26.9.09

La Brunetta e Papageno


Tutti l'abbiamo sentito.
Difficile non sentirlo, sia per i mezzi che l'hanno diffuso che per il volume e i toni utilizzati.
Ancora più difficile non scrollare il capo e deprecare. O incazzarsi come lupi, sia pure con un sottofondo di iraconda e disperata malinconia. Difficile, infine, sottrarsi alla sensazione di aver ascoltato i vaneggiamenti di un Goebbels in sedicesimo alla corte del Demente che governa questo sfigatissimo paese.
Parlo di Brunetta ovviamente e del suo discorso a base di cazzo e merda che gli italoforzuti a congresso hanno coperto di applausi. Brunetta è un ometto - in senso proprio, fisico e morale - di quelli che a sentirsi applauditi perdono quel filo di ragione che episodicamente li sostiene.
«Quelli di sinistra che non hanno mai lavorato!»
Applausi.
«Che sono dei parassiti con la puzza sotto il naso!»
Applausi.
«Che vadano tutti a fare in culo, bastardi, farabutti, coglioni…»
APPLAUSONI, APPLAUSONI…
Probabilmente più di Brunetta bisognerebbe mandare a dissodar le zolle un tale pubblico, ma non è questo il problema. Il problema più grossso - e interessante - è il tema così malamente affrontato dal Nostro.
Brunetta da giovane era di sinistra. Curioso ma possibile. In fondo era di sinistra anche Giuliano Ferrara. O l'ex-direttore del TG di Italia 1, Paolo Liguori. Non era troppo simpatico nemmeno allora, si mormora. Un po' sottovalutato, un po' disprezzato, riesce comunque a diventare il pupillo di De Michelis (quello a suo tempo condannato per corruzione) e inizia una carriera universitaria dove non combinerà molto in fatto di pubblicazioni ma si darà da fare per arrivare a diventare un ordinario. Lui sostiene di aver scelto la carriera politica rinunciando a un possibile nobel per l'economia. Pensando che il Nobel per l'economia l'hanno a suo tempo ottenuto Milton Friedman, Joseph Stiglitz, Paul Samuelson e Franco Modigliani qualche dubbio è inevitabile.
Ma nonostante questo Brunetta è insoddisfatto e infelice.
Si sente spregiato e snobbato da «quelli di sinistra».
Reagisce brutalmente, irosamente, velenosamente. Li accusa di non fare un tubo dal mattino alla sera e di campare felicemente alle spalle del popolo italiano. Popolo italiano che, detto per inciso, è fatto sempre di più da vecchi più o meno rimbambiti che diffidano di tutto e tutti e che, accampati sulla panchina, sono ben felici di sbavare male parole su tutti.
E Brunetta gesticola e urla davanti alle panchine ottenendo l'assenso e persino l'entusiasmo da un pubblico di suonati e rincoglioniti o di apprendisti tali. La sorte che gli aveva assegnato il destino, in fondo, se non fosse che il Demente gli ha garantito un pubblico ben più vasto, scatenando e sparando tra le galassie il cupo e tumultuoso IO brunettiano.
Se, putacaso, io affermo (pacatamente, gentilmente) che alcuni dei cosiddetti "intellettuali" di sinistra sono né più né meno figli di papà, che talvolta formano un gruppo chiuso ed esclusivo, che diffidano o snobbano chi non è del loro giro e che acchiappano (acchiappavano, ormai) tutti i possibili finanziamenti per presentare opere opinabili o opinabilissime, dichiaro qualcosa che chiunque può verificare personalmente e con minima spesa. Basterà ricordare - è soltanto un esempio a caso, ovviamente - «Il Flauto magico» curato da Baricco. Ognuno può pensarne ciò che desidera, ovviamente, ma personalmente penso si sia trattato di un cazzata esorbitante, più o meno come l'Iliade (mal)riscritta dal medesimo soggetto.
Con tutto ciò, io non mi sogno di arringare il popolo invitandolo a ribellarsi contro i cacicchi di sinistra. Non vomito sciocchezze, mosso da un rancore adolescenziale contro i compagnucci di classe "di sinistra". Non invidio e non disprezzo, forse perché non mi hanno fatto ministro.
O forse perché non sono mai stato il pupillo di De Michelis.
Se bastasse, sarebbe bello che chi ha a suo tempo umiliato e trattato come uno Smerdjakov il povero Brunetta corresse a riparare il danno combinato, invitandolo a cena e prestandogli la moto.
Ma è troppo tardi, ormai.
Inutile invitare Goebbels a cena.
Non resta che attendere l'inevitabile caduta, sperando sia soltanto sua e non di tutti noi.

26.8.09

C'era una volta

Quello che segue è un intervento pubblicato sul Corriere della Sera di oggi, 26 agosto 2009. Una storica libreria indipendente di Milano chiude. E non riaprirà più. Pazienza, sarà la reazione di molti, ormai abituati alle FeltrinelliFNACMeLiCoopGiuntialPunto o decisamente ai banchi dei supermercati, con i libri schiacciati tra magliette in offerta e frutta non ancora o non più matura, convinti che non esista altro modo di vendere libri e "fare il libraio". Quello raccontato da Aldo Palazzi è la prova che un altro sistema purtroppo funzionava, ma non adesso, non di questi tempi.

«Mi rassegno, da settembre

la mia libreria chiuderà»

di Aldo Palazzi


Caro direttore, qualche giorno fa ho abbassato per l’ultima volta la saracinesca della libreria in corso di Porta Romana, a Milano. Malgrado tutta la buona volontà, per motivi economici e finanziari, era ormai difficile andare avanti. E così, dopo 32 anni, ho cessato l’attività. Al mio posto, in autunno, aprirà una banca. È un brutto momento, e non vedo alternative.

In quella nicchia dove migliaia di persone sono passate in questi anni, in futuro ci si potrà fermare per altri motivi, ma non più per comprare un libro. Con molta tristezza vivo anch'io il disagio e l'allarme per la chiusura di librerie indipendenti milanesi. Per librerie indipendenti intendiamo quel panorama molto variegato di librerie piccole medie e grandi, recenti e storiche, generiche e specialistiche, di quartiere e centrali, che non facendo parte di gruppi e non avendo alle spalle editori contribuiscono alla vita, non solo culturale, della città. Purtroppo bisogna essere realisti, in questo momento di recessione ogni imprenditore è schiacciato tra caduta dei consumi e stretta creditizia: il mercato è cambiato e stando così le regole non c'è più spazio, in termine di business, per queste librerie.

La politica dei grandi editori e distributori ha agevolato negli ultimi anni i grossi gruppi di acquisto privilegiando un riscontro economico immediato a discapito di un lavoro più articolato sui punti vendita con una diversa gestione del proprio catalogo. Se è vero che ormai il 70% di questo mercato è fatto dalla grande distribuzione e da librerie riconducibili a gruppi editoriali è altrettanto vero che il 30% rimanente ha un valore aggiunto diverso: difficilmente si potrà acquistare un libro di Beppe Fenoglio in un autogrill…. Per provare a correggere questa politica di mercato suicida per gli stessi editori, basterebbe probabilmente avere delle regole, come avviene in altri Paesi, con delle leggi in termini di sconto e di concorrenza e soprattutto farle rispettare. La concorrenza è sempre positiva ma deve essere regolata. Altrimenti in settembre altri si troveranno a fare i conti con la crisi, e a non riaprire più. Come la Libreria di Porta Romana.

