23.6.14

ALIA Evo!


Abbiamo finito. 
Oggi, lunedì 23.6.2014 esce (finalmente) il numero 8/2014 dell'antologia ALIA, titolo «ALIA Evo». 
Sono 17 racconti di 17 autori, tredici italiani e quattro stranieri. Ecco qua l'indice: 

Lo Sguardo degli Altri (prefazione)

Segni di morte di Maurizio Cometto
Lazzarella di Vittorio Catani
Avvistamenti di Mario Giorgi
Il misterioso diario del giovane Piotr di Francesco Troccoli
La Farfalla e le zanzare di Massimo Citi
L'Arsenale dei cuccioli di Vincent Spasaro
La Sindrome della Locusta di Fabio Lastrucci
Viale del tramonto di Luca Barbieri
La Clinica dell’arcobaleno di Massimo Soumaré
Gran Dio, morir sì giovane di Consolata Lanza
F come Frankenstein di Paolo Cavazza
La solita spiaggia di Silvia Treves
La Valle delle teste mozzate di Davide Mana
La Piccola Blanche di Marcel Schwob (Francia)
Piena di Grazia di Lillian Csernica (U.S.A.)
La guerra degli dèi di Fei Dao (Cina)
La residenza sicura Mikasa! di Okina Kamino (Giappone) 
Si tratta, per la prima volta nella ormai decennale storia di ALIA, di un e-book di quattrocento e passa pagine, che verrà posto in vendita nel sito di LN-LibriNuovi nel formato .epub e sul sito di Amazon.it nel formato .mobi (1). 
A 7,21 € IVA compresa
Per il momento la versione cartacea del volume non esce. Un po' per motivi banalmente economici - non esiste più la libreria che finanziava questo genere di investimenti - e un po' per la difficoltà o l'impossibilità di raggiungere un numero degno di librerie, di catena o meno. Già, perché con i margini richiesti da una catena di librerie come la Feltrinelli (intorno al 45-50% e pagamento a 120/180 gg.), con la cura con la quale saremmo esposti ("ALIA? Ah, sì, dev'essere quel coso che è ancora chiuso nelle scatole"), la lunga durata dell'esposizione ("Oggi è il sessantesimo giorno dalla data di arrivo, chiudi le scatole per la resa") non eravamo troppo convinti dell'utilità di produrre un p-book. 
Questo comunque non significa che non esisterà MAI un ALIA Evo in versione cartacea. Dal momento che NESSUNO guadagna qualcosa dalla vendita dell'e-book i famosi 7,21 € (ridotti più o meno a 3,50 €, pagate le tasse e la percentuale ad Amazon) gli spiccioli entrati verranno impiegati nella stampa di ALIA. Quindi se siete dei cartadipendenti non abbacchiatevi e scriveteci prenotando la copia cartacea. Entro un termine ragionevole di tempo dovremmo rispondervi. 
...
Gli autori di questo ALIA sono in parte gli stessi delle edizioni precedenti, Mario Giorgi, Vittorio Catani, Davide Mana, Consolata Lanza, Fabio Lastrucci, Massimo Soumaré; ci sono alcune new entries come Francesco Troccoli, Vincent Spasaro, Maurizio Cometto, Paolo Cavazza, Luca Barbieri; quattro autori stranieri tradotti dalla trinità Mana-Soumaré-Madaro e i racconti dei due curatori, il sottoscritto e Silvia Treves. 
Sì, ma son belli 'sti racconti?
A modesto parere, sì. Hanno l'enorme pregio di farvi sentire visti da Altri. E non è una visione troppo tranquillizzante. 



... Le tante versioni di noi che popolano questi 17 racconti vivono ignari davanti a questi osservatori: percorrono le vie delle nostre città, partono per luoghi di vacanza, svolgono lavori impegnativi, coltivano forme d'arte, cercano di sopravvivere, usano la violenza e l'inganno. Talvolta, nei racconti più ottimisti, diventano un po' più saggi. E chi sta per girare pagina e cominciare ALIA Evo?Troverà domande, dubbi, manciate di inquietudini, visioni grandiose, piccole perle, occasioni per divertirsi e per divergere dalle solite strade. E nessuna rassicurazione, proprio come nella buona narrativa fantastica.

Ha scritto Silvia Treves nella prefazione. Potete controllare con il semplice costo di 7,21 euro se ha ragione o meno. 

(1) il formato .pdf non è ancora disponibile ma se qualcuno fosse interessato a riceverlo può ordinarlo presso il sito di LN, scrivere a redazioneLN[at]fastwebnet.it e lo riceverà in giornata.

