23.11.18

Calibano XV: fotoamatore


Irruo Skannagon, vice-supremo ammiraglio della flotta Kerrabbia spinge da parte il libro (TORTURE E UMILIAZIONI NELLA GALASSIA anno 121° – sottotitolo: torture e torturatori – con olofoto staccabili e conservabili – Edizioni Sinistro Presagio) e ruggisce: – KOOOOsa C’È?
– Avvistata piccola astronave modello “Falena” nel quadrante GJ45.89. Non militare, con contrassegno di compagnia privata. – Il Kerrabbia, con la mente tuttora arroventata dalle foto e dal testo, esita un istante prima di ordinare la distruzione della piccola nave. Guarda il libro, aperto sull’immagine in bianco e nero di Vala Halla, la Pornoregina del Dolore, inguainata in una guepiere di pelle nera e ricoperta da qualche chilo di catene e sorride felice. – Fermate la nave e portatemi qui i passeggeri. – Gorgoglia.
Irruo è un buon diavolo, perverso quanto può esserlo un bambino che solleva la gonna a una bambola, ma si è fissato nel tentativo di pubblicare le sue foto sull’annuario.
Finora i suoi articoli e olofoto sono stati regolarmente respinti con lettere cortesi ma distaccate nelle quali comparivano giudizi come “pedestri”, “grotteschi”, “non adatti al nostro pubblico”, “scarsamente fantasiosi”, e che regolarmente terminavano con: “ringraziandola per l’attenzione, la invitiamo a cessare l’invio di materiale non richiesto.”.
Ma Irruo non è il tipo da smontarsi e sta cercando qualcosa di più adatto delle istantanee di altri kerrabbia malmenati personalmente.
Non si deve credere che il comportamento del Vice-Ammiraglio sia consueto presso i Kerrabbia, solitamente tanto brutali quanto modesti e riservati nelle proprie vicende private.
No, è il Viceammiraglio ad essere un po’ strano.
Gli aspetti peculiari del suo carattere scaturiscono da un episodio della sua prima infanzia avvenuta a bordo di un incrociatore stellare, il celeberrimo Atrox, colpito e gravemente danneggiato dal fuoco di ben tre corazzate spaziali Utraniane.
L’aver trascorso alcuni mesi della sua vita in un minuscolo settore della nave dove esisteva ancora aria respirabile, in compagnia di una dozzina di cadaveri vaganti per mancanza di gravità e di un monitor guasto che continuava a ritrasmettere le ultime scene della battaglia, aveva alterato per sempre la sua percezione della realtà suscitando in lui una rudimentale vocazione artistica ed un’irrazionale ansia di notorietà.
Tratto in salvo da una silurante Irruo Skannagon era stato accolto come un eroe, ma quei momenti avevano reso spasmodico il suo desiderio di essere noto, apprezzato e persino amato, sogno decisamente inconsueto per uno della sua razza.
Se la sua carriera militare era stata fulminea ed il suo prestigio non aveva conosciuto eclissi, l’irragionevole esibizionismo, la curiosità per ciò che avveniva nel resto della Galassia, la dichiarata passione per il sadismo – da lui considerata la prova di un sentire comune che affratellava i Kerrabbia con gli altri popoli – l’avevano reso un individuo bizzarro e solitario per i suoi casti e brutali simili, tanto che la sua carriera si era inceppata al rango di Viceammiraglio. 

 
Intanto la corazzata spaziale, dopo una breve comunicazione con l’Ammiraglio Qvatten, esce dalla formazione e punta sulla piccola astronave di Pelagio, attivando il proprio campo di polarità Tayllerand.
Il campo di polarità Tayllerand é una delle novità tecnologiche assolute delle quali dispone la flotta Kerrabbia, un’invenzione rivoluzionaria che merita un breve accenno.
Per quanto riguarda la sorte di Pelagio, E., Mirella e Conan, dal momento che detesto la suspence e normalmente ho l’abitudine di saltare le pagine più pericolose per i protagonisti per vedere come se la cavano, riporterò qui le ultime righe del capitolo, in modo che possiate leggervi in santa pace la spiegazione dell’effetto Tayllerand senza farvi venire un attacco di nervi:
 
…Pelagio si china sulla plancia ed annuisce: – Tra tre secondi inserirò la superpropulsione Gaalighe. – Mirella ancora incredula aggrotta la fronte: – Ma COSA volevano da noi?
– Punirmi finalmente. – Sospira Conan estasiato, riprogrammato nell’imago sintetica di Vala Halla in reggiseno di cuoio a balconcino e slippino con borchie.
– Pervertirci. – Mormora E., ancora vestito con una tuta aderente che lo rende molto simile all’Uomo Ragno, mentre la spinta della propulsione ultraluce deforma lo spazio oltre la grande vetrata trasformandolo in un paesaggio di Braque. 
...
 
