1.4.26

 L'Ultima Stella, un romanzo interminabile (e interminato)


700.000 caratteri e 410 pagine, questo il dato aggiornato del (mega)romanzo, «L'Ultima Stella» al quale sto lavorando in questo periodo. Da notare che ho ancora di ribattere e rivedere circa una risma di carta piena di testo... Più o meno un altro milione di caratteri. Ma ne sono contento, quindi tutto bene. Rivedendolo, tuttavia, ho notato alcuni particolari che mi lasciano perplesso. La vicenda si svolge dopo un secolo o poco più di presenza degli umani sul pianeta Tanivol, colonizzato ai tempi della prima diaspora e il luogo più remoto raggiunto nell'espansione dall'umanità nel cosmo.
Tenendo conto che:
1) L'Egemonia della Triade Terra-Luna-Marte è scomparsa da una cinquantina di anni, sconfitta dalla Corrente, la federazione dei pianeti umani.
2) Tanivol è stato abitato grazie alle sue condizioni favorevoli e ha raggiunto una popolazione notevole.
3) Tanivol è tuttora fedele all'Egemonia, dal momento che il governo locale non ha mai reso pubblica la caduta della Triade.
4) La tecnologia su Tanivol, mai sostenuta dal suo pianeta patria, è a un livello che potrei definire "steampunk", nel senso che ci sono dirigibili, auto a kerosene o a gasolio, navi a vela ecc.
Tutto ciò detto: è ragionevole che in un pianeta a questo livello di tecnologia e di organizzazione sociale possa arrivare a una rivoluzione che lo colleghi agli altri mondi della Corrente?
Nel romanzo sono convinto che questo possa accadere, ma "funzia", come avrebbe detto una mia vecchia amica?
Giro la domanda a chi mi segue. Devo retrodatare la colonizzazione del pianeta? Devo immaginare qualche curiosa disgrazia stellare che ne spieghi la tecnologia arretrata? O un isolamento dovuto a una nube galattica o qualcosa del genere?
Se avete voglia ditemi qualcosa, ve ne sarei grato. Tenendo conto che, naturalmente, questo romanzo non riuscirà mai a uscire con qualche editore in forma stampata, al massimo, se va bene, come e-book. Grazie a tutti!