26.2.21

Altri libri? Sì, altri libri

Lorenzo Alessandri
 

Non sono stato particolarmente bravo in questi ultimi tempi e quindi non ho letto come dovrei e come avrei potuto, ma mi sono limitato a letture temporanee o a riletture. In particolare sto rileggendo Terminus Radioso di Antoine Volodine, interrotto qualche mese fa – senza un motivo preciso, ma i rapporti con i libri possono essere capricciosi e infedeli – e ora ripreso senza particolari problemi e con un certo piacere. Ma di questo parlerò in un altro dei miei lunghi interventi. 

Se i libri letti di recente sono stati un numero ridotto (tre in tutto), non sono pochi i libri letti in precedenza e dei quali non ho parlato né scritto e che ora tenterò di sbrigare in questo post. Terminato il quale dovrò riprendere un mio vecchio racconto – anzi due racconti e un romanzo – abbandonati e ora meticolosamente stampati, in attesa di essere riesumati, corretti e completati. «Abbandonati perché…», no, non c'è un 

 

 
perché, diciamo che periodicamente attraverso momenti nei quali tutto ciò che ho scritto mi sembra irrimediabilmente mediocre e quindi degno di essere cancellato, distrutto, dimenticato. In genere il mio spleen non mi permette di mettere in pratica decisioni radicali come cancellare tutto o bruciarlo, come si faceva in altri tempi, ma  lascio tutto al punto nel quale ero arrivato e cerco di dimenticare. Adesso sono in un'altra fase, quindi cerco di riannodare i fili spezzati e riprendere a scrivere. Non so in quale dei due momenti sono davvero me stesso, la ragione (o ciò che più le somiglia) mi spinge a credere che lo sia la fase distruttiva mentre l'emozione (e il narcicismo) mi spingono a credere che lo sia la fase costruttiva. In ogni caso riprendo a lavorare, almeno fino alla prossima eclissi. 
 


Il primo di cui parlare o l'ultimo libro letto è Torino magica di Vittorio Del Tufo, Piccola Biblioteca Neri Pozza, 2020. NON si tratta di uno dei tanti volumi dedicati alla città nera, uno dei tre vertici di un triangolo bianco che comprende Torino, Praga e Lione, o un altro triangolo magico (nero) che comprende Torino, San Francisco e Londra, quanto un tentativo di ragionare più o meno storicamente sulla storia mitica e reale della città e sul suo passato remoto e prossimo. Non mancano i riferimenti alla cronaca recente – l'incendio del cinema Statuto nel 1983, per esempio, dove morirono sessantaquattro persone – o allo strano caso di Diabolich (sic!) che negli anni '50 attirò su di sè l'attenzione di media e forze dell'ordine, o dei rapporti dell'artista Lorenzo Alessandri, un raffinato surrealista, al quale devo alcune delle immagini di questo post, sempre in odore di satanismo (peraltro da lui recisamente rifiutato) o, ancora, del libro di Giorgio De Maria, Le venti giornate di Torino (del quale ho parlato qui) pubblicato una prima volta nel 1977 e recentemente ristampato da Frassinelli, ma questo senza dimenticare i rapporti pressoché secolari dei Savoia con le confessioni ostili alla Chiesa, la presenza costante e tollerata, quando non spinta alla ribalta della massoneria – dalla Loge de Saint Jean la Mystérieuse alla loggia Ausonia, nata nel 1859 –  alle controverse e mai definite simpatie della famiglia reale nei confronti di maghi e negromanti. 
 
Lorenzo Alessandri

 
Un libro che tenta, anche se in un modo umorale e in qualche caso semplicemente disordinato, di raccogliere e riunire un'interminabile serie di saggi sulla «Torino magica», – da Giuditta Dembech a Peter Kolosimo a Massimo Introvigne a Enrico Bassignana – fornendone una versione in qualche modo "postmoderna", citandoli e solo raramente sorridendone, senza allineare né prove né smentite, ma limitandosi a raccontare fatti piccoli e grandi, con un certo, innegabile humour. Onestamente resto dell'idea che il dizionario di Massimo Centini, Torino magica fantastica leggendaria, oltre 300 voci sui misteri della città[1], sia di gran lunga più utile, anche se meno immediatamente leggibile, per farsi un'idea delle tradizioni di Torino. Con tutto ciò resta il "mistero" di Torino, città nata all'incrocio tra due fiumi e che è «una città malinconica, austera, inquietante […] Una città, diceva Italo Calvino, che invita alla logica e, attraverso la logica, apre la strada alla follia.».                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                          
 