Katafrat Tayllerand, ambasciatore di Arcturus nel sistema di Mira, sfaccendato come tutti i suoi colleghi diplomatici di tutti i tempi e di tutte le razze, aveva due passioni.
La prima per i ricevimenti allestiti a spese del popolo di Arcturus e indicati nel bilancio della legazione come “spese di rappresentanza” con numeri di almeno sette cifre, la seconda per il tiro al bersaglio, sport nel quale, nonostante il grande impegno e l’uso di mezzi sempre più tecnologicamente avanzati, continuava ad essere una schiappa.
Ma si sa che la noia aguzza l’ingegno e Tayllerand non mancava nè dell’una nè dell’altro. Una mattina, dopo aver come d’abitudine mandato il tappo del dentifricio ad intasare lo scarico del lavabo, invece di chiamare l’idraulico di Mira il diplomatico aveva rinunciato a lavarsi i denti e si era seduto in veranda a riflettere.
Perchè tutti i suoi tentativi di colpire un dischetto di colore rosso in mezzo al bersaglio fallivano, mentre riusciva a centrare il buco del lavabo con il tappo del dentifricio anche al buio e da considerevole distanza? 

 
In un primo momento aveva pensato che la soluzione del problema stesse nel tappo ed aveva pensato di utilizzare fucili armati di tappi di dentifricio. Ma gli era sembrato davvero troppo banale. La soluzione dell’enigma era di livello superiore, aveva supposto, e doveva avere qualcosa a che fare con la casualità.
Dopo queste riflessioni era schizzato al poligono con il fucile in mano, aveva ignorato il bersaglio manipolando l’arma in modo casuale, strizzandola, soffiandoci dentro, canterellando ed infine sparando a casaccio cercando di mancare il bersaglio, creando nella servitù la convinzione che i troppi aperitivi avessero gravemente leso le sue facoltà intellettuali.
Naturalmente, per la prima volta nella sua vita aveva fatto un centro pieno e, cosa più importante, aveva scoperto il principio dell’Acausalità Attrattiva Quantistica, passato alla Storia come effetto Tayllerand.
La fama dovuta alla sua scoperta ha reso i suoi ricevimenti ancora più ambiti e frequentati, ma il conseguente lievitare delle spese di rappresentanza ha spinto il governo di Arcturus ad un controllo dei bilanci dell’ambasciata. Questo é il motivo per cui attualmente Katafrat Tayllerand sta cercando un’applicazione monetaria del suo effetto, nel tentativo di procurarsi molti galattodindi in modo acausale, finora con scarso successo. 
...
 
Adesso che siete meglio informati su una delle più importanti scoperte della scienza galattica, possiamo tornare a bordo della Peste Nera comandata da Irruo Skannagon.
Mirella e Pelagio si trovano in una grande stanza al centro della colossale corazzata kerrabbia, Conan ed E. sono stati trascinati via da alcuni nerboruti soldati kerrabbia mentre Rumpus é riuscito a far perdere le sue tracce.
Puffa cannibale e Tartoide contemplano la sala per interrogatori, un locale scuro illuminato dalla luce fumosa di poche torce, il soffitto basso dal quale penzolano catene, uncini, corde ed altri misteriosi arnesi dall’aria ostentatamente maligna.
A Mirella, anche se preoccupata, vengono in mente una discoteca vicino a Cattolica e una jeanseria del centro. Lancia un’occhiata dubbiosa a Pelagio, immobile al suo fianco. – Dev’essere per spaventarci.
Il tartoide scuote lentamente il capo. – Non credo.  
– Dove saranno…?
– Quei due poveretti? Li avranno sparati fuori con i tubi lanciasiluri per usarli come bersagli prima che tirino le cuoia nel vuoto. È uno degli sport preferiti dei Kerrabbia.
Pelagio sembra calmo, quasi stoico, come un uomo in attesa dell’estratto conto dopo aver perduto la carta di credito.
– Visto che ormai siamo spacciati posso farle una domanda? – chiede Mirella, che cerca di non prendere definitivamente sul tragico la situazione.
– Certo.
– Perchè mai c'è una stanza sull’astronave arredata come un’aula di scuola?
Pelagio chiude gli occhi e fa un gesto lento con la mano come ad indicare il lento flusso del tempo. – Molti anni fa… 