6.6.14

Di libri e librerie


Sono infognato fino al collo con il nuovo ALIA, lo so, ma il tempo per leggere riesco comunque a trovarlo, anche solo dieci minuti tra un lavoretto e l'altro, o mentre vado da qualche parte (rigorosamente solo con i mezzi pubblici), o prima di dormire. Sono anche maledettamente veloce nel leggere cosa che, secondo il resto della famiglia, fa sì che come racconta Woody Allen legga Guerra e Pace in un'ora e poi mi ricordi giusto che «parlava della Russia». Beh, comunque non è vero. Talvolta mi ricordo anche del nome del protagonista  o della protagonista e chi era il morto - sempre che si tratti di un giallo. 
Il mio vero problema sono le antologie di racconti scritti da autori diversi. In questo caso per parlare di un libro ho bisogno di averlo in mano e controllare un momento a quale racconto si riferiva un certo ricordo o un certo protagonista, tenendo conto che alcuni racconti, nonostante tutto, non riescono a lasciare la minima traccia tra i miei ricordi.  Un ottimo esempio in proposito può essere Il futuro di vetro, Year's Best SF 18 a cura di D.G.Hartwell che raccoglie 28 racconti del 2012 con testi di Benford, Cadigan, McAuley, Sterling, Swanwick, Gen Wolfe e altri. Un'ottima antologia che, mi rendo conto, merita un po' più di spazio. Per cui ne parlerò ancora ma in un'altra occasione.
Sicché invece di parlare dei libri che ho letto proverò a raccontare la libreria dove li ho presi (in parte) e come mai anch'essa, pur essendo una libreria di catena, viene frettolosamente chiusa e trasferita in un centro commerciale a Collegno, ovvero nel tipico luogo anonimo dove ogni libreria per sopravvivere è costretta a rivolgersi a un pubblico indistinto, con uno stock forzatamente ridotto agli ultimi best-seller, qualche classico e una vagonata di thriller e di rosa.
La libreria di cui parlo è la libreria della Coop in p.za Castello, a Torino, dove avevo preso l'abitudine di fare un giro più o meno settimanale e dove ho acquistato credo una trentina di titoli dal 2012 a oggi. Una libreria di catena, certo, ma con un certo gusto nell'arredamento (anche questo vuol dire), commessi sufficientemente preparati, un'esposizione ben curata divisa su tre piani e fondamentalmente fatta di libri. Già, può sembrare un po' antico, come gusto, ma onestamente uno dei motivi per il quale ho finito per frequentarla abitualmente è che non dovevo fare uno slalom tra giocattoli, computer, macchine foto, CD e TV accese. E c'era calma, quanta bastava per capire se il libro che avevo preso in mano valeva la pena o meno di essere acquistato.
Entrando nella libreria Coop si aveva di fronte un tavolo con le novità di Adelphi, Neri Pozza, Marcos y Marcos, Iperborea e altri editori che non pubblicano semplicemente fuffa, nella stanza immediatamente prospiciente c'era un buon magazzino di narrativa e di poesia e al piano superiore c'era un intero scaffale dedicato alla scienza, insomma quanto bastava per rendermi passabilmente felice. La fantascienza era un po' scarsa, ma questo non è un difetto tanto della libreria quanto dell'editoria italiana in generale. 
Ma evidentemente la libreria non rendeva abbastanza o quantomeno in misura insufficiente rispetto all'investimento iniziale. Ecco, uno dei principali difetti delle librerie di catena è quella di dover ubbidire ad ordini provenienti da altrove, dettati da un management che di un libro sa dire soltanto se si vende bene o no. Non sto nemmeno a riferire le opinioni del personale sul prossimo trasloco, previsto per la fine di giugno. Ho parlato con due o tre persone e diciamo che era evidente un certo malanimo nei confronti di una direzione che evidentemente non ha capito - o non vuole capire o decisamente se ne fotte - l'impegno profuso dal personale per costruire una libreria il più possibile agibile e ben assortita (nonostante certe assenze vistose), lavorando con ritmi necessariamente esasperati, vista la posizione centralissima. 
Ma al di là del problema della libreria Coop è la situazione in centro delle librerie a divenire ogni giorno più precaria. Con l'esilio della Coop e la prossima chiusura della FNAC (dove sono andato esclusivamente a cercare dischi) a rimanere su via Roma ci sono due Feltrinelli, il cui assortimento lascia mooolto a desiderare e una libreria privata che ormai si dedica quasi esclusivamente al commercio di quadri. Immediatamente vicina una libreria Mondadori dove ho messo piede una volta in tutto e su piazza Castello un'altra libreria. Feltrinelli. È sufficiente dire che il calo dei fatturati librari sta colpendo duramente il settore? Il vero problema sembra però essere che il libri non rendono a sufficienza, anche con margini che le per le librerie di catena superano tranquillamente il 40% (lordo). Nello scorso anno il totale del fatturato librario del libro (cartaceo) è diminuito di un 6%, non compensato dall'aumento delle vendite di e-book che, in ogni caso, vengono per la maggior parte venduti direttamente on line. E a questo punto si può cominciare a capire che le librerie, tutte le librerie, hanno grossi problemi nel continuare a risiedere in pieno centro con un fatturato in costante diminuzione. Tenendo conto che le Feltrinelli sono, affermano voci interne al settore, in costante perdita da qualche anno a questa parte, la possibilità che le librerie siano costrette ad emigrare dal centro storico della città - o delle città - è molto meno remota di quello che sembra. 
Un centro città senza librerie, colonizzato esclusivamente dai soliti marchi dell'abbigliamento è un'idea tutto sommato agghiacciante. Lo so, esiste sempre la possibilità di rifornirsi via internet, sia di paper-book che di e-book, ma essere scacciati dal centro per insufficienti margini commerciali è un dato di fatto terrificante per un paese che invecchia e dove i laureati sono la metà di quelli di paesi come la Germania, la Francia o la Gran Bretagna, un ulteriore viatico a un crepuscolo interminabile. 

 

27.5.14

Ultime su ALIA


Sì, sono qui ma non ci sono. 
Nel senso che sto lavorando sul nuovo ALIA e che finché non è finito e pubblicato è molto improbabile che ritorni a scrivere sul mio vecchio, caro Fronte & Retro. 
Il lavoro per il nuovo numero di ALIA in versione interamente elettronica è più di quanto credessi, soprattutto nel renderlo un prodotto ragionevolmente simile a un libro. Ho già preparato altri e-book in vita mia, sulla colonna a sinistra ne presento quattro pubblicati su LuLu, ma si trattava di testi tratti da un solo testo e un solo autore... qui il problema è che si tratta di 17 testi di 17 autori, con comandi di impaginazione occulti e diversi che immancabilmente appaiono soltanto nel momento di convertire il tutto in formato .epub... 
Ma continuiamo, perbacco, se continuiamo e così vi dirò soltanto che fareste bene a fare un salto


per vedere come procedono i lavori e cominciare a fare i conti alla rovescia sull'uscita del libro. 
Quanto a me comincio a sapere a memoria di testi dei racconti e quando avrò finito sarò probabilmente in grado di recitarli anche al contrario, evocando così Satana. Ma con tutto ciò non posso ancora dire che mi sono stufato a rileggerli, riguardarli, ripassarli e vederli scorrere sullo schermo di PC. E questo penso che significhi qualcosa sulla qualità dei testi presenti... 
A presto! 

15.5.14

Guardando la TV, ovvero arridetece le rassegne


Già.
Non mi è rimasto da fare altro che guardare lo schermo vuoto e spento, solo talvolta occupato da qualche serie di telefilm come Supernatural o da qualche "follia" temporanea di Rai 4. La TV è morta, per chi non ha un abbonamento. O forse è morta anche per loro, solo che non me ne accorgo, non avendo un abbonamento.
Ehi, ma ci sono i film!
Oddio...
Quand'ero piccolino c'erano in tutto due canali. Il Primo canale e il Secondo canale. Il lunedì sera c'era il film sul Secondo Canale, il martedì sera c'era il film sul Primo. C'erano le rassegne: Rassegna del Cinema del Disgelo, Rassegna dei Cinema di Fantascienza, Rassegna del Cinema Neorealista, Rassegna del Cinema Western, Rassegna del Cinema di Ingmar Bergman, Rassegna del Cinema di Theodor Dreyer... diverse rassegne che mi sono sparato integralmente senza perdermene uno. Giusto il Cinema di sf mi son perso in parte, più che altro perché mi impressionavo e avevo la sensazione di dover combattere contro i mostri anche la notte mentre dormivo. Risultato: i miei decisero di mandarmi a letto presto. Riuscii a vedere Ultimatum alla Terra e passai la notte - mi hanno detto - a ripetere «Klatu barada nicto». Saltai un paio di film con il dottor Quatermass, riuscii a vedere L'invasione degli ultracorpi che mi estenuò al punto che caddi a dormire come una futura vittima dei baccelloni. Poi riuscii a vedere un film con un dinosauro - mi dispiace, ma mi ricordo solo quello - che divorava un vigile della strada. Saltai un vero capolavoro come La cosa da un altro mondo (che però mi feci raccontare da mia zia), riuscii a vedere Il pianeta proibito - Dio che film! -  e buon ultimo un film giapponese dove alieni con occhiali da sole neri e caschi a forma di imbuto si mettevano in testa di conquistare la Terra. Ah, già il titolo era i Misteriani di Ishirô Honda e nel film c'era un antenato di Godzilla in puro lamierino. Comunque spassoso e in certi momenti persino appassionante. 
Tutta questa tirata, comunque, era soltanto per lamentarmi pubblicamente della fine dei cicli cinematografici. Lo so, lo so, non ha più senso proporre i film in gruppo, nessuno è più disposto a stare ad ascoltare Gian Luigi Rondi che pontifica e meno che meno qualcuno è disponibile a sorbettarsi certi film del disgelo sovietico o di Ingmar Bergman, ma... ci rendiamo conto di che cosa stiamo perdendo? Il mio universo iconico è sostanzialmente nato con i film di fantascienza e le illustrazioni dei libri - peraltro all'epoca spesso molto brutte -, ma anche con alcune scene dei film di Ingmar Bergman, di Theodor Dreyer, di John Ford o di Andreij Tarkovskij. Mentre mia figlia, se non fosse stato per il provvido (e forse un po' invadente) intervento dei genitori che le hanno inflitto, tra gli altri, Blade Runner, Frankenstein Junior, L'uomo che cadde sulla Terra e Il pianeta delle scimmie sarebbe cresciuta con i cartoni animati della Disney, Sitcom assortite e i futili film per adulti-bambini come Mamma ho riperso l'aereo, un film che ha fatto del male anche al protagonista.
Senza le serie cinematografiche siamo semplici schiavi dell'industria di Hollywood, esposti e a una monocultura che come la quasi omonima versione agricola (monocoltura) è foriera di disastri e di un'ignoranza superficiale e fracassona. 
Anche adesso, alla mia età, sarei disponibile a sciropparmi una serie sul Cinema Finlandese o sul Cinema Nazista (tra l'altro esiste un ottimo Barone di Münchhausen di Josef Von Bany, girato nel 1943 a Berlino tra un allarme e l'altro), sicuro di trovare in qualcuno di quelli altro carburante per il mio immaginario.
Per favore arridatece le rassegne.
...
A proposito di film di sf, comunque, non perdo l'occasione di consigliarvi un buon film di fantascienza (coreano-statunitense-francese), Snowpiercer, protagonista Chris Evans (sì, proprio Capitan America), John Hurt, Tilda Swinton ed Ed Harris. Se riuscite a trovarlo ancora in giro andate a vederlo, altrimenti procuratevelo in qualche modo. 


