25.4.14

Tempi magri


No, non sono scomparso. 
Né mi è successo qualcosa di terribile.
Semplicemente non sono riuscito a trovare qualcosa che meritasse scrivere, o che io fossi in grado di scrivere decentemente. È un  momento vuoto di idee e di stimoli e più o meno tutti i giorni rifletto sul mio blog abbandonato senza che mi venga in mente qualcosa da scrivere. 
Qualcosa da scrivere che non annoi a morte i miei pochi lettori, ovviamente. 
Sicché, tanto per non lasciarlo troppo a lungo vuoto, racconterò due cose sui libri che ho letto e sto leggendo.
Su un vecchio libro di McEwan, per esempio, non dei più riusciti, a mio umilissimo parere: L'amore fatale, anno 1997. Però una storia curiosa raccontata magistralmente. Se doveste incontrarlo usato (io l'ho pagato 2 €) non fatevelo sfuggire. Ho finito di leggere Menti tribali di Jonathan Hardt, saggio lungo più o meno il doppio di quanto sarebbe stato utile per illuminare il complesso rapporto tra psicologia e religione. Un libro sicuramente ben documentato e ricco di riferimenti, in ogni caso meritevole di essere letto ma sostanzialmente utile giusto a non deprecare a vuoto e non cominciare mai una disputa con un Testimone di Geova o con un vecchio leghista non pentito. Quando la morale diventa politica - o religione - schierarsi contro affermazioni indimostrabili e "sentimentali" significa farsi odiare ora e per sempre. E anche tenere una posizione bassa senza esporsi troppo non serve a nulla perché si ha a che fare con gente che HA RAGIONE  e non intende farsi ulteriori domande su nessun argomento. 
Una coppa piena di stelle di Robert F. Young è un'antologia di sf del 1968 che ho recuperato in edizione Galassia. Eccellente il racconto L'Albero e non male gli altri ma l'antologia precedente, Trenta giorni aveva settembre sapeva tenere un miglior equilibrio tra lo stile rarefatto dell'autore e il tema, in genere attentamente morale. In ogni caso non male, anche se la maledetta rilegatura americana ha rischiato spesso di trasformare il libro in una raccolta incoerente di fogli sparsi. Lo spazio deserto di M. John Harrison è il terzo volume del ciclo iniziato con Luce dell'Universo. Un'eccellente raccolta di immagini che in certi momenti capaci di donare una doppia vista, un'umanità sottilmente cambiata che non è sempre possibile comprendere fino in fondo e una storia che non si chiude. Mi è piaciuto? Bah, ho provato in diversi momenti il desiderio di far volare il volume dalla finestra, ma quando un'immagine mi colpiva, mi colpiva a fondo. Non lo consiglio a nessuno, ma comunque merita la lettura, magari cominciando dalla lettura del primo volume. 
L'ultimo amore del presidente di Andrei Kurkov, ed. or. 2004, mi è stato consigliato da mia figlia o l'ho trovato davvero notevole. Senza contare che la vicenda riguarda un immaginario Presidente dell'Ucraina, quindi curiosamente molto attuale. Non è un romanzo politico ma schiettamente esistenziale, raccontato su tre diversi piani temporali, con il gusto amaramente umoristico di Kurkov. Acquistato per 4,90 €, in versione rilegata, quindi solido e ben rilegato. Che vuol dire qualcosa sulla comodità di leggerlo. 
Affascinante Ragnarök, la fine degli dei, di A.S.Byatt, il racconto di come la mitologia norrena viene recepita e interpretata da una bambina sfollata nella campagna inglese durante la guerra. Delicato come un cristallo e potente come una nota d'organo merita la lettura e la rilettura. WWW3: la mente di Robert Saywer dà l'idea di essere stato scritto per un pubblico di teenager. E ha l'enorme difetto di immaginare un'intelligenza nata dalla Rete buona, comprensibile, ragionevole, fantasiosa e tollerante. Si legge sperando che prima o poi l'intelligenza artificiale escogiti qualcosa di terribile ai danni dell'umanità, ma questo avviene solo per colpa dei perfidi politici cinesi, e comunque si tratta di un breve momento che verrà presto rimosso. Non solo, la Mente spesso tiene interventi pubblici che Sawyer ci presenta in esclusiva. In sostanza la conclusione è che l'umanità è drammaticamente ignorante e spesso può diventare cattiva sempre perché ignorante, un ragionamento già abbondantemente sentito. Meno male che nascono altre forme di intelligenza che ci salveranno, sempre che lo vogliamo, naturalmente. Frank Close, infine, è l'autore di Neutrino, storia e natura della particella più elusiva e insieme più comune nell'universo. Sono a pagina 120 su 162 e posso già affermare di non aver gettato via il mio denaro. 
Nient'altro da aggiungere. È molto probabile che la prossima volta parlerò di ALIA, anche perché in questo momento non ho in mente molto altro. Un abbraccio a tutti. 

9.4.14

La decadenza


Sì, questa volta parlerò di lui, il nostro beneamato B., l'uomo che ha contribuito a rendere l'Italia un paese anche più corrotto, disperato e vile di quanto non fosse. Un colpevole tra i molti colpevoli, un corruttore ma di genio e fantasia, forte con i deboli e debole coi forti, dotato di un numero considerevole di manie e con alcune idiosincrasie tipiche degli italiani della sua età e della sua formazione mentale. 
A volerlo guardare con attenzione in questo momento c'è di che rimanere esterrefatti pensando a coloro che persistono tuttora nel sostenerlo e nell'augurarsi sia di nuovo lui a divenire presidente del consiglio. Capelli da manichino schierati sul cranio a nascondere la calvizie vincente, rughe ritoccate, occhi piccoli, pronti a scorrere dalla falsa bonomia alla rabbia livida, orecchie enormi che affiancano il cranio come come ali in lenta crescita, corpo piccolo e decisamente inquartato, collo corto, il viso perennemente atteggiato a una smorfia rabbiosa. Onestamente si tratta di un individuo antropologicamente ributtante ma, come l'imperatore della fiaba, c'è sempre qualcuno pronto a dire che i suoi abiti - e con essi i suoi modi, il suo umorismo greve e imbarazzante, il suo gestire da arricchito e ben fiero di esserlo - sono meravigliosi, unici, splendidi, inimitabili, executive e insieme virili, pensosi e mistici. Ma non è tanto l'omarino di burro ormai irrancidito a richiamare la mia attenzione, ma è il vasto popolo - più o meno il 15% della popolazione italiana - a richiedere un surplus di attenzione. 
Donne, innanzitutto, più del 60% del suo elettorato è femminile. Di basso livello culturale e sociale, molte giovanissime ma anche molte anziane, che posseggono come unico canale di comunicazione con il mondo la televisione. Che hanno una visione appiattita e timorosa della realtà, quel posto dove si aggirano scippatori, truffatori, violenti di ogni genere e razza pronti ad approfittare di una povera donna. Se per i giovani e i giovanissimi il voto per B. è un voto da menimpipo, dato senza troppa convinzione - fatta eccezione per i fanatici dello statu quo e gli estremisti di centro, sempre pronti a correre in soccorso del vincitore -, il voto degli anziani ha caratteristiche diverse: è stato per molto tempo un voto dato direttamente alla TV, a esprimere gradimento e fiducia nel mondo che quella TV trasmetteva, rendendolo più reale della realtà. Ultimamente, però, anche queste classi di sostenitori dell'ex-cavaliere sono tendenzialmente in caduta. La condanna del Cavaliere è un dato reale, che anche se non viene preso troppo sul serio pesa comunque sul suo giudizio e, ancor di più, pesa la crisi economica di fronte alla quale il nostro valoroso B. si è dimostrato un chiassoso e inutile moscone in mezzo alla tempesta. Questo ovviamente non significa che i votanti di B. siano pronti a passare massicciamente a sinistra, ma non è detto che lo vogliano seguire fino alla fine. Una parte considerevole del suo elettorato si è già traferita sotto le bandiere di Grillo, attirati dalle urla del comico che promette un'Italia senza Euro né impegni con l'Europa, un'Italia che non paga i suoi debiti, che butta fuori gli stranieri e che riduce il suo debito pubblico licenziando gli statali (!!!). Il ché è almeno in parte la base ideologica dei Tea Party, detto per inciso. 


