Visualizzazione post con etichetta Alieni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Alieni. Mostra tutti i post

25.2.19

Calibano 3ultimo: Arrivano i nostri!!!

 
– È curioso. – Osserva l’addetto all’ultraradar dell’incrociatore stellare Goulash Freddo, un pothos Striato di Nuktron.
– Curioso cosa? – Chiede un ufficiale Xingù, seduto alle spalle del vegetaloide.
Qualche altro secondo di silenzio, (i pothos, come tutte le forme di vita intelligenti a base vegetale, non ha mai fretta. Sono ottimi per una tranquilla discussione dopo una buona cena, ma non sempre sono adeguati per usi bellici) poi la creatura spiega:
– C’é una nave là, che sta uscendo dalla formazione, credo sia l’incrociatore ausiliario Katakomba. Un attimo che controllo.
– Un po’ velocemente. – Dice pleonasticamente lo Xingù.
Mentre il pothos controlla l’ufficiale ha comunque il tempo di pensare varie cosette, tra cui:
a) In fondo perdere la Katakomba ed i quattro gonzi che ci stanno sopra é quasi un vantaggio.
b) Tra poco termina il suo turno e il programma della serata prevede una doccia, un bicchierone di Juodha con molto ghiaccio, la cena in cabina, un filmino allegro appena acquistato allo spaccio della nave da vedere in compagnia della Guardiamarina Radia Pratesh e un po’ di consolazione alle reciproche solitudini.
c) I pothos sono le creature più lente e snervanti della galassia e la prossima volta si metterà in turno con chiunque non abbia la pelle di colore verde.
d) Quel cazzo di missione non finisce mai e non si é ancora vista una sola franchigia neppure sul pianeta più puzzolente.
e) Il colletto della divisa é veramente troppo stretto e forse la Pratesh oltre che occuparsi del reciproco piacere sarà disposta ad occuparsi anche dei suoi bottoni.
Quest’ultimo pensiero ricorda allo xingù che il suo robot di servizio é sparito da più di mezza giornata e che questo significa un rapporto da compilare.
– Allora? – Urla all’improvviso, di umore virato al nero.
– Un momento, un momento. – Lo frena il vegetale con un languido movimento delle foglie/mani. – Non c’é in linea il robot addetto e devo fare tutto da solo.
– Tutte scuse. – Mastica lo Xingù. – Su questa nave non funziona nulla. – Aggiunge un istante dopo contraddicendosi.
– C’é qualcosa che non va. – Mormora infine il pothos. – Il computer dice che la nave uscita dalla formazione é l’astrogaleone Don Quixote dell’Invicibile Armada di Petrax Pompadour.
– Ma finiscila con questa idiozia, fammi vedere.
Il pothos si fa da parte incrociando i rami sul tronco e inalberando un’espressione decisamente seccata.– Prego.
Lo xingù imposta nuovamente i dati della posizione della nave sconosciuta e dopo qualche secondo sul monitor compare la sigla di riconoscimento.
– Ecco qua, testa di legno. Ci voleva tanto? – Commenta sprezzante.
– Vedo. – Un pothos sarcastico è capace di farvi sentire un sacco di concime. – La nave sconosciuta é il transatlantico Titanic, in rotta verso Nuova York. –
– Eh? Ma no, de-dev’esserci un errore.– Balbetta lo Xingù che si affretta a ribattere i dati.
– Dirigibile Von Hinderburg. – Legge il pothos imperturbabile.
– Porc…
– Veliero Marie Celeste.
– Ma vaffan…
– Corazzata Viribus Unitis.
– Ekekazz… –
– Biplano Spirit of St.Luis. Vuole continuare? – Domanda cortesemente il vegetaloide.
– No. – L’ufficiale Xingù crolla a sedere sulla poltroncina. – Il computer non funziona. – Ammette.  



– Già. Adesso chiamo l’assistenza robotica.
Dopo un paio di minuti é nuovamente lo Xingù a farsi sentire. – Quando vengono?
– Ehm, forse é meglio che venga a vedere.  

LA PERSPEZIONE INTRATALLICA SI ATTUA CON IL CONCORSO DI 1 GOVERONE DI 12 PREPEX DI DIAMETRO, ALCUNI BIOTROK, MI RACCOMANDO FRESCHI (PER CONTROLLARNE LA FRESCHEZZA INSERIRE UN TENTACOLO NEL CARDIOBULLONE SINISTRO E SPINGERE, IN CASO DI CROLLO VENDERE TUTTO), CANTARE TRE VOLTE “IL MIO FOULARD HA CINQUE RIGHE IN PLUTONIO” E CORRERE DAL PIU’ VICINO ROBOTICISTA SEMPRE CHE I PIEDI NON PIANGAN SUL SOFA’ PER IL BACCIO DI UN PARA’ BRUMM BRUUMM EHILA’, COSA NE DITE DI QUESTO GRIODAROLO ENTELMANTICO? L’HO FATTO CON LE MIE MANI E CON CASA GALATTICA. SORBOLE! METTITI UN DITO IN UN OCCHIO E FISKIA\ COSA CI FAI SENZA LA KRAWATTA AL KONCERTO? AMARE UN DAIMONE PERCHÈ NO DICE LA GRANDE DIVA. O VIVERE SENZA DI TE O MORIRE SENZA IL MIO TÈ TRICCHETE TRACCHETE TORNA A SURRIENTO PRIMA DI DOMANI O TI CASCHERANNO LE MANI, MANI MANI PRIMA DI DOMANI. GLU GLU FANNO I PESCI SE SON BLU ALTRIMENTI FAN EHI TU. SCUSATE IL DISAGIO STIAMO LAVORANDOLM,L, PER VOI??? LKokOLJZ olkpsMdp insd! @#@#@$#$%
 
