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19.10.18

Calibano. Mia nonna ha le ruote, quindi è un tram


Universo: ciò che esiste, il tutto, tutto ma proprio tutto quello che riuscite a immaginare adesso nel passato e nel futuro.
Comprende la vostra vicina di fronte magra come un deportato che stende il bucato in sottoveste – crederà mica di essere bella, eh? – la sedia sulla quale state seduti, Minh Doooooôö il Meraviglioso, l’Unico Camidarenatore Parallattico della Vacuità Sciadotica del quale vi parlerà il mio collega di Mistica Intuibile, la forfora del vostro vicino di posto, il sistema a centodiciannove soli, millecinquecentosedici pianeti e satelliti e settecento miliardi di creature intelligenti o un po’ frescone dell’Ammasso di Gadara, quella foto dove avete la bocca aperta e la faccia da scemo che il vostro amico non ha buttato via – anzi – anche se gli avete chiesto più volte di farlo, tutti gli assillanti ricordi di tutti i vecchietti di tutti i tram di tutti i mondi mai esistiti o che mai esisteranno.
Questo rende bene l’idea, non trovate?
Insomma, per farla breve, l’Universo è tutto, e qualunque oggetto o energia ne fanno parte.
Secondo alcune teorie ne esistono di alternativi, un numero infinito, ovviamente.
Ne discende logicamente che esiste un universo dove siete riusciti a preparare le crepes senza attaccarle alla padella e un universo dove la vostra mamma quella sera aveva mal di testa e nel quale, quindi, non solo non state ascoltandomi, ma semplicemente non esistete.
Universi vuoti, senza forme di vita di alcun tipo e universi caldissimi e affollatissimi, universi iperveloci e universi ipergravitazionali e oscuri, universi dove uno di voi è qui al mio posto ed altri nei quali mi sono dimenticato tutto quello che dovevo dirvi mentre arrivavo qui e ho improvvisato.
Altri universi eh? Non questo. Sia chiaro.
E se tutti questi universi fossero destinati un giorno a cessare di ampliarsi a velocità relativistiche e, ingranata la retromarcia, tornassero a essere una semplice singolarità?
È questa la domanda che scienziati e filosofi incessantemente si pongono, cercando soprattutto di capire se la cosa li può riguardare. Ma anche l’ipotesi che le galassie siano destinate ad allontanarsi all’infinito non è troppo simpatica. E qui nasce un paradosso: in COSA si allargano gli universi, visto che rappresentano tutto ciò che esiste?
È evidente che la domanda è molto più complessa del chiedersi dove va l’aria che stava davanti a voi una volta che avete messo su un po’ di pancia.
In questi casi si tratta di avere fantasia e analizzare con attenzione i termini del problema. Se tutto, ma proprio tutto aumenta di dimensioni, non è necessario che questo avvenga a spese di qualcos’altro. Il fuori è un concetto illusorio, un modo per distinguere il proprio sé dal resto del mondo, ma applicato all’universo è inadeguato e fuorviante. Parlando di infinito qualunque ragionamento relativo alle dimensioni diventa assurdo, un po’ come cercare di misurare l’umidità dell’aria con un metro a nastro.
Insomma l’infinito è un dato che deve obbligarci a pensare in un altro modo, abbandonando i criteri consueti che ci permettono di sopravvivere nella vita quotidiana. Una volta liberatici delle nostre spoglie – per così dire – potremo guardarci intorno senza eccessiva inquietudine, continuando ad avere la netta sensazione di essere un granello di sabbia di una spiaggia infinita, ma consci che questa sensazione ci eviterà di passare un’intera serata raccontando la vita, idee, convinzioni, aspirazioni e persino sogni, nella convinzione di essere tremendamente significativi.
Si diventa umili, in compagnia della Totalità.

(Prolusione introduttiva per “L’Universo: alcuni cenni”, ciclo di lezioni tenute da Faudo Thinbam, presso l’Università di Colydor, anno accademico galattico standard 10E+12)




La biologia competitiva di Miss Marple.

Faudo Thinbam contempla il grandioso tramonto di Tiepido sospeso oltre le punte scintillanti d’ametista dei pinnacoli di ghiaccio.
Sorride alle ombre che scivolano più lunghe sulla neve ambrata, alla sottile tenebra lavanda scuro disegnata dal suo corpo e si incanta nel vederla immobile, incurante del vento sottile e gelido che spazza la superficie della banchisa sollevando refoli di cristalli di neve.
Aspetta che l’ultimo raggio di sole abbia acceso di lenti riflessi le creste del ghiaccio, sospira con una punta di rimpianto e si volta per percorrere a ritroso il passaggio, trapuntato da due file di picchetti con bandierina che dopo il suo passaggio Fontainbleau, il suo robot personale, ripone in una sacca arancione brillante.
– Di quanto è arretrato il ghiaccio oggi, Fontainbleau?
Il robot consulta un apparecchio estratto da una tasca della borsa e dichiara: – Otto millesimi di millimetro.
– Questo significa che Melone Bianco uscirà dall’era glaciale tra…
– …Due milioni settecentocinquantaduemila anni. Circa. – Il robot ha una voce bassa e quieta che sa di complicità e di avventure da ragazzi, la voce giusta per un amico.
– Accipicchia! Ma lo sai che sei proprio bravo?
Fontainbleau annuisce e consulta un termometro.
– La temperatura a questa latitudine diminuisce di otto gradi ogni ora locale. Credo sarebbe opportuno...
– Squagliarci. – Il filosofo termina la frase e allunga il passo. Lancia un’occhiata reverente, quasi timorosa al cielo di un blu scurissimo, fa un paio di salti a piedi uniti e canticchia nel respiratore:
– … La caramella che ti piace tanto… E che fa....?
Il robot continua a riporre i paletti nella borsa senza rispondere.
– Cosa fa, Fontainbleau?
– Chi?
– La caramella che ti piace tanto.
– Viene masticata e digerita, suppongo, dando un contributo energetico variabile tra le 10 e le 20 Kcal.
– Ma no, fa dudu- dudù, dudu – dudù du dù.
– Capisco.
– Vedi che non segui con attenzione le trasmissioni TV della Terra?
– Ci mancherebbe altro.
– Eh no! Non ci hanno chiesto un parere estetico: solo un modo per farli smettere. Dobbiamo individuare il nucleo semantico di quelle comunicazioni, l’elemento che le sottende, il nocciolo.


