19.1.13

Alberi d'autunno



Suppongo che pochi di voi abbiano mai fatto mente locale sulla mia origine, ovvero sulla mia città natale. Io stesso, a esser sincero, lo ricordo raramente, definitivamente torinizzato senza possibilità di salvezza. Anche i miei rapporti con i parenti si sono via via sfilacciati e dopo l'adolescenza non ho quasi più avuto occasione di ritornare a Brescia. Ma qualcosa della tradizione veneto-lombarda mi è evidentemente rimasto dentro. Il delirante brano che segue è uno degli esercizi di stile dei quali ho iniziato la presentazione con Perché i benzinai si sentono soli.
Suppongo che questo incrocio tra una scrittura naturalista in versione padana e una soggetto da sussidiario per la scuola elementare sia nato da un malconsigliato incontro tra le mie origini, le mie esperienze d'infanzia con parenti di campagna e qualche lettura da vecchi libri scolastici. Non lo so, io spero davvero che sia così e non sia semplicemente la voce della terra: «Blut und Erde».

RURALE

Essendo io a mio tempo stato uno stretto collaboratore del a voi più che noto insigne direttore della Vostra bella pubblicazione mi permetto offrirmi alla Vostra cortesia per una pronta pubblicazione del mio "Alberi d'Autunno". Con piena stima mi firmo con Vostro permesso

Alberigo Colò.

Alberi d'Autunno 
di Alberigo Colò


Il villaggio è terra di memoria e d'oblìo. Le care voci che tante volte al mattino riempivano il mio animo di tepida allegria, la cara zia Lucilla che cucinava golose frittelle da riempire di confettura e biondo miele e cantava con fervida voce, la stessa voce potente ma riservata e schiva dei miei antenati che già combatterono per la nostra bella patria. "Faccetta nera" ella cantava con bel timbro virile ed ogni volta che giungeva a cheggiàllorasavviiici-ina scodellava una frittella nel mio piattino decorato da prugne e arance in artistica ghirlanda.
E il nonno, ancora saldo e forte a settant'anni sonati, che riportava i cavalli a stalla sotto il braccio quand'essi eran sfuggiti al basto e caracollavano inebriandosi della ritrovata libertà nei prati verdeggianti del poggio fiorito.
"Dove l'è che vai, macaco?" 
Urlava il nonno ai cavalli e anche a me e a mio fratello Attilio quando fuggivamo ai lavori campestri inerpicandoci sulla collina che chiudeva l'orizzonte della cascina della felicità. Aveva baffi bianchi a manubrio, il nonno, beveva parecchio e bestemmiava come un saladino, epperò era il primo al momento dell'elemosina in chiesa a por mano al portafoglio. Grande cuore e grandi mani aveva, cuore e mani di una misura che ora non si fabbrica più. Certo se n'è perduto lo stampo!
Mio fratello Attilio aveva due anni più di me e mani come quelle del nonno Aristide, detto Tide. Mi picchiava spesso, mio fratello, quando mamma non lo sentiva, e se andavo a piangere tra le di lei braccia, sul suo petto morbido e comprensivo che tutto sapeva e tutto perdonava, egli, per dispetto, mi riempiva il letto di ortica o di letame, a seconda della stagione e dell'estro del momento.
O Attilio, quanto odiavo le tue mani, le tue rabbie così improvvise e tempestose, il tuo agitare il capo come stormir di fronda che annuncia bufera, il gesto rapido e nervoso con il quale colpivi le mie gambette corte e nude con la sferza di ramo scortecciato. Eppure, quando il cavallo del Gino ti ha spappolato un piede sono andato a comprare - con i pochi soldi sottratti al babbo, che era a letto ubriaco e si sdraiava sulla mamma grugnendo come il Nelson, il maiale di zio Renzo - ti ho comprato, io che tanto ti odiavo, una candela per la piccola Madonna del Crocicchio.
La ricordi Attilio, la piccola Madonna del Crocicchio? Ti ricordi quando le tiravamo con la fionda? E la volta che le hai staccato netto dal busto il bel capo incappucciato d'azzurro e hai detto: Crist, e adess? 
Il babbo ti somigliava, Attilio. Come te era impulsivo e s'infiammava tutto per un nonnulla. Quando lo zio Renzo ci rubava gli zucchini e i pomodori per darli al Nelson, prendeva sempre lo schioppo, tutto rosso in faccia, e andava a sparare dentro la finestra della sua camera da letto. Quante volte ha ferito la povera zia Genuflessa che poi andava a lagnarsi con curato e il podestà? E quelli a dire: "É un bravo giovane, il Tonio, un lavoratore, un esempio per tutti. Lo compatisca, abbia pazienza come Gesù sulla croce!"
Quelle ultime parole il podestà non le diceva, certo, si fermava al compatimento, ma si sa che a ognuno spetta il suo compito, a ogni pastore il proprio gregge, terreno o mondano!
Ricordi gli alberi d'Autunno, Attilio, quegli alberi alti e forti, quei pioppi cipressini così severi e composti, come sentinelle ai confini della nostra povera felicità? La giornata era così breve, correva veloce e leggera come le automobili sulla strada per la città.
Babbo ti guardava tirare le pietre contro le auto e rideva forte, poi guardava me che avevo ancora il braccio e il tiro corto e mi diceva "Cuiun!" e poi rideva e beveva di quel buon vino che faceva nonno Irredento. Quando una volta hai tirato alla macchina di un generale e sono scesi tre soldati con le armi è scappato per i campi come un capriolo e noi siamo stati tre giorni in guardina. "Fatevi furbi!" Ha detto quando siamo tornati.
Era vera vita, quella, vita piena, sana, felice! Una vita che vorrei mostrare ai nostri pallidi giovani che non l'hanno conosciuta, che vivono infelici in queste città, senza ideali né rispetto. Si sapeva essere felici di poco, allora, del sorriso della mamma, delle cinghiate del babbo! Allora non c'era la droga a funestare le nostre giovani vite, né la pornografia a corrompere i nostri ingenui sogni e le nostre innocenti curiosità. Bastava la Gina, la serva, che per una lira, e se era in buona bastavano cinquanta centesimi, mostrava le vergogne o le poppe ad Attilio o a me. Ma per il babbo lo faceva gratis, e questa piccola ingiustizia è ancora nel mio cuore come una spina.
Questa era la vita, o giovani disperati, e spero che queste mie righe siano valse ad accendere in voi la luce della sua bellezza!
Accontentatevi, non cercate ciò che non potete avere, siate modesti, pudichi e sarete felici e ancora ci saranno Alberi d'Autunno a guardia della vostra felicità!