Aldo Palazzi
26 agosto 2009

24.7.09

Qualche goccia d'acqua nel deserto


In un anno decisamente deprimente per volume d'affari e per offerta di titoli è accaduto un evento che potrà sembrare al normale lettore un semplice mutamento di distribuzione - quindi semplicemente un problema interno alla distribuzione libraria - mentre a un esame più attento e puntuale può rappresentare forse qualcosa di più.
Da settembre 2009 la Feltrinelli editore, finora distribuita da Messaggerie Libri, verrà distribuita a mezzo PDE Promozione Distribuzione Editoriale. Non si tratta soltanto di un cambio di distribuzione ma di un massiccio cambio di orientamento e di politica editoriale. Feltrinelli editore è entrata nella conduzione nazionale del distributore - finora una "federazione" di distributori locali organizzati sul piano nazionale e concessionari esclusivi di editori come Raffaello Cortina, E/O, Dedalo, Sole 24 Ore, McGraw Hill- rilevandone una quota tanto importante da determinarne la politica. Detto in termini un po' meno ermetici Feltrinelli editore si è "comprato" un distributore nazionale ponendo definitivamente fine alle difficoltà di rapporto con le Messaggerie Libri. Difficoltà di rapporto che si possono riassumere in pochi punti:
- Una politica editoriale e commerciale interamente pensata - in termini di sconti e di tempi di pagamento - per le librerie di catena e le grandi superfici, ovvero mirata alla commercializzazione di titoli ad ampia diffusione trascurando i titoli meno frequentati, per tema o per scelta.
- Una politica volta al controllo e all'acquisto degli editori rappresentati in difficoltà, determinando un blocco formidabile distributori-editori (il gruppo Messaggerie è di proprietà del G.E. Mauri-Spagnol proprietari, tra gli altri, di Longanesi, Guanda, Garzanti, TEA ecc.), in grado di influire sempre di più sul futuro della distribuzione libraria in Italia.
- Una politica volta alla marginalizzazione delle librerie indipendenti, espulse dalla fornitura diretta da parte delle Messaggerie e costrette a ricorrere alle società collegate alle Messaggerie (Fastbook) con un significativo calo dell'offerta di titoli a disposizione.
Feltrinelli editore ha capito (o ha cominciato a capire?) che la politica delle Messaggerie e dei maggiori gruppi editorial-distributivi (Mondadori, RCS) sta chiudendo gli spazi del mercato per chi non dispone di una distribuzione propria ed ha (probabilmente) intuito che una politica così evidentemente mirata sulle librerie di catena e le grandi superfici rischia di provocare un eccessivo - e pericolosissimo - affollamento e condizioni di offerta eccessive (sconti troppo alti, rese non regolamentate) presso pochi e colossali punti vendita.
Detto con poche e semplici parole: se le librerie di catena possono già ora determinare la disponibilitè e l'uscita di un libro («No, di quello non me ne frega nulla»= lasciamo perdere/ «Sì, nel prendo 5000 copie»= si stampi, presto!) che genere di futuro attende la produzione di qualità - sia narrativa che saggistica - in Italia? È il caso, forse, di cominciare a riflettere sulla distribuzione editoriale e forse - persino - cominciare a ripensare la possibile funzione delle librerie indipendenti.
Ma sono "buoni" quelli di Feltrinelli editore?
Evidentemente no. Non esiste il buono e il cattivo nel mondo editoriale. Esistono politiche editoriali discordi e/o contrapposte.
Che l'idea di Feltrinelli editore, nata già qualche tempo fa, trovi adesso conferma nella grave crisi che colpisce le catene librarie - da Mondadori Franchising e Giunti al Punto alle stesse Librerie Feltrinelli - è probabilmente un lampante caso di serendipità.
E su questa inattesa serendipità vivono in questo momento alcune delle possibilità di sopravvivenza delle superstiti librerie indipendenti. Un grande gruppo editoriale che da un giorno all'altro riapre la possibilità di rifornimento diretto per centinaia di librerie indipendenti finora costrette all'approvvigionamento - inevitabilmente meno efficiente - mediante grossisti è sicuramente un evento. Feltrinelli editore è sicuramente prontissimo a chiudere la fornitura alle librerie meno puntuali nei pagamenti, problema non piccolo in un momento nel quale i librai fanno capriole al contrario per riuscire a pagare i fornitori, ma ciò non toglie che forze finora mortificate possono ritornare a incidere sul mercato.
A proporre libri dei quali hanno disponibilità reale.
A vendere ai lettori autori come Kapuscinsky, Erri De Luca, Benni, Yoshimoto Banana, Lobo Antunes, Borgna, Ballard, Ransmayr, Cantarella, Yu Hua, Fitoussi, Bettin...
Anche Baricco - a chi piace...


18.7.09

Qualcosa da masticare?


Per masticare si intende, qui, la lettura.
Qualcosa da leggere? Da ricordare? Da consigliare? Da ricordare?
Uhmmmm.
Non sto leggendo molto, ultimamente. Mi sono imbarcato in un difficile e complicato viaggio con Flotta di mondi di Larry Niven ed Edward Lerner, un romanzo - almeno finora - (inutilmente) complicato, talvolta scarsamente comprensibile o con i personaggi presi da emozioni e sentimenti ingiustificati e ingiustificabili sulla base di quanto appare nel testo. C'è da dire che io non mai letto I burattinai (1970) del quale questo romanzo riprende i (piuttosto opinabili) extrataerrestri a due teste ed è quindi probabile che una parte dei riferimenti mi sfugga, ma sinceramente a me gli alieni interessano non proprio perché sono dei furbetti vigliacchi che tirano a fottere la specie umana... Lo finirò (credo) ma non prevedo sarà un romanzo che cambierà la mia visione della narrativa e della fantascienza.
Resta la domanda: «Ma perché Urania ha pubblicato 'stà ciofeca?»
Bella domanda, vero?
Ma non c'era proprio nulla di meglio? Senza contare la sensazione (o il dubbio) che la traduttrice ci abbia messo del suo per lasciare emozioni, ricordi e considerazioni sospese nel nulla...
...
Provengo dalla lettura, inevitabilmente ansiogena, di Real World di Natsuo Kirino. Ansiogena perchè si tratta della storia di quattro amiche adolescenti che per un caso si trovano coinvolte nell'omicidio - l'assassino della madre - compiuto da un ragazzo più o meno di pari età. Il giovane non è malato di mente, non ha compiuto l'omicidio in preda a un raptus, non ha bevuto né è drogato. Semplicemente, oppresso da una madre ossessiva e perfezionista, con ambizioni e ansie di affermazione del figlio non misurati alla volontà e alla capacità del rampollo, si è definitivamente stufato e ha eliminato la madre. Un ottima e perfetta parabola dell'educazione ultracompetitiva somministrata ai giovani giapponesi... Le ragazze sono affascinate e inorridite dal matricida - anche se questi è in ultima analisi un individuo infantile e irresoluto - e il rapporto con lui finirà col rappresentare una frattura definitiva nella loro vita.
Davvero un ottimo libro, anche se forse un po' troppo breve in rapporto ai temi e ai personaggi toccati. O forse, semplicemente, mi è rimasta un po' di insoddisfazione per non aver forse colto fino in fondo il dramma delle protagoniste - ciascuna delle quali racconta in prima persona i fatti avvenuti.
La stessa sensazione, detto per inciso, che mi rimane dopo una discussione con la mia figlia diciassettenne.
...
La fantascienza non è proprio morta, forse.
O quantomeno certe forme tipiche della sf, come la proiezione nel futuro di un problema sociale, hanno ancora una loro possibile utilizzo. Che poi questo sia anche riuscito su un piano estetico e narrativo... beh, non chiediamo troppo.
Massimo Fini, saggista e giornalista in Il Dio Thoth (Marsilio) immagina un mondo futuro nel quale la comunicazione costituisce un bene essenziale, fondamentale e irrinunciabile, tanto che esiste un unico, colossale fornitore di informazioni: Teleworld, che ha, peraltro, definitivamente eliminato il problema del diverso schieramente politico.
In una terra depauperata di alberi, animali, una terra meccanizzata e fortemente urbanizzata, il protagonista, un megasfigato rappresentato come tale, è testimone di un paio di episodi di criminalità che Teleworld ignora. Questo lo preoccupa non poco, tanto che si chiede perché TW selezioni così misteriosamente le notizie. Ne ha ben donde, il nostro Matteo, vista che lui stesso lavora per TW e come tutti gli altri ogni giorno si sorbetta il fervorino della Grande Mousse il megadirettore dell'unica e ultima major. Al di fuori del mondo perfetto della Grande Mousse - inevitabilmente un cocainomane incallito - vivono soltanto gli UnInformed che rifiutano le notizie e vivono perfettamente e felicemente non informati.
La situazione di Matteo giunge infine a un'empasse senza uscita e a pagina 146 (su 188) il protagonista si suicida.
E qui il romanzo va in panne. A Fini non resta altro che sceneggiare (in modo un po' affrettato) la Ragnarök del megamostro tele-radio-internautico e la conseguente fine del mondo così-come-lo-conosciamo. Ultima apparizione per il Dio Thoth (il dio della scrittura), nei panni di un semplice contadino prefeudale, che inciampa nella rovina della metropoli di TW e giunge a concepire - sia pure vagamente - il possibile ritorno di una società della comunicazione...
Che, potrebbe essere la nostra.
Forse.
Una lettura deludente, ahimé.
Dove tutti i personaggi sono chiamati a occupare un posto predefinito dall'autore, che progetta e mette in scena una denuncia della situazione della comunicazione in Italia e non solo. La fantascienza è un semplice specchio delle illusioni, in sostanza, uno riflesso rovesciato e ingrandito nel quale si potranno riconoscere senza difficoltà i Rupert Murdoch ma anche i Berlusconi, la redazione di Repubblica o Radio DJ. Al di fuori della comunicazione definitiva di un unico gigantesco media non rimane nulla, ovvero ciò che non viene raccontato dal Media - come i delitti ai quali Matteo ha assistito - non esiste. Come è scritto sulla torre di Teleworld: «Il fatto è la notizia e la notizia è il fatto».
Anche il romanzo, viene da aggiungere, è tutta un'altra cosa.
Può essere una composizione dove il protagonista NON MUORE a 3/4 del libro piantando lettore e romanzo nelle peste, dove non si inventa - sia pure con tutte le migliori intenzioni - un mondo in ultima analisi ben poco credibile per poter affermare ad alta voce che cosa minaccia - e forse ha già divorato - la democrazia.
Ho una certa (confusa) simpatia per il buon Massimo Fini, perseguitato da sinistra e da destra, Cyrano, Don Chisciotte e Bastian Contrario a oltranza, ma questo romanzo-che-non-è-un -romanzo non funziona. Al massimo provoca qualche superficiale cenno di accordo, qualcosa di molto diverso dalla partecipazione convinta e appassionata creata da una buona narrativa.
Succede.
Probabile che il mio problema sia che leggo e conosco la fantascienza.
In ogni caso di seguito i link al sito di Massimo Fini a al sito La voce del Ribelle, tanto per informarsi un pochino sulle attività del Nostro.
...
Ultimo libro e ultime riflessioni per un eccellente saggio di Russell Shorto, appena pubblicato da Longanesi: Le ossa di Cartesio. Una piccola e succosa storia della filosofia (nonché della politica, religione e mistica) occidentale da Cartesio in poi costruita a partire dal mistero delle ossa scomparse e del (doppio?) cranio di Reneé... Scritto vivacemente, senza lungaggini o momenti vuoti, un buon libro per capire in che modo si è evoluta la visione del mondo e di Dio dal '600 a oggi. Davvero un buon compagno di lettura, talvolta addirittura interlocutore.
...
Sono quasi in ferie (manca una settimana) e immagino che nei giorni a venire pubblicherò poco. Ma non è detto.
Per il momento, comunque, i più affettuosi saluti ad amici, conoscenti e casuali passanti per questo blog.
A rileggerci.





