Osservazioni poco sistematiche e riflessioni confuse di un indeciso a tutto
20.9.26
Un romanzo nato da un ascolto
23.4.26
Quarna Futura
Lo scorso sabato ho partecipato, in compagnia di mia moglie, Silvia Treves, a un curioso appuntamento a Quarna Sopra, dalle parti di Omegna, un appuntamento dedicato alla fantascienza…
Il luogo, innanzi tutto. Una piccola località di mezza montagna più o meno a picco sul lago d'Orta, al quale di giunge con una strada (molto) ricca di tornanti, nella quale due auto che procedono in senso opposto devono fermarsi e tirare a sorte su chi può passare. Siamo arrivati dopo aver perso tempo e GPL vagando tra Omegna e Gravellona Toce, chiedendo a chiunque ci capitasse a tiro come giungere a Quarna (Sopra). Passando per Quarna (Sotto) ci siamo graffiati un parafango e uno specchietto retrovisore passando per un budello largo circa un centimetro in più dell'auto – guidati da un maligno google maps – ma infine siamo giunti, più o meno all'ora prevista.
Per cominciare una presentazione di Solarpunk Italia, a cura di Franco Ricciardiello, Romina Braggion e Silvia Treves.
Antonella Mecenero
Al Solarpunk ha fatto seguito l'incontro con la scrittrice Antonella Mecenero, autrice di «Ombre di sogni di stelle», pubblicato in aprile da Urania e secondo classificato al premio Urania 2024. A curare l'incontro Francesca Cavallero, vincitrice del Premio Urania nel 2018.
Francesca Cavallero
Personalmente debbo ammettere che, pur avendo partecipato a numerose presentazioni e averne persino organizzata qualcuna mentre lavoravo in libreria (2), ho sempre nutrito una formidabile diffidenza verso i "Quindici minuti con Tizio Scrivente", nata dalla convinzione che sia inevitabile che il relatore e/o l'invitato finiscano con lo sbrodolare inutilmente o che si producano in esibizioni di code di pavone di dimensioni crescenti, fino a sfiancare i pochi cammellatisi fin lì a farsi firmare la propria copia. Tutto ciò detto non posso che lodare sperticatamente sia Francesca che Antonella, in grado di parlare di un libro e di un'autrice in modo casual, senza annoiare nessuno, anzi. Al termine mi sono fatto firmare la mia copia (sì, sì, va bene Silvia, la nostra copia) dalla deliziosa Antonella.
A quel punto ha seguito un pranzo frugale sul quale non mi dilungo, al quale hanno seguito la presentazione del libro di Tiziano Leonardi, «Topografia delle dimenticanze», edito da Zona 42, con Franco Ricciardiello a fare da sparring-partner.
In sostanza non posso che ammettere che mi è rimasta un notevole interesse verso un libro che NON È di fantascienza ma che incuriosisce non poco.
Ha seguito la presentazione di opere di Alessandro Bani, purtroppo boicottate dal fiasco del PC (o del video proiettore), una riflessione, problematica ma stimolante, di Claudio Marcassa su Utopie e Distopie, a partire dal suo volume «Infiniti mondi» e infine la presentazione delle prossime attività del Mufant di Torino da parte di Paolo Bertetti un consueto ma gradevolissimo habitué delle iniziative del museo/biblioteca che, tra l'altro, ospiterà nel mese di maggio la cerimonia di premiazione del Premio Urania 2025.
E, infilati in mezzo, i nostri due, Silvia e io, a raccontare in venti minuti la storia infinita o quasi di ALIA e di ALIA Evo, e a proporre la possibilità di dare alla luce un altro ALIA Evo, il numero 6.
Sì, ALIA Evo 6.0
Qui una copertina assolutamente inventata grazie a un disegno di Hitochi Yoneda che ringrazio di cuore.
Quanto ad ALIA Evo 6.0 in carta, pagine e/o informato e-book, si vedrà. 😎 Aspettiamo che altri, dopo i primi accenni di entusiasmo dei quali ringraziamo di tutto cuore, si faccia vivo prima di cominciare con un lavoro non facile né breve.
Rientrati a Torino – non senza qualche brivido – ho dovuto constatare che le mie foto non erano poi granché e così e ho dovuto ripiegare su recuperi on-line di immagini in parte datate. Ma, parlando del mini-convegno si è trattato, a parte ogni altra considerazione, di un evento meritevole di attenzione e di un minimo di fama...