17.1.13

Letture natalizie, terminate e da terminare

Non ho poi letto, molto, ultimamente. 
Cinque o sei libri in tutto, se non ho sbagliato i conti, un numero curiosamente sotto la (mia) media. Certo se, inserisco anche i libri riletti, il risultato migliora. Anche perché tra i riletti ci sono i tre libri del ciclo di Gormenghast di Mervyn Peake, Tito di Gormenghast, Gormenghast e Via da Gormenghast. Mmmmhhh, sono più o meno 1500 pagine, quindi direi che i conti tornano. Senza contare L'atlante delle nuvole di David Mitchell che ho riletto perché stimolato dalla presentazione del film, che andrò a vedere in questi giorni [1]. Sul ciclo di Gormenghast, a parte la speranza un po' flebile che un giorno o l'altro ne traggano un film, non ho molto da dire oltre a consigliare tutti coloro che passano da queste parti di leggerlo. Io devo essere più o meno alla terza rilettura e continuo a stupirmi per la sommessa grandezza di un simile capolavoro. Non lo contrapporrò al Signore degli Anelli - che peraltro ho letto una sola volta -, troppo diversi per intonazione, stile e sfondo per poter essere confrontati. Se il Signore degli Anelli è una perfetta ricostruzione in chiave moderna di un classico norreno, Gormenghast è un sottile incubo, un universo completo schierato accanto al nostro, alla portata di chiunque, che potrebbe terminarvi da un momento all'altro, condannato a un ruolo senza uscita né speranza - o desiderio - di riscatto.  
Per quanto riguarda L'atlante delle nuvole sono alla prima rilettura, dopo una prima lettura che giudicai a suo tempo affrettata. Un gran libro, capace di trascorrere tra stili diversissimi - dal diario di viaggio settecentesco al romanzo epistolare fino al romanzo di un mondo dopobomba. Un libro da compagnia, al quale ritornare. 
I libri letti - per la prima volta - sono stati comunque diversi per tema e oggetto, un giallo, due saggi e un 'antologia e due romanzi di sf. I libri che mi attendono, acquistati o ricevuti in regalo, sono altri nove, che formano una pila piuttosto allarmante sullo scaffale accanto al letto. 
Procedendo a ritroso, inizierò da un Urania uscito a dicembre, Vendesi tempo, affare sicuro di Paul Di Filippo. Una buona antologia, con alcuni racconti particolarmente gradevoli come Billy Budd, vita difficile di un umano di origine vegetale, La ragazza nel Metrò, cronaca di un suicidio pre-vissuto, Siamo tutti soli, insieme, sull'apparente impossibilità di mutare un presagio e sulla qualità discutibile della comicità sui quotidiani e Il futuro brilla sull'Iowa, comica avventura ispirata a Jules Verne, ambientata in un mondo direttamente ispirato all'Isola misteriosa. Una lettura piacevole, con racconti da gustare con calma e una tazza di buon té.
Un buon saggio Superconduttività di Stephen Blundell. Scorrevole e divertente la parte biografica dedicata agli scopritori della superconduttività e istruttiva, senza essere eccessivamente didattica, la sezione dedicata al funzionamento dei meccanismi - in funzione e previsti,  basati sulla superconduttività. Di particolare interesse il capitolo finale: Che cosa hanno mai fatto i superconduttori per noi?, con la descrizione di apparecchi come l'MRI, in grado di condurre una scansione approfondita del nostro cranio o l'analisi della levitazione magnetica, ovvero il meccanismo che permette ai treni nipponici come lo Shinkansen Chuo di toccare velocità superiori ai 500 km/h.