Certo, sono voti persi ma non sarebbero necessariamente persi per sempre se Forza Italia fosse ancora in grado di rappresentare insieme i piccoli e grandi evasori fiscali del nord e il notabilato meridionale attiguo alle mafie, un piccolo miracolo che era stato possibile all'ex-cavaliere. Ma la crisi pesta forte e molti tra costoro non si fidano più di Mr. B. e dei suoi sfiatati, corrucciati e brodosi proclami contro la magistratura rossa e gli zombie comunisti. Proclami utili per i quattro fessi che popolano i suoi  comizi a porte chiuse a sentire la sua voce al telefono ma non funzionano più, se non marginalmente, sul suo elettorato storico. 
Come non bastasse si è scatenata la corsa al posto al sole tra i suoi ex-pretoriani, dalla neo-fidanzata giù giù fino al Brunetta. Tutti a commentare in vario modo la situazione attuale, ciascuno a dichiarare una posizione diversa destinata a rientrare davanti alla presa di posizione ufficiale di B. ma faticosamente, riluttanti come ragazzini che stavano per fare a botte. Una volta non era così, ammettiamolo, i reggicoda di B. erano trombonauti che ingoiavano la carta carbone e la risputavano a gran voce, tutti identici e sovrapponibili. Ora che il piccolo vecchio ha paura della magistratura, dei propri infiniti peccati che vengono a galla come cadaveri e dell'età che avanza, i reggicoda sono in ambascia e ciascuno cerca di richiamare l'attenzione su se stesso come può.   
Passato il tempo dei lunghi cortei di affaristi venuti a guadagnare un pezzetto sugli affari di stato, all'ex-cavaliere non rimane che paventare il suo breve futuro e continuare a telefonare ai suoi dodicimila Club Forza Silvio ripetendo per dodicimila volte la favola nera di Magistratura Democratica e dei comunisti revenants condita con qualche barzelletta stantia. 
Un lungo tramonto di una lunga giornata senza gloria. Un'oscura decadenza, come è giusto che sia. 


8.4.14

ALIA le ultimissime novità


Ogni tanto anche coloro che dormono a lungo danno qualche segno di vita. 
Il sito di ALIA si è palesato con una veloce cronaca della situazione al tempo presente, con gli ultimi arrivi e qualche previsione ragionevole per la chiusura di ALIA Evo. 
Nulla di che, ma nel caso foste interessati vi basterà schiacciare 


Buona lettura!

 

 

2.4.14

Una nuova antologia e altro


Sono in ritardo sul blog. Me ne rendo conto. 
Ma non ho trovato uno straccio di argomento del quale meriti discutere. Renzi che straparla, Berlusconi che aspetta e si agita in attesa della condanna, Grillo che gira l'Italia per sparare a destra e a sinistra - particolarmente a sinistra... In una situazione internazionale che non promette nulla di buono. Non so chi si augurava o si illudeva che lasciando la briglia sciolta al capitalismo finanziario sarebbe andata meglio per tutti. Non è stato così. Non è così. Continuano ad aumentare i poveri e il ceto medio produttivo si va gradualmente sfaldando, vendendo il futuro per poter acquistare il presente. E i giovani - sempre meno - sono (in Italia) al 42% di disoccupazione e per vivere sono costretti a convivere con i genitori. Che aggiungere ancora?
Così per una volta parlerò di me stesso e dei miei piccoli progetti. 
Sto preparando una nuova antologia che - se l'editor la troverà accettabile -  dovrebbe uscire in versione elettronica. Niente sf, questa volta, ma storie di fantasmi... no, non proprio, storie di presenze, quelle presenze che si infilano in vite assolutamente normali, guadagnano spazio, pensieri, sogni e le mutano profondamente e irreversibilmente. Presenze di amanti perduti, di un compagno di scuola scomparso, di un passato che non può tornare... Otto racconti per poco più di un centinaio di pagine. Due racconti - i più lunghi - sono a suo tempo usciti su Fata Morgana, uno sull'ultimo ALIA, un paio su un'antologie pubblicate da altri editori e gli altri tre sono inediti o usciti esclusivamente qui, sul mio blog e sono stati scelti proprio per queste presenze che ne fanno un'antologia compatta. Un altro paio di racconti, comunque, li tengo di scorta nel caso ne fosse scartato qualcuno o se fosse necessario imbottire ulteriormente il panino. 
Credo si tratti di un buon lavoro, anche se temo di non essere la persona giusta per dirlo. 
...
Capitolo ALIA. Ne parlo qui, poi ne parlerò anche sul blog ALIA Evo. È arrivato il primo dei racconti stranieri ed è arrivato anche il testo di Paolo Cavazza, F come Frankenstein. Il totale finora è di dodici autori ma mancano finora all'appello altri cinque autori, due italiani e tre stranieri. Il totale è al momento di 250 pagine ed è prevedibile che alla fine sfioreremo le 400. Dove lo venderemo, a quale prezzo? Sinceramente non l'abbiamo ancora stabilito. Tenendo comunque conto che gli autori, i traduttori e i redattori hanno offerto le loro opere e il loro lavoro gratuitamente non dovrebbe essere un problema offrire ALIA a un prezzo decisamente popolare. Quanto ai tempi di realizzazione mi scuso per i tempi pressoché geologici della realizzazione dell'antologia ma i tre traduttori hanno sempre il problema di sopravvivere, dopodiché si può dedicare del tempo a cercare i possibile autori, aspettare che gli autori scelgano il racconto che pare loro più adatto, attendere l'invio, tradurlo e infine inviarlo. Non è un lavoro da poco. Se siete tra coloro che stanno aspettando ALIA resistete, l'antologia è vicina al sua pubblicazione. 
...
Ultima cosa, la scorsa settimana ho incassato il piccolo quibus per il lavoro di correzione e impaginazione per un libro. Nulla di che, ma mi ha comunque fatto piacere essere ancora in pista nel settore editoria. A questo lavoro dovrebbero seguirne altri: un piccolo beneficio per il portafiglio e un beneficio non piccolo per la possibilità di lavorare su un libro. Che ci volete fare: sono fatto così.


