Sono passati un po' di giorni dal mio precedente post, ovviamente anche quello sui libri, letti o in corso di lettura. Forse è un po' maniacale ma compatitemi, ho fatto il librario per una quarantina d'anni e credo che quello fosse davvero il mio mestiere... Non ho mai perso l'abitudine di commentare – recensire è probabilmente una parola troppo impegnativa – dapprima su un quadernetto, poi, con l'avvento delle macchine a vapor… – pardon, un problema di età – dicevo, con l'avvento dell'informatica, sono passato ai PC. Ovviamente ho tentato di rendere fruttuosa questa mania, inventando insieme a Silvia Treves un sito di recensioni: LN-LibriNuovi, sito sopravvissuto alla chiusura della libreria, sia pure in mezzo a un numero infinito di traversie. Sul sito di LN – ma prima sull'omonima rivista – ho scritto 426 recensioni + 19 disapprovazioni + altre 79 sotto diversi pseudonimi. Ovviamente il tutto non mi ha mai procurato altro che (forse) un po' di stima, ma il problema è che tra me e il denaro esiste una fondamentale incomprensione e, comunque, ho fatto tutto il possibile per essere scomunicato dall'ambiente letterario, per esempio parlando molto male del grande Baricco...
Ma adesso parliamo di libri letti e iniziati. Comincerò con Jorge Luis Borges, un mostro sacro del quale mi professo un seguace incondizionato sia pure con qualche resistenza sul lato delle poesie e una certa perplessità su certe sue incursioni in campo narrativo. Questo libro, Il manoscritto di Brodie, fa parte delle incursioni dell'ottimo Borges, questa volta impegnato nel chiosare e replicare formalmente i racconti di Rudyard Kipling in Il risciò fantasma e altri racconti dell'arcano o nell'antologia «Loro» o, ancora, nell'antologia Racconti del mistero e dell'Orrore, con esiti deliziosi dal punto di vista dello stile, immancabilmente perfetto e godibilissimo, e dell'ambientazione – l'Argentina dell'inizio del XX secolo – ma, pur attento e assolutamente ineccepibile nel costruire le sue vicende di sangue e terrore, le sue storie hanno un gusto in un certo senso "saputo", privo di quella punta di innocenza narrativa e di sorpresa che Rudyard Kipling e altri autori citati (Henry James o Franz Kafka), sapevano inserire nelle loro vicende, Ciò che manca al nostro ottimo Borges, per lo meno in questo caso, è la convinzione profonda della possibilità e la necessità reale, da un punto di vista narrativo, di quanto raccontato. Ciò detto non posso che consigliarne comunque la lettura: Borges in questa antologia "gioca" con la narrativa e con i suoi lettori – peraltro ben disposti a giocare con lui –, non lo si può trascurare o dimenticare e comunque la sua raccolta di racconti scritti in tarda età sono un'ottima guida al suo stile inimitabile.
Altro libro, Furland® di Tullio Avoledo, pubblicato da Chiare Lettere nel 2018. Il libro è così presentato su Wikipedia: «una distopia in cui il Friuli del 2035, dopo aver dichiarato l'indipendenza, è diventato un colossale parco di divertimenti a tema storico», una buona definizione sintetica ma ovviamente non in grado di rappresentare la ricchezza della vicenda, nata non soltanto per irridere i sostenitori di qualunque idea di secessione sul territorio italiano, ma anche per presentare ciò che in questo momento sembrano divenuti elementi fondamentali di qualunque organizzazione di estrema destra:
«…Chiunque, presente sul suolo della nostra regione, non abbia un lavoro fisso, una dimora stabile o comunque non si sia integrato nella nostra realtà sociale e culturale verrà invitato a lasciare il Friuli entro due settimane […] Non è più il momento delle promesse: è il tempo dei fatti. Un primo fatto completo è la Sicurezza…»
La Sicurezza, la bandiera preferita di chiunque voglia spaventare un possibile elettorato, presentandosi come il paladino di un Ordine definitivo (Ordnung, in tedesco), contrapposto a una sinistra permissiva e criminale. Il misterioso Vittorio Volpatti, inventore di questo Friuli indipendente, costretto a diventare il palcoscenico di un passato spesso solo immaginato, è una silenziosa presenza costante in ogni momento o luogo di questo Friuli del 2035, dalla gastronomia alle biblioteche alle produzioni teatrali e cinematografiche, improntate a una cultura volutamente provinciale e localistica. D'altro canto il localismo esasperato, una visione del mondo limitata – oltreché inevitabilmente stucchevole – è una delle caratteristiche fondamentali del leghismo e, ultimamente, anche del post-fascismo.