Altro ottimo saggio Deserto di ghiaccio di Fergus Fleming, una storia dell'esplorazione artica. Volume decisamente corposo - supera infatti le 400 pagine - che racconta la storia dei numerosi tentativi dapprima di trovare un «passaggio a Nord-Ovest», avvenuti nel corso della seconda metà del XIX secolo e in seguito di giungere per primi al polo Nord, dapprima ubbidendo a malconfessati desideri espansionistici e in seguito per intese e rabbiose ambizioni personali. Una lettura sicuramente affascinante, anche il talento antiretorico dell'autore, capace di non nascondere nessuno degli intenti anche i più folli e deliranti – dei «conquistatori» dell'artico. Una lettura tanto più raccomandabile in un momento nel quale la crosta di ghiaccio della banchisa artica si riduce a una velocità allarmante. Piccolissima nota a margine: non so quanti editori italiani utilizzano ancora la rilegatura «americana», ovvero con i fogli incollati uno ad uno alla costa. Carocci evidentemente da ancora uso di questo genere di legatura, con il pessimo risultato che il libro è attualmente sfasciato.
Non sta al porco dire che l'ovile è sporco è un giallo ambientato a Cotonou, capitale del Benin (ex-Dahomey). L'autore, Florent Couao-Zotti «è uno scrittore di fumetti, opere teatrali, e racconti, che vive a Cotonou, Benin. È anche editore di numerose riviste satiriche e un cronista culturale», come recita «Roma multietnica», la guida all'intercultura delle biblioteche di Roma. Un giallo crudo, nitido, incredibilmente freddo, una storia di droga, di piccoli e medi trafficanti e di femme fatale inevitabilmente puttane, sostenuto da uno humour tagliente e da una capacità di restituire l'ambiente dell'Africa atlantica davvero raro. Un libro che merita la lettura.
Vengo adesso a due libri iniziati e non finiti. Il primo, Anniversario Fatale di Ward Moore, «Urania collezione», edizione originale 1955, pomposamente presentato come esempio di storia parallela, si è rivelato un romanzo «americano per americani», di interesse molto vicino a zero per chiunque americano non è. Interrotto per stanchezza a pagina 160 (su 245), temo di non avere né il tempo né la voglia per riprenderlo.  Il secondo è, viceversa, un problema. Si tratta de I Senza-tempo di Alessandro Forlani, Urania di Novembre 2012, interrotto a pagina 80 su 180. Un problema perché dell'autore avevo letto, con un certo diletto, il suo Tlaloc verrà, racconto di ucronia dell'antologia Ucronie impure. Questo romanzo, invece, non riesco a trovare la voglia di finirlo. Ne leggo poche righe e mi annoio. Senza speranza. I personaggi mi sembrano desolatamente vuoti e assurdi, le vicende inutilmente contorte, lo sfondo poco credibile. Ho la sensazione che il buon Forlani abbia elaborato un romanzo volutamente nefando per épater le bourgeois, creando un esercizio di stile come ne ho incontrati tanti e che, alla mia età, non si ha più molta voglia di leggere. Spero che Forlani non si offenda, da un certo punto di vista il suo romanzo è perfettamente riuscito: coerente, stimolante e provocatorio. Non è colpa sua se io non ho voglia di lasciarmi provocare. 

