22.7.26

Altri libri? Sì, altri libri, letti in montagna o a Torino.


Lo ammetto: non ho ancora terminato la lettura di Sonata per una luna morente di Giovanni Oro ma sono comunque a buon punto, ne parlerò la prossima volta. 

Ma in compenso ho finito Nel mondo a venire di Ben Lerner, edizione originale del 2014 e pubblicato da Sellerio nel 2015. La volta scorsa nel parlarne ho detto: 

«Un romanzo curiosamente riposante […] La sensazione è che Lerner ci possa mettere anche un'intera pagina per raccontare di come un personaggio si infili un paio di scarpe, ma non è una critica, sia chiaro: questo narrare iperrealista regala un fascino del tutto particolare al libro, un grado di confidenza inattesa che risulta perfettamente intonata con le descrizioni di una New York terminale.» 

e qui non posso che confermare la stessa impressione iniziale. Ben Lerner mi ha convinto, tanto che che ho appena ordinato l'ultima delle sue opere pubblicate in Italia: Topeka School, sempre edito da Sellerio. Spiegare il motivo di questa simpatia letteraria non è facile, soprattutto per chi, come me, ama e scrive un genere agli antipodi di Lerner: la fantascienza. Per provare a spiegarmi anticipo qui uno dei libri letti e che presenterò di seguito, Il mestiere dello scrittore di Murakami Haruki, recuperando una delle sue dichiarazioni: 

« Ricordare tutto nella sua interezza è molto difficile […] quindi estraggo alcuni dettagli concreti e peculiari e mi sforzo di stamparmeli in testa […] quello di cui bisogna far tesoro è questa ricca collezione di dettagli concreti.»

Non è mia intenzione paragonare Lerner a Murakami (autore che peraltro amo svisceratamente), ma c'è qualcosa nel modo di narrare dell'autore statunitense che mi ricorda insistentemente il buon Haruki, forse l'attenzione quasi maniacale ai particolari, mai banali, o forse il tono gioiosamente malinconico del racconto di luoghi, persone ed eventi, fatto sta che eggere Lerner è riuscito in un'impresa quasi disperata: rasserenerarmi e spingermi a guardare per qualche istante il mondo con altri occhi. Nel mondo a venire è difficile se non impossibile definire una trama precisa e Lerner se fa quasi un vanto, immaginando di scrivere un libro casuale e autobiografico, senza trama e senza un finale predefinito, diverso da quello promesso al suo agente, libro che poi sarà proprio quello che il lettore si troverà in mano. Raffinatezze metaletterarie che, prodigiosamente, nel suo caso funzionano. Ultimo elemento, ma tutt'altro che secondario è la New York attaccata da un tifone tipicamente tropicale, evidentemente frutto del cambiamento climatico, raccontata con uno stupore rassegnato, come se la condizione della città fosse diventata un dato di fatto inevitabile. Un autore da non perdere di vista. 

Tutt'altro genere e tutt'altro ambiente in Omicidi Srl, di Alessandro Robecchi, un noir (definizione di comodo) scritto da un ex-editorialista de il Manifesto. La vicenda è quella di due killer a pagamento, entrambi dotati di partita IVA, il Biondo e Quello con la cravatta, che spacciano dietro lauto pagamento individui in qualche modo scomodi per i committenti. Ai due, forniti di una sede sociale e ricchi di una corposa esperienza si aggiunge in un secondo momento Francesca Aroldi, «stimata collega di cui hanno avuto modo di apprezzare la professionalità». Il compito ricevuto, dietro una rimessa a sei zeri, è quello di eliminare un ventenne che, tuttavia, risulta essere una brava persona, il che crea ai nostri qualche scrupolo di coscienza oltre a qualche problema di esecuzione. Al termine della vicenda sarà trovata una buona soluzione che, come si dice, salva capra e cavoli, ovvero il giovane e la mercede dei killer. 

Un noir – ripeto: definizione di comodo – che funziona in senso inverso rispetto alla norma. I tre assassini dietro pagamento risultano essere in definitiva, brave persone, al contrario dei loro committenti e delle loro vittime, accomunate da una passione assolutamente insana per il denaro e il potere. Luogo geometrico degli assassinii e degli scambi di denaro è una Milano irriconoscibile e insieme ovvia, per chi, come me, la conosca soltanto come metropoli affannata & anonima. A parte pochi momenti di stanchezza un buon romanzo, che scorre bene, sollecitando il lettore per la divertita rappresentazione au contraire del mondo della ricchezza, incredibilmente misero al confronto con l'etica attenta e scrupolosa dei killer a pagamento.  
 
Rosa Matteucci è un'autrice che, nonostante alcuni pareri contrari, che in ogni caso ammetto e fino a un certo punto condivido, ho sempre apprezzato e più volte recensito su LN-LibriNuovi e anche su questo blog. Qui parlerò di Cartagloria, pubblicato da Adelphi nel 2025, un romanzo relativamente breve (153 pagine) e per me, purtroppo, non all'altezza dei precedenti. Un esasperato autobiografismo non raggiunge i risultati di romanzi come Lourdes, risultando. ahimé, sterile e poco empatico. Le vicende della povera Rosa bambina, traversie sia di natura mistica che religiosa, non hanno risvegliato in me né il gusto blasfemo di certe sue tirate anticlericali, soprattutto rivolte contro la passione beghina di tante sue ipercredenti, né il piacere sfrenato di notare la sua passione antiautoritaria, seppure intrisa di fatica e di dolore. Alcuni elementi – il viaggio in India, l'incontro penoso con i Soka Gokkai o (di nuovo) il viaggio a Lourdes – sembrano voler risvegliare la passione di Matteucci per ciò che è antireligioso, ma sono fiammate flebili, soffocate dalla ricchezza dell'eloquio che, in questo caso, finisce per essere eccessivo e soffocante. Da notare che è proprio all'interno dei romanzi precedenti che la lingua di Matteucci, ricca, multiforme e sorprendente, riesce a rendere con assoluta precisione emozioni, ritratti personali, eventi e situazioni, mentre qui sembra ripetersi senza particolari guizzi. 
Il rapporto tra l'autrice, la religione e la famiglia, al centro in questo, come in altri suoi testi, è comunque divertente e particolarmente incisivo nella prima parte del volume, dove racconta della sua mancata educazione religiosa e di come ella tenti di comunicarsi ugualmente, senza rispettare le regole, con risultati tragicomici: 
 
«Dio mi aveva rifiutato. Dio aveva smascherato e puniva la bambina comunicata senza confessione e senza tutto l'adeguato apparato catechistico e familiare che deve accompagnare il sacramento.»
 
A questo incipit promettente fanno seguito altri episodi in qualche modo collegati, ma privi della dolorosa ironia di questa prima parte. In sostanza un libro accettabile e godibile per chi non abbia letto altro dell'autrice ma decisamente carente in rapporto ai precedenti. 
 
