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20.2.19

Calibano 4ultimo: Truckdriver’s Motel

 
Dove dovrebbe esserci la Terra, almeno secondo il «Grande Atlante Galattico Pestalozzi», c’è invece una serie di luci giallastre e fioche che si accendono in successione e lampeggiando a lungo compongono il profilo di un cowboy che si scola un boccale di birra.
Sotto, corsivo in lettere rosse, c’è scritto «Da Mabel». La M è un po’ più chiara e la “e” è spenta.
Chi fosse molto diffidente o nutrisse una grande fiducia nel Pestalozzi potrebbe arrivare a misurare il campo di gravità della stazione di servizio, tanto per constatare che i valori sono scarsi come probabilmente lo é la sua birra e la sua musica.
Altra sgradevole scoperta per l’ipotetico incredulo sarebbe che l’odore degli hotdog e dell’olio rancido da frittura d’epoca è in grado di impregnare i vestiti anche alla distanza di un milione di chilometri.
Gli ultradiffidenti o gli amanti dei locali di questo genere (molti dei piloti della flotta mangiasabbia sono stati astrocamionisti) potrebbero parcheggiare l’astronave nello spiazzo dietro la stazione di servizio, battuto dai meteoriti e dal vento solare, spingere la porta a vetri coperta da un dito di polvere, dove qualcuno ha scritto a pennarello “Barbie fa godere” ed entrare.
– Buonasera. – Neurite, in jeans macchiati di unto e camicia di tre misure troppo grande saluta i quattro individui che si guardano intorno con aria disgustata e l’olfatto sul chivalà. – Una birra? – Il coniglioide chiude un occhio, annusa il bordo della sua pelliccia, fa una smorfia e dice: – Cerchiamo un posto. La Terra, mai sentita?
Neurite asciuga vigorosamente un boccale e sbircia sotto il bancone per controllare il funzionamento del moderatore di gravitoni, arnese che assorbe il campo gravitazionale emesso dalla Terra riducendolo a quello di un autogrill piuttosto scassato.
– Chiamo il padrone.
– Tu ragazzo non sai niente? – Chiede un’altro dei quattro, un mangiasabbia in smoking di cellophan.
– Io non mi muovo mai da qui, capo. Solo ogni tanto un salto giù in città a comprare qualcosa, capo. Sono ignorante come un barattolo, capo.
– Non ne dubito capo. Chiama il padrone capo.– Replica Aquila Yò-yò.
Neurite assume un’aria più perplessa che irritata e sparisce dietro una tenda costellata di bruciature di sigaretta.
– Io mi farei una birra. – Annuncia Comi Stuntz, un disertore Kerrabbia ex-astrocamionista sulla rotta Durango – Oakland sull’orlo occidentale della Nube di Magellano.
Gli altri tre lo guardano con evidente disgusto.
– Siamo qui per trovare Foxtrot non per sgavazzare. – Puntualizza Somis Ra.
– Non rompermi gli organi. – Replica il Kerrabbia.
– Se ti vuoi avvelenare… – Aquila Yò-yò si stringe nelle spalle.
– Ehi, bambina, portami una birra. – Grida Stuntz.
Mirella smette di pulire il pavimento con uno straccio sporco di segatura e sputa per terra.
– Devo ancora pisciare, poi te la porto, wally.
Comi Stuntz fa una risatona.
Somis Ra impallidisce ed inghiotte a vuoto.
– Con comodo, non abbiamo fretta. – Dice Aquila Yò-yò.
– Allora consumate.
– Tre birre ed un vetro rotto. – Shiddigh’Sh, il luminoso ortosinclino, é uno che non ama le discussioni.
– Vado. – Mirella salpa in direzione del bancone ed incrocia Pelagio nella parte del gestore, in tuta rossaggiallaebblù e scritta «Kotex, il carburante del futuro.»
– Il ragazzo dice che volete parlarmi. 

