Non sono uno scrittore. Scrivo e basta. Da cinquant’anni. Adesso ne ho settantuno, quindi scrivo da quando ne avevo ventuno. In realtà ho cominciato prima, scribacchiando recensioni ai libri letti, abbozzando poesiole, ma poi ha finito per innamorarmi del flauto traverso e quindi del saxofono tenore e soprano – hanno la medesima tastiera, Boehm, se non sbaglio – divenendo un flautosaxofonista passabile. Ho suonato, principalmente jazz-rock fino allo scioglimento del gruppo musicale causa chiusura del locale per le prove. Quindi per distrarmi e rilassarmi non rimaneva che scrivere… Dopo i primi cento fogli dattiloscritti – il PC è arrivato dopo – ritenevo già di essere un genio. Immagino sia un percorso comune: rileggersi ed esaltarsi il mattino seguente di ciò che si è scritto. Un po’ meno dopo una settimana e ancora meno un mese dopo, ma questo l’ho imparato in seguito. Nel frattempo facevo il libraio, prendendo uno stipendio ogni due mesi o tre e rischiando più volte la bancarotta, ma tenendo il mestiere e la vita coi denti. Nel fare il libraio avevo l’occasione più unica che rara di leggiucchiare – è impossibile fare il libraio e leggere come tutti i cristiani, al massimo leggere una frase o due durante un momento di calma –, di spulciare, dicevo, ciò che mi arrivava. È così che può capitare di incontrare anche i libri che piacciono poco o per niente, le biografie insulse, i pamphlet prezzolati o assurdi, i romance più ovvi – s’incontrano, si detestano ma poi finiscono per amarsi – i gialli quasi-porno, i romanzi dei giovani autori che descrivono minuziosamente il proprio ombelico e le zone limitrofe, il best-seller che piace-a-tutti-tutti-tutti o quasi… Personalmente avevo altre passioni: i libri di cucina – nel frattempo avevo conosciuto mia moglie che NON sapeva cucinare mentre io sì – i romanzi di narrativa di autore straniero pubblicati da editori come Adelphi, Einaudi, E/O, Minimum Fax, Voland, Iperborea, Marcos y Marcos e similari, i testi comici e satirici e infine i romanzi gotici e di fantascienza. Ed è proprio la SF, insieme alla narrativa fantastica, una delle mie passioni, nonostante che né l’una né l’altra in questo paese siano molto considerate. D’altro canto da giovine ero un membro della cosiddetta sinistra extra-parlamentare e a non essere preso sul serio mi sono abituato da tempo.
Ma mentre cercavo di tenere in vita la libreria continuavo a scrivere. Mia moglie lavorava all’università e faceva ricerca, congegnava esperimenti e leggeva articoli sul tema ma, una volta stabilito che non le avrebbero mai dato una posizione fissa, piantò lì, si trovò un lavoro come insegnante e… cominciò a scrivere, cosa che fa tuttora con risultati più che soddisfacenti. Sicché non ebbi nemmeno il problema della convivenza: io scrivevo, mia moglie pure e finimmo per suggestionare anche mia figlia che, una volta laureata e divenuta adulta, finì per andare a lavorare per uno studio editoriale e in seguito per una casa editrice.
Scrivevo, dicevo, in vita mia ho scritto otto romanzi sopra i duecentomila caratteri, cinque romanzi brevi, ovvero sopra i cinquantamila caratteri e sotto i duecentomila, un numero indefinito di racconti, un romanzo a quattro mani con mia moglie e ho curato cinque antologie con altri autori: gli ALIA Evo. Una montagna di testi, indubbiamente. Una volta chiusa la libreria, schiacciata da una concorrenza insostenibile, ho imparato a impaginare i testi creando prima e-book e in seguito anche libri che pubblicai con il nome della casa editrice della libreria, all’epoca una delle tante trovate per sopravvivere. In questo modo riuscii a raggranellare dai 2 ai 20 euro mensili… appunto, non sono uno scrittore ma uno che fa anche quello che scrive. Le mie (poche) esperienze con l’editoria seria furono più o meno catastrofiche, idem quelle con i concorsi, fatta eccezione per qualche caso nel quale raggranellai un paio di libri, una coppa e alcune targhe che adesso fanno mostra di sé nella tavernetta della casa di montagna.
Ovviamente tutto ciò ebbe qualche conseguenza sulla mia salute mentale. Attraversai periodi di depressione, visitai psichiatri e psicologi ma evitai di coltivare inclinazioni al suicidio, non per mio merito ma unicamente, credo, per testardaggine.
Negli anni ‘20 del nuovo secolo riuscii a pubblicare quattro testi: un romanzo breve e tre racconti e di recente un romanzo lungo [400.000 caratteri], Amadeus, con Delos Books. Ovviamente un testo di fantascienza… ma scritto dignitosamente – e fa ridere doversi quasi giustificare. Aver letto gente come Borges o Ballard, Pessoa & Saramago, Ian McEwan e tanti altri mi ha reso, poco o tanto, attento alla scrittura e allo stile. Ovviamente sono soddisfatto della pubblicazione ma la cosa non mi ha dato alla testa (ah, buona questa!): ho troppi anni per pensare di essere il futuro della letteratura… Di che cosa parla Amadeus? Bella domanda. Non posso che rimandare alla pagina dell’editore che racconta qualcosa in proposito.
Sulle pagine di Substack ho letto dei molti che si affannano intorno al mondo della letteratura e della narrativa. C’è qualcuno che pubblica un romanzo a puntate, qualcuno che fa pubblicità a scuole di scrittura creativa, chi pubblica racconti, chi dichiara, afferma, sproloquia sul tema della pubblicazione e io stesso che ho pubblicato un mio romanzo breve… Un nervoso ma generoso agitarsi del quale, sospetto, la grande editoria se ne fotte alla grande. Poco male, almeno per me, vista la mia età, ma credo anche per coloro che si agitano: l’editoria è sempre più divisa tra i Grandissimi editori e le briciole, tra le quali tutti quelli che si pubblicano da soli.
Non cercate di diventare scrittori: è una categoria che l’IA condanna a morte, ma continuate a scrivere, continuate, continuate, studiate, leggete, rileggetevi (ma almeno una settimana dopo) e immaginate, fantasticate, raccontate, senza scimmiottare gli autori di best-seller, ma continuate a immaginare, la sola cosa che vi rende umani…


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