Murakami Haruki, Il mestiere dello scrittore, un "manuale" (definizione ovviamente insufficiente) dove l'autore racconta il suo rapporto con la scrittura, un'esperienza durata ben quarant'anni e che, a tutt'oggi, non è terminata. Personalmente credo di aver letto perlomeno tredici dei sedici romanzi da lui pubblicati, oltre a un numero indefinito di racconti, con (mia) piena soddisfazione. Qualche recensione la potete trovare qui e qui. Quanto a questa sua autobiografia travestita da manuale di scrittura non posso che riaffermare la mia considerazione e la mia stima assoluta per l'autore giapponese…
 
«Può darsi, però, che l'originalità sia imprescindibile da una cattiva accoglienza. Quindi ogni volta che qualcuno mi critica, mi sforzo di pensare in modo positivo: meglio suscitare reazioni decise, anche se ostili, piuttosto che tiepide.»
 
… dovuta anche ad affermazioni di questo genere, come per la sua convinzione che i premi letterari, anche i maggiori, possano essere una jattura per chi scrive, come per la sua voluta scarsa visibilità pubblica, l'antipatia per i mezzi di comunicazione di massa, il rifiuto a partecipare a giurie, la sua riluttanza di fronte all'insegnamento scolastico e all'atteggiamento ultrapragmatico della tecnologia contemporanea:
 
«Una delle cose che si trovano all'estremità opposta dell'immaginazione è l'efficienza. Ciò che ha scacciato dalla propria terra decine di migliaia di persone a Fukushima, se andiamo a cercare all'origine, è il valore attribuito all'efficienza: l'energia nucleare è efficiente, quindi è buona.»
 
Voi da che parte preferite stare: dalla parte dell'immaginazione o dell'efficienza? 
Un libro che merita leggere, anche se non fornisce consigli come una "scuola di scrittura creativa", al massimo suggerisce un modo personale di approcciarsi allo scrivere, in ogni caso prezioso. 
 
Un libro già letto e che ho riletto di recente, stimolato indirettamente dal club di lettura Solarpunk, è stato Il pianeta silenzioso di Stanisław Lem, ediz. originale 1986, ripubblicato in Urania Collezione da Mondadori, dopo l'edizione in Oscar Mondadori del 2022. 
La vicenda: l'astronave Hermes, in viaggio verso il pianeta Quinta, dal quale sono giunti segnali di una civiltà tecnologicamente avanzatissima, raggiunge il pianeta per scoprire che i Quintani sono violenti, poco comunicativi e impegnati in una guerra fratricida che continua, presumibilmente da anni.  Gli umani cercano di entrare in contatto con la nuova specie, ma sono costretti ad utilizzare sistemi sempre più draconiani, fino a distruggere la luna del pianeta, per ottenere una risposta dagli abitanti di Quinta che, tuttavia, sembrano considerare gli umani come "invasori". Ciascuna delle due parti in lotta li riterrà comunque alleati del proprio nemico. 
 
«Con il vostro fuoco e il vostro ghiaccio, non avrete altro da noi che trappole, inganni e travestimenti. Il vostro inviato può fare quello che gli pare. Dovunque andrà, troverà lo stesso silenzio di pietra […]»
 
Di fatto i Quintani non appaiono MAI nel romanzo, che non può che raccontare dei continui scontri, incomprensioni, litigi, ipotesi più o meno realistiche del personale umano dell'astronave, in merito alla posizione da prendere, alle reali condizioni del pianeta, ai motivi del silenzio e della silenziosa resistenza dei locali. Un atteggiamento sempre più aggressivo sembra essere l'unica risposta al silenzio degli alieni, una scelta sempre più pericolosa e, in ultima analisi, inutile. 
Lem non ha pietà nei confronti dell'umanità e come ne La voce del Padrone, mostra con un piacere amaro e desolante nel raccontare gli innumerevoli errori e incomprensioni nei quali gli uomini (N.B.:maschile sovraesteso) potranno compiere nel tentativo di accostarsi a una civiltà aliena, evidente metafora del comportamento più volte verificatosi nei rapporti tra diverse civiltà umane. Un romanzo non facile, ma assolutamente meritevole di lettura. 
 
Ultimo per questa volta: Occhi da cielo di Elia Gonella, vincitore del Premio Urania 2024. Un romanzo che ho letto e riletto con la netta sensazione di non riuscire ad afferrare il tema fondamentale del testo. Diciamo che l'aspetto principale e il più potente e suggestivo del romanzo è il rapporto con il cinema italiano degli anni '70. Per quanto riguarda l'aspetto fantascientifico, viceversa, ho fatto non poca fatica a coglierlo e ho qualche dubbio sul grado di suggestione capace di evocare. Elia Gonella scrive bene, non c'è dubbio: il grado di padronanza della lingua, l'alternanza sapiente dei tempi del romanzo tra passato remoto e presente, la potenza di alcune descrizioni e dei dialoghi, stringenti ed efficaci, sono tutti elementi che non è facile trovare in un testo che, secondo certi "emeriti", è di genere, ovvero di seconda classe. Eppure in questo lettore, al di là della non poca considerazione per la costruzione del testo, è rimasta la convinzione di un ritmo della narrazione spesso insufficiente o, raramente, un po' arruffata. Ruberò, per comodità, alla quarta di copertina del libro la presentazione del romanzo scritta dal curatore: 
 
«Nel 2034, una mummia di cinquemila anni riemerge da un ghiacciaio in scioglimento sulle Dolomiti. Sul petto […] un terzo occhio che si muove. […] L'occhio sfugge a qualsiasi analisi scientifica: l'unica pista è un film del 1986, in cui occhi d'argento simili a quello della mummia si moltiplicano come una pestilenza. […] Finirà in un vortice di enigmi, visioni e rivelazioni in un mondo sospeso tra la minaccia dell'apocalisse climatica e la promessa della vita oltre la Terra.»
 
Notevole l'idea della mummia, che come Ötzi, la Mumie von Similaun, viene a consegnarci un futuro possibile all'umanità: un'idea grandiosa che le dimensioni obbligate di Urania hanno probabilmente sacrificato. Nel frattempo, mentre spero in un'edizione integrale in Oscar Mondadori, faccio comunque i miei complimenti all'Autore, augurandogli ulteriori futuri interventi nel mondo narrativo. 
 
E gli altri libri iniziati? 
 
La letteratura nazista in America, di Roberto Bolaño: pagina 164 su 250. Non posso che ripetere la mia sensazione dopo la lettura delle prima 20 pagine: un libro – forse un trompe l'oeil –assolutamente unico e imperdibile. Sinceramente assolutamente spassosi – senza renderli ridicoli – i ritratti degli autori "nazisti" delle Americhe, soprattutto tenendo conto dell'assoluta apparente estraneità del mondo sudamericano rispetto all'Europa degli anni '30,
 
Affrontare l'infinito di Jonas Enander, pag. 97 su 319. Un libro immancabile per chi si interessa di cosmologia e astrofisica senza essere né un astrofisico né un cosmologo. Imperdibili le prime 70 pagine dedicate alle biografie degli scienziati che hanno dedicate la propria esistenza ai Buchi Neri. 
 
Alla prossima! 
 
