – Neurite, discreto collaboratore di Satan nel massacro della dotazione alcolica di famiglia, si alza in piedi dondolandosi sul busto. – VRRRRHHH! WHAM! POW! FIIUUUuuuu! Li massacreremo, li distruggeremo!
Ahriman lascia che i due si sfoghino, raccoglie i miseri resti delle due statuette, dà una botta alla sedia di Iblis che si é disattivato e chiude a chiave l’altro armadio che contiene il grosso della dotazione di liquori.
– CON COSA COMBATTEREMO? – Chiede troncando di netto l’ennesimo duello spaziale ingaggiato dal figlio.


Seguono diversi secondi di silenzio interrotti dalla voce rugginosa di Iblis che sussurra: – Bisognerebbe sabotarli.
– E come? – Si informa educato Ahriman.
– Boh? Facendoli perdere nello spazio, mandandoli sul pianeta sbagliato, non so…
Sul pianeta sbagliato, sentilo! – Satan sghignazza. – I piloti Kerrabbia sono i migliori della galassia.
– Dovrebbero trovare al posto giusto il pianeta sbagliato…
Mormora tra sè Luxiferus mentre fissa il soffitto dove lievi forme colorate danzano incorporee e si gratta il torace con le zampe mediane. Nessuno lo ascolta ed il grilloide, cullato dalla musica, continua silenziosamente a riflettere.
– Dovremo introdurci a bordo dell’ammiraglia e sabotarla. – Ulula Neurite, poi con voce cavernosa: – Pronto Ammiraglia, qui navetta tattica codice “Sterminio”, chiediamo autorizzazione per l’aggancio. Eh, cosa ne dite? –
Nel silenzio che segue al frammento di sceneggiatura si ode, questa volta distintamente, la voce di Luxiferus. – … Un pianeta fasullo, un semplice trucco, come nel film “Abissi Stellari”…
– Tombola! – urla Ahriman, rievocando l’antico gioco invernale dei contadini sauroidi. – Luxiferus, hai fatto tombola!

1.12.18

Calibano diciassette: Miseria e Nobiltà


Pantaleone Grimaldi Torralta, Conte di Santacroce non é certo un nome adatto per un galattico, tuttalpiù per qualche relitto di nobiltà nostrana.
Ed effettivamente Pantaleone ecc. è originario di Ventimiglia (come il Corsaro Nero, ci tiene a dire). Rapito nel 1966 nei dintorni di Fiuggi da un disco volante, dopo un rapido check-up è finito a scavare torio su una remota luna del quarto pianeta di Beta del Cigno.
Sennonché il capo cantiere amava talmente la pinnacola – nome galattico: “Bacia il Generale” – da perdere in una sola rovente partita con Pantaleone la casetta acquistata coi piccoli risparmi, il fuoristrada, la moglie, l’amante, la foto della nonna in divisa da assaltatore Zukunft, la collezione di fumetti e la proprietà di Pantaleone medesimo.
Il conte di Santacroce – autopromossosi Duca – é adesso uno dei più attivi faccendieri dell’universo conosciuto. La sua fortuna si basa sulla costruzione di villaggi turistici in pseudomasonite su pianeti di astri instabili, ubicati nei pressi di un buco nero o posti all’ombra di una stella a neutroni. All’indomani dell’inevitabile tragico incidente Pantaleone passa ad incassare polizze miliardarie sottoscritte da agenti assicurativi corrotti e via, a costruire altri Porto Sorriso, Ville Arcobaleno e Residence dei Colli.
Complice nella creazione del Ducato è stato l’ex-speaker del parlamento Galattico (prima dello scandalo Tacchi-a-spillo): Aquila Yò-yò, un coniglioide dalle fattezze simili in modo allarmante a quelle di Bugs Bunny, collezionista di calzature femminili di tutte le razze della galassia.
Il duca di Kroton ( Kroton é o meglio fu un villaggio-vacanze costruito su Sperduto III, marinato da una nube di acido acetico di provenienza extragalattica tre giorni dopo la sua inaugurazione) é anche il fondatore della Fratellanza degli Onesti Cavalieri del Sacro Cimento Modulabile, paravento di una multisistemi del crimine collegata con gli estremisti Nazisauri di “Onore e Artigli” e con i Mangiasabbia di Aridomeriggio, trafficanti di armi, droga, sesso, profumi psicotropi, videooloriproduttori farciti di sassi e in generale di tutto ciò che di illegale prevedano le memorie di “Principe del Foro IV”