25.3.14

La Serenissima 2.0


A fine maggio si va a votare per le europee. 
Chi avrà voglia di farlo.
Da una parte i partiti "europeisti", dall'altra gli "antieuropeisti". Una divisione del tutto nuova.
E intanto in Veneto un "referendum" on line dichiara che più dell'80% dei veneti aventi diritto al voto è favorevole all'indipendenza. Ovvero alla rinascita della Serenissima. O del ritorno degli austriaci. O a una nuova Scozia o a una nuova Catalogna. 
C'è poco da ridere o da sostenere che il referendum è stato un bidone sul modello delle votazioni di Grillo. Il risultato del "referendum" non è troppo diverso dal risultato dei sondaggi tenuti da agenzie statistiche. Ed è comunque estremamente probabile che più della metà dei veneti sia favorevole quantomeno a un grado di maggiori autonomia - fiscale, economica, politica - e una minoranza significativa sia favorevole e dividere le sorti del Veneto da quelle dell'Italia.
«Ma scherziamo?»
Pare di no. Lo stato italiano, con i suoi quasi settant'anni di vita - e gli ultimi anni di una crisi dalla fine tuttora lontana -  è riuscito a scavare profondi solchi tra le etnie nazionali. Tra il Nord e il Sud, tra una regione e l'altra, tra un gruppo etnico e l'altro. Il senso di far parte di una stessa nazione non è mai stato troppo solido in Italia e oggi, nel 2014, è decisamente in coma. E non è nemmeno questione di Lega o di M5S. La propaganda leghista e gli stop-and-go dei grullini hanno inciso molto poco sulle considerazioni di chi - anche senza prospettive reali - ha comunque votato per un'indipendenza purchessia. 
Curioso, ma fino a un certo punto, che gli scozzesi, che andranno a votare tra un paio d'anni, sostengano la propria indipendenza appellandosi a un rapporto antico e preferenziale con le democrazie nordiche: Norvegia, Svezia, Finlandia, Islanda e attacchino l'attuale politica inglese, molto lontana dal sogno di welfare socialdemocratico che gli scozzesi - che hanno eletto 1 solo deputato conservatore alle ultime elezioni - considerano evidentemente essenziale. 
Il "governo lontano", il "governo estraneo e nemico" sembra divenuto un luogo comune per i separatisti, gli anti-europeisti, gli autonomisti, gli alternativi, i neofascisti e tutte le formazioni più recenti che si rivolgono agli strati sociali più colpiti dalla crisi economica. E la profonda differenza rispetto a qualche anno fa è che l'Europa ha cessato di essere un riferimento essenziale per diventare l'Europa delle banche e dei tagliagole. Lo stesso successo del Front National in Francia deve molto a quest'atteggiamento di scetticismo, sospetto, rabbia nei confronti di una crisi contro la quale i partiti di sinistra fanno poco, quando non fanno l'esatto contrario di quanto promesso, collaborando direttamente a un'austerità fortemente deflattiva.  
I risultati catastrofici di una UE staccata dalla realtà politica dell'Europa emergono gradualmente e sono sempre più numerosi. I contrari all'immigrazione, i sostenitori di una moneta nazionale, chi propugna l'inserimento di tasse contro la produzioni straniere  crescono ovunque e non soltanto qui in Italia. È un fiume sotterraneo che emerge soltanto a tratti ma la cui vista è sufficiente a sconcertare e terrorizzare i politici di più lunga navigazione. 
Un'Europa nata per diventare una realtà politica e svilitasi a diventare il sicario del FMI per garantire la situazione delle banche europee - e in particolare tedesche - troppo esposte nei confronti della Grecia. E la possibilità di creare un'Europa di popoli e non di banchieri e speculatori sembra impallidire ogni giorno di più. 
C'è ancora qualcosa da aggiungere? 
Il "referendum" in Veneto e il suo risultato hanno radici lontane. In primo luogo la vittoria della finanza sull'economia produttiva. Una tendenza nata negli anni '80 e della quale non ci siamo ancora liberati. Come non ci siamo mai liberati dello spettro di un PIL perennemente in crescita. Il vero problema e dare nuovamente agli italiani (compresi i veneti) la possibilità di esprimersi sull'Europa. Altrimenti la fine di un sogno chiamato Europa e con essa la fine di settant'anni di pace sono vicini. 

P.S.: ne approfitto per ringraziare l'ottimo Nick il Nocturniano che con un suo intervento sulla situazione in Veneto mi ha smosso dalla mia pigrizia e convinto a scrivere questo post. 


18.3.14

Come ai tempi delle cannoniere


L'Armata russa ha invaso la Crimea. 
Anzi, secondo la maggioranza degli abitanti l'ha "liberata". 
Ovviamente l'Ucraina, non del tutto ancora uscita da una guerra civile nata per l'adesione all'UE, non è minimamente d'accordo e ritiene l'occupazione e il referendum tenuto sotto le armi russe una truffa e un danno evidente all'integrità nazionale. 
L'UE e gli USA sostengono il punto di vista ucraino mentre Putin dichiara che il referendum è stato del tutto legittimo e che la presenza dei soldati russi, sostenuti dalle milizie che fino a una quindicina di giorni fa sparavano in piazza Maydan ai manifestanti pro-Europa, fa parte del patto con l'Ucraina e che i soldati si trovano lì per difendere le strutture e le installazioni navali russe.
L'Ucraina è in una situazione altamente pericolosa: è un paese a un passo dalla bancarotta, con il territorio orientale a maggioranza russa, con l'estrema destra al governo e una situazione interna quantomeno delicata. La scelta degli abitanti della Crimea (più apparente che reale se si tiene conto dell'andamento abituale delle elezioni in Russia), escluso il 20% della popolazione che non è andato a votare, discende probabilmente anche dalla situazione dell'Ucraina. Affidarsi alla Russia può significare una ripresa economica per molti di loro o quanto meno può così apparire anche grazie alla propaganda russa.
E gli altri? L'UE, gli USA?
Si prevede che gradualmente giungeranno a bloccare i capitali russi all'estero - che infatti in questi giorni stanno riprendendo rapidamente la strada di casa - e che sospenderanno tutti i contratti aperti. Già. Ma l'Europa, Italia compresa, dipende per più del 20% dal gas russo. Un interrogativo tutt'altro che piccolo. 
Gli USA sospenderanno anch'essi, ma tenendo conto che l'interscambio economico tra Stati Uniti e Russia è molto inferiore a quello tra UE e Russia i danni per l'economia americana saranno decisamente inferiori. E ovviamente anche meno incisivi.
Putin, d'altro canto, non può fare passi indietro pena la perdita di popolarità in patria. Gli operatori economici russi, di umore già non particolarmente felice per le perdite previste, si presume non avranno troppa pazienza per una vicenda che non ha molto a che vedere con l'economia quanto con la politica. La Duma ha già dichiarato che riconoscerà l'andamento del referendum in Crimea, il che significa che le sanzioni dell'Occidente non potranno che continuare. E che in Ucraina le posizioni più fortemente nazionaliste guadagneranno spazio e voce. 
Qualcuno ha notato come la politica seguita in questo periodo dalla Russia post-comunista assomiglia in maniera allarmante a quella del fraterno aiuto che l'URSS utilizzò in almeno due occasioni: l'invasione dell'Ungheria e quella della Cecoslovacchia. Non si tratta, come potrebbe sembrare, di un ritorno a una prassi tipicamente comunista ma il ritorno a una politica imperiale, per la quale la Russia - come l'URSS di un tempo - non tollera politiche autonome da parte delle repubbliche che ritiene facciano parte della sua area di influenza. In questo caso l'Ucraina. La convinzione della funzione imperiale della Russia è un filo rosso che corre per tutta la sua storia ed è stata consegnata senza significativi mutamenti dagli Czar al governo comunista ai suoi successori. E uno degli aspetti più pericolosi della politica di Putin è proprio l'impegno per una rivincita contro i nemici che circondano la Santa Madre Russia: l'Occidente e gli ex-vassalli dell'Europa orientale. Che per ottenere questo risultato si debba far ricorso alla politica delle cannoniere come ai tempi del colonialismo inglese e francese è soltanto un apparente salto indietro nel tempo. Come è stato ed è per la Siria la Russia non è disposta a fare passi indietro ed il suo esercito, parte considerevole e pesante del suo complesso militar-industriale, è sempre pronto a muoversi per difendere gli interessi patriottici. Tenendo conto che la Russia è tuttora una potenza atomica direi che non c'è molto da stare allegri. 
Trattative, propongono UE e USA. Ben vengano, tenendo però conto che la Russia, come la Germania di Hitler, non può fare troppi passi indietro né ritornare alla situazione iniziale. I russi "schiacciati e oppressi" da governi stranieri sono un'eccellente strumento di propaganda per una politica estera avventurista e pericolosa. Le democrazie occidentali esitano e certo non andranno oltre le sanzioni previste per difendere l'Ucraina. Ma Putin non intende mollare, la Crimea - e in generale la sua politica estera - sono il vero marchio della sua presidenza.
Soltanto una sinistra curiosità per concludere: la propaganda sulle ingiustizie cui sono soggetti i russi non ricordano un po' troppo i tedeschi oppressi e sfruttati dai Cechi nella Boemia del 1938?  