 

1.7.26

Letture fatte, quasi fatte e da fare

 

È un sacco di tempo che non parlo di libri. Non ho abbandonato la lettura, anzi, ma il problema è stato che non avevo più tempo o voglia di scriverne. Può capitare? Sì, può capitare. Ma ho deciso di rimettermi in riga e provare a raccontare qlcs dei libri letti, iniziati e persino di quelli che leggerò. Per quanto riguarda questi ultimi preciso che si tratta di "alcuni" tra i libri che leggerò. Sono una di quelle persone che davanti a una bancarella, in una libreria, in un mercatino dell'usato, leggendo "La Lettura", scorrendo Facebook o in qualunque altro modo vi venga in mente, provo un impulso irrefrenabile ad acquistare uno o due o tre libri… Il risultato è che mi capita con una frequenza allarmante di scovare libri acquistati ere geologiche fa tuttora da aprire… 

Cominciamo con una vecchia conoscenza, Ian McEwan, del quale ho scritto alcune recensioni (1) e che mi sono ritrovato davanti con un libro – Quello che possiamo sapere – uscito in versione originale nel 2025 e tradotto da Susanna Basso per Einaudi nel corso del medesimo anno. 

Una volta stabilito che si tratta di un romanzo, abbiamo a che fare con un primo problema: McEwan inizia il testo con: 

«Il 20 maggio 2119 presi il traghetto della notte da Port Marlborough (…)» 

Si tratta di fantascienza? In fondo anche con Macchine come me McEwan aveva giocato con i "generi", in apparenza creando un testo di fantascienza, ma siamo fuori strada: l'autore sta giocando tra l'oggi e un domani possibile – nel libro divenuto reale – il Grande Disastro e l'Inondazione che hanno distrutto il mondo della prima parte del XXI secolo, affondando gran parte delle terre emerse. Nulla a che vedere con i canoni "classici" della sf, né novum né speculazione tecnico-scientifica. 

«Ma gli abitanti del XXII secolo, sopravvissuti a questa catena di eventi, sono avvezzi al disagio e alla penuria e inclini a guardare alla ricchezza e alla varietà del mondo precedente ora con rabbia, ora con una sognante nostalgia». 

E parte di questa rabbiosa e sognante nostalgia può incarnarsi nella fissazione del protagonista, Thomas Metcalfe, studioso della letteratura del periodo 1990-2030, per la fantomatica Corona per Vivien del grande poeta Francis Blundy, in apparenza perduta per sempre. La passione di Thomas per il poeta e soprattutto per la sua epoca occupa per intero la prima parte del romanzo, trasformando la sua nostalgia in un felpato e crescente orrore per la nostra sorte. La ricerca di Metcalfe del prezioso manoscritto procede in modo disordinato e con lunghi periodi di stanchezza; spesso Thomas prova a "immaginare" la serata nella quale Blundy lesse la sua Corona per Vivien, una descrizione febbrile e insieme nostalgica, una nostalgia di ciò che non si è vissuto: una nostalgia crudele. Le sue ricerche giungono infine a un'apparente soluzione che lo condurrà nell'isola dove sorgeva "Il Casale", la residenza del poeta…

Ma l'ultima ricerca di Metcalfe rimane sospesa e non detta, mentre entra in scena, nella seconda parte del libro, il racconto in prima persona di Vivien, la moglie di Blundy. Siamo tornati indietro di un secolo e passa e la vicenda e le disavventure della donna sono raccontate con puntiglio e chirurgica precisione, fino alla conclusione che riprende e termina in modo inaspettato il tema della Corona, interrotto nella prima parte con Metcalfe e la sua ricerca.

Come definire l'ultimo libro di Ian McEwan? Non facile, ma importante, un libro basato su un sentimento insieme composto e disperato di distacco, su una rottura definitiva. Il nostro tempo se ne va, rabbioso e felicemente difficile, un tempo che il mutamento climatico si prepara a modificare irreversibilmente. Non si può che ringraziare l'autore per averlo raccontato.

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Il volto dipinto di Oliver Onions, un libro di 361 pagine, edito da Hypnos, editore che apprezzo non poco, che ha ripescato e reso disponibili autori di gotico e horror semidimenticati o sconosciuti in Italia. Tutto ciò detto, devo ammettere di aver letto solo 191 pagine del testo, sostanzialmente solo Il Volto dipinto. Ma facciamo un passo indietro: Oliver Onions è presentato come «Uno straordinario autore del weird classico» e ha operato negli anni precedenti alla seconda guerra mondiale. 

«Filo conduttore del romanzo e delle storie contenute in questo volume è il risveglio della mitologia pagana, attraverso lo specchio della psicoanalisi, della rivisitazione del mito di Venere e di Pigmalione (…)»

Tutto chiaro? Beh, più o meno. Sinceramente non sono riuscito a provare nemmeno un brivido piccolo piccolo nel leggere il romanzo breve, solo un moto di tristezza nel constatare il destino finale della povera Xena, protagonista della vicenda. Probabilmente sono un po' allergico alla prosa ricca e ricercata di Onions e ancora più allergico al revival della mitologia pagana. O forse sono troppo ingenuo per cogliere i preziosi riferimenti inseriti nel testo. Mi accontento di segnalare qui l'uscita del volume, augurando comunque ogni bene all'editore.

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Ucronia di Emmanuel Carrère, un Piccola Biblioteca Adelphi, 160 pagine, 14,00 euro. Soldi ben spesi. Un po' perché anch'io mi sono impegnato in questo sottogenere letterario e un po' perché sono comunque appassionato di storia e di "controstoria". La domanda fondamentale di Carrère è: ma l'ucronia è una stupidaggine o merita un minimo di attenzione e qualche riflessione? La risposta dell'autore è ovviamente che l'Ucronia è una fondamentale testimone dei tempi e che è proprio il suo essere frutto di speculazione storica a renderla affascinante.

«Che nasca dal rimpianto o dalla ribellione, da un credo filosofico-religioso o dall'attrazione per gli infiniti possibili, ogni opera ucronica è destinata a falcidiare certezze, a dinamitare la nostra visione del mondo.»

Questo, in breve, il pensiero di Carrère sull'Ucronia, e per farlo cita numerosi autori e titoli scritti dal XIX secolo in poi, con un'evidente conoscenza (o passione) per gli autori in lingua francese, – Louis Napoléon Geoffrey-Chateau con il suo Napoleone imperatore del mondo, Marcel Thiry, René Barjavel, Charles Renouvier e altri – ma citando anche P.K.Dick, autore de La svastica sul sole, Sarban, Il richiamo del corno e persino Jorge Luis Borges, in un piccolo racconto. L'altra morte. Un difetto non piccolo per un lettore italiano è l'assenza di citazioni per Guido Morselli, autore di Contropassato prossimo, un esempio davvero notevole di Ucronia nostrana e di cui non mi stancherò mai di raccomandare la lettura, ma in ogni caso una lettura edificante e "dinamitarda" per un lettore abituato a letture più rilassanti.
 