Brusco cambio di genere, storia e nazione: siamo a L'Invincibile di Stanislaw Lem, l'autore, per chi non lo ricordasse, di Solaris, uno testo magistrale dal quale sono stati tratti due film, il primo, di Andrei Tarkovskij, a mio parere assolutamente inimitabile. Il testo originale di Lem è del 1964 e l'edizione Nord, rigorosamente tradotta dal polacco da Renato Prinzhofer, è del 1974. Il testo, ripescato nella mia seminesplorata biblioteca di sf, ha una copertina "astratta" di Renato Pestriniero e conta su 193 pagine, senza né pre- né post-fazione. La vicenda è relativamente facile da raccontare: in un indefinito futuro una nave stellare, L'Invincibile raggiunge un pianeta extrasolare, Regis III, per ricostruire le circostanze della misteriosa scomparsa della nave gemella, la Condor, che ha da tempo cessato ogni trasmissione verso la base. Il pianeta è teoricamente abitabile per gli umani ma non esistono forme di vita terrestri – soltanto gli oceani sono abitati da una fauna abbondante – e l'atmosfera, pur risultando dotata di un 16% di ossigeno, contiene quantità di origine misteriosa di metano.

Entro breve tempo il personale della Invincibile individua il luogo dove si trova il relitto della Condor ma tutte le ricerche attuate sul relitto e sui cadaveri giungono a conclusioni assurde o contradditorie o inspiegabili mentre uno strano fenomeno, che riduce gli uomini al rango di neonati balbettanti, inizia a colpire anche il personale della nave di soccorso.   

La spiegazione di ciò che è accaduto alla Condor e di ciò che sta avvenendo all'Invincibile emerge gradualmente, in una felice e ardita applicazione della teoria dell'evoluzione a uno zoo di feroci automi alieni. Gradualmente l'Astrogator, Horpach, e l'Ufficiale di rotta, Rohan, giungono alla medesima conclusione e decidono che l'umanità farà bene a tenersi molto lontano da Regis III. 

Un elemento che balza subito agli occhi a chi conosce la produzione narrativa di Lem è la presenza di un'entità non-umana – o sovrumana come in Solaris – in qualche modo ostile o comunque indifferente nei confronti della sorte degli umani, un'entità che non affronta il rapporto con l'umanità secondo criteri comprensibili o afferrabili ma seguendo una propria logica basata su criteri logici ma per noi sostanzialmente inafferabili. 

Quando si dice il sense of wonder.

L'Invicibile è un romanzo che ottenne la felice recensione di Ursula K. LeGuin: 

«…nel presentare un "universo terribilmente aperto", non comprensibile per gli esseri umani, lo fa in modo tale che "la scala umana non viene distrutta, e nemmeno scossa. Perché, per quanto possiamo non capire il come, il perché, o persino il che cosa, dobbiamo agire, e i nostri atti conservano nelle più remote profondità dell'abisso, il loro valore morale inalterabile. Nei romanzi di Lem il centro di gravità è l'etica".»[2]

dimostrando una grande considerazione non solo per questo testo ma per l'intera opera di Stanislaw Lem, considerazione che non posso che condividere. Non è stato così facile accostarsi a un'opera tanto curiosamente diversa dalla sf attuale, del tutto priva di presenze femminili, dove i rapporti che legano tra loro i personaggi sono determinati dalla disciplina militare e l'autoanalisi, la riflessione, le considerazioni di ogni personaggio nei confronti della propria vita assumono un rilievo pubblico e collettivo. Il citare la parola «etica» da parte della LeGuin parlando dell'opera di Lem ha un rilievo reale, spostando la sf dal campo della semplice avventura – che comunque non manca – a quello della riflessione e dal terreno dell'invenzione scientifica e quello della costruzione filosofica. Un romanzo davvero notevole anche se mi rendo conto che non à facile ritrovarlo. Ma tentare non costa niente... [3]

 


Nuovo cambio di luogo e vicenda. Questa volta siamo nella Gran Bretagna della seconda metà del XIX secolo. Idealmente concepito nel 1857, l'Oxford English Dictionary prese forma così (cfr. Wikipedia): 

Il lavoro di compilazione iniziò a pieno regime nel 1879 sotto l'energica direzione di Sir James Murray. Cominciata nel 1884, la pubblicazione si concluse nel 1928 col dodicesimo volume. Nel 1933 ne fu pubblicata una edizione ridotta (Shorter Oxford Dictionary) che ha conosciuto diverse edizioni successive. 

