1.7.26

Letture fatte, quasi fatte e da fare

 

È un sacco di tempo che non parlo di libri. Ma non è che ho abbandonato la lettura, anzi, ma il problema è stato non avevo più tempo o voglia di scriverne. Può capitare? Sì, può capitare. Ma ho deciso di rimettermi in riga e provare a raccontare qlcs dei libri letti, iniziati e persino di quelli che leggerò. Per quanto riguarda questi ultimi preciso che si tratta di "alcuni" tra i libri che leggerò. Sono una di quelle persone che davanti a una bancarella, in una libreria, in un mercatino dell'usato, leggendo "La Lettura", scorrendo Facebook o in qualunque altro modo vi venga in mente, provo un impulso irrefrenabile ad acquistare uno o due o tre libri… Il risultato è che mi capita con una frequenza allarmante di scovare libri acquistati ere geologiche fa tuttora da aprire… 

Cominciamo con una vecchia conoscenza, Ian McEwan, del quale ho scritto alcune recensioni (1) e che mi sono ritrovato davanti con un libro – Quello che possiamo sapere – uscito in versione originale nel 2025 e tradotto da Susanna Basso per Einaudi nel corso del medesimo anno. 

Una volta stabilito che si tratta di un romanzo, abbiamo a che fare con un primo problema: McEwan inizia il testo con: 

«Il 20 maggio 2119 presi il traghetto della notte da Port Marlborough (…)» 

Si tratta di fantascienza? In fondo anche con Macchine come me McEwan aveva giocato con i "generi", in apparenza creando un testo di fantascienza, ma siamo fuori strada: l'autore sta giocando tra l'oggi e un domani possibile – nel libro divenuto reale – il Grande Disastro e l'Inondazione che hanno distrutto il mondo della prima parte del XXI secolo, affondando gran parte delle terre emerse. Nulla a che vedere con i canoni "classici" della sf, né novum né speculazione tecnico-scientifica. 

«Ma gli abitanti del XXII secolo, sopravvissuti a questa catena di eventi, sono avvezzi al disagio e alla penuria e inclini a guardare alla ricchezza e alla varietà del mondo precedente ora con rabbia, ora con una sognante nostalgia». 

E parte di questa rabbiosa e sognante nostalgia può incarnarsi nella fissazione del protagonista, Thomas Metcalfe, studioso della letteratura del periodo 1990-2030, per la fantomatica Corona per Vivien del grande poeta Francis Blundy, in apparenza perduta per sempre. La passione di Thomas per il poeta e soprattutto per la sua epoca occupa per intero la prima parte del romanzo, trasformando la sua nostalgia in un felpato e crescente orrore per la nostra sorte. La ricerca di Metcalfe del prezioso manoscritto procede in modo disordinato e con lunghi periodi di stanchezza; spesso Thomas prova a "immaginare" la serata nella quale Blundy lesse la sua Corona per Vivien, una descrizione febbrile e insieme nostalgica, una nostalgia di ciò che non si è vissuto: una nostalgia crudele. Le sue ricerche lo giungono infine a un'apparente soluzione che lo condurrà nell'isola dove sorgeva "Il Casale", la residenza del poeta…

Ma l'ultima ricerca di Metcalfe rimane sospesa e non detta, mentre entra in scena, nella seconda parte del libro, il racconto in prima persona di Vivien, la moglie di Blundy. Siamo tornati indietro di un secolo e passa e la vicenda e le disavventure della donna sono raccontate con puntiglio e chirurgica precisione, fino alla conclusione che riprende e conclude in modo inaspettato il tema della Corona, interrotto con Metcalfe e la sua ricerca.

Come definire l'ultimo libro di Ian McEwan? Non facile, ma importante, un libro basato su un sentimento insieme composto e disperato di distacco, su una rottura definitiva. Il nostro tempo se ne va, rabbioso e felicemente difficile, un tempo che il mutamento climatico si prepara a modificare irreversibilmente. Non si può che ringraziare l'autore per averlo raccontato.

*** 

Il volto dipinto di Oliver Onions, un libro di 361 pagine, edito da Hypnos, editore che apprezzo non poco, che ha ripescato e reso disponibili autori di gotico e horror semidimenticati o sconosciuti in Italia. Tutto ciò detto devo ammettere di aver letto solo 191 pagine del testo, sostanzialmente solo Il Volto dipinto. Ma facciamo un passo indietro: Oliver Onions è presentato come «Uno straordinario autore del weird classico» e ha operato negli anni precedenti alla seconda guerra mondiale. 

«Filo conduttore del romanzo e delle storie contenute in questo volume è il risveglio della mitologia pagana, attraverso lo specchio della psicoanalisi, della rivisitazione del mito di Venere e di Pigmalione (…)»

Tutto chiaro? Beh, più o meno. Sinceramente non sono riuscito a provare nemmeno un brivido piccolo piccolo nel leggere il romanzo breve, solo un moto di tristezza nel constatare il destino finale della povera Xena, protagonista della vicenda. Probabilmente sono un po' allergico alla prosa ricca e ricercata di Onions e ancora più allergico al revival della mitologia pagana. O forse sono troppo ingenuo per cogliere i troppi preziosi riferimenti inseriti nel testo. Mi accontento di segnalare qui l'uscita del volume, augurando comunque ogni bene all'editore.

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Ucronia di Emmanuel Carrère, un Piccola Biblioteca Adelphi, 160 pagine, 14,00 euro. Soldi ben spesi. Un po' perché anch'io mi sono impegnato in questo sottogenere letterario e un po' sono comunque appassionato di storia e di "controstoria". La domanda fondamentale di Carrère è: ma l'ucronia è una stupidaggine o merita un minimo di attenzione e qualche riflessione? La risposta dell'autore è ovviamente che l'Ucronia è un fondamentale testimone dei tempi e che è proprio il suo essere frutto di speculazione storica a renderla affascinante.

«Che nasca dal rimpianto o dalla ribellione, da un credo filosofico-religioso o dall'attrazione per gli infiniti possibili, ogni opera ucronica è destinata a falcidiare certezze, a dinamitare la nostra visione del mondo.»

Questo, in breve, il pensiero di Carrère sull'Ucronia, e per farlo cita numerosi autori e titoli scritti dal XIX secolo in poi, con un'evidente conoscenza (o passione) per gli autori in lingua francese, – Louis Napoléon Geoffrey-Chateau con il suo Napoleone imperatore del mondo, Marcel Thiry, René Barjavel, Chales Renouvier e altri – ma citando anche P.K.Dick, autore de La svastica sul sole, Sarban, Il richiamo del corno e persino Jorge Luis Borges, in un piccolo racconto. L'altra morte. Un difetto non piccolo per un lettore italiano è l'assenza di citazioni per Guido Morselli, autore di Contropassato prossimo, un esempio davvero notevole di Ucronia nostrana e di cui non mi stancherò mai di raccomandare la lettura, ma in ogni caso una lettura edificante e "dinamitarda" per un lettore abituato a letture più rilassanti.
 