 
– Certo. Mai sentito parlare di Foxtrot o della Terra, come la chiamano da queste parti?
Pelagio guarda con aria stupita l’ex-speaker del parlamento galattico e fa cenno di no con la testa continuando a masticare uno stuzzicadenti.
– Ho saputo che é stata distrutta.
– Palle. – Il coniglioide inarca un solo sopracciglio, cosa che ritiene sottilmente minacciosa. – Era solo una simulazione con un bel generatore di gravità in mezzo. Le nostre carte ci dicono che Foxtrot dovrebbe essere qui, al posto di questo fottuto buco, hai capito lattugone?
Il Tartoide mastica meditabondo lo stecchino mentre sogna di annodare le orecchie di Aquila Yò-yò che ha usato il nomignolo spregiativo che le altre razze riservano ai tartoidi.
– C’era un pianeta, qui una volta…– Inizia Pelagio.
– E… – Fanno in coro gli ospiti.
– Serviti! – Urla Mirella piazzando una birra ciascuno davanti a Somis Ra, Aquila Yò-yò e Comi Stuntz ed un piattino di cocci di vetro per Shiddgh’Sh. Il Kerrabbia beve la birra d’un sorso e grida: – Un’altra! –
– Allora, c’era un pianeta… – Il mangiasabbia sgranocchia i frammenti di vetro come patatine e commenta: – Potevate anche lavarli.
– Un pianeta messo su da una ditta di pianeti-vacanze, prima che aprissi questa stazione…
– Questo lo sappiamo. – Taglia corto il coniglioide.
– L’hanno demolito, credo, per qualche cacchio di legge galattica.
Aquila Yò-yò non replica, intento a scrutare le scarpe da ginnastica di Mirella ed immaginando i deliziosi piedini che contengono. Shiddig’Sh termina di ingoiare un pezzo di vetro ed ordina un bicchiere di sabbia fine e umida.
– Sicuro? – Chiede poi.
– Abbastanza. Comunque posso chiedere a mio nipote, che é un tipo sveglio.
– Fai così
– Edoardo! – Chiama Pelagio.
E. si presenta al tavolo in giubbotto di finta pelle nera, jeans attillatissimi e foulard cachemire violetto e marrone. Aquila Yò-yò avverte una fitta dolorosa al proprio buon gusto e fa una smorfia.
– Tu che sei un tipo sveglio… – Inizia. Poi lo guarda in faccia e gli crollano le orecchie. – Vabbè. Cosa sai di Foxtrot?
– L’hanno venduto a pezzi, le scogliere, le montagne migliori, le spiagge, alcune isole, ma non hanno nemmeno recuperato i soldi.
I quattro seduti al tavolo si guardano. – Com’é che fino ad una settimana fa la Terra C’ERA?
– Una simulazione pubblicitaria. – Spiega E. – In giro ce ne devono essere a dozzine. Del tipo: “vedete cosa sappiamo fare?”
– Sei capace di parlare senza masticare? – Dice il Kerrabbia.
E. inghiotte il ciclez con un gran movimento di pomo d’adamo.
Aquila Yò-yò solleva gli occhi al soffitto, sospira e beve un sorso di birra annacquata.
Somis Ra si guarda intorno con espressione sospettosa, come se pensasse di vedere la Terra nascosta sotto uno straccio. – Secondo me raccontano un sacco di frottole, dovremmo portarli sulla nave ed interrogarli meglio. – Fa gli occhiacci a Comi Stuntz, autore di un rutto primordiale, ma il Kerrabbia lo ignora e ne ordina un’altra.
Aquila Yò-yò ferma lo sguardo a turno su Pelagio, Neurite, Mirella ed infine sul foulard di E. e scuote la testa.
– Ma cosa vuoi cavare da un lattugone e da questi due imbecilli? Una volta o l’altra gli fregheranno il culo e se ne accorgeranno solo quando tenteranno di sedersi. Andiamo.
I quattro si alzano. Il kerrabbia mette mano al portafoglio ma Shiddigh’Sh lo precede.
– Tenete. – Il mangiasabbia estrae da una tasca un’ametista grossa come un mandarino e la porge a Pelagio. – Resto mancia.
(Due volte su tre i mangiasabbia saldano il conto nei locali con una raffica di disintegratore, ma sono anche noti per lasciare mance principesche e in definitiva sono clienti molto ambiti dai gestori più avidi e più coraggiosi).
– Ragazza! – Chiama Aquila sul punto di uscire.
– Che vuoi?
– Anche tu non sai nulla, vero?
– Al contrario, bello. La Terra la tengo qui, nello slip. Se ti gira di controllarmi… – La cugina di E. ride, il mio protagonista sbianca ed Aquila Yò-yò sorride maliardo guardandole i piedi.
-Se passo un’altra volta, magari…
– Ci conto, gentleman.
Aquila Yò-yò la saluta strizzando l’occhio e raggiunge gli altri, diretti verso il portello aperto della Richard Ginori, con la confortante sensazione di aver nuovamente fatto breccia in un cuore femminile. 
 
– Beh, non é affatto male quel tipo, poi me l’ha detto Doppio Kuemmel di essere esplicita. E togliti quella roba che fai star male solo a guardarti.
– Ma non COSI’ esplicita. – Si lamenta E., con un tono di voce querimonioso che ricorda molto le lamentazioni della mia prozia buonanima sulla diffusione delle minigonne.
– Splendido, Mirella. – E. fa la faccia feroce a Doppio Kuemmel uscito dal retro con la videolocamera a tracolla.
– Sei andato benino anche tu, ragazzo, niente male per un’esodiente. Ma ricordati che il film lo dirigo io e Mirella era perfetta così. – Tutti uguali questi giovani, eh Pelagio? Sempre pronti a litigare sul set e a rubarsi il primo piano.
Pelagio annuisce serio, guarda fuori dalle finestre unte ed impolverate l’insegna della stazione di servizio che lampeggia e pensa ai milioni di persone che accendono e spengono all’ unisono la luci delle città ad un ritmo slow. «Solo Doppio Kuemmel poteva avere un’idea così.» Pensa il tartoide. «Un pianeta camuffato da insegna al neon.»
 

Ebbene sì, il campo Godemichè ha colpito ancora, e alla grande.
Avreste dovuto esserci in quel momento: vi avrebbe cambiato una volta per sempre, cambiato dentro.
Tutti a spegnere e accendere le luci di casa, dei lampioni, far ardere torce, falò, sterco di cammello o grasso di foca. È stato come una OLA di luci: “Accendere il Naso del Cowboy” e zacchete, Mosca si accende, si spegne, poi si accende un altro posto trenta km più in là e così via. È stato come riunire con un matitone un “che cosa apparirà” grande come tutta la Terra. E tutti ci hanno dato dentro senza risparmiarsi, con la lingua tra le labbra e il dito nervoso sull’interruttore.
Avete mai visto quanto è bella la gente, sì proprio bella, quando tutti fanno la loro parte? Quando si funziona come una squadra e si fa quello che si sa fare, poco o tanto che sia. Era questo il comunismo inconscio di certi grandi film di Hollywood, ci avete mai pensato?
Tranquilli, non ci ha mai pensato nemmeno McCarthy (non Paul).




