4.5.16

Perché scrivere sf in Italia? Proprio in Italia?


...Che poi è il titolo di un buon articolo che ho letto ieri o l'altroieri proprio qui
Una domanda che da giovinciello non mi facevo: credevo in buona fede che la sf avrebbe gradualmente conquistato il mondo, persino qui, in questa terra di Santi, Poeti e Navigatori. La parola «Navigatori», per dire, sembrava perfetta per indicare una tendenza naturale al vagare, al conquistare nuove terre e girare per la galassia. Il fatto è che i navigatori in questione erano praticamente TUTTI navigatori per conto terzi, vivevano fuori dall'Italia e i pochi che si ostinavano a vivere in Italia non godevano di troppa popolarità. Avete presente Marco Polo?
In sostanza non siamo un popolo di S, P & N ma, con buona approssimazione, un popolo di furbetti, parcheggiatori in doppia fila e finti tonti. Di analfabeti di ritorno, vecchi sospettosi, giovani selfisti, finti professionisti e cinquantenni col SUV, con una buona quota di immigrati che hanno senz'altro un motivo per non leggere in italiano, tanto più che non è proprio che si trovino in una biblioteca.
Insomma, gente così.
«Ma c'è di meglio, perdinci!».
Certo, almeno 15 milioni di persone* sono meglio della media ma non molte di più. Ma viviamo in tempi nei quali il Futuro gode di poca fortuna. Per molti il futuro è semplicemente il momento nel quale si smetterà di vivere il che, certo, non lo rende particolarmente interessante.
Col tempo e lavorando in una libreria, ovvero in un settore condannato – più o meno come avere una bancarella di piadine dietro l'angolo dove c'è McDonald's – ho saputo che i forti lettori in Italia sono 4 milioni scarsi di persone. Dei quali 2,5 milioni sono donne. Detto per inciso, tra le donne gli amanti della sf sono una netta minoranza. E man mano emergeva inoppugnabile il dato di fatto che la sf è sì una forma di letteratura – anche se molti «critici» o presunti tali non saranno d'accordo –, ma che i suoi possibili fan erano dannatamente pochi. Mi bastava constatare che tra i clienti più affezionati della libreria gli appassionati di sf erano uno ogni tre/quattro
Ed erano uomini, quattro volte su cinque. 
Ed erano, in genere, non giovanissimi. 
Ed erano, una volta su due, affezionati agli autori anni '50 e '60, mentre diffidavano dei nuovi autori.
Sono arrivato al punto di poter scrivere direttamente ai clienti meno conservatori, uno ad uno, per avvisarli che era uscito Ballard o Bester, Sheri Tepper o C.J.Cherryh.  
In tutto ciò scrivevo sf. Con qualche pretesa di novità e di scarsa convenzionalità.


A suo tempo inviai i miei scritti alla Nord – in forma di riassunto, non avevano tempo per leggere un libro intero – e dopo qualche mese mi risposero che il libro in oggetto era probabilmente più adatto a un editore non di genere.
Mi resi conto che non scrivevo nella maniera giusta per un editore di sf. Ma qual'era la maniera giusta? 
Ma il sogno di essere uno scrittore di sf non mi abbandonava. Scrivevo anche altro, racconti di fantastico senza ulteriori definizioni e altre strane cose: calchi, parodie, intrattenimenti, cose nate quasi per scherzo. Non le mandai a nessuno ma nel 2007 ne selezionai alcune e le pubblicai con la casa editrice messa su dalla libreria. Ne vendetti poche centinaio di copie, organizzai presentazioni, mi capitò di dover inventare dediche per gli acquirenti. Collezionai recensioni, segnalazioni, pacche sulle spalle.
Ma non era sf, maledizione. 
Imparai che nelle presentazioni non dovevo far cenno alla mia passione per la fantascienza, per evitare smorfie o strane facce o occhi al cielo. Ero un autore di fantastico, n, basta così. 
La sf non è molto amata in Italia. 
L'Italia deve essere, in fondo, un paese abitudinario, pantofolaio, quasi panciafichista. Che non concepisce il futuro se non in termini di liquidazione, pensione seguita da buona salute o salute malferma fino all'exitus 
Per esistere, esistono gli appassionati, ma sono pochi, pochissimi e sono gelosi della propria vessata e disprezzata creatura. Gelosi, ma ci rendiamo conto? 
Se per il mondo editoriale "serio" la sf è stata un disonore per molto tempo – con autori costretti a firmarsi con nomi stranieri e Moravia che tuonava contro la sf, accusando Luce D'Eramo di «permettersi scivolate nella letteratura popolare» – ultimamente tale qualifica è diventata sostanzialmente una bestemmia, con i romanzi stranieri di sf pubblicati presentati come «thriller», «una vicenda epica», «di inconsueta e curiosa ambientazione» e via dicendo.


Con l'eccezione di Evangelisti, gli autori italiani di sf hanno condotto una vita grama, faticosa, essendo scrittori con una sola mano, raramente o mai riconosciuti nell'ambiente letterario.
«E tu vuoi scrivere sf?».
Già. 
Non è una buona idea, lo so. 
Ma ho una formazione scientifica, sono un razionalista, ateo, tollerante, politicamente progressista. Non insulto chi tenta di passarmi davanti in coda, non sono tentato di fare del male – o perlomeno ci provo — a chi crede nei maghi, negli oroscopi e nelle potenze oscure  e non minaccio rappresaglie a chi legge «Libero», «Il Giornale» o «Il Borghese».  Non mi incanto a narrare dei miei primi amori né a raccontare per filo e per segno che cosa avvenne quella notte in cui il vicino di casa stuprò e uccise una ragazzina.
Scrivo anche fantascienza e presumibilmente ne scriverò anche in tarda età. 
Siete avvisati. 
Secondo l'autore dell'articolo citato in apertura, scrivendo sf in Italia si sconfina in atteggiamento religioso. O almeno mistico
Un po' come aspettare l'Avvento del Grande Cocomero. 
C'è di peggio, nella vita.
  




* Non a caso il numero di votanti all'ultimo referendum.