14.7.09

Appello per la libertà di informazione on line


Gli ultimi mesi sono stati caratterizzati da un susseguirsi di iniziative legislative apparentemente estemporanee e dettate dalla fantasia dei singoli parlamentari ma collegate tra loro da una linea di continuità: la volontà della politica di soffocare ogni giorno di più la Rete come strumento di diffusione e di condivisione libera dell’informazione e del sapere.

Le disposizioni contenute nel Decreto Alfano sulle intercettazioni rientrano all’interno di questa offensiva.

Il cosiddetto obbligo di rettifica imposto al gestore di qualsiasi sito informatico (dai blog ai social network come Facebook e Twitter fino a …. ) appare chiaramente come un pretesto, un alibi. I suoi effetti infatti - in termini di burocratizzazione della Rete, di complessità di gestione dell’obbligo in questione, di sanzioni pesantissime per gli utenti - rendono il decreto una nuova legge ammazza-internet.

Rispetto ai tentativi precedenti questo è perfino più insidioso e furbesco, perché anziché censurare direttamente i siti e i blog li mette in condizione di non pubblicare più o di pubblicare molto meno, con una norma che si nasconde dietro una falsa apparenza di responsabilizzazione ma che in realtà ha lo scopo di rendere la vita impossibile a blogger e utenti di siti di condivisione.

I blogger sono già oggi del tutto responsabili, in termini penali, di eventuali reati di ingiuria, diffamazione o altro: non c’è alcun bisogno di introdurre sanzioni insostenibili per i citizen journalist se questi non aderiscono alla tortuosa e burocratica imposizione prevista nel Decreto Alfano.

La pluralità dell’informazione, non importa se via internet, sui giornali, attraverso le radio o le tv o qualsiasi altro mezzo, costituisce uno dei diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino e, probabilmente, quello al quale sono più direttamente connesse la libertà e la democrazia.

Con il Decreto Alfano siamo di fronte a un attacco alla libertà di di tutti i media, dal grande giornale al più piccolo blog.

Per questo chiediamo ai blog e ai siti italiani di fare una giornata di silenzio, con un logo che ne spiega le ragioni, nel giorno in cui anche i giornali e le tv tacciono. E’ un segnale di tutti quelli che fanno comunicazione che, insieme, dicono al potere: “Non vogliamo farci imbavagliare”.

Invitiamo quindi tutti i cittadini che hanno un blog o un sito a pubblicare il 14 luglio prossimo questo logo e a tenerlo esposto per l’intera giornata, con un link a questo manifesto. - scarica il banner.jpg

Non si tratta di difendere la stampa, la tv, la radio, i giornalisti o la Rete ma di difendere con fermezza la libertà di informazione e con questa il futuro della nostra democrazia.

10.7.09

LN 50 già e non ancora...


