26.2.14

Tempo di gotico


Eccomi qui, come promesso, a presentare alcune antologie composte da testi scritti tra la fine del '700 e la prima metà del '900 che, in un modo o nell'altro, fanno tutti riferimento al "gotico", ovvero a quelle vicende curiose, incredibili ed agghiaccianti che si raccontavano un tempo intorno a un caminetto "in una notte buia e tempestosa". Tipico del gotico è il riferimento al fantasma - the ghost -, ad antiche case dove sono avvenuti eventi tragici e violenti, ad anime sofferenti che non possono lasciare il luogo dove hanno subito torti e hanno perduto la vita e che, non avendo pace, non possono abbandonare questo mondo. 
A una riflessione più attenta è quasi inevitabile paragonare la ghost-story al poliziesco classico, dove nel primo caso devono essere gli abitanti della casa a ricostruire l'andamento di un delitto avvenuto secoli prima mentre nel secondo sono i contemporanei a tentare di ricostruire una vicenda appena accaduta. La sostanziale differenza, tuttavia, può essere individuata nell'intervento di entità paranormali, superumane o decisamente infernali che rendono possibile la durata nel tempo del fenomeno, ed è questo aspetto del tutto "irrazionale" e profondamente romantico a costituire il baricentro del racconto gotico. 
Storicamente il romanzo gotico è una derivazione del pensiero romantico del XVIII secolo ed è caratterizzato dall'incontro tra elementi romantici e aspetti orrorifici. Tipico del racconto gotico è la parzialità della visione, ovvero la sostanziale inattendibilità del/dei testimone/i. I lettori sono chiamati a loro volta a "credere" a ciò che avviene ad un unico testimone senza nessuna reale verifica di quel che è realmente accaduto. Uno degli aspetti principali questo genere di letteratura fantastica è proprio la sua capacità di rimanere in equilibrio tra una realtà che potrebbe essere spiegata altrimenti e un fantastico che rimane dubbio e incerto quanto agghiacciante. 
Ultima precisazione, i testi che presento sono stati tradotti in italiano durante gli anni '80 (del XX secolo) e ovviamente non presentano autori successivi a tali date. Credo che si tratti di libri attualmente fuori commercio ma non escludo che si possano recuperare in forma di usato. 
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Il grande libro dei fantasmi, Tartaruga nera, a cura di Richard Dalby raccoglie venti racconti di altrettante autrici inglesi o americane. Tra le più note Elizabeth Taylor, Edith Warton, Fay Weldon, Angela Carter, Edith Nesbit. Racconti inevitabilmente di livello molto diverso ma con qualche punta di eccellenza per il racconto della Wharton, Gli occhi,   quello della Nesbit, L'automobile viola, per il racconto della Weldon, Frantumi. Decisamente gradevoli La signora in nero di Rosemary Timperly, Tre miglia più in sù di Elizabeth Jane Howard, I felici campi d'autunno di Elizabeth Bowen e Il pegno di Mary Sinclair. Di livello minore - o decisamente fuori dal tema proposto - i restanti racconti. Un'antologia che propone un gotico al femminile in ogni caso degno, raramente agghiacciante ma spesso affascinante. Un'ultima citazione per un racconto che punta molto di più sul tema psicologico che sul gotico propriamente detto, si tratta de La dama e l'unicorno, di Sara Maitland, scritto dall'autrice più giovane del gruppo. Una fiaba di tema erotico dal finale realmente sconvolgente. 
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Sempre di tema e composizione femminile l'antologia L'orrore al femminile a cura di Elinor Childe e John G. Pinamonte, Oscar Mondadori. Scopo dell'opera è quello di mostrare l'importanza delle autrici nella storia del fantastico e l'antologia è divisa in tre sezioni: Orrore antico, Gotico e Nero, Altri orrori. Nella prima compaiono autrici come Margherita di Navarra, Aphra Behn e Madame d'Aulnoys, le prime due con un frammento rispettivamente dall'Eptamerone e da Ooronoko, la terza con una leggenda di stile arcadico. Nel Gotico e Nero compaiono, tra le altre, Madame de Staël, Ann Radcliffe, Jane Austen, Mary Shelley, due delle sorelle Brontë, Matilde Serao e Grazia Deledda, con frammenti estrapolati dalle loro opere principali, dai loro epistolari o dai loro diari. Nella sezione Altri orrori  fanno (finalmente) capolino due racconti - L'uomo che studiava le lumache di Patricia Highsmith e L'albero di mele di Daphne Du Maurier che praticamente da soli valgono il prezzo (contenuto) dell'antologia. Difficile, in ogni caso, scacciare la sensazione di un testo assemblato per un pubblico femminile, praticamente digiuno di esperienze letterarie nel campo del fantastico nero e di scelte nei testi quantomeno discutibili. Diciamo che l'antologia ha la funzione di un invito alla lettura di testi come Frankenstein o Cime tempestose. Se per caso li avete già letti rimangono soltanto i due racconti citati e qualche altro frammento di feuilleton (ad es.: La morta viva di Carolina Invernizio) per passare un po' di tempo. 

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Diciannove storie che fanno paura è il sottotitolo di un'antologia pubblicata dal compianto marchio di Theoria e curata dall'altrettanto compianto Malcolm Skey: Fantasmi e no. Divisa in sei sezioni: I morti che tornano; L'occulto, l'occultismo, la magia; Vampiri e vampirismo; Presentimenti e sogni premonitori; Il doppio e L'umorismo, presenta autori come H.G.Wells, A. Bierce, A. Blackwood, W. de la Mare, M.R.James, A.C. Doyle, H.P. Lovecraft, R, Kipling ed H. James, il tutto in trecento pagine stampate con un corpo che a occhio di può riconoscere come Times 10 o al massimo 11. Ovviamente sarebbe inutile aggiungere che si tratta di un'antologia da possedere ad ogni costo, se non fosse che...
Sinceramente dei racconti pubblicati merita ricordare Lupo che corre di Algernoon Blackwood, Il sortilegio dei runi di Montague Rhodes James, Nell'ora del trapasso di Rudyard Kipling, Crewe di Walter de la Mare e L'allegro angoletto di Henry James. Quanto agli altri, nonostante cotanti nomi, si tratta di racconti di routine per autori che nelle loro vite ne hanno scritti centinaia, con la piccola burla (o truffa) di due paginette di H.P.Lovecraft dove l'autore racconta semplicemente la vicenda del Necronomicon (il libro) con i modi di un Borges ante litteram e che lascia il lettore stupefatto girando pagina e scoprendo che la storia è già bella che finita... Insomma, anche volendo essere particolarmente buoni diciamo che questa antologia può anche mancare nella vostra biblioteca, tanto più che dei cinque racconti caldeggiati ne avevo già letti quattro in altre antologie. 
E con quest'ultima antologia mi fermo. Ne ho altre quattro - credo - lette in questo periodo ma vorrei evitare di stancare i miei gentili lettori. La seconda parte di questo lungo articolo uscirà nel corso della prossima settimana.