Il libro Il professore e il pazzo di Simon Winchester è una saggio collocato nell'ambiente dell'Oxford English Dictionary che racconta delle non poche difficoltà nell'arrivare a creare un dizionario di tali dimensioni e con un tale approfondimento e della fatica superlativa di Sir James Murray, un testardo, gentile e distrattissimo scozzese, che dal 1885 in poi cominciò a ricevere:

«… foglietti di carta bianchissima non rigata, quindici centimetri per dieci, coperti dalla limpida calligrafia di William Minor, elaboratamente corsiva, e così peculiarmente americana, in inchiostro nero-verdastro […]» 

dove il dottor W.C.Minor annotava il libro nel quale aveva incontrato la parola descritta, le sue origini, il suo significato, l'accezione, se contemporanea o antica, se tuttora in uso o ormai desueta, i suoi derivati e collaterali, lemmi inviati in quantità crescente da un indirizzo che non aveva in apparenza nulla di misterioso. Ma l'invio continuo finì per risvegliare l'attenzione di Sir Murray che giunse alla conclusione di voler conoscere un così valente collaboratore. Si presentò così a Broadmoor nella sede del manicomio criminale, convinto che il suo misterioso corrispondente non poteva che essere il direttore, ma ne fu non poco stupito quando questi dichiarò di non essere il dottor Minor: 

Il dottor Minor è qui, senza dubbio. Ma è un detenuto. È ricoverato da più di vent'anni. È il nostro paziente di più antica data.

Minor era infatti ricoverato – oggi più puntualmente diremmo internato – per l'omicidio di un operaio, George Merrett, compiuta in condizioni di assoluto squilibrio mentale. Una malattia mentale dalla quale il dottor Minor, ufficiale dell'esercito unionista nel corso della guerra di secessione, non guarì mai. Il sodalizio tra i due, cominciato in maniera quantomeno sorprendente, continuò felicemente fino alla morte del responsabile del progetto editoriale, Sir Murray, avvenuta nel 1915. Il dott. Minor lo seguì pochi anni dopo, nel 1920, dopo aver goduto di almeno un anno di libertà dal manicomio. La malattia della quale egli soffriva fu stabilito trattarsi (ma soltanto a posteriori) di una varietà paranoide della schizofrenia, alla quale si aggiunse negli ultimi anni della sua vita la daementia precox

La storia del rapporto tra i due padri dell'Oxford English Dictionary è stata raccontata nel 2019 da un film di P.B.Shemran, con Mel Gibson nei panni del professor Murray e Sean Penn in quelli del dottor Minor. 


 I tre libri dei quali intendevo parlare sono terminati e lo spazio consumato comincia ad avere qualcosa di sottilmente minaccioso. Ragion per cui parlerò (brevemente) di tre libri in tutto, i primi due di uno dei miei autori preferiti nel campo del poliziesco, Qiu Xialolong e il terzo, un testo ahimé rinunciabile, firmato da Andrew O'Hagan. 


L'ultimo respiro del drago [Hold Your Breath, China], è un romanzo del 2017, pubblicato nel 2018 da Marsilio mentre Di seta e di sangue [Red mandarin Dress] è un romanzo del 2007, pubblicato da Marsilio nel 2011 e passato nella collana Universale Economica Feltrinelli nel 2019. Il traduttore dalla lingua inglese di entrambi i volumi è stato Fabio Zucchella.

Il primo vede il protagonista, l'ispettore Chen della polizia di Shangai – recentemente messo in sordina a causa delle sue indagini che avevano colpito membri in vista del Partito – recuperato a lavorare su un'inchiesta che riguarda una serie di omicidi seriali, la cui vicenda finisce per intrecciarsi con quella di un gruppo di ambientalisti, in una Shangai sempre più inquinata e invivibile. Con un intreccio meno lineare che in altre occasioni, il libro racconta di come Chen riesca comunque ad arrivare ad una conclusione, anche se decisamente poco positiva per il partito e foriera di grossi guai per la sua carriera. Più critico nei confronti del Partito e della situazione politica in Cina, Qiu Xiaolong dà la sensazione di tollerare sempre meno i diktat del Partito comunista cinese e di spingere il suo protagonista a fare ricorso alla poesia e alla cucina per sopravvivere in una situazione sempre meno comprensibile. Nel suo insieme un romanzo meno riuscito, ma più preoccupante.