Uscito intorno al 23 di giugno l'ultimo LN uscito, il numero 50, è partito ieri per gli abbonati fuori città.
Abbonati e abbonamenti che sono, naturalmente, in discesa.
No, non è per lamentarsi che ne scrivo, ma soltanto per abbozzare una riflessione sulla rivista e sulla sua funzione. E sul suo possibile futuro.
Tralascio per il momento il destino della libreria - dalla cui salute discende automaticamente quella della rivista - e immagino che la libreria sopravviva a questo maledetto 2009 (assunto tutto da dimostrare). A gennaio 2010, raccolto un certo numero di abbonamenti ci guardiamo in faccia e ci chiediamo: « Bene, a che cosa serve LN? È il caso che sopravviva?»
Cominciamo dai problemi emersi con particolare evidenza in questi ultimi tempi.
Il primo e il più grande.
I redattori di LN, una dozzina di collaboratori malcontati, NON SONO RETRIBUITI per i loro interventi. Scrivono per amore dei libri, togliendosi il gusto di parlare bene - o male - di un libro o di un autore. Questo significa che qualsiasi problema - di salute, di lavoro, familiare - può interrompere la loro collaborazione. Questo anche senza contare il non piccolo problema della semplice usura... Finora LN ha risolto il problema - diciamo così - arruolando nuovi collaboratori, ma anche il numero di coloro che sono disponibili a dedicare un certo numero di ore a stendere articoli e recensioni di buona - in qualche caso ottima - qualità, non è infinito. Non solo, alcuni redattori sono e restano assolutamente insostituibili, tanto da essere diventati veri e propri simboli della rivista.
Ma sono, siamo stanchi.
Il numero 50 è una prova del nostro impegno - dalle numerose interviste ai «Dimenticati» dello spazio «Per una storia naturale della narrativa fantastica» – ma è anche una prova della nostra fatica. Buone recensioni, certo, ma numericamente appena sufficienti, a testimoniare il nostro possibile affanno nel seguire da presso la produzione editoriale contemporanea.
D'altro canto è forse possibile - prendendo in esame l'indice analitico di LN 50 - ribaltare il senso del discorso e chiedersi: «ma i forti lettori seguono davvero la produzione editoriale?».
La risposta è necessariamente sospesa o insufficiente. LN recensisce poco i best-seller, questo lo si sa da tempo, ma gli autori recensiti - per citarne alcuni: Somerset Maugham, Wambaugh, Parise, Bennett, Appelfeldt - appartengono alla storia piuttosto che all'attualità della letteratura. Come se la nostra pattuglia di redattori/collaboratori avesse massicciamente scelto di voltare le spalle alle novità e agli autori «di successo» per seguire in ogni genere i ripescaggi e le riproposte editoriali o per presentare autori poco noti o defilati (Everett, Barilli, Tilocca, Torchio, Gatto).
Vista da questo punto di vista, ecco che la nostra stanchezza prende un altro aspetto.
LN è sicuramente stanco e un po' affaticato ma soprattutto patisce, parrebbe, la qualità della produzione contemporanea delle novità. A riprova: i titoli e gli autori di successo sono presenti (Scurati, Agnello Hornby, Avati, Geda, Nerozzi, Murakami, Kundera) ma i loro libri sono recensiti e giudicati singolarmente, dimenticando la posizione di successo degli autori e per riflettere - più o meno positivamente - sulla qualità percepita della loro produzione.
Il problema fondamentale di una rivista di questo genere - attenta verso gli autori secondari e ipercritica verso i favoriti dallo star-system - è che:
1) fatica a trovare (o non trova) simpatie nell'attuale mondo editoriale
e, reciprocamente
2) non viene letta da chi cerca un'informazione attuale sugli autori già noti.
Questo per la narrativa.
Per quanto riguarda la saggistica, LN è da sempre «fuori dai giochi» per quanto riguarda il mondo delle adozioni universitarie, il target di più di metà della produzione saggistica. A nessuno o quasi interessa leggere l'ennesimo polentone girato e rigirato da un ricercatore a contratto con al collo il cartellino da schiavo con impresso il nome del luminare che, successivamente, firmerà l'ennesimo «suo» libro.
Esiste una saggistica libera, ovviamente, ma non è così facile incontrarla e sceglierla... Anche senza contare le esigenze di aggiornamento, traduzione, disponibilità, equilibrio richieste agli estensori di saggistica.
Un'altra possibile voce degli abbonamenti a LN erano (l'imperfetto è, ahimé, più giusto del presente) le biblioteche. Ma gli stanziamenti per le biblioteche hanno un andamento tale da obbligarle a tagliare gli acquisti, a partire proprio dagli abbonamenti ritenuti meno utili. Quelli alle riviste letterarie, per dire...
Quindi...
Verrebbe un po' la voglia di tagliarla lì e dire: «grazie, signori. Arrivederci».
E non è detto che non finisca proprio così.
Ma tra coordinatori e redattori capita anche di parlare, discutere, confrontarsi. E possono nascere idee nuove e diverse.
Di fare, per esempio, delle debolezze del nostro attuale LN altrettanti punti di forza.
Lasciare perdere o affidare unicamente al fratello on line di LN le recensioni di titoli più «correnti», ovvero più legati all'attualità. E pubblicare una rivista diversa, un anfibio tra saggistica letteraria, con interviste e articoli più lunghi e articolati di quelli attualmente pubblicati, e narrativa di nuovi autori. Una rivista con una diversa paginazione - 200/250 pagine - e con una diversa periodicità (2-3 volte l'anno).
Fare di LN - strapomposamente parlando - un faro di segnalazione di nuovi autori e di testi non troppo comuni.
Un punto di resistenza.
Un luogo di incontro.
Forse presto per parlarne, anche perché per quest'anno non cambia nulla con i due numeri in programma (51 e 52).
Per l'anno prossimo... beh, siamo aperti a ogni proposta.


6.7.09

Per resistere si può cominciare firmando contro l'intolleranza


Cari lettori

Non credo troppo nella raccolta di firme, nelle mobilitazioni on line, nei cortei virtuali. Però, però.. c'è un limite a ciò che si può tollerare limitandosi a storcere il naso.
I pestaggi razziali non sono ancora un'abitudine ma se aspettiamo fiduciosi le ronde padane non mancheranno di allietare tutti i nostri week-end.
La violenza contro le donne non è ancora così diffusa ma i viali bui dei nuovi sobborghi offrono a tutti i maniaci le migliori occasioni.
La violenza contro i gay e le lesbiche non ha ancora preso piede, ma con un po' di fiducia si potrà presto assistere a linciaggi quasi quotidiani.
A meno che persone come Marialuisa non intervengano.
Non si facciano pestare sanguinosamente per difendere un gay.
Quindi firmate alla pagina
http://www.gay.it/unamedagliapermarialuisa/ l'appello per la medaglia al valore civile per Maria Luisa , se volete che il mondo non finisca per assomigliare troppo a quello che temiamo...

...

Medaglia al valore civile per Marialuisa


Al Presidente della Repubblica On. Dr. Giorgio Napolitano


Signor Presidente,
il 23 giugno 2009, nella centrale piazza Bellini a Napoli, una studentessa di 26 anni, Maria Luisa Mazzarella , nella circostanza di trovarsi a difendere un proprio amico omosessuale dalle offese e dalle violenze fisiche per opera di un gruppo di coetanei, è stata lei stessa oggetto di un duro atto di violenza verbale e fisica che le ha procurato lesioni su tutto il corpo e l'ha esposta al rischio di perdere addirittura un occhio.

In un contesto sociale in cui si moltiplicano gli atti di violenza dettati dall'odio nei confronti di cittadini con un differente orientamento sessuale e che spesso si consumano nell'indifferenza generale di coloro che vi assistono, il gesto di Maria Luisa assume un innegabile valore non solo simbolico. Ci permettiamo pertanto di chiederLe di valutare la possibilità di concedere a Maria Luisa la medaglia al valor civile per aver messo a rischio la propria stessa vita in difesa di un coetaneo vittima della violenza omofoba.

Confidiamo nella Sua sensibilità in modo che Maria Luisa possa vedersi conferita la massima onorificenza della Repubblica.

2.7.09

Hura! Hota!