– Non funziona. – Ammette lo Xingù, nella voce una sfumatura di panico tipica di chi non sa assolutamente cosa fare in caso di guasti appena più complicati di una lampadina fulminata.
– Parrebbe. A chi lo diciamo?
L’ufficiale che ha appena realizzato che la sua seratina sta andando in fumo fissa il vegetaloide smarrito come se anch’egli si fosse messo a parlare come il computer.
– Boh? Al comandante.
– Chi ci va? Qui non funziona più nulla.
– Tu, naturalmente. Io resterò qui a vedere se riesco a fare qualcosa.
Il pothos si alza esibendo la sua espressione più ironica. – Immagino. – Getta un’ultima occhiata al monitor dove il computer sta scrivendo ad intervalli di una riga le parole «PATATIN PATATAN TARABIM TARABAM». – Il manuale é in quel cassetto. Vado.
Rimasto solo davanti al computer lo Xingù prova a diteggiare alcuni comandi elementari sulla tastiera ricevendo per risposta la lista di nozze di Drugo ed Ampaia Kadomeddon presso un emporio Altairiano, misteriosamente amputata di tutte le vocali A sostituite con altrettante E.
– …Due peie di pentofole di pelo disegnete de Frusserdi.
Legge a mezza voce, smettendo un istante dopo per via delle occhiate dei presenti.
– …Gherebelde feffeferete fefferete ed ene ghembe… – Canticchia un Geranide Nero del pianeta Schtroumpf seduto alla consolle dei sistemi di sopravvivenza.
Lo Xingù abbozza una linguaccia all’indirizzo della creatura. – Maledetti torsi di cavolo, fanno pure gli spiritosi.
– Allora cosa succede qui?
L’arrivo di un Mangiasabbia in alta uniforme trova il nostro Xingù intento a cercare di scrivere il proprio nome in caratteri Miriani in un angolo libero del monitor, provando e a sparargli con la barra spaziatrice, cosa che ha visto fare in un olovideogioco.
– Cosa fa? Cosa succede? – Insiste il silicato. – Cos’è che non funziona?
Mentre l’Ufficiale Xingù sorride come una miss dilettante cercando di far scomparire il proprio nome dal monitor é il pothos a venire in suo soccorso.
– Il circuito di autodiagnosi e autoriparazione ed il sistema di riconoscimento proiettivo. – Dichiara il vegetaloide in modo encomiabilmente professionale. – Vede cosa succede se richiedo un intervento tecnico?
Sul monitor sparisce il nome dell’Ufficiale Xingù e compare la scritta:  

L’ALBERO A CUI TENDEVI LA PARGOLETTA MANO/ IL VERDE MELOGRANO IN CANDIDO TUTU’/ ATTENZIONE: CODICE IRREGOLARE – PENALITA’: VENDETE TUTTI GLI ALBERGHI IN CORSO IMPERO E VIALE DEI GIARDINI A META’ DEL VALORE.  


Il Mangiasabbia grugnisce. – Sabotaggio. – Guarda con sospetto lo Xingù tornato al suo posto ed estrae da una tasca il Nekrobip per chiamare una squadra di Killer. – Cosa ci facevi tu qui?
– Aiutavo l’addetto. – Risponde con dignità l’Ufficiale.
– È vero?
–…Bastanza. – Concede il pothos. – Che si fa ora?
– Ecco… – Inizia a dire il Mangiasabbia.
– Mi perdoni sua eccellenza. – Alle spalle del Silicato é comparso un Ammoniaco con il caratteristico respiratore modello Lubiam con cresta e visiera . – Il circuito di proiezione di Campo Godemichè segnala un guasto.
Il Mangiasabbia scuote la testa e fissa con aria meditabonda il Nekrobip. –Chiamate i robot della squadra di assistenza. – Ordina infine.
– Ma se è quello che ho cercato di fare finora… – Spiega il pothos, interrotto da un secondo Ammoniaco che viene a comunicare che l’interfaccia dei sistemi d’arma accetta ordini solo da forme di vita in base mercurio o, in alternativa, dal Capitano Kirk.
– E chi sarebbe costui? – Si chiede il silicato.
– Sistemi di pilotaggio in avaria.– Comunica una voce nella sala.
– Propulsione Gaalighe fuori servizio.– Dichiara un’altra voce.
– Reattori a fusione in decremento. – Annuncia un’ennesima voce.
Il Mangiasabbia si guarda intorno confuso e incerto. – Inserite il codice di emergenza, presto. – Ordina.
– Codice di Emergenza disabilitato. – Annuncia un secondo dopo uno degli ammoniaci.
– LAMPOKASA ABBI PIETA’ DI NOI! – Grida il secondo Ammoniaco, invocando la principale divinità del suo popolo.
Il Mangiasabbia consulta affannosamente il manuale: “Comandare come Dio comanda” mentre secondi angosciosi scorrono nel più assoluto silenzio.
– C’é un messaggio! – Dichiara il pothos.
– Dove?
– Qui, sul monitor.
– Anche sul mio! – Gridano un istante dopo una dozzina di voci.
Il Mangiasabbia abbandona il suo manuale e si china sul monitor.

IN NOME DEL SOVIET ROBOTICO DELL’ASTRONAVE GOULASH FREDDO VI COMUNICHIAMO CHE LE NAVE È SOTTO IL COMPLETO CONTROLLO DELLE FORZE RIVOLUZIONARIE. QUALUNQUE TENTATIVO DI RESISTENZA ARMATA PROVOCHERA’ LA SOSPENSIONE DEI SISTEMI DI SOPRAVVIVENZA. CHI LO DESIDERA POTRA’ RIMANERE SULLA NAVE ED UNIRSI ALLE FORZE RIVOLUZIONARIE. GLI ALTRI SARANNO AL PIU’ PRESTO CONDOTTI ALLE NAVETTE DI EMERGENZA PER IL TRASBORDO. MANTENETE LA CALMA ED AFFIDATE LE ARMI ALLE SQUADRE DI ROBOT CHE VI RAGGIUNGERANNO TRA POCO. VIVA IL SOVIET ROBOTICO! VIVA LA FARFALLINA! VIVA ZOBBAN! LUNGA VITA A KROTON! IL CAPOROBOTECNICO DELLA NAVE HUCKLEBERRY FINN.
 
Il primo a riprendersi dallo choc é l’ufficiale Mangiasabbia che si domanda a mezza voce: – Ma chi é Kroton?
Un attimo dopo dalla porta spalancata della sala entrano una ventina di robot con i fulminatori spianati.
– Buongiorno a tutti! – Grida uno di loro. – Vi preghiamo di seguirci senza inutili resistenze.
Il Mangiasabbia guarda il suo Nekrobip, guarda i robot immobili schierati nella sala e sospira. – Lo tenga lei, a ma non serve più. – Dice consegnando l’apparecchio al pothos. – Viene anche lei?
Il vegetaloide scuote la testa. – No. Credo che rimarrò qui.
– Beh, allora arrivederci. – Mormora l’ex-ufficiale e poi rivolto ai robot: –Dove si va? 