I soggetti di maggior interesse in questo olimpo del crimine sono i Mangiasabbia, unico esempio di forma di vita a base silicio, creature che godono dell’invidiabile situazione di non aver mai sviluppato un codice morale. Criminali naîf in sostanza, candidi come ragazzini che bucano pneumatici .
Non esistono ricerche attendibili sulla società Mangiasabbia.
Alcuni xenoetnologi che si sono dedicati alla studio dei loro usi e costumi sono ritornati alle rispettive università improvvisamente ricchi, per presentare brevi relazioni ricche di frasi come “splendente società eticamente superiore” o anche “inaspettata sintesi di estremi polimerici” o persino “Vetusta venustà fischiando falpalà” e spedire al direttore di Dipartimento a tutti i pezzi grossi dell’Ateneo enormi pacchi di letame con dedica.
Altri, i più curiosi e seri, sono tornati in forma di pietosa salma, vittime di strampalati incidenti avvenuti tentando di accendersi una sigaretta con un lanciaraggi laser o bevendo per errore una miscela di minuscoli frammenti di vetro.
Dal momento che non sono riuscito a scovare personaggi con il fegato di venire fin qui (ho ignorato una vocina che suggeriva Sandokan), sono presente di persona ad una riunione (Rutilante Appello, nel linguaggio del Duca) della Fratellanza degli Onesti Cavalieri ecc.
L’Adunanza, convocata con uno spot subliminale trasmesso da TeleMorbidona, ha luogo in una sala ipogea ricavata in una delle caverne di Apatico, il pianeta più bucherellato della Galassia.
Lo stravagante numero di crateri e caverne di Apatico è dovuto al moto peculiare del pianeta, oscillante intorno ai tre soli del sistema: Infido, Ingrato ed Incoerente. Questa caratteristica lo rende un eccellente bersaglio per ciottoli di tutte le dimensioni, attratti dal campo gravitazionale dei soli gemelli.
Naturalmente appena il Duca di Kroton aveva avuta notizia dell’esistenza di Apatico, vi aveva subito fatto costruire il residence turistico “Sorriso”, sul continente-isola di Ortica.
Il residence, prontamente assicurato con polizza miliardaria da un funzionario della Prima Compagnia di Securtà Galattica (fatalmente sotto di qualche milioncino perso alla roulette quantistica di Megabau), é durato ben nove settimane e mezzo prima di essere affondato a 35 miglia galattiche sotto la crosta di Apatico dall’asteroide Torta Pasqualina.
Il tragicocomico incidente ha avuto per vittime i congressisti di un Movimento ostile alla libertà sessuale riuniti a congresso – rimpianti praticamente da nessuno – ed ha procurato qualche soldino fresco al Duca, da riinvestire nell’acquisto di un certo numero di membri influenti dei principali partiti della Galassia.
Siamo seduti a cuneo ed al vertice, abbigliato come Mandrake, sta il Duca, bel volto drammatico ed abbronzato, baffetti curati e nervosi, capelli neri e impomatati, all’occhiello un narciso e intorno a lui un sentore di esotici profumi.