Qui Silvia, Franco e Romina. Il sottoscritto dietro la macchina foto.
(1) Mauro Gaffo è stato giornalista scientifico e vicedirettore di Focus. Scrittore e saggista di fantascienza, ha vinto il Premio Robot alla sua seconda edizione (1977) con il racconto Nel fondo dell'oceano.
(2) e persino un paio con me come autore invitato...😄
17.4.26
ALIA e ALIA Evo 1,2,3,4,5 e il 6? Ci 6 o lasciamo perdere?
Disegno di Christophe Chabouté
Il prossimo sabato saremo, io e mia moglie, a Quarna Sopra per una breve presentazione di ALIA e ALIA Evo, una pubblicazione nata nel 2004 e la cui ultima uscita è del 2022. Con mia moglie ci siamo divisi i compiti: lei parlerà del primo ALIA, del quale sono usciti sei numeri, dal 2004 al 2011, io del "figlio", nato dopo la chiusura della libreria CS: cinque numeri usciti dal 2015 al 2022.
E mentre si parla di conti può essere interessante calcolare quanti racconti sono usciti in ALIA:
– ALIA 1/ 2004: Italia 9 racconti / Giappone 6 racconti / Anglosfera 7 racconti.
– ALIA 2/ 2005: Italia 12 racconti / Giappone 7 racconti / Anglosfera 7 racconti
– ALIA 3/ 2006: Italia 13 racconti / Giappone 7 racconti / Anglosfera 5 racconti
– ALIA 4 /2007: Italia 10 racconti / Giappone 8 racconti / Anglosfera 8 racconti
– ALIA 5 / 2008: Italia 12 racconti / Giappone 11 racconti / Anglosfera 7 racconti
– ALIA 6 / 2011: Italia 7 racconti / Giappone 5 racconti / Anglosfera 1 racconto / Cina 3 racconti / Singapore 4 racconti / Spagna 1 racconto
Per ALIA Evo:
– ALIA Evo 1 / 2015: Italia 14 racconti / Francia 1 racconto / USA 1 racconto / Cina 1 racconto / Giappone 1 racconto
– ALIA Evo 2 / 2016: Italia 15 racconti
– ALIA Evo 3 / 2018: Italia 19 racconti
– ALIA Evo 4 / 2020: Italia 14 racconti / Argentina 1 racconto
– ALIA Evo 5 / 2022: Italia 20 racconti
Facendo un minimo di conti risulta che gli ALIA hanno pubblicato negli anni tra il 2004 e il 2022 ben 237 racconti. Pubblicati in ALIA 63 autori italiani, 44 giapponesi e 35 dell'area di lingua inglese più altri 8 di altri paesi e 82 autori italiani e 5 di altre aree in ALIA Evo. In ALIA abbiamo pubblicato, tra gli altri, racconti di Ted Chiang, Michael Moorcock, Karl Schroeder, David Brin, Cory Doctorow, Charles Stross e Walter Jon Williams nell'area di lingua inglese, Asamatsu Ken, Kurimoto Kaoru, Asagure Mitsufumi, Hikawa Reiko, Hayami Yuji e altri nell'area di lingua nipponica e Danilo Arona, Vittorio Catani, Mario Giorgi, Giuseppe Pederiali, Vittorio Curtoni, Renato Pestriniero e altri tra gli autori italiani.
In ALIA Evo abbiamo pubblicato, tra gli altri, racconti di Maurizio Cometto, Francesco Troccoli, Valeria Barbera, Alberto Costantini, Nino Martino, Alessandro Montoro, Franco Ricciardiello, Erica Tabacco, Chiara Negrini...
Con tutto ciò non siamo diventati ricchi e nemmeno famosi, abbiamo lavorato a undici antologie con scarsi mezzi – ne approfitto per ringraziare l'editore Buckfast per aver contribuito alla pubblicazione di ALIA Evo 2 e 3 – e con risultati che non sono da guinness dei primati per le vendite, ma nonostante tutto non ci abbiamo rimesso e siamo ancora qui a chiederci: «Sarà il caso di fare un ALIA Evo 6».
Dalla nascita degli ALIA diverse persone hanno levato le ancore come gli elfi di Tolkien e hanno viaggiato per un altrove che non conosciamo. Davide Mana, Fabio Lastrucci, Paolo Cavazza, Vittorio Catani, sono felice di ripetere qui i loro nomi, persone importanti per la letteratura oltre i margini, per la storia della fantascienza italiana ma soprattutto per chi li ha conosciuti e ha lavorato con loro.