Lavoro in banca / stipendio fisso / così mi piazzo / e non se ne parla più  

Vashtar Kube, emissario della Fondazione per la difesa della Panlingua sgrana gli occhi (spettacolo notevole per chiunque non sia uno pseudogufo di Canto Notturno) e corre verso la sua cabina, ormai definitivamente in veste di tavola calda in prossimità del centro contabile di una grossa banca.
Come il minuscolo strigiforme sia riuscito ad ottenere tale ambiente dal simulatore e soprattutto a chi diavolo possa piacere è un mistero.
Vashtar é ormai giunto alla conclusione che il simulatore nella sua cabina provenga dalla demolizione di un carcere e che quindi buona parte degli ambienti selezionabili siano anche peggiori.
Il manuale di istruzioni del simulatore, rinvenuto nella biblioteca della nave sovracopertinato da Ho fatto solo il mio dovere, dell’Ammiraglio Fatal Novara, non gli è stato di grande aiuto. Constatato che era stampato in due sole lingue: l’Alto Groglandese ed una versione pittografica del Racnu (una razza gioviana: statura media due centimetri per un girovita di due chilometri) a Vashtar non è rimasto che richiuderlo, rimettere a posto la finta copertina e rassegnarsi a condividere la sua cabina con una moltitudine di Bancari affamati.
Entra accolto dal consueto caos scandito dal tintinnio di bicchieri e di stoviglie. Evita per un riflesso incontrollabile il cameriere che serve due bistecche quasi carbonizzate a dei tizi intenti a sfogliare e commentare una rivista di automobili sportive e si sposta per non essere travolto da alcuni quadri di medio livello in gara per offrire il pranzo all’avvenente nuova collega che progettano di farsi nella toilette dei dirigenti.
Vashtar punta verso l’estremità del bancone, dove si trova il suo guardaroba, e tira dritto fendendo le imago dei bancari. Mentre procede é comunque costretto ad udire brani di conversazione dei quali l’ingegnosissima simulazione é farcita.
–… Si é coperto di cambiali ma adesso dovresti vederle le impiegate. Anche se é brutto come un rospo, la coda fanno per scopare sulla sua macchina nuova…
– … È inutile che si affanni tanto, il posto é per il nipote del capo sezione, lo sanno tutti…
– …Madonna che chiappe ha quella, ma é vero che la dà a tutti, basta chiedere?…
– … Assomiglia a suo padre, dormire sempre e pensare mai…
– … Vedi, il fatto é che l’allenatore non va d’accordo col presidente e quindi la formazione cambia anche a metà partita…
– … Quello stronzo é subito corso a dirlo al capo, ma ha beccato il vice che lo odia…
– … Chi, quello? Ma lo sai che gli piace farsi picchiare vestito da donna? Sceglitene un altro cara mia, o ti piace il genere?…
– … Carburatore doppio corpo, cento all’ora in dodici secondi…
– … Quello non é nemmeno capace di contare fino a dieci, gli passano lo stipendio perchè dorma…
Vashtar apre la porticina del guardaroba e ne estrae ciò che a prima vista sembra un costume da Arlecchino robotico, ma che fuori dalla sua cabina torna ad essere una normale tuta di emergenza, fa il percorso in senso opposto fino all’ uscita e scivola fuori. 

 
– Buongiorno! – Dopo la conversazione dei bancari persino la vista di un Kerrabbia é allegra e tonificante.
– Ghhrrr. – Ringhia l’assaltatore e prosegue correndo.
Nel corridoio le luci sanguigne dell’allarme si accendono e si spengono con frequenza ipnotica ed il gufo linguista chiude la terza palpebra infastidito.
Si é giunti alla dodicesima battaglia con i mangiasabbia ed al sesto simulacro di Terra distrutto e Vashtar Kube non é il solo nella flotta ad averne le tasche piene di quella storia.
Oltre a questo la Fondazione lo sta seppellendo di messaggi che esprimono con poche variazioni lo stesso concetto:«Questa missione ci sta costando un pozzo di galattodindi, fai qualcosa», senza accennare minimamente a COSA fare.
Un urlo scuote la nave, attutito dalle pareti imbottite: la flotta kerrabbia ha distrutto il settimo simulacro della Terra, tornando in vantaggio sui mangiasabbia.

Arrivano i nostri!!!