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Andymon, di Angela e Karheinz Steinmüller, è un romanzo pubblicato per la prima volta in DDR nel 1982, ripubblicato in Germania nel 2004, tradotto da Beatrice Sensini e pubblicato in Italia da Del Vecchio nel 2025. Lo acquistai al Salone del Libro del 2025 e lo posseggo autografato dagli autori, un piccolo valore aggiunto. Il sottotitolo è: «Un'utopia nello spazio» e il valore del romanzo come utopia non è una semplice vanteria. Penso che tutti coloro che hanno una qualche dimestichezza con la fantascienza abbiano presente il concetto di "Astronave generazionale": si tratta di una nave spaziale inviata nello spazio per un viaggio di lunghezza tale da prevedere che siano necessarie più generazioni per giungere al pianeta obiettivo. Personalmente ho sempre trovato semplicemente agghiacciante tale idea, ma questa soluzione per i viaggi interstellari ha trovato non pochi appassionati narratori, da Robert Heinlein a Brian Aldiss a Arthur C. Clarke a Lino Aldani (Eclissi 2000) e tanti altri. 
Anche in Andymon abbiamo a che fare con una generazione nata su un'astronave colossale, organizzata con ambienti "naturali" e con personale robotico in grado di prendersi cura delle creature nate a bordo e di raccontare in forma di fiaba la sorte del pianeta Terra che i piccoli non hanno mai conosciuto. Dopo una lunga serie di eventi finalmente i nostri arrivano su Andymon, "quarto pianeta del sistema della stella fissa Ra" e da lì prenderanno il via le nuove avventure della colonizzazione con gli inevitabili errori, incomprensioni, ostilità e riconciliazioni. 
Andymon è un romanzo di fantascienza, certo, ma con una componente di Bildungsroman (romanzo di formazione) tutt'altro che trascurabile, il che ne fa un tipo di vicenda fantascientifica carica di riferimenti personali e di storie biografiche che non è facile incontrare. Forse il numero eccessivo di personaggi può risultare un problema, ma si tratta di una conseguenza ovvia per un romanzo corale che comunque non ha – se non molto raramente – momenti di stanchezza. In sostanza una lettura che consiglio, tenendo conto che si tratta di un libro di 500 pagine e che non è consigliabile leggerlo la sera, prima di dormire. 
 
Questo per i libri scelti tra quelli che ho finito di leggere, passo ora a quelli in lettura ma non ancora terminati. 
 
Giovanni Oro, Sonata per una luna morente, Delos Digital, pagine 129 su 287. Un ottimo romanzo, forse (e sottolineo forse) non perfetto sul piano del Worldbuilding alieno – la luna di un gigante gassoso avrebbe forse meritato qualche cenno in più sulla sua geologia, atmosfera e tempo locale – ma assolutamente magistrale nella creazione di una potente metafora dell'umanità ammericana alle prese con una civiltà aliena, ovvero impegnata nella sua sistematica distruzione. Il fatto che gli alieni vittime di questo apparente peacekeeping siano gatti, rende il romanzo più godibile per chi, come me, possiede e ammira quotidianamente le gesta della gatta che ospito volentieri. 
Altrettanto magistrale il profilo di Lila e di Fara, due gatte/aliene, la prima una fanatica appassionata musicista che si illude (e continuerà a illudersi? Questo potrò dirlo soltanto una volta finito il romanzo) di poter riavere il proprio strumento e di poter godere ancora del suo pubblico, la seconda, una cantante, disillusa e ferita, incapace di adeguarsi alla nuova situazione del pianeta. Discorso a parte, e altrettanto attentamente condotto, quello di Jacques, un volontario che agisce guidato da una IA interna e che non riesce a trovare normale e accettabile la situazione creatasi. Un accenno, infine, alle "bande" di gatti irregolari nate con il crollo della società civile aliena, che non possono non ricordare situazioni simili nella ex-Jugoslavia, in Siria, Sudan del Sud, Mali, Niger eccetera. Davvero un buon romanzo, che tra l'altro dimostra che è la metafora un aspetto centrale della narrazione fantascientifica e non un'inutile sforzo futurologico che non le appartiene e non le è mai appartenuto.
 
*** 
 
Nel mondo a venire di Ben Lerner, Sellerio Ed., ed. orig. 2014, traduzione di Martina Testa, pagine lette 174 su 287. 
Un romanzo curiosamente riposante, essenzialmente per i modi amichevoli e intimi del narrare. La sensazione è che Lerner ci possa mettere anche un'intera pagina per raccontare di come un personaggio si infili un paio di scarpe, ma non è una critica, sia chiaro: questo narrare iperrealista regala un fascino del tutto particolare al libro, un grado di confidenza inattesa che risulta perfettamente intonata con le descrizioni di una New York terminale. Leggermente o felicemente intollerabili i racconti delle cene tra intellettuali newyorchesi, con gli odi, le gelosie, le piaggeria, le finzioni eccetera: nulla di nuovo, sia chiaro, ma un clima e un milieau che si ritrovano paro paro in Italia. Un buon libro, finora. 
 
***
 
Roberto Bolaño, La letteratura nazista in America, Adelphi, trad. Maria Nicola, pag. lette 20 su 250. Lo so, sono appena all'inizio del libro e allora? Il dato di fatto è che 
Bolaño è un genio e questo suo volume è una caramella talmente prelibata che tardo a ingoiarla per intero, centellinandola come un Nebbiolo del 1960... Ovviamente ciò che racconta l'autore è inventato dalla A alla Z, dai nomi degli autori alle opere pervicacemente elencate in coda la volume e la cosa davvero interessante è che Bolaño non ci informa se qualcuno dei libri o degli autori sono per caso realmente esistiti. Intanto devo ammettere di essere rimasto davvero impressionato della piccola biografia letteraria di Edelmira Thompson de Mendiluce che se non è vera è comunque verosimile, anche per il sottile humour di una narrazione perfettamente credibile. 
 
E adesso tre rapidi accenni ai libri che mi aspettano. 
 
1) Carlo Rovelli, La cattiva coscienza dei fisici, Solferino 2025, pp. 136. «Ci sono atomiche sufficienti per a bruciare viva l'umanità. E stiamo litigando» Un libro che non parla solo di fisica e di guerra, ma parla soprattutto di noi, del futuro che stiamo costruendo e delle decisioni che dobbiamo prendere oggi. Qualcosa da aggiungere? No, penso proprio di no. 
 
 
2) Tullio Avoledo, Furland®, Chiarelettere, 2018, pp.225. «Perché il Friuli non è più una regione, nell'Italia post 2023. È stata combattuta una guerra d'indipendenza, l'enigmatico Vittorio Volpatti ha preso il potere, convincendo il popolo che l'unica strada possibile […] fosse trasformare la regione in un parco divertimenti a carattere storico
Ho letto poco di Avoledo, in vita mia, e di quel poco ricordo soltanto una curiosa sensazione di estraneità e di assurdo. Un ottimo motivo per leggerlo. 
 
3) Jonas Enander, Affrontare l'infinito, i buchi neri e il nostro posto sulla Terra, Neri Pozza 2026, pp. 345. 
«C'è un modo per sapere che cosa accade dentro un buco nero: aprire questo libro, entrarci, iniziare il folle viaggio insieme al suo autore, il fisico e divugatore Jonas Enander.» 
Ho acquistato e intendo leggere questo libro per motivi essenzialmente "professionali": ho infatti intenzione di scrivere un racconto o un romanzo breve sul tema dei buchi neri, un componente apparentemente assurdo dell'universo che mi ha sempre affascinato e che ora, con le ipotesi nate di recente sulla funzione ontologica dei buchi neri primordiali, mi ha definitivamente conquistato. Ne saprete qualcosa anche qui. 
 