    

9.5.14

Da ALIA Evo...


ALIA, ancora una volta. 
Ci sono le ultime novità, va bene, ma questa volta c'è anche un (piccolo) referendum tra autori, traduttori, curatori e semplici fan della serie di antologie per decidere dove pubblicare l'ultima edizione. 
Non mi ripeterò qui, vi basti sapere che si tratta di scegliere tra Amazon.it e il sito di LN-LibriNuovi. Per andare sul sito e aiutarci a decidere vi basterà cliccare qui: 


Grazie a tutti coloro che vorranno partecipare e fornirci qualche info in più per la scelta. 

 

30.4.14

Nei dintorni


Salve a tutti!
Sono qui, questa volta, per parlare non di questo blog ma del blog di LN-LibriNuovi al quale sto dedicando molto più tempo che al povero Fronte & Retro, e che - conseguentemente - mi sta dando qualche piccola soddisfazione. 
Nato ad aprile dello scorso anno, dopo l'esperienza comunque positiva del vecchio LN-out-of-print, raggranella ogni giorno dai 30 ai 100 passaggi - passaggi che corrispondono in buona parte a letture - con una tendenza alla crescita. Il sito raccoglie al momento poco meno di 800 articoli, in parte articoli già pubblicati su LN cartaceo e in parte articoli nuovi, di Consolata Lanza, di Silvia Treves, miei, la famose interviste di Nick il Noctuniano, gli articoli di Franco Pezzini più varie ed eventuali.
E il sito cresce anche grazie a una forma di cannibalismo, dato che spesso, nel momento di scegliere dove pubblicare una mia recensione, finisco per pubblicarla su LN, perché comunque sono sicuro che lì qualcuno lo leggerà.
A questo punto mi viene in mente il buon Francesco Eandi, costruttore del sito di LN, che mi ammoniva a non disperdere i miei sforzi. "Lavora su LN, non preoccuparti del resto". Già, verissimo, solo che... Insomma, non è facile dedicare tutti i propri sforzi a un solo blog, oltretutto monotematico come LN. Ma su questo tema penso ritornerò. 
In ogni caso è curioso come le letture del sito procedano indipendentemente dalla lunghezza dell'articolo. 
Il buon Francesco Eandi (sempre lui) mi ammonì a suo tempo che "articoli troppo lunghi facilmente vengono saltati" e non ho motivi per dubitarne, ma dando un'occhiata ai post più letti gli articoli lunghi, gli speciali, le interviste, le mappe (recensioni di più libri dello stesso o di diversi autori) risultano letti con la stessa frequenza degli articoli più brevi. Ora, assumendo che la lunga esperienza di Eandi nella gestione di siti internet dà più che qualche valido fondamento ai suoi commenti, non posso che osservare che gli articoli più lunghi pubblicati su LN hanno qualche peculiarità che li rende, nonostante tutto, appetibili. L'approfondimento su un autore, per esempio, o una visione più ampia su un genere e sul suo passato, storia e storie di autori e città, riflessioni sulla scienza e le scienze... tutti elementi che hanno contribuito a spingere non pochi lettori a fermarsi sulle nostre pagine. 
D'altro canto resta vero che spesso ciò che un lettore cerca è un commento rapido e incisivo che non superi, possibilmente, le venti - trenta righe. E temo sarà bene lavorare anche su questo genere di recensioni brevi. 



Ma veniamo ai problemi, ovvero, in qualche caso, alle scelte compiute:
D.: A che cosa serve recensire libri usciti 10-12 anni fa e divenuti introvabili? 
R.: Beh, a parte che ormai di irreperibile grazie a internet non esiste quasi più nulla, il concetto è quello di conservare la memoria di buoni libri e di buoni autori. Comunque nelle pagine di LN esistono centinaia di articoli che non ripubblichiamo perché troppo evidentemente legati a un altro momento e ad altri gusti. I titoli recuperati lo sono per qualità del libro presentato. 
D.: Pubblicate soltanto recensioni e simili?
R.: Per il momento sì. Un grosso problema sul quale stiamo riflettendo sono i libri elettronici autoprodotti e i libri autopubblicati. Meritano o no un commento, interessano - soprattutto i secondi - a qualcuno di diverso dall'autore? E se fra di loro si annidasse un secondo Shakespeare o un secondo Dante Alighieri? 
Niente battute, per favore. 
Anche questo è un problema sul quale merita riflettere.
D.: I vostri pareri sono talvolta molto diversi dal mio. Ma non ho voglia di scrivervi per farvelo sapere. 
R.: Già. Pochi commenti e solo qualcuno che suggerisce ulteriori percorsi o fa notare educatamente di non essere d'accordo con un commento o una recensione. Una dozzina al massimo. Siete tutti così convinti che siamo il massimo, tanto da non meritare altro che un rispettoso silenzio? Ovviamente non è possibile: il problema è la normale pigrizia del navigatore che apprezza - o non apprezza - ma non ha voglia di commentare. Sarebbe bello leggere anche i vostri commenti, almeno ogni tanto, ma non abbiamo nemmeno intenzione di sparare megakzzte per darvi la soddisfazione di scriverci quanto siamo farlocchi. Insomma, i vostri commenti sono graditissimi ma se continuate a rimanere in silenzio ce ne faremo una ragione.
D.: Ricorrerete ancora a collaborazioni con altri siti e blog?
R.: Perbacco! Stiamo studiando un modo per reclamizzare sulla pagina FB della rivista (che esiste qui) gli articoli e gli interventi che ci sono parsi più interessanti e continueremo a ripubblicare interviste e articoli da altri blog - come abbiamo fatto finora per Nocturnia e Anaconda Anoressica. Oltre a questo presto pubblicheremo un intervento nel quale si invitano i lettori a inviare le proprie recensioni. Piccola nota: non inviateci, per favore, richieste di recensioni alla vostra ultima opera. La risposta non può che essere negativa, non per perfidia pura ma semplicemente perché ci è impossibile leggere a un tale ritmo e scrivere qualcosa che abbia un minimo di senso. E comunque le nostre esperienze - le mie in particolare, dal momento che ero uno dei due addetti a leggere i libri che arrivavano in libreria inviati dagli autori - sono state estremamente negative. Mai dire a un autore esordiente che il suo libro non assomiglia nemmeno un po' a un capolavoro. Per un po' ho conservato le lettere che mi arrivavano in risposta ("lei non capito nulla"; "ma è possibile che lei sia così bestia da non aver compreso che..."; "la sua lettera mi ha spezzato il cuore e non sono riuscita a dormire per tutta la notte"), poi ho smesso di farmi il sangue amaro, ho buttato via l'epistolario e preferisco rispondere: "grazie non fumo".
...
Per il momento ho terminato, sperando di essere riuscito a spiegare come mai ultimamente sono uccel di bosco sulle frequenze di Fronte & Retro. Sinceramente fatico a star dietro a tutti e due i blog. Può darsi che, in definitiva, abbia ragione Eandi, ma ne riparleremo.   