11.3.14

Quote grige


Voi credete che le cosiddette "quote rosa" siano davvero importanti e che possano contribuire a elevare la qualità dei politici? 
Personalmente non lo penso. Mi sembra discutibile prestabilire le quote di partecipazione secondo un criterio "esterno" alla politica, che non ha nulla a che vedere con la scelta della professionalità, della competenza, dell'onestà.
Già, ma questo bel ragionamento può filare perfettamente per paesi come l'Islanda, la Finlandia, la Norvegia ecc. ecc., ma qui siamo in Italia, il paese di Cetto La Qualunque, dei politici scelti dal Cavalier B. sulla base della loro bovina fedeltà o delle loro doti di Azzeccagarbugli e di non poche donne per esclusivi meriti di letto. Quindi una formula come quella delle "quote rosa" può anche apparire insultante per molte donne ma è l'unica possibilità di apparire e dire la propria sulla politica nazionale e anche - perché no? - sulla condizione della donna.
Ma facciamo un passo indietro. 
L'Italicum, la proposta di legge di Renzi & Berlusconi riesce ad avere più difetti persino del tanto vituperato Porcellum. Nato sulla base del terrore per l'avanzata del M5S, punta su un premio di maggioranza grottesco (il 18%) per chi raggiunge il 37% - sia pure dopo un turno di ballottaggio -, non permette la scelta di un candidato tra gli otto presentati in ciascuna lista, esclude le forze minori, anche se sostengono uno dei blocchi maggiori e a maggior ragione le esclude  se si presentano sole solette e in sostanza limita le rappresentanze possibili a tre partiti, PD, FI e M5S. 
La scelta di eliminare le quote rosa - anche se il PD si è subito premurato di promettere che la presenza femminile nella sue liste sarà ricca e variata - significa semplicemente che i tre grandi blocchi non ammettono che esista un qualche genere di legge che imponga loro norme per la compilazione delle liste, ciò che B. voleva fin dall'inizio, che il PD non vuole ammettere di volere e che il M5S ritiene pericoloso, soprattutto tenendo conto delle fratture e dei continui litigi interni. In sostanza il fallimento delle quote rosa, che piacciano o meno, sancisce una volta di più che lo politica resta un "affare loro" e che le liste saranno né più né meno scritte dai consueti compilatori secondo gli ordini ricevuti. Un relativo maggior grado di libertà esisterà, si può forse supporre, nelle liste di PD o del M5S, anche se, in quest'ultimo caso, una scelta fatta on line sui server della Casaleggio & Associati dove è sufficiente cambiare browser o navigare in forma anonima per votare N volte (fonte: Jack's Blog) mi lascia, come dire, piuttosto perplesso.
La sostanza è che le quote rose non sono passate favorendo così la volontà del Cavalier B. e senza creare veri problemi né al PD né al M5S. 
Da questa semplice convinzione, credo, avrebbe dovuto nascere la convinzione di sostenerle, anche senza essere perfettamente d'accordo con la cosa in sè. 
La realtà con la quale ci troveremo a che fare sarà una versione incattivita del porcellum, un vero orrore che mi lascia in partenza molto perplesso sull'utilità della mia partecipazione al sacramento del voto. Dovrei votare per contribuire a eleggere un altro piffero del PD capace, magari, di NON votare per l'elezione di Prodi... Ma questi sono problemi personali, non mi dilungo. 
La vera soluzione al problema elettorale è, presumibilmente, l'uninominale con ballottaggio, sul modello francese  che ha, però, il grosso difetto di rottamare molti funzionari di partito e altri soggetti quantomeno molto discutibili sulla possibilità di rappresentare qualcuno che non siano le lobbies che li esprime. 
Il grosso, grossissimo problema è che questo genere di classe politica non può fare scelte che ne prevedano il suicidio. Da qui la scelta di eliminare le piccole formazioni e di mantenere ben stretta la scelta dei candidati preferibili per mantenere la propria posizione. Purtroppo le quote rosa sono andate a sbattere proprio contro una delle leggi non scritte che regolano la politica attuale: l'insindacabilità delle scelte operate al vertice. È un preavviso, aspettatevi di peggio.     

 