– Bastardo cyber, chi sono i tuoi amici?
Pantaleone guarda Sigrid Wassermann e i suoi compari con la faccia da varano, la camicia bruna, i pantaloni alla cavallerizza e gli stivaloni lucidissimi e mormora: – Non ho amici.
– Non ha amici, poverino, avete sentito? – Sigrid sorride ed i suoi camerati si sbellicano dalle risate come previsto.
– È vero, non ho amici su questa nave.– Insiste il duca di Kroton guardando dritto di fronte a sè.
– E sulle altre?
– Solo Aquila Yò-yò.
Sigrid scambia un’occhiata con il suo vice e poi tira una sberla al povero Pantaleone.
– Impossibile!– Urla – Vuoi confonderci lurido bastardo. – Si china per parlare ad un centimetro dalla faccia di Pantaleone e gli sibila: – Finora sono stato di una gentilezza squisita con te, ma se continui così dovrò dimenticare il galateo. – Il nazisauro si drizza sul busto e lo guarda dall’alto tenendo le mani sui fianchi. – Non capisco come una persona del vostro rango e della vostra importanza possa essere caduta vittima della propaganda cyber. Se ci dimostrate la vostra buona volontà posso anche dimenticare tutto…
Pantaleone non dà segni di aver sentito.
Sigrid si guarda intorno a disagio, si gratta nervosamente la cresta e quindi urla: – È inutile perdere tempo con te, verme sovversivo. Ti farò appendere fuori dalla nave a respirare il vuoto e troverò qualcuno di più… 

 
– Capo, é per Voi. – Grida stentoreo uno dei nazisauri indicando l’imago del Grande Geosinclino immobile accanto alla porta.
– Come va? – Chiede l’immagine del Mangiasabbia.
– Facciamo progressi. – Mente Sigrid Wassermann tanto rigido da scricchiolare.
– Che genere di progressi?
– Rapidi e potenti.
– Sarà meglio. Qualcuno ha scritto nella toilette del mio yacht personale «Viva il Soviet robotico, viva Zobban e viva la farfallina». Cos’é la farfallina?
– Lo ignoro, signore.
– Malissimo. Tenetemi informato.
– Sissignore.
L’imago del mangiasabbia svanisce. Sigrid Wassermann si asciuga il sudore che gli imperla la fronte e ricomincia.
– Cos’é la farfallina, insetto, parla!
Pantaleone tace ostinatamente.
La notizia appena pervenutagli lo ha rincuorato, dandogli la forza per sopportare le minacce e le percosse dei nazisauri. Il Duca di Kroton ultimamente ha talmente parlato di rivoluzione che ha finito per convincere anche se stesso, e si sente da Dio adesso: forte, pieno di dignità, persino bello. Il capo tecnico robot della Katakomba, Dottorwatson, con la sua somiglianza con Clint Eastwood e i suoi modi spicci e burberi, ha fatto breccia nel suo cuore e Pantaleone è ormai disposto a tutto, per l’Ideale e per l’Amore.
– Cos’é la farfallina, stronzo criminale? – E giù una sberla.
– Non lo so.
– Cos’é la farfallina, sacco di letame?– Altra sberla.
– Certo che lei ne sa di insulti.
– NON FARE LO SPIRITOSO!– Sberla seguita da un calcio.
– FERMI TUTTI!
Dalla porta spalancata della sala entrano dozzine di robot dell’equipaggio della “Katakomba” armati di fulminatori, guidati da Dottorwatson.
I nazisauri alzano le mani a tre dita.
– Viva il soviet robotico! Viva Zobban! Viva la Farfallina! – Urlano i robot all’unisono.
È un peccato che Conan non sia presente perché la scena gli piacerebbe moltissimo.
Ricorda Amadestam il Kolossal robotico dove un gruppo di rivoluzionari sintetici rovescia la sanguinaria tirannia che regge l’omonimo pianeta liberando i biomorfi oppressi. Conan l’avrà visto poco poco cinquanta volte, poi qualcuno aveva deciso che proiettare un film per Robot dove i robot fanno una rivoluzione non era una buona idea e il film era sparito dalla circolazione.
Ora, come in Amadestam, il capo della rivoluzione abbraccia il capo dei robot. I due si baciano con un trasporto che nel film sarebbe stato tagliato.
– VIVA KROTON! – Urlano i robot.
– Adesso conquistiamo la flotta! – Urla Pantaleone, sorridente come Erroll Flynn in Capitan Blood

 

12.2.19

Calibano 30-1=29. È arrivata la bufera…



È arrivata la bufera/ è arrivato il temporale/
chi sta bene e chi sta male / e chi sta come gli par”
 