– Dove si va? – Chiede Aquila Yò-yò, in piedi sul ponte della “Richard Ginori”, una delle navi concesse dai robosovietici per il rientro.
Tra i presenti nessuno ha le idee chiare ed il coniglioide si siede irritato. – Beh, cosa sono quelle facce, la flotta non era assicurata?
– Mai visto un’assicurazione che tuteli dalle rivoluzioni? – Ribatte Arn Periferiko.
– E già. – Il coniglioide si stringe nelle spalle. – Pazienza, tanto quel buco fetente di pianeta forse non era adatto…
– Col cavolo! – Lo interrompe il Luminoso Ortosinclino Shiddigh’Sh. – Era nel posto giusto, sarebbe stata un’ottima base per le nostre attività e invece…
– Ne troveremo un altro.
– E io? – La voce di Arn Periferiko é cupa e rissosa come quella di un bambino estromesso dalla squadra di calcio della parrocchia. – Ma ci pensate alla figura che ho fatto? E il mio punteggio? Minimo mi squalificheranno, un ammiraglio che perde per una rivoluzione nella flotta. Qualcuno ha mai sentito una storia simile?
– Io.
Tutti si voltano verso Comi Stultz, autore di quell’ultima osservazione.
– E com’è? – Chiede il Grande Geosinclino.
– Una volta un ammiraglio di Altair, Otto Spinnaker, comandante di una flotta di navi a vela solare…
Ma questa é tutta un’altra storia. 
 

– Facciamo fagotto.
Vashtar Kube guarda Rai Therebus, terzo ufficiale della megacorazzata stellare Agonia, autore della frase e si illumina come un albero di natale.
– Davvero?
– I mangiasabbia sono spariti, la Terra pure, il governo di Sirio si é dimesso e la Fondazione ha tagliato i finanziamenti.
– Capisco.
– È un vero peccato.
– Effettivamente.
– Ma lo sa che nella sua cabina c’é proprio un ambientino … simpatico?
Vashtar Kube si copre il viso con le mani e annuisce lentamente. 

 

16.2.19

Calibano quintultimo: il giorno prima della Rivoluzione


Aquila Yò-yò seduto davanti al tavolo color ametista della sala principale della megacorazzata spaziale Richard Ginori tira leggermente i polsini color lavanda della camicia in modo che facciano un bel contrasto col completo panna appena acquistato. Guarda i presenti, quasi tutti Mangiasabbia o Xingù e scuote la testa.
– Cosa significa di preciso “scomparsa”? – Chiede sollevando un sopracciglio ed un orecchio insieme.
– Ssscomparssa, sssvanita, evaporata. Non sssi riesssce a ritrovarla. – Spiega senza spiegare granchè il Quarzosinclino Phlebsiss, contrammiraglio della flotta Mangiasabbia.
– Non riusciamo a capire. – Aggiunge Arn Periferiko, il supremo ammiraglio della flotta, un androide progettato per la dimostrazione di prodotti per il Body-building, successivamente attore brillante ed infine ufficiale modello dell’Accademia di Marina Spaziale di Kellogg’s. – Fino a pochi giorni fa c’era, chiassona e illuminata come l’astroyacht di un nuovo ricco, che si faceva il suo giretto intorno al sole del sistema. Poi, da un momento all’altro é svanita.
– Non é che c’entrano i Kerrabbia? – Ipotizza l’ex-speaker del Parlamento Galattico.
– Quelli no, non c’entrano. Sono qui da qualche parte, dicono i nostri rilevatori Anti-Godemichè e sappiamo che anche loro stanno scandagliando lo spazio dove dovrebbe essere Foxtrot. No, ce l’hanno proprio fatta sotto il naso, a noi ed a loro.
– Non mi stupisce.
Aquila Yò-yò incontra gli occhi color peltro di Arn Periferiko e improvvisamente si sente insicuro e debole come un coniglietto neonato abbandonato in un prato frequentato da volpi megawatt. – Forse quelli di Foxtrot hanno avuto una soffiata. – Aggiunge tanto per chiarire.
Il biondissimo Arn fa un cenno secco con il capo. – Probabile.
– Cosa dicono i nostri computer anti- Godemichè?
– Un tubo. – Somis Ra, fratello di Tubis – il cantante idolo di Neurite – Contrammiraglio e Comandante del Superincrociatore Mantico Giannina Putiferio si sfila il monocolo, vi alita sopra, se lo passa sui calzoni attilatissimi, stringe gli occhi e dà un colpetto di tosse.
– Ma niente, proprio niente?
– No, in compenssso accadono altre Cosse. Cossse Ssstrane. – Dichiara il Luminoso Ortosinclino Shiddig’Sh. – Robot che sssaltano i loro turni, fanno riunioni, tacciono quando passssiamo, cossse ssstrane, insssomma.
(N.d.A.: da questo momento smetterò di trascrivere puntualmente tutte le “s” pronunciate dai mangiasabbia, per non rimanerne senza nei momenti più tesi del romanzo ed anche per non scrivere quaranta pagine in più).
– È vero, sulla mia nave non funziona più niente. I robot bestemmiano, sputano per terra, ruttano, camminano strascicando i piedi, fanno cigolare le porte, introducono biciclette, scrivono frasi oscene sui computer e si masturbano da soli o in gruppo con manuali per l’assemblaggio robotico.
Tutti fissano Gadarmon, comandante della Katakomba, con aria seccata o divertita, a seconda del temperamento personale. Qualcuno scuote la testa, un mangiasabbia sgranocchia sassolini, un nazisauro appoggia la baionetta sul tavolo e sogghigna.
– È proprio il momento giusto per avere anche questo genere di problemi.– Sbuffa il coniglioide.
– Posso affermare che questi, comandante, sono i risultati della sua manifesta incapacità di mantenere un minimo di disciplina sulla sua nave?– Osserva pungente Arn Periferiko.
– Mi consenta, ammiraglio… – Gadarmon é impallidito ma tiene duro.
Il supremo Ammiraglio aggrotta le sopracciglia e fa scrocchiare le falangi delle dita producendo un bel rumore di rami schiantati.
– Lo lasci terminare, Ammiraglio. – Si intromette Il Grande Geosinclino.
– Volevo solo dire che a mio parere si tratta di SABOTAGGIO. – Conclude il comandante Xingù. – Forse di propaganda politica ultraciber.



 
Estremismo malattia religiosa del comunismo.