25.4.14

Tempi magri


No, non sono scomparso. 
Né mi è successo qualcosa di terribile.
Semplicemente non sono riuscito a trovare qualcosa che meritasse scrivere, o che io fossi in grado di scrivere decentemente. È un  momento vuoto di idee e di stimoli e più o meno tutti i giorni rifletto sul mio blog abbandonato senza che mi venga in mente qualcosa da scrivere. 
Qualcosa da scrivere che non annoi a morte i miei pochi lettori, ovviamente. 
Sicché, tanto per non lasciarlo troppo a lungo vuoto, racconterò due cose sui libri che ho letto e sto leggendo.
Su un vecchio libro di McEwan, per esempio, non dei più riusciti, a mio umilissimo parere: L'amore fatale, anno 1997. Però una storia curiosa raccontata magistralmente. Se doveste incontrarlo usato (io l'ho pagato 2 €) non fatevelo sfuggire. Ho finito di leggere Menti tribali di Jonathan Hardt, saggio lungo più o meno il doppio di quanto sarebbe stato utile per illuminare il complesso rapporto tra psicologia e religione. Un libro sicuramente ben documentato e ricco di riferimenti, in ogni caso meritevole di essere letto ma sostanzialmente utile giusto a non deprecare a vuoto e non cominciare mai una disputa con un Testimone di Geova o con un vecchio leghista non pentito. Quando la morale diventa politica - o religione - schierarsi contro affermazioni indimostrabili e "sentimentali" significa farsi odiare ora e per sempre. E anche tenere una posizione bassa senza esporsi troppo non serve a nulla perché si ha a che fare con gente che HA RAGIONE  e non intende farsi ulteriori domande su nessun argomento. 
Una coppa piena di stelle di Robert F. Young è un'antologia di sf del 1968 che ho recuperato in edizione Galassia. Eccellente il racconto L'Albero e non male gli altri ma l'antologia precedente, Trenta giorni aveva settembre sapeva tenere un miglior equilibrio tra lo stile rarefatto dell'autore e il tema, in genere attentamente morale. In ogni caso non male, anche se la maledetta rilegatura americana ha rischiato spesso di trasformare il libro in una raccolta incoerente di fogli sparsi. Lo spazio deserto di M. John Harrison è il terzo volume del ciclo iniziato con Luce dell'Universo. Un'eccellente raccolta di immagini che in certi momenti capaci di donare una doppia vista, un'umanità sottilmente cambiata che non è sempre possibile comprendere fino in fondo e una storia che non si chiude. Mi è piaciuto? Bah, ho provato in diversi momenti il desiderio di far volare il volume dalla finestra, ma quando un'immagine mi colpiva, mi colpiva a fondo. Non lo consiglio a nessuno, ma comunque merita la lettura, magari cominciando dalla lettura del primo volume. 
L'ultimo amore del presidente di Andrei Kurkov, ed. or. 2004, mi è stato consigliato da mia figlia o l'ho trovato davvero notevole. Senza contare che la vicenda riguarda un immaginario Presidente dell'Ucraina, quindi curiosamente molto attuale. Non è un romanzo politico ma schiettamente esistenziale, raccontato su tre diversi piani temporali, con il gusto amaramente umoristico di Kurkov. Acquistato per 4,90 €, in versione rilegata, quindi solido e ben rilegato. Che vuol dire qualcosa sulla comodità di leggerlo. 
Affascinante Ragnarök, la fine degli dei, di A.S.Byatt, il racconto di come la mitologia norrena viene recepita e interpretata da una bambina sfollata nella campagna inglese durante la guerra. Delicato come un cristallo e potente come una nota d'organo merita la lettura e la rilettura. WWW3: la mente di Robert Saywer dà l'idea di essere stato scritto per un pubblico di teenager. E ha l'enorme difetto di immaginare un'intelligenza nata dalla Rete buona, comprensibile, ragionevole, fantasiosa e tollerante. Si legge sperando che prima o poi l'intelligenza artificiale escogiti qualcosa di terribile ai danni dell'umanità, ma questo avviene solo per colpa dei perfidi politici cinesi, e comunque si tratta di un breve momento che verrà presto rimosso. Non solo, la Mente spesso tiene interventi pubblici che Sawyer ci presenta in esclusiva. In sostanza la conclusione è che l'umanità è drammaticamente ignorante e spesso può diventare cattiva sempre perché ignorante, un ragionamento già abbondantemente sentito. Meno male che nascono altre forme di intelligenza che ci salveranno, sempre che lo vogliamo, naturalmente. Frank Close, infine, è l'autore di Neutrino, storia e natura della particella più elusiva e insieme più comune nell'universo. Sono a pagina 120 su 162 e posso già affermare di non aver gettato via il mio denaro. 
Nient'altro da aggiungere. È molto probabile che la prossima volta parlerò di ALIA, anche perché in questo momento non ho in mente molto altro. Un abbraccio a tutti. 

