Osservazioni poco sistematiche e riflessioni confuse di un indeciso a tutto
19.12.04
3.12.04
Anch'io voglio mettere una taglia
19.11.04
Re: Omero, Iliade, Baricco
Bene! Un bel dibattito sul forum. Ho apprezzato molto tutti gli interventi. Non sono stato in grado di partecipare perchè purtroppo non ho mai letto un libro di Baricco, e dire che ci ho provato. Ricordo ancora la mia copia usata dell'edizione economica di "Oceano mare" che secondo i baricchiani è un vero capolavoro. Ci ho provato, ho fatto del mio meglio, un po' di pagine (70-80) le ho lette, ma quando arrivi a lussarti la mandibola a forza di sbadigliare, allora capisci che è ora di smettere. Il problema con i libri di Baricco o, per cambiare genere, Faletti è che ci sono tanti ottimi romanzi da leggere che uno non ha più il tempo per gli altri. Il discorso è diverso se non si deve lavorare, fare la spesa, pulire casa ecc. Un po' di anni fa avevo più tempo libero, pensate che riuscivo anche a leggere i libri di Cussler con quel simpatico pirla di Dirk Pitt come protagonista... A proposito di Cussler: sapete tutti che sulle copertine dei libri si trovano dei giudizi tratti dal Washington Post, dal Sunday Telegraph, dal Chicago Tribune, dall'Irish on Sunday, dal Piripicchio Weekly che dicono che quel libro è imperdibile, favoloso, una pietra migliare, che se non lo leggerete rimarrete così indietro che verrete superati dal vostro culo, no quest'ultima cosa non c'è scritta, ma il concetto è quello. Sull'ultimo romanzo di Cussler, invece, la citazione è questa. "Dirk Pitt:-Questa è la mia avventura migliore-". Un giudizio onesto!
Se fossi un libraio magari penserei di preparare una fascetta per il libro di Baricco. Tipo:
Omero:"La migliore divulgazione della mia opera. Aspetto con ansia Baricco. Odissea".
Virgilio. " Altro che Eneide. Baricco ci ha regalato la nuova opera epica dei nostri tempi".
Pericle: "Esattamente il genere di libro che regalerei a tutti gli Spartani".
ciao a tutti,
Enzo
di me hanno detto:
Dante:"Se ci fosse stato spazio lo avrei messo in Paradiso"
Pitagora:"E' stato l'ispiratore del mio teorema"
Omero: "Mi aveva consigliato di togliere tutte quelle scene con gli dei, ma non ho voluto dargli retta..."
La mamma:"E' un ragazzo bellissimo"
Gesù:"Un cuoco eccezionale"
Massimo Citi: "A volte compra pure i libri che legge!"
G. Marx. "Al di fuori del mio cane Enzo è il mio migliore amico, dentro il mio cane non c'è spazio per starci".
P.S. Il problema con Omero è che non ha mai frequentato un corso di scrittura creativa, ovvio che ci fosse bisogno di un lavoro di editing.
12.11.04
Manzoni, gli espropri e le Feltrinelli
Compagni che sbagliano? Ma «compagni» di chi o di che cosa?
È da più di vent'anni che sento pronunciare questa formuletta che, sin da allora, mi sconcerta e mi esaspera. Un errore, uno sbaglio, prevede l'opportunità di scusarsi e di ricevere un perdono. Ho visto ben poche volte, però, un «compagno che sbaglia» ammettere: «Ho fatto una castroneria» e scusarsi. Già perché rubare – di questo si tratta – è un atto illegale, punto e basta. E ritenere che esistano gradi diversi di illegalità, che esista un'illegalità «buona» e un'illegalità cattiva è come ammettere che esistano guerre «buone» e guerre cattive. Le uniche guerre «buone» non si chiamano guerre, ma lotta di liberazione. E gli «espropri proletari» non sono furti «buoni» perché nessun proletariato organizzato in rivolta ha delegato quattro pifferi ad andare a espropriare alcunché.
[…] «Veramente la distruzion de' frulloni e delle madie, la devastazion de' forni, e lo scompiglio de' fornai, non sono i mezzi più spicci per far vivere il pane; ma questa è una di quelle sottigliezze metafisiche, che una moltitudine non ci arriva».