 
La porta si apre cigolando ed entra un Kerrabbia in divisa nera carica di decorazioni scintillanti, seguito da E., con una tuta nera aderentissima stile Spiderman e una frusta in mano e da una appariscente bionda inguainata in pelle nera, carica di catene e beatamente sorridente.
– Là – Intima il kerrabbia ai due, indicando una sorta di quadro svedese carico di manette come un albero della cuccagna.
– E., ma chi é quella? – Chiede Mirella al cugino che si sforza di assicurare a quel ridicolo arnese oscillante la vittima che ripete “sì, sì, fammi male” .
– E chi vuoi che sia? È Conan.
Mirella guarda le forme generose ostentate dal robot e sbarra gli occhi.
– Silenzio! – Urla Irruo che impugna l’olocamera come un bazooka. – Adesso pestalo, fallo nero di botte.
E., nonostante la frequentazione della rivista «Macrosesso», per quanto riguarda il capitolo perversioni è decisamente uno sprovveduto. Guarda la frusta che tiene in mano e inghiotte a vuoto.
– Allora?
– Mi scusi.
Irruo si volta con lentezza minacciosa verso Mirella.
– Non abbia fretta, poi toccherà a lei. – Ruggisce.
– Va bene. Ma io volevo chiederle se lei lavora per il cinema.
Il kerrabbia si immobilizza. – Come l’ha capito? – Gorgoglia improvvisamente addolcito.
Mirella si stringe nelle spalle: – La decisione, l’autorità che dimostrano certi artisti è inconfondibile. Non é merito mio averlo capito, é la professionalità che dimostra.
– Beh… Io…– Irruo Skannagon fa un gesto vago, modesto. – …Penso di essere un discreto dilettante, tutto qui.
Pelagio si scuote e annuisce. – Più che discreto, direi, ricordo una scena molto simile in Garfillea, nel suo celeberrimo Dolore e Peccato. In quell’occasione la vittima indossava un mantello di velluto nero con una piccola croce bianca, simbolo della redenzione ed un corpetto decorato con gigli neri in campo verde, che Jellead, il grande critico cinematografico aveva interpretato come riferimento al misticismo Xarrax. Il carnefice, «l’Elargitore del Dolore», come il grande sceneggiatore di Garfillea, Hsuunnkall, l’aveva denominato, era incoronato di un diadema argenteo e…
– Fatemi male, punitemi, sono colpevole, sono il più colpevole dei colpevoli! – La trasformazione esteriore non ha cambiato la voce di Conan, che è rimasta cupa e lamentosa.
Irruo lo fissa innervosito: una vittima consenziente é un’esperienza nuova e sconcertante per lui. – ALLORAAHH? – Urla ad E., che ha approfittato dell’interruzione e si é seduto su un ceppo macchiato di sangue.
Pelagio e Mirella si scambiano uno sguardo rassegnato. Il tentativo di distrarre il kerrabbia, anche se partito bene é naufragato molto rapidamente.
Il tartoide a bassa voce spiega: – Dopo ci butterranno nello spazio, fanno sempre così. 

 
In un’altra parte della corazzata Rumpus sceglie proprio quel momento per buttarsi a quattro zampe sui sensori di controllo del generatore a fusione creando un bel cortocircuito.
Nel buio calato all’improvviso nei corridoi della nave accadono varie cose. Tra le principali:
1) Rumpus si va a mettere in mezzo ai piedi di tutti i Kerrabbia che irrompono nella cabina di controllo del generatore, guidato dall’intuito e dalla perversità tipici della sua razza, facendo scoppiare una gigantesca rissa.
2) Mirella afferra una pesante torcia e la cala sulla testa di Irruo Skannagon, mancando per un soffio E. che al buio cerca la porta.
3) E. libera Conan da manette e catene, mentre il robot singhiozza deluso.
4) I quattro fuggono per i corridoi guidati da Rumpus che li ha raggiunti e risalgono sulla piccola astronave di proprietà di Satan.
5) Si allontanano a tutta velocità dalla Peste Nera, dove i Kerrabbia, convinti di aver subito un attacco in forze da parte di ignoti nemici, sono lodevolmente intenti a spararsi addosso con ogni mezzo.
È a questo punto che: “Pelagio si china sulla plancia ecc. ecc.”.
Siete arrivati alla fine del capitolo.

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