– Il commercio. – Sentenzia spiccio il robot.
– Ovvio. Ma cosa li induce a costruire i loro messaggi di vendita intorno a iperboli ed evidenti assurdità? Per esempio, che errore ha commesso l’ispettore Rock?
– Non ha usato la Brillantina Linetti.
Thinbam sorride estasiato. – Ecco, giusto, Brillantina Linetti… Non senti l’impatto quasi magico di queste due parole? Sembrano parte di un incantesimo…
– Volto ad impedire la caduta dei capelli, immagino. – Fontainbleau non è un filosofo anche se è MOLTO più intelligente di quasi tutte le persone che conoscete – voi compresi – ed è solito guardare ai fenomeni in modo pragmatico.
– Certo, ma come può un prodotto untuoso e profumato arrestare un fenomeno biologico se non simbolicamente, attraverso una mediazione magica? – Thinbam inciampa e barcolla. Occhiataccia del robot. Si stringe nelle spalle, finalmente tace e si decide a camminare più svelto.
Il piccolo elicottero che li ha condotti fino in prossimità del limite dei ghiacci è ancora dove l’hanno lasciato, le pale mestamente abbassate e un atteggiamento generale di intirizzita tristezza.
Salgono. Motori avviati. Vum-vum-vum-vum-vum.
Thinbam si alza di scatto sul sedile, con l’espressione di chi ricorda improvvisamente di non aver chiuso il rubinetto del bagno della seconda casa, sei mesi prima.
– Fontainbleau?
– Sì?
– Non avevo una lezione, mezz’ora fa?
– Mezz’ora fa di dopodomani.
– Ah, bene.
Il filosofo si rilassa, guarda dal finestrino dell’elicottero il limite scintillante della glaciazione allontanarsi a nord- est, come un confine tra la luce e l’oscurità e si strofina le mani sorridendo. Canticchia un jingle terrestre e si accomoda meglio sul sedile, impegnato a chiedersi cosa mai potrà essere «più bianco del bianco», scartando a priori la possibilità che gli umanoidi della Terra abbiano una diversa gamma di lunghezze d’onda visibili.


27.2.16

Via podcast, per la seconda volta.


Un post breve, per una volta. 
Qualcuno ricorderà che più o meno a metà dicembre, in questo post, ho parlato di Intelligenze Artificiali (IA), preannunciando una trasmissione, anzi un podcast sul tema, scaricabile dal sito di Cooper Hugmented. Bene, a distanza di un paio di mesi ci siamo. 
Lunedì 29 febbraio alle ore 20.00 – ammettiamolo, la potenza di una data inesistente per tre anni su quattro è irresistibile – uscirà sul sito di Hugmented il famoso podcast. Qui un breve riassunto:

Computers, Robots, Transumanesimo ed Applicazioni per Smartphone. Le Intelligenze Artificiali hanno acceso la fantasia di migliaia di narratori per decadi, spingendoli a raccontarci storie che sono entrate a far parte del tessuto stesso della nostra cultura.
Cooper, Luca e DJ Mars hanno deciso di omaggiare le le menti sintetiche e le loro rappresentazioni artistiche con un doppio episodio speciale che si avvale della collaborazione di vecchie, amatissime, conoscenze di chi segue questo Podcast dagli esordi. Ma ci sono anche delle reclute fresche d'accademia, pronte ad attirare la vostra attenzione e raccontare questo tema fondamentale con grande competenza, ma senza prendersi troppo sul serio.
Ecco quindi che in questa prima parte del doppio episodio ospitiamo il celeberrimo Maximo Dokotomiko da Dikotomiko Cineblog, il Dott. Gabe da JAMovie e i nostri Massimo Citi e Silvia Treves dal portale LN-Librinuovi.




Silvia, in particolare, parlerà di R.U.R., di Metropolis, del film Il pianeta proibito, de La luna è una severa maestra di Robert Heinlein e di Ancillary Justice di Anna Leckie mentre a me toccherà tentare di intrattenervi con Arthur Clarke, Norman Spinrad, John Sladek, David Compton, Greg Egan, Iain M. Banks e con Il ciclo di vita degli oggetti Software di Ted Chiang. Speriamo di essere stati all'altezza o perlomeno di non aver fatto una meschina figura. 
Soprattutto io.
Lo so, ci sono migliaia di individui che non fanno una piega a parlare davanti a un microfono e allo schermo di un pc, ma io non sono abituato a parlare – sento una vocina aggiungere malignamente : «... in maniera comprensibile» – mentre l'ottima Silvia, essendo insegnante è abituata a parlare per ore davanti a pueri e puelle.
In ogni caso è andata. Non mancate lunedì sera!