Ma non posso che ripetere qui, a Quarna come in questo blog, la domanda che ci perseguita da tempo: «È il caso di lanciarsi in un altro ALIA Evo? Il numero 6?» Potete prendere posizione qui o entro pochi giorni su Facebook o su Instagram o su Substack o, ancora, su Blueprint. O scrivere a aliaracconti[et]fastwebnet.it. Siamo qui, diteci qualcosa. O magari niente, così possiamo regolarci.
ALIA 1 - L'Arcipelago del fantastico
7.2.23
ALIA Evo, quello appena uscito.
5.6.22
Bando ALIA Evo 5.0
Allora: già da qualche giorno questo bando è uscito su Facebook ma mi è sembrato ragionevole pubblicarlo anche qui, se non altro come riferimento per chi cerchi informazioni in proposito.
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19.2.21
Rivedersi dopo molto tempo.
Il prossimo giovedì, il 25 febbraio, nella pagina di Facebook dedicata ad ALIA Evo 4.0 e sulla pagina ALIA Evo di You Tube faremo uno speciale video con Davide Mana. Più sotto potete vedere la locandina sparata su tutte le pagine FB che mi sono venute in mente.
Ieri pomeriggio abbiamo fatto una prova generale, in compagnia di Silvia, lei nello studio e io nella ex-camera di Morgana, adesso adibita a stireria / guardaroba / semi-biblioteca /varie & eventuali. Tutto bene ma ho avuto conferma di alcune cose poco piacevoli come il fatto che il suo blog, il glorioso blog Strategie evolutive, è attualmente ostracizzato da Facebook in quanto denunciato da alcuni sfaccendati / bigotti / oscurantisti o quello che preferite, come da post di Davide ripreso qui sotto:
La sorpresa di questa mattina è che qualcuno ha segnalato il mio blog – questo blog – alla polizia interna di Facebook, e questo indirizzo è stato perciò bloccato – se proverete a condividere i miei post su Facebook (cosa che comunque succede abbastanza raramente), riceverete una risposta evidenziata in rosso che fa più o meno così…
«Your message couldn't be sent because it includes content that other people on Facebook have reported as abusive»
<okay>
come detto dal reprobo di cui sopra «a quale punto non potete fare altro che schiacciare <okey>» e abbozzare.»
Ma chi è stato? Pillon e i suoi scherani? La chiesa di Satana? Bill Gates? QAnon? Il governatore Fontana? Impossibile saperlo da FB, dal momento che non forniscono dati sugli untori, anche per evitare spargimenti di sangue, e a quel punto si possono fare le ipotesi più assurde e singolari.
Personalmente propendo per i nostri buoni guardiani della Famiglia Perbene e Cristianissima, anche per la loro abitudine di denunciare ciò che esiste nonostante i loro divieti, anche se trovo buffo che si riducano a sparare su dei blogger, un tipo di persone che non sono esattamente dei frontman di un gruppo di Reggaeton... Vabbè, magari è qualche cacciatore che non apprezza l'impegno di Davide contro la violenza o qualche vicino di casa – o un gruppo di vicini di casa – che non sopporta il modo nel quale stende il bucato... Tutto è possibile.
Fatto sta che io e Silvia ospitiamo Davide nel nostro studio virtuale per parlare di fantastico e zone limitrofe, in italiano e in inglese, cercando di cavargli qualche parola sul suo lavoro di traduttore per ALIA con gente come Walter Jon Williams o Cory Doctorow e sul suo lavoro come autore in due lingue, cercando di stabilire come ha fatto a non morire di fame seppellito in un angolo di Astigianistan. E persino a rievocare, sperando di non annoiare nessuno(1), i tempi del primo ALIA, quando la libreria CS esisteva ancora.
Tutto qui, sperando nella vostra presenza.
(1) D'altro canto se annoiamo sarà sufficiente chiudere la connessione.
16.1.21
I caratteri perduti de Il Pugno dell'Uomo
Avrei avuto altri libri di cui parlare, libri acquistati e letti prima, ma la presenza del volume di Davide Del Popolo Riolo, che mi ha accompagnato alcune sere dell'appena trascorso dicembre, è una tentazione, o se si preferisce un dovere, al quale non intendo sottrarmi. A questo aggiungo la mia incoercibile simpatia per l'autore, visto, sia pure di sfuggita, più volte, al MuFant o presso Strani Mondi o in qualche altro luogo degno della presenza di noi appassionati di sf, tanto da spingermi a parlare del suo testo, vincitore del premio Urania. Tutto ciò detto, aggiungo che non dovete aspettarvi una recensione in forma mielosa e sconciamente elogiativa: non è nelle mie corde (per chiarire: sto ascoltando gli essercizi musici di Telemann) e non sono capace di parlare bene di qualcosa o qualcuno senza rischiare lo sbadiglio del lettore, sicché siete avvertiti.