 



Di seta e di sangue è, al confronto, un testo più rilassante, sempre ammesso di poter utilizzare questo avverbio parlando di un poliziesco. Il vero "protagonista" della vicenda è un qipao, un tipo d'abito femminile in uso negli anni '30 nella Shangai dell'interguerra. Una donna viene ritrovata strangolata nei giardini prospicienti a una strada ad alto traffico, vestita soltanto di quel genere di abito, a suo tempo violentemente attaccato come "borghese" nel corso della Rivoluzione Culturale e di recente ritornato in auge nella nuova Cina comunista. Ben presto Chen si rende conto di avere a che fare con un omicida seriale che lo obbligherà a un penoso viaggio a ritroso nella Cina degli anni '70, alle prese con tempi e ideologie che ben poco hanno in comune con l'apparente pacioso comunismo contemporaneo. Un poliziesco non comune per l'attenta ricostruzione di quegli anni lontani e per la sensazione di smarrimento che pervade sia l'ispettore Chen che noi lettori, testimoni di una procedura "rivoluzionaria" più simile a un pubblico linciaggio che a un processo popolare. Da non perdere. 

 

E arriviamo così a La vita segreta, tre storie vere dell'era digitale, di Andrew O'Hagan, editore Adelphi. Le tre storie raccontate riguardano Julian Assange, un individuo che io per primo non so come giudicare, il dark web, ovvero il lato "oscuro" di internet e il presunto (ovvero l'avatar di Craig Wright) Satoshi Nakamoto, "inventore" del Bitocoin.

L'incontro con Julian Assange, iniziato a pagina 21, termina a pagina 92, anche se, personalmente, devo ammettere di aver gettato la spugna intorno a pagina 60. Infatti, una volta stabilito che Assange è un radicale di destra con formidabili tendenze narcisiste, – per le quali non merita nemmeno scomodare Max Stirner e la sua teoria dell'Unico – risulta tutto sommato inutile ripeterle ogni tre pagine, enumerando fatti e discorsi nei quali il nostro amato Assange ripete instacabilmente il mantra della propria fenomenale personalità, della propria missione e del proprio ruolo nel mondo. Oltre a questo, finisce per risultare petulante il narratore che non perde occasione di far notare quanto è stato difficile e tutto sommato inutile inseguire Julian Assange nel tentativo di scriverne una biografia. Non si ha nessuna difficoltà ad ammetterlo e buonanotte: si abbandona la lettura con una sensazione di affaticamento e di sottile nausea, nei confronti di Assange, certo, ma anche del noioso preteso estensore di una biografia inesistente. La sensazione è che O'Hagan abbia puntato sul cavallo sbagliato, continuando ad alzare la posta nel tentativo di raccontarlo, ma dovendo alla fine ammettere di aver sbagliato corridore. In generale, comunque, non sono riuscito a farmi un'idea precisa del nostro Julian Assange ma che, in fondo, non meritasse davvero farsela. Il che sospetto che non sia in fondo giusto.

Più stimolante la seconda parte del libro, dove O'Hagan racconta della sua incursione nel Dark Web e di come sia riuscito, falsificando, mentendo, dando falsa testimonianza, imbrogliando sui propri dati personali e combinandone di ogni colore ad acquistare farmaci, psicofarmaci, droga,  armi e quant'altro vi venga in mente di illegale. Interessante, tutto sommato, ma nulla di davvero sconvolgente: se non siete dei poveri ingenui non scoprirete nulla che non abbiate già sospettato. 