5.3.14

Ancora gotico


Ed eccoci alla seconda parte della presentazione dei volumi di gotico letti di recente. Comincerò dall'ultimo finito di leggere - e in parte di rileggere - i Racconti del soprannaturale di Joseph Sheridan La Fanu, curato da Malcolm Skey per le edizioni Theoria, 1990. La parte riletta è quella di Carmilla, le ultime settanta pagine delle 402 dell'antologia. Le altre trecento e passa pagine sono occupate da una scelta di eccellenti racconti dell'autore irlandese. Carmilla è una vicenda molto nota, il racconto di una vampira creata con venticinque anni d'anticipo sul conte Dracula di Bram Stoker. Carmilla, all'apparenza giovane e gradevole fanciulla, è in realtà un pericoloso vampiro al quale la sua coinquilina, Laura, si affeziona pericolosamente. Come nel Dracula di Bram Stoker sarà necessario l'intervento di un esperto in vampiri, il barone Vonderbug, per giungere a fermare le gesta del vampiro. L'aspetto più curioso e interessante di Carmilla rimane la sua deliziosa, sensuale ed enigmatica grazia che conquista la giovane Laura e che, contemporaneamente, sconcerta e preoccupa i meno giovani. L'intera vicenda assume così una curiosa coloritura di scontro generazionale, alla fine riassorbito ma pur sempre presente. Un particolarità unica nelle storie di vampiri. 
Quanto agli altri racconti non è facile segnalarne qualcuno in particolare. Mi ha colpito per la sua perfetta progressione di un orrore crescente, che non lascia spazio né speranze alla vittima, L'Inseguitore. Altrettanto perfetto nella costruzione, ma con un sottile gusto per lo humour nero, peraltro tipico dell'autore, Il testamento dello Squire Toby, un racconto di fantasmi. Altrettanto godibili Il té verde e Il giudice Harbottle, ma anche gli altri racconti, narrati con un gusto singolarmente divertito, meritano pienamente la lettura.
Del 1995, a cura di Giuseppe Lippi, la breve antologia Storie di fantasmi scozzesi, Oscar Mondadori. Tra gli autori più noti sono presenti Sir Arthur Conan Doyle (3 racconti), Sir Walter Scott (2 racconti), Algernon Blackwood, James Hogg e Allan Cunningham. Nell'insieme un'antologia, nonostante gli autori e l'ambientazione, decisamente minore. Brevi storie di revenants e di anime inquiete narrate in maniera piana, senza particolari brividi né orrore. Meritevoli di lettura il racconto di Blackwood, I lupi di Dio, Il racconto di Willie il vagabondo di Sir Walter Scott e Parentele di Ronald Duncan. Leggibili, ma senza particolari brividi gli altri. 
A seguire i Racconti del mistero e dell'orrore di Rudyard Kipling, curato (ancora) da Malcolm Skey e edito per Bompiani nel 1985. Se nell'antologia precedente era il clima non facile della Scozia a essere la cornice di ognuna delle storie narrate, qui è l'India dell'800 a essere oltre che cornice parte stessa delle vicenda narrata: «l'opprimente solitudine dei piccoli centri amministrativi della pianura, assediati dal caldo, dal tifo e dal colera, il formicaio da Mille e una notte dell'antica città di Lahore, la scomodità dei lenti viaggi in treno o a cavallo e dei dak bungalows per dormire durante la notte», scrive Skey. Un'ambientazione ideale per raccontare oscure vicende  cariche del maleficio della jadoo - la magia -  di incantesimi e sortilegi, di vendette fatali e dell'onnipresente superstizione che finisce per colorare ogni minimo aspetto del reale. I personaggi di Kiplig sono frequentemente giovani amministratori dell'Imperial Civil Service, schiacciati da un carico sovrumano di lavoro e oppressi da una solitudine che, fatalmente, finisce per essere complice di reazioni morbose.


«In taluni casi la presenza simultanea di turbe psichiche e di manifestazioni sovrannaturali porta - come nei racconti di Henry James e di Walter de la Mare - a un'ambiguità narrativa particolarmente inquietante: trama, struttura, personaggi e la stessa voce narrante [...] oscillano vertiginosamente tra un'esplicita realtà sovrannaturale e un'implicita realtà psicologica». 

Si tratta di tredici racconti, pubblicati in Gran Bretagna tra il 1884 e il 1893, tra i quali troviamo il lungo racconto L'uomo che volle essere re, un testo per molti motivi definitivo per quanto riguarda il sogno coloniale inglese (e non solo), Il risciò fantasma, un eccellente racconto interamente giocato sull'equilibrio tra l'apparizione fantasmatica e il carattere squilibrato del protagonista, Il marchio della bestia, storia di una possessione particolarmente sgradevole e l'ottimo e agghiacciante Nell'ora del trapasso. Detti quelli che a parere mio risultano i migliori, se ne avete occasione leggete anche gli altri: ne vale la pena. 
Ultimo della serie un romanzo edito per la prima volta nel 1787, un romanzo che è in qualche modo "fantastico" per il racconto della sua nascita. William Beckford, autore del. Vathek sostenne che esso fu scritto in due giorni e una notte, dato ahimé smentito dal semplice fatto che il Vathek fu concepito nel 1782 e passarono alcuni anni da concezione fino alla pubblicazione. 
Vathek non è una storia gotica in senso stretto, ma è piuttosto una sorta di riscrittura "gotica" del Faust di Marlowe, stesa con lo stile dei racconti delle Mille e una Notte (pubblicati in Francia nella prima metà del '700) e ambientata in un Medio Oriente fantastico. Si tratta di un romanzo affascinante, scritto con un ritmo sorprendente e filtrato dal gusto freddo, divertito e fatale di un favolista consumato. La morte e la dannazione dell'empio Califfo Vathek arrivano attesi dal lettore come giusta punizione per tutti gli orrori da lui commessi, più o meno come tutti i lettori attendono la giusta punizione per la matrigna di Biancaneve. O come tutti i cinefili attendono la giusta punizione per il Lupo di Wall Street del film di Martin Scorsese. Solo che non vi è nulla di morale e di edificante nel racconto del Vathek, a prevalere nel racconto sono una perfidia e una malvagità "principesche" che soltanto i mille capricci della realtà e i maligni scherzi di un destino impersonale riescono a distruggere. E Iblis, il diavolo della religione musulmana, riesce spesso vincitore di chi appare come un suo involontario servitore. Un buon libro che non dovrebbe essere troppo difficile trovare e che consiglio volentieri. 
Per il momento lo spazio destinato al gotico è terminato. Grazie a tutti coloro che mi hanno letto fin qui. 