Alla prossima! 

(1) Macchine come me / La ballata di Adam Henry / Espiazione (c/o LN-LibriNuovi).

 

15.6.26

Essere stufo, stanco, insofferente, averne fin sopra i capelli ecc. ecc.

 

A essere sincero non ne posso davvero più di sentir parlare – e di sentirlo parlare – e di leggere del generale vannacci (minuscolo, perché un nazifascista il maiuscolo non se lo merita), davvero l'ultima goccia dopo aver fatto il pieno di meloni & sorella, di salvini, di tajani – il puffo che finge di occuparsi dell'estero – di giuli e valditara, dell'idiota eletta a ministra della disoccupazione, dell'incapace e sgrammaticato urso, del topo malefico donzello e via discorrendo: mi sono stufato anche solo di citarli. 

Ma dirò di più, ne ho le scatole piene anche del nazista dell'Illinois trumpetten e della sua infinita banda di leccapiedi, del nazisionista netanhyau e della manica di assassini che forma il governo di Israele e del tiranno malefico avvelenatore putin. Ne ho le scatole piene di guerre, assassini, attentati, manifestazioni per la remigrazione, terrorismo – sempre ricordando che il terrorismo è in genere figlio di una situazione insostenibile –, non vorrei sentire il TG o il GR – comunque non quelli della RAI o di Mediaset –, vorrei smettere di informarmi e così da non sapere che l'esercito israeliano ha appena fucilato un lattante, che un missile russo ha accoppato N persone a Odessa o che l'AFD / il Rassemblement Nationale /  David Farage possono vincere le elezioni. Ma non riesco. DEVO informarmi e così passare male i giorni che mi restano. Ma ciò che mi turba, al di là dei massacri e genocidi vari, è che ciò che avviene non sembra turbare coloro che vivono accanto a me, quelli che fanno la spesa, che aspettano l'autobus, che fanno la coda all'ufficio postale o in banca. Non solo: alcuni tra loro, non avendo capito un kz di quello che sta accadendo, sostengono la dx e persino vannacci. mentre la sx, oltre a scontrarsi sul possibile leader, sa solo ripetere le solite cose: «Il SSN è in crisi!» / «Non si arriva a fine mese!» / «nove euro di paga oraria minima!», tutte cose sacrosante, per la carità, ma che possono comodamente trovare posto nella piattaforma di un sindacato, mentre non possono e non devono essere gli aspetti prioritari di una visione ampia e articolata degna di qualsiasi partito o coalizione nazionale, che dovrà affrontare, tra gli altri, la situazione in Medio Oriente, l'interminabile guerra Russia - Ucraina, un'Europa che rischia l'avvento dell'estrema dx e il cambiamento climatico che incombe come un incubo all'orizzonte. D'altro canto la sx, che ha perso malamente le elezioni del 2022, deve cercare di presentarsi come una paladina della classe operaia o di ciò che ne resta, avendo a suo tempo contribuito a renderla l'uomo dimenticato in bagno il giorno del genetliaco reale. «Ma è la socialdemocrazia, bel pirlotto, non capisci?». No non capisco né voglio capire. La classe operaia organizzata è scomparsa e ciò che ne rimane è spezzettato e sostanzialmente impotente, ma esistono ancora infinite categorie di lavoratori più o meno subordinati – avete presenti le finte partite IVA? – che non hanno letteralmente nessuno che li difenda dal piccolo capitalismo di rapina divenuto onnipresente e che ha nel governo delle meloni il suo sostegno, anche nell'evitare le tasse. Uno dei problemi è che costoro, abbandonati dalla sx, finiscono per votare a dx e guardare con una certa rabbiosa simpatia i vannacci e i salvini, combinando il miracolo di votare per chi vive e si arricchisce del loro lavoro. Lo stesso discorso vale per chi, a riposo con una pensione da fame, pensa (oddio, "pensa" non è il verbo giusto, si potrebbe utilizzare "rumina", ma lasciamo perdere) che la colpa sia dei disperati che si affollano alle porte della civiltà rischiando la vita per difficili viaggi in mare o sulla terra e che, viceversa, sono quelli che raccolgono per 12 h/die fragole e pomodori a 2 € / ora, che si preoccupano della vecchiaia più fragile pulendo le pudende ai poveri vecchi e che costruiscono lussuose case per 1,40 € / ora, oltre a mantenere l'INPS e le pensioni con i contributi che non sfrutteranno. 

Serve una Nuova Sinistra Europea, un nuovo impatto verso un reale scivoloso e pericoloso, carico di minacce e di incubi possibili e probabili, una sinistra GIOVANE (n.b.: io ho 71 anni), non i cinquantenni ansiosi di trovare uno strapuntino dove sedersi nell'UE o in casa nostra. «Non è facile» si dirà, eppure è l'unica soluzione possibile. Pensateci, quando vedete passare un corteo di NO-Pal, unitevi a loro, silenziosamente, e manifestate il vostro sostegno alla faccia di tutti gli assassini di Israele e di tutti i ministri piantedosi del mondo. L'alba è ancora lontana e viviamo al buio di notti oscure, ma non disperiamo: il sole tornerà. 

6.6.26

Scrivere come lavoro. Ma ne siete sicuri?

 

Io scrivo, come avranno capito coloro che seguono questo blog. Scrivo da più di cinquant'anni, un oceano di tempo a pensarci bene. Ho scritto una sessantina di racconti, ho curato insieme a Silvia Treves la serie «Fata Morgana», ho contribuito alla realizzazione di ALIA e ho curato personalmente sei antologie per ALIA Evo, scritto sette romanzi lunghi (1) – quattro di sf, uno di ucronia, uno umoristico e uno di fantasy –, quattro romanzi brevi di sf (2) oltre ad un romanzo cyberpunk (3) insieme a Silvia, oltre a qualche centinaio di recensioni sul sito di LN-LibriNuovi e poco meno di un migliaio di interventi su questo blog. Un sacco di lavoro, il tutto mentre facevo il mio lavoro reale, il libraio, per una quarantina d'anni. 

Di tutto ciò quanto ho pubblicato? Beh, senza contare ciò che ho pubblicato sotto il nome della mia vecchia libreria, CS_libri, solo alcuni racconti e qualche presenza in antologie, più o meno il 4% di quanto ho scritto. Ma, a parte qualche momento di scoramento, durante il quale mi convincevo che avevo soltanto sprecato un sacco di tempo e di parole e che a nessuno fregava un kz dei miei scritti, non ho mai smesso di scrivere. Una testardaggine notevole, davvero. Probabilmente un modo per stabilire che sono da sempre un po' fissato, uno senza speranza. 