Terza parte dedicata a Craig Wright, alla sua entità virtuale Satoshi Nagamoto e al Bitcoin, la sua invenzione. Mi interessava non poco l'argomento, come il fatto che il Bitcoin sia l'unica forma esistente di valuta sganciata dalle banche centrali e dal sistema finanziario internazionale. I problemi fondamentali che il volume pone sono due: il primo è che qualunque testo in forma di libro sull'argomento rischia un inevitabile ritardo sulla realtà. Il libro è del 2017 e nel 2021, tanto per dire, un soggetto di nome Elon Musk ha investito una quantità considerevole di denaro in bitcoin e i pareri in proposito – oltre alle reazioni del mercato – sono stati quantomai diversi e constrastanti[4]. Il secondo limite è nell'autore del libro, ovvero un narratore e non un giornalista, quindi perfettamente in grado di raccontare le sfumatura di pensiero e di comportamento di Craig Wright ma sostanzialmente incapace di fornire una spiegazione utilizzabile per chi voglia informarsi sul Bitcoin, sulla sua funzione e scopo. In sostanza, tormentato da e-mail che mi invitano a investire sui Bitcoin, sono rimasto ignorante tanto quanto, pur continuando a pensare che, dal momento che non esistono pranzi gratis – detto popolare ma con evidenti legami alla termodinamica – faccio bene a NON investire in Bitcoin, nonostante le stravaganti e/o mostruosi aumenti e cadute del suo valore. Non sono un broker né mi sento di studiare per diventarlo. 

Il problema fondamentale non è probabilmente del libro in sé, che immagino si possa leggere come un gossip book con qualche divertimento, ma del mio atteggiamento sbagliato nell'accostarmi ad esso. Cercavo notizie e ho avuto farfalle. Avessi cercato farfalle sarei rimasto contento. 

 

 

Chiudo parlando di un libro che è stato uno dei miei regali per lo scorso Natale: I fratelli di Serapione di E.T.A. Hoffmann, editore L'Orma, collana Hofmanniana, edizione 2020. Premetto che avevo una vecchia edizione de I fratelli edita nel 1969 da UTET (già ditta Pomba [!!!]) nella collana I Grandi Scrittori Stranieri, ma si trattava di un'edizione incompleta, pur se apprezzabile. Questa eccellente edizione, curata da Matteo Galli in collaborazione con duecento germanisti di tutti gli atenei d'Italia, ha un solo grosso problema: l'apparato storico bibliografico e le note che occupano fino a metà pagina del testo. Basti pensare che sono attualmente a pagina 30 (+ 3 di Premessa dell'autore + XLV di note, introduzione, cronologia, bibliografia e tabella sinottica), avendo letto il primo racconto e ad aspettarmi ci sono altre 500 pagine... Oltre a questo il volume è un peso massimo e leggerlo sdraiato è peggio di una seduta di sollevamento pesi. Mi sono rassegnato a leggerlo alla scrivania ma visti i miei tempi sono certo che andrò molto lentamente nella lettura. Ma un e-book no? 

Finito, per questa volta. Mi rendo conto che l'insieme dei libri scelti dà un'idea un po' schizoide dei miei gusti. 

Beh, temo sia veritiera.

 

Lorenzo Alessandri



[1] Il fatto che sia mia moglie che io siamo riportati tra le 300 voci del dizionario non modifica il mio giudizio, anche se indubbiamente ha un peso... 😉

[2] dalle pagine dedicate a Ursula LeGuin su Facebook. 

[3] Del 2020 una nuova edizione della Sellerio. Dai, che lo trovate...

[4] Basti citare il parere di Bill Gates: «Se non avete i soldi di Elon Musk, lasciate perdere».


19.2.21

Rivedersi dopo molto tempo.

 

Il prossimo giovedì, il 25 febbraio, nella pagina di Facebook dedicata ad ALIA Evo 4.0 e sulla pagina ALIA Evo di You Tube faremo uno speciale video con Davide Mana. Più sotto potete vedere la locandina sparata su tutte le pagine FB che mi sono venute in mente. 

Ieri pomeriggio abbiamo fatto una prova generale, in compagnia di Silvia, lei nello studio e io nella ex-camera di Morgana, adesso adibita a stireria / guardaroba / semi-biblioteca /varie & eventuali. Tutto bene ma ho avuto conferma di alcune cose poco piacevoli come il fatto che il suo blog, il glorioso blog Strategie evolutive, è attualmente ostracizzato da Facebook in quanto denunciato da alcuni sfaccendati / bigotti / oscurantisti o quello che preferite, come da post di Davide ripreso qui sotto:


La sorpresa di questa mattina è che qualcuno ha segnalato il mio blog – questo blog – alla polizia interna di Facebook, e questo indirizzo è stato perciò bloccato – se proverete a condividere i miei post su Facebook (cosa che comunque succede abbastanza raramente), riceverete una risposta evidenziata in rosso che fa più o meno così…

«Your message couldn't be sent because it includes content that other people on Facebook have reported as abusive» 

                                                                                                                                <okay>

 

come detto dal reprobo di cui sopra «a quale punto non potete fare altro che schiacciare <okey>» e abbozzare.»