Reduce dalla lettura di un documento di analisi della situazione della Mondadori (http://www.marco-ferri.com/?p=2358), mi sorprendo a chiedermi: ma qual'è adesso la qualità della produzione editoriale? E come ha fatto fronte finora l'editoria italiana alla crisi?
Due domande alle quali mi viene spontaneo rispondere con due «male, molto male», ma alle quali è forse più ragionevole rispondere con un minimo di cautela, tanto più nei miei panni di piccolissimo libraio indipendente, ovvero come scrive Romano Gobbi, un collega emiliano, un sicuro candidato alla chiusura vicina: «le librerie (almeno la maggior parte) dovranno chiudere forse fra 3-5 – o dieci anni».
Andiamo con ordine.
Qual'è adesso la qualità eccetera?
Cattiva, non c'è dubbio.
Diminuite tirature e titoli gli editori italiani si affollano intorno a pochi titoli, pochi autori e pochi generi che sembrano promettere un andamento meno disagiato e infelice della media dei libri.
I gialli (noir, polizieschi, thriller) innanzitutto, le monografie scritte da giornalisti più o meno famosi - basterà citare l'ultimo Pansa? -, i saggetti frivoli sulle contrarietà della vita quotidiana, l'ultimo Moccia (titolo: «Scusa, ma ti voglio sposare», seguito di «Scusa, ma ti chiamo amore») - mortalmente e definitivamente tossico. Un assaggio? Eccovi accontentati: «…E la sua fragile sicurezza si scioglie subito, come un gelato al mare nel giorno di Ferragosto in mano a qualcuno che ha deciso di stare a dieta…[pagina 1]», i soliti svariati metri cubi di fantasy scritti da autori giovanissimi in un italiano discutibile e poverissimi di genuina suggestione. Tra gli autori fa bella mostra di sè la nostra cara e indimenticata Strazzulla che, pur non avendo avuto un successo indiscutibile con il primo romanzo, riemerge caparbia (e/o costretta dal contratto con Einaudi) con un «La strada che scende nell'ombra», con copertina oscura e confusa e un incipit che resterà a lungo nella storia della letteratura: «I resoconti erano ogni giorno più foschi» , senza trascurare, poche righe più giù: «Al Nord, dove la situazione era decisamente peggiore, la situazione era ormai fuori controllo[…] Capitava sempre più spesso che il ritrovamento dell'ennesimo morto causasse fughe di massa…».
Così, detto per inciso, tra foschi resoconti e fughe di massa senza controllo il fantasy italiano affonda rumorosamente nella stessa melma maleodorante nella quale sguazza felicemente il nostro unico e inimitabile Moccia. Italiano e forma narrativa si perdono, impallidiscono, svaniscono, si sciolgono. Più rapidamente perché colpiti e sospinti via dalla crisi. Le (superstiti) redazioni editoriali lasciano passare qualsiasi errore e orrore sacrificando vite e carriere sull'altare delle vendite (possibili). I libri formano una nebbia indistinta di titoli e parole che passano rapidamente e sembrano nati per essere presto dimenticati. Non che non escano più buoni libri, ma è diventato faticoso riconoscerli, impadronirsene. L'ultimo libro di Yu Hua «Arricchirsi è glorioso», grande scrittore cinese, è prolisso, vago, confuso, mal concepito e mal costruito, tendenzioso in maniera troppo ovvia e sembra nato e scritto fondamentalmente per soddisfare il moloch: il pubblico occidentale. Viene il dubbio che il problema non sia nemmeno più, a pensarci, sulla qualità dei singoli libri e dei singoli autori ma nella follia che sembra aver afferrato il limitato «cervello» internazionale che crea e commercializza i libri. Una malattia unica sembra aver afferrato le case editrici del mondo occidentale. Il successo - del tutto imprevisto e imprevedibile – di Harry Potter e di pochi altri titoli ha convinto che il libro capace di muovere l'intero mondo letterario mondiale è possibile e può creare infinito (o quasi) movimento di denaro, determinando il successo e il fallimento di editori e case editrici.
In Gran Bretagna nei giorni dell'uscita dell'ultimo volume di Harry Potter presso Waterstone's si poteva comprare il libro della Rowlings per 5 sterline (prezzo fissato dall'editore: 18 sterline). Intorno al libro di successo si è scatenata una corsa al ribasso che ha finito col punire tutti, da Waterstone's fino all'ultimo libraio del Surrey. Ma non importa, quello che conta è aver indovinato il MEGA-bestseller che può muovere milioni di euro e capace di contagiare tutti i comparti commerciali vicini. Le amministrazioni editoriali si sono formate su questo genere di libri e puntano - più o meno consciamente - al libro definitivo, quello da 500 milioni di copie in su.
Creare un catalogo ampio, variato, destinato a durare nel tempo?
Ma quando mai?
E poi ci vuole gente che ne capisca, per ottenerlo.
Veri lettori che sappiano apprezzarli.
Un pubblico limitato, dai gusti complessi e stratificati, che non promette questo genere di incassi.
Il tempo è denaro, anche nella lettura.
Se fate parte di quel genere di lettori, ben decisi a leggere libri che vi «sazino» intellettualmente , vi aspetta un futuro piuttosto difficile. Condannati a cercare libri che non siano tentativi più o meno riusciti di attingere al bestseller definitivo. Libri non-cloni e non-epigoni, personali, scritti con una lingua, uno stile, un approccio personale.
Quindi il «molto male» della prima risposta parrebbe indovinato.
In quanto alla seconda domanda basta dare un'occhiata ai prezzi per capire che l'editoria italiana sta tentando di reagire alla crisi alzando il prezzo dei suoi «tentati» best-seller. Romanzi giunti a costare 19, 20, 21 o 22 euro. Risultato? Il lettore, già in ristrettezze, sceglie unicamente i libri di autori già ben noti. Attende l'edizione economica. Legge i libri ritrovati in cantina. I fumetti del figlio. I vecchi Harmony della nonna.
Seconda domanda: «Come reagiscono gli editori italiani…»
Male, molto male.
Senza fantasia né idee.
I forti lettori se ne sono accorti, comunque.
Disertano le librerie e comprano esclusivamente in economica.
Noi librai siamo qui ad aspettare che gli editori facciano proposte e lancino idee, ma non ci contiamo troppo. Le librerie di catena sono nate ed esistono esclusivamente per smerciare tentati bestseller da 20 euro cad. E, grazie alla loro posizione, comunque vendono.
Non solo: soprattutto convincono il mondo che loro sono le vere librerie.
Spesso non hanno personale in grado di vendere decentemente, e, come ha scritto Andrea Bajani allineano: «… librai improvvisato e precari, librai a progetto, gente messa dietro dietro a un bancone di libri dopo essere passata per un bancone di supermercato, per lo scooter di una ditta che consegna pizze a domicilio o la cuffietta di un call center».
La solita puzza sotto il naso del consueto intellettuale, si dirà.
Ecco, quando si dice cogliere esattamente lo Zeitgeist.
Nessuno è contento di essere servito da un addetto incapace, «uno che cerca la Guida galattica per autostoppisti nello scaffale delle guide turistiche», ma ormai ci vergogniamo di passare da intellettuali.
Moriremo leggiucchiando il libro scritto a quattro mani da Moccia e la Strazzulla. Biascicando «hura, hota» come i falsi bergamaschi di Calvino.
Perchè saremo intellettuali anche fingendo di non esserlo...






29.6.09

Qualche giorno dopo...

Passata anche la fiera di San Giovanni Letterario - sciaguratamente povera sia in termini di presenze che di incassi - abbiamo passato la mano su un altro «evento» che prometteva piuttosto poco in termini di movimento e di incassi.
Normale, probabilmente, a fine giugno la gente non ha molta voglia di uscire a scegliere libri, soprattutto se di argomento scientifico. Eppure la sensazione di essere bellamente ignorato dai seppure pochi visitatori della sede dell'ottava circoscrizione non è stata piacevole. Che la gente non si fermi neppure per chiedere lo sconto dà la netta sensazione di un abbandono in corso, di una diserzione. Verso i libri? Beh, sì. Ma non solo. Un pochino più forte la sensazione che, essendo presenti una dozzina di librai e altrettanti editori, sia mancata completamente la curiosità. I libri... beh ce n'erano di molti tipi e di molti varietà. Medicine naturali, psicologia, storia della scienza, libri fotografici, atlanti e dizionari, romanzi e romanzotti, guide turistiche, libri fuori commercio a uno sconto esagerato, giochi, libri per bambini... in tutto saranno stati almeno un migliaio di titoli tra quali sarebbe stato possibile scegliere.
Ma i lettori o (possibili tali) non hanno dedicato nemmeno un istante a dare un'occhiata.
Hanno girato, ciechi come ombre capitate lì per caso, senza accorgersi dell'offerta libresca che qualcuno aveva schierato dalle sette del mattino. È pur vero che si trattava di un pubblico oltre che ridotto, in un certo senso "scelto", ovvero molto più interessato alle regate che all'inopinata presenza di librai ed editori e di un pubblico sbagliato per le età - avanzata o minima - per i libri, come è sacrosanto notare che il luogo, con il sole a picco per buona parte della giornata, non è risultato molto adatto. Ma resta comunque la sensazione - forse sbagliata, è possibile - che noialtri: libri, librai ed editori, si fosse clamorosamente fuori posto. Sono stati presentati una dozzina di libri (in un posto caldo e non particolarmente pulito, è il caso di dirlo) solo per amici, parenti e colleghi e verso le otto di sera chi è rimasto ha tirato su tutto per godersi semplicemente i fuochi artificiali.
Noi non c'eravamo già più. Abbiamo ritirato le nostra merce verso le sette e ce ne siamo tornati a casa. Con un incasso di 35 euro (3 libri venduti) e l'anima pesante per il disinteresse. Sarà la crisi? O lo scarsa passione per la lettura? O un pubblico poco consono? Un po' tutto, certo, ma credo che chiunque lavori nel settore - librai, editori, autori eccetera - abbia un ben preciso incubo.
Tu ci sei, sei lì con i tuoi libri in mezzo alla gente e nessuno se ne accorge.
Brrrrrr...
Speriamo che la prossima volta vada meglio, anche se, sinceramente, visto come stanno andando le cose, ho i miei dubbi.

19.6.09

San Giovanni per lettori


Abbiamo trovato un modo per lavorare anche in un giorno di festa.
D'altro canto, visti i tempi non si può certo riposare sugli allori, veri o falsi che siano.
Insieme alle librerie e alle case editrici della zona (8a circoscrizione) abbiamo messo su alla velocità della luce un piccolo programma che non è nulla di che, d'accordo, ma può risultare gradevole per chi, non andando via, non ha voglia di passare la giornata davanti alla TV o a passeggiare per viali e piazza calde e vuote.
Ci saremo anche noi con una scelta dei nostri libri - i più economici, ça va sans dire - e con parecchi dei libri da noi editi.
Presenteremo ALIA ai possibili lettori, venderemo se c'è da vendere e dopo cena guarderemo i fuochi.
Un programma non poi così brutto per un giorno di festa.