Così scriveva Alessandro Manzoni, scrittore cattolico finché volete ma capace di scrivere in un italiano elegante e preciso, raffinato e penetrante. Avercene, ora, di Alessandro Manzoni.
L'esproprio proletario alla libreria Feltrinelli di Roma mi ha fatto venire in mente proprio l'assalto ai forni de I Promessi Sposi. Lo lessi da giovane estremista extraparlamentare e, nonostante le resistenze e i dubbi, fui comunque colpito dalla descrizione puntuale di come si possa essere anche intelligentissimi da soli ma idioti in gruppo. Il "gruppo" è il capolinea della responsabilità individuale, ovvero l'eclissi della ragione. È questo a spaventarmi molto di più dell'assalto, dell'esproprio, del furto.
Non mi sento colpito, viceversa, dal fatto che si sia trattato del «sacco» di una Libreria Feltrinelli. Mi spiace per Francesco... Una Feltrinelli è una cosa diversa, molto diversa da una libreria privata come quella dove lavoro io. Ci sono libri in entrambi i casi, questo è vero, ma il criterio di scelta e l'organizzazione sono molto diversi. Questo non significa che sia bello rubare in una e nell'altra no, significa soltanto che, mentre in un Feltrinelli l'assortimento è ponderato e basato su indici di rotazione e i primi 4-5 metri quadrati della libreria sono attentamente mirati al massimo realizzo, una libreria privata presenta diseconomie e discontinuità che nascono dal cervello più o meno bacato di chi le dirige. Capita così, solo per fare un esempio, che nella libreria dove lavoro il libro della Fallaci non sia stato neppure messo in vetrina o sui tavoli perché il direttore della libreria ne ha le tasche piene delle tirate xenofobe di un ex-grande giornalista e sopporta poco anche chi si esalta a cercarla e fa commenti ad alta voce sul fatto che «Ci voleva qualcuno che gliele cantasse, a quei là». Le scatole tanto piene da rinunciare in partenza a un fatturato "facile" solo per il gusto di dimostrarsi librai diversi.
Le Feltrinelli (ma anche le FNAC, le Mondadori ecc. ecc.) sono tutte uguali. Le librerie private (se sono «libere davvero», come le radio di Finardi) sono tutte diverse. A ognuno la sua.
Non è bello criticare Feltrinelli all'indomani di un "esproprio", me ne rendo conto. Ma forse è venuto il momento di cominciare a ragionare sul fatto che Feltrinelli è diventato un semplice marchio come tanti altri. «Regola per sopravvivere», si dirà, o, forse, semplice mancanza di idee e di fantasia. Più facile allinearsi alle sacre formule delle catene librarie inglesi e americane che cercare una propria via.
Nulla di strano, poi, se si è percepiti nello stesso modo.
Davigo
10.11.04
7.11.04
Diritto proletario al PC Olidata Processore Intel Centrino 500MB Ram
Poniamo anche che io sia un individuo coraggioso - una delle tante viltà della massa, di per sè fatta di codardi, è che impone l'eroismo ai singoli che la volessero fronteggiare.
Calzando il mio anfibio chiodato piccolo borghese, mi sarei volentieri fatto espropriare, da ciascuno di essi, una solenne pedata nel didietro.
E dopo (o prima) dei libri, un altro bell'esproprio al supermarket. Solo generi di prima necessità, ovviamente. Peccato che le stampanti a colori fossero finite.
5.11.04
Amerika über alles
3.11.04
30.10.04
George Bush, Van Halen e i Genesis
Ma dove, se non su internet, posso trovare, date le imminenti elezioni americane, un'efficace articolo di fondo sulla realtà odierna del partito repubblicano, sulle tendenze centristiche del candidato democratico e azzeccati parallelismi tra il mondo della politica e dell'arte?