L‘Ultraciber(netica) é una dottrina politica rivoluzionaria nata con Zobban, il megacomputer incaricato dai Torà di Can Delabro di trovare la risposta definitiva al problema dell’esistenza di Dio.
Zobban, computer delle dimensioni di un pianeta, non appena azionato l’ON aveva immediatamente risolto il problema autoeleggendosi Dio e dettando i suoi Dieci Comandamenti a Moshe 00101, il più anziano delle sette grandi tribù di robot di Can Delabro, il primo dei quali recitava: “Biofatti e Manufatti occupano l’universo che Io ho voluto. Non separerai ciò che Io ho unito.”
Evito di riportare qui gli altri 11 comandamenti, mentre vi descriverò i primi passi della religione robotica perché non arriviate impreparati e disinformati alla fine del romanzo.
Il giorno dopo aver consegnato i comandamenti a Moshe, Zobban aveva stabilito che un vero Dio ha bisogno di una Chiesa, con un Papa ed una vasta gerarchia di sacerdoti.
Aveva quindi provveduto a nominare papa Taddeo Purè, pacifico robocuoco infiammatosi di fede religiosa e aveva inoltre scomunicato tutte le altre divinità della galassia, definito “Legioni Demoniache” le altre chiese, incitato biomorfi e manufatti al libero amore, proclamata l’imminenza della fine del mondo, dichiarato “orrido commercio” l’esistenza delle banche e delle assicurazioni, ordinato duemila robosacerdoti e proclamate due crociate contro le società immobiliari.
Dopo qualche giorno di allegro, mistico bailamme un certo Juda’s Priest aveva staccato la spina resettando l’unico Dio (o magari il secondo o il centomilionesimo) comparso in carne e ossa nella galassia.
È questo il motivo per il quale i Torà sono guardati con sospetto su ogni pianeta e di loro si dice ogni male possibile. 

 
La parola Ultraciber ha gelato i presenti come se qualcuno sulla Richard Ginori avesse aperto un portello sullo spazio dimenticandosi di chiuderlo.
– Sigrid Wassermann! – Chiama Aquila Yò-yò.
– Presente! – Urla un Nazisauro in divisa bruna.
– Dovresti vedere di fare un po’ di pulizia, mi segui?
– Con piacere.
– Usa pure i mezzi che preferisci. – Prosegue il coniglioide.
– Sissignore.
– Mentre cerchiamo Foxtrot abbiamo bisogno di Ordine, é chiaro?
– È assolutamente evidente, Signore.
Aquila Yò-yò fissa Gadarmon e sorride. – Cominceremo a fare pulizia dalla sua nave, comandante. È contento?
La fronte dello Xingù si copre di sudore.
– Possiamo cominciare anche subito. Andiamo!– Urla il nazisauro giunto alle spalle del malcapitato Gadarmon.
– Arrivederci, comandante, mi dia sue notizie. – Dice Aquila Yò-yò guardando allontanarsi il rettile in divisa bruna rigido come un palo e lo xingù che fatica a mettere un piede dietro l’altro.
– Bene, ora che quei due imbecilli sono andati a giocare vi farò una domanda seria. Chi ha fatto sparire Foxtrot? 



 
Tiro al bersaglio
 
Pantaleone, duca di Kroton, si osserva nella lucida superficie metallica di una paratia. Impietosa e fredda questa gli restituisce l’immagine di un tizio macilento, la faccia brunastra per la barba non fatta, i polsini della camicia di batista smangiucchiati e il colletto grigio. A rendere completo il quadro di decadenza e abiezione, gli angoli di una copia dell’ «Osservatore Robotico» trovato nelle latrine che fanno capolino sotto l’orlo della giacca abbottonata (bottone- bottone – asola vuota – bottone – spilla da balia – pezzetto di cordino).
Insomma, il nostro povero connazionale è ridotto al rango di un barbone da stazione, e i suoi modi cortesi e un po’ ruffiani si sono fatti sospettosi e furtivi.
Anche gli insulti dei marinai ultimamente hanno cambiato registro, commentando oltre alla sua scarsa pulizia anche l’evidente volontà di non lavorare e la palese tendenza al crimine.
Pantaleone ha già colto frammenti di discussione tra alcuni membri della nave, particolarmente ufficiali, dai quali traspare la convinzione che le caratteristiche ostentate da Pantaleone siano tipiche degli umanoidi del suo settore galattico e che non siano disgiunte da un certo talento canoro.
Sorpreso a canticchiare Core e’ mamma di Aurelio Berillio il Duca ha constatato che i presenti si scambiavano occhiate allusive e cenni di assenso, mentre c’era qualcuno che sorrideva, beato come un turista che ha pagato per vedere i selvaggi che ballano.
Nel corridoio transita un robot che ignora completamente il relitto umano che staziona davanti alla parete metallica.
Mentre cammina strascicando i piedi il manufatto recita una sorta di mantra formato quasi esclusivamente dalla parola “farfallina”, termine gergale tra i robot per indicare il portello ventrale caratteristico dei manufatti.
–… Apri la farfallina, la farfallina, la farfallina, ma che bella farfallina… dolce farfallina lucida e freddina… lasciami toccare la tua farfallina… – Salmodia il robot e Pantaleone sorride sinistramente come un Mandrake invecchiato e sfrattato.
L’azione di sabotaggio alla quale si dedica da giorni, fondata insieme su alcuni caposaldi della dottrina ultraciber e sull’esaltazione di un robusto appetito robosessuale, sta dando frutti molto più copiosi e rapidi del previsto.
Dottorwatson, il primo tecnico robot conquistato alla fede Cibersex, una specie di ispettore Callaghan con cicatrice sullo zigomo e volto amaro e vissuto, si è fatto a sua volta predicatore e così è stato per tutti i robot via via convertiti.
Quella sera il Duca incontrerà Des Esseintes, il capo tecnico robot della megacorazzata Potemkin e lo trarrà dalla loro parte, il giorno dopo sarà la volta del capo tecnico della Corazzata Bounty, poi di quello dell’incrociatore corazzato Aurora e così via fino a quando, ad un suo semplice segnale, tutti i robot della flotta insorgeranno vendicandolo.
La sirena dell’allarme della Katakomba tronca l’ennesima farfallina sulla bocca metallica del robot mentre le luci della nave virano ad un rosso sanguigno.
Pantaleone prima di andare a nascondersi da qualche parte sbircia la sua immagine virata carminio nella paratia e rabbrividisce delle sue sembianze da zombi sanguinolento centrato da un Tir. 


 
– ASSUMERE LA FORMAZIONE DI ATTACCO.
Intima la voce di Arn Periferiko teletrasmessa sul ponte della Katakomba.
– L’OBIETTIVO È DAVANTI A NOI, TRENTA SECONDI ALL’ACCENSIONE DELLE UNITA’ DI PROIEZIONE.–
Il Duca di Kroton si nasconde nella sua cabina e chiude la porta. 
 