Ma il mio vero problema è un altro. Nel corso di questi anni ho provato solo una volta a inviare qualcosa a un editore, nel caso alla defunta Editrice Nord, con susseguente gentile lettera di rifiuto. La mia conoscenza del settore, derivata dalla mia professione, mi ha sempre bloccato al momento dell'invio all'editore di turno di un manoscritto. Ho conosciuto personalmente l'allora direttore editoriale della Bollati-Boringhieri, che mi ha condotto in una stanza vuota della case editrice – tre metri x quattro, non uno sgabuzzino – dove erano accumulati i manoscritti inviati dai possibili autori, pile alte un metro o due e che probabilmente nessuno avrebbe avuto il tempo per guardare. No, non ci tenevo a finire in una simile cattedrale di illusioni. 

Ho provato a partecipare ad alcuni concorsi, ottenendone una coppa, un paio di targhe, un vero successo – il Premio Omelas nel 200 – ma anche alcuni dolorosi fallimenti con il Premio Calvino e il Premio Urania. Ho anche partecipato in più occasioni a giurie per piccoli premi giungendo alla conclusione che spesso ad ottenere il primo premio non sono i testi più interessanti o innovativi ma soltanto quelli che non provocano feroci discussioni in seno alla giuria, quelli che tutti dicono: «Sì, sì, nulla di straordinario ma non è per niente male.» E in fondo è probabile sia giusto così: la narrativa procede per accumulazioni successive e solo raramente grazie a uno scatto improvviso o a un cambio di paradigma, un po' come la teoria dell'Evoluzione.

Esistono poi le scuole di scrittura creativa, cominciando dalla Holden, fondata da uno scrittore molto appariscente ma vuoto come un barattolo in spiaggia. Lasciamo perdere. Ne ho anche fondata e seguita una insieme a Silvia Treves – peraltro assolutamente gratuita – raggranellando alcuni entusiasti: un lavoro sicuramente utile e positivo ma non poteva fare molto per aiutarli a pubblicare. Nulla di troppo importante, ma potete leggere QUI qualche frammento del lavoro a suo tempo condotto. 

 


Una volta scartati i concorsi, gli editori e le scuole di scrittura creativa, che cosa resta? Beh, non molto, a essere sinceri. Esistono i social, dove qualunque messaggio dure un mattino e poi scompare e poi i blog, una voce ormai consumata. Recentemente ho utilizzato un social particolare, Substack, dove ho potuto caricare poco più di quaranta racconti, ripescati dalle profondità del pc che ho dovuto abbandonare per motivi microsofteschi. Un buon esercizio, ma che non modifica di molto il rapporto con i lettori. 

Già, i lettori. Una categoria di individui che secondo le classifiche dell'AIE sono in costante diminuzione. Meno di un italiano su due legge almeno un libro all'anno, una categoria, questa dei lettori di un singolo libro/anno, un po' ridicola, come lo è quella del forte lettore che legge dodici libri all'anno, mentre in Germania e Francia lo è chi legge almeno VENTI libri all'anno. Certo, esiste un forte mercato dell'usato, soprattutto nelle regioni meridionali, esistono i libri fuori catalogo o di editori falliti venduti al 50%, i libri sottratti nei magazzini editoriali, le biblioteche ecc. ecc. oltre naturalmente ai libri elettronici letti sugli e-reader, ma di questo folto gruppo di libri e di lettori è difficile o impossibile sapere alcunché. E gli autori? Circola una voce secondo la quale esiste uno scrittore e più per ogni lettore, voce che ritengo verosimile anche, se ovviamente esagerata, nella categoria degli autori italiani di fantascienza, che si rivolgono a un gruppo di lettori ridotto – in Italia i laureati in materie scientifiche sono la metà di quelli presenti nelle principali aree europee – e spesso di età decisamente avanzata e di gusti sorpassati... Un po' come il sottoscritto. 

Scrivere come lavoro? Una fesseria, siamo seri. Gli autori divenuti famosi e che scrivono in italiano, lingua bellissima ma poco parlata, non sopravvivono grazie ai diritti d'autore ma grazie alle collaborazioni con i grandi giornali e anche così molti di loro devono inventare qualcos'altro – scuole di scrittura creativa, collaborazioni, interventi ecc. – per riuscire a sopravvivere. 

In sostanza: ho davvero sprecato tempo e fatica nello scrivere per anni e anni?  Molto probabile. Ma il mio problema è quello di non riuscire a smettere, nonostante tutto. E penso che la mia ultima ora arriverà davanti allo schermo di un PC. In fondo ci sono modi peggiori di morire... Alla prossima!

(1) Titoli: Ultima stella, Settembre, U.K.R., Il settimo clone, Calibano, Il mare obliquo, Amadeus

(2) Titoli: Il perdono a dio, Zero, Leggere al buio, Luna lontana

(3) Riduzione a icona

 

 

1.6.26

Bando ALIA Evo 6.0


Ebbene sì, mr. Long John Silver, siamo alla sesta edizione di ALIA Evo, nata nel 2015, rampolla di ALIA, venuta al mondo nel 2004 e passata a miglior vita nel 2011.
Come certamente saprà, ALIA Evo ospita soltanto racconti, racconti di genere fantastico (sf, weird, horror, fantasy, fantastico puro ecc. ecc.) di lunghezza compresa fra i 500 e i 50.000 caratteri.
Come è stato per le precedenti edizioni NON verseremo diritti d'autore ai partecipanti che, tuttavia, resteranno proprietari delle loro opere e potranno ripubblicarle altrove senza problemi. Sarà vero anche il contrario: pubblicheremo nuovamente racconti già apparsi presso altri editori purché gli autori ne abbiano i diritti.
Com'è ormai arcinoto anche a lei che gira per i sette mari, i lettori, selezionatori e curatori di ALIA Evo per la narrativa italiana saranno come sempre Silvia Treves e Massimo Citi, mentre altri personaggi che presenteremo in seguito saranno i curatori dei racconti provenienti dall'estero...
ALIA Evo 6.0 uscirà per CS_libri sia in forma di e-book che di libro, come per le precedenti edizioni, anche se non è detto che si presenti la possibilità di collaborazioni. Ci stiamo pensando.
I testi dovranno essere inviati a mezzo bottle in the sea... PARDON, in allegato all'indirizzo <aliaracconti@fastwebnet.it o su messenger indirizzato a uno o a tutti e due i curatori. I termini per la presentazione sono da oggi, 1 giugno 2026, fino al 31 agosto 2026. Poi ci vorrà un (bel) po' di lavoro e l'edizione dovrebbe uscire per fine ottobre / inizio novembre 2026.
Nel frattempo chiunque voglia commentare, discutere, proporre deprecare, sbrodolare ecc. ecc. potrà farlo su questa pagina, riservata ai partecipanti e aderenti a qualsiasi titolo ad ALIA Evo 6.0.
https://www.facebook.com/groups/1230830197729650
Tutto chiaro mr. Long John Silver?

29.5.26

Ucronia: un'assurdità. O quasi.

 


Trent'anni fa iniziai un romanzo – U.K.R. – basato su un'ipotesi assurda. Lo inviai al Calvino che lo apprezzò, anche senza promuoverlo. Lo riguardai e aggiunsi parti, e lo inviai al Calvino. No, non era adatto…

U.K.R. è un acronimo di una locuzione tedesca “Unerwartet Kraft Reserve”, ovvero “un’inattesa riserva di energia”, ciò che normalmente serve a designare adiuvanti alla nutrizione ma che, nel linguaggio militare della Nuova Germania Sovietica, indicava le mine antiuomo

U.K.R. è il titolo di un romanzo che mi fa compagnia dal 1996 e che finora sono riuscito a pubblicare soltanto tramite Amazon, in forma di e-book e di libro, con esiti di vendite molto relativi, ma nel quale non ho mai smesso di credere.