26.2.14

Tempo di gotico


Eccomi qui, come promesso, a presentare alcune antologie composte da testi scritti tra la fine del '700 e la prima metà del '900 che, in un modo o nell'altro, fanno tutti riferimento al "gotico", ovvero a quelle vicende curiose, incredibili ed agghiaccianti che si raccontavano un tempo intorno a un caminetto "in una notte buia e tempestosa". Tipico del gotico è il riferimento al fantasma - the ghost -, ad antiche case dove sono avvenuti eventi tragici e violenti, ad anime sofferenti che non possono lasciare il luogo dove hanno subito torti e hanno perduto la vita e che, non avendo pace, non possono abbandonare questo mondo. 
A una riflessione più attenta è quasi inevitabile paragonare la ghost-story al poliziesco classico, dove nel primo caso devono essere gli abitanti della casa a ricostruire l'andamento di un delitto avvenuto secoli prima mentre nel secondo sono i contemporanei a tentare di ricostruire una vicenda appena accaduta. La sostanziale differenza, tuttavia, può essere individuata nell'intervento di entità paranormali, superumane o decisamente infernali che rendono possibile la durata nel tempo del fenomeno, ed è questo aspetto del tutto "irrazionale" e profondamente romantico a costituire il baricentro del racconto gotico. 
Storicamente il romanzo gotico è una derivazione del pensiero romantico del XVIII secolo ed è caratterizzato dall'incontro tra elementi romantici e aspetti orrorifici. Tipico del racconto gotico è la parzialità della visione, ovvero la sostanziale inattendibilità del/dei testimone/i. I lettori sono chiamati a loro volta a "credere" a ciò che avviene ad un unico testimone senza nessuna reale verifica di quel che è realmente accaduto. Uno degli aspetti principali questo genere di letteratura fantastica è proprio la sua capacità di rimanere in equilibrio tra una realtà che potrebbe essere spiegata altrimenti e un fantastico che rimane dubbio e incerto quanto agghiacciante. 
Ultima precisazione, i testi che presento sono stati tradotti in italiano durante gli anni '80 (del XX secolo) e ovviamente non presentano autori successivi a tali date. Credo che si tratti di libri attualmente fuori commercio ma non escludo che si possano recuperare in forma di usato. 
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Il grande libro dei fantasmi, Tartaruga nera, a cura di Richard Dalby raccoglie venti racconti di altrettante autrici inglesi o americane. Tra le più note Elizabeth Taylor, Edith Warton, Fay Weldon, Angela Carter, Edith Nesbit. Racconti inevitabilmente di livello molto diverso ma con qualche punta di eccellenza per il racconto della Wharton, Gli occhi,   quello della Nesbit, L'automobile viola, per il racconto della Weldon, Frantumi. Decisamente gradevoli La signora in nero di Rosemary Timperly, Tre miglia più in sù di Elizabeth Jane Howard, I felici campi d'autunno di Elizabeth Bowen e Il pegno di Mary Sinclair. Di livello minore - o decisamente fuori dal tema proposto - i restanti racconti. Un'antologia che propone un gotico al femminile in ogni caso degno, raramente agghiacciante ma spesso affascinante. Un'ultima citazione per un racconto che punta molto di più sul tema psicologico che sul gotico propriamente detto, si tratta de La dama e l'unicorno, di Sara Maitland, scritto dall'autrice più giovane del gruppo. Una fiaba di tema erotico dal finale realmente sconvolgente. 
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Sempre di tema e composizione femminile l'antologia L'orrore al femminile a cura di Elinor Childe e John G. Pinamonte, Oscar Mondadori. Scopo dell'opera è quello di mostrare l'importanza delle autrici nella storia del fantastico e l'antologia è divisa in tre sezioni: Orrore antico, Gotico e Nero, Altri orrori. Nella prima compaiono autrici come Margherita di Navarra, Aphra Behn e Madame d'Aulnoys, le prime due con un frammento rispettivamente dall'Eptamerone e da Ooronoko, la terza con una leggenda di stile arcadico. Nel Gotico e Nero compaiono, tra le altre, Madame de Staël, Ann Radcliffe, Jane Austen, Mary Shelley, due delle sorelle Brontë, Matilde Serao e Grazia Deledda, con frammenti estrapolati dalle loro opere principali, dai loro epistolari o dai loro diari. Nella sezione Altri orrori  fanno (finalmente) capolino due racconti - L'uomo che studiava le lumache di Patricia Highsmith e L'albero di mele di Daphne Du Maurier che praticamente da soli valgono il prezzo (contenuto) dell'antologia. Difficile, in ogni caso, scacciare la sensazione di un testo assemblato per un pubblico femminile, praticamente digiuno di esperienze letterarie nel campo del fantastico nero e di scelte nei testi quantomeno discutibili. Diciamo che l'antologia ha la funzione di un invito alla lettura di testi come Frankenstein o Cime tempestose. Se per caso li avete già letti rimangono soltanto i due racconti citati e qualche altro frammento di feuilleton (ad es.: La morta viva di Carolina Invernizio) per passare un po' di tempo. 

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Diciannove storie che fanno paura è il sottotitolo di un'antologia pubblicata dal compianto marchio di Theoria e curata dall'altrettanto compianto Malcolm Skey: Fantasmi e no. Divisa in sei sezioni: I morti che tornano; L'occulto, l'occultismo, la magia; Vampiri e vampirismo; Presentimenti e sogni premonitori; Il doppio e L'umorismo, presenta autori come H.G.Wells, A. Bierce, A. Blackwood, W. de la Mare, M.R.James, A.C. Doyle, H.P. Lovecraft, R, Kipling ed H. James, il tutto in trecento pagine stampate con un corpo che a occhio di può riconoscere come Times 10 o al massimo 11. Ovviamente sarebbe inutile aggiungere che si tratta di un'antologia da possedere ad ogni costo, se non fosse che...
Sinceramente dei racconti pubblicati merita ricordare Lupo che corre di Algernoon Blackwood, Il sortilegio dei runi di Montague Rhodes James, Nell'ora del trapasso di Rudyard Kipling, Crewe di Walter de la Mare e L'allegro angoletto di Henry James. Quanto agli altri, nonostante cotanti nomi, si tratta di racconti di routine per autori che nelle loro vite ne hanno scritti centinaia, con la piccola burla (o truffa) di due paginette di H.P.Lovecraft dove l'autore racconta semplicemente la vicenda del Necronomicon (il libro) con i modi di un Borges ante litteram e che lascia il lettore stupefatto girando pagina e scoprendo che la storia è già bella che finita... Insomma, anche volendo essere particolarmente buoni diciamo che questa antologia può anche mancare nella vostra biblioteca, tanto più che dei cinque racconti caldeggiati ne avevo già letti quattro in altre antologie. 
E con quest'ultima antologia mi fermo. Ne ho altre quattro - credo - lette in questo periodo ma vorrei evitare di stancare i miei gentili lettori. La seconda parte di questo lungo articolo uscirà nel corso della prossima settimana.

22.2.14

In memoria di Francesco


Soltanto poche parole per ricordare il grande Francesco, cantante del Banco, morto ieri notte. Una voce unica, una presenza indimenticabile, una personalità musicale straordinaria. L'ho visto dal vivo soltanto una volta ma quanto basta per ricordarlo finché vivrò. Adesso di lui e del suo gruppo mi rimarranno soltanto le registrazioni, i video, i CD. Molto ma non abbastanza. Grazie di tutto, Francesco.



 