Di seguito il programma:

ore 15,00 - Mario T. Barbero presenta “Torino in Giallo”, ed. Pintore

15,30 - Silvio Alovisio, Giulia Carluccio, Mariapaola Pierini presentano “Il divismo cinematografico da Rodolfo Valentino a Marilyn Monroe”, ed. Kaplan

16,00 - Dante Diamante presenta “Due cuori e una capanna”, ed. Q Press

16, 30 - Cs-libri presenta “Alia”, antologia internazionale di narrativa fantastica

17,00 - Antonino Pusateri presenta “Quotidianità e pratica spirituale”, ed. Psiche

17,30 - Paolo Turati, presenta “Stilico”, Antonio Cracas “Mi è rimasto un calzettone”e Carlo Sartoris “67 anni nella notte” ed. Morea

18,00 - Giuliana Cerrato presenta “Ricette dalla Terra degli Elfi”, ed. Pintore

18,30 - Giuseppe Tirone presenta “Il potere della parola”, ed. Psiche

19,00 - P.F. Maria Rovere presenta “La naturologia per la salute”, ed. Psiche

19,30 - Alfredo Luvino presenta “Il terzo mese dell'inondazione”, ed. Sottosopra

20,00 - Cristiano Daglio presenta “Creature dell'impossibile”, ed. Sottosopra

20,30 - Claudio Trapani presenta “Maestri si nasce o si diventa...”, ed. Psiche

21,00 - Pierfranco Massia presenta “Suor Nivelda e il grano OGM” ed. Pintore


Vi aspettiamo in V. Moncalieri 18, sede dell'8a circoscrizione, dalle 10.00 alle 24.00.

11.6.09

Autoeditoria


Ci sono due creature, Antonella Barina e Claudia Vio che da qualche tempo fa hanno cominciato a interessarsi di autoeditoria. Hanno pubblicato un paio di libretti/opuscoli «Appunti di autoeditoria» 1 e 2 centrati sul tema dell'opportunità e necessità di autopubblicarsi rifiutando radicalmente il rapporto con l'editoria di vanità e la stampa a pagamento.
Claudia Vio scrive, a questo proposito:

«Se il piccolo autore è costretto a farsi carico in prima persona dei problemi editoriali, tanto vale che si ponga questi problemi prima di pubblicare, anziché dopo. Che sia egli stesso editore. […] L'autore-editore di se stesso non può delegare nulla, deve dare risposta alle domande essenziali dell'editoria (Perché pubblico? Per chi? Con quale distribuzione?) […] È un processo analogo, in miniatura, a quello dell'artista del Rinascimento. Simile è anche il modo di produrre e far circolare l'opera: l'autoeditore produce da sé il libro e lo "propone" portandolo con sè in vari luoghi, così come l'artista porta i propri manufatti e li "espone" nelle gallerie».

Una suggestione molto forte quella sprigionata da questa ipotesi.
Difficile resistere alla visione del "narratore" picaro e vagabondo pronto a raccontare le sue storie a: «Associazioni culturali, gruppi di lettura, scuole di scrittura creativa, biblioteche […] (ma anche in) luoghi anomali [come] le case private».

E ancora:

«Avocare all’autore/all'autrice il ruolo di editore è una scelta di libertà. L’autore che si fa editore di se stesso si riappropria della funzione intellettuale: creatività letteraria e strategia culturale, di norma spartite tra l’autore e l’editore, tornano a saldarsi nella stessa persona. Questa ricomposizione genera ulteriore libertà: libertà, se si vuole, di praticare un'editoria non ipotecata dalla logica del profitto; libertà di costruire con le lettrici e i lettori un rapporto finalizzato al bene comune della scrittura.»

Ottimo. E difficile non essere d'accordo. Soprattutto quando, come adesso, l'unico reale interesse degli editori pare essere la vendibilità. Che significa una desolante e povera facilità di temi, personaggi e vicende.
Altrettanto ovvie, però, le difficoltà legate all'invenzione del personaggio di scrittore-editore-picaro. Necessariamente questo genere di scrittore non potrà dedicare - a meno non sia sufficientemente ricco - molto tempo alla scrittura. Avrà meno tempo per apprendere alcuni, banali ma necessari trucchi del mestiere. Faticherà non poco a trovare lettori che non facciano parte del proprio circolo di amici e parenti e che siano disponibili a leggerlo e ascoltarlo.
Diventa ovviamente necessario coordinarsi con altri autori/editori.
Che assomiglia un po' al principio per il quale una scimmia gratta la schiena a un'altra scimmia disponibile a farlo a sua volta...
Il rischio, in definitiva, è quello di avere un gruppo di autori/lettori infatuati di se stessi e incapaci di ascoltare altri. Un malinconico club di artisti della domenica...
È una linea molto sottile quella che separa l'autore/editore in motion dal semplice rompiballe vanitoso e senza genio.
Forse la differenza, in sostanza, sta proprio in questo: nel semplice talento...
Ma è comunque molto, molto positivo che qualcuno sollevi il tema dell'autoeditoria. Tanto più in un momento di profonda crisi dell'editoria maggiore.
Esistono probabilmente migliaia di autori potenzialmente migliori di quelli che appaiono nelle classifiche di vendita. Ma scoprire un ottimo autore non è più il ruolo - nemmeno marginale - dell'editoria maggiore. «Ci vuole vendibilità» ripetono i manager parlando più forte delle ormai semiscomparse redazioni.
Libri nati pre-letti, pre-masticati e pre-digeriti.
La fine del libro come lo conosciamo.
Merita proprio continuare la discussione, che cosa ne pensate?

30.5.09

Qualcuno vuole un buon libro?


Come vanno le cose nel mondo dei libri?
Proviamo a riflettere al di là del semplice andamento quotidiano.
Che cosa si vende?
Beh, i giallisti scandinavi. Larsson, innanzi tutto, autore di Uomini che odiano le donne, il primo della Millennium Trilogy, seguito da altri autori come Kjell Eriksson, Leif GW Persson, Henning Mankell, Liza Marklund, Hakan Nesser, Jo Nesbø, Arnaldur Indriđasson, Kjell Ola Dahl, Arne Dahl, Matti Yrjänä Joensuu, John Ajvide Lindquist senza dimenticare May Sjöwall e Per Wahlöö giallisti degli anni '70 recentemente riproposti con successo da Sellerio dietro segnalazione di Camilleri.
È un momento di successo assoluto per qualsiasi giallista che possa vantare un cognome che termini per -son o comunque possegga un'origine nordica. I lettori chiedono: «È uscito un nuovo giallo di un autore scandinavo?» più o meno come un tempo si chiedeva se era uscito un nuovo libro di fantasy o di fantascienza, come - cioé - se il «giallo scandinavo» fosse un genere a parte, con le proprie regole e i propri sviluppi.
Avendone soltanto leggiucchiato non posso esprimere una parere davvero informato. Ma posso comunque provare a riflettere sul fenomeno. I lettori, innanzitutto. Sono prevalemente donne, ed è questo è un aspetto non così secondario anche se essendo le donne la maggioranza dei lettori - 6 su 10 - è piuttosto probabile che risultino la maggioranza dei lettori quasi in ogni settore bibliografico. Molte lettrici significa che l'autore - gli autori - sono in grado di rappresentare con particolare attenzione situazioni e conflitti familiari, dubbi, malesseri, aspirazioni, delusioni ovvero quanto costituisce il tessuto più fitto e intimo della nostra vita quotidiana. Qualcosa che ricorda maggiormente La prima moglie Rebecca de Il silenzio degli innocenti. Il tutto condotto con l'attenzione pudica tipica del mondo del Nord. Poco a che vedere, probabilmente, con i complessi (e complicati) quadri dei thriller di scuola americana , spesso basati su un personaggio deviante - il «mostro» - contro il quale il protagonista è chiamato a scontrarsi. Nello scontro possono così emergere le inevitabili somiglianze e affinità tra antagonista e protagonista. L'eliminazione del mostro svolge così la funzione di liberare il protagonista - e noi tutti - del'incubo del doppio deviante.
Tra i giallisti scandinavi prevalgono colpevoli che non sono estranei alla normalità quotidiana, assassini simili al proprio migliore amico, vicino di casa, compagno di scuola o di lavoro. Una scelta curiosamente poco «politica» e del tutto personale. Qualcosa che, tanto per citare un altro topos narrativo, ricorda L'invasione degli ultracorpi (il nemico può essere il tuo vicino, il tuo amico, la donna che desideri) nel non separare né dividere il normale dall'anomalo.
Un risultato dei tempi?
Il dubbio che dietro i panni familiari del nostro amico o parente si nasconda la rabbia cieca e intollerante, l'ignoranza, la stupidità, l'ipocrisia e l'arrivismo di gente come Borghezio? La Russa? Cicchitto?
È uno scherzo, ma è possibile, naturalmente.
Più in generale, probabilmente, una reazione personale del tutto pre-politica che trova spazio in un genere letterario.
Per tornare alla libreria, comunque, c'è da segnalare l'imperituro successo di Montalbano. Montalbano, sottolineo, nel senso che i libri di Camilleri che non hanno il commissiario di Vigata come protagonista vendono un quarto o anche meno dei suoi polizieschi.
Bene per la saggistica di argomento scientifico.
Necessità di qualche certezza?
O, semplicemente, di poter dubitare senza rimorsi come criterio di approccio al reale?
Meno, molto meno bene per la narrativa italiana, disertata da parecchi lettori .
Dopo La solitudine dei numeri primi nulla, il vuoto.
Una conseguenza?
Poco considerata l'attualità politica.
Snobbata la storia del secolo, più interesse per civiltà e popoli lontani nel tempo. Meglio i Toltechi o i Pasquani, insomma, di SS e aviatori americani.
Dimenticati, per lo meno qui, i manuali del tipo Come essere belli e affascinanti con solo dieci minuti al giorno. Caduta in disgrazia la fantasy dopo l'avvento dei giovani e giovanissimi autori che, notoriamente, costano alle case editrici un centesimo degli autori stranieri.
Tutto bene, tranne che, fatalmente, i giovani autori finiranno col ridimensionare fatalmente a un centesimo dell'attuale le vendite del genere.
Inesistente la sf, e questa non è una novità.