Tra i libri che mi aspettano, e che sono particolarmente ansioso di avere in mio potere - come direbbe il villain di un romanzo d'appendice - c'è un regalo della mia inimitabile figlia, le opere complete di Dino Buzzati in un Meridiano Mondadori, un autore che amo particolarmente e che, come mi accade per i dischi, ho il sogno di possedere interamente. Ad aspettarmi c'è anche L'avventuroso Simplicissimus di Grimmelhausen, ripescato in un mercato. Un testo tedesco del 1670, in una buona traduzione italiana, un autore che la mia meravigliosa prof di tedesco mi aveva fatto balenare: «Merita, leggere Grimmelhausen» e che finora non avevo avuto l'occasione di trovarePoi c'è Frank Close, con il suo Neutrino, La battaglia di Canne di Massimo Bocchiola e Marco Sartori, Generi della letteratura popolare di Valentino Cecchetti, suggeritomi da un post di Davide Mana, I posseduti di Elif Batuman, ideale per un posseduto di Tolstoi, Cechov e Destoevskij come il sottoscritto, L'Estranea di Patrick McGrath, La regina Vittoria e il suo tempo di Robert Marx, recuperato per due euro su un bancarella, I demoni del potere di Marco Revelli, La teste di cerbero di Francis Stevens, acquistato per 50 cent in una libreria remainder's e il consueto Urania, La terra al tramonto, con racconti di Gaiman, Martin, Simmons e altri.  Probabilmente troppi libri, ne sono conscio, anche se questa volta non ho progetti di rilettura. Però Lo hobbit, per dire, meriterebbe rileggerlo. O Wallenstein di Golo Mann, meriterebbe... vabbè, tra qualche tempo saprete com'è finita. 

 

[1] ...e che ho puntualmente fatto proprio iersera. Che dire? Non sono abituato a recensire film, quindi non tenterò neppure: diciamo che il film - nonostante un'evidente intento pedagogico - mi è piaciuto parecchio. Dove si allontana dal libro è per aggiungere o giustapporre elementi che regalano qualcosa al film. Divertentissimo - immagino anche per gli attori - il cambio di ruoli all'interno dei singoli frammenti temporali, con un Tom Hanks bravo da urlo e un Hugo Weaving - indimenticabile nel ruolo dell'agente Smith di Matrix - in una mezza dozzina di ruoli, tra i quali quello di un killer pasticcione e quello di un'infermiera psicopatica.

15.1.13

M.A.d.u.L.p. 11. Le nuove tecnologie


E poi arrivarono le nuove tecnologie…
È successo soltanto sette o otto anni fa (adesso dodici o tredici, N.d.R.). Un tempo brevissimo, a pensarci bene.
Il Grande Cambiamento è apparso nei panni di un amico e collaboratore di LN. Un ingegnere informatico armato di un modem, un modem che adesso parrebbe semplicemente patetico.
«Internet, posta elettronica», ha detto. Ha collegato il modem a un computer e ha installato Eudora e il programma di navigazione.
«E-mail, homepage, webmaster, account», ha continuato. Gli occhi gli brillavano. Lo conoscevo abbastanza da esserne lievemente preoccupato. Ha continuato alternando minacce e blandizie verso un PC che, fino a quel momento, si era occupato esclusivamente di titoli a magazzino e di indici di rotazione. Dopo un lungo lavorio è infine giunto alla homepage di Microsoft, United States of America.
Parrebbe una cosetta da nulla, ma si era nella primavera del 1996 o del 1997. E io, noi – intesi come CS – si era ancora digiuni di nuove tecnologie. Ho un ricordo vago del primo contatto con Internet. La pagina di Microsoft credo fosse, allora, gialla e azzurra. Molto gialla e poco azzurra.
Poi il PC si è stufato o forse a stancarsi è stata la centralina telefonica, fatto sta che la connessione è caduta e ci siamo ritrovati in via Ormea 69, Torino, Italia.
Qualcuno era scettico, qualcun altro si chiedeva se collegarsi a un sito americano costava come telefonare oltreoceano. Io avevo la sensazione di assistere a qualcosa di prodigioso. Non avevo ancora la minima idea di come tutto ciò avrebbe potuto essere messo in rapporto con il mio lavoro, ma non importava. Ci eravamo collegati con un computer che si era collegato a un computer che si era collegato a un computer… ed eravamo arrivati a migliaia di chilometri da lì.
Mi venne in mente allora un’osservazione di un’antropologo sulla scienza che, quando presentata a un pubblico ignorante, viene interpretata come magia. Quello schermo gialloeblù effettivamente aveva per me qualcosa di magico. Anche perché, personalmente, non avrei saputo nemmeno da dove iniziare per replicare quel piccolo miracolo. 