Il Duca (Fastigio Lucente dell’Orbe Pacifico) saluta sfiorandosi con due dita il bordo del cilindro di raso nero, apre il libro del rito (Cripta della Ricordanza) e legge con impeto una frase: – Nulla muta. Tutto resta sempre se stesso.
E l’Uditorio: – Il tempo crea le apparenze che la volontà distrugge
– L’Ordine é uno ed é interminabile. – Salmodia Pantaleo.
-Sii unviaggiatore dell’Interminabile.– Rispondono Mangiasabbia, Nazisauri, Picciotti, Kerrabbia pensionati ed Aquila Yò-yò in completo argento da prestidigitatore.
– L’Ordine é luce…
Non sono pagato a parola, quindi trascurerò di trascrivere le interminabili scemenze del Duca e dei suoi accoliti. Gli eventuali interessati possono scrivermi o telefonarmi.
Mentre mi annoio osservo un mangiasabbia tediato quanto me, intento a sfogliare un catalogo di soprammobili di cristallo ed a schioccare la lingua, producendo un orripilante rumore di unghie su vetro, davanti ai pezzi più ghiotti.
Finalmente Pantaleone recita: – L’ordine é la nostra Eternità. – Ed un ciottolone si schianta con un bel boato a poche miglia da lì.
Si guarda intorno compiaciuto come se il meteorite l’avesse convocato lui e dichiara: – È aperta la seduta. La parola all’Arcano Clavigero Ketten per una breve relazione sulla situazione.
Aquila Yò-yò, che da sempre ostenta il massimo disprezzo per le cerimonie della Confraternita, continua a guardare il soffitto della caverna e a sbadigliare.
– Ehm… – Bisbiglia il Duca.
Il Coniglioide si volta, sbatte le ciglia e sbadiglia ancora.
– Arcano Clavigero Ketten! – Ulula Pantaleo ed Aquila Yò-yò finalmente ricorda che l’Arcano é lui. Deglutisce e inizia: – Ci stanno fottendo.
Panico.
I mangiasabbia che si riproducono per gemmazione e hanno un’idea quanto mai vaga e distorta del comportamento sessuale delle razze carbonio picchiettano sugli auricolari con una faccia assorta da adolescenti con l'MP3 scarico.
Il coniglioide ammaina un orecchio e prosegue:
– La Terra, come la chiamano quei quattro gonzi che ci abitano, Foxtrot 12.AB.42 per la gente civile, la prossima sede della più grande roulette quantistica della Galassia, delle nostre finanziarie, delle nostre banche, di tutte le nostre attività più ricche e lucrose… Ebbene, Foxtrot sta per essere DISTRUTTA! (pausa drammatizzante) Il governo di Sirio e la Fondazione per la Difesa della Panlingua hanno ingaggiato i Kerrabbia. Non ho bisogno di ricordarvi che passati loro di Foxtrot non rimarrà abbastanza nemmeno per un banchetto di nascita su Aridomeriggio.– Soffia sul palmo della mano aperta inguantata in giallo e piega in alto l’angolo della bocca. – E i nostri soldi voleranno via…
Il riferimento alla festa sociale dei silicati che la tradizione vuole composto da una scheggia di ardesia (piccola) per invitato, e quello alla scomparsa del denaro scuotono i silicati che con un sordo, prolungato ruggito manifestano malumore.
Chiudo gli occhi e vedo antiche metropoli sepolte da immani tempeste di sabbia.
– … A meno che… – Riprende Pseudo Bugs Bunny. 

 
Il duca di Kroton sceglie proprio quel momento per urtare con il gomito il massiccio dado in iperghisa appoggiato sul bordo del tavolo a simboleggiare la sua autorità. Il coso si schianta a un soffio dal piede di Dsh‘Gh(iii)2, Grande Geosinclino dei Mangiasabbia, creatura amabile quanto una doccia al vetriolo ed altrettanto letale.
Pantaleone rimira il cratere piccino picciò aperto dal simbolone e meditabondo interrogasi sulle possibilità di recupero.
Cosa sarebbe successo se il Duca di Kroton non avesse fatto cadere il dadone, mostrandosi una volta di più infantile e casinista?
Il fatto è che sotto il tavolone della Fratellanza già gorgogliava un’inconcepibile e aberrante forma biotica locale che, se fosse sopravvissuta, avrebbe spazzato via ogni altra specie dalla Galassia, sostituendola con concrezioni argilloso- cristalline dalla forma inesplicabilmente simile a quella di un grosso e rumoroso Fast-Food.
Non era essenziale dirlo, lo so, ma ci tengo che prendiate a benvolere il Duca, persona amorale ma squisita.
Ignaro del suo ruolo di Salvatore dell’Universo Abitato il Duca si inginocchia per tentare di recuperare il dado (Erma della Casualità) evitando così lo sguardo assassino di Aquila Yò -yò, che ignora cosa sia successo ma è irritato per il tramestìo, borbottìo, armeggìo prodotto da Pantaleone. Quando Aquila si arrabbia le orecchie gli planano sulle spalle, rendendolo molto simile a Sandie Shaw (pochi la ricorderanno, pazienza).
– …A meno che, DICEVO, noi non si alzi il nostro deretano lardoso in fretta per fermare i Kerrabbia. Io non ho nessuna soluzione in tasca e non tirerò fuori conigli dal cappello. (Pantaleone-sotto-il-tavolo ridacchia). DICIAMO CHE mi affido all’intelligenza ed alla fantasia dei presenti.
Ha finito in calando, delusoperplesso, il coniglioide. Scettico si guarda intorno e si siede.
– Potremmo assssumere noippure dei Kerrabbia. – Il Grande Geosinclino ha una bella voce profonda, simile al rumore prodotto da un commensale allegrotto che soffi nel collo di un grosso fiasco e dispone di tre occhi simili a rose del deserto dei quali uno spianato sul Duca di Kroton, inginocchiato a frugare nella terra borbottando qualcosa.
– Assssumere molti Kerrabbia noi possssiamo, una gigantesssca flotta kettutto distrugge, tutto. Nesssuno kesssopravvive: lassser, termoannichilatori, cannoni quantici, missssili a fussssione…
L’eccitazione di Dsh‘Gh(iii)2 aumenta di pari passo con il numero di sibilanti e Aquila Yò-yò decide di intervenire prima che l’eminente Sabbione si avventuri a dire “assassini”, parola che notoriamente fa deragliare la favella dei Mangiasabbia rendendoli simili a 78 giri graffiati.
– Grande Geofinclino, lo fa quanto coftano i Kerrabbia?
Uno degli effetti della vicinanza di un nativo di Aridomeriggio è la tendenza alla scomparsa della lettera “S” dall’alfabeto degli interlocutori, fenomeno a suo tempo previsto dal teorema linguistico di Ter- Dat- Bandora sui fonemi come quantità finita.
– No. – Replica impavido il grosso silicato.
– Un Kerrabbia, senza contare l’attrezzatura costa all’ora quanto dieci dei vostri sicari per un anno. – Spiega il Duca di Kroton facendo capolino sull’orlo del tavolo come il teschio del povero Yorick.
– Lassciamo perdere. – Shiddigh’Ssh, il luminoso Ortosinclino fa gli occhiacci a Dsh‘Gh(iii)2. – Ricorreremo ai Kerrabbia ssolo sse non ci viene in mente nulla di meglio. Qualcun altro che ha un’idea migliore?