22.2.14

In memoria di Francesco


Soltanto poche parole per ricordare il grande Francesco, cantante del Banco, morto ieri notte. Una voce unica, una presenza indimenticabile, una personalità musicale straordinaria. L'ho visto dal vivo soltanto una volta ma quanto basta per ricordarlo finché vivrò. Adesso di lui e del suo gruppo mi rimarranno soltanto le registrazioni, i video, i CD. Molto ma non abbastanza. Grazie di tutto, Francesco.



 

19.2.14

Letti e riletti


Lo so che ho dedicato molto tempo e molte parole per deprecare lo stato attuale delle librerie, ma ciò non toglie che io sono e rimango un "forte" lettore e in questo periodo, ricco di giornate buie, lente e piovose, mi sono dedicato alla lettura, sia di libri a suo tempo acquistati che di libri che possedevo in biblioteca ma che non avevo ancora letto. 
L'insieme è notevole, sicuramente, con libri editi tra gli anni '70 e gli anni '10 del nuovo secolo, con una nettissima prevalenza di romanzi e racconti gotici, a soddisfare una mia vecchia passione. Non credo che con questo solo post riuscirò a terminare la lista di libri. Nel caso il brodo si allungasse troppo rimanderò i libri più antichi ad un ulteriore successivo intervento.
E parlando di romanzi gotici è imprescindibile per me iniziare con un romanzo di Leo Perutz, inimitabile autore austroungarico nato e cresciuto sotto il governo KK (Kaiserliche und Königliche). Perutz è un autore che viene spesso dimenticato, forse perché comunque fortemente personale o forse perché il fantastico di area tedesca viene spesso sottovalutato o dimenticato. 
Il romanzo è intitolato Il Maestro del Giudizio universale, editore immancabilmente Adelphi. L'ambientazione è Vienna nei primi anni del XX secolo, il protagonista e voce narrante è il barone von Yosch, militare in congedo follemente innamorato di Dina, sposa di un grande attore. Il semplice dato che sia il protagonista in persona a raccontare la vicenda crea da subito una condizione particolare, il lettore, infatti, possiede unicamente il punto di vista di Von Yosch, individuo instabile, consumato da un amore ormai vano per una donna che fu sua ma che a suo tempo perdette. L'inevitabile incidente avviene durante una cena a casa di Eugen Bischoff, il grande attore sposato con Dina. Egli viene ritrovato agonizzante colpito da due proiettili. Inevitabilmente viene sospettato von Yosch che ha avuto l'occasione e il movente per compiere il delitto, senonché... Il barone si ritiene innocente, in apparenza, e uno degli invitati sostiene in maniera argomentata la sua innocenza, ma von Yosch è perseguitato dal ricordo o dalla visione dell'assassinio da lui compiuto. 
Inevitabilmente il barone si sforza di venire a capo dell'accaduto e di ricostruire quanto accaduto all'attore. La vicenda si accresce gradualmente in una lenta spirale di follia, coinvolgendo un usuraio ebreo, una giovane farmacista e altri personaggi fino a giungere a un maestro pittore italiano del sedicesimo secolo la cui strana vicenda parrebbe risolvere l'enigma. Ma è una nota dell'autore in calce al romanzo a rimettere in discussione l'intero intreccio, lasciando il lettore, che aveva bene o male creduto nello scritto del barone, felicemente sorpreso e confuso.
Un romanzo che ho acquistato domenica e che ho terminato ieri sera. Egregiamente tradotto e condotto con tutta l'attenzione rigida e sognante di un ottimo autore è un libro che consiglio volentieri e che, essendo uscito nel 2012 non dovrebbe essere difficile rintracciare. 
Sempre da un originale scritto in tedesco, Lui è tornato (Er Ist Wieder Da) di Timur Vermes, 2013 Bompiani. Adolf Hitler si risveglia ai nostri giorni in un campo abbandonato a Berlino. È in divisa, sia pure intrisa di benzina, e sta passabilmente bene. Raggiunge un'edicola sperando di trovarvi la Völkische Beobachter ma rimane sorpreso e confuso dal genere di giornali che sono disponibili. L'edicolante, a sua volta sorpreso dalla somiglianza dell'uomo con l'Adolf Hitler di sessant'anni prima, lo considera un ottimo attore, tanto da metterlo in contatto con alcuni impresari televisivi. In breve tempo Hitler si trova a disporre di un breve spazio televisivo e poi di un intero programma che raggiunge presto una buona audience. L'aspetto peculiare della cosa è che Hitler non ha minimanente cambiato parere e i suoi discorsi, sia pure depurati per volontà della direzione dal suo antisemitismo, e il suo punto di vista, davvero curioso nella Germania odierna, collezionano simpatie tra ogni genere di cittadini. Un attentato compiuto da un'organizzazione di estrema destra lo rende ancora più popolare e tutti i partiti del Bundestag - CDU e SPD prima di tutti - gli offrono la propria tessera.
Un discreto romanzo, dove un Hitler sufficientemente verosimile rispetto al personaggio storico riesce a ridicolizzare la politica e particolarmente i grandi media tedeschi. Consiglio comunque di attendere l'edizione economica, 18,50 euro, infatti, sono un po' troppi per una satira, sia pure divertente.
Un vera delusione, viceversa, Una luce nella foresta di Paul Torday, Elliot ed. Diciamo che il libro, una horror story con per protagonista un burocrate piuttosto imbranato, fila via abbastanza bene fino alla comparsa nella vicenda del mostro della situazione. Una volta squadernata al lettore la sua particolare fissazione non è difficile immaginare come procederà la vicenda. Con un finale che sbanda tristemente sul misticheggiante, dimenticando una delle regole d'oro del gotico: mai tirare in ballo entità superne appartenenti alla propria religione e men che mai inscenare "interventi divini" per sgrovigliare un horror che sta appassendo. Il passaggio dal fantastico al meraviglioso (sacro) continua a non funzionare, nonostante Torday faccia il possibile per tenere alta la tensione. Dovessi dare un voto al libro me la caverei con un 5--. O con un "insufficiente nonostante l'impegno". Troppo poco per aver speso € 18,50, sia pure con lo sconto.
Altra delusione, particolarmente seccante dal momento che conoscevo l'autrice ed ero convinto meritasse leggere anche il suo ultimo libro, Le donne perdonano tutto tranne il silenzio, di Rosa Matteucci, Giunti editore. La vicenda è relativamente semplice da raccontare. Due donne, un'attrice in cerca di parte e una giornalista free lance, si rendono lentamente conto che i loro rispettivi amanti, un regista fallito e un produttore sfigato, sono troppo attaccati al loro borghesissimo menagé familiare per arrivare a distruggerlo pur di vivere con loro. Poco dopo metà del libro le due donne giungono (faticosamente) a solidarizzare e il lettore attende finalmente che la vicenda prenda il volo, mostrando a tutti di che cosa sono capaci due donne medie giunte alla decisione di vendicare i mille momenti d'amore vissuti in solitudine, nell'attesa di una telefonata, di un appuntamento, di un breve incontro. E invece no. Nulla di tutto ciò. Dopo un capitolo di raffinata predica condotta dal Cristo dimenticato sulla croce del film al quale lavorano regista e produttore, seguono un paio di capitoli stracchi, scritti come da contratto che chiudono il romanzo senza vincitori né vinti. 
«Non c'è un finale autentico per [questa] vicenda» avvisa l'editore nella seconda di copertina e si tratta, per una volta, di un'affermazione sincera e onesta. Ciò che rimane al lettore di una storia sgangherata e inconclusa è l'ottimo, raffinatissimo stile, carico di uno houmour dissacrante rabbioso e impaziente, ma sinceramento troppo poco per un romanzo che meriti leggere. 
Ultimo libro al quale dedicherò soltanto poche righe La battaglia di Canne di Massimo Bocchiola e Marco Sartori studioso di storia romana, edito da A. Mondadori editore, collana Oscar storia. Credo che abbiamo tutti un vago ricordo scolastico di questa battaglia, combattuta quando Annibale scese in Italia e sconfisse ripetutamente gli eserciti romani schierati per fermarlo. Canne fu una battaglia particolarmente sanguinosa che costò ai romani ben 8 legioni e più o meno 50.000 morti - contro gli 8.000 caduti cartaginesi - un numero terrificante vista l'età e le tecnologie utilizzate. Il saggio di Bocchiola e Sartori si vale del racconto nel libro III delle Storie di Polibio e dal libro XXII della Storia di Roma di Tito Livio, con frequenti confronti tra i due testi e allarga la propria visione alla situazione sociale, politica e istituzionale dei due imperi contrapposti. Un buon libro, in sostanza, scorrevole e ricco di interessanti osservazioni al prezzo ragionevole di € 10.00.
Bene, mi fermo qui viste le dimensioni raggiunte da questo post. Continuerò presto con le mie predilette storie di fantasmi.  
  