Il mio amico ingegnere ci invitò ad acquistare un modem e scomparve (temporaneamente). E noi, ancora un po’ scossi dall’incontro ravvicinato con Internet ci affrettammo a ubbidire.
Il secondo appuntamento con Internet fu meno eccitante. Anche perché il modem che avevamo comprato (economico) non andava d’accordo con il PC e non era in buoni rapporti con la centralina telefonica. Le nostre connessioni, nonostante il prodigarsi dell’amico ingegnere evocato per l’occasione, risultavano faticose e tormentate. E soprattutto brevi o brevissime. Niente pagina di Microsoft, appena appena e per brevissimo tempo la homepage del Comune di Torino. Poi cadeva la connessione. E cadeva la connessione. E cadeva… Suonava il telefono e cadeva, qualcuno starnutiva e cadeva, arrivava un corriere e cadeva. Mai vista una connessione tanto cagionevole. Si seguiva il progresso della barretta colorata sul limite inferiore del desktop trattenendo il fiato. I suoi progressi minimi erano seguiti con bisbigli e cinguettii, le sue frequentissime soste – spesso definitive – con angoscia o esibizioni di falso cinismo.
Ma tutto ciò avrebbe potuto deludere soltanto una passione passeggera.
E la nostra non lo era.
Continuammo per mesi a tentare collegamenti sempre instabili e poverissimi. «Colpa della centralina», si diceva. Che era come dire «colpa delle macchie solari» o «colpa del governo».
A funzionare decentemente soltanto Eudora, ovvero la posta elettronica. Bello, scrivere a coloro che la posta elettronica l’avevano già. All’epoca ancora una piccola schiera. Bello la mattina collegarsi e «scaricare» la posta. Meno bello scoprire che non aveva scritto nessuno. Suona strano dirlo adesso, quando tutti i giorni arrivano decine e decine di e-mail quantomeno inopportune. Talvolta moleste o pericolose, la maggior parte delle volte inutili. In qualche caso, come dice Francesco, uno dei curatori del sito di LN-LibriNuovi, «intemperanti».
Allora le lettere erano poche, comunque. E piuttosto lunghe.
Era un piacere dedicare qualche minuto a comporre una lettera gradevole e divertente e altrettanto piacevole attendere la risposta. Una pratica settecentesca, un piacere raffinatamente aristocratico reso possibile dall’ancora scarsa diffusione di Internet in Italia.
Sul fronte pagine Web, comunque, le cose proseguivano. L’amico ingegnere aveva nel frattempo messo in rete alcuni numeri di LN-LibriNuovi. Vecchia serie, ovviamente. Probabilmente, armati di un buon motore di ricerca, è possibile ritrovarli ancora nel vasto universo del Web. Ne fummo felici e lusingati. Si trattava degli ultimi numeri della vecchia serie della rivista e riuscimmo a vederli, ovviamente, soltanto sul computer portatile dell’amico ingegnere.
Di riuscire a vederli dalla CS non se ne parlava proprio. Di aggiornare i contenuti meno che meno.
Frustrante.
Gratificante, ma frustrante.
Da perderci la testa. Confidando in qualche capriccio elettronico o nella benevolenza degli dèi – praticamente la medesima cosa – tentavamo ancora, ogni tanto, di arrivare alla nostra seconda casa nel cyberspazio. Tutto inutile. La barretta azzurra avanzava per un po’, baldanzosa, per poi inchiodarsi. Seguiva solito messaggio deprimente: «Connessione caduta».
«Colpa della centralina».
«Colpa del modem».
«Colpa di Telecom».
Ovviamente qualsiasi proposta o idea di tentare un e-commerce o qualcosa del genere, anche nella forma più modesta e primitiva era semplicemente demenziale. A parte la centralina, il modem o Telecom, il nostro problema erano (e lo sono tuttora) i computer. Un parco di felici imbecilli buoni per la pensione o la rottamazione. Macchine perverse e scatarranti, obsolete e cocciute, con dischi rigidi che risultano spesso più esigui delle unità di memoria portatili che oggi si tengono nel taschino della camicia. Così era e così è. Si tratta di una rincorsa all’inseguimento della tecnologia che ci vede perennemente doppiati di tre o quattro giri. Ma sulla carenza di mezzi degna del gruppo TNT della CS non è il caso di soffermarsi. Si rischia di voler apparire patetici, pur essendolo realmente.