19.2.14

Letti e riletti


Lo so che ho dedicato molto tempo e molte parole per deprecare lo stato attuale delle librerie, ma ciò non toglie che io sono e rimango un "forte" lettore e in questo periodo, ricco di giornate buie, lente e piovose, mi sono dedicato alla lettura, sia di libri a suo tempo acquistati che di libri che possedevo in biblioteca ma che non avevo ancora letto. 
L'insieme è notevole, sicuramente, con libri editi tra gli anni '70 e gli anni '10 del nuovo secolo, con una nettissima prevalenza di romanzi e racconti gotici, a soddisfare una mia vecchia passione. Non credo che con questo solo post riuscirò a terminare la lista di libri. Nel caso il brodo si allungasse troppo rimanderò i libri più antichi ad un ulteriore successivo intervento.
E parlando di romanzi gotici è imprescindibile per me iniziare con un romanzo di Leo Perutz, inimitabile autore austroungarico nato e cresciuto sotto il governo KK (Kaiserliche und Königliche). Perutz è un autore che viene spesso dimenticato, forse perché comunque fortemente personale o forse perché il fantastico di area tedesca viene spesso sottovalutato o dimenticato. 
Il romanzo è intitolato Il Maestro del Giudizio universale, editore immancabilmente Adelphi. L'ambientazione è Vienna nei primi anni del XX secolo, il protagonista e voce narrante è il barone von Yosch, militare in congedo follemente innamorato di Dina, sposa di un grande attore. Il semplice dato che sia il protagonista in persona a raccontare la vicenda crea da subito una condizione particolare, il lettore, infatti, possiede unicamente il punto di vista di Von Yosch, individuo instabile, consumato da un amore ormai vano per una donna che fu sua ma che a suo tempo perdette. L'inevitabile incidente avviene durante una cena a casa di Eugen Bischoff, il grande attore sposato con Dina. Egli viene ritrovato agonizzante colpito da due proiettili. Inevitabilmente viene sospettato von Yosch che ha avuto l'occasione e il movente per compiere il delitto, senonché... Il barone si ritiene innocente, in apparenza, e uno degli invitati sostiene in maniera argomentata la sua innocenza, ma von Yosch è perseguitato dal ricordo o dalla visione dell'assassinio da lui compiuto. 
Inevitabilmente il barone si sforza di venire a capo dell'accaduto e di ricostruire quanto accaduto all'attore. La vicenda si accresce gradualmente in una lenta spirale di follia, coinvolgendo un usuraio ebreo, una giovane farmacista e altri personaggi fino a giungere a un maestro pittore italiano del sedicesimo secolo la cui strana vicenda parrebbe risolvere l'enigma. Ma è una nota dell'autore in calce al romanzo a rimettere in discussione l'intero intreccio, lasciando il lettore, che aveva bene o male creduto nello scritto del barone, felicemente sorpreso e confuso.
Un romanzo che ho acquistato domenica e che ho terminato ieri sera. Egregiamente tradotto e condotto con tutta l'attenzione rigida e sognante di un ottimo autore è un libro che consiglio volentieri e che, essendo uscito nel 2012 non dovrebbe essere difficile rintracciare. 
Sempre da un originale scritto in tedesco, Lui è tornato (Er Ist Wieder Da) di Timur Vermes, 2013 Bompiani. Adolf Hitler si risveglia ai nostri giorni in un campo abbandonato a Berlino. È in divisa, sia pure intrisa di benzina, e sta passabilmente bene. Raggiunge un'edicola sperando di trovarvi la Völkische Beobachter ma rimane sorpreso e confuso dal genere di giornali che sono disponibili. L'edicolante, a sua volta sorpreso dalla somiglianza dell'uomo con l'Adolf Hitler di sessant'anni prima, lo considera un ottimo attore, tanto da metterlo in contatto con alcuni impresari televisivi. In breve tempo Hitler si trova a disporre di un breve spazio televisivo e poi di un intero programma che raggiunge presto una buona audience. L'aspetto peculiare della cosa è che Hitler non ha minimanente cambiato parere e i suoi discorsi, sia pure depurati per volontà della direzione dal suo antisemitismo, e il suo punto di vista, davvero curioso nella Germania odierna, collezionano simpatie tra ogni genere di cittadini. Un attentato compiuto da un'organizzazione di estrema destra lo rende ancora più popolare e tutti i partiti del Bundestag - CDU e SPD prima di tutti - gli offrono la propria tessera.
Un discreto romanzo, dove un Hitler sufficientemente verosimile rispetto al personaggio storico riesce a ridicolizzare la politica e particolarmente i grandi media tedeschi. Consiglio comunque di attendere l'edizione economica, 18,50 euro, infatti, sono un po' troppi per una satira, sia pure divertente.
Un vera delusione, viceversa, Una luce nella foresta di Paul Torday, Elliot ed. Diciamo che il libro, una horror story con per protagonista un burocrate piuttosto imbranato, fila via abbastanza bene fino alla comparsa nella vicenda del mostro della situazione. Una volta squadernata al lettore la sua particolare fissazione non è difficile immaginare come procederà la vicenda. Con un finale che sbanda tristemente sul misticheggiante, dimenticando una delle regole d'oro del gotico: mai tirare in ballo entità superne appartenenti alla propria religione e men che mai inscenare "interventi divini" per sgrovigliare un horror che sta appassendo. Il passaggio dal fantastico al meraviglioso (sacro) continua a non funzionare, nonostante Torday faccia il possibile per tenere alta la tensione. Dovessi dare un voto al libro me la caverei con un 5--. O con un "insufficiente nonostante l'impegno". Troppo poco per aver speso € 18,50, sia pure con lo sconto.
Altra delusione, particolarmente seccante dal momento che conoscevo l'autrice ed ero convinto meritasse leggere anche il suo ultimo libro, Le donne perdonano tutto tranne il silenzio, di Rosa Matteucci, Giunti editore. La vicenda è relativamente semplice da raccontare. Due donne, un'attrice in cerca di parte e una giornalista free lance, si rendono lentamente conto che i loro rispettivi amanti, un regista fallito e un produttore sfigato, sono troppo attaccati al loro borghesissimo menagé familiare per arrivare a distruggerlo pur di vivere con loro. Poco dopo metà del libro le due donne giungono (faticosamente) a solidarizzare e il lettore attende finalmente che la vicenda prenda il volo, mostrando a tutti di che cosa sono capaci due donne medie giunte alla decisione di vendicare i mille momenti d'amore vissuti in solitudine, nell'attesa di una telefonata, di un appuntamento, di un breve incontro. E invece no. Nulla di tutto ciò. Dopo un capitolo di raffinata predica condotta dal Cristo dimenticato sulla croce del film al quale lavorano regista e produttore, seguono un paio di capitoli stracchi, scritti come da contratto che chiudono il romanzo senza vincitori né vinti. 
«Non c'è un finale autentico per [questa] vicenda» avvisa l'editore nella seconda di copertina e si tratta, per una volta, di un'affermazione sincera e onesta. Ciò che rimane al lettore di una storia sgangherata e inconclusa è l'ottimo, raffinatissimo stile, carico di uno houmour dissacrante rabbioso e impaziente, ma sinceramento troppo poco per un romanzo che meriti leggere. 
Ultimo libro al quale dedicherò soltanto poche righe La battaglia di Canne di Massimo Bocchiola e Marco Sartori studioso di storia romana, edito da A. Mondadori editore, collana Oscar storia. Credo che abbiamo tutti un vago ricordo scolastico di questa battaglia, combattuta quando Annibale scese in Italia e sconfisse ripetutamente gli eserciti romani schierati per fermarlo. Canne fu una battaglia particolarmente sanguinosa che costò ai romani ben 8 legioni e più o meno 50.000 morti - contro gli 8.000 caduti cartaginesi - un numero terrificante vista l'età e le tecnologie utilizzate. Il saggio di Bocchiola e Sartori si vale del racconto nel libro III delle Storie di Polibio e dal libro XXII della Storia di Roma di Tito Livio, con frequenti confronti tra i due testi e allarga la propria visione alla situazione sociale, politica e istituzionale dei due imperi contrapposti. Un buon libro, in sostanza, scorrevole e ricco di interessanti osservazioni al prezzo ragionevole di € 10.00.
Bene, mi fermo qui viste le dimensioni raggiunte da questo post. Continuerò presto con le mie predilette storie di fantasmi.  
  