Nota: se non avete ancora letto il libro fate attenzione: Sono quasi certo di poter fare involontario spoiler parlandone.
La vicenda è il racconto della «resistibile ascesa» di Ian Derrick, misterioso demagogo dalla sconosciuta provenienza e ignota origine, capace di risvegliare nel popolo minuto un'ira dimenticata verso i Patrizi, la classe storicamente dominante, e verso tutti i non-umani a cominciare dai "succhiatori", un tipo particolare di educati e gentili vampiri che vivono da tempo immemorabile nella città. Tale ira nasce in un momento di epidemia (pandemia? Sì, è possibile) che colpisce in modo particolare le classi più svantaggiate e proletarizzate del nucleo urbano. La politica di Derrick, dalle evidentissime somiglianze con quella di un certo S*****i, lo porta rapidamente al potere, grazie a una condotta basata su un costante clima di odio e intolleranza fino a episodi di vera e propria persecuzione razziale.
Particolare non secondario: il luogo dove tutto ciò avviene è una città non terrestre, lascito di una semidimenticata espansione umana nella galassia, che viene tuttora ricordata ma in toni minori, come qualcosa accaduto molto tempo prima e di interesse limitato. La vita quotidiana nella città e si suppongono anche tutti i suoi traffici, attività economiche socialità, scuole e carriere professionali, hanno un evidente tratto vittoriano, tanto da risvegliare la sensazione di avere a che fare con un apocrifo di China Mieville e ciò che emerge da subito è l'assoluta non-alienità del luogo scelto per la narrazione: latitano le specie non terrestri sia in termini animali che vegetali e si giunge a supporre che le uniche forme di vita aliene siano le creature non-umane che popolano la città, mai spiegate e poco presentate.
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| Davide Del Popolo Riolo |
Ma ciò detto, resta la profonda suggestione della storia raccontata, alla quale si può perdonare la scomparsa del sense of wonder, uno degli assi portanti della sf propriamente detta. Per lo stesso motivo si può ignorare la scomparsa del Novum, altro elemento fondante della fantascienza storica, sostituito da una passione che non esito a definire semplicemente politica, nel senso di interesse verso la polis, intolleranza verso gli intolleranti (curiosità non trascurabile: Ian Derrick nella seconda parte della sua carriera ha tratti evidentemente mutuati da Adolf Hitler durante la vita nel bunker), preoccupazione verso i dropouts, qualunque sia la loro origine, biologica o artificiale, e una genuina convinzione della fondamentale uguaglianza tra i sessi.
Il Pugno dell'Uomo è uscito a novembre del 2020, numero 1684 della rivista Urania. Costa di 280 pagine, stampate con un carattere che, a occhio, direi essere un times 11. No, non sto perdendo tempo, semplicemente mi chiedo quanto sia lungo il manoscritto inviato alla redazione di Urania: 300.000, 350.000 caratteri? Non è un problema così secondario, come spero di dimostrare in seguito. Il testo di Davide Del Popolo Riolo è infatti ricco di tragiche scomparse che avvengono fuori scena – a cominciare da quella che appare come la protagonista perlomeno nelle prime cento pagine: Alexandra – che si apprenderà essere morta senza preavvisi di alcun genere intorno a pagina 112, nella pagina che precede l'inizio della seconda parte.
Ma l'ecatombe di protagonisti non si ferma con Alexandra, seguono le morti di altri personaggi e comprimari anche queste in genere in assenza del lettore, particolare non del tutto gradevole per chi segue la vicenda.
A questo punto non posso che avanzare la domanda che mi ha accompagnato durante la lettura della seconda parte del romanzo: «Quanto era lungo in origine il romanzo di Del Popolo Riolo? 600.000, 700.000, un milione di caratteri? E quanto l'autore l'ha dovuto tagliuzzare per farlo entrare nella misura di Urania?»