10.2.14

Ah, ma io non leggo


Flaubert sosteneva che gli era impossibile, da un punto di vista narrativo, riuscire a rendere personaggi insipienti, ignoranti, stupidi. Non riusciva a mettersi nei loro panni, a immaginarne le fissazioni, le fantasie, i sogni.
Questo accadeva a Flaubert e accade, nel mio piccolo, anche a me. Ormai da anni non mi capita quasi più di frequentare non-lettori. I miei amici e conoscenti rientrano massicciamente nella categoria dei forti lettori (dai 12 libri e più all'anno) ed è molto raro per me conoscere dei genuini non-lettori. Ma in realtà anche solo camminando per la strada, al mercato, in un supermarket incontro ogni momento un non-lettore. Una persona su tre, in sostanza, tenendo conto che abito in una grande città e non in un paesino da 2.000 abitanti, dove il rapporto sarebbe l'inverso, ovvero due non-lettori su tre incontri.
La realtà è quella che già conosciamo, nel corso del 2013 a leggere da un libro all'anno in sù è stato il 41% della popolazione italiana. A non leggere nulla il 59%. Il non-lettore tipo ha più di 75 anni (76% di non lettori), è maschio (il 63,4% non leggono), è del sud continentale (il 70% non legge), risiede in un paese con popolazione 2.000< (63,6). Ma, rimanendo nell'ambito delle statistiche, sarebbe anche possibile incontrare (una possibilità su cinque) un soggetto apparentemente insospettabile come un laureato (il 21,8% non ha letto nemmeno un libro nel corso del 2013). 
La percentuali dei lettori in Italia, comunque, non hanno mai raggiunto nemmeno lontamente il 50%. Anzi, dal picco faticosamente raggiunto del 46,8% nel 2010 siamo ritornati al 43%. La ragioni sono molte, ovviamente: la crisi economica e il costo medio delle novità librarie (16-17 euro) sono le più appariscenti, ma meno appariscenti ma altrettanto pesanti risultano essere la sostanziale mancanza di librerie nei piccoli e in molti medi centri – spesso prive di biblioteca o con una biblioteca nettamente sottodotata – il basso livello culturale della popolazione italiana, con una percentuale di laureati e diplomati pari mediamente alla metà (o anche meno) dei principali paesi dell'UE, la sostanziale mancanza di sostegno alla lettura da parte dei media, la carenza di iniziative in sostegno alla lettura da parte degli enti pubblici.
E l'esempio e il sostegno alla lettura non arriva certo dalla classe politica e imprenditoriale. Basterà ricordare il buon Tremonti (tra l'altro autore di un paio di libri) che sosteneva che «i libri non si mangiano»? E l'uomo di successo, secondo la vulgata contemporanea, non legge libri. Non si ferma mai, accumula denaro, donne, auto, cariche e pippa come un motore a reazione. 
Provate a immaginarne la conversazione.
I libri sono un genere per donne e per mezzi uomini un po' agé, più o meno come il sottoscritto. Infatti il maggior numero di forti lettori si raggiunge nella fascia di età compresa tra i 45 e 64 anni. Mentre tra i giovani maschi tra i 15 e i 17 anni la percentuale di lettori si ferma al 39% e nella fascia maschile di età tra i 25 e i 34 anni arriva faticosamente al 35%.
Ma i libri sono necessari? Sono fondamentali? Si può o no farne a meno?
Chiederlo a me è come chiedermi se potrei vivere altrettanto bene senza occhi e orecchie. Una semplice follia. Ma a quanto pare sono in molti a voler vivere senza vedere e senza ascoltare, più della metà della popolazione italiana. E con una percentuale anche più alta che non acquista quotidiani di nessun genere. Immaginare il futuro, comunque, non è un esercizio salutare. Per lo meno per un lettore. 
E con l'attuale distribuzione del PC e di internet in Italia nemmeno gli e-book riusciranno a risolvere il problema della lettura in Italia.