 ***
 
Andymon, di Angela e Karheinz Steinmüller, è un romanzo pubblicato per la prima volta in DDR nel 1982, ripubblicato in Germania nel 2004, tradotto da Beatrice Sensini e pubblicato in Italia da Del Vecchio nel 2025. Lo acquistai al Salone del Libro del 2025 e lo posseggo autografato dagli autori, un piccolo valore aggiunto. Il sottotitolo è: «Un'utopia nello spazio» e il valore del romanzo come utopia non è una semplice vanteria. Penso che tutti coloro che hanno una qualche dimestichezza con la fantascienza abbiano presente il concetto di "Astronave generazionale": si tratta di una astronave inviata nello spazio per un viaggio di lunghezza tale da prevedere che siano necessarie più generazioni per giungere alla destinazione. Personalmente ho sempre trovato semplicemente agghiacciante tale idea, ma questa soluzione per i viaggi interstellari ha trovato non pochi appassionati narratori, da Robert Heinlein a Brian Aldiss a Arthur C. Clarke a Samuel Delany a Lino Aldani (Eclissi 2000) e tanti altri. 
Anche in Andymon abbiamo a che fare con una generazione nata su un'astronave colossale, organizzata con ambienti "naturali" e con personale robotico in grado di prendersi cura delle creature nate a bordo e di raccontare in forma di fiaba la sorte del pianeta Terra che i piccoli non hanno mai conosciuto. Dopo una lunga serie di eventi finalmente i nostri arrivano su Andymon, "quarto pianeta del sistema della stella fissa Ra" e da lì prenderanno il via le nuove avventure della colonizzazione con gli inevitabili errori, incomprensioni, ostilità e riconciliazioni. 
Andymon è un romanzo di fantascienza, certo, ma con una componente di Bildungsroman (romanzo di formazione) tutt'altro che trascurabile, il che ne fa un tipo di vicenda fantascientifica carica di riferimenti personali e di storie biografiche che non è facile incontrare. Forse il numero eccessivo di personaggi può risultare un problema, ma si tratta di una conseguenza ovvia per un romanzo corale che comunque non ha – se non molto raramente – momenti di stanchezza. In sostanza una lettura che consiglio, tenendo conto che si tratta di un libro di 500 pagine e che non è consigliabile leggerlo la sera, prima di dormire. 
 
Questo per i libri scelti tra quelli che ho finito di leggere, passo ora a quelli in lettura ma non ancora terminati. 
 
Giovanni Oro, Sonata per una luna morente, Delos Digital, pagine 129 su 287. Un ottimo romanzo, forse (e sottolineo forse) non perfetto sul piano del Worldbuilding alieno – la luna di un gigante gassoso avrebbe forse meritato qualche cenno in più sulla sua geologia, atmosfera e tempo locale – ma assolutamente magistrale nella creazione di una potente metafora dell'umanità ammericana alle prese con una civiltà aliena, ovvero impegnata nella sua sistematica distruzione. Il fatto che gli alieni vittime di questo apparente peacekeeping siano gatti, rende il romanzo più godibile per chi, come me, possiede e ammira quotidianamente le gesta della gatta che ospita volentieri. 
Altrettanto magistrale il profilo di Lila e di Fara, due gatte/aliene, la prima una fanatica appassionata musicista che si illude (e continuerà a illudersi? Questo potrò dirlo soltanto una volta finito il romanzo) di poter riavere il proprio strumento e di poter godere ancora del suo pubblico, la seconda, una cantante, disillusa e ferita, incapace di adeguarsi alla nuova situazione del pianeta. Storia a parte, e altrettanto ben condotta, quella di Jacques, un volontario che agisce guidato da una IA interna e che non riesce a trovare normale e accettabile la situazione creatasi. Un accenno, infine, alle "bande" di gatti irregolari, nate con il crollo della società civile aliena, che non possono non ricordare situazioni simili nella ex-Jugoslavia, in Siria, Sudan del Sud, Mali, Niger eccetera. Davvero un buon romanzo, che tra l'altro dimostra che è la metafora uno degli aspetti centrali della narrazione fantascientifica e non l'inutile sforzo futurologico che non le appartiene e non le è mai appartenuto.
 
*** 
 
Nel mondo a venire di Ben Lerner, Sellerio Ed., ed. orig. 2014, traduzione di Martina Testa, pagine lette 174 su 287. 
Un romanzo curiosamente riposante, essenzialmente per i modi amichevoli e intimi del narrare. La sensazione è che Lerner ci possa mettere anche un'intera pagina per raccontare di come un personaggio si infili un paio di scarpe, ma non è una critica, sia chiaro: questo narrare iperrealista regala un fascino del tutto particolare al libro, un grado di confidenza inattesa che risulta perfettamente intonata con le descrizioni di una New York terminale. Leggermente o felicemente intollerabili i racconti delle cene tra intellettuali newyorchesi, con gli odi, le gelosie, le piaggeria, le finzioni eccetera: nulla di nuovo, sia chiaro, ma un clima e un milieau che si ritrovano paro paro in Italia. Un buon libro, finora. 
 
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Roberto Bolaño, La letteratura nazista in America, Adelphi, trad. Maria Nicola, pag. lette 20 su 250. Lo so, sono appena all'inizio del libro e allora? Il dato di fatto è che 
Bolaño è un genio e questo suo volume è una caramella talmente prelibata che tardo a ingoiarla per intero, centellinandola come un Nebbiolo del 1960... Ovviamente ciò che racconta l'autore è inventato dalla A alla Z, dai nomi degli autori alle opere pervicacemente elencate in coda al volume e la cosa davvero interessante è che Bolaño non ci informa se qualcuno dei libri o degli autori siano per caso realmente esistiti. Intanto devo ammettere di essere rimasto davvero impressionato dalla piccola biografia letteraria di Edelmira Thompson de Mendiluce che se non è vera è comunque verosimile, anche per il sottile humour di una narrazione perfettamente credibile. 
 
E adesso tre rapidi accenni ai libri che mi aspettano. 
 
1) Carlo Rovelli, La cattiva coscienza dei fisici, Solferino 2025, pp. 136. «Ci sono atomiche sufficienti per a bruciare viva l'umanità. E stiamo litigando» Un libro che non parla solo di fisica e di guerra, ma parla soprattutto di noi, del futuro che stiamo costruendo e delle decisioni che dobbiamo prendere oggi. Qualcosa da aggiungere? No, penso proprio di no. 
 
 
2) Tullio Avoledo, Furland®, Chiarelettere, 2018, pp.225. «Perché il Friuli non è più una regione, nell'Italia post 2023. È stata combattuta una guerra d'indipendenza, l'enigmatico Vittorio Volpatti ha preso il potere, convincendo il popolo che l'unica strada possibile […] fosse trasformare la regione in un parco divertimenti a carattere storico
Ho letto poco di Avoledo, in vita mia, e di quel poco ricordo soltanto una curiosa sensazione di estraneità e di assurdo. Un ottimo motivo per leggerlo. 
 
3) Jonas Enander, Affrontare l'infinito, i buchi neri e il nostro posto sulla Terra, Neri Pozza 2026, pp. 345. 
«C'è un modo per sapere che cosa accade dentro un buco nero: aprire questo libro, entrarci, iniziare il folle viaggio insieme al suo autore, il fisico e divugatore Jonas Enander.» 
Ho acquistato e intendo leggere questo libro per motivi essenzialmente "professionali": ho infatti intenzione di scrivere un racconto o un romanzo breve sul tema dei buchi neri, un componente apparentemente assurdo dell'universo che mi ha sempre affascinato e che ora, con le ipotesi nate di recente sulla funzione ontologica dei buchi neri primordiali, mi ha definitivamente conquistato. Ne saprete qualcosa anche qui. 
 
Alla prossima! 