10.2.14

Ah, ma io non leggo


Flaubert sosteneva che gli era impossibile, da un punto di vista narrativo, riuscire a rendere personaggi insipienti, ignoranti, stupidi. Non riusciva a mettersi nei loro panni, a immaginarne le fissazioni, le fantasie, i sogni.
Questo accadeva a Flaubert e accade, nel mio piccolo, anche a me. Ormai da anni non mi capita quasi più di frequentare non-lettori. I miei amici e conoscenti rientrano massicciamente nella categoria dei forti lettori (dai 12 libri e più all'anno) ed è molto raro per me conoscere dei genuini non-lettori. Ma in realtà anche solo camminando per la strada, al mercato, in un supermarket incontro ogni momento un non-lettore. Una persona su tre, in sostanza, tenendo conto che abito in una grande città e non in un paesino da 2.000 abitanti, dove il rapporto sarebbe l'inverso, ovvero due non-lettori su tre incontri.
La realtà è quella che già conosciamo, nel corso del 2013 a leggere da un libro all'anno in sù è stato il 41% della popolazione italiana. A non leggere nulla il 59%. Il non-lettore tipo ha più di 75 anni (76% di non lettori), è maschio (il 63,4% non leggono), è del sud continentale (il 70% non legge), risiede in un paese con popolazione 2.000< (63,6). Ma, rimanendo nell'ambito delle statistiche, sarebbe anche possibile incontrare (una possibilità su cinque) un soggetto apparentemente insospettabile come un laureato (il 21,8% non ha letto nemmeno un libro nel corso del 2013). 
La percentuali dei lettori in Italia, comunque, non hanno mai raggiunto nemmeno lontamente il 50%. Anzi, dal picco faticosamente raggiunto del 46,8% nel 2010 siamo ritornati al 43%. La ragioni sono molte, ovviamente: la crisi economica e il costo medio delle novità librarie (16-17 euro) sono le più appariscenti, ma meno appariscenti ma altrettanto pesanti risultano essere la sostanziale mancanza di librerie nei piccoli e in molti medi centri – spesso prive di biblioteca o con una biblioteca nettamente sottodotata – il basso livello culturale della popolazione italiana, con una percentuale di laureati e diplomati pari mediamente alla metà (o anche meno) dei principali paesi dell'UE, la sostanziale mancanza di sostegno alla lettura da parte dei media, la carenza di iniziative in sostegno alla lettura da parte degli enti pubblici.
E l'esempio e il sostegno alla lettura non arriva certo dalla classe politica e imprenditoriale. Basterà ricordare il buon Tremonti (tra l'altro autore di un paio di libri) che sosteneva che «i libri non si mangiano»? E l'uomo di successo, secondo la vulgata contemporanea, non legge libri. Non si ferma mai, accumula denaro, donne, auto, cariche e pippa come un motore a reazione. 
Provate a immaginarne la conversazione.
I libri sono un genere per donne e per mezzi uomini un po' agé, più o meno come il sottoscritto. Infatti il maggior numero di forti lettori si raggiunge nella fascia di età compresa tra i 45 e 64 anni. Mentre tra i giovani maschi tra i 15 e i 17 anni la percentuale di lettori si ferma al 39% e nella fascia maschile di età tra i 25 e i 34 anni arriva faticosamente al 35%.
Ma i libri sono necessari? Sono fondamentali? Si può o no farne a meno?
Chiederlo a me è come chiedermi se potrei vivere altrettanto bene senza occhi e orecchie. Una semplice follia. Ma a quanto pare sono in molti a voler vivere senza vedere e senza ascoltare, più della metà della popolazione italiana. E con una percentuale anche più alta che non acquista quotidiani di nessun genere. Immaginare il futuro, comunque, non è un esercizio salutare. Per lo meno per un lettore. 
E con l'attuale distribuzione del PC e di internet in Italia nemmeno gli e-book riusciranno a risolvere il problema della lettura in Italia.

 

3.2.14

Insultare le donne


Stalking, insulti, minacce, pesanti allusioni a sfondo sessuale, frasi da maniaco compiaciuto, battute grassocce e cretine... il tutto espresso con la perversa serietà dei decenni che insultano il compagno di scuola grassoccio o la compagna di scuola che ci vede poco. Questo sembra essere il panorama contemporaneo di Twitter, Facebook e anche di non pochi blog. Secondo la giornalista californiana Amanda Hess (anch'ella tuttora vittima di stalking): «non serve ignorarle, questo genere di molestie rivolte massicciamente contro le donne [...] hanno un effetto sulla libertà delle donne on line; le minacce di stupro, lo stalking, possono sopraffarci, ridurre il nostro accesso, assorbire il nostro tempo, impoverirci anche economicamente per il costo di denunce e processi.»
La serie di volgari minacce indirizzate al presidente della Camera Boldrini, stimolate da un provvido post del nostro caro Grillo, raccontano di un'Italia sordida e sessista in una maniera semplicemente terrificante, di un'arretratezza morale e civile che si fatica a credere. «Tutta colpa dei grillini», vien voglia di pensare, rimandando per l'ennesima volta la fatica di riflettere. No. Temo che la responsabilità non sia interamente di chi ha votato o sostiene il M5S. Certo, l'abitudine a insultare gli avversari maturata sul blog di Beppe Grillo è in tutto e per tutto degno dei camerati del 1922, quelli che cantavano: «Della barba di Turati/Ne faremo spazzolini/ Per pulirci gli scarpini/viva viva il duce / Benito Mussolini», ma i messaggi lasciati all'indirizzo della Boldrini sono direttamente e disgustosamente a sfondo sessuale, con uno sfondo di violenza tipico dello stupro, quello condotto su una donna per dimostrarle «Chi è che comanda qui». 
«La farei trombare dal capo di un villaggio Rom» o «La regalerei a un gruppo di immigrati negri» - due tra i messaggi lasciati prima che lo staff di Grillo facesse scomparire tutto - sono un ottimo esempio di coniugazione tra razzismo e sessismo, purissima schiuma sopraffina di un maschilismo vecchio, malvagio e idiota. Se a questo aggiungiamo anche il ridicolo falò del libro di Augias condotto da un P.P. (povero pirla) sostenitore del M5S, ne abbiamo un quadro non tanto facilmente dimenticabile. Gli insulti alla Boldrini - con la quale si può o meno essere d'accordo, ma questo è davvero un altro discorso - hanno il sapore degli insulti da stadio, della massa che annulla le personalità individuali per diventare una bestia oscena, forte della propria violenza anonima e nel contempo dolorosa e vigliacca. Si attaccano i neri come si attaccano le donne. Come gli ebrei, i rumeni, gli handicappati, i conigli e quant'altro vi venga in mente. Internet e i forum vengono man mano occupati militarmente da soggetti che con nome e cognome o nascosti dietro un nickname vivono un rapporto con il virtuale fatto di insulti, aggressioni, minacce e rabbia. Prima di tutto contro le donne (delle quali hanno dannatamente paura). Questo non significa affermare che non ci fossero grillini o grullini in mezzo alle minacce e agli insulti - una certa dose di idioti non si nega a nessuno - ma ciò che colpisce dolorosamente è la noiosissima e stolida fissazione dello stupro e dell'umiliazione. Fallimento del maschio? È proprio il minimo che viene da pensare, accomunando, inevitabilmente, gli insulti on line con le botte in diretta date a mogli, compagne e fidanzate. Vi manca qualcosa, fratelli? Avete paura che le donne vi sovrastino, vi mostrino di essere più intelligenti, più forti, più decise, più risolute? Vi sentite dei nessuno e come tali siete pronti a farla pagare a qualcuno, segnatamente quelli che ritenete i più deboli? 
Ed ecco che la violenza contro le donne diviene sintomo di una violenza crescente, di un'intolleranza carnivora e insaziabile che non si stanca di aggredire e di minacciare. In Grecia le crisi ha risvegliato il nazismo - Alba Dorata - qui in Italia la crisi sta creando un grado sempre più preoccupante di violenza accoppiata a un'ignoranza feroce. Non aggiungo altro, ma credo che faremo bene a fare attenzione: il fascismo prima che essere un movimento è un moto dell'animo. Si può diventare fascisti anche prima di cominciare ad esserlo.