9.4.14

La decadenza


Sì, questa volta parlerò di lui, il nostro beneamato B., l'uomo che ha contribuito a rendere l'Italia un paese anche più corrotto, disperato e vile di quanto non fosse. Un colpevole tra i molti colpevoli, un corruttore ma di genio e fantasia, forte con i deboli e debole coi forti, dotato di un numero considerevole di manie e con alcune idiosincrasie tipiche degli italiani della sua età e della sua formazione mentale. 
A volerlo guardare con attenzione in questo momento c'è di che rimanere esterrefatti pensando a coloro che persistono tuttora nel sostenerlo e nell'augurarsi sia di nuovo lui a divenire presidente del consiglio. Capelli da manichino schierati sul cranio a nascondere la calvizie vincente, rughe ritoccate, occhi piccoli, pronti a scorrere dalla falsa bonomia alla rabbia livida, orecchie enormi che affiancano il cranio come come ali in lenta crescita, corpo piccolo e decisamente inquartato, collo corto, il viso perennemente atteggiato a una smorfia rabbiosa. Onestamente si tratta di un individuo antropologicamente ributtante ma, come l'imperatore della fiaba, c'è sempre qualcuno pronto a dire che i suoi abiti - e con essi i suoi modi, il suo umorismo greve e imbarazzante, il suo gestire da arricchito e ben fiero di esserlo - sono meravigliosi, unici, splendidi, inimitabili, executive e insieme virili, pensosi e mistici. Ma non è tanto l'omarino di burro ormai irrancidito a richiamare la mia attenzione, ma è il vasto popolo - più o meno il 15% della popolazione italiana - a richiedere un surplus di attenzione. 
Donne, innanzitutto, più del 60% del suo elettorato è femminile. Di basso livello culturale e sociale, molte giovanissime ma anche molte anziane, che posseggono come unico canale di comunicazione con il mondo la televisione. Che hanno una visione appiattita e timorosa della realtà, quel posto dove si aggirano scippatori, truffatori, violenti di ogni genere e razza pronti ad approfittare di una povera donna. Se per i giovani e i giovanissimi il voto per B. è un voto da menimpipo, dato senza troppa convinzione - fatta eccezione per i fanatici dello statu quo e gli estremisti di centro, sempre pronti a correre in soccorso del vincitore -, il voto degli anziani ha caratteristiche diverse: è stato per molto tempo un voto dato direttamente alla TV, a esprimere gradimento e fiducia nel mondo che quella TV trasmetteva, rendendolo più reale della realtà. Ultimamente, però, anche queste classi di sostenitori dell'ex-cavaliere sono tendenzialmente in caduta. La condanna del Cavaliere è un dato reale, che anche se non viene preso troppo sul serio pesa comunque sul suo giudizio e, ancor di più, pesa la crisi economica di fronte alla quale il nostro valoroso B. si è dimostrato un chiassoso e inutile moscone in mezzo alla tempesta. Questo ovviamente non significa che i votanti di B. siano pronti a passare massicciamente a sinistra, ma non è detto che lo vogliano seguire fino alla fine. Una parte considerevole del suo elettorato si è già traferita sotto le bandiere di Grillo, attirati dalle urla del comico che promette un'Italia senza Euro né impegni con l'Europa, un'Italia che non paga i suoi debiti, che butta fuori gli stranieri e che riduce il suo debito pubblico licenziando gli statali (!!!). Il ché è almeno in parte la base ideologica dei Tea Party, detto per inciso. 


Certo, sono voti persi ma non sarebbero necessariamente persi per sempre se Forza Italia fosse ancora in grado di rappresentare insieme i piccoli e grandi evasori fiscali del nord e il notabilato meridionale attiguo alle mafie, un piccolo miracolo che era stato possibile all'ex-cavaliere. Ma la crisi pesta forte e molti tra costoro non si fidano più di Mr. B. e dei suoi sfiatati, corrucciati e brodosi proclami contro la magistratura rossa e gli zombie comunisti. Proclami utili per i quattro fessi che popolano i suoi  comizi a porte chiuse a sentire la sua voce al telefono ma non funzionano più, se non marginalmente, sul suo elettorato storico. 
Come non bastasse si è scatenata la corsa al posto al sole tra i suoi ex-pretoriani, dalla neo-fidanzata giù giù fino al Brunetta. Tutti a commentare in vario modo la situazione attuale, ciascuno a dichiarare una posizione diversa destinata a rientrare davanti alla presa di posizione ufficiale di B. ma faticosamente, riluttanti come ragazzini che stavano per fare a botte. Una volta non era così, ammettiamolo, i reggicoda di B. erano trombonauti che ingoiavano la carta carbone e la risputavano a gran voce, tutti identici e sovrapponibili. Ora che il piccolo vecchio ha paura della magistratura, dei propri infiniti peccati che vengono a galla come cadaveri e dell'età che avanza, i reggicoda sono in ambascia e ciascuno cerca di richiamare l'attenzione su se stesso come può.   
Passato il tempo dei lunghi cortei di affaristi venuti a guadagnare un pezzetto sugli affari di stato, all'ex-cavaliere non rimane che paventare il suo breve futuro e continuare a telefonare ai suoi dodicimila Club Forza Silvio ripetendo per dodicimila volte la favola nera di Magistratura Democratica e dei comunisti revenants condita con qualche barzelletta stantia. 
Un lungo tramonto di una lunga giornata senza gloria. Un'oscura decadenza, come è giusto che sia. 


8.4.14

ALIA le ultimissime novità


Ogni tanto anche coloro che dormono a lungo danno qualche segno di vita. 
Il sito di ALIA si è palesato con una veloce cronaca della situazione al tempo presente, con gli ultimi arrivi e qualche previsione ragionevole per la chiusura di ALIA Evo. 
Nulla di che, ma nel caso foste interessati vi basterà schiacciare 


Buona lettura!

 

 

2.4.14

Una nuova antologia e altro


Sono in ritardo sul blog. Me ne rendo conto. 
Ma non ho trovato uno straccio di argomento del quale meriti discutere. Renzi che straparla, Berlusconi che aspetta e si agita in attesa della condanna, Grillo che gira l'Italia per sparare a destra e a sinistra - particolarmente a sinistra... In una situazione internazionale che non promette nulla di buono. Non so chi si augurava o si illudeva che lasciando la briglia sciolta al capitalismo finanziario sarebbe andata meglio per tutti. Non è stato così. Non è così. Continuano ad aumentare i poveri e il ceto medio produttivo si va gradualmente sfaldando, vendendo il futuro per poter acquistare il presente. E i giovani - sempre meno - sono (in Italia) al 42% di disoccupazione e per vivere sono costretti a convivere con i genitori. Che aggiungere ancora?
Così per una volta parlerò di me stesso e dei miei piccoli progetti. 
Sto preparando una nuova antologia che - se l'editor la troverà accettabile -  dovrebbe uscire in versione elettronica. Niente sf, questa volta, ma storie di fantasmi... no, non proprio, storie di presenze, quelle presenze che si infilano in vite assolutamente normali, guadagnano spazio, pensieri, sogni e le mutano profondamente e irreversibilmente. Presenze di amanti perduti, di un compagno di scuola scomparso, di un passato che non può tornare... Otto racconti per poco più di un centinaio di pagine. Due racconti - i più lunghi - sono a suo tempo usciti su Fata Morgana, uno sull'ultimo ALIA, un paio su un'antologie pubblicate da altri editori e gli altri tre sono inediti o usciti esclusivamente qui, sul mio blog e sono stati scelti proprio per queste presenze che ne fanno un'antologia compatta. Un altro paio di racconti, comunque, li tengo di scorta nel caso ne fosse scartato qualcuno o se fosse necessario imbottire ulteriormente il panino. 
Credo si tratti di un buon lavoro, anche se temo di non essere la persona giusta per dirlo. 
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Capitolo ALIA. Ne parlo qui, poi ne parlerò anche sul blog ALIA Evo. È arrivato il primo dei racconti stranieri ed è arrivato anche il testo di Paolo Cavazza, F come Frankenstein. Il totale finora è di dodici autori ma mancano finora all'appello altri cinque autori, due italiani e tre stranieri. Il totale è al momento di 250 pagine ed è prevedibile che alla fine sfioreremo le 400. Dove lo venderemo, a quale prezzo? Sinceramente non l'abbiamo ancora stabilito. Tenendo comunque conto che gli autori, i traduttori e i redattori hanno offerto le loro opere e il loro lavoro gratuitamente non dovrebbe essere un problema offrire ALIA a un prezzo decisamente popolare. Quanto ai tempi di realizzazione mi scuso per i tempi pressoché geologici della realizzazione dell'antologia ma i tre traduttori hanno sempre il problema di sopravvivere, dopodiché si può dedicare del tempo a cercare i possibile autori, aspettare che gli autori scelgano il racconto che pare loro più adatto, attendere l'invio, tradurlo e infine inviarlo. Non è un lavoro da poco. Se siete tra coloro che stanno aspettando ALIA resistete, l'antologia è vicina al sua pubblicazione. 
...
Ultima cosa, la scorsa settimana ho incassato il piccolo quibus per il lavoro di correzione e impaginazione per un libro. Nulla di che, ma mi ha comunque fatto piacere essere ancora in pista nel settore editoria. A questo lavoro dovrebbero seguirne altri: un piccolo beneficio per il portafiglio e un beneficio non piccolo per la possibilità di lavorare su un libro. Che ci volete fare: sono fatto così.