(1) Macchine come me / La ballata di Adam Henry / Espiazione (c/o LN-LibriNuovi).

 

15.6.26

Essere stufo, stanco, insofferente, averne fin sopra i capelli ecc. ecc.

 

A essere sincero non ne posso davvero più di sentir parlare – e di sentirlo parlare – e di leggere del generale vannacci (minuscolo, perché un nazifascista il maiuscolo non se lo merita), davvero l'ultima goccia dopo aver fatto il pieno di meloni & sorella, di salvini, di tajani – il puffo che finge di occuparsi dell'estero – di giuli e valditara, dell'idiota eletta a ministra della disoccupazione, dell'incapace e sgrammaticato urso, del topo malefico donzello e via discorrendo: mi sono stufato anche solo di citarli. 

Ma dirò di più, ne ho le scatole piene anche del nazista dell'Illinois trumpetten e della sua infinita banda di leccapiedi, del nazisionista netanhyau e della manica di assassini che forma il governo di Israele e del tiranno malefico avvelenatore putin. Ne ho le scatole piene di guerre, assassini, attentati, manifestazioni per la remigrazione, terrorismo – sempre ricordando che il terrorismo è in genere figlio di una situazione insostenibile –, non vorrei sentire il TG o il GR – comunque non quelli della RAI o di Mediaset –, vorrei smettere di informarmi e così da non sapere che l'esercito israeliano ha appena fucilato un lattante, che un missile russo ha accoppato N persone a Odessa o che l'AFD / il Rassemblement Nationale /  David Farage possono vincere le elezioni. Ma non riesco. DEVO informarmi e così passare male i giorni che mi restano. Ma ciò che mi turba, al di là dei massacri e genocidi vari, è che ciò che avviene non sembra turbare coloro che vivono accanto a me, quelli che fanno la spesa, che aspettano l'autobus, che fanno la coda all'ufficio postale o in banca. Non solo: alcuni tra loro, non avendo capito un kz di quello che sta accadendo, sostengono la dx e persino vannacci. mentre la sx, oltre a scontrarsi sul possibile leader, sa solo ripetere le solite cose: «Il SSN è in crisi!» / «Non si arriva a fine mese!» / «nove euro di paga oraria minima!», tutte cose sacrosante, per la carità, ma che possono comodamente trovare posto nella piattaforma di un sindacato, mentre non possono e non devono essere gli aspetti prioritari di una visione ampia e articolata degna di qualsiasi partito o coalizione nazionale, che dovrà affrontare, tra gli altri, la situazione in Medio Oriente, l'interminabile guerra Russia - Ucraina, un'Europa che rischia l'avvento dell'estrema dx e il cambiamento climatico che incombe come un incubo all'orizzonte. D'altro canto la sx, che ha perso malamente le elezioni del 2022, deve cercare di presentarsi come una paladina della classe operaia o di ciò che ne resta, avendo a suo tempo contribuito a renderla l'uomo dimenticato in bagno il giorno del genetliaco reale. «Ma è la socialdemocrazia, bel pirlotto, non capisci?». No non capisco né voglio capire. La classe operaia organizzata è scomparsa e ciò che ne rimane è spezzettato e sostanzialmente impotente, ma esistono ancora infinite categorie di lavoratori più o meno subordinati – avete presenti le finte partite IVA? – che non hanno letteralmente nessuno che li difenda dal piccolo capitalismo di rapina divenuto onnipresente e che ha nel governo delle meloni il suo sostegno, anche nell'evitare le tasse. Uno dei problemi è che costoro, abbandonati dalla sx, finiscono per votare a dx e guardare con una certa rabbiosa simpatia i vannacci e i salvini, combinando il miracolo di votare per chi vive e si arricchisce del loro lavoro. Lo stesso discorso vale per chi, a riposo con una pensione da fame, pensa (oddio, "pensa" non è il verbo giusto, si potrebbe utilizzare "rumina", ma lasciamo perdere) che la colpa sia dei disperati che si affollano alle porte della civiltà rischiando la vita per difficili viaggi in mare o sulla terra e che, viceversa, sono quelli che raccolgono per 12 h/die fragole e pomodori a 2 € / ora, che si preoccupano della vecchiaia più fragile pulendo le pudende ai poveri vecchi e che costruiscono lussuose case per 1,40 € / ora, oltre a mantenere l'INPS e le pensioni con i contributi che non sfrutteranno. 

Serve una Nuova Sinistra Europea, un nuovo impatto verso un reale scivoloso e pericoloso, carico di minacce e di incubi possibili e probabili, una sinistra GIOVANE (n.b.: io ho 71 anni), non i cinquantenni ansiosi di trovare uno strapuntino dove sedersi nell'UE o in casa nostra. «Non è facile» si dirà, eppure è l'unica soluzione possibile. Pensateci, quando vedete passare un corteo di NO-Pal, unitevi a loro, silenziosamente, e manifestate il vostro sostegno alla faccia di tutti gli assassini di Israele e di tutti i ministri piantedosi del mondo. L'alba è ancora lontana e viviamo al buio di notti oscure, ma non disperiamo: il sole tornerà. 

6.6.26

Scrivere come lavoro. Ma ne siete sicuri?

 

Io scrivo, come avranno capito coloro che seguono questo blog. Scrivo da più di cinquant'anni, un oceano di tempo a pensarci bene. Ho scritto una sessantina di racconti, ho curato insieme a Silvia Treves la serie «Fata Morgana», ho contribuito alla realizzazione di ALIA e ho curato personalmente sei antologie per ALIA Evo, scritto sette romanzi lunghi (1) – quattro di sf, uno di ucronia, uno umoristico e uno di fantasy –, quattro romanzi brevi di sf (2) oltre ad un romanzo cyberpunk (3) insieme a Silvia, oltre a qualche centinaio di recensioni sul sito di LN-LibriNuovi e poco meno di un migliaio di interventi su questo blog. Un sacco di lavoro, il tutto mentre facevo il mio lavoro reale, il libraio, per una quarantina d'anni. 

Di tutto ciò quanto ho pubblicato? Beh, senza contare ciò che ho pubblicato sotto il nome della mia vecchia libreria, CS_libri, solo alcuni racconti e qualche presenza in antologie, più o meno il 4% di quanto ho scritto. Ma, a parte qualche momento di scoramento, durante il quale mi convincevo che avevo soltanto sprecato un sacco di tempo e di parole e che a nessuno fregava un kz dei miei scritti, non ho mai smesso di scrivere. Una testardaggine notevole, davvero. Probabilmente un modo per stabilire che sono da sempre un po' fissato, uno senza speranza. 

Ma il mio vero problema è un altro. Nel corso di questi anni ho provato solo una volta a inviare qualcosa a un editore, nel caso alla defunta Editrice Nord, con susseguente gentile lettera di rifiuto. La mia conoscenza del settore, derivata dalla mia professione, mi ha sempre bloccato al momento dell'invio all'editore di turno di un manoscritto. Ho conosciuto personalmente l'allora direttore editoriale della Bollati-Boringhieri, che mi ha condotto in una stanza vuota della case editrice – tre metri x quattro, non uno sgabuzzino – dove erano accumulati i manoscritti inviati dai possibili autori, pile alte un metro o due e che probabilmente nessuno avrebbe avuto il tempo per guardare. No, non ci tenevo a finire in una simile cattedrale di illusioni. 