Da questa situazione di stallo uscimmo soltanto parzialmente e per gradi.
Dapprima trovammo un altro soggetto disponibile a occuparsi del sito, una volta che, giustamente, l’amico ingegnere fu costretto a passare la mano per mancanza di tempo. Poi comprammo un modem meno cagionevole e recuperammo un computer (usato) che per almeno 15 minuti fu tecnologicamente all’avanguardia, Abbandonammo l’incolpevole Eudora per consegnarci a Microsoft Outlook e a Explorer. Le nostre connessioni ne guadagnarono così in durata anche se, come da tradizione, era sufficiente una porta sbattuta troppo forte per lasciarci a piedi.
Nulla, ancora, che ci permettesse di vendere i libri al crescente pubblico di lettori on line. Così lo spazio di CS veniva utilizzato per pubblicare la versione Web di LN-LibriNuovi. Nulla di male in questo, anzi, ma la sensazione di perdere un treno fondamentale era difficile da scacciare.
A funzionare strepitosamente era comunque la posta elettronica.
Si cominciavano a ricevere richieste di preventivi, qualche ordine, alcuni messaggi dal Web. Le primissime richieste di pareri letterari su raccolte poetiche autoprodotte e romanzi che avevano abbandonato ospitali ma oscuri cassetti. Questo grazie alla presenza sul sito di LN che, pur potendo contare su una media di 3 passaggi al giorno, ci procacciava comunque la nostra quota di aspiranti poeti e scrittori. Inevitabile una certa stizza nel notare che, comunque, a qualcuno non cadeva la connessione a ogni momento.
Continuavano, anche se un po’ meno serenamente bucolici, i carteggi telematici. Cominciava a manifestarsi, anche se allora ancora in maniera larvale, un certo affanno. Si trattava di rispondere, ringraziare, gentilmente respingere, cortesemente declinare.

«Ho appena pubblicato presso l’editore Romantiche Impressioni la mia silloge dal titolo «Alla Ninfa d’asfalto», sarei contento di inviarVene copia per riceverne un vostro gradito parere. Grazie e complimenti.»

«Complimenti» di che?
Ma non si può iniziare una lettera così.
Nemmeno se, sullo sfondo, ci sono clienti che chiedono di sapere perché la loro grammatica tedesca non ha il ciddì allegato.
Si deve pensare, si deve cercare un inizio che non sembri brutale.
Essere suadenti e delicati, soprattutto per evitare che Alla Ninfa d’asfalto arrivi davvero.
L’altra faccia del Web è questa. Perché negarlo?
Un villaggio globale di poeti e scrittori della domenica (per inciso: questo articolo è stato scritto di domenica) ansiosi di trovare qualcuno che si immerga nei loro parti malati e finalmente dica: «che schifezza immonda!»1.
Già, perché, come ha scritto nella sua pagina Web uno degli autori letti e maltrattati da LN: «Soltanto il silenzio è peggiore di una stroncatura».