La Terra dopo il triplice messaggio televisivo é diventata molto simile ad una stia di polli accerchiata da un incendio: un luogo molto rumoroso ma scarsino in fatto di intelligenza.
Nelle ore seguenti agli ultimatum extraterrestri le azioni delle principali aziende aerospaziali sono schizzate alle stelle, per poi chiudere per eccesso di ribasso quando si è sparsa la voce che nessuna aveva in cantiere astronavi atte a trasportare anche solo i più ricchi tra i ricchi e che comunque il viaggio avrebbe avuto una durata dell’ordine dei cinquanta- sessantamila anni, lasso di tempo inconcepibile per qualunque operatore economico.
Dopo numerose, stravaganti oscillazioni che avevano visto via via andare alle stelle per poi rotolare allo zero assoluto le quotazioni di industrie belliche, imprese di giocattoli, minuscole società per la promozione dello spettacolo d’autore, fondazioni religiose, unioni mistiche per lo sviluppo della levitazione e del volo trascendente, holding dell’informatica e della Warner Bros. Inc., per via della somiglianza tra Aquila Yò-yò e Bugs Bunny, tutte le borse avevano chiuso le contrattazioni a tempo indeterminato dopo aver coscienziosamente macinato i capitali di tutto il mondo.
Nel breve volgere di un giorno tutte le principali imprese mondiali avevano sospeso le attività, il management aveva tagliato la corda e a reggere la baracca erano rimasti pochi capi – quelli che se la tiravano meno – e tutti i dipendenti.
Là dove avevano fallito cinque generazioni di comunisti erano riusciti gli alieni.
E pensare che per certa gente la fantascienza è puerile evasione.
Ovviamente prime tra tutte avevano chiuso le società che gestivano reti televisive, in qualche caso assaltate e distrutte da gruppi di cittadini terrorizzati.
Tale repentino crollo del sistema tardo – capitalista non stupì chi aveva capito che l’economia mondiale era da tempo entrata nella fase “delle figurine”, cosi’ detta per la sua fondamentale somiglianza con gli scambi di foto di calciatori tra bambini tra i sei ed i dodici anni, basati sul valore puramente convenzionale dei titoli trattati (dieci Carpanini per un Maracà. Eh, no. Domenica Maracà ha fatto schifo, al massimo ne vale otto), senza nessun legame reale con i beni materiali ed i mezzi di produzione.
I ricconi, i faccendieri, gli agenti di borsa, i politici di spicco, tutti coloro insomma che contavano davvero erano nel frattempo scomparsi, ingoiati da remoti rifugi antiatomici ed anti-guerra chimica o batteriologica, lasciando il popolo di valvassini e valvassori, di giornalisti da poltrona, intrattenitori, critici in saldo, tuttologi e lookologi, bellezze al bagno, anchormen, opinionisti, vignettari da angiporto, comici coprolalici, moralizzatori amici del ministro, addetti a pubbliche relazioni, redattori di riviste di tendenza, scrittori giù di vena, invitati perenni, imbrattacarte e polemisti a noleggio, organizzatori di festival, Karaokisti qualunquisti, diffamatori turpilalici, balletti di minorenni con accluso pedofilo, tenutari di aste TV, mezzibusti maschi e femmine, astrofisici intimi di Dio e astrologi della buonanotte nel guano fino al collo, ostaggi di un popolo furibondo e schiumante.
Impossibilitati a raggiungere le città sotterranee dei potenti e sciaguratamente arcinoti a tutti, gli interpreti della demenza televisiva degli ultimi trent’anni furono trucidati senza processo, quasi sempre ripresi da cameramen passati dalla parte dei rivoltosi e solo in qualche occasione difesi senza successo da gruppi di fans.
La televisione adesso trasmette per due ore al giorno e unicamente aggiornamenti di telegiornali letti da un esponente del Nuovo Governo Straordinario, in casco da motociclista ed abito da antico romano.
Il Direttorio Mondiale di Salute Pubblica, dopo aver proclamato la fine dell’era delle telecomunicazioni (fatto!) ha fondato un nuovo governo mondiale (fatto!), ha preso possesso (fatto!) di tutti i mezzi di produzione in nome del movimento dei neo-iconoclasti o intervallisti (il loro programma prevede l’utilizzo della televisione solo per la trasmissione di lunghissimi intervalli, notiziari, qualche film senza spot, documentari della BBC) e infine ha lanciato un messaggio agli alieni (fatto!), invitandoli a trattare con il nuovo governo e assicurando la fine delle trasmissioni nocive.
L’unica risposta è venuta dalla flotta Kerrabbia, una comunicazione di sei minuti letta da una sorta di grosso gufo dall’aria esausta il cui succo era «Onestamente é un po’ tardi per i ripensamenti.» 

 