25.3.14

La Serenissima 2.0


A fine maggio si va a votare per le europee. 
Chi avrà voglia di farlo.
Da una parte i partiti "europeisti", dall'altra gli "antieuropeisti". Una divisione del tutto nuova.
E intanto in Veneto un "referendum" on line dichiara che più dell'80% dei veneti aventi diritto al voto è favorevole all'indipendenza. Ovvero alla rinascita della Serenissima. O del ritorno degli austriaci. O a una nuova Scozia o a una nuova Catalogna. 
C'è poco da ridere o da sostenere che il referendum è stato un bidone sul modello delle votazioni di Grillo. Il risultato del "referendum" non è troppo diverso dal risultato dei sondaggi tenuti da agenzie statistiche. Ed è comunque estremamente probabile che più della metà dei veneti sia favorevole quantomeno a un grado di maggiori autonomia - fiscale, economica, politica - e una minoranza significativa sia favorevole e dividere le sorti del Veneto da quelle dell'Italia.
«Ma scherziamo?»
Pare di no. Lo stato italiano, con i suoi quasi settant'anni di vita - e gli ultimi anni di una crisi dalla fine tuttora lontana -  è riuscito a scavare profondi solchi tra le etnie nazionali. Tra il Nord e il Sud, tra una regione e l'altra, tra un gruppo etnico e l'altro. Il senso di far parte di una stessa nazione non è mai stato troppo solido in Italia e oggi, nel 2014, è decisamente in coma. E non è nemmeno questione di Lega o di M5S. La propaganda leghista e gli stop-and-go dei grullini hanno inciso molto poco sulle considerazioni di chi - anche senza prospettive reali - ha comunque votato per un'indipendenza purchessia. 
Curioso, ma fino a un certo punto, che gli scozzesi, che andranno a votare tra un paio d'anni, sostengano la propria indipendenza appellandosi a un rapporto antico e preferenziale con le democrazie nordiche: Norvegia, Svezia, Finlandia, Islanda e attacchino l'attuale politica inglese, molto lontana dal sogno di welfare socialdemocratico che gli scozzesi - che hanno eletto 1 solo deputato conservatore alle ultime elezioni - considerano evidentemente essenziale. 
Il "governo lontano", il "governo estraneo e nemico" sembra divenuto un luogo comune per i separatisti, gli anti-europeisti, gli autonomisti, gli alternativi, i neofascisti e tutte le formazioni più recenti che si rivolgono agli strati sociali più colpiti dalla crisi economica. E la profonda differenza rispetto a qualche anno fa è che l'Europa ha cessato di essere un riferimento essenziale per diventare l'Europa delle banche e dei tagliagole. Lo stesso successo del Front National in Francia deve molto a quest'atteggiamento di scetticismo, sospetto, rabbia nei confronti di una crisi contro la quale i partiti di sinistra fanno poco, quando non fanno l'esatto contrario di quanto promesso, collaborando direttamente a un'austerità fortemente deflattiva.  
I risultati catastrofici di una UE staccata dalla realtà politica dell'Europa emergono gradualmente e sono sempre più numerosi. I contrari all'immigrazione, i sostenitori di una moneta nazionale, chi propugna l'inserimento di tasse contro la produzioni straniere  crescono ovunque e non soltanto qui in Italia. È un fiume sotterraneo che emerge soltanto a tratti ma la cui vista è sufficiente a sconcertare e terrorizzare i politici di più lunga navigazione. 
Un'Europa nata per diventare una realtà politica e svilitasi a diventare il sicario del FMI per garantire la situazione delle banche europee - e in particolare tedesche - troppo esposte nei confronti della Grecia. E la possibilità di creare un'Europa di popoli e non di banchieri e speculatori sembra impallidire ogni giorno di più. 
C'è ancora qualcosa da aggiungere? 
Il "referendum" in Veneto e il suo risultato hanno radici lontane. In primo luogo la vittoria della finanza sull'economia produttiva. Una tendenza nata negli anni '80 e della quale non ci siamo ancora liberati. Come non ci siamo mai liberati dello spettro di un PIL perennemente in crescita. Il vero problema e dare nuovamente agli italiani (compresi i veneti) la possibilità di esprimersi sull'Europa. Altrimenti la fine di un sogno chiamato Europa e con essa la fine di settant'anni di pace sono vicini. 

P.S.: ne approfitto per ringraziare l'ottimo Nick il Nocturniano che con un suo intervento sulla situazione in Veneto mi ha smosso dalla mia pigrizia e convinto a scrivere questo post. 


