Altro piccolo racconto. Molto breve. Anche questo già apparso in un'antologia. Quindi chi volesse copiarlo sia così gentile da avvisarmi in modo da poterlo cambiare almeno un po'.
Pubblico un altro racconto perché non mi sono venute in mente cose intelligenti da scrivere. Nemmeno sceme, se è per quello. E anche i commenti ai fatti del giorno diventano stucchevoli di fronte allo stomachevole caos di una perenne campagna elettorale in corso. Meglio raccontare una storia, per i pochi che la leggeranno.
Ultima cosa, inerente al racconto. Ha partecipato a un prestigioso premio nazionale riuscendo a non apparire nemmeno tra i segnalati. Eppure la giura era di manica molto larga e aveva segnalato un buon venti per cento dei partecipanti. Quindi è possibile si tratti di un racconti insignificante. Attendo commenti in proposito. Anche dal mio partner molto virtuale in questo blog lento e ponzoso.
Scambio di figurine
Leonia, quello che aveva le figurine.
Un nome strano, una bella casa, grande. Mi invitò un sabato pomeriggio, i suoi non c’erano.
– Vieni da me, che oggi giochiamo alle figurine?
– Certo!
Sapevo già che Leonia era uno speciale, ma non me sarei mai aspettate tante: calciatori, animali, piante, film, auto, motociclisti, animali preistorici. Persino i calendari profumati dei barbieri e le cartoline con le immagini che scivolavano seguendo il riflesso.
Leonia apriva cassetti, spalancava ante ed estraeva pacchetti e pacchetti di figurine, collezioni che non avevo mai visto e neppure immaginato, e io le guardavo con un piede in paradiso. Il pavimento ne era coperto.
Leonia era davvero speciale, sempre il primo in ogni cosa, riservato senza essere distaccato, gentile senza ostentazione, occhi verdi come il vetro di una chiesa, ciglia lunghe, mani sottili ma forti. Le ragazze ci impazzivano ma lui le considerava poco. Noi maschi - ma anche i professori - ne eravamo intimoriti e anche un po’ affascinati, qualcuno sussurrava che le donne non gli piacessero ma poi s’era sparsa la voce che stava con una di terza e tutti avevano pensato: "É normale, per Leonia"
Il mio pacchetto tenuto con l’elastico se ne stava intimorito in fondo alla tasca del giubbotto appeso nell’ingresso. La mia collezione quasi completa del campionato 1963-64 era nulla in confronto alla sue e anche "scambiare le doppie" sembrava una completa scemenza, a quel punto.
– Ti piacciono?
– Certo, ma ne hai…
I miei ci tengono che faccia collezioni, dicono che si imparano un sacco di cose.
– É vero, hanno ragione. Cosa fanno i tuoi?
– I miei, sono degli studiosi. Scienziati.
Il telefono ci interruppe. – Guardale pure, non ti preoccupare.
Altro che dirmi, come facevano i miei, che i soldi per le figurine erano sprecati. "I genitori di Leonia fanno gli scienziati e gli comprano tutte le figurine che vuole."
Lo sentivo parlare al telefono. Non parlava italiano, ma sapevo che Leonia veniva da lontano. Mi alzai: aspettavo quel momento da tanto. Piano piano spalancai le porte dell’armadio. In alto, ce n’erano altre. Le presi. Figurine sportive, c’era il nome e sopra il ritratto. Strane. La figura era profonda, sembrava di poterci infilare dentro il dito. E il nome era scritto con caratteri curvi, mai visti. Leonia al telefono continuava a parlare, probabilmente erano i suoi. Mi sembrava rassegnato, come quando ti dicono che devi fare una cosa, e lo sai che è giusta, ma non ti piace.
Altre figurine: animali, piante. Strani gli uni e le altre. Di qualche film di fantascienza, avrei detto. Belle, con luci che si accendevano e spegnevano, di una carta fredda, lucida. Come piccoli schermi di una TV. Non mi accorsi neppure che Leonia era tornato.
– Ti piacciono?
– Molto.
– Se vuoi prendine una.
– Ma da dove…
Sorrise, saputo senza darsi arie, come riusciva a fare solo lui.
– Tu ne hai una? Una da darmi?
Andai a prendere il mio pacchetto e ne estrassi la più preziosa: Altafini, bisvalida. Era un bel sacrificio, nemmeno per un fratello…
– Grazie.
La guardò, la girò annuendo, serio.
– Sarà un ricordo. Mi spiace ma adesso devo uscire, vengono i miei a prendermi.
Leonia il lunedì non venne più a scuola. Partito, chissà per dove. O tornato chissà dove. La sua figurina ce l’ho ancora. Ogni tanto la guardo ma non capisco il nome, né riesco a immaginare il gioco.
E comunque è probabile che sia una schiappa, Leonia me l’ha regalata troppo volentieri. O forse è che mi voleva bene.
Quando viaggio nelle notti stellate la porto con me, comunque. Mi fermo in mezzo alla campagna serena e guardo in alto, le stelle.
– Ehi, Leonia, come si chiama questo qua?