Ho avuto qualche parere molto positivo, mi ha consolato il recente volume “Ucronia” scritto da Emmanuel Carrère, ma mi rendo conto che un romanzo di ucronia, ovvero di storia controfattuale, non è esattamente un boccone che risulti appetibile per tutti. Se poi aggiungo che il fatto che determina il “cambio” della Storia è un episodio non troppo noto, che al centro della vicenda c’è la Germania rivoluzionaria degli anni ‘20 e che, inevitabilmente, c’è un certo uso del tedesco… Ecco, mi rendo conto che saranno inevitabilmente pochi i lettori che posso sperare di raggranellare. Ma questo non è per me un problema: ho vissuto in prima persona le storie di Giancarlo Lelli e Sonia Fubini e, in Germania, di Waltraut Hillebrandt e Wilhelm Ersil, della Farbenphilosophie, del Coro di Jena di August Loehmann, dei Selbstleitende Automaten, della Rote Armee, della geometria di Kaneklin e di Presenza, l’entità oscura che governa la realtà, e sono più che contento. Posso soltanto dolermi che Presenza non esista, dal momento che soprattutto oggi ne avremmo quanto mai bisogno.

U.K.R. è un romanzo politico? Sì, assolutamente, ma con un approccio quanto meno sorprendente e personaggi che non hanno mai praticato la politica, ma si limitano a ribellarsi, silenziosamente, a un mondo che non possono tollerare. Hanno qualcosa in comune con l’autore? Sì, certo.

Di seguito la prefazione che scrissi per la versione apparsa su Amazon. Il romanzo, per chi fosse rimasto incuriosito da queste righe si trova qui.


 

Alcune avvertenze per i lettori.

U.K.R. è un romanzo ucronico, ovvero basato su un quadro storico derivato dal differente andamento di un evento, ossia da uno «snodo» storico.

Se pensiamo alla storia come a un tracciato ferroviario nel quale gli «snodi» siano altrettanto scambi, ovvero variabili di percorso, non sarà difficile immaginare che la nostra storia sia soltanto una delle storie possibili. Questo non significa, naturalmente, schierarsi per una storia fatta di eventi clamorosi e di personaggi fatali: in realtà è la fisica contemporanea a postulare infiniti universi nati e che nascono ad ogni attimo sulla base di scelte anche estremamente banali o quotidiane. In questo romanzo lo «snodo» sta nel fallimento del rapimento e omicidio di Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg, leader degli spartachisti, compiuto dai Freikorps del governo socialdemocratico nell’immediato primo dopoguerra. Non è uno degli episodi più noti della storia del XX secolo, ne sono conscio, ma credo abbia un’importanza capitale per la storia del nostro continente. È quantomeno ragionevole immaginare che una situazione a lungo incerta nella Germania degli anni ‘20 avrebbe reso in seguito meno agevole l’ascesa del nazismo o avrebbe potuto cambiarne radicalmente la natura.

In ogni caso, che cosa ne sarebbe stato della storia del nostro secolo può apparire anche semplicemente una domanda oziosa. Ma io scrivo narrativa, non saggi storici, ed ho pensato potesse essere curioso e affascinante provare a farmi questo genere di «domanda oziosa». U.K.R. è nato da un’elucubrazione, di quelle che i miei professori di storia delle superiori avrebbero liquidato con una scrollata di spalle. Non mi sono mai dato pace, in realtà, per quel genere di disinteresse. Anche perché questo genere di esercizio speculativo applicato a una storia tanto mobile e complessa come quella del secolo appena trascorso può dare curiosi riflessi anche alla storia dei nostri giorn

 

22.5.26

ALIA Evo 6.0: si comincia


Al momento sono in montagna, sui 1300 metri s.l.m. nella casa comprata grazie ai risparmi dei miei genitori. Una casa che possiede addirittura una doppia mansarda che dividiamo io e mia moglie. Per scrivere questa righe sono salito in mansarda dove c'è il mio "studio", arrampicandomi su una scala in legno particolarmente erta e dai gradini profondi un palmo, dove i miei piedi rimangono fuori per un terzo. Ma il vero problema è che devo cercare di non dimenticare nulla per evitare un su-e-giù pericoloso o, in alternativa, fare a meno della pendrive dove controllare e/o verificare qlcs, del telefono o di qualsiasi altra cosa che fino a cinque minuti prima non mi sembrava necessaria. 

Ma una volta stabilito che posseggo uno «studio», oltre a quello di Torino, sorge spontanea la domanda: «E che cosa te ne fai?»

Innanzitutto lo studio ospita un pc su quale perdo tempo a scribacchiare qualcosa.  Racconti, romanzi, note sparse, qualche volta scritture su questo blog o osservazioni a scadenza, come foglie secche, su faccia-libro o su instagram. Oppure commenti come lettore zero o recensioni sparse. 

Ma c'è una cosa che mi è capitato di fare e che nonostante tutto faccio volentieri: scegliere racconti per ALIA Evo. Lo so, lo so, non è facile e talvolta nemmeno gradevole scegliere un brano e non l'altro e spiegare all'autore perché quel particolare racconto, anche se gradevole o quasi perfetto non è adatto all'antologia. O decidere che comunque quel particolare testo è adeguato anche se dovrà subire un editing che all'autore può sembrare una lenta e spietata tortura. Già, perché chiunque, il sottoscritto compreso, non ama che qualcun altro metta le mani sul frutto del suo lavoro.

Tutto ciò detto posso anche dare la notizia che ho finora taciuto: dal 1 giugno fino a fine agosto siamo pronti ad accogliere i racconti per il prossimo ALIA Evo, il numero 6. 

Racconti che DOVRANNO essere necessariamente di fantastico (sf, weird, horror, fantasy, fantastico ecc. ecc.) e non DOVRANNO superare i 50.000 caratteri. Come è stato per le precedenti edizioni NON verseremo diritti d'autore ai partecipanti che, comunque, resteranno proprietari della propria opera e potranno ripubblicarla altrove senza problemi. Senza contare che è vero anche il contrario: pubblicheremo nuovamente racconti già apparsi presso altri editori e i cui diritti siano tornati agli autori.   

E la soddisfazione? Beh, dopo aver pubblicato sei ALIA e cinque ALIA Evo direi che abbiamo conquistato un piccolo ma affezionato gruppo di lettori che hanno dimostrato di gradire i racconti via via pubblicati. Per chi pubblica con ALIA Evo resterà il piacere di aver contribuito a un'impresa nata nel 2003. 

 

Il bando ufficiale uscirà su Facebook, Substack, Instagram, Discord, Bluesky e naturalmente qui e sulla pagina web di Silvia Treves mia complice oltre che la migliore creatura di sesso femminile che si sia filata uno come me (1), che sarà la mia compagna di lavoro nell'altra stanza di questa mansarda. Cominciate a scegliere, a riflettere, a riguardare a ripensare, ci risentiremo presto (2). 