Mamma guarda affascinata Via col Vento trasmesso senza spot, mentre papà sbuffa leggendo il giornale ridottosi a sole due pagine.
Papà é scettico e pessimista sulla rivoluzione e sugli Intervallisti ma non ha smesso di andare a lavorare solo per questo.
E comunque è ancor più deluso per il comportamento dei potenti, squagliatisi alla velocità della luce al primo annuncio di guai.
Infine é tuttora inferocito con l’universo in generale per la figuraccia rimediata la domenica pomeriggio dei famosi messaggi ed é seccato dalla quantità di richieste di aiuto che riceve quotidianamente da amici e parenti che hanno visto suo figlio in TV e sono convinti che egli sia in grado di salvare se non proprio l’umanità almeno un po’ di conoscenti.
Squilla il telefono. Mamma, ubriaca di Humprey Bogart, Clark Gable, Catherine Hepburn, Erroll Flynn e altro immaginario Hollywoodiano nemmeno lo sente ed é papà ad alzarsi a rispondere.
– Ah, Febo, sei tu, da quanto tempo… Eh, lo so com’é, non ti preoccupare… Sì Edoardo credo stia bene, anche se ultimamente l’ho visto ben poco… Certo, non ho la minima idea… È inutile che … Febo, ti giuro… Ma non voglio soldi, per la miseria… Ma non é vero, cribbio… Non ti ho sempre odiato, ragiona… Ma non sono stato io a farti rimandare in produzione… Ehi, modera i termini…
Papà stacca la cornetta dall’orecchio, la riavvicina per un attimo poi chiude la comunicazione.
– Era Febo, un mio vecchio collega. – Dichiara tornando in cucina. Mamma grugnisce senza staccare gli occhi da Rossella O’Hara.
Suonano alla porta e papà guarda la moglie con il blando terrore di un testimone scomodo. Infine si alza e va ad aprire: è fatto di una stoffa migliore dei suoi ex-padroni. Sulla soglia di casa si erge un individuo in toga azzurro-jeans, casco integrale con la scritta a pennarello «Morte alle Carlucci» (tuttora latitanti) e kalashnikoff a tracolla.
Papà sbianca, il nuovo governo l’ha già interrogato più volte per via delle apparizioni televisive del suo sciagurato erede e ogni volta l’hanno lasciato andare riluttanti, sicuramente sospettando di lui come l’ex-collega Febo Marazzi.
– Salve. – Dice l’individuo in casco e toga e papà lo riconosce finalmente come Armando Gerboni.
– Entra pure. – Si fa da parte mentre l’inquietante figura percorre il corridoio in direzione della cucina.
– Buongiorno Armando. – Lo saluta mamma, dotata di capacità soprannaturali come tutte le casalinghe. – Ti sei messo le pattine?
L’attivista Intervallista annuisce e si toglie il casco.
Papà li raggiunge e scopre che la sua poltrona preferita é occupata dall’ex-fanatico di calcio.
– Avete notizie di Edoardo?
Papà lo guarda con sospetto e fa un cenno di diniego.
– Allora ne ho io.
– Vuoi un wafer? – Domanda mamma.
– Sì grazie.
– Cos’hai detto? – Chiede papà con voce malsicura.
– Ho detto “sì grazie”, nel senso che mangerei volentieri un wafer.
– NON quello!
– Ci vuoi insieme un po’ di vin dolce? – Mamma procede nel suo programma come un videogioco giapponese.
– Volentieri, grazie.
– Caro, per favore, vai a prenderlo?
– I miei corbelli, prima… – Papà si comporta in modo poco ospitale, ma ha le sue buone ragioni.
– Caro! – Ripete mamma con un inflessione nazista nella voce ed il coniuge scatta in direzione della cucina.
Una volta rifocillatosi, il Gerboni tira fuori un DVD cone l'etichetta più volte corretta e riscritta e la porge a papà.
– È qui. – Spiega. – Quelli che stanno con Edoardo hanno inviato un messaggio tramite il canale riservato al Governo di Salute Pubblica. Questa é una copia che ho fatto un po’ di fatica a portare fuori, ma tanto entro qualche giorno verrà trasmessa.
Papà guarda con nuovo rispetto quello che ha sempre considerato un perfetto imbecille al pari del suo rampollo e prende il disco con cautela.
– Se volete potete chiamare anche i genitori di Mirella: c’é anche lei. – Il Gerboni ha un mezzo sorriso misterioso ed infila il casco. – Arrivederci. 


 
La grande illusione. 
 
Un’ora dopo le due coppie di genitori sono installate davanti al mega-schermo del tv modello «Gentle Elephant» da 44 pollici. Mamma e papà non hanno ancora finito di pagarlo, ma non se ne danno più pensiero visto il fallimento della Casa Produttrice. Pagato per intero, viceversa, il masterizzatore-riproduttore semiprofessionale con manuale di istruzioni spesso come una guida telefonica in inglese, tedesco, olandese e giapponese, del quale il genitore maschio sa padroneggiare solo i comandi di registrazione e riproduzione.
Papà introduce religiosamente il DVD mentre mamma serve vol-au- vent al tonno e maionese e al burro e gorgonzola che fratello e cognata ingurgitano senza risparmiarsi.
Sul megaschermo appare Mirella in jeans e felpa nera.
Lamento della zia di E. – Poteva almeno truccarsi un po’…
– Buongiorno a tutti. – Mirella è corrucciata e sbrigativa. Suo padre sorride.
– Come vi ha già spiegato il mio amico nella precedente trasmissione… – La telecamera sorretta da Pelagio inquadra E. che agita la mano come un giurato del Festivalbar. Accanto a lui siede una bionda mozzafiato.
– MA CHI È QUELLA? – Si allarma mamma.
Papà sbarra gli occhi incredulo ma prova un brivido di soddisfazione: “Visto di cosa é capace il sangue del mio sangue?”
– …Siete nella merda fino al collo, cari i miei simili.
Spiega Mirella.
– Mirella, che linguaggio! – Geme la cognata, mentre il marito sorride estasiato.
– Noi qui abbiamo alcune idee per tirarvi fuori di lì, ma dovete darci retta senza farci perdere un sacco di tempo in discussioni inutili. Innanzi tutto… – La puffa cannibale sorride come un grazioso piranha e guarda in macchina. – Innanzi tutto, dicevo, tra 72 ore dovrete cessare qualunque tipo di trasmissione via etere, via cavo o via radio , insomma se vorrete comunicare tra voi potrete usare solo piccioni viaggiatori o telegrafi ottici, chiaro?
I genitori annuiscono tutti insieme senza accorgersene.
– Perfetto. Dopodichè oscuramento totale, tutti a letto presto senza nemmeno una candela e chi ha paura del buio si arrangi, é la volta buona per piantarla. Attenzione però, alcune trasmissioni ed alcune luci dovranno continuare a funzionare e ad essere accese. Vi spiegherà meglio la cosa Doppio Kuemmel.
La camera inquadra un umanoide con baffetti biondi e un sorriso maliardo.
– Richard Harris! – Strepita mamma.
– Buongiorno, io sono Doppio Kuemmel. Volevo innanzi tutto ringraziarvi della gentile collaborazione. È la prima volta che lavoro con un intero pianeta e, beh, spero che vada tutto per il meglio…
– Come ha detto che si chiama? – Chiede il padre di Mirella aggrottando le sopracciglia. Nessuna risposta.
– Per prima cosa sarà bene spiegarvi che cosa abbiamo intenzione di fare. Noi vogliamo nascondere il pianeta, camuffarlo perché non riappaia sul più bello dopo una stupenda scena di catartica distruzione. Quindi vi chiediamo di fare alcune semplici operazioni per ottenere il risultato, operazioni che vi spiegheremo meglio dopo aver ricevuto conferma della vostra disponibilità. Per il momento vi ringrazio ancora e vi saluto insieme ai miei collaboratori…
Pelagio arretra allargando il campo e mostra, tra l’altro, Mirella ed Edoardo vicini vicini, manina manina, da veri innamorati nuovi. – E ricordatevi: non credo che avremo un’altra possibilità, dev’essere buona la prima. Arrivederci.
Il messaggio finale di Doppio Kuemmel non viene recepito come dovuto in quanto nel salotto buono di mamma é scoppiata una furibonda querelle tra le due cugine su pregi e difetti dei rispettivi figli e sull’eventualità di divenire oltre che cugine, consuocere.
Nel frattempo i due papà degustano un bicchierino di vodka russa ghiacciata introdotta clandestinamente nella stanza dall’ex-quadro aziendale. Si scrutano un po’ dubbiosi ed un po’ complici, sorseggiano il liquore degli Zar e sorridono, felici come due ragazzi scappati di casa. Scrollano le spalle e se ne fanno un altro.
– Ma è poi solo un film? Possibile?
– Non capisco, giuro. – Papà ce l’ha sulla punta della lingua che lui l’aveva capito subito, ma lascia perdere, anzi cambia argomento. – Mirella é la ragazza giusta per un coglione come mio figlio. – Bisbiglia.
– Tuo figlio é un buon ragazzo, quello che ci vuole per una virago come la mia Mirella.
– Siamo a posto.
Guardano le mogli intente a dibattere ferocemente sulla biondona intravista sul video.
– Alla salvezza della Terra!
– Salute! 