Lo so che non mi sente, ma non importa. Sono contento così.
Le figurine sono una bella cosa, cosa credete? Non solo per noi.
Osservazioni poco sistematiche e riflessioni confuse di un indeciso a tutto
21.3.05
21.1.05
morire per un numero
Fino a non molto tempo fa pensavo che il gioco del lotto fosse un residuo, un po' patetico e un po' malinconico di altri tempi, ormai passati. Che a giocarlo fossero rimasti pochi anziani, legati più che altro a un'abitudine. Poi il lotto ha cominciato a decollare. È entrato nelle tabaccherie, è diventato mania, fissazione, per alcuni rovina. Come è successo, come è stato possibile? Mentre l'industria andava in crisi, i posti di lavoro diventavano instabili, si creava mobilità, si individuavano e si mettevano fuori gli esuberanti, cresceva il giro del lotto. I gratta-e-vinci, i concorsi per le veline, le apparizioni nei programmi RAI e Mediaset. Si è votato per il Berlusca, convinti che votare lui sarebbe stato – letteralmente – un terno al lotto. In tanti hanno stabilito che non esisteva più un futuro ma soltanto una sorte. E che bisognava giocarsela. Che non aveva più senso costruire un avvenire un passo dopo l'altro, col risparmio quotidiano, con qualche sacrificio. Si scivola verso la povertà tentando ugualmente di sorridere e di avere un look originale, nel caso telefonasse da Maria Defilippi.
Un semplice abbaglio matematico – un numero che non viene estratto da molto tempo DEVE uscire, prima o poi – sta rovinando la vita a un sacco di gente. Qualcuno si è suicidato. Suicidi imbarazzanti, che suscitano incredulità e un vago senso di umiliazione. Suicidi stupidi. Il 53 potrebbe uscire la prossima settimana o tra vent'anni. O mai più. Ogni volta si riparte da zero e i numeri sono sempre 90. Ma l'illusione continua perché si vuole continuare con tutte le forze a credervi. Gli illusi sono da sempre le prede preferite dei truffatori. E noi da truffatori siamo guidati e governati.
Un semplice abbaglio matematico – un numero che non viene estratto da molto tempo DEVE uscire, prima o poi – sta rovinando la vita a un sacco di gente. Qualcuno si è suicidato. Suicidi imbarazzanti, che suscitano incredulità e un vago senso di umiliazione. Suicidi stupidi. Il 53 potrebbe uscire la prossima settimana o tra vent'anni. O mai più. Ogni volta si riparte da zero e i numeri sono sempre 90. Ma l'illusione continua perché si vuole continuare con tutte le forze a credervi. Gli illusi sono da sempre le prede preferite dei truffatori. E noi da truffatori siamo guidati e governati.
13.1.05
come ciminiere
Beh, effettivamente è stato un po' alfieriano il nostro attentatore. «Ha incontrato il tiranno e l'ha colpito». Come un Enrico Toti multimediale ha percosso il nemico con ciò che aveva sottomano. Certo, sarebbe stato preferibile che l'attentatore avesse avuto per le mani un coccio pieno di caciucco alla livornese o una meringata. Il nostro caro B. non si sarebbe fatto male (sono sempre contro la violenza, io) ma certo la sua immagine bisunta o candita avrebbe fatto ridere l'intera Italia, paese vigliacchetto dove si ride degli sconfitti trovandoli ridicoli e ci s'innamora dei vincenti.
Ma mi premeva, ora, parlare un attimo della legge sul fumo.
Sono una ciminiera, io. Non me ne vanto. Semplicemente è così. E sono d'accordo col vietare il fumo dovunque sia possibile e ragionevole. Ma debbo confessare un certo disagio tutte le volte che, alle spalle di una decisione sacrosanta, compaiono le sembianze di un salutismo burocratico, ginnico e ardito, a metà tra l'ecologismo paleonazista (wandervögel?) e i diktat delle compagnie assicurative. Mi sembra che della salute degli italiani ci si cominci a preoccupare giusto quando smettono di lavorare e se ne stanno comodi e tranquilli a oziare in attesa della pizza margherita. Già, perché molto più di una pizza margherita al mese molta gente non riesce a permettersi. Che poi i morti di infortuni sul lavoro siano troppi, che un sacco di gente faccia una vita di m... (la salute non è assenza di malattia, scrive l'OMS) in attesa di un SMS che gli conceda di essere sfruttato per altri tre o sei mesi, che non ci si possa decentemente immaginare un futuro né mettere al mondo figli perché il lavoro è poco e incerto... Beh, questo mi sembra almeno altrettanto grave del cancro al polmone. Il fumo aggrava le malattie degenerative, questo è vero, altera la circolazione, rovina i polmoni eccetera. Ma la preoccupazione principale del legislatore è quello di evitarci a tutti i costi malattie – che non vuol dire essere in salute – per risparmiare sui costi del SSN.