 

3.2.14

Insultare le donne


Stalking, insulti, minacce, pesanti allusioni a sfondo sessuale, frasi da maniaco compiaciuto, battute grassocce e cretine... il tutto espresso con la perversa serietà dei decenni che insultano il compagno di scuola grassoccio o la compagna di scuola che ci vede poco. Questo sembra essere il panorama contemporaneo di Twitter, Facebook e anche di non pochi blog. Secondo la giornalista californiana Amanda Hess (anch'ella tuttora vittima di stalking): «non serve ignorarle, questo genere di molestie rivolte massicciamente contro le donne [...] hanno un effetto sulla libertà delle donne on line; le minacce di stupro, lo stalking, possono sopraffarci, ridurre il nostro accesso, assorbire il nostro tempo, impoverirci anche economicamente per il costo di denunce e processi.»
La serie di volgari minacce indirizzate al presidente della Camera Boldrini, stimolate da un provvido post del nostro caro Grillo, raccontano di un'Italia sordida e sessista in una maniera semplicemente terrificante, di un'arretratezza morale e civile che si fatica a credere. «Tutta colpa dei grillini», vien voglia di pensare, rimandando per l'ennesima volta la fatica di riflettere. No. Temo che la responsabilità non sia interamente di chi ha votato o sostiene il M5S. Certo, l'abitudine a insultare gli avversari maturata sul blog di Beppe Grillo è in tutto e per tutto degno dei camerati del 1922, quelli che cantavano: «Della barba di Turati/Ne faremo spazzolini/ Per pulirci gli scarpini/viva viva il duce / Benito Mussolini», ma i messaggi lasciati all'indirizzo della Boldrini sono direttamente e disgustosamente a sfondo sessuale, con uno sfondo di violenza tipico dello stupro, quello condotto su una donna per dimostrarle «Chi è che comanda qui». 
«La farei trombare dal capo di un villaggio Rom» o «La regalerei a un gruppo di immigrati negri» - due tra i messaggi lasciati prima che lo staff di Grillo facesse scomparire tutto - sono un ottimo esempio di coniugazione tra razzismo e sessismo, purissima schiuma sopraffina di un maschilismo vecchio, malvagio e idiota. Se a questo aggiungiamo anche il ridicolo falò del libro di Augias condotto da un P.P. (povero pirla) sostenitore del M5S, ne abbiamo un quadro non tanto facilmente dimenticabile. Gli insulti alla Boldrini - con la quale si può o meno essere d'accordo, ma questo è davvero un altro discorso - hanno il sapore degli insulti da stadio, della massa che annulla le personalità individuali per diventare una bestia oscena, forte della propria violenza anonima e nel contempo dolorosa e vigliacca. Si attaccano i neri come si attaccano le donne. Come gli ebrei, i rumeni, gli handicappati, i conigli e quant'altro vi venga in mente. Internet e i forum vengono man mano occupati militarmente da soggetti che con nome e cognome o nascosti dietro un nickname vivono un rapporto con il virtuale fatto di insulti, aggressioni, minacce e rabbia. Prima di tutto contro le donne (delle quali hanno dannatamente paura). Questo non significa affermare che non ci fossero grillini o grullini in mezzo alle minacce e agli insulti - una certa dose di idioti non si nega a nessuno - ma ciò che colpisce dolorosamente è la noiosissima e stolida fissazione dello stupro e dell'umiliazione. Fallimento del maschio? È proprio il minimo che viene da pensare, accomunando, inevitabilmente, gli insulti on line con le botte in diretta date a mogli, compagne e fidanzate. Vi manca qualcosa, fratelli? Avete paura che le donne vi sovrastino, vi mostrino di essere più intelligenti, più forti, più decise, più risolute? Vi sentite dei nessuno e come tali siete pronti a farla pagare a qualcuno, segnatamente quelli che ritenete i più deboli? 
Ed ecco che la violenza contro le donne diviene sintomo di una violenza crescente, di un'intolleranza carnivora e insaziabile che non si stanca di aggredire e di minacciare. In Grecia le crisi ha risvegliato il nazismo - Alba Dorata - qui in Italia la crisi sta creando un grado sempre più preoccupante di violenza accoppiata a un'ignoranza feroce. Non aggiungo altro, ma credo che faremo bene a fare attenzione: il fascismo prima che essere un movimento è un moto dell'animo. Si può diventare fascisti anche prima di cominciare ad esserlo.      

 

30.1.14

Sposare Stakanov



Oggi mia moglie non è andata a lavorare. 
Non ha dormito, aveva il naso chiuso, tanto da non potersi sdraiare e dopo aver fatto colazione si è sentita male. Fuori nevicava come essere in Svezia. Così per la seconda o la terza volta in vita sua ha dovuto gettare la spugna e non è andata a scuola. 
Masochista? Statale inutile e parassita? 
In questo momento è in casa a correggere compiti. Stamattina ha dormito fin verso le 10.00 - ora impresentabile per lei - e poi si è alzata decisamente migliorata. Le sue prime parole sono state: «Beh, a questo punto domani ritorno a scuola.»
Avrei dovuto rimetterla a letto di corsa e obbligare il medico a recluderla in casa per i prossimi quindici giorni, ma lei è stata irremovibile e domani, regolarmente, ritornerà a scuola. 
Un martire del lavoro? No, semplicemente una persona che ha ben chiara la propria responsabilità nei confronti dei suoi alunni, dei colleghi, delle famiglie. Nulla di più.
Anni fa sentii dire da un dipendente di un ente locale che nel suo ufficio «due lavoravano come dementi senza riuscire nemmeno a finire quello che dovevano fare, mentre gli altri due non facevano un tubo dal mattino alla sera, arrivavano tardi, uscivano per lo shopping, andavano a fare pause caffè da  mezz'ora ecc. ecc.» Una andamento che ho sentito ripetere da altri statali, con la netta impressione che questo universo diviso tra Stakanov e lavativi inveterati faccia parte del mondo abituale di un dipendente dello stato. Ma, tornando agli insegnanti, mi è capitato molto raramente di sentire esprimere giudizi sferzanti su qualche collega scansafatiche. La sensazione è quella di un gruppo di persone che, ognuna per ciò che sa e conosce, si sforza di far navigare una delle istituzioni più scassate e peggio finanziate dello stato italiano, di dare la sensazione che nonostante tutto si cerca di andare avanti, di insegnare qualcosa, in qualche occasione si tenta di difendere i giovani da adulti violenti o da una situazione precaria perché la famiglia ha perduto il principale stipendio o semplicemente perché si è sfasciata.
Mia moglie a quanto pare era ansiosa di ritornare in quell'anticamera dell'inferno che è la classe di una scuola media. Molto probabile che abbia sposato Stakanov, in sostanza, ma a vederla così sottile con i suoi capelli troppo lunghi non ho questa sensazione. Penso che Silvia sia una di quelli che cercano, nonostante tutto, di far andare avanti questo sventurato paese. 
Finché sarà ancora possibile farlo. 



27.1.14

A caccia dell'introvabile

Un mio articolo tratto da LN-LibriNuovi della primavera 2010.
La situazione non è all'apparenza minimamente cambiata, se non, ovviamente, in peggio. Buona lettura a tutti.

