9.1.13

Perché i benzinai si sentono spesso soli


Avrei voluto...
Lo so, non è giusto iniziare così un post, ma avrei voluto fare un bel post dedicato alla mie letture natalizie - quelle avvenute e quelle avvenire - ma non è il momento. C'è qualche piccolo problema con la pensione di mia madre (ovviamente inventato di sana pianta dall'INPS) e così ho il tempo massacrato da incontri, corse al patronato e altri simili impedimenta. Risultato non ho il cervello in condizioni tali da potermi serenamente dedicare ai libri.
Quindi anticiperò una delle idee stupide che si sono venute in mente durante queste vacanze. 
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Nel 1999 o giù di lì fu pubblicata una piccolissima antologia (40 pagine più o meno) dal titolo Fata Morgana 1. Volendo si può scaricare integralmente qui in formato .pdf. Il titolo dell'antologia fu: «Antologia di narrativa mimetica». L'idea che allora allignò nelle nostre menti malate fu quella di «fingere» altri stili e altri approcci, ripescando brani scritti nel corso del nostro (leggendario) seminario autogestito di scrittura creativa. Ovvero, come scrisse Silvia Treves nella prefazione all'antologia:

«...Per puro divertimento - lo stesso che spinge a leggere e recensire - alcuni dei partecipanti al Koro hanno provato a riprodurre alcuni dei più comuni stilemi della narrativa di questo secolo e non solo. [...] Per la maggior parte sono brani già comparsi nella prima serie di LN, riveduti e corretti per l'occasione, e hanno tutti la stessa controindicazione: sono brutti e malsani, studiatamente illeggibili, eppure così simili ad ipotetici modelli da suscitare nel lettore malessere e dubbio.»

L'autore di alcuni di questi testi «brutti e malsani», oltre che maledettamente "italiani", nel senso di provinciali, fasulli e vacuamente esibizionisti fu il sottoscritto. Un esercizio a suo modo divertente che spero tale risulti ancora. Un esercizio che si propone anche come prologo al possibile seminario on line sulla scrittura che ho proposto su queste pagine.  
Sono testi non particolarmente lunghi - una cartella e mezza / due - che si candidano a non vincere alcunché e che appariranno qui tutte le volte che non avrò il tempo per pubblicare altro
Buona lettura : |
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 METROPOLITANO

...So che tanto questo mio scritto non vi piacerà e che probabilmente lo butterete via senza nemmeno leggerlo. Non so nemmeno perché ve lo mando. É un momento di grossa paranoia e io scrivo quando mi sento così. Voi, se mi leggerete, dovete ricordare (dovete, capito?) che a volte si scrive per noia e poi si detesta ciò che si è scritto, oppure che si scrive per capirsi almeno un po'. Commovente, no?