Beh, c'era questo pezzo di cui non ricordo più link, ovviamente, che diceva pressapoco così. Il partito repubblicano sono i Van Halen. Ora, tutti sanno che il cantante migliore dei Van Halen è stato David Lee Roth, e quello con Roth dietro il microfono è stato il momento in cui la band dei fratelli Van Halen ha dato alle stampe i dischi migliori. Poi è venuto Sammy Hagar: non lo puoi nemmeno paragonare Sammy a David, tutta un'altra cosa, un'altra classe, un modo completamente diverso di stare sul palco e interpretare i pezzi. Eppure, per quei strani casi della storia, il periodo com Sammy Hagar è stato quello maggiormente popolare: folle oceaniche ai concerti e i primi posti delle charts. Poi, infine, è venuto Gary Charone: ed è stato il declino fatale, l'insuccesso completo, l'uomo sbagliato al posto sbagliato.
Fuor di metafora: David Lee Roth è Abramo Lincold, Sammy Hagar è Ronald Reagan e Gary Charone, George W. Bush. Conclude l'articolista: cacciamo Bush/Charone, torniamo indietro!, e quindi, vota Kerry, vota Kerry, vota Kerry.
Interessante. Mi sono venuti subito in mente altri nomi al posto dei Van Halen. Forse il più azzeccato sono i Genesis: quelli con Peter Gabriel/Lincol, poi con Phil Collins/Reagan, e infine con Ray Wilson/Bush.
Spero che Ray Wilson non capiti mai su questo blog.
29.10.04
Ritardi
Sono nato in ritardo, probabilmente.
Hai ragione, anche del tempo si deve fare notizia. Includere lo straordinario ed escludere l'ordinario. Inventare lo straordinario, se non esiste.
Un uomo che morde Emilio Fede e non Emilio Fede che morde un uomo.
La notizia gonfiata, estrogenica scoppia in un amen come una bolla di sapone. Ma le bolle di sapone non lasciano tracce, le notizie-bolle lasciano tracce maleodoranti, si sedimentano come fango, e come fango ingoiano, sviano e rallentano il pensiero.
Ma non c'è molto tempo, per pensare. Mi sono scoperto a dare giudizi triviali e disinformati – da perfetto ignorante – soltanto perchè lasciavo che a parlare al mio posto fosse la fretta di prendere posizione, una specie di ansia di dichiarare, dire, schierarsi. Il ritmo delle notizie ci obbliga a dire di politica, di religione, di guerra, desiderio sessuale o educazione. Le notizie sono assertive, mai problematiche, mai ipotetiche. E noi le seguiamo, anche noi assertivi e recisi, ignoranti ma decisi.
Come il ministro Castelli.
E l'ignoranza ha la coda di paglia. Si diventa rissosi e polemici nel timore che qualcuno si accorga che, effettivamente, si sta parlando di qualcosa che si ignora al 99%. Forse per questo i politici della CdL sono così sgradevolmente puerili nel ribattere, ringhiare, mordere anche quando non sono aggrediti. Lo stile di molta destra, in Italia e non solo.
Ma non sto parlando di politica, soltanto di umane debolezze.
La televisione resta accesa, intanto. Come il frigorifero o il termosifone. Altrettanto significativa ma infinitamente meno utile.
25.10.04
Il tempo delle due mele
Caro Max CT, so cosa intendi. C'è un che di bellissimo e atavico nell'inaugurare un blog (la conversazione ai tempi di internet) parlando del tempo (argomento di conversazione dai tempi dei tempi). E' vero che qualcosa o qualcuno (di solito è qualcosa e qualcuno) ci ha guastato il piacere di conversare come provetti bernacca di cirrocumuli in arrivo e perturbazioni cicloniche in partenza, ma questo accade solo a noi, al cosiddetto (ma da chi? ma da cosa?) uomo della strada.
Sì, perchè a parlare del tempo ci pensa per tutti la tivvù. Facci caso. D'inverno fa freddo? No, è un freddo clamoroso, che congela il Paese. D'estate non fa caldo, ingenuotti che siamo: l'estate è un paese in ginocchio che fronteggia il rischio-anziani, il rischio-acqua, il rischio-fuoco, il rischia-tutto. E l'autunno, dio, com'è autunno! Rassegnamoci al peggio: l'han detto gli strilloni nella scatola magica.
E sia detto tra noi, ma spero tu abbia notato che non è mai stata primavera come quest'anno.

