
La crisi per i libri non esiste, scrivono sui giornali.
Sarà...
Personalmente, intento come una vedetta a spingere lo sguardo fino al limite dell'orizzonte per individuare eventuali movimenti (beneauguratamente) sospetti, credo si tratti di grosse fregnacce. Cavolate colossali. Idiozie. Facezie poco divertenti.
I giornalisti, come tutti sanno, sono per la maggior parte scrittori - o tentati/tentanti scrittori - a loro volta. Creare la convinzione (fittizia) che vi sia un bel movimento nel settore editoriale librario dovrebbe (o potrebbe?) indurre i lettori abituali a non abbandonare le librerie, preferibilmente di catena, e con esse i loro prediletti scrittori / giornalisti.
A resistere alla tentazione di chiudersi in casa in compagnia di libri acquistati in altri tempi.
A non dare retta alle arpie che denunciano tutti i giorni la situazione di crisi.
Ma è vero?
No.
Fino alla sede di questa piccola libreria arrivano voci - ululati, urla , singhiozzi e trapestio - provenienti dalle case editrici. Queste voci parlano di «librerie congelate», una situazione che ha il grosso pregio di spiegare con un'unica rapida immagine lo stato delle cose. «Congelate» significa che nessuno tocca nulla, prende in mano nulla, al limite non entra neppure. E noi, sciagurati librai, rimaniamo all'interno con la bocca aperta, proprio come dei pesci surgelati all'istante.
Può comunque essere interessante provare a svolgere qualche riflessione sui pochi sciagurati che che nonostante tutto entrano.
Che cosa chiedono?
Una prima osservazione è che sono nettamente diminuiti i clienti che entrano senza un'idea precisa e finiscono per acquistare qualcosa per semplice golosità. Chi entra lo fa per un motivo ben preciso, chiede, paga e se ne va. Se non disponibile il volume richiesto prenota e ripassa il giorno X a ritirare il libro ordinato.
Fine.
Qualcuno, mentre aspetta il pacchetto del libro ordinato da regalare, si guarda intorno ma finisce per non acquistare nulla.
«Non è un bel momento», magari si preoccupa anche di osservare il nostro lettore.
«Certo, è evidente» è il commento più ovvio e scontato.
Si pensa ai giornalisti e...
Vabbé.
Che cosa scelgono i clienti?
Questa è un elemento di rilievo, tanto più che viene a confermare una sensazione che ho già espresso proprio qui. Una volta detto che l'acquisto di impulso è nettamente diminuito e prevale nettamente l'acquisto (apparentemente) meditato si scopre che la scelta finisce per cadere su pochi titoli. In questi giorni la Vargas (Un luogo incerto), Larsson (la trilogia millennium) e poco più. Al massimo una spruzzata di Camilleri e un po' di laicismo di Rodotà. E diversi saggi scientifici.
La narrativa non targata da autori già famosi viene ignorata. D'altro canto essendo al momento morta o agonizzante «l'occhiata senza impegno» che molti clienti davano volentieri in altri tempi non resta che allinearsi e ubbidire. Il che per i librai - onde evitare di andare in malora passando per la via più breve - significa tagliare gli acquisti su autori meno noti o i generi meno frequentati.
In ultima analisi si può anche affermare e scrivere che «in libreria la crisi non arriva» se ci limitiamo alle vendite degli autori più conosciuti.
Dietro di loro, però, il vuoto.

Sarà...
Personalmente, intento come una vedetta a spingere lo sguardo fino al limite dell'orizzonte per individuare eventuali movimenti (beneauguratamente) sospetti, credo si tratti di grosse fregnacce. Cavolate colossali. Idiozie. Facezie poco divertenti.
I giornalisti, come tutti sanno, sono per la maggior parte scrittori - o tentati/tentanti scrittori - a loro volta. Creare la convinzione (fittizia) che vi sia un bel movimento nel settore editoriale librario dovrebbe (o potrebbe?) indurre i lettori abituali a non abbandonare le librerie, preferibilmente di catena, e con esse i loro prediletti scrittori / giornalisti.
A resistere alla tentazione di chiudersi in casa in compagnia di libri acquistati in altri tempi.
A non dare retta alle arpie che denunciano tutti i giorni la situazione di crisi.
Ma è vero?
No.
Fino alla sede di questa piccola libreria arrivano voci - ululati, urla , singhiozzi e trapestio - provenienti dalle case editrici. Queste voci parlano di «librerie congelate», una situazione che ha il grosso pregio di spiegare con un'unica rapida immagine lo stato delle cose. «Congelate» significa che nessuno tocca nulla, prende in mano nulla, al limite non entra neppure. E noi, sciagurati librai, rimaniamo all'interno con la bocca aperta, proprio come dei pesci surgelati all'istante.
Può comunque essere interessante provare a svolgere qualche riflessione sui pochi sciagurati che che nonostante tutto entrano.
Che cosa chiedono?
Una prima osservazione è che sono nettamente diminuiti i clienti che entrano senza un'idea precisa e finiscono per acquistare qualcosa per semplice golosità. Chi entra lo fa per un motivo ben preciso, chiede, paga e se ne va. Se non disponibile il volume richiesto prenota e ripassa il giorno X a ritirare il libro ordinato.
Fine.
Qualcuno, mentre aspetta il pacchetto del libro ordinato da regalare, si guarda intorno ma finisce per non acquistare nulla.
«Non è un bel momento», magari si preoccupa anche di osservare il nostro lettore.
«Certo, è evidente» è il commento più ovvio e scontato.
Si pensa ai giornalisti e...
Vabbé.
Che cosa scelgono i clienti?
Questa è un elemento di rilievo, tanto più che viene a confermare una sensazione che ho già espresso proprio qui. Una volta detto che l'acquisto di impulso è nettamente diminuito e prevale nettamente l'acquisto (apparentemente) meditato si scopre che la scelta finisce per cadere su pochi titoli. In questi giorni la Vargas (Un luogo incerto), Larsson (la trilogia millennium) e poco più. Al massimo una spruzzata di Camilleri e un po' di laicismo di Rodotà. E diversi saggi scientifici.
La narrativa non targata da autori già famosi viene ignorata. D'altro canto essendo al momento morta o agonizzante «l'occhiata senza impegno» che molti clienti davano volentieri in altri tempi non resta che allinearsi e ubbidire. Il che per i librai - onde evitare di andare in malora passando per la via più breve - significa tagliare gli acquisti su autori meno noti o i generi meno frequentati.
In ultima analisi si può anche affermare e scrivere che «in libreria la crisi non arriva» se ci limitiamo alle vendite degli autori più conosciuti.
Dietro di loro, però, il vuoto.
