Questa "misura di Urania", dovuta a una semplice cura tipografica – oltre che alla necessità di non fare uscire un esordiente in un Urania Jumbo o in un Millemondi – è la camicia di Nesso della rivista, nata per pubblicare testi brevi, tipici della sf degli anni '50, e costretta a inseguire l'evoluzione della sf con le sue modeste scarpette da giardino, obbligata a rimanere nella sua scarsa misura. Il fatto che molti autori privilegino dimensioni di gran lunga eccedenti Urania è un dato di fatto, oltre all'altro elemento, anche questo non secondario: i diritti d'autore degli autori della fantascienza contemporanea non sono più quelli dei tempi d'oro del genere, e non si computano più in qualche centinaio di dollari o con pochi cent a parola.
Sono convinto che Davide nasconda da qualche parte ciò che ha dovuto tagliare dal suo romanzo: le circostanze delle tante morti non descritte e non raccontate, qualche cenno alla storia della città e del pianeta, la sistematica zoologica e botanica aliena, la sua geologia e la sua geografia, un finale meno affrettato e disperato di quello che viene messo in scena e penso che prima o poi potremo assistere a una nuova edizione de Il Pugno dell'Uomo in director's cut. In ogni caso, personalmente non posso che apprezzare fino all'applauso a scena aperta personaggi pressoché perfetti come Ma'am Zoe, Oleander e il suo ambiguo amico Ben – impressionante la somiglianza tra la sua famiglia, così borghesemente normale e quella di qualunque famiglia ebrea tedesca degli anni '30 –; la seconda vita di Deirdre, lo squallido ma illuso Anton e la stessa Jana, personaggio atroce ma raccontato con cura e attenzione. Oltre a questo segnalo la capacità – in grado si suscitare la più bassa invidia in chi tenta di scribacchiare come il sottoscritto – di utilizzare con raffinata eleganza le diverse persone del narrare: la prima, la seconda e la terza, confermando la vocazione collettiva della sua narrazione.
Davvero, Davide, un buon lavoro.
Grazie per queste pagine, forse nonostante Urania.
28.12.20
Una promessa è una promessa
Avevo chiuso il precedente post con la promessa di ritornare presto, ed eccomi qui.
I libri letti sono sempre sulla libreria e continuano a costituire un intralcio logistico ai libri alle loro spalle. Non che la lettura di questi ultimi sia particolarmente urgente – si tratta di libri già letti, prevalentemente dedicati alle biografie, ai saggi psicologici e sociologici e ai miei non facili rapporti con le religioni – ma la presenza di libri letti e dimenticati a caso sullo scaffale mi crea un sottile malessere del quale voglio liberarmi quanto prima. In fondo l'abitudine a recensire i libri dopo la lettura è un'abitudine presa ai temi della scuola media (cinquant'anni fa, la durata di una vita) e che non mi ha mai abbandonato. Ai tempi della scuola media il mio scopo era quello di "crearmi un giudizio personale su qualsiasi cosa" (…nientepopodimeno…), infatti 0ltre i libri recensivo anche programmi radiofonici, televisivi, LP, film, documentari e Dio solo si ricorda cos'altro, in genere stendendo feroci stroncature, particolarmente dei programmi RAI ma anche di dischi o film poco graditi. C'è voluto del tempo per capire che i miei gusti non erano un buon metro di giudizio e che alcune volte (molte? è possibile) il mio giudizio mancava clamorosamente di lucidità, accusando quel tale film di orrori estetici e ideologici mentre il vero problema stava nella recitazione o nel montaggio o nella sceneggiatura o nella regia. Un po' alla volta ho ridotto il campo delle mie recensioni, limitandomi ai libri che, se non altro, sono stati uno dei pilastri della mia vita, diventando col tempo sempre più tollerante e paziente, nonostante la mia rovente e sempre vivacissima intolleranza per soggetti tipici del panorama italico, tipo Bruno Vespa o i molti G.P.G.Q. (Grandi Palloni Gonfiati Quotidiani) che infestano le librerie sotto Natale. Da questo punto di vista aver dovuto chiudere la libreria è stato una benedizione, nel senso che acquistare un libro per parlarne male non ha senso mentre nella mia vita precedente potevo leggere un libro e rimetterlo sullo scaffale senza colpo ferire.
Adesso devo comprare i libri per leggerli, evitando – come si evita una festa piena di individui senza mascherina – i libri dei soggetti che non amavo nella mia vita precedente ed evitando, (lo so, mi dispiace, ma non mi sento di rischiare) i giovani autori nazionali, troppo spesso gonfiati come palloni aerostatici da giornalisti compiacenti e da critici un tot a riga. La cosa non mi funziona sempre, sia chiaro, come vedremo anche tra i libri che presento questa volta, ma diciamo che in genere riesco a leggere cose quantomeno decenti.