Ma chi è stato? Pillon e i suoi scherani? La chiesa di Satana? Bill Gates? QAnon? Il governatore Fontana? Impossibile saperlo da FB, dal momento che non forniscono dati sugli untori, anche per evitare spargimenti di sangue, e a quel punto si possono fare le ipotesi più assurde e singolari. 

 


 

Personalmente propendo per i nostri buoni guardiani della Famiglia Perbene e Cristianissima, anche per la loro abitudine di denunciare ciò che esiste nonostante i loro divieti, anche se trovo buffo che si riducano a sparare su dei blogger, un tipo di persone che non sono esattamente dei frontman di un gruppo di Reggaeton... Vabbè, magari è qualche cacciatore che non apprezza l'impegno di Davide contro la violenza o qualche vicino di casa – o un gruppo di vicini di casa – che non sopporta il modo nel quale stende il bucato... Tutto è possibile. 

Fatto sta che io e Silvia ospitiamo Davide nel nostro studio virtuale per parlare di fantastico e zone limitrofe, in italiano e in inglese, cercando di cavargli qualche parola sul suo lavoro di traduttore per ALIA con gente come Walter Jon Williams o Cory Doctorow e sul suo lavoro come autore in due lingue, cercando di stabilire come ha fatto a non morire di fame seppellito in un angolo di Astigianistan. E persino a rievocare, sperando di non annoiare nessuno(1), i tempi del primo ALIA, quando la libreria CS esisteva ancora.

Tutto qui, sperando nella vostra presenza. 

 


 

(1) D'altro canto se annoiamo sarà sufficiente chiudere la connessione.

 


12.2.21

Due libri (quasi) nuovi


 

Un elemento importante nella vita di chi si dà da fare per pubblicare libri altrui e propri è il momento dell'uscita di uno o più nuovi libri, ovvero il termine – sia pure temporaneo – del lavoro di editing, correzione, verifica, impaginazione, compreso il controllo dell'ISBN e la scelta della copertina, per affacciarsi al mondo fuori, sperando che ci sia qualcuno che abbia voglia di scegliere un libro prodotto da mia moglie e da me. Non solo sceglierlo ma persino leggerlo.

I due libri ai quali accennavo nel titolo sono, per l'appunto, quasi nuovi, nel senso che hanno avuto una lunga storia prima di ritornare disponibili in forma di e-book.

Il primo, del sottoscritto, è I Signori dei Nodi, nato dall'unione in un unico testo di Luna lontana, a suo tempo uscito in e-book (2015) in solitaria e di Il perdono a dio, racconto lungo vincitore della seconda (e ultima) edizione del premio Omelas, uscito in un primo tempo nelle pagine di Fantascienza.com, poi in ALIA 1 nel 2004, quindi disponibile su queste pagine in Scribd e in ultimo unito al Perdono per un motivo molto semplice: la presenza di Glenna Reich, il primo dei Signori dei Nodi, in entrambi i racconti lunghi (o romanzi brevi). Il risultato finale è un dignitoso volume di 200 pagine, disponibile sia nelle pagine di LN-LibriNuovi in formato .epub (dopo metto i link) che in quelle di Amazon.it, formato per kindle, sia nelle pagine di Kobo, di nuovo in .epub.

 

 

Il secondo, opera di Silvia Treves, è una combinazione tra un racconto lungo (o romanzo breve, decidete voi) Sarà ieri, già pubblicato nella collana Nobile & Disperata edita dalla Libreria CS  e un racconto (questa volta abbastanza normale: 30 cartelle) A solo, uscito nel 2008 in Fata Morgana 8, Fantasmi. Di nuovo una combinazione nata esclusivamente nella mente dell'autrice ma che comunque funziona, il tutto per un totale di 151 pagine.

 



Quindi se non siete mai inciampati nei racconti lunghi (o romanzi eccetera) di cui sopra adesso potete farli vostri al modesto prezzo di € 2,99. E, tempo una paio di settimane, potrete averli in forma cartacea a € 9,99.