Con le tasse che i fumatori pagano sulle sigarette si potrebbe pagare loro una clinica in Svizzera a testa, nel caso. E smettendo di fumare temo ci sarebbe parecchia gente che, anche non avendo mai fumato, dovrebbe pagarsi lastre, TAC eccetera... Insomma pensiamoci un momento: forse si tratta della solita mistificazione.
In ogni caso preciso che ho smesso di fumare nei luoghi pubblici già da un paio d'anni.
Ma non ci sto a fare il tossico che avvelena la comunità innocente giusto per regalare a Sirchia la patente del salvatore della patria. Non fumare in presenza d'altri è buona educazione, governare in maniera decente è un dovere.
Ma mi premeva, ora, parlare un attimo della legge sul fumo.
Sono una ciminiera, io. Non me ne vanto. Semplicemente è così. E sono d'accordo col vietare il fumo dovunque sia possibile e ragionevole. Ma debbo confessare un certo disagio tutte le volte che, alle spalle di una decisione sacrosanta, compaiono le sembianze di un salutismo burocratico, ginnico e ardito, a metà tra l'ecologismo paleonazista (wandervögel?) e i diktat delle compagnie assicurative. Mi sembra che della salute degli italiani ci si cominci a preoccupare giusto quando smettono di lavorare e se ne stanno comodi e tranquilli a oziare in attesa della pizza margherita. Già, perché molto più di una pizza margherita al mese molta gente non riesce a permettersi. Che poi i morti di infortuni sul lavoro siano troppi, che un sacco di gente faccia una vita di m... (la salute non è assenza di malattia, scrive l'OMS) in attesa di un SMS che gli conceda di essere sfruttato per altri tre o sei mesi, che non ci si possa decentemente immaginare un futuro né mettere al mondo figli perché il lavoro è poco e incerto... Beh, questo mi sembra almeno altrettanto grave del cancro al polmone. Il fumo aggrava le malattie degenerative, questo è vero, altera la circolazione, rovina i polmoni eccetera. Ma la preoccupazione principale del legislatore è quello di evitarci a tutti i costi malattie – che non vuol dire essere in salute – per risparmiare sui costi del SSN.
Con le tasse che i fumatori pagano sulle sigarette si potrebbe pagare loro una clinica in Svizzera a testa, nel caso. E smettendo di fumare temo ci sarebbe parecchia gente che, anche non avendo mai fumato, dovrebbe pagarsi lastre, TAC eccetera... Insomma pensiamoci un momento: forse si tratta della solita mistificazione.
In ogni caso preciso che ho smesso di fumare nei luoghi pubblici già da un paio d'anni.
Ma non ci sto a fare il tossico che avvelena la comunità innocente giusto per regalare a Sirchia la patente del salvatore della patria. Non fumare in presenza d'altri è buona educazione, governare in maniera decente è un dovere.
4.1.05
Lettera
Caro Roberto Del Bosco
non so che t'è venuto in mente quella sera di tirare un treppiede addosso al nostro Presidente del Consiglio. Forse troppe canne. In ogni caso spero che tu ti renda conto di quanto sia stato deplorevole il tuo gesto. Usare violenza fisica è sempre, e dico sempre, errato: spero che su questo non sussistano più dubbi.
Detto ciò: se uno vuole fare la cazzata della sua vita e avere la sua foto in prima pagina su tutti i quotidiani, allora imbottisce il treppiede di tritolo, ne unge gli spigoli col curaro e lo lancia insieme a un grappolo di bombe a mano.
Diversamente se ne sta a casa a farsi una birra e si fa passare le smanie di celebrità in altro modo, anzichè offire l'ennesima occasione al Beneamato di fare la vittima.
non so che t'è venuto in mente quella sera di tirare un treppiede addosso al nostro Presidente del Consiglio. Forse troppe canne. In ogni caso spero che tu ti renda conto di quanto sia stato deplorevole il tuo gesto. Usare violenza fisica è sempre, e dico sempre, errato: spero che su questo non sussistano più dubbi.
Detto ciò: se uno vuole fare la cazzata della sua vita e avere la sua foto in prima pagina su tutti i quotidiani, allora imbottisce il treppiede di tritolo, ne unge gli spigoli col curaro e lo lancia insieme a un grappolo di bombe a mano.
Diversamente se ne sta a casa a farsi una birra e si fa passare le smanie di celebrità in altro modo, anzichè offire l'ennesima occasione al Beneamato di fare la vittima.
19.12.04
3.12.04
Anch'io voglio mettere una taglia
Mi chiamo Elvezio Pigafetta e sono allievo della classe 1a H della scuola media "Prospero Pelagatti" di Bordenza. Ho dieci anni e abito a Borgo Cinquecase, frazione di Borgo Diecicase. Mi hanno detto che su Internet si può scrivere che così ti leggono e allora scrivo per fare una cosa. Al mio compleanno che è il 12 di novembre, lo dico perché magari qualcuno si prende nota, mio zio Bumba (in realtà si chiama Belisario, ma fin da piccolo dice che lo chiamano Bumba perché mangiava troppo e anche adesso pesa 112 chili e fa tre merende al pomeriggio) mi ha regalato un temperamatite a forma di giocatore dell'Inter. Tu gli infili la matita dietro ed escono tutti i pezzetti di legno dalla bocca. A me piaceva molto come regalo, quasi più del fuoristrada dell'esercito americano con i soldatini messicani e coreani col ciclets in bocca e i dodici bambinini iraqeni che mettono il piede su una mina e saltano in aria, oppure che i soldati gli sparano perché sono terroristi e poi ci passano sopra col fuoristrada anche con la retromarcia. Solo che ieri, mentre mettevo via i libri alla fine della lezione di internet e inglese ho scoperto che il mio temperamatite era scomparso.