Ho provato a partecipare ad alcuni concorsi, ottenendone una coppa, un paio di targhe, un vero successo – il Premio Omelas nel 200 – ma anche alcuni dolorosi fallimenti con il Premio Calvino e il Premio Urania. Ho anche partecipato in più occasioni a giurie per piccoli premi giungendo alla conclusione che spesso ad ottenere il primo premio non sono i testi più interessanti o innovativi ma soltanto quelli che non provocano feroci discussioni in seno alla giuria, quelli che tutti dicono: «Sì, sì, nulla di straordinario ma non è per niente male.» E in fondo è probabile sia giusto così: la narrativa procede per accumulazioni successive e solo raramente grazie a uno scatto improvviso o a un cambio di paradigma, un po' come la teoria dell'Evoluzione.

Esistono poi le scuole di scrittura creativa, cominciando dalla Holden, fondata da uno scrittore molto appariscente ma vuoto come un barattolo in spiaggia. Lasciamo perdere. Ne ho anche fondata e seguita una insieme a Silvia Treves – peraltro assolutamente gratuita – raggranellando alcuni entusiasti: un lavoro sicuramente utile e positivo ma non poteva fare molto per aiutarli a pubblicare. Nulla di troppo importante, ma potete leggere QUI qualche frammento del lavoro a suo tempo condotto. 

 


Una volta scartati i concorsi, gli editori e le scuole di scrittura creativa, che cosa resta? Beh, non molto, a essere sinceri. Esistono i social, dove qualunque messaggio dure un mattino e poi scompare e poi i blog, una voce ormai consumata. Recentemente ho utilizzato un social particolare, Substack, dove ho potuto caricare poco più di quaranta racconti, ripescati dalle profondità del pc che ho dovuto abbandonare per motivi microsofteschi. Un buon esercizio, ma che non modifica di molto il rapporto con i lettori. 

Già, i lettori. Una categoria di individui che secondo le classifiche dell'AIE sono in costante diminuzione. Meno di un italiano su due legge almeno un libro all'anno, una categoria, questa dei lettori di un singolo libro/anno, un po' ridicola, come lo è quella del forte lettore che legge dodici libri all'anno, mentre in Germania e Francia lo è chi legge almeno VENTI libri all'anno. Certo, esiste un forte mercato dell'usato, soprattutto nelle regioni meridionali, esistono i libri fuori catalogo o di editori falliti venduti al 50%, i libri sottratti nei magazzini editoriali, le biblioteche ecc. ecc. oltre naturalmente ai libri elettronici letti sugli e-reader, ma di questo folto gruppo di libri e di lettori è difficile o impossibile sapere alcunché. E gli autori? Circola una voce secondo la quale esiste uno scrittore e più per ogni lettore, voce che ritengo verosimile anche, se ovviamente esagerata, nella categoria degli autori italiani di fantascienza, che si rivolgono a un gruppo di lettori ridotto – in Italia i laureati in materie scientifiche sono la metà di quelli presenti nelle principali aree europee – e spesso di età decisamente avanzata e di gusti sorpassati... Un po' come il sottoscritto. 

Scrivere come lavoro? Una fesseria, siamo seri. Gli autori divenuti famosi e che scrivono in italiano, lingua bellissima ma poco parlata, non sopravvivono grazie ai diritti d'autore ma grazie alle collaborazioni con i grandi giornali e anche così molti di loro devono inventare qualcos'altro – scuole di scrittura creativa, collaborazioni, interventi ecc. – per riuscire a sopravvivere. 

In sostanza: ho davvero sprecato tempo e fatica nello scrivere per anni e anni?  Molto probabile. Ma il mio problema è quello di non riuscire a smettere, nonostante tutto. E penso che la mia ultima ora arriverà davanti allo schermo di un PC. In fondo ci sono modi peggiori di morire... Alla prossima!

(1) Titoli: Ultima stella, Settembre, U.K.R., Il settimo clone, Calibano, Il mare obliquo, Amadeus

(2) Titoli: Il perdono a dio, Zero, Leggere al buio, Luna lontana

(3) Riduzione a icona

 

 

1.6.26

Bando ALIA Evo 6.0


Ebbene sì, mr. Long John Silver, siamo alla sesta edizione di ALIA Evo, nata nel 2015, rampolla di ALIA, venuta al mondo nel 2004 e passata a miglior vita nel 2011.
Come certamente saprà, ALIA Evo ospita soltanto racconti, racconti di genere fantastico (sf, weird, horror, fantasy, fantastico puro ecc. ecc.) di lunghezza compresa fra i 500 e i 50.000 caratteri.
Come è stato per le precedenti edizioni NON verseremo diritti d'autore ai partecipanti che, tuttavia, resteranno proprietari delle loro opere e potranno ripubblicarle altrove senza problemi. Sarà vero anche il contrario: pubblicheremo nuovamente racconti già apparsi presso altri editori purché gli autori ne abbiano i diritti.
Com'è ormai arcinoto anche a lei che gira per i sette mari, i lettori, selezionatori e curatori di ALIA Evo per la narrativa italiana saranno come sempre Silvia Treves e Massimo Citi, mentre altri personaggi che presenteremo in seguito saranno i curatori dei racconti provenienti dall'estero...
ALIA Evo 6.0 uscirà per CS_libri sia in forma di e-book che di libro, come per le precedenti edizioni, anche se non è detto che si presenti la possibilità di collaborazioni. Ci stiamo pensando.
I testi dovranno essere inviati a mezzo bottle in the sea... PARDON, in allegato all'indirizzo <aliaracconti@fastwebnet.it o su messenger indirizzato a uno o a tutti e due i curatori. I termini per la presentazione sono da oggi, 1 giugno 2026, fino al 31 agosto 2026. Poi ci vorrà un (bel) po' di lavoro e l'edizione dovrebbe uscire per fine ottobre / inizio novembre 2026.
Nel frattempo chiunque voglia commentare, discutere, proporre deprecare, sbrodolare ecc. ecc. potrà farlo su questa pagina, riservata ai partecipanti e aderenti a qualsiasi titolo ad ALIA Evo 6.0.
https://www.facebook.com/groups/1230830197729650
Tutto chiaro mr. Long John Silver?

29.5.26

Ucronia: un'assurdità. O quasi.

 


Trent'anni fa iniziai un romanzo – U.K.R. – basato su un'ipotesi assurda. Lo inviai al Calvino che lo apprezzò, anche senza promuoverlo. Lo riguardai e aggiunsi parti, e lo inviai al Calvino. No, non era adatto…

U.K.R. è un acronimo di una locuzione tedesca “Unerwartet Kraft Reserve”, ovvero “un’inattesa riserva di energia”, ciò che normalmente serve a designare adiuvanti alla nutrizione ma che, nel linguaggio militare della Nuova Germania Sovietica, indicava le mine antiuomo

U.K.R. è il titolo di un romanzo che mi fa compagnia dal 1996 e che finora sono riuscito a pubblicare soltanto tramite Amazon, in forma di e-book e di libro, con esiti di vendite molto relativi, ma nel quale non ho mai smesso di credere.