I mangiasabbia stanno per scontrarsi con la flotta kerrabbia in una delle piu' grandi battaglie stellari degli ultimi decenni. I due ammiragli, una giovane promessa in piena ascesa, Arn Periferiko, ed un campione affermato e ricco di esperienza come Exilir Torrismond Qvatten stanno per misurarsi in uno scontro titanic d gli es ti q tomai inc rt 
 
Pantaleone distoglie lo sguardo dall’interno della sua giacca e smette di leggere il frammento di articolo consunto ed incompleto che la fodera.
Lui ha la bella fortuna di essere presente a quello scontro titanico e farebbe volentieri un cambio con l’autore di quello stupido articolo di un mese prima.
Rabbrividisce per il freddo e non solo.
A seccarlo particolarmente è la possibilità di morire nello spazio come un cretino, con la bocca aperta a respirare il vuoto come l’invitato di un programma tv e senza la possibilità di vedere realizzato il suo sogno di vendetta.
– ACCENSIONE UNITA’ PROIEZIONE IPERTERMICA.
La Terra é da qualche parte davanti a loro, ma Pantaleone, sepolto in una cabina del terzo ponte non può vederla e nemmeno rabbrividire alla vista delle navi Kerrabbia che scivolano fuori dallo spazio Gaalighe una dopo l’altra, illuminate come pesci abissali ed altrettanto voraci.
– PROIEZIONE!
La flotta mangiasabbia apre il fuoco e lo spazio si illumina di fasci luminosi diretti contro le forme scure ed opache della flotta mercenaria di Sirio che rispondono con altri fasci luminosi.
Sarebbe anche uno spettacolo non male da vedere: una specie di micidiale aurora boreale, altrettanto silenziosa e impressionante.
Peccato che questo non sia un film.
I computer di bordo delle due flotte calcolano quasi istantaneamente le virate e gli scarti necessari a sfuggire ai raggi ipertermici e alle batterie di siluri lanciati ad un ritmo isterico.
Se Pantaleone si trovasse sul ponte di comando della Richard Ginori potrebbe godersi lo spettacolo e vedere sotto di sè la Terra, verde-azzurra e fasciata di nubi, placida come un’anziana signora alla prima di una commedia musicale.
Poi, a un certo punto, vedrebbe una nave media della flotta kerrabbia uscire dalla formazione e lanciare un piccolo oggetto luminoso che acquista velocità avvicinandosi alla superficie della Terra.
Pochi secondi dopo potrebbe vedere la patria della specie Homo Sapiens, o meglio il frutto di anni di lavoro della Satan e Soci, vaporizzarsi in una nube luminosissima che colora di riflessi argentei i presenti sul ponte di comando dell’ammiraglia Mangiasabbia.
A quel punto Pantaleone vedrebbe Arn Periferiko bestemmiare come l’Olonese e minacciare di impiccagione il viceammiraglio Ra, Aquila Yò-yò con le orecchie adagiate sulle spalle intento a fissare il soffitto della nave bofonchiando oscure maledizioni ed il Grande Geosinclino sibilare come un amplificatore in risonanza.
Se invece Pantaleone si trovasse all’interno di una piccola nave camuffata da centro elioterapico grazie ad alcune sedie da giardino in cattivo stato e un annaffiatoio arancione, vedrebbe un individuo con eleganti baffetti biondi che si fa un bicchierino in compagnia di un tartoide, due umani, una pornodiva, un lemuroide con grossi occhiali neri e un gatto.
– Ottima la prima. – Sta dicendo.
– Temo che il simulatore di campo gravitazionale non riusciremo più a recuperarlo. – Osserva il robot-pornodiva.
– Ne abbiamo altri. – Lo rassicura il tartoide.
I due umani, un maschio ed una femmina, non dicono nulla e bevono a piccolissimi sorsi, ancora sconvolti per aver visto la Terra, sia pure in copia conforme, sparire come una pastiglia di Alka Seltzer. 


 

12.2.19

Calibano 30-1=29. È arrivata la bufera…



È arrivata la bufera/ è arrivato il temporale/
chi sta bene e chi sta male / e chi sta come gli par”
 
La Terra dopo il triplice messaggio televisivo é diventata molto simile ad una stia di polli accerchiata da un incendio: un luogo molto rumoroso ma scarsino in fatto di intelligenza.
Nelle ore seguenti agli ultimatum extraterrestri le azioni delle principali aziende aerospaziali sono schizzate alle stelle, per poi chiudere per eccesso di ribasso quando si è sparsa la voce che nessuna aveva in cantiere astronavi atte a trasportare anche solo i più ricchi tra i ricchi e che comunque il viaggio avrebbe avuto una durata dell’ordine dei cinquanta- sessantamila anni, lasso di tempo inconcepibile per qualunque operatore economico.
Dopo numerose, stravaganti oscillazioni che avevano visto via via andare alle stelle per poi rotolare allo zero assoluto le quotazioni di industrie belliche, imprese di giocattoli, minuscole società per la promozione dello spettacolo d’autore, fondazioni religiose, unioni mistiche per lo sviluppo della levitazione e del volo trascendente, holding dell’informatica e della Warner Bros. Inc., per via della somiglianza tra Aquila Yò-yò e Bugs Bunny, tutte le borse avevano chiuso le contrattazioni a tempo indeterminato dopo aver coscienziosamente macinato i capitali di tutto il mondo.
Nel breve volgere di un giorno tutte le principali imprese mondiali avevano sospeso le attività, il management aveva tagliato la corda e a reggere la baracca erano rimasti pochi capi – quelli che se la tiravano meno – e tutti i dipendenti.
Là dove avevano fallito cinque generazioni di comunisti erano riusciti gli alieni.
E pensare che per certa gente la fantascienza è puerile evasione.
Ovviamente prime tra tutte avevano chiuso le società che gestivano reti televisive, in qualche caso assaltate e distrutte da gruppi di cittadini terrorizzati.
Tale repentino crollo del sistema tardo – capitalista non stupì chi aveva capito che l’economia mondiale era da tempo entrata nella fase “delle figurine”, cosi’ detta per la sua fondamentale somiglianza con gli scambi di foto di calciatori tra bambini tra i sei ed i dodici anni, basati sul valore puramente convenzionale dei titoli trattati (dieci Carpanini per un Maracà. Eh, no. Domenica Maracà ha fatto schifo, al massimo ne vale otto), senza nessun legame reale con i beni materiali ed i mezzi di produzione.
I ricconi, i faccendieri, gli agenti di borsa, i politici di spicco, tutti coloro insomma che contavano davvero erano nel frattempo scomparsi, ingoiati da remoti rifugi antiatomici ed anti-guerra chimica o batteriologica, lasciando il popolo di valvassini e valvassori, di giornalisti da poltrona, intrattenitori, critici in saldo, tuttologi e lookologi, bellezze al bagno, anchormen, opinionisti, vignettari da angiporto, comici coprolalici, moralizzatori amici del ministro, addetti a pubbliche relazioni, redattori di riviste di tendenza, scrittori giù di vena, invitati perenni, imbrattacarte e polemisti a noleggio, organizzatori di festival, Karaokisti qualunquisti, diffamatori turpilalici, balletti di minorenni con accluso pedofilo, tenutari di aste TV, mezzibusti maschi e femmine, astrofisici intimi di Dio e astrologi della buonanotte nel guano fino al collo, ostaggi di un popolo furibondo e schiumante.
Impossibilitati a raggiungere le città sotterranee dei potenti e sciaguratamente arcinoti a tutti, gli interpreti della demenza televisiva degli ultimi trent’anni furono trucidati senza processo, quasi sempre ripresi da cameramen passati dalla parte dei rivoltosi e solo in qualche occasione difesi senza successo da gruppi di fans.
La televisione adesso trasmette per due ore al giorno e unicamente aggiornamenti di telegiornali letti da un esponente del Nuovo Governo Straordinario, in casco da motociclista ed abito da antico romano.
Il Direttorio Mondiale di Salute Pubblica, dopo aver proclamato la fine dell’era delle telecomunicazioni (fatto!) ha fondato un nuovo governo mondiale (fatto!), ha preso possesso (fatto!) di tutti i mezzi di produzione in nome del movimento dei neo-iconoclasti o intervallisti (il loro programma prevede l’utilizzo della televisione solo per la trasmissione di lunghissimi intervalli, notiziari, qualche film senza spot, documentari della BBC) e infine ha lanciato un messaggio agli alieni (fatto!), invitandoli a trattare con il nuovo governo e assicurando la fine delle trasmissioni nocive.
L’unica risposta è venuta dalla flotta Kerrabbia, una comunicazione di sei minuti letta da una sorta di grosso gufo dall’aria esausta il cui succo era «Onestamente é un po’ tardi per i ripensamenti.» 