Sospetto fortemente di Abdum Ibrahim Ben Assad che sta nel banco dietro il mio e mi dice sempre delle parolacce in arabo. Cioé non so se sono parolacce, ma io non capisco niente, e quindi perché dovrebbe parlare in arabo se non per dirmi delle parolacce a mia insaputa? In classe c'è solo lui che parla arabo e secondo me dice a tutti le parolacce e poi si gongola che nessuno lo capisce. Altrimenti potrebbe essere Bastianu che non so se è rumeno o se è sardo, ma sicuramente anche lui non si capisce quando parla e poi è interista e l'ho visto che sussultava quando usavo il temperamatite.
Pensavo di mettere una taglia, comunque.
Ho sentito un signore che mi sembra il signor Fidetti, il titolare della concessionaria "Fast, Furious & Fidetti" di Borgo Diecicase che diceva che non c'è niente di male. E lui era il ministro della giustizia, mica un cretino qualunque. Che sia intelligente si capisce dalla pettinatura, dice mia sorella che lavora da una pettinatrice. È intelligente perché si mette la lacca anche se è un uomo, infatti non ha mai un capello fuori posto e così paralizza anche la forfora. E poi ha il sorriso furbetto di quello che ha capito tutto.
Io ho da parte 8 euro e 27 centesimi e pensavo di offrirne uno a chi mi sa dare notizie del mio temperamatite. Due a chi me lo riporta. Cinque se uno mi riporta il temperamatite e in più picchia quello che me l'ha rubato. Mi sembra una cosa giusta.
A mio papà non l'ho ancora detto ma lui di sicuro sarà contento se glielo dico. Devo aspettare una volta che sta per andare a caccia poi glielo dico. Prima di andare a caccia, non dopo, quando torna con la purea di passeri che non ha preso nient'altro ed è incazzato come un bufalo.
Questo paese ha bisogno di gente che abbia il coraggio di tirare fuori i suoi opinioni.
Lo so che opinione è femminile, ma ho sentito mio papà che diceva proprio così: mi piace Calderoli perché si vede che è uno che pensa. Che quando ci vuole tira fuori i suoi opinioni. Cioè, forse non ha detto opinioni, ma io ero in cucina che giocavo e non sono sicuro. Però era una cosa così.
Allora ricordatevi: 1 euro per fare la spia, 2 euro per rubare al ladro e 5 a chi fa la spia e picchia.
Grazie
Elvezio Pigafetta
19.11.04
Re: Omero, Iliade, Baricco
Io e Massimo ci dilettiamo (più lui, che ne è il boss, che io, che sono un umile esecutore) in un sito-rivista-letteraria di una certa qual fama, Libri Nuovi. Quindi questa è, da un lato, becera promozione. Dall'altro, l'occasione per un bel post su Baricco, ad opera di un certo Hobbes. Che cito, e linko.
Bene! Un bel dibattito sul forum. Ho apprezzato molto tutti gli interventi. Non sono stato in grado di partecipare perchè purtroppo non ho mai letto un libro di Baricco, e dire che ci ho provato. Ricordo ancora la mia copia usata dell'edizione economica di "Oceano mare" che secondo i baricchiani è un vero capolavoro. Ci ho provato, ho fatto del mio meglio, un po' di pagine (70-80) le ho lette, ma quando arrivi a lussarti la mandibola a forza di sbadigliare, allora capisci che è ora di smettere. Il problema con i libri di Baricco o, per cambiare genere, Faletti è che ci sono tanti ottimi romanzi da leggere che uno non ha più il tempo per gli altri. Il discorso è diverso se non si deve lavorare, fare la spesa, pulire casa ecc. Un po' di anni fa avevo più tempo libero, pensate che riuscivo anche a leggere i libri di Cussler con quel simpatico pirla di Dirk Pitt come protagonista... A proposito di Cussler: sapete tutti che sulle copertine dei libri si trovano dei giudizi tratti dal Washington Post, dal Sunday Telegraph, dal Chicago Tribune, dall'Irish on Sunday, dal Piripicchio Weekly che dicono che quel libro è imperdibile, favoloso, una pietra migliare, che se non lo leggerete rimarrete così indietro che verrete superati dal vostro culo, no quest'ultima cosa non c'è scritta, ma il concetto è quello. Sull'ultimo romanzo di Cussler, invece, la citazione è questa. "Dirk Pitt:-Questa è la mia avventura migliore-". Un giudizio onesto!