Un quadro generale non troppo positivo. Nel quale gli editori non sanno bene che pesci pigliare.
Un particolare importante, confermato da altri operatori: si vendono gli autori già noti.
Poco «avventure», poche iniziative, scarsi esploratori delle novità in uscita.
Si vende il vendibile e non si vende o quasi il poco noto o il nuovo.
Un quadro generale non troppo positivo, dicevo.
Appunto.
La funzione delle librerie e dei librai è meno rilevante, più grigia, da passacarte dell'editoria.
Ma noi non possiamo essere soltanto rivenditori senza intenzioni, simpatie e antipatie, entusiasmi e odii. Ne va del motivo stesso della nostra esistenza.
Personalmente mi sono dato da fare per promuovere autori e libri meno noti ma ritenuti meritevoli. Posso aver sbagliato - anzi talvolta ho sicuramente sbagliato - ma mi sono sentito vivo, presente.
Non è molto probabile che possa durare ancora molto.
La crisi, nonostante le sciocchezze che si dicono, c'è ed è pesante.
Ma intanto sono qui.
Qualcuno vuole un buon libro?



20.5.09

Fata Morgana: the day after...

Come annunciato la presentazione di Fata Morgana alla Biblioteca Shahrazad è regolarmente avvenuta.

Prima di continuare: mille ringraziamenti al personale della biblioteca: gentile, piacevole e volenteroso. E un grosso grazie a Germana Buffetti dell'VIII circoscrizione.

La formula della presentazione non è cambiata. Tre persone - in questo caso - hanno letto brani tratti dall'antologia.
Silvia Treves, la sedicenne Morgana Citi e - sporadicamente - Massimo Citi (per quanto perplesso).



C'erano molti autori - perlomeno quelli che non dovevano venire da Napoli, da Merano o da Cracovia o Pechino... Ai quali comunque va un enorme saluto da noi tutti!
Nell'ordine, da sinistra a destra, Paolo Cavazza, Consolata Lanza, Massimo Soumaré, Silvia Treves, Massimo Citi, Cettina Calabrò, Davide Mana.



E gli ascoltatori non mancavano.




Un volenteroso fotografo - Paolo Cavazza- era presente (il primo a sinistra) e, come si può vedere, ha scattato.



Fata Morgana 12 ha così compiuto il suo ciclo vitale, ma non certo la sua vita.

Ne approfitto per comunicare a tutti coloro che passano di qui che il prox Fata Morgana - Fata Morgana 13 - non sarà più un concorso ma una normale antologia, alla quale volendo si potrà partecipare.

Il tema sarà:

Ripetizioni, duplicati, repliche, cloni

e per la partecipazione:

«Nessun limite di lunghezza né sei copie anonime.


Scrivete – o ripescate, aggiustate, sistemate ecc. –


mandate e via. Il tutto entro il 15 ottobre 2009.


Entro novembre vi diremo com'è andata e per metà dicembre


il vostro racconto,se scelto,sarà pronto alla lettura.


Potete inviare il vostro pupillo a mezzo posta


elettronica all'indirizzo


fata-morgana@tiscali.it.


L'attendiamo ansiosi


Arrivederci alla prossima!



15.5.09

Fiera del libro?


La fiera del libro.
Ancora.
Sono un po' stufo, a essere sincero.
Stufo della Fiera, certo, ma ancora più stufo di discuterne, pensarci, ragionarci, rifletterci.
La Fiera è, come tutti sanno, un business. Un discreto business (forse) per i grandi editori e una faticata mal compensata dagli incassi per i piccoli e piccolissimi editori. È pur vero che quest'anno i prezzi sono stati in qualche modo «calmierati» e sono state introdotte innovazioni e modifiche (sconto per chi si iscrive entro il termine dell'anno precedente, sostegno economico da parte della Regione Piemonte) tali da favorire la presenza dei piccoli e piccolissimi editori ma, come per le precedenti occasioni, non è stato colto l'aspetto principale della cosa - ovvero si è perduta l'ottima occasione di favorire la presenza della piccola editoria fornendo spazi e occasioni appositamente dedicate.
«E perché mai bisognerebbe favorire e sostenere i piccoli e piccolissimi editori?»
Già. Perché mai?
«E perché farlo, poi, se a vendersi sono i libri dei grandi editori?»
«E se la produzione dei piccoli editori è spesso spazzatura? Non si tratta spesso di libri stampati a spese degli autori?»
Un punto, piccolo ma importante.
I grandi editori non stampano soltanto libri a proprie spese. Esistono molte formule editoriali e il contributo dell'autore alla stampa e diffusione del proprio libro non è una bestemmia nemmeno negli ovattati uffici di Segrate o di Milano. Anzi.
I cavalli certi sono in definitiva molto pochi e molte carriere hanno avuto inizi in salita. È il caso di fare nomi?
Quindi dimentichiamoci il problema dei libri a pagamento. Il fatto che un libro sia stato pagato dall'autore non dice molto sulla sua qualità. Può essere una vera, ingenua, entusiasta porcheria, esattamente come un ottimo romanzo che non ha trovato sulla propria strada un editor interessato o sufficientemente convinto da difenderlo.
Questo anche tenendo anche conto che. come dice il buon Schiffrin, il parere definitivo sulla pubblicabilità di un libro è ormai troppo spesso appannaggio esclusivo della sezione amministrativa di un editore e non più della redazione...
È il caso di sostenere la piccola editoria?
Anche a costo di incoraggiare scrittori della domenica e furbastri dell'editoria di vanità?
Anche gli editori «pericolosi» per i possibili autori, chiamati (o ammaliati) dalla speranza di una distribuzione varia e capillare, presentazioni, dediche da firmare e altri simili frammenti di gloria?
Sì, anche a costo di.
Molti editori perseguono una propria idea o concetto di editoria, cultura, gusto e sensibilità. Tutti pareri assolutamente discutibili, ovviamente, ma tutti personali e VERI. Pareri e modi di giudicare il libro e la cultura non accuratamente lubrificati - e vuoti - come quelli della grande editoria. A me interessa incomparabilmente molto di più il parere e il modo di giudicare il mondo della cultura di Marco Zapparoli della Marcos y Marcos che quello di Ernesto Franco dell'Einaudi. Il parere di un libero editore rispetto a quello di chi è diventato sic et simpliciter un quadro aziendale.
E quello di essere divenuti semplici quadri aziendali è un problema ormai largamente diffuso nella grande editoria italiana. La tendenza a pensare prima di tutto al quibus - scusate se sono un po' brutale, ma è inutile girarci intorno - o esclusivamente al quibus è divenuto il problema principale di un'editoria che non rischia, non costruisce, non progetta.
Ma che fa mostra di sè ogni anno al Lingotto.
«Oro, la gran mezzana»... probabilmente sono diventato più shakespeariano che marxista.
Di fronte a questo vuoto di prospettive, a questo pavido e rapace conformismo non resta che puntare su un'editoria «leggera», audace e inattesa.
Esattamente ciò che possiamo «pescare» nella produzione di tanti piccoli e medi editori.
E in quanto ai libri pagati dagli autori... beh, quante volte siete stati delusi da un libro strapompato dai media?
Una fiera dove l'editoria «pura», ovvero formata da editori che non sono parte - di secondaria importanza, peraltro - di holding che vendono dalle frequenze TV ai carri armati d'assalto, sia ben evidente, dove autori e libri non siano soltanto quelli presentati nelle classifiche. Classifiche che... va bene, leggetevi quello che ne scrive Guido Carota, libraio privato e indipendente.
Inutile aggiungere che proprio questo genere di Fiera meriterebbe di essere promossa e frequentata.
Altrimenti?
Beh, io all'attuale Fiera non metto piede.
Per il terzo anno consecutivo.
Comprendo perfettamente chi partecipa ma non vado ugualmente.
Ci rivediamo dal 19 maggio in poi.