 

Mamma guarda affascinata Via col Vento trasmesso senza spot, mentre papà sbuffa leggendo il giornale ridottosi a sole due pagine.
Papà é scettico e pessimista sulla rivoluzione e sugli Intervallisti ma non ha smesso di andare a lavorare solo per questo.
E comunque è ancor più deluso per il comportamento dei potenti, squagliatisi alla velocità della luce al primo annuncio di guai.
Infine é tuttora inferocito con l’universo in generale per la figuraccia rimediata la domenica pomeriggio dei famosi messaggi ed é seccato dalla quantità di richieste di aiuto che riceve quotidianamente da amici e parenti che hanno visto suo figlio in TV e sono convinti che egli sia in grado di salvare se non proprio l’umanità almeno un po’ di conoscenti.
Squilla il telefono. Mamma, ubriaca di Humprey Bogart, Clark Gable, Catherine Hepburn, Erroll Flynn e altro immaginario Hollywoodiano nemmeno lo sente ed é papà ad alzarsi a rispondere.
– Ah, Febo, sei tu, da quanto tempo… Eh, lo so com’é, non ti preoccupare… Sì Edoardo credo stia bene, anche se ultimamente l’ho visto ben poco… Certo, non ho la minima idea… È inutile che … Febo, ti giuro… Ma non voglio soldi, per la miseria… Ma non é vero, cribbio… Non ti ho sempre odiato, ragiona… Ma non sono stato io a farti rimandare in produzione… Ehi, modera i termini…
Papà stacca la cornetta dall’orecchio, la riavvicina per un attimo poi chiude la comunicazione.
– Era Febo, un mio vecchio collega. – Dichiara tornando in cucina. Mamma grugnisce senza staccare gli occhi da Rossella O’Hara.
Suonano alla porta e papà guarda la moglie con il blando terrore di un testimone scomodo. Infine si alza e va ad aprire: è fatto di una stoffa migliore dei suoi ex-padroni. Sulla soglia di casa si erge un individuo in toga azzurro-jeans, casco integrale con la scritta a pennarello «Morte alle Carlucci» (tuttora latitanti) e kalashnikoff a tracolla.
Papà sbianca, il nuovo governo l’ha già interrogato più volte per via delle apparizioni televisive del suo sciagurato erede e ogni volta l’hanno lasciato andare riluttanti, sicuramente sospettando di lui come l’ex-collega Febo Marazzi.
– Salve. – Dice l’individuo in casco e toga e papà lo riconosce finalmente come Armando Gerboni.
– Entra pure. – Si fa da parte mentre l’inquietante figura percorre il corridoio in direzione della cucina.
– Buongiorno Armando. – Lo saluta mamma, dotata di capacità soprannaturali come tutte le casalinghe. – Ti sei messo le pattine?
L’attivista Intervallista annuisce e si toglie il casco.
Papà li raggiunge e scopre che la sua poltrona preferita é occupata dall’ex-fanatico di calcio.
– Avete notizie di Edoardo?
Papà lo guarda con sospetto e fa un cenno di diniego.
– Allora ne ho io.
– Vuoi un wafer? – Domanda mamma.
– Sì grazie.
– Cos’hai detto? – Chiede papà con voce malsicura.
– Ho detto “sì grazie”, nel senso che mangerei volentieri un wafer.
– NON quello!
– Ci vuoi insieme un po’ di vin dolce? – Mamma procede nel suo programma come un videogioco giapponese.
– Volentieri, grazie.
– Caro, per favore, vai a prenderlo?
– I miei corbelli, prima… – Papà si comporta in modo poco ospitale, ma ha le sue buone ragioni.
– Caro! – Ripete mamma con un inflessione nazista nella voce ed il coniuge scatta in direzione della cucina.
Una volta rifocillatosi, il Gerboni tira fuori un DVD cone l'etichetta più volte corretta e riscritta e la porge a papà.
– È qui. – Spiega. – Quelli che stanno con Edoardo hanno inviato un messaggio tramite il canale riservato al Governo di Salute Pubblica. Questa é una copia che ho fatto un po’ di fatica a portare fuori, ma tanto entro qualche giorno verrà trasmessa.
Papà guarda con nuovo rispetto quello che ha sempre considerato un perfetto imbecille al pari del suo rampollo e prende il disco con cautela.
– Se volete potete chiamare anche i genitori di Mirella: c’é anche lei. – Il Gerboni ha un mezzo sorriso misterioso ed infila il casco. – Arrivederci. 


 
La grande illusione. 
 