18.3.14

Come ai tempi delle cannoniere


L'Armata russa ha invaso la Crimea. 
Anzi, secondo la maggioranza degli abitanti l'ha "liberata". 
Ovviamente l'Ucraina, non del tutto ancora uscita da una guerra civile nata per l'adesione all'UE, non è minimamente d'accordo e ritiene l'occupazione e il referendum tenuto sotto le armi russe una truffa e un danno evidente all'integrità nazionale. 
L'UE e gli USA sostengono il punto di vista ucraino mentre Putin dichiara che il referendum è stato del tutto legittimo e che la presenza dei soldati russi, sostenuti dalle milizie che fino a una quindicina di giorni fa sparavano in piazza Maydan ai manifestanti pro-Europa, fa parte del patto con l'Ucraina e che i soldati si trovano lì per difendere le strutture e le installazioni navali russe.
L'Ucraina è in una situazione altamente pericolosa: è un paese a un passo dalla bancarotta, con il territorio orientale a maggioranza russa, con l'estrema destra al governo e una situazione interna quantomeno delicata. La scelta degli abitanti della Crimea (più apparente che reale se si tiene conto dell'andamento abituale delle elezioni in Russia), escluso il 20% della popolazione che non è andato a votare, discende probabilmente anche dalla situazione dell'Ucraina. Affidarsi alla Russia può significare una ripresa economica per molti di loro o quanto meno può così apparire anche grazie alla propaganda russa.
E gli altri? L'UE, gli USA?
Si prevede che gradualmente giungeranno a bloccare i capitali russi all'estero - che infatti in questi giorni stanno riprendendo rapidamente la strada di casa - e che sospenderanno tutti i contratti aperti. Già. Ma l'Europa, Italia compresa, dipende per più del 20% dal gas russo. Un interrogativo tutt'altro che piccolo. 
Gli USA sospenderanno anch'essi, ma tenendo conto che l'interscambio economico tra Stati Uniti e Russia è molto inferiore a quello tra UE e Russia i danni per l'economia americana saranno decisamente inferiori. E ovviamente anche meno incisivi.
Putin, d'altro canto, non può fare passi indietro pena la perdita di popolarità in patria. Gli operatori economici russi, di umore già non particolarmente felice per le perdite previste, si presume non avranno troppa pazienza per una vicenda che non ha molto a che vedere con l'economia quanto con la politica. La Duma ha già dichiarato che riconoscerà l'andamento del referendum in Crimea, il che significa che le sanzioni dell'Occidente non potranno che continuare. E che in Ucraina le posizioni più fortemente nazionaliste guadagneranno spazio e voce. 
Qualcuno ha notato come la politica seguita in questo periodo dalla Russia post-comunista assomiglia in maniera allarmante a quella del fraterno aiuto che l'URSS utilizzò in almeno due occasioni: l'invasione dell'Ungheria e quella della Cecoslovacchia. Non si tratta, come potrebbe sembrare, di un ritorno a una prassi tipicamente comunista ma il ritorno a una politica imperiale, per la quale la Russia - come l'URSS di un tempo - non tollera politiche autonome da parte delle repubbliche che ritiene facciano parte della sua area di influenza. In questo caso l'Ucraina. La convinzione della funzione imperiale della Russia è un filo rosso che corre per tutta la sua storia ed è stata consegnata senza significativi mutamenti dagli Czar al governo comunista ai suoi successori. E uno degli aspetti più pericolosi della politica di Putin è proprio l'impegno per una rivincita contro i nemici che circondano la Santa Madre Russia: l'Occidente e gli ex-vassalli dell'Europa orientale. Che per ottenere questo risultato si debba far ricorso alla politica delle cannoniere come ai tempi del colonialismo inglese e francese è soltanto un apparente salto indietro nel tempo. Come è stato ed è per la Siria la Russia non è disposta a fare passi indietro ed il suo esercito, parte considerevole e pesante del suo complesso militar-industriale, è sempre pronto a muoversi per difendere gli interessi patriottici. Tenendo conto che la Russia è tuttora una potenza atomica direi che non c'è molto da stare allegri. 
Trattative, propongono UE e USA. Ben vengano, tenendo però conto che la Russia, come la Germania di Hitler, non può fare troppi passi indietro né ritornare alla situazione iniziale. I russi "schiacciati e oppressi" da governi stranieri sono un'eccellente strumento di propaganda per una politica estera avventurista e pericolosa. Le democrazie occidentali esitano e certo non andranno oltre le sanzioni previste per difendere l'Ucraina. Ma Putin non intende mollare, la Crimea - e in generale la sua politica estera - sono il vero marchio della sua presidenza.
Soltanto una sinistra curiosità per concludere: la propaganda sulle ingiustizie cui sono soggetti i russi non ricordano un po' troppo i tedeschi oppressi e sfruttati dai Cechi nella Boemia del 1938?  


11.3.14

Quote grige


Voi credete che le cosiddette "quote rosa" siano davvero importanti e che possano contribuire a elevare la qualità dei politici? 
Personalmente non lo penso. Mi sembra discutibile prestabilire le quote di partecipazione secondo un criterio "esterno" alla politica, che non ha nulla a che vedere con la scelta della professionalità, della competenza, dell'onestà.
Già, ma questo bel ragionamento può filare perfettamente per paesi come l'Islanda, la Finlandia, la Norvegia ecc. ecc., ma qui siamo in Italia, il paese di Cetto La Qualunque, dei politici scelti dal Cavalier B. sulla base della loro bovina fedeltà o delle loro doti di Azzeccagarbugli e di non poche donne per esclusivi meriti di letto. Quindi una formula come quella delle "quote rosa" può anche apparire insultante per molte donne ma è l'unica possibilità di apparire e dire la propria sulla politica nazionale e anche - perché no? - sulla condizione della donna.
Ma facciamo un passo indietro. 
L'Italicum, la proposta di legge di Renzi & Berlusconi riesce ad avere più difetti persino del tanto vituperato Porcellum. Nato sulla base del terrore per l'avanzata del M5S, punta su un premio di maggioranza grottesco (il 18%) per chi raggiunge il 37% - sia pure dopo un turno di ballottaggio -, non permette la scelta di un candidato tra gli otto presentati in ciascuna lista, esclude le forze minori, anche se sostengono uno dei blocchi maggiori e a maggior ragione le esclude  se si presentano sole solette e in sostanza limita le rappresentanze possibili a tre partiti, PD, FI e M5S. 
La scelta di eliminare le quote rosa - anche se il PD si è subito premurato di promettere che la presenza femminile nella sue liste sarà ricca e variata - significa semplicemente che i tre grandi blocchi non ammettono che esista un qualche genere di legge che imponga loro norme per la compilazione delle liste, ciò che B. voleva fin dall'inizio, che il PD non vuole ammettere di volere e che il M5S ritiene pericoloso, soprattutto tenendo conto delle fratture e dei continui litigi interni. In sostanza il fallimento delle quote rosa, che piacciano o meno, sancisce una volta di più che lo politica resta un "affare loro" e che le liste saranno né più né meno scritte dai consueti compilatori secondo gli ordini ricevuti. Un relativo maggior grado di libertà esisterà, si può forse supporre, nelle liste di PD o del M5S, anche se, in quest'ultimo caso, una scelta fatta on line sui server della Casaleggio & Associati dove è sufficiente cambiare browser o navigare in forma anonima per votare N volte (fonte: Jack's Blog) mi lascia, come dire, piuttosto perplesso.
La sostanza è che le quote rose non sono passate favorendo così la volontà del Cavalier B. e senza creare veri problemi né al PD né al M5S. 
Da questa semplice convinzione, credo, avrebbe dovuto nascere la convinzione di sostenerle, anche senza essere perfettamente d'accordo con la cosa in sè. 
La realtà con la quale ci troveremo a che fare sarà una versione incattivita del porcellum, un vero orrore che mi lascia in partenza molto perplesso sull'utilità della mia partecipazione al sacramento del voto. Dovrei votare per contribuire a eleggere un altro piffero del PD capace, magari, di NON votare per l'elezione di Prodi... Ma questi sono problemi personali, non mi dilungo. 
La vera soluzione al problema elettorale è, presumibilmente, l'uninominale con ballottaggio, sul modello francese  che ha, però, il grosso difetto di rottamare molti funzionari di partito e altri soggetti quantomeno molto discutibili sulla possibilità di rappresentare qualcuno che non siano le lobbies che li esprime. 
Il grosso, grossissimo problema è che questo genere di classe politica non può fare scelte che ne prevedano il suicidio. Da qui la scelta di eliminare le piccole formazioni e di mantenere ben stretta la scelta dei candidati preferibili per mantenere la propria posizione. Purtroppo le quote rosa sono andate a sbattere proprio contro una delle leggi non scritte che regolano la politica attuale: l'insindacabilità delle scelte operate al vertice. È un preavviso, aspettatevi di peggio.     

