Qui i racconti brevi finora apparsi sul blog
Autocombustione
25.03.2013
Per qualsiasi commento, osservazione, critica, rilievo o riflessione, si può scrivere a:
massimo[dot]citi[at]fastwebnet[dot]it
immancabilmente vi risponderò.
Un calco e un divertissement molto evidentemente ispirato a Mr. Stevenson e al suo notissimo Dr. Jeckyll e Mr. Hyde. Un racconto che fu utilizzato dall'ottimo Franco Pezzini per introdurre il suo articolo sulla letteratura vittoriana apparso su Carmilla, «Victoriana».
Pubblicato su Fata Morgana 11, Musica, note, pause, silenzi, fu in realtà scritto molto tempo prima, all'inizio del nuovo secolo, come semplice scherzo letterario. Probabilmente ciò che mosse la mia fantasia fu la capacità misteriosa di un pezzo banale di perseguitare a lungo e senza pietà la mia povera mente.
Un racconto al quale mi sono affezionato col tempo e che spero qualcuno abbia voglia di leggere.
Autocombustione
25.03.2013
Un
racconto nato da un momento di spleen, da una visione o forse da una sensazione. Uscito su LN 50, estate
2009, un paio di mesi prima del mio personale “accidente”. Un po'
diverso dai miei soliti racconti, se non altro perché (forse) esiste
qualcosa che porta la responsabilità dei morti. La breve prefazione
che segue è apparsa a suo tempo in apertura del racconto.
Capita
di dire di essere sprofondati in un libro. Di essere stati
trasportati altrove o rubati alla realtà. Persino di essersi
bruciati il cervello per comprenderlo. Da una parte noi – attivi,
vivaci, attenti – dall'altra parte il libro: passivo, silenzioso,
disponibile. Ecco: il libro di questo racconto è soltanto un po'
meno passivo dei suoi confratelli. Decisamente meno disponibile.
Ha probabilmente un lungo, lunghissimo passato e un futuro oscuro e
terribile. Si può tentare di leggerlo, certo, ma le conseguenze
possono essere davvero impreviste… Anche se non potrete comunque
dire che la lettura non vi ha fatto sudare…
Rumore bianco
26.01.2013
Un
racconto relativamente recente - pubblicato su Fata Morgana 9, «Età,
tempo, passaggi, oblio». La presentazione che scrissi allora era: «Massimo
Citi, con frequenza non ancora allarmante, scrive racconti contorti e
enigmatici come questo. Se qualcuno gli chiede: “cos'hai voluto dire?”
balbetta qualcosa di oscuro e, appena possibile, si dà alla fuga.
L'unica spiegazione è che certe storie vengono, ti attraversano e se ne
vanno senza lasciare messaggi né recapiti. Probabilmente continuano a
esistere da qualche parte». Una buon presentazione, direi, anche se infiltrata da un po' di baricconismo
nella seconda parte. La realtà è che il titolo «Rumore bianco» mi
perseguita da anni e anni e ho tentato di appiccicarlo a una mezza
dozzina di racconti. Per il momento l'ho appiccicato a questo, ma se ne
scrivo uno più adatto questo diventerà «Perdere la voce» o qualcosa del
genere.Buona lettura.
L'orologio della torre fa tic-tac
01.12.2012
Altro
«racconto perduto», scritto una prima volta nel 1990 e poi dimenticato.
Poi rivisto e riscritto nel 1998 per essere pubblicato - sotto
pseudonimo - in Fata Morgana 2 / Bugie.
Come molti debbo ammettere che i manichini mi creano una curiosa sensazione di disagio, nata da quando, poco più che seienne, accompagnavo mia madre nelle sue semieterne spedizioni in un «Grande Magazzino», con il nome doverosamente semifascista utilizzato come un neologismo invecchiato.
Come molti debbo ammettere che i manichini mi creano una curiosa sensazione di disagio, nata da quando, poco più che seienne, accompagnavo mia madre nelle sue semieterne spedizioni in un «Grande Magazzino», con il nome doverosamente semifascista utilizzato come un neologismo invecchiato.
Non a caso il «Centro commerciale» di questo racconto ha un nome come «GM», facilmente decodificabile.
Di racconti con i manichini in qualità di deuterogonista o di antagonisti ne ho letti più d'uno e ricordo persino, un po' vagamente, una puntata della serie TV de «Ai confini della realtà».
I «miei» hanno la sola caratteristica distintiva di non apprezzare particolarmente il silenzio e il buio di un sotterraneo.
E di non amare il management postmoderno.
Cinnamomo
18.10.2012
Morire in Africa
24.07.2012
Semplici inquilini
10.07.2012
Un racconto piuttosto vecchio, più o meno risalente al natale 2000.
Di racconti con i manichini in qualità di deuterogonista o di antagonisti ne ho letti più d'uno e ricordo persino, un po' vagamente, una puntata della serie TV de «Ai confini della realtà».