Se fossi un libraio magari penserei di preparare una fascetta per il libro di Baricco. Tipo:
Omero:"La migliore divulgazione della mia opera. Aspetto con ansia Baricco. Odissea".
Virgilio. " Altro che Eneide. Baricco ci ha regalato la nuova opera epica dei nostri tempi".
Pericle: "Esattamente il genere di libro che regalerei a tutti gli Spartani".
ciao a tutti,
Enzo
di me hanno detto:
Dante:"Se ci fosse stato spazio lo avrei messo in Paradiso"
Pitagora:"E' stato l'ispiratore del mio teorema"
Omero: "Mi aveva consigliato di togliere tutte quelle scene con gli dei, ma non ho voluto dargli retta..."
La mamma:"E' un ragazzo bellissimo"
Gesù:"Un cuoco eccezionale"
Massimo Citi: "A volte compra pure i libri che legge!"
G. Marx. "Al di fuori del mio cane Enzo è il mio migliore amico, dentro il mio cane non c'è spazio per starci".
P.S. Il problema con Omero è che non ha mai frequentato un corso di scrittura creativa, ovvio che ci fosse bisogno di un lavoro di editing.
12.11.04
Manzoni, gli espropri e le Feltrinelli
Tra i commenti all'esproprio già «massacrato» da Francesco ne ho trovati alcuni che parlavano di «compagni che sbagliano»
Compagni che sbagliano? Ma «compagni» di chi o di che cosa?
È da più di vent'anni che sento pronunciare questa formuletta che, sin da allora, mi sconcerta e mi esaspera. Un errore, uno sbaglio, prevede l'opportunità di scusarsi e di ricevere un perdono. Ho visto ben poche volte, però, un «compagno che sbaglia» ammettere: «Ho fatto una castroneria» e scusarsi. Già perché rubare – di questo si tratta – è un atto illegale, punto e basta. E ritenere che esistano gradi diversi di illegalità, che esista un'illegalità «buona» e un'illegalità cattiva è come ammettere che esistano guerre «buone» e guerre cattive. Le uniche guerre «buone» non si chiamano guerre, ma lotta di liberazione. E gli «espropri proletari» non sono furti «buoni» perché nessun proletariato organizzato in rivolta ha delegato quattro pifferi ad andare a espropriare alcunché.
[…] «Veramente la distruzion de' frulloni e delle madie, la devastazion de' forni, e lo scompiglio de' fornai, non sono i mezzi più spicci per far vivere il pane; ma questa è una di quelle sottigliezze metafisiche, che una moltitudine non ci arriva».
Così scriveva Alessandro Manzoni, scrittore cattolico finché volete ma capace di scrivere in un italiano elegante e preciso, raffinato e penetrante. Avercene, ora, di Alessandro Manzoni.
L'esproprio proletario alla libreria Feltrinelli di Roma mi ha fatto venire in mente proprio l'assalto ai forni de I Promessi Sposi. Lo lessi da giovane estremista extraparlamentare e, nonostante le resistenze e i dubbi, fui comunque colpito dalla descrizione puntuale di come si possa essere anche intelligentissimi da soli ma idioti in gruppo. Il "gruppo" è il capolinea della responsabilità individuale, ovvero l'eclissi della ragione. È questo a spaventarmi molto di più dell'assalto, dell'esproprio, del furto.
Non mi sento colpito, viceversa, dal fatto che si sia trattato del «sacco» di una Libreria Feltrinelli. Mi spiace per Francesco... Una Feltrinelli è una cosa diversa, molto diversa da una libreria privata come quella dove lavoro io. Ci sono libri in entrambi i casi, questo è vero, ma il criterio di scelta e l'organizzazione sono molto diversi. Questo non significa che sia bello rubare in una e nell'altra no, significa soltanto che, mentre in un Feltrinelli l'assortimento è ponderato e basato su indici di rotazione e i primi 4-5 metri quadrati della libreria sono attentamente mirati al massimo realizzo, una libreria privata presenta diseconomie e discontinuità che nascono dal cervello più o meno bacato di chi le dirige. Capita così, solo per fare un esempio, che nella libreria dove lavoro il libro della Fallaci non sia stato neppure messo in vetrina o sui tavoli perché il direttore della libreria ne ha le tasche piene delle tirate xenofobe di un ex-grande giornalista e sopporta poco anche chi si esalta a cercarla e fa commenti ad alta voce sul fatto che «Ci voleva qualcuno che gliele cantasse, a quei là». Le scatole tanto piene da rinunciare in partenza a un fatturato "facile" solo per il gusto di dimostrarsi librai diversi.
Le Feltrinelli (ma anche le FNAC, le Mondadori ecc. ecc.) sono tutte uguali. Le librerie private (se sono «libere davvero», come le radio di Finardi) sono tutte diverse. A ognuno la sua.
Non è bello criticare Feltrinelli all'indomani di un "esproprio", me ne rendo conto. Ma forse è venuto il momento di cominciare a ragionare sul fatto che Feltrinelli è diventato un semplice marchio come tanti altri. «Regola per sopravvivere», si dirà, o, forse, semplice mancanza di idee e di fantasia. Più facile allinearsi alle sacre formule delle catene librarie inglesi e americane che cercare una propria via.
