13.11.18

Calibano dodici. Notti bagnate di un Diavolessa



Evidentemente il vicino di casa sta utilizzando l’inceneritore sub- neutrinico.
– Ma non può farci un stupido falò con le sue stupide foglie secche? E magari metterci sopra il suo stupido sedere?
Satan Baal-Zebub, che abbiamo incontrato un po’ di pagine fa nel rigoglioso giardino della sua villetta, smadonna e manipola il sensocomando nel tentativo di ritrovare “Notti bagnate di una diavolessa”, trasmesso da Teledildo di Luxuria. Nel mezzo del suo salotto si materializzano successivamente:
  1. Un gadiolone calvo che canta “Pecchè mme fai suffrì accussì”, struggente madrigale in Alta Lingua Andromediana.
  1. Un programma di vendita di vibratori anticellulite con protesi caudale in omaggio ai primi centomila che telefoneranno.
  1. La “Carica dei Seicento” interpretata da Errol Flynn (i galattici amano moltissimo questo film, convinti come sono che il protagonista della vicenda sia il cavallo)
  1. Le ultime notizie sportive con il campionato galattico di salto extralungo ed il nuovo record di Elmer Draghister Longfellow (322,790 miglia standard unificate), ottenuto sull’asteroide “Billo e Tappo”, a gravità 10 alla meno dieci ed in assenza di vento e di atmosfera, record non omologabile a causa della scomparsa nello spazio dell’atleta.
  1. La pubblicità di una nuova bevanda gassata autofrenante consumabile anche a gravità zero e con pressione atmosferica inferiore a mezzo millibar. “Be-be-bevi A-a-ampax, la prima bibita all’anidride carbonica frenata” canta il jingle.
  1. Alcuna scene dal film “Passione eterna” e l’immortale battuta della protagonista aracnide, Corinda Bargo: “Vieni nella mia rete, piccolo, la rete d’amore che ho tessuto per te”, seguita dall’altrettanto immortale replica di Rogbet Dauntaun: “Non sono ancora stanco della vita, bambola”.
  1. Un orchice zannuto che si lava i denti con il dentrificio “Tuttident” all’antimateria, usando il nuovo spazzolino con rincorsa in omaggio nella confezione.
La vista dell’orchice zannuto offusca definitivamente il ricordo bollente di Brahma Karnale, la pornodiva daimone di Teledildo, fino a poco prima intenta a sfilarsi la giarrettiera bianca in plastifibra, e Satan prova il desiderio catartico di radere al suolo la casa del Vicino, trucidare il Vicino, i piccoli del Vicino, la moglie grassa del Vicino fino ai lontani parenti del Vicino, da uccidere per mezzo di killer e di lettere esplosive.
Qualche altro tentativo di ritrovare la sintonia e Satan è arrivato a un punto tale punto di esasperazione da chiedersi cosa scrivere come mittente sulle lettere esplosive.
– Hai dei problemi, piccolo? – Satan guarda nel centro del salotto nella speranza di aver ritrovato la sintonia, ma tutto ciò che riesce a vedere è l’immagine tormentata dalle interferenze del Presidente Federale che inaugura la nuova sede del Club Filatelico Galattico, cinque miliardi di metri cubi di hypervetro e plasticemento per accogliere poco meno di cinque miliardi di metri cubi di francobolli (escluse le edizioni commemorative) più un po’ di filatelici. 

 
Satan interdetto fissa il sorriso da cerimonia dell’illustre politico, fino a quando non ricorda di aver personalmente riprogrammato il computer di casa con la voce e l’impronta Gestalt di Brahma Karnale in vendita nelle migliori Pornosoftwarehouse La voce quindi non proviene dal Presidente, un Lallallero in smoking fluo, ma dal cervellone di casa, un Meningex 7000.
– Allora carino, ti si è afflosciata la lingua? Vieni qua: te la trasformerò in una sbarra d’acciaio.
– No, il fatto è che… – Satan si chiede che effetto farà la nuova esplosiva programmazione del computer sulla sua attuale compagna – un’ex aderente all’Alleanza per la Buona Creanza – e decide ipso facto di inserire un sottoprogramma che parli con la voce di Brahma soltanto a lui.
– Hai perso la concentrazione? Non ti preoccupare, capita a tutti gli stalloni, è una cosa normale. Fumati una sigaretta e guardami… Vuoi un piccolo show, una cosina privata solo per te?
– Computer! – Satan si affretta ad abbassare il volume in uscita dell’elaboratore domestico provando l’inconsueta sensazione di essere un adolescente timido e studioso concupito da una roca e vulcanica trentenne.
– Va bene cooosì? – Bisbiglia allusivo il computer.
– VA BENI…Va benissimo. – Prima cinguetta poi rimbomba Satan, le cui corde vocali stentano a seguire il moto sussultorio-ondulatorio dei muscoli del collo. – Po-potresti ritrovarmi la sintonia di Teledildo? –
– Ma allora vuoi… Mmmmhhhh, delizioso.– Ansima il computer. Prima che Satan si rimetta a parlare in falsetto riappare l’immagine di Brahma Karnale, vestita di una fascia tra i capelli e di un paio di sandali dal tacco vertiginoso che ride ed ansima:
– Ma allora vuoi… Mmmmhhhh, delizioso.
Satan inghiotte a vuoto e cola a picco nella poltrona.
Nel film i partner di Brahma sono un androide piumato dotato di due paia di braccia due paia di gambe e…, insomma tutto doppio, e di un’altra giovane daimone nelle vesti (si fa per dire) di un’ettarpista dilettante. L’ettarpa può essere suonata solo da possessori di almeno sette membra articolate e Brahma, in qualita’ di insegnante di musica, seduce l’allieva finta ingenua e con la scusa delle lezioni convoca Abramo, l’androide piumato Tutto-doppio. 