Ne approfitto per riprendere e diffondere un testo di Franco Ricciardiello uscito in questi giorni su Discord e che riguarda un'antologia a suo modo rivoluzionaria, dove appaiono diversi ottimi racconti, tra i quali anche uno di Silvia. 

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Ai primi di luglio uscirà un numero speciale di Urania di circa 400 pagine, Mondadori Editore, a cura di Franco Ricciardiello, interamente dedicato alla fantascienza solarpunk: 10 racconti inediti di 11 tra autrici e autori italiani, con un’importante sezione critica che ricapitola il movimento e il genere solarpunk, dalle origini. Si tratta di un’iniziativa importantissima per il solarpunk, che ci siamo prodigati per diffondere anche nel nostro paese. Ti chiediamo di darci una mano, se puoi, diffondendo la notizia sui tuoi canali web e social, già dal mese di giugno, e magari anche sostenendoci allo stesso modo dopo l’uscita. Il volume ha un costo molto contenuto, è distribuito soltanto nelle edicole, e sarà disponibile per tre mesi estivi, da luglio a settembre compresi. È possibile, anzi auspicabile, prenotarlo dai primi di giugno presso l’edicolante di fiducia, con i seguenti dati (e magari mostrando la copertina): Urania Speciale, supplemento a Urania n. 1752, luglio 2026: SOLARPUNK - nuovi sguardi sul domani, € 9,90 

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(1) Senza contare Morgana che, essendo mia figlia, non mi ha scelto ma che, comunque, se non altro mi tollera.  

(2) Questo post esce contemporaneamente su Substack
 
 


12.5.26

Un bilancio narrativo


E sono stati in tutto 40 a essere stati pubblicati su Substack. .

Un numero tondo, divisibile x 2, x 4, x 5, x 10 e x 20. Non è poco, penso. Racconti letti mediamente da 12 lettori, un risultato più che pietoso rispetto ai grandi autori di best-seller ma che mi soddisfa, tanto più che le letture tendono lentamente ma inesorabilmente ad aumentare. 

«Certo, ma che k***o ti è venuto in mente di…»

Non è facile rispondere, ma ci proverò. 

Punto primo: ho settant'anni (70), un numero che non può non creare qualche riflessione sulla durata complessiva della vita che mi è stata concessa. Ma questi racconti – solo una parte di quelli scritti – non vogliono essere un testamento letterario ma semplicemente un punto fermo a un momento X della vita. 

Punto secondo: sono per lo più racconti recuperati nel passaggio dal computer Windows punto 10 al nuovo computer Windows punto 11. Un lavoro di scavo e di recupero iniziato per semplice divertimento e finito col diventare una ricerca puntigliosa dei testi spesso dimenticati o solo parzialmente ricordati. 

Punto terzo: il desiderio nato un po' per volta di ricavare da tutti questi testi un'antologia nuova (si fa per dire) che raccolga i miei collected papers, risparmiando un lavoro probabilmente inutile ai miei discendenti.  

Ma veniamo ai racconti pubblicati. Si tratta di testi così organizzati:

Racconti pubblicati e in commercio: quattro, Polvere, ospitato nell'antologia «In controtempo», La lente del tempo, presente nell'antologia ALIA Evo 4, Il muro delle eriche, in «Perdenti e Perduti», Progetto per un'etica portatile, un frammento di «Calibano», tutti disponibili presso Amazon.it come ALIA Arcipelago e come ALIA Evo

Racconti pubblicati a nome mio o sotto pseudonimo in «Fata Morgana» e non più disponibili in commercio: sedici

Racconti pubblicati a nome mio o sotto pseudonimo in «LN-LibriNuovi» e non più disponibili in commercio: cinque

Racconti pubblicati in edizioni fuori commercio: due, Devoluzione e Briciole

Racconti mai pubblicati: tredici.

Totale 40 racconti, un numero adatto a comparire in una biografia letteraria media. Sono rimasti fuori più o meno una ventina di racconti, alcuni perché destinati alla pubblicazione presso altri editori in tempi brevi, altri perché eccessivamente lunghi (> 50k) per la pubblicazione in Substack. 

«Ma sei soddisfatto? È stato utile?»

La parte migliore del lavoro è stato il ripescaggio dei racconti inediti e l'aggiustarli per la pubblicazione, come se dovessero uscire con un editore "serio".  La parte un po' meno piacevole, ma che mi ha spinto ad abbandonare gradualmente faccia-libro, è stato l'apparente boicottaggio da parte di Mark 2ukkerbebè (1). Il suo "boicottaggio" è in realtà nelle regole intrinseche del funzionamento di faccia-libro, anche senza immaginare qualche gomblotto da parte di oscuri démoni. La realtà è che faccia-libro non è stato concepito per ospitare interventi lunghi e parolosi, né più né meno, e l'uso di Substack è divenuto essenziale per un progetto come il mio. Il problema è che usare FB per fare pubblicità a un altro social non piace a Meta e così il post che invita a farlo tende a scivolare verso il fondo. E anche qui nulla di strano. Dopo di ché avendo pochi o nessun "like" risulta puro escremento virtuale per FB ed è destinato a scomparire definitivamente.  

Sic transit gloria mundi.


In quanto alla reazione dei lettori, le poche ottenute, sono state comunque positive. A parte gli interventi miracolosi e sorprendenti di chi condivide la sua vita con me, ovvero Silvia Treves, ho ricevuto commenti che mi hanno spinto a continuare. Da sottolineare il commento fuori testo di mia figlia: «Ma quanti racconti hai scritto?», domanda che mi sono posto anch'io, nonostante tutto sorpreso dalla quantità di testi recuperati. 

Quanto a Substack, pur avendo ricevuto osservazioni sul suo funzionamento eccessivamente parolaio e notizie sulla sua "tendenza politica", ho deciso di continuare, anche perché non è che faccia-libro con la sua passione mercenaria per Trump sia poi tanto meglio. Anzi. 

La domanda successiva non può che essere: «E ora?». 

Di primo acchito direi che va bene così, che poter disporre on line della parte più dispersa e dimenticabile della mia produzione narrativa è una soddisfazione più che degna. I racconti che rimangono, molto più lunghi e al limite del romanzo breve, rimarranno in scuderia e, nel caso non riuscissi a piazzarli, potrebbero apparire in qualche modo su Substack, magari con link adatti a questo blog. Lo stesso vale per i romanzi… e una soluzione a puntate potrebbe essere un modo per rendere pubblico l'interminabile romanzo, «L'Ultimo pianeta»,  che non ho speranze serie di vendere a qualcuno. Ci penserò, giuro. 

 

In fondo ho fatto per buona parte della mia vita qualcosa che mi piaceva e mi soddisfaceva e anche i miei tentativi di narratore non sono che un modo per continuare a lavorare nello stesso settore. Lavorare in libreria è stato un buon motivo per alzarsi tutti i giorni e, nonostante gli allucinanti mal di stomaco che la gestione puramente economica mi procurava, non posso che rallegrarmi per aver fatto un lavoro che ha contribuito alla salute mentale della famiglia e ha regalato a mia figlia una visione "dall'interno" del mondo dell'editoria, tanto è vero che ha finito per lavorare in una casa editrice. 

E con ciò ho finito per questa volta. Presto saprete che cosa ho scelto di fare ma, per il momento, non perdetemi di vista. 