Nulla di strano, poi, se si è percepiti nello stesso modo.
Compagni che sbagliano? Ma «compagni» di chi o di che cosa?
È da più di vent'anni che sento pronunciare questa formuletta che, sin da allora, mi sconcerta e mi esaspera. Un errore, uno sbaglio, prevede l'opportunità di scusarsi e di ricevere un perdono. Ho visto ben poche volte, però, un «compagno che sbaglia» ammettere: «Ho fatto una castroneria» e scusarsi. Già perché rubare – di questo si tratta – è un atto illegale, punto e basta. E ritenere che esistano gradi diversi di illegalità, che esista un'illegalità «buona» e un'illegalità cattiva è come ammettere che esistano guerre «buone» e guerre cattive. Le uniche guerre «buone» non si chiamano guerre, ma lotta di liberazione. E gli «espropri proletari» non sono furti «buoni» perché nessun proletariato organizzato in rivolta ha delegato quattro pifferi ad andare a espropriare alcunché.
[…] «Veramente la distruzion de' frulloni e delle madie, la devastazion de' forni, e lo scompiglio de' fornai, non sono i mezzi più spicci per far vivere il pane; ma questa è una di quelle sottigliezze metafisiche, che una moltitudine non ci arriva».
Così scriveva Alessandro Manzoni, scrittore cattolico finché volete ma capace di scrivere in un italiano elegante e preciso, raffinato e penetrante. Avercene, ora, di Alessandro Manzoni.
L'esproprio proletario alla libreria Feltrinelli di Roma mi ha fatto venire in mente proprio l'assalto ai forni de I Promessi Sposi. Lo lessi da giovane estremista extraparlamentare e, nonostante le resistenze e i dubbi, fui comunque colpito dalla descrizione puntuale di come si possa essere anche intelligentissimi da soli ma idioti in gruppo. Il "gruppo" è il capolinea della responsabilità individuale, ovvero l'eclissi della ragione. È questo a spaventarmi molto di più dell'assalto, dell'esproprio, del furto.
Non mi sento colpito, viceversa, dal fatto che si sia trattato del «sacco» di una Libreria Feltrinelli. Mi spiace per Francesco... Una Feltrinelli è una cosa diversa, molto diversa da una libreria privata come quella dove lavoro io. Ci sono libri in entrambi i casi, questo è vero, ma il criterio di scelta e l'organizzazione sono molto diversi. Questo non significa che sia bello rubare in una e nell'altra no, significa soltanto che, mentre in un Feltrinelli l'assortimento è ponderato e basato su indici di rotazione e i primi 4-5 metri quadrati della libreria sono attentamente mirati al massimo realizzo, una libreria privata presenta diseconomie e discontinuità che nascono dal cervello più o meno bacato di chi le dirige. Capita così, solo per fare un esempio, che nella libreria dove lavoro il libro della Fallaci non sia stato neppure messo in vetrina o sui tavoli perché il direttore della libreria ne ha le tasche piene delle tirate xenofobe di un ex-grande giornalista e sopporta poco anche chi si esalta a cercarla e fa commenti ad alta voce sul fatto che «Ci voleva qualcuno che gliele cantasse, a quei là». Le scatole tanto piene da rinunciare in partenza a un fatturato "facile" solo per il gusto di dimostrarsi librai diversi.
Le Feltrinelli (ma anche le FNAC, le Mondadori ecc. ecc.) sono tutte uguali. Le librerie private (se sono «libere davvero», come le radio di Finardi) sono tutte diverse. A ognuno la sua.
Non è bello criticare Feltrinelli all'indomani di un "esproprio", me ne rendo conto. Ma forse è venuto il momento di cominciare a ragionare sul fatto che Feltrinelli è diventato un semplice marchio come tanti altri. «Regola per sopravvivere», si dirà, o, forse, semplice mancanza di idee e di fantasia. Più facile allinearsi alle sacre formule delle catene librarie inglesi e americane che cercare una propria via.
Nulla di strano, poi, se si è percepiti nello stesso modo.
Davigo
Un bell'intervento di Piercamillo Davigo, riportato dal Barbiere della sera.
10.11.04
7.11.04
Diritto proletario al PC Olidata Processore Intel Centrino 500MB Ram
Poniamo anche che io sia un individuo coraggioso - una delle tante viltà della massa, di per sè fatta di codardi, è che impone l'eroismo ai singoli che la volessero fronteggiare.
Calzando il mio anfibio chiodato piccolo borghese, mi sarei volentieri fatto espropriare, da ciascuno di essi, una solenne pedata nel didietro.
E dopo (o prima) dei libri, un altro bell'esproprio al supermarket. Solo generi di prima necessità, ovviamente. Peccato che le stampanti a colori fossero finite.
5.11.04
Amerika über alles
Hanno vinto i buoni.
Sono arrivati i nostri.