 

È passato qualche mese dall'ultima riflessione sullo stato dell'editoria italiana, mesi tutt'altro che quieti e incolori, peraltro. La crisi, finora reale ma a bassa intensità, si è fatta intensa e colpisce a fondo le imprese che operano nel settore. La riduzione della disponibilità di liquidi che ha colpito in primo luogo il ceto medio si è profondamente ripercossa sulle piccole imprese, conducendone non poche sull'orlo della chiusura.
Si moltiplicano le chiusure, i fallimenti, le cessioni (forzose) e il passaggio a franchising. È come se una situazione già complessa fosse improvvisamente giunta a una svolta.
Per molti «fare il libraio» è sempre stato un desiderio – o forse un sogno – che per prima cosa faceva passare in secondo piano il naturale desiderio di arricchirsi. In linea di massima chi fa il mio mestiere si accontenta di sapere che riuscirà ancora, ovvero per questo mese, a mettere insieme il pranzo con la cena, tenendo presente che non è affatto detto che sarà così il mese successivo. E così via per tutto il tempo del suo lavoro, che spesso coincide con il tempo della vita.
Be', a quanto pare anche questo fragile equilibrio si è definitivamente spezzato e sono in molti a decidere che non è più possibile lavorare e sacrificarsi senza un futuro.
A pensarci bene, sarebbe bene se i libri avessero una segnalazione in copertina: «Attenzione, può provocare gravi danni alla vostra salute mentale».
Ma sto parlando di un altro tempo e di altri libri.
Negli ultimi anni si è andato affermando un altro modello di libraio. Di venditore, a volerlo dire utilizzando il vocabolario anni Novanta del perfetto general sales manager (g.s.m.), conformato ad alcune semplici regole.
Prima regola del new-venditore è non mostrare il proprio parere sui titoli in vendita. Secondo alcuni g.s.m. l'ideale sarebbe non averne proprio letti: una genuina ignoranza è meglio di un mediocre fingere.
Seconda regola: rendere gradevole l'ambiente libreria per il possibile cliente – o customer – al quale gentilmente evidenziare i titoli sui quali l'impresa ha puntato. È quindi consigliabile costruire trappole di cartone e plastica e altri deliziosi marchingegni che richiamino l'attenzione sull'ultimo Baricco o sull'ultimissimo Eco lasciando sullo sfondo il resto, ovvero tutto l'inutile librame che si è costretti a tenere ma che – diosolosa – costituisce un ingombro a basso o bassissimo rendimento.
Terza regola: mai discutere con il cliente di gusti letterari, libri letti e altre sciocchezze ma essere (cordialmente) sbrigativi. C'è sempre, infatti, il rischio di esprimere qualche gusto personale.
Cortesi, anonimi, sbrigativi: la terna vincente del nuovo libraio.
«Sì, ma anche i librai indipendenti sono (ma forse erano...) spesso odiosi. Se la tirano e fanno cadere il loro parere dall'alto».
Vero.
A chi non è capitato di sentirsi un poverocristo di fronte a un Signorlibraio?
O di provare il desiderio di impiccare l'idiota che sorride saputo e un po' sufficiente ascoltando la vostra richiesta?
Ma ho la sensazione che anche questo genere di libraio da storiella sia giunto al capolinea.
Il vero problema non è tanto stabilire l'antropologia criminale del soggetto chiamato a vendervi qualcosa ma stabilire se sia possibile e verosimile trovare un libro. Capire se in qualche libreria sia disponibile – perché si crede possibile venderlo – un libro, magari uscito due o tre mesi fa, che non faccia parte dei 450-500 che stagionalmente sono «spinti» dalle Grandi Case Editrici. Un libro del quale si ignora felicemente la posizione nella terrificante classifica degli indici di rotazione o iR1, ma che vogliamo leggere, vogliamo assolutamente leggere, al di là del comportamento più o meno simpatico del libraio.
Ciò che è diventato evidente negli ultimi mesi è che il libro da voi tanto agognato (L.d.V.T.A.) – ammettendo che i vostri gusti si stacchino almeno un pochino dalle classifiche dei più venduti – sta via via scomparendo. In qualche caso non è disponibile presso le librerie indipendenti per via del costo di immagazzinamento – con l'omino piendisé un po' sgonfiato – come non lo è presso le librerie di catena per via del famoso iR. Insomma, è come se il vostro libro non fosse mai uscito.
Infatti dopo un po' è quello il dubbio che vi assale.
Ma, con un po' di pazienza, è possibile farsi dire che «No, il libro è disponibile» ma che «ci vuole un pochino per farlo arrivare».
Lo ordinate.
Aspettate un tot ma nessuno si fa vivo. Si sono dimenticati? Avete lasciato il numero di telefono con una cifra sbagliata? Il libro non è davvero disponibile? Chiamate un paio di volte ma non trovate mai la persona che ne sa qualcosa. Chi vi risponde vi tratta come un povero alienato, un fissato, un demente.
Mentalmente li mandate all'inferno.
Cazzo, non lo sapevate ma siete divento un fenomeno. Uno bibliofilo scatenato e folle. Un soggetto da barzelletta o da trista vicenda di pazzi e infermieri.
Vi organizzate per riuscire comunque a trovarlo.
Lo ordinate ad Amazon.it.
Nella pagina web di Amazon.it il libro risulta. C'è anche, piccola piccola, la copertina. Ma sotto c'è scritto «Titolo non disponibile»2.
Già, perché Amazon.it marchia come «non disponibile» tutti i titoli prodotti da piccole e piccolissime case editrici. «Così non si perde tempo a ordinare titolini a casine editrici sperdute e sconosciute».
Logico, a pensarci bene.
Scrivete un'e-mail all'editore per chiedere il vostro L.d.V.T.A..
L'editore risponde che può mandarvelo, certo. Ma vista la fine delle tariffe postali agevolate per la spedizione di libri3 ricevere il vostro libro vi costerà (almeno) 5 euro di spese di spedizione.
Cinque euro, un terzo del prezzo di copertina.
Confermate l'ordine e vi arriva il libro. Lo scoprite trovando un frammento di fogliaccio che vi invita ad andare a ritirare il vostro libro nel magazzino postale periferico, distante più o meno 15 km da dove vivete e lavorate. Apertura soltanto mattutina. Tempo di ritiro tra le due e le tre ore4.

Non va sempre a finire così.
Potreste anche rinunciare e accontentarvi di un libro di Camilleri o di Mazzantini. Quelli siete sicuri di trovarli dappertutto. E anche il libraio con-la-puzza-sotto-il-naso sarà ben contento di vendervelo.
Ma c'è qualcosa che non va. Innegabile.
Possibile che decidiate di rinunciare a leggere novità, rileggendo libri già letti o ripescando libri acquistati e mai letti.
Che cominciate a scaricare e-book gratuiti.
Magari potreste ordinate un kiddle per leggere più agevolmente.
Da Amaz...
Eh no, eccheccazz.