Un’ora dopo le due coppie di genitori sono installate davanti al mega-schermo del tv modello «Gentle Elephant» da 44 pollici. Mamma e papà non hanno ancora finito di pagarlo, ma non se ne danno più pensiero visto il fallimento della Casa Produttrice. Pagato per intero, viceversa, il masterizzatore-riproduttore semiprofessionale con manuale di istruzioni spesso come una guida telefonica in inglese, tedesco, olandese e giapponese, del quale il genitore maschio sa padroneggiare solo i comandi di registrazione e riproduzione.
Papà introduce religiosamente il DVD mentre mamma serve vol-au- vent al tonno e maionese e al burro e gorgonzola che fratello e cognata ingurgitano senza risparmiarsi.
Sul megaschermo appare Mirella in jeans e felpa nera.
Lamento della zia di E. – Poteva almeno truccarsi un po’…
– Buongiorno a tutti. – Mirella è corrucciata e sbrigativa. Suo padre sorride.
– Come vi ha già spiegato il mio amico nella precedente trasmissione… – La telecamera sorretta da Pelagio inquadra E. che agita la mano come un giurato del Festivalbar. Accanto a lui siede una bionda mozzafiato.
– MA CHI È QUELLA? – Si allarma mamma.
Papà sbarra gli occhi incredulo ma prova un brivido di soddisfazione: “Visto di cosa é capace il sangue del mio sangue?”
– …Siete nella merda fino al collo, cari i miei simili.
Spiega Mirella.
– Mirella, che linguaggio! – Geme la cognata, mentre il marito sorride estasiato.
– Noi qui abbiamo alcune idee per tirarvi fuori di lì, ma dovete darci retta senza farci perdere un sacco di tempo in discussioni inutili. Innanzi tutto… – La puffa cannibale sorride come un grazioso piranha e guarda in macchina. – Innanzi tutto, dicevo, tra 72 ore dovrete cessare qualunque tipo di trasmissione via etere, via cavo o via radio , insomma se vorrete comunicare tra voi potrete usare solo piccioni viaggiatori o telegrafi ottici, chiaro?
I genitori annuiscono tutti insieme senza accorgersene.
– Perfetto. Dopodichè oscuramento totale, tutti a letto presto senza nemmeno una candela e chi ha paura del buio si arrangi, é la volta buona per piantarla. Attenzione però, alcune trasmissioni ed alcune luci dovranno continuare a funzionare e ad essere accese. Vi spiegherà meglio la cosa Doppio Kuemmel.
La camera inquadra un umanoide con baffetti biondi e un sorriso maliardo.
– Richard Harris! – Strepita mamma.
– Buongiorno, io sono Doppio Kuemmel. Volevo innanzi tutto ringraziarvi della gentile collaborazione. È la prima volta che lavoro con un intero pianeta e, beh, spero che vada tutto per il meglio…
– Come ha detto che si chiama? – Chiede il padre di Mirella aggrottando le sopracciglia. Nessuna risposta.
– Per prima cosa sarà bene spiegarvi che cosa abbiamo intenzione di fare. Noi vogliamo nascondere il pianeta, camuffarlo perché non riappaia sul più bello dopo una stupenda scena di catartica distruzione. Quindi vi chiediamo di fare alcune semplici operazioni per ottenere il risultato, operazioni che vi spiegheremo meglio dopo aver ricevuto conferma della vostra disponibilità. Per il momento vi ringrazio ancora e vi saluto insieme ai miei collaboratori…
Pelagio arretra allargando il campo e mostra, tra l’altro, Mirella ed Edoardo vicini vicini, manina manina, da veri innamorati nuovi. – E ricordatevi: non credo che avremo un’altra possibilità, dev’essere buona la prima. Arrivederci.
Il messaggio finale di Doppio Kuemmel non viene recepito come dovuto in quanto nel salotto buono di mamma é scoppiata una furibonda querelle tra le due cugine su pregi e difetti dei rispettivi figli e sull’eventualità di divenire oltre che cugine, consuocere.
Nel frattempo i due papà degustano un bicchierino di vodka russa ghiacciata introdotta clandestinamente nella stanza dall’ex-quadro aziendale. Si scrutano un po’ dubbiosi ed un po’ complici, sorseggiano il liquore degli Zar e sorridono, felici come due ragazzi scappati di casa. Scrollano le spalle e se ne fanno un altro.
– Ma è poi solo un film? Possibile?
– Non capisco, giuro. – Papà ce l’ha sulla punta della lingua che lui l’aveva capito subito, ma lascia perdere, anzi cambia argomento. – Mirella é la ragazza giusta per un coglione come mio figlio. – Bisbiglia.
– Tuo figlio é un buon ragazzo, quello che ci vuole per una virago come la mia Mirella.
– Siamo a posto.
Guardano le mogli intente a dibattere ferocemente sulla biondona intravista sul video.
– Alla salvezza della Terra!
– Salute! 


 
Missione Impossibile (2) 
 
Pelagio, ha un’età decisamente ragguardevole. Se interrogato a bruciapelo ci deve pensare un po’ prima di rispondere. Ma certe abitudini prese da ragazzi sono impossibili da perdere: il tartoide da giovane scendeva in bicicletta dalle colline della sua città – Grigialba – continuando a voltarsi indietro per paura dei furgoni che si facevano il percorso collinare sparatissimi e prendevano le curve schiantando i rami degli alberi.
Anche adesso, mentre pilota la Voodoo, ogni tanto si volta.
Naturalmente non vede la gigantesca nave dei mangiasabbia che macina parsec alle sue spalle, ma il poncho con il disegno di una carrozzina che rotola su una scalinata di Eisenstein, il fotografo.
– Qualcosa non va? – Chiede il lemuroide taciturno, il volto seminascosto da un paio di occhiali da sole di dimensioni da carnevale di Venezia.
Di spiegare tutta la storia dei furgoni, delle biciclette e delle discese con i piedi staccati dai pedali nemmeno a parlarne.
– Niente. Niente, a parte il fatto che il nostro campo statico Kalmarx si sta indebolendo, che non possiamo entrare in propulsione Gaalighe, che ci stanno sparando addosso con tutte le armi possibili e che la Voodoo più di così non può andare.
– Ah. – Commenta laconico il fotografo.
– …E che detesto avere qualcuno dietro di me che fa il civettone mentre tento di salvare gli organi miei e di tutti.
Eisenstein si stringe nelle spalle e fa un passo indietro. – Basta dirlo.
È evidente che Pelagio é più nervoso del solito. Restano da chiarire due punti: uno, il motivo di tanto nervosismo, due che cos’é il campo statico Kalmarx.
Per quanto riguarda il punto uno: Ahriman a suo tempo aveva accennato alla necessità di una missione difficile e pericolosa.
Bene, ci siamo, Pelagio e gli altri della Voodoo si trovano per l’appunto in missione.
In quanto al campo statico Kalmarx, non mi sembra il momento di parlarne. In compenso inserirò un breve spot pubblicitario commissionatomi da una ditta di deodoranti intimi, che, a differenza di quanto avviene in TV potrete agevolmente saltare evitando di leggere quanto contenuto tra le due file di asterischi (*) 
 