Il mio vicino, quello che sfogliava il catalogo di soprammobili di cristallo, si scuote, schiarisce l’ugola e propone di rapire la figlia del Governatore di Sirio per ricattarlo, come nella 126ª puntata di “Sono un pirata, sono un Signore”, la telenovela avventurosa trasmessa da Telemassaia di Aldebaran.
– Bah! – Commenta Aquila Yo-yò. – Cos’ altro?
Seguono proposte varie mentre il mio vicino, fa le spallucce e torna alla lettura del suo catalogo.
Tra le tante idee germogliate nelle zucche sabbiose o decisamente vuote dei presenti una attira la mia attenzione. Riguarda un certo Cilicio Benelli, Gran Cavaliere di Gigosh della Fratellanza attualmente residente su Foxtrot, da spedire su Sirio a corrompere o a eliminare quanti più membri possibile del locale governo.
– Dopo i notevoli successi ottenuti penso possa essere l’uomo giusto anche per noi. – Suppone l’autore della proposta, una verdalmata dagli occhioni di foglia ed un corpo da sogno perverso.
– Mmhh.– Aquila Yo-yò annuisce fissando scollatura e polacchine di vitello della ragassa. – I politici di Sirio sono talmente corrotti che ci costeranno poco di meno, ma tanto vale provare. Tra ricatti, stragi, minacce, promesse, finanziamenti ai partiti di maggioranza, all’estrema destra ed alle chiese di Sirio qualcosa quaglieremo.
Aquila Yo-yò diteggia brevemente su un arnese grosso come un portachiavi. L’allarme ipersonico della sua astronave parcheggiata fuori dalla caverna comincia a ululare.
Il coniglioide si guarda intorno imbarazzato e scuote l’aggeggio che si mette a barrire. Le vibrazioni ultrasoniche provocano un piccolo assestamento tellurico che fa tintinnare i Mangiasabbia come calici da Champagne. Qualcuno di loro fa la faccia scura.
– E allora? Me l’avete venduto voialtri. – Aquila spazientito afferra l’arnese e lo sbatte più volte sul tavolo fino a che sulla parete di fronte si accende l’immagine di Cilicio Benelli, Savio Adorabile per i settimanali di Foxtrot e Gran Cavaliere ecc. per i Galattici.
Scende il buio nella caverna mentre l’ex-speaker bugsbunnesco del Parlamento Galattico dialoga con il mellifluo personaggio: un fitto cicaleccio di cifre e nomi impronunciabili.
Io, sopraffatto dall’agnizione, (cfr. Umberto Eco) sento la mente vacillare (cfr. H.P.Lovecraft) e, approfittando dell’oscurità, mi appropinquo all’uscita (cfr. Totò) nel mio travestimento da estremista di destra – tuta mimetica, capelli a zero e sopracciglia esagerate – ben deciso a non muovermi più personalmente.