La crisi è di natura strutturale, questo è indubbio.
Ma è altrettanto indubbio che almeno in parte essa possa e debba essere spiegata come crisi di un certo modello di vendita e di promozione.
Siamo proprio sicuri che imporre a un pubblico molto variato un numero limitato di titoli funzioni ancora? Non si corre, continuando con questo modello di promozione, il rischio di allontanare frazioni crescenti di lettori dal commercio librario? Non è ciò che sta accadendo?
Sono soltanto impressioni, basate semplicemente sul mestiere acquisito in trenta e più anni di lavoro. Lettori stanchi, disorientati da una produzione eccessiva, varia e stimolante come un rosario di suffragio.
Mi rendo conto che rischio di sparare a vuoto – ovvero troppo in alto per le mie competenze – ma i nostri geniali editori, italiani e stranieri, non hanno la sensazione di offrire una produzione eccessivamente seriale, troppo raccolta su pochi temi e idee? Che manchino – o che siano poco sostenuti e poco promossi, ovvero praticamente la stessa cosa – nuovi autori o libri realmente originali?
Che la saggistica sia incentrata su (troppo) pochi nomi, che la narrativa vivacchi sul solito consunto thriller più o meno scandinavo, l'ovvio vampiro, la consueta/o quaranta-cinquantenne delusa/o, stanca/o, eccetera/o.
Temo proprio che La tendenziale scomparsa dei L.d.V.T.A. sia un segnale importante e da non sottovalutare.
È almeno da una ventina d'anni (o forse di più) che sottolineo l'importanza di un equilibrio tra una produzione mass-cult orientata e una produzione attenta alla qualità intrinseca del libro, tra una distribuzione focalizzata su pochi grandi punti-vendita e una distribuzione ampia e capillare cercando di non creare o mantenere aree dove i libri non arrivano.
Ovviamente è stato parlare al muro.
E il pensiero ritorna al compianto Alfredo Salsano, l'ex-direttore commerciale dell'ormai scomparsa Bollati Boringhieri, divenuta una semplice filiale del gruppo Spagnol, ovvero Longanesi/Garzanti/TEA/Guanda, cioè MeLi, colosso della distribuzione editoriale italiana.
Nell'inverno 1999 pubblicammo su uno speciale di LN un intervento a firma di Alfredo Salsano sulla «desertificazione editoriale». L'ho ritrovato e riletto in questi giorni:

Nel caso del libro, quella che potremmo definire come la monocultura del best-seller minaccia di perfezionare una desertificazione editoriale. Il futuro del piccola editoria, stretta com'è tra la stasi del mercato, difficoltà della libreria e acquisizioni eventuali, appare ben difficile. [...] Forse è giunto il momento di un pacifico divorzio tra gli interessi finanziari che impongono un'inflazione di titoli a bassa tiratura per consentire, con l'occupazione delle superfici, la forte rotazione di un numero inevitabilmente limitato di titoli a prezzi medi gestiti managerialmente, da una parte e gli interessi imprenditoriali dell'editore e del libraio di cultura o di proposta che sopportano rotazioni più lente e prezzi unitari più alti in cambio di una disponibilità nel tempo di un servizio personalizzato, dall'altro.



All'epoca ricordo che provai qualche resistenza sul tema dei «prezzi unitari più alti», ma se non altro si parlava ancora di case editrici reali e di librerie esistenti.
Adesso siamo ormai andati oltre.
E il panorama, puntualmente, è peggiorato.
Non fa male ricordarlo.


Note
1. Se avete già letto altri miei interventi avrete un'idea almeno vaga di che cos'è un Indice di Rotazione. Altrimenti vi basterà sapere che l'iR indica la velocità di rotazione di un libro (o di un articolo di bullonviteria o di un bastone da tenda) in un periodo ben preciso. Se io ho a magazzino 1.000 euro sia del libro A sia del libro B e in quel periodo ho venduto il libro A per 1.200 euro ne discende che il suo iR di quel periodo (tre mesi, per dire) è di 1,2 (1.200 / 1.000). Se il libro B ha venduto per 4.000 euro il suo iR è di 4. Ovviamente è poi necessario inserire alcuni correttivi come lo sconto praticato ecc. ma in generale è assolutamente ovvio che mi conviene tenere più copie a magazzino del titolo B. E magari spararlo in vetrina e costruire piramidi e ghirlande per metterlo in vista. Magari cercarne l'autore per organizzare una presentazione e chiedere più sconto all'editore per vendere il libro B.
Facendo parte di una catena libraria i libri B sono, ovviamente, «prefissati» dalla proprietà.
I libri A, viceversa, sono rumenta. Da tenere per 60 gg e rendere velocemente. Se andate a cercarlo al 61° giorno il libro risulterà esaurito, ovvero «disponibile presso l'editore», cioè morto.

2. Potete controllare nel sito http://www.amazon.it/ref=gno_logo. Buona parte dei libri indicati come «non disponibili» sono disponibili. Presso l'editore, ça va sans dire.

3. Provvedimento del consueto Tremonti nell'aprile del 2010. «La cultura non si mangia», naturalmente.

4. Sono ammesse tutte le possibili varianti a questa vicenda. Compresa la possibilità più rara e termodinamicamente improbabile, ovvero che riusciate a trovare il libro al primo tentativo.

22.1.14

autore ed EDITORE

Ripubblico qui un mio articolo uscito nel 2011 su LN-LibriNuovi, un breve articolo di commento un aspetto particolare del rapporto tra autore ed editore e dei riflessi che questo può avere sul mercato editoriale librario. Riletto oggi mi è parso non troppo invecchiato e con qualche piccola modifica lo ripropongo qui. Buona lettura!