Nel libro di Avoledo il visitatore di questo Friuli, autoreclusosi tra l'Impero Austro-Ungarico di inizio '900 di una Trieste retrocessa al proprio passato prossimo e la sopravvivenza nelle campagne, divenute simbolo di una genuinità continuamente evocata, continua a vagare, nel tentativo di comprendere il senso ultimo di ciò che vede, fino a una conclusione sorprendente, che non può che richiamare alla mente lo slogan della campagna elettorale di Bill Clinton: «It's economy, stupid!». Un libro, assolutamente meritevole di lettura, tanto più in tempi come questi…
E, avendo sfiorato la SF con un romanzo di ucronia, mi ci trattengo per un buon romanzo che ha protagonista una creatura di forma felina – una gatta intelligente che cammina eretta sulle zampe posteriori – e un umano, parte di una missione "di pace" su un pianeta di recente scoperta, sulla quale è il primo ad avere forti dubbi.
È il caso che ripeta ancora una volta che la SF è spesso metafora del reale, che è una letteratura dalla forte vocazione sociale e collettiva, insomma tutte le cose che il nostro – forse sarebbe meglio dire «vostro» – Covacich ignora bellamente, pur parlando a vuoto come un pappagallo ubriaco?
Giovanni Oro è rabbiosamente chiaro nel raccontare la presenza "inopportuna" di membri armati della specie umana e la confusione e la disperazione dei "gatti", loro malgrado colonizzati e condotti a una guerra civile che non può che ricordare la situazione jugoslava negli anni '90. La protagonista, Lila, è una musicista affermata, la cui carriera è stata interrotta dalle infinite guerre intestine che attraversano e hanno attraversato Teluva, il pianeta-patria dei Sinibi e delle altre nazioni aliene. Ma Lila ama disperatamente il suo lavoro, divenuta la forma completa e assoluta di vita, tanto da giungere ad accettare la protezione di uno dei "Signori della Guerra" di Teluva pur di poter riprendere la propria carriera. Ma questa scelta non è condivisa da Fara, la sua migliore amica oltre che la sua migliore collaboratrice, che ha visto i propri congiunti uccisi dai guerriglieri di Gopu, il protettore di Lila, colui che ha promesso alla "gatta" di rendere di nuova agibile il teatro nel quale lei si esibiva, suonando il dodecacembalo. Il confronto / scontro Lila e Fara è una parte centrale del testo sul quale il lettore – o perlomeno questo lettore – ha avuto non poche difficoltà a dover prendere posizione, finendo con l'astenersi da qualunque decisione, comprendendo i punti di vista di entrambe, l'ansia creativa e disperata di Lila e l'odio impossibile da rimuovere di Fara. L'altro protagonista del romanzo, Jacques Montaigne è un volontario delle forze umane mandate su Teluva – per i terrestri Ibis 4 – un individuo ingenuo e sinceramente convinto della sua funzione di sostenitore di una pace instabile e continuamente minacciata dalle varie fazioni della popolazione locale. Ovviamente la sua posizione, come quella delle forze di pacificazione, è talmente ambigua da esporlo spesso a pressanti dilemmi etici ai quali il nostro protagonista faticherà a trovare una soluzione che lo convinca. Se per caso vi vengono in mente le forze dell'ONU che avrebbero dovuto evitare incidenti in Bosnia… beh, avete ragione. Un buon romanzo, teso quando necessario, con personaggi ben delineati: un ottimo esempio di fantascienza italiana. Ovviamente non mi farò mancare i libri di Oro, quelli già usciti e quelli che scriverà. Un'ultima nota sulla posizione di finalista del romanzo di Oro nel Premio Urania 2023. Purtroppo non ho letto il romanzo di Antonio Benvenuti, il vincitore del Premio, ma in ogni caso penso, in maniera assolutamente arbitraria, che la Sonata per una Luna morente avrebbe meritato qualcosa di più di una segnalazione...
E, dal momento che mi sono imbarcato nella Scienza Fantastica, posso felicemente transitare verso la Scienza, sic et simpliciter, con il saggio di Jonas Enander, Affrontare l'Infinito, sottotitolo: I buchi neri e nostro posto sulla Terra.