Il sito di CS in quanto libreria non è mai davvero partito, forse ve ne sarete accorti. Quando ci siamo trovati a disporre di un minimo di strumenti tecnici per la vendita on line erano già partite IBS, Zivago (qualcuno lo ricorda?) e, poco più tardi, BOL. Mentre ancora esitavamo, Zivago è andato sotto di brutto e infine ha chiuso. Le aspettative sulle vendite on line ne hanno ricevuto una brutta botta. Abbiamo traccheggiato per un po’, seguito strade diverse e tentato diversi approcci. Offrire quattro libri al mese a prezzo scontato? Un fiasco. Costruire bibliografie per siti ad alta specializzazione? Fatto, ma i libri richiesti erano quasi sempre quelli esauriti o non più in commercio. D’altro canto le risorse e il tempo per un lavoro serio, costante, continuativo in rete semplicemente non esistevano.
E così il sito CS restava stabilmente occupato da LN, giungendo a contare sette passaggi al giorno. Quasi una folla. Conseguentemente aumentavano le offerte di lettura. Cominciavano ad arrivare libri in carne e ossa. Anche Alla Ninfa d’asfalto, maledizione.




Giungiamo così ai nostri giorni.
Francesco Eandi e Marco Email cominciano a occuparsi del sito di LN, ormai definitivamente passato in gestione alla rivista, con CS sistemata dietro le quinte a fare il semplice editore. Zitta e buona in un angolo a sorridere soltanto se interpellata.
Temporaneamente accantonato ogni sogno di fare la libreria on line. Il treno dell’e-commerce già passato. O forse non ancora del tutto passato, chi può dirlo? Noi no. Siamo girati da un’altra parte. E continuiamo a smadonnare su computer obsoleti e trojan fin troppo vispi.
Il sito ormai definitivamente di LN è diventato guardabile e navigabile, ma questo lo diciamo già in un’altra pagina e lo dovreste sapere. Da quando siamo apparsi come rivista letteraria nelle pagine di www.librialice.it le proposte di lettura e le richieste di recensione sono diventate quotidiane. Esattamente come i virus e le offerte di ingrandire miracolosamente e definitivamente alcune porzioni strategiche del corpo maschile e femminile.
Il rapporto di CS con le nuove tecnologie resta un’occasione perduta. Forse. O semplicemente una scelta saggiamente non fatta. O non ancora fatta. Chissà?
Le cose cambiano velocemente. E il mercato librario è in piena evoluzione.
«Si potrebbe pensare a un sito interamente dedicato a…»
Non sappiamo ancora a cosa.
Ma sicuramente l’ultima parola non è detta. 

 
Per il momento ci accontentiamo della posta elettronica. Spediamo preventivi, avvisiamo dell’arrivo di libri prenotati, invitiamo a presentazioni. Ci teniamo bassi. Discreti.
A suo tempo abbiamo anche tentato di creare una newsletter di novità uscite in libreria. Un lavoraccio infame per creare lunghi elenchi sostanzialmente illeggibili. E che non fossero letti l’abbiamo capito perché nessuno si è mai sognato di ringraziarci, dopo averli ricevuti. Questo anche se, prima di vederli, tutti erano entusiasti dell’idea.
Siamo troppo pochi, forse. O troppo primitivi. O troppo, o troppo poco, qualche cosa che dobbiamo ancora capire. E la posta elettronica, grazie a virus e offerte non richieste di potenziare virilità e femminilità, è diventata un fastidio che si sbriga spesso di corsa e in malo modo.
Fortunatamente esistono ancora dei neofiti. I librai, per esempio. Alcuni dei Librai Indipendenti torinesi hanno un rapporto nuovo e spumeggiante con la posta elettronica. Li guardiamo con una punta di sufficienza e un po’ di commosso cinismo. Sono nuovi alle nuove tecnologie. O forse è questa la dimensione più vera della posta elettronica e di Internet. La possibilità di organizzare, coordinare e inventare insieme.
Comunque sia è una storia che non finisce qui.