Il fatto che personalmente scriva fantascienza e fantastico probabilmente non ha un particolare rilievo sui miei gusti e sulle mie scelte in campo narrativo. Non leggo quanta fantascienza dovrei, ahimé, spesso preferendole la letteratura fantastica, il gotico e i classici dell'orrore. In sostanza ho sempre amato Calvino, Borges, Perutz, Buzzati, Bradbury, Cortazar, Hoffman e Bioy Casares più di quanto abbia mai amato (o in qualche caso sopportato) Heinlein, Van Vogt, Asimov, Keith Laumer, Ayn Rand o Ron Hubbard. Qualcuno mi farà notare che il 90% della sf non ha nulla a che fare con costoro e che vi sono ben altri autori e io risponderò che certo, è proprio vero e che dietro a Jack Vance, Cordwainer Smith e China Mieville posso mettere in coda altre decine di autori, ma questo non mi impedirà di commettere un delitto imperdonabile ponendo sullo stesso piano di gradimento il fantastico e la fantascienza. Mi dispiace, sono bilaterale da tempi non sospetti e non posso farci nulla...
Un libro scritto con uno scopo lodevole e tradotto in italiano essenzialmente per favorire la demolazione del mito che circonda la Silicon Valley e, detto per inciso, per sottolineare il valore incomparabile della cultura letteraria e della circolazione di libri. Sono d'accordo? Diciamo che avrei preferito un testo più nitido, più netto nel raccontare le improvvise ricchezze di CEO imberbi e più preciso nel raccontare la mutazione e la decadenza del ceto intellettuale californiano, passato dall'essere libertario a teorizzare il lavoro 24h. Diciamo che si tratta di un tentativo parzialmente fallito?
La vicenda si racconta in poche parole: si svolge a Londra – la metropoli pre-brexit e pre-COVID – il protagonista, tale Kurt, gode di una sorte straordinariamente positiva, tanto da suscitare in lui qualche dubbio: «non è che se io ho tutta questa fortuna, qualcun altro vivrà in un'innaturale situazione di scalogna cronica?». Il romanzo procede su questa bizzarra trovata, allineando fatti che parrebbero avvalorare la tesi di Kurt fino a un curioso "incidente" che a suo modo equilibra la bilancia del caso. In sostanza un romanzo che sembra ricavato da una storia del fortunato cugino di Paperino, Gastone, e che non sembra aggiungere nulla alla storia del romanzo italiano, nonostante il lusso esagerato dello stile, probabilmente l'unico motivo per il quale questo libro è stato pubblicato. Diciamo che a un 9 dello stile corrisponde un 3 nell'intreccio e il risultato matematico è un bel 6.
Si parte con una ipotesi di primo acchito assurda e vagamente ridicola: la conquista dello spazio da parte della Repubblica Ceca e la scelta di Jacub Prochàzka – scienziato non particolarmente brillante – come cosmonauta alla conquista del pianeta Venere. Il povero Jacub deve rinunciare alla sua adorata fidanzata, Lenka, con la quale sta attraversando un momento di crisi, per avventurarsi nello spazio sconosciuto, a bordo di uno shuttle battezzato JanHus 1, in un viaggio condotto in perfetta solitudine. La spedizione sembra procedere con successo almeno fino a quando un misterioso alieno, simile a un ragno ingrandito migliaia di volte (non casuale, probabilmente, la somiglianza volta in parodia con una certa, nota blatta kafkiana) non compare sulla navicella, iniziando a perseguitare il protagonista con domande inopportune, troppo impegnative o vagamente assurde, tentativi di sondare il suo corpo per comprenderne l'origine e raccontando dei misteriosi ordini della sua tribù. Impegnato con i compiti normali per un cosmonauta e nei dialoghi frustranti con Hanuš l'alieno, a Jacub rimane comunque il tempo per struggersi per l'incomprensibile condotta della sua Lenka e per riflettere sulla sua infanzia e adolescenza, in gran parte vissute all'ombra del nonno – eroe del regime e/o traditore del popolo – e per meditare senza scopo sulla sua presenza sull'astronave.
Un incidente decisamente più serio interviene a spezzare lo strano procedere delle sue giornate. Costretto ad abbandonare la JanHus 1 viene salvato della NachaSlava 1, un'astronave russa, ovvero la personificazione della nemesi dei cechi e della storia ceca degli ultimi settant'anni.