I padri di famiglia, che tengono in piedi due grandi imprese americane: l'integralismo religioso e la pornografia.
I padri di famiglia che non tollerano bugie dai figli ma son contenti se gliele racconta il governo.
I giornalisti villeggianti negli USA ci hanno raccontato della diversità profonda degli americani, della rigida morale protestante che li fa scandalizzare delle menzogne, li fa rifuggire dal tranello, dal piccolo commercio, dalle speculazioni. Bene, tutte balle: gli Stati Uniti sono come l'Europa peggiore, quella che nel 1933 votò Hitler perché aveva paura, perché non aveva soldi (era appena passata la crisi del 1929), perché si sentiva invasa dagli ebrei poveri in fuga dall'Est europeo, perché credeva nelle tre K (Kinder, Küche, Kirche: "bambini, cucina, chiesa"), e nella vocazione mistica della nazione (Blut und Erde, "sangue e suolo"), perché voleva un cancelliere forte, credeva nella superiorità della propria stirpe e nel destino storico della Germania.
Hitler era sostenuto dalle maggiori imprese tedesche (chimica, siderurgica) – che infatti fecero ottimi affari con il zyklon B e il riarmo.
La provincia votò massicciamente per lui e Hitler vinse le elezioni nonostante la violenza e le falsità.
Il resto lo sappiamo.
Antiamericano? Per carità. Come tutti in questo paese a sovranità (e intelligenza) limitata ascolto musica nordamericana, leggo scrittori nordamericani, vado a vedere film nordamericani e mi capita di comprare prodotti nordamericani. Ma debbo ammettere che, sentito il risultato delle elezioni, ho dovuto faticare per non uscirmene con un "ma allora lo fanno apposta!", ovvero a incolpare un intero popolo degli orrori combinati dal suo governo. Invece bisognerà pensare, riflettere, informarsi. Ammettere ancora una volta che i trucchi sporchi pagano. Che si può condurre una guerra basata su una menzogna, condurre una politica scolatica e sanitaria che condanna chi non ha denaro, inquinare e distruggere risorse come se di pianeta Terra ce ne fossero altri due o tre pronti a essere vandalizzati dalle Corporation yankee, decidere per la vita privata e la felicità di gay e lesbiche...
Si può.
Dov'è il diritto alla felicità della costituzione americana?
America over all!
Tanto basta e tanto deve bastarci.
Ho paura che l'America vera sia quella che raccontava Philip K. Dick, quello di "Un oscuro scrutare" o di "Ubik".
Leggere per credere.
...Amerika über alles.
3.11.04
30.10.04
George Bush, Van Halen e i Genesis
E' quasi banale constatare che una delle cause principali di questa tendenza ad assertire ignorando è la televisione, che ti propina la boria del sapiente e la sfrontatezza dell'ignorante. E dunque, spegnamola questa dannata televisione! Io la spengo molto più volentieri da quando (una decina d'anni) so che posso accendere internet. Ad altri l'onere di stilare differenze o sincretismi, gioie e crudezze dei due media.
Ma dove, se non su internet, posso trovare, date le imminenti elezioni americane, un'efficace articolo di fondo sulla realtà odierna del partito repubblicano, sulle tendenze centristiche del candidato democratico e azzeccati parallelismi tra il mondo della politica e dell'arte?
Beh, c'era questo pezzo di cui non ricordo più link, ovviamente, che diceva pressapoco così. Il partito repubblicano sono i Van Halen. Ora, tutti sanno che il cantante migliore dei Van Halen è stato David Lee Roth, e quello con Roth dietro il microfono è stato il momento in cui la band dei fratelli Van Halen ha dato alle stampe i dischi migliori. Poi è venuto Sammy Hagar: non lo puoi nemmeno paragonare Sammy a David, tutta un'altra cosa, un'altra classe, un modo completamente diverso di stare sul palco e interpretare i pezzi. Eppure, per quei strani casi della storia, il periodo com Sammy Hagar è stato quello maggiormente popolare: folle oceaniche ai concerti e i primi posti delle charts. Poi, infine, è venuto Gary Charone: ed è stato il declino fatale, l'insuccesso completo, l'uomo sbagliato al posto sbagliato.
Fuor di metafora: David Lee Roth è Abramo Lincold, Sammy Hagar è Ronald Reagan e Gary Charone, George W. Bush. Conclude l'articolista: cacciamo Bush/Charone, torniamo indietro!, e quindi, vota Kerry, vota Kerry, vota Kerry.
Interessante. Mi sono venuti subito in mente altri nomi al posto dei Van Halen. Forse il più azzeccato sono i Genesis: quelli con Peter Gabriel/Lincol, poi con Phil Collins/Reagan, e infine con Ray Wilson/Bush.
Spero che Ray Wilson non capiti mai su questo blog.
Ma dove, se non su internet, posso trovare, date le imminenti elezioni americane, un'efficace articolo di fondo sulla realtà odierna del partito repubblicano, sulle tendenze centristiche del candidato democratico e azzeccati parallelismi tra il mondo della politica e dell'arte?