1 Qui è necessaria una nota, per evitare di passare per i soliti snob che irridono all’oscura passione di talenti misconosciuti. Bene, non siamo i soliti snob eccetera. Nessuno si sognerebbe mai di impedire a qualcuno di scrivere poesie o romanzi, né, tantomeno, di tentare la strada della notorietà e del successo. Il problema è un altro. Scrivendo a LN-LibriNuovi i T.A.S (talenti ancora oscuri) perseguono almeno tre fini, due dei quali ardui, il terzo fantascientifico:
  • ottenere un parere.
  • ottenere una recensione su LN.
  • rimediare una spintarella verso un editore, possibilmente grande e famoso.
Per esaudire anche soltanto uno di questi desideri occorre, necessariamente, leggere i testi inviati. Meditarci sopra, buttare giù due appunti. Comparare, confrontare, postillare. Ci vuole tempo, in sostanza, esattamente ciò che drammaticamente manca. E LN non è un’agenzia letteraria. Per evitare i conflitti di coscienza preferiamo quindi auspicare che dai T.A.S. non arrivi nulla, se non proposte di collaborazione inerenti all’attività della rivista (recensioni, interventi, riflessioni eccetera).
...
Questa, invece, non è una nota. Questo capitolo di M.A.d.u.L.p. ha probabilmente collezionato una quantità di fantasmi da sgomentare più di uno scrittore di gotico ottocentesco. Zivago (morto), C.S. (morta) LN-LibriNuovi (morto nella sua versione cartacea), www.librialice.it (scomparsa e/o trasfigurata), Librai Indipendenti Torinesi (vaporizzati), oltre ad alcuni altri soggetti qui citati che ora fanno tutt'altro. Tutto il pezzo ha quindi un odore di «fiori appassiti per un bambino morto», come sosteneva un mio amico che spergiurava di aver letto la frase in un libro di Gozzano. Personalmente - comunque - ho cercato la frase senza mai trovarla. Che mi prendesse in giro?

13.1.13

Pesta duro e vai tranquillo


 Un titolo rubato da un libro nonsoppiùdichi, uscito nell'anno X della mia semieterna carriera. Un titolo rubato ma abbastanza adeguato al gruppo musicale che presento questa settimana, il gruppo californiano fondatore del «Nü Metal» o «Nu Metal», i Korn. 
Ho incontrato i Korn in un video, quello del brano «Here to stay», tratto dal disco: «Untouchables» e in breve tempo ho acquistato un paio dei loro cd, oltre ad averne scaricato - anche se non del tutto legalmente - un terzo.
Dei dischi successivi poco ne so, anche se per quel che ho ascoltato direi che non mi sono poi perso troppo. Una certa tendenza all'autoripetizione - o alla all'autoparodia - è in certo senso consustanziale ai gruppi metal.
..
Ascoltare i Korn in famiglia è un'abitudine solitaria, condotta con le cuffie alle orecchie, e conseguentemente un'abitudine foriera di equivoci e di piccoli problemi, soprattutto nei dialoghi da una stanza all'altra: «Hai capito? Dico, hai capito? Ma Kz, vuoi rispondere qualche volta?». I Korn, comunque, mi stanno accompagnando nella seconda parte del mio attuale romanzo, rimasto fermo per una paio di mesi ma adesso felicemente ripartito. Il brano che presento è «Evolution», dal disco «Untitled», scelto sostanzialmente perché è un video piuttosto divertente.

 

11.1.13

Un contest letterario e un viaggio con Vlad


Uno dei vantaggi di avere un blog è quello di poter creare un premio - con una posta anche praticamente simbolica - a partecipazione gratuita e poter pubblicare i racconti vincitori su un e-book senza porsi nessun problema di editore, diritti, scuoledicreazionescrittoria, scartoffie ecc. ecc.
Partecipare può essere così un divertente esercizio e vincere o perdere comunque un successone né uno smacco. Soprattutto il secondo caso può essere utile per riprendere le proprie misure sulla scrittura e sullo scrivere.[1]
Quindi segnalo molto volentieri il concorso lanciato dal mio amico Salomon Xeno. Ulteriori info le potete trovare qui. Basta un piccolo clic e sarete subito in contatto con ideatore, parte della giuria, letterato, lettore e one-man-band. 
...
Questa sera, alle ore 18.30 nella sede dell'Associazione Verba Manent, via Lessona 46 incontro dei soliti filovampiristi capitanati dall'ottimo Franco Pezzini. Lo so, è un po' tardi per un avviso, ma è stata una giornata decisamente pesante e ho potuto mettere le mani sulla tastiera soltanto ora. Non mancate!

 
[1] «E tu che fai, partecipi?» Non lo so, onestamente. Nel caso, comunque, mi venisse un'idea che può starci in due pagine riavrete mie notizie.