27.11.18

Calibano XVI: Naufragio statistico medio


– Che cavolo ci stiamo facendo qui? – È un po’ monotono, Edoardo, ma nessuno ha voglia di farglielo notare. Solo Conan, definitivo simulacro di una sex-symbol dell’ hard sadomaso, è troppo gentile per far finta di niente:

– Stiamo aspettando.

E.guarda fuori dall’oblò. La nave è posata sul fondo di un cratere e la vista non è minimamente cambiata dal momento dell’atterraggio: fango scuro, rocce che chiudono a cerchio la visuale e pioggia grigiastra che cade sottile dal cielo limaccioso.

Fissa il fango che inghiotte silenziosamente le gocce e si sente come in certi pomeriggi dell’adolescenza, mentre a casa di qualcun’altro c’era una festa dove i suoi amici ballavano, accarezzavano e palpeggiavano ragazze un po’ bevute. Veniva a saperlo il giorno dopo, in genere, e si sentiva da cani. Qualche volta gli venivano le orecchie rosse per l’umiliazione, ma affettava un’indifferenza quasi indolente: “Tanto non ci venivo”.

Un frastuono ricco, sontuoso, fatto di singoli clangori metallici prolungati interrompe le sue malinconiche meditazioni, all’istante seguito da una raffica di imprecazioni schiettamente terrestri, anzi italo- padane.

– Che succede? – Chiede, già vagamente conscio.

Voce di Mirella: – Succede che ai ficcanaso vengono tagliati i pendagli.

Silenzio.

Giusto il tempo di ricaricare e la cuginetta riapre il fuoco all’indirizzo di Pelagio, materializzatosi silenziosamente nella zona del disastro per un primo rilievo dei danni. Il tartoide è colpevole di aver sistemato alcuni oggetti sotto altri di diametro maggiore favorendo un crollo all’apertura di un indefinito sportello.

E. senza muoversi dalla sua trincea si augura che l’incidente induca Mirella ad abbandonare i suoi propositi culinari salutisti, permettendo a Pelagio di dedicarsi ai suoi saporitissimi soffritti ed ai suoi lussuriosi dolciumi.

– Cucina Pelagio? – Azzarda quando mezz’ora dopo, Mirella compare in Sala Comando.

– Certo! Così potrai intossicarti un altro po’, riempirti di grassi saturi e colesterolo, intasarti le arterie e crepare dieci anni prima.

E. fa le spallucce ed indica l’esterno, come a dire “perchè preoccuparci del remoto futuro se non siamo sicuri nemmeno del nostro domani?”

Mirella fraintende e si avvicina all’oblò – Gesuuuuuù..... –

Ne sono già successe abbastanza perché E. si alzi a controllare se il Salvatore è davvero venuto a trovarli. Tecnicamente è quindi impreparato alla visione agghiacciante che lo attende al di là del vetro. Un attimo di pazienza… Ecco: adesso ha visto e può cominciare ad urlare. Prima come un tifoso che ha visto negare un rigore chiaro come il sole, poi basso e rauco per non farsi sentire. 
 

Più lucida Mirella chiede a Conan. – Cos’é quello?

La creatura è di color tenebra e ha lunghissime zampe a strisce grigio cancrena e nero fogna che sorreggono un corpo delle dimensioni di una nuvola di temporale, preceduto da un cranio dotato di quattro mandibole armate di un numero improbabile di denti di una sostanza simile a cristallo opaco.

– È un Frugafango. Una forma di vita comune su questo pianeta. Si nutre delle cimici di roccia che estrae spezzando la pietra con i denti.

Mirella si passa un dito sulla fronte, considerando con disagio il frugafango alle prese con un masso grande quanto un’edicola da stazione. Anche Conan guarda ma rimane roboticamente impassibile.

Solo E. continua ad agitarsi come un elettrone rimbalzando contro le pareti.

– Conan, quante possibilità ci sono che quel coso scambi la nave per una roccia e la frantumi? – Chiede Mirella.

– In prima approssimazione direi 10 alla nona contro una. – Totalizza il robot.