I «miei» hanno la sola caratteristica distintiva di non apprezzare particolarmente il silenzio e il buio di un sotterraneo.
E di non amare il management postmoderno.
Cinnamomo
18.10.2012
Un racconto datato 1993, cioé quasi vent'anni fa.
Scritto
quasi per scherzo, come una sfida a imitare i maestri del gotico,
«citando» l'ambientazione cara a M.R.James, Arthur Machen o
R.L.Stevenson. Quindi la Gran Bretagna della fine del XIX secolo, quindi
un avvocato, un praticante, un ufficiale reduce dall'India, un pastore e
una giovane popolana. E un fantasma, naturalmente. Non ho potuto
dimenticare, tuttavia, né i miei tempi né il mio temperamento né un
certo - per me inatteso - gusto romantico. Così la mia storia è sì
perfettamente «regolare», tanto da poter forse piacere persino a un fan
del gotico come Franco Pezzini, ma con una chiusa imprevedibile.
Buona lettura a tutti.
31.08.2012
Un racconto relativamente recente, questa volta. Uscito nel 2007 nell'antologia Tutto il nero del Piemonte,
edizioni Noubs, e pubblicato in compagnia, tra gli altri, di Danilo
Arona, Fulvio Gatti, Elvezio Sciallis, Davide Mana, Silvia Treves e
Alessandro Defilippi.
Una
storia nata da un breve momento di smarrimento nel parcheggio del
Lingotto, molto prosaicamente mentre andavamo a fare la spesa. Buffo
come possono nascere certe storie. L'antologia ebbe comunque una certa
risonanza anche se, purtroppo, fu parzialmente danneggiata da
un'impaginazione errata, con una «errata corrige» perlomeno
sorprendente. D'altro canto chi non fa, non falla, anche nel campo degli
editori.
Buona lettura.
24.07.2012
L'ho pubblicato sotto pseudonimo su Fata
Morgana 4, dicembre 2001, ed è nato da un ricordo personale. Un amico
di mio padre, partito per l'Africa, sopravvissuto rocambolescamente alla
guerra civile in Congo e ammalatosi di silicosi. Ritornato a morire in
Italia e a lungo sopravvissuto, senza più desideri né speranze. Alto,
abbronzato, gentile e generoso, gli occhi protetti o nascosti da
occhiali da sole a specchio, un fazzoletto bianco dove tossiva fino a
sfinirsi. Aveva scelto di morire in Africa. Il suo nome non era né Luigi
né Amerigo, me lo ricordo. La sua morte, troppo a lungo attesa, è alla
fine giunta. Ma tardi, troppo tardi.
Dal suo ricordo è nato un racconto per molti versi curioso, un racconto surreale lentamente scandito dalla fatica di morire e da lenti, vischiosi ricordi.
Semplici inquilini
10.07.2012
Un
racconto degli anni '90, nato per una sorta di sfida o di scommessa.
Scegliere un punto di vista improbabile o assurdo per raccontare una
storia per altri versi del tutto normale. Accettai la sfida e produssi
il racconto per il natale del '97. Un racconto un po' strano,
probabilmente leggermente più angoscioso di quanto possa sembrare a
raccontare la storia in poche parole.
O almeno così mi è parso rileggendolo.
Buona lettura a tutti.
11.06.2012
Un racconto piuttosto vecchio, più o meno risalente al natale 2000.
Basato sull'incontro / contrapposizione
tra due voci narranti, l'una di una domestica a ore di problematica
discrezione e fedeltà, la seconda di una creatura lunare e misteriosa,
tanto da creare più di un dubbio sulla sua salute mentale.
E il racconto potrebbe essere tutto qui.
Il racconto di una domestica che un bel giorno scopre che la propria
datrice di lavoro ha definitivamente dato i numeri ed è scomparsa.
Da un certo punto di vista, infatti, è proprio così.
Ma ci sono le parole lasciate dalla nostra curiosa ninfa lunare. Ciò che accade alle piante. I disegni. Gli appunti.
Tanto piccolissimi indizi che conducono lontano. Verso l'oscurità, verso l'Ombra.
...
Sinceramente non ho mai stabilito se si
tratta di un racconto sufficientemente riuscito o di un tentativo
patetico. L'ho pubblicato anche su LN, nel numero 2.10, scoprendo, con
una certa sorpresa che in quanto autore non ho realmente preso posizione
e che, in fondo, mi sono garbatamente fatto beffe di tutti i
personaggi. Il che non è bene ed è una tecnica di narrazione che non
utilizzo quasi mai.
Ma forse l'apparente celia nasconde un
filo di paura, quella che deve aver provato la sottil creatura. Forse è
sufficiente spingere appena più in là la vostra immaginazione.
A voi decidere...
A voi decidere...









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