Ho avuto qualche parere molto positivo, mi ha consolato il recente volume “Ucronia” scritto da Emmanuel Carrère, ma mi rendo conto che un romanzo di ucronia, ovvero di storia controfattuale, non è esattamente un boccone che risulti appetibile per tutti. Se poi aggiungo che il fatto che determina il “cambio” della Storia è un episodio non troppo noto, che al centro della vicenda c’è la Germania rivoluzionaria degli anni ‘20 e che, inevitabilmente, c’è un certo uso del tedesco… Ecco, mi rendo conto che saranno inevitabilmente pochi i lettori che posso sperare di raggranellare. Ma questo non è per me un problema: ho vissuto in prima persona le storie di Giancarlo Lelli e Sonia Fubini e, in Germania, di Waltraut Hillebrandt e Wilhelm Ersil, della Farbenphilosophie, del Coro di Jena di August Loehmann, dei Selbstleitende Automaten, della Rote Armee, della geometria di Kaneklin e di Presenza, l’entità oscura che governa la realtà, e sono più che contento. Posso soltanto dolermi che Presenza non esista, dal momento che soprattutto oggi ne avremmo quanto mai bisogno.

U.K.R. è un romanzo politico? Sì, assolutamente, ma con un approccio quanto meno sorprendente e personaggi che non hanno mai praticato la politica, ma si limitano a ribellarsi, silenziosamente, a un mondo che non possono tollerare. Hanno qualcosa in comune con l’autore? Sì, certo.

Di seguito la prefazione che scrissi per la versione apparsa su Amazon. Il romanzo, per chi fosse rimasto incuriosito da queste righe si trova qui.


 

Alcune avvertenze per i lettori.

U.K.R. è un romanzo ucronico, ovvero basato su un quadro storico derivato dal differente andamento di un evento, ossia da uno «snodo» storico.

Se pensiamo alla storia come a un tracciato ferroviario nel quale gli «snodi» siano altrettanto scambi, ovvero variabili di percorso, non sarà difficile immaginare che la nostra storia sia soltanto una delle storie possibili. Questo non significa, naturalmente, schierarsi per una storia fatta di eventi clamorosi e di personaggi fatali: in realtà è la fisica contemporanea a postulare infiniti universi nati e che nascono ad ogni attimo sulla base di scelte anche estremamente banali o quotidiane. In questo romanzo lo «snodo» sta nel fallimento del rapimento e omicidio di Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg, leader degli spartachisti, compiuto dai Freikorps del governo socialdemocratico nell’immediato primo dopoguerra. Non è uno degli episodi più noti della storia del XX secolo, ne sono conscio, ma credo abbia un’importanza capitale per la storia del nostro continente. È quantomeno ragionevole immaginare che una situazione a lungo incerta nella Germania degli anni ‘20 avrebbe reso in seguito meno agevole l’ascesa del nazismo o avrebbe potuto cambiarne radicalmente la natura.

In ogni caso, che cosa ne sarebbe stato della storia del nostro secolo può apparire anche semplicemente una domanda oziosa. Ma io scrivo narrativa, non saggi storici, ed ho pensato potesse essere curioso e affascinante provare a farmi questo genere di «domanda oziosa». U.K.R. è nato da un’elucubrazione, di quelle che i miei professori di storia delle superiori avrebbero liquidato con una scrollata di spalle. Non mi sono mai dato pace, in realtà, per quel genere di disinteresse. Anche perché questo genere di esercizio speculativo applicato a una storia tanto mobile e complessa come quella del secolo appena trascorso può dare curiosi riflessi anche alla storia dei nostri giorn

 

22.5.26

ALIA Evo 6.0: si comincia


Al momento sono in montagna, sui 1300 metri s.l.m. nella casa comprata grazie ai risparmi dei miei genitori. Una casa che possiede addirittura una doppia mansarda che dividiamo io e mia moglie. Per scrivere questa righe sono salito in mansarda dove c'è il mio "studio", arrampicandomi su una scala in legno particolarmente erta e dai gradini profondi un palmo, dove i miei piedi rimangono fuori per un terzo. Ma il vero problema è che devo cercare di non dimenticare nulla per evitare un su-e-giù pericoloso o, in alternativa, fare a meno della pendrive dove controllare e/o verificare qlcs, del telefono o di qualsiasi altra cosa che fino a cinque minuti prima non mi sembrava necessaria. 

Ma una volta stabilito che posseggo uno «studio», oltre a quello di Torino, sorge spontanea la domanda: «E che cosa te ne fai?»

Innanzitutto lo studio ospita un pc su quale perdo tempo a scribacchiare qualcosa.  Racconti, romanzi, note sparse, qualche volta scritture su questo blog o osservazioni a scadenza, come foglie secche, su faccia-libro o su instagram. Oppure commenti come lettore zero o recensioni sparse. 

Ma c'è una cosa che mi è capitato di fare e che nonostante tutto faccio volentieri: scegliere racconti per ALIA Evo. Lo so, lo so, non è facile e talvolta nemmeno gradevole scegliere un brano e non l'altro e spiegare all'autore perché quel particolare racconto, anche se gradevole o quasi perfetto non è adatto all'antologia. O decidere che comunque quel particolare testo è adeguato anche se dovrà subire un editing che all'autore può sembrare una lenta e spietata tortura. Già, perché chiunque, il sottoscritto compreso, non ama che qualcun altro metta le mani sul frutto del suo lavoro.

Tutto ciò detto posso anche dare la notizia che ho finora taciuto: dal 1 giugno fino a fine agosto siamo pronti ad accogliere i racconti per il prossimo ALIA Evo, il numero 6. 

Racconti che DOVRANNO essere necessariamente di fantastico (sf, weird, horror, fantasy, fantastico ecc. ecc.) e non DOVRANNO superare i 50.000 caratteri. Come è stato per le precedenti edizioni NON verseremo diritti d'autore ai partecipanti che, comunque, resteranno proprietari della propria opera e potranno ripubblicarla altrove senza problemi. Senza contare che è vero anche il contrario: pubblicheremo nuovamente racconti già apparsi presso altri editori e i cui diritti siano tornati agli autori.   

E la soddisfazione? Beh, dopo aver pubblicato sei ALIA e cinque ALIA Evo direi che abbiamo conquistato un piccolo ma affezionato gruppo di lettori che hanno dimostrato di gradire i racconti via via pubblicati. Per chi pubblica con ALIA Evo resterà il piacere di aver contribuito a un'impresa nata nel 2003. 

 

Il bando ufficiale uscirà su Facebook, Substack, Instagram, Discord, Bluesky e naturalmente qui e sulla pagina web di Silvia Treves mia complice oltre che la migliore creatura di sesso femminile che si sia filata uno come me (1), che sarà la mia compagna di lavoro nell'altra stanza di questa mansarda. Cominciate a scegliere, a riflettere, a riguardare a ripensare, ci risentiremo presto (2). 

Ne approfitto per riprendere e diffondere un testo di Franco Ricciardiello uscito in questi giorni su Discord e che riguarda un'antologia a suo modo rivoluzionaria, dove appaiono diversi ottimi racconti, tra i quali anche uno di Silvia. 