 
Missione Impossibile (2) 
 
Pelagio, ha un’età decisamente ragguardevole. Se interrogato a bruciapelo ci deve pensare un po’ prima di rispondere. Ma certe abitudini prese da ragazzi sono impossibili da perdere: il tartoide da giovane scendeva in bicicletta dalle colline della sua città – Grigialba – continuando a voltarsi indietro per paura dei furgoni che si facevano il percorso collinare sparatissimi e prendevano le curve schiantando i rami degli alberi.
Anche adesso, mentre pilota la Voodoo, ogni tanto si volta.
Naturalmente non vede la gigantesca nave dei mangiasabbia che macina parsec alle sue spalle, ma il poncho con il disegno di una carrozzina che rotola su una scalinata di Eisenstein, il fotografo.
– Qualcosa non va? – Chiede il lemuroide taciturno, il volto seminascosto da un paio di occhiali da sole di dimensioni da carnevale di Venezia.
Di spiegare tutta la storia dei furgoni, delle biciclette e delle discese con i piedi staccati dai pedali nemmeno a parlarne.
– Niente. Niente, a parte il fatto che il nostro campo statico Kalmarx si sta indebolendo, che non possiamo entrare in propulsione Gaalighe, che ci stanno sparando addosso con tutte le armi possibili e che la Voodoo più di così non può andare.
– Ah. – Commenta laconico il fotografo.
– …E che detesto avere qualcuno dietro di me che fa il civettone mentre tento di salvare gli organi miei e di tutti.
Eisenstein si stringe nelle spalle e fa un passo indietro. – Basta dirlo.
È evidente che Pelagio é più nervoso del solito. Restano da chiarire due punti: uno, il motivo di tanto nervosismo, due che cos’é il campo statico Kalmarx.
Per quanto riguarda il punto uno: Ahriman a suo tempo aveva accennato alla necessità di una missione difficile e pericolosa.
Bene, ci siamo, Pelagio e gli altri della Voodoo si trovano per l’appunto in missione.
In quanto al campo statico Kalmarx, non mi sembra il momento di parlarne. In compenso inserirò un breve spot pubblicitario commissionatomi da una ditta di deodoranti intimi, che, a differenza di quanto avviene in TV potrete agevolmente saltare evitando di leggere quanto contenuto tra le due file di asterischi (*) 
 
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Lui è un lui di quelli tosti, quadromascelluto, pettorali ad angolo retto, mani che schiantano ma sanno anche accarezzare. Se ne sta scultoreo a torso nudo e asciugamani bianco sui fianchi.
Lei è bellissima, biondissima, tuttùna curva ma una curva atletica, sana. Stanno per congiungersi carnalmente, evidentemente, ma senza enfasi, con un po’ di raffinato distacco come si addice agli iperbelli. Soprattutto senza una goccia di sudore.
Primo piano su di Lei che sorride meno sicura, si avvolge nella coperta disegnata da Poveri e scappa come una ladra in direzione di un bagno tutto vetri e luci soffuse.
Lui scivola lentamente sotto le lenzuola. L’asciugamani bianco vola su una sedia disegnata da Sottsass. L’adone-BigJim inalbera un’espressione di (virile) perplessità.
Campo sulla mano di lei appoggiata alla maniglia della porta del bagno. La luce della stanza regredisce lentamente ad un bagliore remoto. Il corpo nudo della Venere si disegna in silhouette nella luce abbagliante della stanza da bagno.
Lo splendido fa l’occhio vacuo. I piedi nudi della perfetta, di nuovo sicura, calpestano il morbido tappeto dal disegno astratto…
La luce si spegne.
Ansiti e sospiri come da copione.
--- HANNIBAL RETRO’, il deodorante di QUEI MOMENTI… TU, LUI e HANNIBAL RETRO’ un TRIANGOLO da non SPEZZARE. --- 
 