Dite che assomiglia a pubblicità? Beh, è vero, si tratta proprio di una sfacciata réclame, detto così tanto per rendere omaggio ai nostri cugini francesi. 

La realtà è anche che sia io che Silvia stiamo lavorando da tempo a due romanzi che prima o poi appariranno e non volevamo scomparire completamente dall'orizzonte degli eventi narrativo. D'altro canto ci dispiaceva di consegnare al passato testi ai quali siamo comunque (parecchio) affezionati.

Chiudi qui, con i siti dove si possono acquistare i due e-book:

 

Signori dei Nodi

https://librinuovi.selz.com/it/item/signori-dei-nodi

https://www.amazon.it/dp/B08W8R88NK

https://www.kobo.com/it/it/ebook/signori-dei-nodi

Sarà ieri

https://librinuovi.selz.com/it/item/sar-ieri

https://www.amazon.it/dp/B08W73LVD7

https://www.kobo.com/it/it/ebook/sara-ieri

 

alla prossima!


 

 




26.1.21

Un incontro on line


Salve a tutti. Sono qui per caldeggiare la vostra presenza a un dibattito on line che andrà in onda sul canale ALIA Evo di You Tube e sulla pagina di ALIA Evo 4.0 su Facebook. 

Tutto ciò avverrà: 


GIOVEDì 28 Gennaio, h. 17.30


Parteciperanno (seriamente) Silvia Treves, Giovanna Repetto, autrice di La mappa dei gesti possibili e Nino Martino, autore di A love supreme, tutti e due editi da CS_libri.

Parteciperà, un po' meno seriamente, anche il sottoscritto, nella veste del risibile regista di tale memorabile evento. Ovviamente vi invito a non mancare: potrebbe non capitarvi più di vedere uno sciagurato che fatica a raccapezzarsi. 

Di seguito la locandina originale: 

 



 

 


 

 

16.1.21

I caratteri perduti de Il Pugno dell'Uomo

 

 

Avrei avuto altri libri di cui parlare, libri acquistati e letti prima, ma la presenza del volume di Davide Del Popolo Riolo, che mi ha accompagnato alcune sere dell'appena trascorso dicembre, è una tentazione, o se si preferisce un dovere, al quale non intendo sottrarmi. A questo aggiungo la mia incoercibile simpatia per l'autore, visto, sia pure di sfuggita, più volte, al MuFant o presso Strani Mondi o in qualche altro luogo degno della presenza di noi appassionati di sf, tanto da spingermi a parlare del suo testo, vincitore del premio Urania. Tutto ciò detto, aggiungo che non dovete aspettarvi una recensione in forma mielosa e sconciamente elogiativa: non è nelle mie corde (per chiarire: sto ascoltando gli essercizi musici di Telemann) e non sono capace di parlare bene di qualcosa o qualcuno senza rischiare lo sbadiglio del lettore, sicché siete avvertiti.

Nota: se non avete ancora letto il libro fate attenzione: Sono quasi certo di poter fare involontario spoiler parlandone. 

La vicenda è il racconto della «resistibile ascesa» di Ian Derrick, misterioso demagogo dalla sconosciuta provenienza e ignota origine, capace di risvegliare nel popolo minuto un'ira dimenticata verso i Patrizi, la classe storicamente dominante, e verso tutti i non-umani a cominciare dai "succhiatori", un tipo particolare di educati e gentili vampiri che vivono da tempo immemorabile nella città. Tale ira nasce in un momento di epidemia (pandemia? Sì, è possibile) che colpisce in modo particolare le classi più svantaggiate e proletarizzate del nucleo urbano. La politica di Derrick, dalle evidentissime somiglianze con quella di un certo S*****i, lo porta rapidamente al potere, grazie a una condotta basata su un costante clima di odio e intolleranza fino a episodi di vera e propria persecuzione razziale. 

Particolare non secondario: il luogo dove tutto ciò avviene è una città non terrestre, lascito di una semidimenticata espansione umana nella galassia, che viene tuttora ricordata  ma in toni minori, come qualcosa accaduto molto tempo prima e di interesse limitato. La vita quotidiana nella città e si suppongono anche tutti i suoi traffici, attività economiche socialità, scuole e carriere professionali, hanno un evidente tratto vittoriano, tanto da risvegliare la sensazione di avere a che fare con un apocrifo di China Mieville e ciò che emerge da subito è l'assoluta non-alienità del luogo scelto per la narrazione: latitano le specie non terrestri sia in termini animali che vegetali e si giunge a supporre che le uniche forme di vita aliene siano le creature non-umane che popolano la città, mai spiegate e poco presentate. 