(1) Lo so che il nome corretto è Zuckerberg, letteralmente "Montagna di zucchero" nella lingua allemanda, ma ho preso l'abitudine di chiamarlo 2ukker-ecc. per giocare con una precauzione un po' ridicola.  

 


 

 

 

29.4.26

A Milano, Delos Days

Paul Klee - Drei Grosse Glockenblumen

E così ci siamo fatti anche i Delos Days a Milano, il 26 aprile.

«E che cosa c'entra il quadro di Paul Klee?» 

«Niente, semplicemente mi piaceva.»

Ma andiamo al punto. Siamo andati a Milano soltanto il 26 anche se i Delos Days sono stati il 25 e il 26. Non avevamo voglia di dormire a Milano, per motivi strettamente familiari (gli animali abbandonati ecc.). 

Ne è valsa la pena? 

Beh, sicuramente. Chiarisco: abbiamo seguito quattro panel, tutti a loro modo interessanti e ricchi di spunti meritevoli di riflessione. Il primo:

Collane: Nuova Atlantide - Tra fantascienza sociale e solarpunk, Nuova Atlantide raccoglie il testimone di Futuro Presente e Atlantis portando avanti la fantascienza italiana impegnata. Con i curatori Giulia Abbate e Franco Ricciardiello e gli  autori Davide Tarò, Vanessa West e, dalla Francia, Ugo Bellagamba. Con: Franco Ricciardiello (curatore), Giulia Abbate (curatrice), Davide Tarò (autore), Vanessa West (autrice), Ugo Bellagamba (autore francese)

Qui la foto: 

 

Da sinistra; Davide Tarò, Franco Ricciardiello, Vanessa West e Ugo Bellagamba. Nota: manca Giulia Abbate, bloccata lungo il tragitto da un incidente stradale. 

Conosco piuttosto bene la collana Nuova Atlantide, dal momento che il numero due della collana è opera mia («Il viaggio dell'Aurora») e a ripensarci, considerando l'insieme delle opere finora pubblicate, direi che si tratta di una narrativa liminale, cioè non marginale ma che vive sul limite scientifico e tecnologico e che definisce un mondo altro, assai poco familiare al lettore abituale di sf – per non parlare di chi non ha familiarità col genere. Il Solarpunk, elemento o sottogenere che nonostante tutto almeno parzialmente tuttora mi sfugge, è stato il luogo narrativo al quale la collana finora si è rifatta con esiti che a una prima sensazione direi quantomeno molto interessanti, accomunati dall'essere, come dicevo, assolutamente liminali rispetto alla fantascienza classica (Space Opera, Sf apocalittica, umoristica, militare ecc.). Il felice accoppiamento con la fantascienza sociale (della quale ho un assaggio nella stanza accanto: quest'autunno uscirà nella collana un racconto lungo di Silvia Treves), un sottogenere di sf degli anni '50 e '60 e che aveva come autori di punta Robert Sheckley, Pohl & Kornbluth, Mac Reynolds e altri, può aggiungere una dimensione più ampia ma anche più volutamente assurda e spiazzante alla collana. I romanzi di Mac Reynolds, tra i quali mi piace ricordare «Effetto valanga», o quelli di Robert Sheckley ad es.: «Scambio mentale» o il racconto «La settima vittima» che, pur essendo parte di un passato glorioso, sono forse utili tracce da rielaborare per chi voglia oggi cimentarsi con questo genere di fantascienza.

Il secondo panel: 

Panel: Può la letteratura guarire il mondo (almeno un po’)? Libri di denuncia, romanzi distopici, solarpunk e proposte costruttive per il futuro: gli scrittori ce la mettono tutta, ma possono davvero, oggi, incidere in qualche misura sulla direzione che sta prendendo quella palla enormemente pesante chiamata mondo? Con: Silvio Sosio (moderatore), Sandrone Dazieri (scrittore), Franco Ricciardiello (curatore), Giuliana Misserville (opinionista)

Qui la foto:



No, ecco, il problema è che da dove ero sistemato era impossibile scattare una foto decente e quindi ho inserito qualcosa a caso, sperando che lo gradiate. 
Allora: il tema è di quelli che avrebbero eccitato allo spasimo uno come Lukacs, autore de Il marxismo e la critica letteraria, il suo saggio apparso in Italia nel 1953, due anni prima della mia nascita, (particolare assolutamente irrilevante e facilmente dimenticabile), nel quale non perdeva occasione per applicare le teorie marxiane della lotta di classe ai capolavori letterari. 
Ci riusciva? Non è facile rispondere anche se debbo ammettere che le categorie Lukacsiane dopo cinquant'anni dall'incontro con loro non mi hanno mai abbandonato. 
I presenti hanno forzatamente soltanto abbozzato qualche riflessione sul tema, senza giungere ad una conclusione unificante. Interessanti gli interventi di Sandrone Dazieri, autore che ho conosciuto soltanto come curatore di un'antologia rinunciabilissima, ma che ha provato a definire qualche linea di confine tra le letteratura (di genere e non) e lo strapompato mercato dei best-seller, narrando del suo inizio negli anni '90 accanto ad autori come Carlo Lucarelli, dove hanno provato a inserire nel consueto meccanismo del poliziesco aspetti della vita quotidiana, delle periferie, delle psicologie personali. Ma anche lui, come tutti gli altri intervenuti, ha sottolineato l'impossibilità di "scegliere" qualcosa da raccontare che possa avere un effetto in qualche modo "mobilitante" o "politico". Eppure la narrativa è anche "politica" e alcuni libri hanno assunto un valore universale, basti pensare a 1984 di George Orwell o al Tallone di ferro di Jack London. Diciamo che cercare di provocare un effetto scrivendo, avendo un'intenzione ben definita può essere una pessima scelta, raccontare il reale, anche in forma di metafora, può essere una scelta valida. Interessante? Indubitabilmente. Utile? Ma sì, in qualche modo... 
 
Ed ecco il terzo panel: 
 

Panel: 100 anni di fantascienza. Cent’anni fa usciva il primo numero di Amazing Stories e nasceva ufficialmente la science fiction. Da allora il genere ha attraversato periodi di successo e di crisi. Tra AI e crisi climatica che prospettive si aprono oggi per il prossimo secolo? Con: Carmine Treanni (conduce), Nicoletta Vallorani (docente di letteratura americana), Franco Ricciardiello (scrittore e curatore), Giulia Abbate (curatrice), Ugo Bellagamba (scrittore), Giovanni De Matteo (scrittore)

 



Da sinistra: Ugo Bellagamba, Franco Ricciardiello, Nicoletta Vallorani, Giovanni De Matteo, Carmine Treanni. 

Come prevedibile niuno ha provato a immaginare che cosa accadrà e come la fantascienza diventerà negli anni a venire. Le IA e le crisi climatiche sembrano promettere un mondo preda di una distopia avanzante mentre l'esplorazione dello spazio vive un momento di paralisi e di ristagno. La sf progressiva del secolo appena trascorso sembra finita mentre ciò che ci promette il futuro non sembra particolarmente adatto a una rappresentazione letteraria. Ma qualcosa, collettivamente, si farà, come avrebbe detto Lukacs. 