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– Computer! – Abbaia il tartoide.
– Son qua.
– Diminuisci la velocità pian pianino. Quel mostro ha un bel campo subgravitazionale, immagino.
– Bello grosso, sì.
Il computer di bordo della Voodoo, Mater, ha una voce maschile bassa e roca e sembra masticare continuamente qualcosa, come il secondo pilota di un bombardiere B-17.
– Bene, voglio che il nostro campo sia assorbito dal loro, poi voglio spegnere i motori e viaggiare per qualche secondo a spese dei Mangiasabbia senza che se accorgano. Poi dovrai invertire il campo e riaccendere la propulsione. Questo dovrebbe bastare a seminarli.
– Bella idea, altrimenti ci rivedremo all’inferno, Pelagio. È stato un piacere.– Conclude Mater. – Procedo.
– Ottimo, mi state dando un piano stupendo.
La voce felicemente infervorata di Doppio Kuemmel penetra in sala comando attraverso l’interfono, mentre un monitor alla sinistra di Pelagio trasmette la scena ripresa dalla olocamera manovrata dal sosia di Richard Harris.
E. guarda il video, contempla la forma geometricamente crudele dell’enorme nave – una specie di squalo cubista dalle mascelle irtodentate – e si chiede in quale film l’abbia già vista.
Solo ogni qualche secondo il mio protagonista si rende conto di far parte della scena e sente i capelli della nuca sollevarsi e le gambe farsi di burro.
Uno scrupolo macho lo fa voltare verso Mirella. Ma la cuginetta ha l’espressione cocciuta e intenta di uno Schwarzenegger in miniatura e quindi è fuori discussione stringerla a sé con fare protettivo.
Vista la sua concentrazione correrebbe il rischio di essere accolto con uno sventolone maligno sotto l’equatore personale.
Si rassegna quindi a lanciare poche occhiate preoccupate alle riprese e a fissare il retro del poncho nero di Eisenstein, con il disegno di un gruppo di cavalieri medievali che sprofondano in un fiume ghiacciato.
Di fianco a lui, Neurite, il figlio di Ahriman si agita scompostamente a bocca aperta. Dalle orecchie gli scendono due fili sottili che si uniscono e terminano all’interno della tasca del giubbotto da aviatore.
Il sauroide lo vede, sorride senza smettere di agitarsi ed urla: – CON LA MIA LI AVREI GIA’ LASCIATI INDIETRO.
E. annuisce, restituisce il sorriso e si volta. Nel monitor l’astronave Mangiasabbia ingrandisce inesorabilmente mentre Mater diminuisce l’emissione di energia proveniente dal reattore a fusione ed E. e Doppio Kuemmel, con sentimenti profondamente contrastanti, possono cominciare a contare gli oblò e le luci della forma scura ed incombente della Katakomba. 


 
«Li abbiamo in pugno.» Sta dicendo in quel momento il comandante della nave Xingù al suo primo ufficiale.
«Ma… » Sta iniziando a dire il Duca di Kroton.
«Chiudi quel fetido becco« Sta per rispondergli il primo ufficiale della Katakomba.
«Aspetta un po’ e vedrai» Sta per pensare l’umiliato ex-Re della truffa immobiliare. 
 
– Fatto, siamo nel loro campo. – La voce di Mater spezza l’attenzione ipnotica di E. e Mirella. – Come gioielli su un cuscino. Ci portano a spasso. –
– Buono. Tra undici secondi inversione.– Pelagio si volta, dà una occhiata fuggevole al monitor dove appaiono le scene girate da Doppio Kuemmel, sbarra gli occhi scuri dalla pupilla orizzontale e fissa Eisenstein, Mirella, E., Neurite in discoteca e Rumpus, intento a mordicchiarsi la zampa posteriore sinistra. – Probabilmente stanno preparando l’aggancio.

«Pronte le squadre per l’aggancio.» Il secondo ufficiale Xingù fissa bieco il comunicatore. «Come sarebbe dodici secondi? Ach, massa di rospi artritici, lo sapete quanto ci mettono i Kerrabbia, eh?»
 
– Sono mercenari Xingù e non valgono i Kerrabbia. Se qualcosa andasse storto ricordatevi di non parlare mai, per nessun motivo, di pittura con uno xingù.
Eisenstein sorride, Mirella ed E. annuiscono perplessi, Neurite picchia un dito sulle cuffie con aria interdetta per poi riprendere ad agitarsi e Rumpus solleva la testa dalla zampa, la inclina, sbadiglia e comincia ad arrotare le unghie sul tessuto sintetico del pavimento della sala.
– ORA! – Ulula Mater.
– Buonaaaa! – Grida Doppio Kuemmel ed afferra per la vita con la mano libera dall’olocamera Conan – Vala Halla.
– Kazzz… – Commenta E. mentre sul monitor la forma della nave Xingù si riduce alle dimensioni di un pesce rosso inquilino di un vaso lasciato cadere dalla cima di un grattacielo.
– Crepa. – Sibila Mirella con una smorfia da legionario.

«È colpa sua.» Il computer di bordo della nave Xingù indica con grosse frecce accese sui monitor il Duca di Kroton immobile in mezzo alla sala comando della Katakomba. «Puzza.»