Un romanzo bizzarro, impregnato di un gusto acre per una satira sardonica, capace di riassumere in un testo stralunato diversi decenni di storia cèca e di presentare con rabbia trattenuta e divertita i tipi umani che contrassegnano i passaggi dal nazismo al comunismo al capitalismo di rapina attualmente al potere. Un testo notevole e a suo modo spassoso che consiglio volentieri a chi apprezza la letteratura cèca e il suo gusto secolare per il nonsense e l'assurdo e, in subordine, a chi si pone domande sul patto di Visegrad e che non comprende i motivi della politica dei paesi dell'Est. Importante: non abbandonarsi a una riflessione più puntuale e attenta sulle meditazioni e i ricordi di Jacub, soprattutto se si ha a cuore il futuro della UE: potreste pentirvene.
A adesso cambiano nettamente genere e tipo di libro. Siamo a La mente del corvo di Bernd Heinrich, Adelphi 2019, trad. Valentina Marconi, collana Animalia, pp. 556 (!).
Tema del libro è, evidentemente, lo studio puntuale e attento della vita, la condotta, la nutrizione, i rapporti sociali e familiari, le attività volte alla riproduzione, alla ricerca del cibo e al gioco del corvo imperiale (Corvus corax), il più grande tra i corvidi, specie diffusa in Europa, in Siberia e nell'area Nordamericana. Se, come me, siete appassionati di corvi e dei loro parenti in area cittadina – le cornacchie grigie e le gazze – non dovete farvi sfuggire questo libro, un baedecker ricco e ragionato sul comportamento dei corvi, condotto per anni su diverse generazione di corvi, faticosamente osservati in natura o sottratti ai loro nidi per assistere alla loro crescita. Il risultato è uno studio approfondito di vita dei corvi, presentata nei diversi capitoli: Trovare casa; Caccia e ricerca del cibo, l'adozione; La percezione sensoriale; Il riconoscimento indivuale; La comunicazione vocale; Status e dominanza; Le paure dei corvi; Scorte, furti e inganni; Moralità tolleranza e comprensione; Il gioco secondo i corvi; Cervello e capacità cranica. Segnalo in particolare il penultimo capitolo, I corvi hanno coscienza ed emozioni?, dove l'autore riflette in particolare sulle insufficienti o deficitarie modalità di definizione della coscienza:
Non possiamo definire o comprendere appieno la mente, in parte perché non potrà mai essere scomposta in unità semplici come i geni, essendo una proprietà risultante dalle complesse interazioni tra miliardi di neuroni.
Ciò che l'autore sottolinea più volte è la capacità di mantenere per lungo termine ciò che per altre specie è un riflesso momentaneo:
Poiché i corvi creano legami duraturi, la mia ipotesi è che si innamorino come accade a noi, semplicemente perché per mantenere un legame e lungo termine è necessario un qualche meccanismo di ricompensa interiore. […] I nostri valori sono soddisfazioni sul piano emotivo che ci consentono di compiere azioni di per sé senza senso e che non forniscono alcuna ricompensa immediata. Lo stesso vale per un corvo che tira uno spago. L'uccello non ottiene alcuna ricompensa dai singoli passaggi intermedi prima di raggiungere il cibo.
E la sua conclusione è che:
Le mente, come la vita e la vitalità, è una proprietà emergente ed è un fenomeno tanto storico quanto fisico […] La coscienza non è un oggetto finito. È un continuum senza confini.
E se avete dedicato qualche minuto del vostro tempo a osservare come una cornacchia riesce ad aprire la castagna di un ippocastano semplicemente facendola cadere dall'alto di un lampione, non avete bisogno di altri motivi per leggere questo libro.
Piccola nota, nata dalla curiosità sulla personalità di uno scienziato che ha dedicato buona parte della sua vita a salire e scendere dagli alberi per studiare i suoi amati corvi. Il professor Heinrich è un professore emerito di Biologia all'Università del Vermont ma la sua nascita nel 1940 in Germania, i suoi studi iniziali nello Schlewig-Holstein e la pratica con la lingua tedesca è testimoniata dal capitolo 3 (Un corvo in famiglia), che da solo merita il prezzo non irrilevante del libro e dal capitolo 7 (Trovare casa). Interessante sapere che a questo libro Heinrich ne aveva fatto precedere un altro, Corvi d'inverno e che l'autore oltre ad essere uno studioso del comportamente animale è uno dei più accreditati esperti per quanto riguarda la fisiologia degli insetti.