Una cosa fisiologica, in apparenza.
Ma forse non così normale come appare.
Siamo abituati ad accoppiare quasi inconsciamente autore e casa editrice. Bevilacqua e Mondadori, Moravia e Bompiani, Bassani ed Einaudi eccetera. I passaggi di casa editrice sono possibili ma non troppo frequenti e, in genere, non riguardano i «big». Eco e Bompiani, per dire. O Biagi (il fu) e Rizzoli. Ma le cose hanno iniziato a muoversi più velocemente, di recente.
È recente il nuovo libro di Culicchia.
Marchiato Mondadori.
Culicchia, per chi non lo ricordasse, ha tutti i suoi primi titoli con Garzanti.
È uscito da Mondadori l'ennesimo libro di Maurensig. Nato Adelphi.
Attenzione: non mi interessa in questa sede discutere dei pregi o difetti della produzione narrativa, ma soltanto constatare la scuderia.
Come per Farinetti, uscito Marsilio e successivamente pubblicato da Mondadori, (anche se gli ultimi libri sono nuovamente marchiati Marsilio).
Genna, pubblicato in origine da Einaudi, uscito in Mondadori.
Il mio buon amico De Filippo edito da Einaudi e di recente pubblicato da Mondadori – anche se si tratta forse soltanto di un'avventura.
Mondadori ha anche pubblicato: Mazzantini (Marsilio), Evangelisti (Einaudi), Abate (Fazi), Siti (Einaudi), Favetto (Utet), Van Straten (Bompiani), Corona (Biblioteca Immagine), Pinketts (Feltrinelli). È una storia vecchia quella del fantasma di Calvino «rapito» da Mondadori a Einaudi o di Busi passato da Adelphi a Mondadori (e in seguito a Giunti e poi al fallito Dalai, ma questa è un'altra storia ancora) o il curioso tandem di Camilleri che passa da Sellerio a Mondadori e viceversa senza particolari problemi, o meglio, grazie a un contratto raffinatissimo. Mentre il ritorno di Brizzi da Mondadori a Dalai è semplicemente il risultato di un contratto non perfettamente riuscito. Resta il fatto che tra gli scrittori italiani di media caratura è in atto uno spostamento graduale e apparentemente impossibile da fermare dai medi editori a Mondadori. Più o meno, a voler fare un paragone irriverente, ciò che avviene per le squadre di calcio.
Mondadori ha (ancora) denaro, questo è indiscutibile, e i suoi contratti hanno qualcosa al quale risulta molto difficile resistere. Se si ha avuto un certo successo (dalle 10.000 copie in su, per capirci) difficile non cadere sotto lo sguardo mondadoriano. Non solo: i nuovi autori «di successo» (Giordano, chi se no?) vengono proposti direttamente da Mondadori. Torno a ripetere, per evitare maledizioni e accidenti di ogni genere, che non sto parlando della «qualità» dei testi ma della loro capacità di muovere lettori e attirare quella vasta fascia di lettori incostanti che leggono meno di 12 libri all'anno, pescandoli dalle classifiche di vendita.
In sostanza Mondadori può allineare, a essere precisi, 3-4 autori importanti a ogni uscita. Nomi da spendere e da vendere. Poi si può benissimo pensare che l'ultimo della Mazzantini è una ciofeca o che i numeri primi di Giordano sono di una povertà desolante, ma resta il fatto che è Mondadori a «fare» il mercato.

Il problema grosso, il baco della cosa, è il tipo di clima che si viene a determinare.
Mondadori, il numero uno dell'editoria italiana, punta dichiaratamente su autori già affermati. Crea una scuola di autori affermati che scrivono pescando nella loro carriera ormai pluriennale, autocitandosi e autocopiandosi. Pensano in primo luogo al successo che i loro testi sono in grado di garantire loro senza preoccuparsi, si può supporre, di tentare nuove vie o nuove soluzioni. Bene o male, anche se sono prontissimo a ricredermi, Culicchia scriverà un altra culicchiade e Mazzantini una mazzantinata. Nulla di male se si apprezzano le produzioni di questi autori, anche se – ovviamente – tutto ciò definisce un paesaggio fermo, ovvero autori che producono letteralmente a richiesta titoli molto simili l'uno all'altro, destinati (condannati?) a un successo inevitabile.
E gli altri, gli autori meno noti e non appetiti da Mondadori?
Ai lettori tirare le conclusioni. Una volta stabilito che tali autori non possono ambire a vivere scrivendo e quindi difficilmente potranno giungere a costruire un'estetica letteraria personale, la conseguenza è che il nuovo narrativo farà fatica a emergere. La caccia nelle riserve dei nomi famosi ha questo come conseguenza, impossibile non arrivare a pensarlo.
Siamo in un momento pesante, nel mondo letterario. Da una parte gli scrittori – coccolati, viziati, strapagati purché non smettano di scrivere ciò che può puntare al successo – dall'altra i perenni dilettanti, armati di qualche buona idea ma eternamente inchiodati nella posizione di chi sta iniziando una corsa. Il tutto in un quadro economico generale che vede la diminuzione dei lettori e la crescita degli e-book.
Non avete anche voi una sensazione di aria chiusa e viziata? Di un futuro terminato? 


 

15.1.14

(Ancora) meno lettori?


Sono usciti in questo periodo i dati sulla lettura di libri in Italia. 2013 su 2012. Risultati pubblicati in sintesi nella pagina dell'ISTAT e ripresi in una relazione più ampia scaricabile gratuitamente in formato .pdf. Può essere interessante accoppiare la lettura dei dati di lettura alla pubblicazione dei dati di vendita, pubblicati nella pagina dell'AIE (associazione editori italiani). 
Il 2013 è stato un pessimo anno, questo si poteva intuire senza difficoltà Seguito a un annus horribilis come è stato definito il 2012. Nel 2012 le vendite di libri cartacei sono diminuite di un 8,4%, nonostante la crescita delle vendite dei libri digitali o e-book, passati dal 1,8% al 2% del mercato librario. Un incremento che, ovviamente, è molto lontano dal compensare le perdite del libro cartaceo.
Ma venendo alla lettura, ovvero al numero di lettori in Italia, se il 2012 aveva visto un piccolo incremento sull'anno precedente, raggiungendo il 46% della popolazione italiana, il 2013 ha visto una riduzione al 43% [49,3% della popolazione femminile e 36,4% di quella maschile], - pari a poco più di 24 mln -, con i forti lettori (chi legge 12 o più libri all'anno) passati da un 15,4% al 13,9%. 
Particolare interessante, anche se purtroppo non inseribile all'interno di questo quadro, è che il numero di lettori che hanno letto o scaricato e-book nel corso del 2013 sono stati  5.224.000, pari al 17,3% dei frequentatori di internet e il 9,1% della popolazione adulta. Altrettanto interessante  che le due fasce di età (20-34 anni e 35-44) dei lettori di e-book siano di gran lunga le più numerose e che i lettori di e-book siano, a differenza dei lettori in toto, in prevalenza (54,4%) maschi, anche se questa differenza ha più a che fare con il rapporto tradizionalmente "maschile" con il pc che ad altri motivi. 
Da aggiungere al quadro finora tratteggiato la tiratura media dei libri pubblicati e il numero di titoli pubblicati. Ma qui lascio la parola direttamente all'ISTAT [dati relativi al 2012]:

I piccoli editori hanno proposto, rispetto al 2011, quasi un quinto di titoli in meno (-16,5%), i medi editori il 6,8% in meno e anche i grandi editori hanno ridimensionato la propria offerta del 6,7%. Al contrario, in termini di tiratura, i medi editori hanno ridotto solo di poco il numero di copie stampate (-6,7%). Analogamente, anche i grandi editori hanno sostanzialmente mantenuto la quantità di copie stampate (-6,9%), mentre la maggiore contrazione della tiratura è stata effettuata dai piccoli editori (-31,9%).
 