E. si obbliga a guardare il frugafango che ha finito di frantumare il masso ed ora cerca le cimici di roccia con la stessa metodica pignoleria di un invitato che al pranzo di natale abbia distrutto una noce.

– Ma Pelagio non c’é? – Chiede Mirella. – Ah, eccolo, Cosa consiglia di fare?

– Ehhh…

– Eh?

Il tartoide non risponde, estrae da un cassetto un’ampia tuta viola e la indossa. Quindi sfila una lunga tavola di legno lucido attraversata da ghirigori blu e ispirato comincia a leggerla, salmodiando con voce nasale.

Fuori il frugafango sta prendendo a calci i resti della roccia distrutta e lancia occhiate cupide verso la nave.

– Pelagio, ma le sembra…

Il pilota allarga le braccia. – I motori sono disattivati perchè io e Conan stavamo facendo una piccola revisione. La Società ha venduto i lanciaraggi di dotazione in un momento di scarsa liquidità. La più vicina stazione di Polizia Galattica si trova a quattro ore a Propulsione Gaalighe 9. – China un po’ la testa per guardarla negli occhi. – Non ho con me le sessantaquattro mistiche candele, ma credo che i miei antenati vorranno ugualmente accogliermi sotto il Grande Eterno Guscio Infinito.

Il frugafango si é rimesso in marcia e adesso i passeggeri della nave possono facilmente vedere le bave verdastre e corrosive che colano dalle mascelle del mostro, gli occhi piccoli del colore della polvere, i peli ispidi del muso enorme ed i movimenti compiaciuti dell’esofago.

– AIUTOooo! – Grida inutilmente E.

Il frugafango dà un botta alla superficie della nave traendone un cupo rimbombo.

– AAAAAIIIUUUUTOOOOO! – Ripete con più convinzione ma poca speranza.

Il frugafango assaggia la nave con le sue mostruose mascelle, la ammacca un pochino, la fa risuonare per un po’ in punti diversi. Sembra perplesso o forse giocoso.

– Forse… – Mormora Pelagio.

Il mostro va avanti per un po’ con i suoi assaggi, dà un certo numero di calci alle pareti ed infine si allontana portando con sé l’antenna per la trasmissione nello spazio Gaalighe e l’antenna per l’Olo-TV, brontolando come un terremoto.

Nella sala passano almeno cinque minuti prima che qualcuno si azzardi a parlare.

La prima a farlo é ovviamente Mirella: – Come é possibile....

Pelagio si sfila la tuta violetta ed annuisce: – Era un cucciolo.






– Una volta questo pianeta era molto diverso. – Pelagio serve una pietanza molto simile per sapore, colore e consistenza ad una parmigiana di melanzane, ma chissà perché nota nel suo settore galattico come “Elderaia Phornix”.

E. a bocca piena si limita ad un vago cenno di stupore, mentre Mirella lo guarda con curiosità:

– Come diverso, non c’erano quei cosi?

Pelagio si serve a sua volta e consegna la teglia a Conan, che riprogrammato in forma biologica, necessita di un nutrimento più congruo di dodici secondi attaccato ad una duecentoventi.

– No, quelli non c’entrano, li hanno messi qui da poco: sono una specie protetta, in pericolo di estinzione.

E. tossisce e trangugia un boccone spropositato di Elderaia Phornix. – Ma è popio nececciario cialvalli?

Mirella lo reprime:

– Una specie vivente è un patrimonio...

– Va bene, va bene, lo so. Scusa tanto. Prego, Pelagio.

– Dicevo che il pianeta era molto diverso, un tempo. È stato costruito dalla Sogni Standard, sulla base di una ricerca di mercato commissionata alla Festina Lente di Algol, allora la più grande agenzia di sondaggi della galassia. Il pianeta doveva essere una sorta di modello: la realizzazione del sogno standard statistico del galattico medio. Doveva, cioè, raggruppare tutti i beni desiderabili per una schiacciante maggioranza della popolazione.

Mirella rabbrividisce. – Che idea allucinante.