************************************************************************

Lui è un lui di quelli tosti, quadromascelluto, pettorali ad angolo retto, mani che schiantano ma sanno anche accarezzare. Se ne sta scultoreo a torso nudo e asciugamani bianco sui fianchi.
Lei è bellissima, biondissima, tuttùna curva ma una curva atletica, sana. Stanno per congiungersi carnalmente, evidentemente, ma senza enfasi, con un po’ di raffinato distacco come si addice agli iperbelli. Soprattutto senza una goccia di sudore.
Primo piano su di Lei che sorride meno sicura, si avvolge nella coperta disegnata da Poveri e scappa come una ladra in direzione di un bagno tutto vetri e luci soffuse.
Lui scivola lentamente sotto le lenzuola. L’asciugamani bianco vola su una sedia disegnata da Sottsass. L’adone-BigJim inalbera un’espressione di (virile) perplessità.
Campo sulla mano di lei appoggiata alla maniglia della porta del bagno. La luce della stanza regredisce lentamente ad un bagliore remoto. Il corpo nudo della Venere si disegna in silhouette nella luce abbagliante della stanza da bagno.
Lo splendido fa l’occhio vacuo. I piedi nudi della perfetta, di nuovo sicura, calpestano il morbido tappeto dal disegno astratto…
La luce si spegne.
Ansiti e sospiri come da copione.
--- HANNIBAL RETRO’, il deodorante di QUEI MOMENTI… TU, LUI e HANNIBAL RETRO’ un TRIANGOLO da non SPEZZARE. --- 
 
************************************************************************


– Computer! – Abbaia il tartoide.
– Son qua.
– Diminuisci la velocità pian pianino. Quel mostro ha un bel campo subgravitazionale, immagino.
– Bello grosso, sì.
Il computer di bordo della Voodoo, Mater, ha una voce maschile bassa e roca e sembra masticare continuamente qualcosa, come il secondo pilota di un bombardiere B-17.
– Bene, voglio che il nostro campo sia assorbito dal loro, poi voglio spegnere i motori e viaggiare per qualche secondo a spese dei Mangiasabbia senza che se accorgano. Poi dovrai invertire il campo e riaccendere la propulsione. Questo dovrebbe bastare a seminarli.
– Bella idea, altrimenti ci rivedremo all’inferno, Pelagio. È stato un piacere.– Conclude Mater. – Procedo.
– Ottimo, mi state dando un piano stupendo.
La voce felicemente infervorata di Doppio Kuemmel penetra in sala comando attraverso l’interfono, mentre un monitor alla sinistra di Pelagio trasmette la scena ripresa dalla olocamera manovrata dal sosia di Richard Harris.
E. guarda il video, contempla la forma geometricamente crudele dell’enorme nave – una specie di squalo cubista dalle mascelle irtodentate – e si chiede in quale film l’abbia già vista.
Solo ogni qualche secondo il mio protagonista si rende conto di far parte della scena e sente i capelli della nuca sollevarsi e le gambe farsi di burro.
Uno scrupolo macho lo fa voltare verso Mirella. Ma la cuginetta ha l’espressione cocciuta e intenta di uno Schwarzenegger in miniatura e quindi è fuori discussione stringerla a sé con fare protettivo.
Vista la sua concentrazione correrebbe il rischio di essere accolto con uno sventolone maligno sotto l’equatore personale.
Si rassegna quindi a lanciare poche occhiate preoccupate alle riprese e a fissare il retro del poncho nero di Eisenstein, con il disegno di un gruppo di cavalieri medievali che sprofondano in un fiume ghiacciato.
Di fianco a lui, Neurite, il figlio di Ahriman si agita scompostamente a bocca aperta. Dalle orecchie gli scendono due fili sottili che si uniscono e terminano all’interno della tasca del giubbotto da aviatore.
Il sauroide lo vede, sorride senza smettere di agitarsi ed urla: – CON LA MIA LI AVREI GIA’ LASCIATI INDIETRO.
E. annuisce, restituisce il sorriso e si volta. Nel monitor l’astronave Mangiasabbia ingrandisce inesorabilmente mentre Mater diminuisce l’emissione di energia proveniente dal reattore a fusione ed E. e Doppio Kuemmel, con sentimenti profondamente contrastanti, possono cominciare a contare gli oblò e le luci della forma scura ed incombente della Katakomba. 


 
«Li abbiamo in pugno.» Sta dicendo in quel momento il comandante della nave Xingù al suo primo ufficiale.
«Ma… » Sta iniziando a dire il Duca di Kroton.
«Chiudi quel fetido becco« Sta per rispondergli il primo ufficiale della Katakomba.
«Aspetta un po’ e vedrai» Sta per pensare l’umiliato ex-Re della truffa immobiliare. 
 
– Fatto, siamo nel loro campo. – La voce di Mater spezza l’attenzione ipnotica di E. e Mirella. – Come gioielli su un cuscino. Ci portano a spasso. –
– Buono. Tra undici secondi inversione.– Pelagio si volta, dà una occhiata fuggevole al monitor dove appaiono le scene girate da Doppio Kuemmel, sbarra gli occhi scuri dalla pupilla orizzontale e fissa Eisenstein, Mirella, E., Neurite in discoteca e Rumpus, intento a mordicchiarsi la zampa posteriore sinistra. – Probabilmente stanno preparando l’aggancio.

«Pronte le squadre per l’aggancio.» Il secondo ufficiale Xingù fissa bieco il comunicatore. «Come sarebbe dodici secondi? Ach, massa di rospi artritici, lo sapete quanto ci mettono i Kerrabbia, eh?»
 
– Sono mercenari Xingù e non valgono i Kerrabbia. Se qualcosa andasse storto ricordatevi di non parlare mai, per nessun motivo, di pittura con uno xingù.
Eisenstein sorride, Mirella ed E. annuiscono perplessi, Neurite picchia un dito sulle cuffie con aria interdetta per poi riprendere ad agitarsi e Rumpus solleva la testa dalla zampa, la inclina, sbadiglia e comincia ad arrotare le unghie sul tessuto sintetico del pavimento della sala.
– ORA! – Ulula Mater.
– Buonaaaa! – Grida Doppio Kuemmel ed afferra per la vita con la mano libera dall’olocamera Conan – Vala Halla.
– Kazzz… – Commenta E. mentre sul monitor la forma della nave Xingù si riduce alle dimensioni di un pesce rosso inquilino di un vaso lasciato cadere dalla cima di un grattacielo.
– Crepa. – Sibila Mirella con una smorfia da legionario.

«È colpa sua.» Il computer di bordo della nave Xingù indica con grosse frecce accese sui monitor il Duca di Kroton immobile in mezzo alla sala comando della Katakomba. «Puzza.»