6.5.09

Riduzione a icona: un primo punto della situazione


Non parlerò di questo blog, qui, ma dell'«altro» blog, tenuto in condominio con Silvia Treves, quello di «Riduzione a icona» (http://riduzioneaicona.blogspot.com/)
È un blog un po' particolare, forse qualcuno lo ricorderà. Sul blog abbiamo deciso infatti di pubblicare l'ultima versione - quella praticamente definitiva - del romanzo di sf scritto a quattro mani: «Riduzione a icona».
Cominciamo con «i numeri», a nove mesi dalla prima uscita. Il primo post, infatti, è stato pubblicato il 25 luglio 2008.
Il romanzo è a circa 3/4 della pubblicazione. Entro un anno giusto dovrebbe essere uscito integralmente.
Quando è arrivato circa a metà della sua pubblicazione abbiamo comunque inserito il testo in formato .pdf (in fondo alla pagina con la scritta «Riduzione a Icona in .pdf») in condominio con altri testi del blog fronte e retro. L'abbiamo fatto non solo (e non tanto) per innata generosità, quanto per le alcune gentili richieste di qualche lettore che si è lamentato di non riuscire a leggere direttamente on line e di non poter disporre del testo in un formato trasportabile.
I testi inseriti sul blog sono stati 1-2 alla settimana, di lunghezza necessariamente ineguale, cercando di non spezzare brani concepiti in forma unitaria né di costringere insieme brani appartenenti a momenti e personaggi diversi.
I passaggi sul blog sono - a oggi - poco meno che mille e le pagine viste - ovvero le consultazioni del testo - poco meno di 1500. Facendo due conti molto veloci direi che, tolti i nostri passaggi (più o meno 200, siamo stati estremamente avari nel passare sulle nostre pagine) rimangono più o meno 800 passaggi di lettori. Di questi una buona metà si possono considerare «errori» di passaggio - difficile che chi cercava «penetrazione vaginale filmata», «hentai nudo integrale» o «ragazze nude al mare» si sia fermato a lungo sulle nostre pagine. I restanti sono probabilmente dovuti a «veri» lettori.
Eroici veri lettori, vien voglia di dire.
Un venti-trenta lettori, non di più, comunque.
Forse anche meno. Infatto cinque o sei lettori affezionati che tutte le settimane cliccano sul nostro blog sarebbero perfettamente in grado di raggiungere il numero indicato.
Una miseria, si direbbe.
Effettivamente...
Però, però...
Cominciamo con il dire che non avevamo vere pretese su questo romanzo. L'abbiamo pubblicato per «disperazione», alla ricerca di lettori. Anche pochi. Anche 5 o 6.
«Riduzione a Icona», ce ne siamo accorti pubblicandolo, non è affatto un romanzo facile o leggero. Il che non significa che sia bellissimo, ovviamente Semplicemente il lessico utilizzato, l'ambientazione, la trama, il numero e la qualità dei personaggi rendono la lettura on line piuttosto complessa.
Ancora peggio dovendo procedere «al contrario» ovvero dall'ultimo post verso il primo.
Probabilmente anche la cadenza non troppo stringente delle nuove uscite ha avuto la sua importanza. Anche se, bisogna ammetterlo, per essere realmente «efficaci» con uno strumento come internet e la lettura on line bisogna avere un tempo e ritmi molto diversi da quelli di RaI... RaI è fatto di imitazioni e parodie di un noir metropolitano e di una sf virtuale cyberpunkeggiante... Il tutto condotto con un passo felpato, ricco (dannatamente ricco, probabilmente) di divagazioni e fughe...
Pubblicarlo on line è stata, probabilmente, una trovata un po' disperata. E probabilmente un po' disperata è stata anche la pubblicazione a puntata.
D'altro canto... beh, non tutta l'esperienza merita un voto basso.
Le immagini, per esempio.
L'aver scelto e inserito le immagini è stata un'esperienza curiosamente vivificante. Cercare un'immagine che rappresentasse degnamente un frammento, un momento, una situazione si è rivelato interessante quasi come scrivere il romanzo ex novo. In qualche caso l'immagine entrava in rapporto diretto con il testo illuminandone aspetti inediti.
E comunque l'idea - un po' patetica, d'accordo, ma sincera - che qualcuno si collegasse con una certa cadenza con il blog per vedere che cos'era avvenuto di Brady, del prof. Himmelfarb, di Coe o di Versalle ci ha riempito e ci riempie di una pallida e silenziosa gioia.
Discorso a parte il gradimento del testo.
Di quello abbiamo avuto qualche sperduto e remoto segnale. In genere positivo, certo, ma troppo lontano nel tempo per poterne menar vanto...
Probabile, comunque, che alla chiusura del romanzo inseriremo un breve questionario da riempire. Una cosa non solo del tipo: «Qual è stato il tuo personaggio preferito?», ma anche del tipo: «Di quale parte - o personaggio - avresti fatto a meno?» o «pensi che gli autori abbiano fatto di meglio in altre occasioni?» o infine: «pensi che forse gli autori dovrebbero dedicarsi a qualche altro passione e dimenticare la narrativa fantascientifica?»...
Ovviamente noi siamo convinti che non sia così, ma possiamo sempre sbagliarci, com'è ovvio.
Un'ultima osservazione la merita la pubblicazione diretta di un testo on line.
Assomiglia un po' - anche se non del tutto - a cacciare il libro in una bottiglia e buttarlo in mare. O a lasciare il manoscritto su una panchina del parco. Troppo poche le risposte avute, in sostanza, e scarsamente utili per chi scrive - almeno finora, ovviamente.
Probabile, comunque, che dovessimo rifarlo lo rifaremmo esattamente così. Magari anticipando la pubblicazione in formato .pdf per poter semplificare la vita a chi vuole leggerlo senza rimanere agganciato a un pc. O forse pubblicando una breve presentazione prima di ogni «sezione» del romanzo. Non siamo riusciti a capire, infatti, se i lettori avrebbero gradito o meno una nostra maggiore presenza.
In ogni caso per cominciare a riflettere e lavorare sul testo saremmo felicissimi se qualcuno ci comunicasse il suo piacere - anche parziale - nell'aver letto finora «Riduzione a icona». Se non riceveremo risposta - qui o nel blog dove appare il romanzo - o raggranelleremo soltanto qualche «bah» o «tzé»... beh, alla nostra età trovare qualche altra passione non è facilissimo ma è sempre possibile.
I castelli di carta o i diorami napoleonici, per dire...