Pelagio conferma. – ‘Bastanza. Sono venuto qui un paio d’anni dopo la sua inaugurazione. Allora avevo un altro lavoro. – Punta un dito in direzione dell’oblò. – Qui sorgeva una delle Sale Dello Spettacolo Divertente, lì a fianco il Padiglione Dello Sfoggio di Ricchezza, oltre quella collina i Centri Commerciali dello Shopping Perpetuo. Proseguendo verso il mare si incontravano i Centri Della Salute-Bellezza, gli Stabilimenti Balneari, le Discoteche Sempre Aperte, i Parchi Dei Piccoli Peccati ed i Residence Dei Grandi Peccati. Era tutto previsto, tutto organizzato in un modo impeccabile. Nessuno rimaneva solo. Divertimento, benessere, piccole e grandi trasgressioni: tutto era a disposizione di chiunque avesse abbastanza denaro da permettersi un soggiorno o la residenza sul pianeta.

– Però è carina come idea. – Commenta E., ma uno sguardo della cugina gli fa desiderare di nascondersi sotto un piatto rovesciato.

– Lo scusi sa, Pelagio. – Con lui Mirella è addirittura tenera. 

 

– Beh. Il fatto è che all’inizio tutto andava bene e tutti erano contenti, poi un po’ per volta sono venuti fuori i problemi. Piccoli, all’inizio: qualcuno che non voleva uscire una sera per un leggero mal di testa o un’indisposizione, o anche solo perché aveva voglia di restare solo. E la Sogni Standard interveniva, convinta che chiunque non tenesse un atteggiamento previsto nelle griglie della Festina Lente non si rendesse ben conto di qual era il suo bene. Gli interventi prevedevano la pacifica invasione della casa da parte di comitive festaiole armate di spumanti di marca o di dolci firmati, l’uso di tentazioni erotiche di grande effetto, l’invio di incaricati dotati di sorriso amichevole, pacata allegria, due bicchieri ed un amaro, fino alla larvata minaccia di trattamento medico nei casi più gravi. Questi provvedimenti avevano però efficacia limitata e così la Sogni Standard è stata costretta ad adottarne di più radicali, come il trasporto coatto dell’elemento asocievole al più vicino Luogo Di Ritrovo. Il campanello d’allarme è stato l’episodio di Jaka K’chtorr, un Mirano che aveva massacrato a bottigliate un gruppo di festaioli colpevoli di avergli impedito di terminare un sonetto sulla malinconia del silenzio.

A questo primo incidente ne sono seguiti decine d’altri che hanno rapidamente fatto degenerare la situazione. La Sogni Standard, dopo alcuni incontri con la direzione della Festina Lente ha finito per assoldare qualche migliaio di assaltatori Kerrabbia come scorta ai festaioli in missione. La situazione ha raggiunto un punto di rottura quando in una sola notte sono stati cosparsi di amaro e bruciati vivi quarantasette individui pacati e amichevoli, mentre a convincere un nutrito gruppo di asocievoli asserragliati in un Padiglione Dello Sfoggio Di Ricchezza è stato inviato un battaglione blindato di Kerrabbia che ne ha trucidato centoventidue.



Da quel momento la Sogni Standard ha perduto il controllo della situazione, e – varato un regolamento per i Cortesi Ospiti che prevedeva la fucilazione alla schiena per chi rifiutava un cocktail o si chiudeva in bagno a fumarsi una sigaretta in beata solitudine – ha ingaggiato una divisione corazzata di Kerrabbia per riportare la felicità sul pianeta. In tre anni di guerra civile, gli asocievoli che non avevano abbandonato il pianeta clandestinamente erano stati massacrati senza pietà. Nel Giorno Della Grande Festa Di Chi Sa Vivere, comunque, un attentato al Consiglio d’Amministrazione della Sogni Standard – olive al curaro nel Martini – provocò il fallimento della società e la svendita del pianeta, acquistato da un’associazione ecologista per una sciocchezza. Ma la guerra ha mutato il clima rendendolo com’è adesso: freddo, bagnato e fangoso, un paradiso solo per i Frugafango. Dopo questa esperienza il governo Galattico ha vietato sondaggi e ricerche di mercato, determinando la chiusura definitiva della Festina Lente e di un’altra dozzina di società del tipo.

Nel silenzio seguito al racconto del pilota si ode solo il rumore di mascelle di Conan che, nelle nuove vesti biologiche, non ha ancora imparato a masticare a bocca chiusa.

– E lei Pelagio, cosa ha fatto? – Chiede Mirella.

Il tartoide sorride leggermente e non risponde subito.

– Io… Beh, io ho guidato il commando di asocievoli che ha avvelenato gli amministratori della Sogni Standard. Ma non ci si deve vantare di una cosa simile.