Un saggio che iniziai a leggere in luglio e che ho finito a metà agosto, un buon saggio ma che non ha risolto definitivamente i miei problemi narrativi nei confronti dei buchi neri. Se ricordate, infatti, in un post su questo blog parlai della necessità di aggiornare le mie conoscenze a proposito dei buchi neri e, in conclusione posso dirmi soddisfatto di quanto ho appreso, anche se, naturalmente non posso chiedere alla scienza quanto la scienza stessa ignora. Jonas Enander, fisico e divulgatore, ha affrontato lo stato attuale delle nostre conoscenze sul tema con una serie di cosmologhe e cosmologi – le prime sono state intervistate in numero maggiore, alla faccia di tutti i V…acci del mondo – impegnate/i nello studio dei buchi neri al centro delle galassie o degli enigmatici buchi neri nati poco dopo il big bang. Il volume, nella prima parte, ricostruisce la non facile storia dell'affermazione dei black hole nell'astronomia e nella cosmologia, un "orrore" proposto come "stella buia" da John Mitchell, un pastore di un sperduta parrocchia nella campagna inglese con la passione per l'astronomia e, dopo una comunicazione presso la Royal Society di Londra, ripreso da Pierre-Simon De La Place in una sua opera che riassumeva le conoscenze astronomiche dell'epoca. Con il problema della gravitazione e la fisica dei buchi neri si sono in seguito misurati Einstein, Penrose e Hawking e, particolarmente quest'ultimo, ha creato alcune ipotesi ma giungendo solo in parte a renderle dimostrate e dimostrabili. Il problema reale è l'impossibilità di estrarre informazioni da un fenomeno come un buco nero, in grado di creare letteralmente il nulla intorno a sé. In un buco nero le dimensioni che ci sono familiari: la luce, la gravità, il tempo hanno caratteristiche del tutto impensabili, la luce è di fatto scomparsa, la gravità ha un valore che tende a infinito avvicinandosi alla singolarità e il tempo è immobile fino a cessare di esistere. Non male, vero? Un saggio comunque interessante sia per la prima parte di storia della scienza che nella seconda dove si affronta l'importanza fondamentale dell'esistenza dei buchi neri. «Fondamentale? E perché mai?» direte voi. Beh leggete questo libro e lo saprete.
Una breve nota su un libro di fumetti, un albo, come si sarebbe detto un tempo e adesso romanzo grafico o graphic novel: Nel nido dei serpenti di Zerocalcare. Una volta riaffermato che, come i precedenti testi di Zerocalcare, anche questo merita tutte le lodi possibili alle intenzioni dell'autore e alla sua realizzazione grafica, non posso nascondere un pochino di insoddisfazione una volta cessata la lettura, Chi mi ha già letto può immaginare che non sto minimamente discutendo né i temi – la carcerazione di Ilaria Salis, terminata con la liberazione per la sua elezione nel parlamento europeo e quella di Maja T., quest'ultima conclusa con una condanna a otto anni di carcere – tutte e due dovute all'appartenenza [supposta] alla Hammerbande [Banda del martello] che avrebbe "colpito" alcuni neonazisti ungheresi nel "Giorno dell'Onore", provocando loro dai sei agli otto giorni di prognosi (sic!), né le intenzioni di denuncia del testo di Zerocalcare, i cui proventi andranno interamente alla difesa di quanti accusati dalla giustizia ungherese – ciò che probabilmente mi ha lasciato freddo è l'essere così evidentemente legato all'attualità, senza riuscire a "mordere" nel mondo dell'estrema destra europea. I nazisti, giustamente rappresentati come individui rasati e dallo sguardo truce e feroce, non ci dicono molto su coloro che li sostengono – i piccolo borghesi che cercano ordine, tanto per dire –, degli ambienti dai quali provengono, sulla loro vita quotidiana.
«È solo un fumetto, se volevi un pamphlet, dovevi comprartelo.»
Sacrosanto. Infatti invito chi mi legge ad acquistare la graphic novel di Zerocalcare, anche per sostenere chi è tuttora detenuto nelle prigioni ungheresi (Maja T., innanzitutto) e anche per giungere a comprendere, leggendolo, che la polizia, qualunque polizia, non è mai dalla parte di chi si oppone al nazifascismo.
Ultimo libro, La letteratura nazista in America di Roberto Bolaño, un libro malinconicamente comico, una triste rassegna di individui disperati e grotteschi, che tentano con esiti più o meno riusciti di arrampicarsi nel mondo dei giornali e dei media. Il dato di fatto che costoro abbiano posizioni di estrema destra talvolta assolutamente assurde e non raramente ridicole, non serve a renderli personaggi di rilievo, al massimo dei poveracci che cercano di arrabattarsi in un ambiente chiuso e raffinato come quello della comunicazione. Ed è questo un aspetto inatteso ma particolarmente gustoso nel quadro creato da Bolaño: il destino di oblio al quale gli autori della letteratura nazista sono senza esclusione destinati e che, in qualche modo, replicano la sua vita non facile, di oppositore al regime di Pinochet, dei faticosi tentativi di inserirsi nella realtà della Spagna, dove si era rifugiato dopo otto anni di prigione sotto il regime cileno. Nella mia prima segnalazione al romanzo scrivevo:
«Sinceramente assolutamente spassosi – senza renderli ridicoli – i ritratti degli autori "nazisti" delle Americhe, soprattutto tenendo conto dell'assoluta apparente estraneità del mondo sudamericano rispetto all'Europa degli anni '30,»
Non posso che confermare questo giudizio, aggiungendo che un lettore serio non può fare a meno di impadronirsi di questo libro e leggerlo.
Ne approfitto e suggerisco anche la lettura della recensione scritta da Silvia Treves de La pista di ghiaccio dello stesso autore e personalmente prometto di imbarcarmi presto nella lettura delle 1000 e passa pagine di 2666, ultimo libro di Bolaño.
Alla prossima!