Davide Del Popolo Riolo
 

Ma ciò detto, resta la profonda suggestione della storia raccontata, alla quale si può perdonare la scomparsa del sense of wonder, uno degli assi portanti della sf propriamente detta. Per lo stesso motivo si può ignorare la scomparsa del Novum, altro elemento fondante della fantascienza storica, sostituito da una passione che non esito a definire semplicemente politica, nel senso di interesse verso la polis, intolleranza verso gli intolleranti (curiosità non trascurabile: Ian Derrick nella seconda parte della sua carriera ha tratti evidentemente mutuati da Adolf Hitler durante la vita nel bunker), preoccupazione verso i dropouts, qualunque sia la loro origine, biologica o artificiale, e una genuina convinzione della fondamentale uguaglianza tra i sessi. 

Il Pugno dell'Uomo è uscito a novembre del 2020, numero 1684 della rivista Urania. Costa di 280 pagine, stampate con un carattere che, a occhio, direi essere un times 11. No, non sto perdendo tempo, semplicemente mi chiedo quanto sia lungo il manoscritto inviato alla redazione di Urania: 300.000, 350.000 caratteri? Non è un problema così secondario, come spero di dimostrare in seguito. Il testo di Davide Del Popolo Riolo è infatti ricco di tragiche scomparse che avvengono fuori scena – a cominciare da quella che appare come la protagonista perlomeno nelle prime cento pagine: Alexandra – che si apprenderà essere morta senza preavvisi di alcun genere intorno a pagina 112, nella pagina che precede l'inizio della seconda parte. 

Ma l'ecatombe di protagonisti non si ferma con Alexandra, seguono le morti di altri personaggi e comprimari anche queste in genere in assenza del lettore, particolare non del tutto gradevole per chi segue la vicenda.

A questo punto non posso che avanzare la domanda che mi ha accompagnato durante la lettura della seconda parte del romanzo: «Quanto era lungo in origine il romanzo di Del Popolo Riolo? 600.000, 700.000, un milione di caratteri? E quanto l'autore l'ha dovuto tagliuzzare per farlo entrare nella misura di Urania?»

Questa "misura di Urania", dovuta a una semplice cura tipografica – oltre che alla necessità di non fare uscire un esordiente in un Urania Jumbo o in un Millemondi – è la camicia di Nesso della rivista, nata per pubblicare testi brevi, tipici della sf degli anni '50, e costretta a inseguire l'evoluzione della sf con le sue modeste scarpette da giardino, obbligata a rimanere nella sua scarsa misura. Il fatto che molti autori privilegino dimensioni di gran lunga eccedenti Urania è un dato di fatto, oltre all'altro elemento, anche questo non secondario: i diritti d'autore degli autori della fantascienza contemporanea non sono più quelli dei tempi d'oro del genere, e non si computano più in qualche centinaio di dollari o con pochi cent a parola.

 

Sono convinto che Davide nasconda da qualche parte ciò che ha dovuto tagliare dal suo romanzo: le circostanze delle tante morti non descritte e non raccontate, qualche cenno alla storia della città e del pianeta, la sistematica zoologica e botanica aliena, la sua geologia e la sua geografia, un finale meno affrettato e disperato di quello che viene messo in scena  e penso che prima o poi potremo assistere a una nuova edizione de Il Pugno dell'Uomo in director's cut. In ogni caso, personalmente non posso che apprezzare fino all'applauso a scena aperta personaggi pressoché perfetti come Ma'am Zoe, Oleander e il suo ambiguo amico Ben – impressionante la somiglianza tra la sua famiglia, così borghesemente normale e quella di qualunque famiglia ebrea tedesca degli anni '30 –; la seconda vita di Deirdre, lo squallido ma illuso Anton e la stessa Jana, personaggio atroce ma raccontato con cura e attenzione. Oltre a questo segnalo la capacità – in grado si suscitare la più bassa invidia in chi tenta di scribacchiare come il sottoscritto – di utilizzare con raffinata eleganza le diverse persone del narrare: la prima, la seconda e la terza, confermando la vocazione collettiva della sua narrazione.

Davvero, Davide, un buon lavoro. 

Grazie per queste pagine, forse nonostante Urania.