Perché i benzinai si sentono soli
di Roberto Curci

(solo di sax alto. Blues lento. Dove: notte su una grande via metropolitana, luci al neon rovesciate nelle pozzanghere. Passano auto a forte velocità. Animo: naufrago metropolitano, colletto del giubbotto alzato a raschiare la barba di tre giorni.) 
Ha una minigonna di plastica nera. Con grossi passanti. Le pieghe spiccano sulla stoffa rigida. Scende da un Tir.
Saluta con un gesto lucido il tizio dentro. Ha fatto un piccolo salto, scendendo, come lo faceva Sara. Infilo gli occhiali neri e la guardo mentre si avvicina all'ingresso del bar. Ho freddo. Sto male. Accendo un'altra camel e getto il fumo lontano da me. Contro la luce al sodio. Si avvolge su di sé, il fumo, prima di scomparire. Cerco di stabilire il momento nel quale cesso di vederlo. Rido piano. Quando cominci a non essere più te stesso? Quando cominci a dire: è troppo per me?
Puzzo di olio di macchina, di benzina, di pioggia acida.
Eravamo in tre.
Su quel Tir.
Sara, Gennaro e io.
Li ho amati.
Nei cessi lucidi delle autostrade tedesche, nelle case enormi e vuote del Kreuzberg, nei vagoni di seconda classe con le tende tirate. Li ho amati. Già non ricordo più i loro visi. La mia pelle li ricorda. La pelle asciutta e un po' ruvida di Gennaro, l'odore di Sara, simile a quello del lievito.
Un capodanno a Parigi. Seduti, soli. Io e Gennaro. Non mi guarda e dice è stata una bella avventura. É finita vero?
Devo tornare.
Canticchio Baby we are born to run.
Sara viene con me.
Bevo. With a little help from my friends (Joe Cocker, da Woodstock).
Ti dispiace? A chi, a me? Fischietto Lux Aeterna di Ligeti per farlo sentire il lurido verme cafone che è. Non lo riconosce. Carina, è Ron? mi chiede. E adesso dove andrai? mi chiede. Schiocco le labbra, metto un dito in bocca , lo alzo per sentire il vento e dico dillà. Addio, statemi bene e salutatemi le famiglie. M'alzo. Dice lo stronzo: il vento tira dall'altra parte. Sto andando a pisciare, chiarisco.
Entro nel bar.
Puzzopuzzo di fumoalcolerbavomitopisciotoastbruciati.
É venuta la quiete. Dopo. Il lavoro come creativo. Le serate con le signorine bene, capricciose e puttane. Le corse in auto per cercare un compagno sconosciuto per una notte. Anche questo è finito, finito male. La ragazza con la mini nera è seduta su uno sgabello a trespolo. Si guarda in uno specchietto da borsa stringendo gli occhi. Mi siedo vicino a lei. Mi piace l'idea: una puttana vera dopo tante dilettanti. Ordino da bere per due. Sbatte le ciglia lunghissime. Mi arrapa questo suo farsi scopare da uno sguardo. Tengo gli occhiali e la fisso. Mi sento come un maniaco omicida. Freddo. Duro e lucido come acciaio. Le metto una mano sul ginocchio. Ho l'impressione che abbia paura. Mi eccito. Il juke-box suona un rap di Frankie Hi Nrg M.C. Faccia da tonno barbuto e troppe buone intenzioni. Metto un cento sul bancone per pagare la consumazione. Aspetto il resto. Sono gli ultimi. Usciamo sotto la pioggia. La sua pelle sa di lievito. Io e Sara. Abbiamo fatto l'amore su un pianerottolo di una vecchia casa di Fabourg Saint Honoré, ascoltando il cigolare dell'ascensore a gabbia.
Un vecchietto ha aperto la porta e gli ho urlato una frase in tedesco. Ich will eine Salade ohne Gurken, bitte! Per spaventarlo. Il tedesco faceva impazzire Sara.
Gennaro aveva un accento da svizzero che al massimo riusciva ad arrapare le mucche.
Il porco.
Passiamo davanti alle pompe di benzina. Il benzinaio ha i capelli brizzolati. Si muove lento, stanco. Ha odore di minestrone, addosso, la maglietta lana fuori e cotone dentro. Le mani che puzzano di benzina. Guarda con occhio da miope la gente che fa da sé per risparmiare 40 lire al litro. Anche sulla tangenziale. Controlla che nessuno faccia casini.
Non sorride. Ha la faccia di un bambino vecchio.
Allora? mi dice lei. Accendo un'altra sigaretta. La voglia mi è scomparsa. Le infilo una mano sotto la gonna. Nulla. Non provo desiderio, né rabbia. Scuoto la testa, scusa per il tempo perso. Sbuffa. Non c'è più nulla, qui dentro. Lei inarca le sopracciglia e sorride. Indica la fronte. Io avevo indicato il petto.
La mollo davanti al bar e accendo il motore. Saetto i fari sull'asfalto umido. Le notte della città è un inferno artificiale. Ci strofiniamo nelle sue sottane fredde come gattini ciechi. Aspiriamo il suo odore di urina vecchia, scarichi diesel, polvere umida.
Soli. 
(il sax cresce, diventa lancinante. Campo lungo sulla mia auto che esce dal parcheggio.) 
Finirà, anche questo finirà
(rumore di pioggia amplificato)
come è finita la nostra stagione ribelle.
Attacco il CD. 
Strawberry fields for ever.
Striscio sulla tangenziale. Supero un Tir. La cabina è illuminata. Accellero per non vedere. Non ricordare più nulla.
Finirà, come è finita la nostra stagione ribelle.
(This is not America, Pat Metheny Group & David Bowie)



 

4 commenti:

Nick Parisi. ha detto...

Ciao, per curiosità...per caso il problema di tua madre con l' Inps è dovuto alla richiesta del modello red?
Purtroppo sta accadendo in tutta Italia, a Padova tramite una associazione di consumatori stanno risondendo con le unghie e con i denti; probabimente arriveranno alla causa con l' Inps; secondo i soliti ben informati - voce da prendere con cautela- sarebbe tutta una scusa da parte dell Inps per coprire alcune sue carenze.

Maxciti ha detto...

@Nick: centro pieno. Anche mia madre ha un problema con il modello red. Quanto all'INPS preferisco non approfondire. Diciamo che sono pronto a credere a TUTTO ciò che di negativo - vero o falso che sia - che circola su di loro.
Piccola noticina: cosa ne pensi del mio falso?

cily ha detto...

Adoro certi esercizi e anche io in passato mi sono divertita a scrivere qualcosa sullo stile di altri (c'è pure un pezzo alla Baricco che quando lo ho riletto dopo diversi anni sono rimasta colpita da quanto fossi riuscita ad imitarlo bene nello stile e nei ehm non-contenuti!)
Il tuo falso è davvero ingannevole e anche se dopo aver letto molte tue storie lo so che sei capace di cambiare stile e confonderti molto bene tra la folla rimango sempre molto stupita.
Più che altro mi sembra incredibile che sia la stessa mano a scrivere che so "luna lontana" così denso eppoi "la testa tra le nuvole" così squisitamente stile Verne e adesso questo pezzettino così benfatto ma così diverso dal tuo stile solito!
Leggerò volentieri altri pezzi! :)

Per quel che riguarda l'INPS non sei solo, abbiamo problemi anche noi con la pensione di mio padre!

Maxciti ha detto...

@Cily: ho scritto calchi per un po' di tempo, infatuato dalla mia capacità in proposito. Adesso non lo faccio quasi più, anche per la paura di non essere capace di ritornare al mio stile. «Stile, quale stile?», no hai ragione, sono troppo vago, troppo curiosamente polivalente per poter rivendicare uno stile tutto mio. Tendo a inventarmi e reinventarmi a ogni scritto, scartando inconsciamente certi stili e adottandone altri. Questi brani - e vedrai i prossimi... - sono in un certo senso "sfrighi" di lavorazione, stili non adottati e per me non adottabili ma che mi incuriosiscono. La paratassi, «lo scrivere col singhiozzo» mi ha sempre colpito e insieme irritato. Troppo facile e troppo liscio, colpisce facilmente e non lascia traccia, nemmeno un ricordo. Non fa per me.