Veramente difficile trovare un numero che non sia preceduto da un segno «-» in questa lunga serie di statistiche, a meno di non spulciare i dati relativi ai libri elettronici che, tuttavia, pagano il prezzo nella bassa scolarità informatica degli italiani - oltre che un regime IVA nettamente sfavorevole. Giustamente l'AIE richiede a gran voce un'equiparazione del libro elettronico (soggetto ad IVA  22%)  al libro cartaceo (4% di IVA), ma finora il governo non sembra aver raccolto la richiesta. In termini di aiuto alla lettura ha infatti inserito la possibilità di scaricare nel modello UNICO il 19% gli acquisti di libri cartacei, continuando ad ignorare l'esistenza dell'e-book. 
Per quanto riguarda ancora la lettura persiste la consueta differenza geografica tra il Nord (di poco superiore al 50% i lettori al nord e un 30% al sud e nelle isole). In sostanza una situazione che riprende a grandi linee quella di una decina di anni fa, proprio come se in questi anni non si fosse fatto nulla - ovvero ciò che è realmente accaduto - per sostenere la lettura in Italia. E nemmeno - peraltro - a favore dell'utilizzo di internet.
Il rapporto con il libro continua a rimanere largamente superfluo ed è molto probabile che la caduta nel numero dei lettori - e in particolare dei forti lettori - sia dovuto alla crisi economica in atto, tanto più che il prezzo medio dei libri cartacei non è diminuito in quest'ultimo triennio. Senza contare che la varietà dei titoli disponibili è diminuita, e soprattutto l'offerta dei piccoli editori, penalizzata dalla distribuzione attraverso le grandi catene librarie. Escono meno libri e di qualità seriale, copie mediocri di stanchi best-seller, poco curati, mal corretti, con un lessico che non supera i cinquecento lemmi per renderli fin troppo leggibili e digeribili per chiunque. Non è con questo genere di libri che si può sperare di agganciare nuovi lettori, al massimo ci si può augurare di non perdere quelli che rimangono. Quanto agli e-book senza DRM potranno diventare una promessa a patto di cambiarne quanto prima il regime IVA e nel contempo avviando linee veloci che raggiungano anche la provincia. Anche perché il numero dei lettori cresce nelle grandi città e tende inesorabilmente a diminuire nei piccoli centri. 
Un tempo sostenevo la necessità di moltiplicare le piccole librerie in periferia e nei piccoli centri, ritenevo essenziale poter contare su crediti agevolati e su condizioni di favore da parte degli editori italiani. Ma non mi sembra il caso di ripeterlo con l'attuale situazione. Direi, adesso, che sarebbe essenziale collegare alla rete anche i piccoli centri e cominciare a riflettere su certi atteggiamente eccessivamente aggressivi da parte di librerie on line come Amazon.it - oltre che rivederne il modello di tassazione, che le avvantaggia illecitamente rispetto alle librerie on line italiane.   
In sostanza: stiamo diventando un popolo di ignoranti? 
Bah, più che altro si potrebbe dire che continuiamo a restarlo e se si continua a far nulla o quasi lo resteremo per sempre... 

 
 

9.1.14

Piaciuto lo scherzo?


È cominciato tutto lunedì all'ora di pranzo, quando mia moglie ha annunciato - in tono dubitativo -: «Mah, secondo una bidella lo stato ci toglierà 150 euro all'anno non so bene perché». 
«Perché stiamo come in Grecia», è stato il commento agro di mia figlia. 
«Ma no, è tre anni che hai lo stipendio inchiodato, che cosa vuoi che ti tolgano, ancora?», ho commentato io. 
Poi la discussione è scivolata su altri argomenti e fino a metà pomeriggio nessuno è più tornato sul tema. Fino a quando, dando un'occhiata a «La Repubblica» on line ho trovato proprio la notizia: «Gli insegnanti che hanno ricevuto lo scatto di anzianità nell'anno passato dovranno restituirlo a rate di 150 euro al mese».
Seguivano minacce, contumelie, proteste, ultimatum ecc.
Adesso non mi sembra il caso di entrare più approfonditamente nel problema, nel modo in cui è stato affrontato e "risolto" e infine in qualche modo cancellato. Aggiungo che comunque mia moglie non avrebbe dovuto pagare una lira dal momento che sono almeno tre anni che non ha scatti di carriera. Ma mi chiedo: che kz di modo è questo di affrontare un problema? Ma non vi è capitato di chiedervi come avrebbero risolto il problema gli insegnanti coinvolti, dei quali molti - lo so per esperienza personale - sopravvivono come possono con gli stipendi più bassi d'Europa? Ma vi sembra il caso di risolvere tutto con un sistema degno di Iniquitalia?
Il governo attuale non mi piace, l'ho detto e lo ridico anche in quest'occasione, ma un governo di kzni sprovveduti che giocano con i soldi altrui come i bulli con i giocattoli degli altri vi sembra ragionevole, accettabile? Non mi metto a chiedere a gran voce le elezioni anticipate - non sono né Grillo né il pregiudicato Berlusconi - e comunque rivotare con il proporzionale ci riconsegnerebbe un governo più o meno uguale a questo, ma qualche domanda cattiva sul modo nel quale costoro "governano" è perlomeno logica e accettabile. Si potrà dire che il problema è nato con la promessa di eliminare l'IMU e da lì sono nati tutti gli ammanchi che il governo sta cercando di turare in qualche modo, ma la sensazione di avere a che fare con una combriccola di confusi apprendisti stregoni guidati da un mister Pendola dalla lingua troppo lunga è troppo evidente per essere ignorata. 
In ogni caso... piaciuto lo scherzo? 

 

5.1.14

Un'eco


Questo può sembrare un nuovo post di Fronte e Retro. 
Può sembrare, ma non è così. 
Si tratta semplicemente di un'eco, ovvero della segnalazione della pubblicazione di un nuovo post sul blog ALIA Evolution. In fondo è passato un mese o forse qualcosa di più dall'ultima pubblicazione sul blog di ALIA e un minimo di pubblicità non fa male a nessuno. 
Chi è interessato al progetto ALIA può fare un salto QUI e informarsi su come procedono le cose. 
Fronte e Retro, invece, per il momento continua a tacere. A rileggerci e riparlarci non appena ci sarà qualcosa di più serio delle dimissioni di Fassina o di più allegro dell'ultimo Natale del quale meriti parlare.