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Ai primi di luglio uscirà un numero speciale di Urania di circa 400 pagine, Mondadori Editore, a cura di Franco Ricciardiello, interamente dedicato alla fantascienza solarpunk: 10 racconti inediti di 11 tra autrici e autori italiani, con un’importante sezione critica che ricapitola il movimento e il genere solarpunk, dalle origini. Si tratta di un’iniziativa importantissima per il solarpunk, che ci siamo prodigati per diffondere anche nel nostro paese. Ti chiediamo di darci una mano, se puoi, diffondendo la notizia sui tuoi canali web e social, già dal mese di giugno, e magari anche sostenendoci allo stesso modo dopo l’uscita. Il volume ha un costo molto contenuto, è distribuito soltanto nelle edicole, e sarà disponibile per tre mesi estivi, da luglio a settembre compresi. È possibile, anzi auspicabile, prenotarlo dai primi di giugno presso l’edicolante di fiducia, con i seguenti dati (e magari mostrando la copertina): Urania Speciale, supplemento a Urania n. 1752, luglio 2026: SOLARPUNK - nuovi sguardi sul domani, € 9,90 

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(1) Senza contare Morgana che, essendo mia figlia, non mi ha scelto ma che, comunque, se non altro mi tollera.  

(2) Questo post esce contemporaneamente su Substack
 
 


12.5.26

Un bilancio narrativo


E sono stati in tutto 40 a essere stati pubblicati su Substack. .

Un numero tondo, divisibile x 2, x 4, x 5, x 10 e x 20. Non è poco, penso. Racconti letti mediamente da 12 lettori, un risultato più che pietoso rispetto ai grandi autori di best-seller ma che mi soddisfa, tanto più che le letture tendono lentamente ma inesorabilmente ad aumentare. 

«Certo, ma che k***o ti è venuto in mente di…»

Non è facile rispondere, ma ci proverò. 

Punto primo: ho settant'anni (70), un numero che non può non creare qualche riflessione sulla durata complessiva della vita che mi è stata concessa. Ma questi racconti – solo una parte di quelli scritti – non vogliono essere un testamento letterario ma semplicemente un punto fermo a un momento X della vita. 

Punto secondo: sono per lo più racconti recuperati nel passaggio dal computer Windows punto 10 al nuovo computer Windows punto 11. Un lavoro di scavo e di recupero iniziato per semplice divertimento e finito col diventare una ricerca puntigliosa dei testi spesso dimenticati o solo parzialmente ricordati. 

Punto terzo: il desiderio nato un po' per volta di ricavare da tutti questi testi un'antologia nuova (si fa per dire) che raccolga i miei collected papers, risparmiando un lavoro probabilmente inutile ai miei discendenti.  

Ma veniamo ai racconti pubblicati. Si tratta di testi così organizzati:

Racconti pubblicati e in commercio: quattro, Polvere, ospitato nell'antologia «In controtempo», La lente del tempo, presente nell'antologia ALIA Evo 4, Il muro delle eriche, in «Perdenti e Perduti», Progetto per un'etica portatile, un frammento di «Calibano», tutti disponibili presso Amazon.it come ALIA Arcipelago e come ALIA Evo

Racconti pubblicati a nome mio o sotto pseudonimo in «Fata Morgana» e non più disponibili in commercio: sedici

Racconti pubblicati a nome mio o sotto pseudonimo in «LN-LibriNuovi» e non più disponibili in commercio: cinque

Racconti pubblicati in edizioni fuori commercio: due, Devoluzione e Briciole

Racconti mai pubblicati: tredici.

Totale 40 racconti, un numero adatto a comparire in una biografia letteraria media. Sono rimasti fuori più o meno una ventina di racconti, alcuni perché destinati alla pubblicazione presso altri editori in tempi brevi, altri perché eccessivamente lunghi (> 50k) per la pubblicazione in Substack. 

«Ma sei soddisfatto? È stato utile?»

La parte migliore del lavoro è stato il ripescaggio dei racconti inediti e l'aggiustarli per la pubblicazione, come se dovessero uscire con un editore "serio".  La parte un po' meno piacevole, ma che mi ha spinto ad abbandonare gradualmente faccia-libro, è stato l'apparente boicottaggio da parte di Mark 2ukkerbebè (1). Il suo "boicottaggio" è in realtà nelle regole intrinseche del funzionamento di faccia-libro, anche senza immaginare qualche gomblotto da parte di oscuri démoni. La realtà è che faccia-libro non è stato concepito per ospitare interventi lunghi e parolosi, né più né meno, e l'uso di Substack è divenuto essenziale per un progetto come il mio. Il problema è che usare FB per fare pubblicità a un altro social non piace a Meta e così il post che invita a farlo tende a scivolare verso il fondo. E anche qui nulla di strano. Dopo di ché avendo pochi o nessun "like" risulta puro escremento virtuale per FB ed è destinato a scomparire definitivamente.  

Sic transit gloria mundi.


In quanto alla reazione dei lettori, le poche ottenute, sono state comunque positive. A parte gli interventi miracolosi e sorprendenti di chi condivide la sua vita con me, ovvero Silvia Treves, ho ricevuto commenti che mi hanno spinto a continuare. Da sottolineare il commento fuori testo di mia figlia: «Ma quanti racconti hai scritto?», domanda che mi sono posto anch'io, nonostante tutto sorpreso dalla quantità di testi recuperati. 

Quanto a Substack, pur avendo ricevuto osservazioni sul suo funzionamento eccessivamente parolaio e notizie sulla sua "tendenza politica", ho deciso di continuare, anche perché non è che faccia-libro con la sua passione mercenaria per Trump sia poi tanto meglio. Anzi. 

La domanda successiva non può che essere: «E ora?». 

Di primo acchito direi che va bene così, che poter disporre on line della parte più dispersa e dimenticabile della mia produzione narrativa è una soddisfazione più che degna. I racconti che rimangono, molto più lunghi e al limite del romanzo breve, rimarranno in scuderia e, nel caso non riuscissi a piazzarli, potrebbero apparire in qualche modo su Substack, magari con link adatti a questo blog. Lo stesso vale per i romanzi… e una soluzione a puntate potrebbe essere un modo per rendere pubblico l'interminabile romanzo, «L'Ultimo pianeta»,  che non ho speranze serie di vendere a qualcuno. Ci penserò, giuro. 

 

In fondo ho fatto per buona parte della mia vita qualcosa che mi piaceva e mi soddisfaceva e anche i miei tentativi di narratore non sono che un modo per continuare a lavorare nello stesso settore. Lavorare in libreria è stato un buon motivo per alzarsi tutti i giorni e, nonostante gli allucinanti mal di stomaco che la gestione puramente economica mi procurava, non posso che rallegrarmi per aver fatto un lavoro che ha contribuito alla salute mentale della famiglia e ha regalato a mia figlia una visione "dall'interno" del mondo dell'editoria, tanto è vero che ha finito per lavorare in una casa editrice. 

E con ciò ho finito per questa volta. Presto saprete che cosa ho scelto di fare ma, per il momento, non perdetemi di vista. 


(1) Lo so che il nome corretto è Zuckerberg, letteralmente "Montagna di zucchero" nella lingua allemanda, ma ho preso l'abitudine di chiamarlo 2ukker-ecc. per giocare con una precauzione un po' ridicola.