Beh, c'era questo pezzo di cui non ricordo più link, ovviamente, che diceva pressapoco così. Il partito repubblicano sono i Van Halen. Ora, tutti sanno che il cantante migliore dei Van Halen è stato David Lee Roth, e quello con Roth dietro il microfono è stato il momento in cui la band dei fratelli Van Halen ha dato alle stampe i dischi migliori. Poi è venuto Sammy Hagar: non lo puoi nemmeno paragonare Sammy a David, tutta un'altra cosa, un'altra classe, un modo completamente diverso di stare sul palco e interpretare i pezzi. Eppure, per quei strani casi della storia, il periodo com Sammy Hagar è stato quello maggiormente popolare: folle oceaniche ai concerti e i primi posti delle charts. Poi, infine, è venuto Gary Charone: ed è stato il declino fatale, l'insuccesso completo, l'uomo sbagliato al posto sbagliato.
Fuor di metafora: David Lee Roth è Abramo Lincold, Sammy Hagar è Ronald Reagan e Gary Charone, George W. Bush. Conclude l'articolista: cacciamo Bush/Charone, torniamo indietro!, e quindi, vota Kerry, vota Kerry, vota Kerry.
Interessante. Mi sono venuti subito in mente altri nomi al posto dei Van Halen. Forse il più azzeccato sono i Genesis: quelli con Peter Gabriel/Lincol, poi con Phil Collins/Reagan, e infine con Ray Wilson/Bush.
Spero che Ray Wilson non capiti mai su questo blog.
29.10.04
Ritardi
In ritardo, in ritardo, sempre in ritardo.
Sono nato in ritardo, probabilmente.
Hai ragione, anche del tempo si deve fare notizia. Includere lo straordinario ed escludere l'ordinario. Inventare lo straordinario, se non esiste.
Un uomo che morde Emilio Fede e non Emilio Fede che morde un uomo.
La notizia gonfiata, estrogenica scoppia in un amen come una bolla di sapone. Ma le bolle di sapone non lasciano tracce, le notizie-bolle lasciano tracce maleodoranti, si sedimentano come fango, e come fango ingoiano, sviano e rallentano il pensiero.
Ma non c'è molto tempo, per pensare. Mi sono scoperto a dare giudizi triviali e disinformati – da perfetto ignorante – soltanto perchè lasciavo che a parlare al mio posto fosse la fretta di prendere posizione, una specie di ansia di dichiarare, dire, schierarsi. Il ritmo delle notizie ci obbliga a dire di politica, di religione, di guerra, desiderio sessuale o educazione. Le notizie sono assertive, mai problematiche, mai ipotetiche. E noi le seguiamo, anche noi assertivi e recisi, ignoranti ma decisi.
Come il ministro Castelli.
E l'ignoranza ha la coda di paglia. Si diventa rissosi e polemici nel timore che qualcuno si accorga che, effettivamente, si sta parlando di qualcosa che si ignora al 99%. Forse per questo i politici della CdL sono così sgradevolmente puerili nel ribattere, ringhiare, mordere anche quando non sono aggrediti. Lo stile di molta destra, in Italia e non solo.
Ma non sto parlando di politica, soltanto di umane debolezze.
La televisione resta accesa, intanto. Come il frigorifero o il termosifone. Altrettanto significativa ma infinitamente meno utile.
Sono nato in ritardo, probabilmente.
Hai ragione, anche del tempo si deve fare notizia. Includere lo straordinario ed escludere l'ordinario. Inventare lo straordinario, se non esiste.
Un uomo che morde Emilio Fede e non Emilio Fede che morde un uomo.
La notizia gonfiata, estrogenica scoppia in un amen come una bolla di sapone. Ma le bolle di sapone non lasciano tracce, le notizie-bolle lasciano tracce maleodoranti, si sedimentano come fango, e come fango ingoiano, sviano e rallentano il pensiero.
Ma non c'è molto tempo, per pensare. Mi sono scoperto a dare giudizi triviali e disinformati – da perfetto ignorante – soltanto perchè lasciavo che a parlare al mio posto fosse la fretta di prendere posizione, una specie di ansia di dichiarare, dire, schierarsi. Il ritmo delle notizie ci obbliga a dire di politica, di religione, di guerra, desiderio sessuale o educazione. Le notizie sono assertive, mai problematiche, mai ipotetiche. E noi le seguiamo, anche noi assertivi e recisi, ignoranti ma decisi.
Come il ministro Castelli.
E l'ignoranza ha la coda di paglia. Si diventa rissosi e polemici nel timore che qualcuno si accorga che, effettivamente, si sta parlando di qualcosa che si ignora al 99%. Forse per questo i politici della CdL sono così sgradevolmente puerili nel ribattere, ringhiare, mordere anche quando non sono aggrediti. Lo stile di molta destra, in Italia e non solo.
Ma non sto parlando di politica, soltanto di umane debolezze.
La televisione resta accesa, intanto. Come il frigorifero o il termosifone. Altrettanto significativa ma infinitamente meno utile.
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