L'ultimo panel:  

Collane: Frattali e il realismo magico, Nelle pieghe tra il quotidiano e il fantastico fiorisce il realismo magico, un genere letterario delicato, elegante, sorprendente, che trova il suo spazio nella collana Frattali. Con: Maurizio Cometto (curatore), Nino Martino (autore), Leonardo Tonini (autore), Alice Cervia (autore)

Qui la foto: 

 

Da sinistra: Alice Cervia, Maurizio Cometto, Leonardo Tonini.

«Realismo magico» un genere o sottogenere che risulta un ircocervo a cominciare dal nome, l'incontro / scontro tra due categorie impossibili da unire in un unico prodotto letterario. Eppure secondo il buon Cometto si tratta di una cosa possibile, non solo, anche felicemente feconda. Di nuovo, siamo alle prese con un sottogenere che ha poco o nulla in comune con la fantascienza propriamente detta ma che è in grado di narrare secondo percorsi fantastici inattesi. Silvia e io siamo parte di questa "onda", con alcuni testi assolutamente fantastici e in qualche caso dichiaratamente assurdi o fuori tempo massimo. Le nostre composizioni usciranno contemporanemente, a riaffermare pubblicamente il legame affettivo e creativo che ci unisce da molti anni. 

Come sono stati di Delos Days, insomma? In qualche modo utili e perché no, affascinanti. Principale difetto – o forse in qualche modo pregio – la presenza di soli "addetti ai lavori", che hanno potuto scambiarsi idee, suggerimenti, sogni e follie varie. Del buon tempo, da replicare. 



 
 

 

 

 

23.4.26

Quarna Futura


Lo scorso sabato ho partecipato, in compagnia di mia moglie, Silvia Treves, a un curioso appuntamento a Quarna Sopra, dalle parti di Omegna, un appuntamento dedicato alla fantascienza… 

Il luogo, innanzi tutto. Una piccola località di mezza montagna più o meno a picco sul lago d'Orta, al quale di giunge con una strada (molto) ricca di tornanti, nella quale due auto che procedono in senso opposto devono fermarsi e tirare a sorte su chi può passare. Siamo arrivati dopo aver perso tempo e GPL vagando tra Omegna e Gravellona Toce, chiedendo a chiunque ci capitasse a tiro come giungere a Quarna (Sopra). Passando per Quarna (Sotto) ci siamo graffiati un parafango e uno specchietto retrovisore passando per un budello largo circa un centimetro in più dell'auto – guidati da un maligno google maps – ma infine siamo giunti, più o meno all'ora prevista. 

Ad attenderci un plotone di vecchie e nuove glorie della fantascienza, probabilmente arrivate sul luogo con il teletrasporto. E tra gli altri l'ottimo Mauro Gaffo (1), ideatore, animatore e factotum dell'evento. 

Per cominciare una presentazione di Solarpunk Italia, a cura di Franco Ricciardiello, Romina Braggion e Silvia Treves. 


Inevitabili le consuete osservazioni sul Solarpunk come utopia o come realtà possibile, con le osservazioni seguite all'intervento di Silvia, sull'essere il Solarpunk assolutamente alternativo al capitalismo contemporaneo. Come arrivarci… beh, a meno di rispolverare "Stato e Rivoluzione" di Vladimir Il'ič Ul'janov detto Lenin, che non ha fatto bene alla causa della Rivoluzione, si tratta di una partita interamente da giocare. Curioso il contrasto in realtà del tutto apparente tra il prefisso "Solar" e il suffisso "punk". È vero che finora il SP Italia ha finora privilegiato il prefisso rispetto al suffisso? Onestamente non lo credo, ma essendo io sposato da tempo con una parte del SuperComitatoCentrale del Solarpunk, temo che il mio parere non sia particolarmente equilibrato.

                                              Antonella Mecenero

Al Solarpunk ha fatto seguito l'incontro con la scrittrice Antonella Mecenero, autrice di «Ombre di sogni di stelle», pubblicato in aprile da Urania e secondo classificato al premio Urania 2024. A curare l'incontro Francesca Cavallero, vincitrice del Premio Urania nel 2018. 

                                             Francesca Cavallero

Personalmente debbo ammettere che, pur avendo partecipato a numerose presentazioni e averne persino organizzata qualcuna mentre lavoravo in libreria (2), ho sempre nutrito una formidabile diffidenza verso i "Quindici minuti con Tizio Scrivente", nata dalla convinzione che sia inevitabile che il relatore e/o l'invitato finiscano con lo sbrodolare inutilmente o che si producano in esibizioni di code di pavone di dimensioni crescenti, fino a sfiancare i pochi cammellatisi fin lì a farsi firmare la propria copia. Tutto ciò detto non posso che lodare sperticatamente sia Francesca che Antonella, in grado di parlare di un libro e di un'autrice in modo casual, senza annoiare nessuno, anzi. Al termine mi sono fatto firmare la mia copia (sì, sì, va bene Silvia, la nostra copia) dalla deliziosa Antonella. 

A quel punto ha seguito un pranzo frugale sul quale non mi dilungo, al quale hanno seguito la presentazione del libro di Tiziano Leonardi, «Topografia delle dimenticanze», edito da Zona 42, con Franco Ricciardiello a fare da sparring-partner.

In sostanza non posso che ammettere che mi è rimasta un notevole interesse verso un libro che NON È di fantascienza ma che incuriosisce non poco. 

Ha seguito la presentazione di opere di Alessandro Bani, purtroppo boicottate dal fiasco del PC (o del video proiettore), una riflessione, problematica ma stimolante, di Claudio Marcassa su Utopie e Distopie, a partire dal suo volume «Infiniti mondi» e infine la presentazione delle prossime attività del Mufant di Torino da parte di Paolo Bertetti un consueto ma gradevolissimo habitué delle iniziative del museo/biblioteca che, tra l'altro, ospiterà nel mese di maggio la cerimonia di premiazione del Premio Urania 2025. 

 E, infilati in mezzo, i nostri due, Silvia e io, a raccontare in venti minuti la storia infinita o quasi di ALIA e di ALIA Evo, e a proporre la possibilità di dare alla luce un altro ALIA Evo, il numero 6. 

Sì, ALIA Evo 6.0


 

Qui una copertina assolutamente inventata grazie a un disegno di Hitochi Yoneda che ringrazio di cuore. 

Quanto ad ALIA Evo 6.0 in carta, pagine e/o informato e-book, si vedrà. 😎 Aspettiamo che altri, dopo i primi accenni di entusiasmo dei quali ringraziamo di tutto cuore, si faccia vivo prima di cominciare con un lavoro non facile né breve. 

Rientrati a Torino – non senza qualche brivido – ho dovuto constatare che le mie foto non erano poi granché e così e ho dovuto ripiegare su recuperi on-line di immagini in parte datate. Ma, parlando del mini-convegno  si è trattato, a parte ogni altra considerazione, di un evento meritevole di attenzione e di un minimo di fama... 

                            Qui Silvia, Franco e Romina. Il sottoscritto dietro la macchina foto.
 

(1) Mauro Gaffo è stato giornalista scientifico e vicedirettore di Focus. Scrittore e saggista di fantascienza, ha vinto il Premio Robot alla sua seconda edizione (1977) con il racconto Nel fondo dell'oceano. 

(2) e persino un paio con me come autore invitato...😄