Per concludere mi occuperò brevemente dell'antologia nella quale è apparso il mio racconto «Un rifugio a Baba Yaga», titolo Mondi paralleli, il meglio della fantascienza italiana indipendente 2019, curata da Carmine Treanni e che contiene opere di quattordici autori, a suo tempo pubblicate in diverse antologie e amorevolmente spulciate dal curatore a costruire una rassegna molto variata negli spunti, nelle idee e in generale nella capacità di costruire una storia breve compiuta e appassionante. Uno sforzo notevole, soprattutto tenendo conto dello scarso appeal del quale godono i racconti nella tradizione letteraria italiana, considerati non tanto un tipo di narrativa peculiare e indipendente quanto esempi di bozzetti – spesso maldestri – stesi da chi è incapace di scrivere un romanzo. A titolo di esempio personale mi ricordo ancora quando, a una presentazione della mia prima antologia, In controtempo, ho ricevuto tra i complimenti un paio di osservazioni tipo: «Carini, i racconti, ma quand'è che ti metterai a scrivere sul serio?» Inutile far osservare che un'antologia di racconti – e il lavoro di scelta e accostamento – può costare in tempo e fatica quanto un romanzo: semplicemente non si viene creduti e sempre considerati con l'occhio mezzo divertito e mezzo cinico da: «Ma, dai, non prendermi in giro.»
Ciò detto passo a presentare rapidamente i racconti, essenzialmente quelli che hanno incontrato di più i miei gusti, quindi non «i più belli» o «i più fichi» o «quelli che spaccano» ma semplicemente quelli che mi hanno regalato qualche attimo in più di sogni, visioni, brividi o commozione.
Cornucopia di Linda De Santi è un racconto gelidamente crudele e insieme stranamente forte, deciso come una rasoiata. Il destino delle sue sue "fate", scaturite da una "Frattura" nel nostro spazio-tempo e divenute cibo per palati raffinati, finisce per identificarsi con il nostro destino, rendendoci corresponsabili del nostro fato.
Il grande errore di Claudio Chillemi è un racconto molto breve e basato su un meccanismo narrativo che, se ben preparato, scatta infallibilmente. In sostanza si tratta di scegliere un punto di vista personale e, approfittando della sospensione di incredulità del lettore, condurlo a credere ciò che non è dimostrabile. Il finale del brevissimo racconto è perfetto nel suo registro amaramente ironico.
Il corpo di Luigi Musolino è un apologo, costruito su una visione surreale: un gigantesco corpo morto sospeso su una città. Il destino di quel corpo è quello di un cadavere qualunque e la sua corruzione e decadenza si identificano con il termine per la nostra specie. Un po' meno convincente il finale moraleggiante, ma un racconto comunque magistrale.
Collasso domotico di Carlo Menzinger di Preussenthal è un racconto basato su una semplice riflessione: «Che cosa accadrebbe se la luce non tornasse?», pensiero che credo ognuno di noi abbia prodotto durante un momento di black-out. L'autore si basa su questo semplice tema e lo svolge in maniera perfetta, conducendoci per mano nella rapidissima discesa verso la barbarie. Una narrazione che non si dimentica.
Il vecchio blaterone di Nicola Catellani è una piccola storia di quelle che si ha la sensazione di aver letto da qualche parte, un po' di tempo fa, ma ha per nocciolo un tema eterno, che rende ragione del nostro scrivere e raccontare. Con sottile umorismo l'autore ci racconta esattamente la storia che volevamo ascoltare, come migliaia di anni fa e come tra migliaia di anni.
La scomparsa di Matteo Sanniti di Paolo Aresi era presente nell'ottima antologia Fanta-Scienza, pubblicata nel 2019. La costruzione del racconto è classica: lo scienziato che, da solo, giunge a una scoperta rivoluzionaria, la prova su stesso e finisce per pagare di persona le conseguenze del suo gesto prometeico. Non c'è altro da aggiungere, credo. Ottimo racconto.
E con quest'ultima recensione ho finito. La colonna di libri da recensire è nettamente diminuita, anche se non scomparsa, e quindi dovrò ritornare qui tra qualche tempo, anche perché ho quasi finito la lettura di altri due libri che andranno a rimpinguare la pila. Quindi, arrivederci a presto!





