 

5.3.14

Ancora gotico


Ed eccoci alla seconda parte della presentazione dei volumi di gotico letti di recente. Comincerò dall'ultimo finito di leggere - e in parte di rileggere - i Racconti del soprannaturale di Joseph Sheridan La Fanu, curato da Malcolm Skey per le edizioni Theoria, 1990. La parte riletta è quella di Carmilla, le ultime settanta pagine delle 402 dell'antologia. Le altre trecento e passa pagine sono occupate da una scelta di eccellenti racconti dell'autore irlandese. Carmilla è una vicenda molto nota, il racconto di una vampira creata con venticinque anni d'anticipo sul conte Dracula di Bram Stoker. Carmilla, all'apparenza giovane e gradevole fanciulla, è in realtà un pericoloso vampiro al quale la sua coinquilina, Laura, si affeziona pericolosamente. Come nel Dracula di Bram Stoker sarà necessario l'intervento di un esperto in vampiri, il barone Vonderbug, per giungere a fermare le gesta del vampiro. L'aspetto più curioso e interessante di Carmilla rimane la sua deliziosa, sensuale ed enigmatica grazia che conquista la giovane Laura e che, contemporaneamente, sconcerta e preoccupa i meno giovani. L'intera vicenda assume così una curiosa coloritura di scontro generazionale, alla fine riassorbito ma pur sempre presente. Un particolarità unica nelle storie di vampiri. 
Quanto agli altri racconti non è facile segnalarne qualcuno in particolare. Mi ha colpito per la sua perfetta progressione di un orrore crescente, che non lascia spazio né speranze alla vittima, L'Inseguitore. Altrettanto perfetto nella costruzione, ma con un sottile gusto per lo humour nero, peraltro tipico dell'autore, Il testamento dello Squire Toby, un racconto di fantasmi. Altrettanto godibili Il té verde e Il giudice Harbottle, ma anche gli altri racconti, narrati con un gusto singolarmente divertito, meritano pienamente la lettura.
Del 1995, a cura di Giuseppe Lippi, la breve antologia Storie di fantasmi scozzesi, Oscar Mondadori. Tra gli autori più noti sono presenti Sir Arthur Conan Doyle (3 racconti), Sir Walter Scott (2 racconti), Algernon Blackwood, James Hogg e Allan Cunningham. Nell'insieme un'antologia, nonostante gli autori e l'ambientazione, decisamente minore. Brevi storie di revenants e di anime inquiete narrate in maniera piana, senza particolari brividi né orrore. Meritevoli di lettura il racconto di Blackwood, I lupi di Dio, Il racconto di Willie il vagabondo di Sir Walter Scott e Parentele di Ronald Duncan. Leggibili, ma senza particolari brividi gli altri. 
A seguire i Racconti del mistero e dell'orrore di Rudyard Kipling, curato (ancora) da Malcolm Skey e edito per Bompiani nel 1985. Se nell'antologia precedente era il clima non facile della Scozia a essere la cornice di ognuna delle storie narrate, qui è l'India dell'800 a essere oltre che cornice parte stessa delle vicenda narrata: «l'opprimente solitudine dei piccoli centri amministrativi della pianura, assediati dal caldo, dal tifo e dal colera, il formicaio da Mille e una notte dell'antica città di Lahore, la scomodità dei lenti viaggi in treno o a cavallo e dei dak bungalows per dormire durante la notte», scrive Skey. Un'ambientazione ideale per raccontare oscure vicende  cariche del maleficio della jadoo - la magia -  di incantesimi e sortilegi, di vendette fatali e dell'onnipresente superstizione che finisce per colorare ogni minimo aspetto del reale. I personaggi di Kiplig sono frequentemente giovani amministratori dell'Imperial Civil Service, schiacciati da un carico sovrumano di lavoro e oppressi da una solitudine che, fatalmente, finisce per essere complice di reazioni morbose.


«In taluni casi la presenza simultanea di turbe psichiche e di manifestazioni sovrannaturali porta - come nei racconti di Henry James e di Walter de la Mare - a un'ambiguità narrativa particolarmente inquietante: trama, struttura, personaggi e la stessa voce narrante [...] oscillano vertiginosamente tra un'esplicita realtà sovrannaturale e un'implicita realtà psicologica». 

Si tratta di tredici racconti, pubblicati in Gran Bretagna tra il 1884 e il 1893, tra i quali troviamo il lungo racconto L'uomo che volle essere re, un testo per molti motivi definitivo per quanto riguarda il sogno coloniale inglese (e non solo), Il risciò fantasma, un eccellente racconto interamente giocato sull'equilibrio tra l'apparizione fantasmatica e il carattere squilibrato del protagonista, Il marchio della bestia, storia di una possessione particolarmente sgradevole e l'ottimo e agghiacciante Nell'ora del trapasso. Detti quelli che a parere mio risultano i migliori, se ne avete occasione leggete anche gli altri: ne vale la pena. 
Ultimo della serie un romanzo edito per la prima volta nel 1787, un romanzo che è in qualche modo "fantastico" per il racconto della sua nascita. William Beckford, autore del. Vathek sostenne che esso fu scritto in due giorni e una notte, dato ahimé smentito dal semplice fatto che il Vathek fu concepito nel 1782 e passarono alcuni anni da concezione fino alla pubblicazione. 
Vathek non è una storia gotica in senso stretto, ma è piuttosto una sorta di riscrittura "gotica" del Faust di Marlowe, stesa con lo stile dei racconti delle Mille e una Notte (pubblicati in Francia nella prima metà del '700) e ambientata in un Medio Oriente fantastico. Si tratta di un romanzo affascinante, scritto con un ritmo sorprendente e filtrato dal gusto freddo, divertito e fatale di un favolista consumato. La morte e la dannazione dell'empio Califfo Vathek arrivano attesi dal lettore come giusta punizione per tutti gli orrori da lui commessi, più o meno come tutti i lettori attendono la giusta punizione per la matrigna di Biancaneve. O come tutti i cinefili attendono la giusta punizione per il Lupo di Wall Street del film di Martin Scorsese. Solo che non vi è nulla di morale e di edificante nel racconto del Vathek, a prevalere nel racconto sono una perfidia e una malvagità "principesche" che soltanto i mille capricci della realtà e i maligni scherzi di un destino impersonale riescono a distruggere. E Iblis, il diavolo della religione musulmana, riesce spesso vincitore di chi appare come un suo involontario servitore. Un buon libro che non dovrebbe essere troppo difficile trovare e che consiglio volentieri. 
Per il momento lo spazio destinato al gotico è terminato. Grazie a tutti coloro che mi hanno letto fin qui.