 
Una volta riuniti i tre si abbandonano ad una sfiancante maratona di lussuria al cospetto della monumentale ettarpa, visibilmente sorpresa.
In seguito si scopre che Abramo è stato vescovo della Chiesa dell’Ultima Possibilità e che ha un gemello, Gedeone, anche meglio dotato di lui, mentre altre tre ingenue allieve di ettarpa suonano alla porta di Brahma Karnale.
Neurite Ahriman, figlio del socio di Satan, sceglie proprio questo momento per informare il daimone dell’iniziativa dei Sirioti e della Fondazione per la Difesa della Panlingua. La suoneria del teleimago del povero Baal-Zebub si attiva all’unisono con il campanello della porta di Brahma Karnale.
Altrettanto all’unisono con la pornodiva il computer di casa sospira allusivamente. – Suonano tesoro.
Satan, frastornato, si alza ad aprire la porta nell’oscura convinzione di trovarsi davanti alle allieve di Ettarpa vestite da collegiali e con calzine bianche traforate al ginocchio.
Davanti alla porta c’è il Vicino di casa venuto a chiedergli in prestito la pompa per bagnare i fiori.
– Buon… Ma…Ehm… – Balbetta Satan, mentre il teleimago di casa continua allegramente a squillare.
– Spero di non disturbarla. – Il vicino , un Eksmoth di Eksmoth cioé il membro di una razza vagamente umanoide, fatta eccezione per la magrezza da poster della Missioni e la carnagione azzurrina, allunga il collo già notevole per sbirciare nel salotto di Satan, dove le oloimmagini di Brahma Karnale e dei suoi compari si dedicano ad un tipo di attività collettiva che ricorda una mischia di Rugby tra nudisti.
– Un bel programmino piccante, eh? – Sogghigna il vicino con fare equivoco.
– Si accomodi. – Bofonchia Satan, poi rivolto al computer: – L’imago, accendi l’imago! –
– Perchè non mi fai un po’ di compagnia, eh cattivone? Cosa te ne importa di quel rompiballe attaccato all’imago? – Mugola il prodotto della Magico Cipollone.
Il vicino di casa si guarda intorno perplesso, sorride, indica il centro del salotto e commenta: – Fanno sul serio, eh?
– Voglio parlare con il rompiballe, capito computer? – Ulula il daimone.
– D’accordo, ma poi non ti lamentare se mi raffreddo.
– No non raffreddarti. – Implora l’Eksmoth, inchiodato a contemplare il caotico collage di ansiti e membra apparentemente prive di proprietario.
– Salve capo, qui Neurite, come va?
– Malissimo grazie.
– Tra poco sarà peggio. Ho una notizia… Ehi, cosa fa di bello? – La simulazione di Neurite si guarda intorno ed intercetta una parte della scena di “Notti bagnate di una diavolessa”. – Cribbio, ma c’è anche la sua signora? – Ridacchia il rampollo di Ahriman. – Roba da film!
– È un film, idiota! 

 
– Purtroppo. – Sospira il vicino di Satan.
– Come ha detto? – Chiede la simulazione di Neurite, la faccia rivolta verso il salotto.
– È il mio vicino, io non ho detto nulla. – Spiega il daimone, ancora abbastanza calmo.
Il figlio di Ahriman apre la bocca, sghignazza allusivo, tossisce ed infine spara: – Foxtrot, ce lo siamo giocato, siamo fottuti.
– Cosa vuol dire fottuti, bestia?
– Giuggiolone, non dirmi che non lo sai.– La risata ansimante del computer di casa fa sobbalzare il vicino che guarda le pareti allarmato e si accomoda meglio sulla poltrona.
– Chi ha parlato? – Chiede Neurite.
– Cosa succede a Foxtrot? – La voce di Satan è vicina a quell’acme di violenza sibilante che i maestri Bogmenghai ritengono raggiungibile solo dopo vent’anni ininterrotti di meditazione. 
 
– Sirio. – Neurite coglie l’essenziale del messaggio di Satan ed improvvisamente si fa rapido e preciso. – Il governo di Sirio ha assunto una flotta Kerrabbia, in accordo con la Fondazione per la Difesa della Panlingua, allo scopo di distruggere Foxtrot e far cessare le sue trasmissioni televisive.
– Porca, schifosa, lurida…– Impreca il daimone.
– Sono solo attrici. – Puntualizza il vicino di casa senza voltarsi. – Se disapprova questi spettacoli perché li guarda?
Satan gli indirizza un gesto poco cortese. – Riunione. – Sibila a Neurite. – Domani pomeriggio, a casa di tuo padre.
– Eh sì, ci vorrà un po’ per rendere di nuovo presentabile la sua casa. – Sogghigna Neurite. – Buona notte, capo.
– Finalmente ti sei liberato di quel moccioso. – Gorgoglia il computer di casa. – Vieni adesso che c’è il programmino che ti piace tanto.

9.11.18

Calibano: Un bel tacer non fu mai scritto



– Il problema della sovrabbondanza di comunicazione nell’universo attuale costituisce un tipico paradosso, ben riassunto da un’osservazione di Goha l’Ombra nelle sue memorie Minestrone per duemila. “Più dati disomogenei vengono giornalmente immagazzinati (input), tanto più frammentario e insignificante sarà il livello di comunicazione in uscita (output). Ugualmente non consiglio di utilizzare più di sedici verdure per un ragù vegetariano.”
Tutti hanno avuto almeno una volta la sensazione di ricordare frammenti di percezione poco importanti, musichette, frasi, visi, disegni, azioni dei quali è impossibile ricostruire la provenienza. Si tratta evidentemente di scorie percettive, per così dire immondizia, difficile da riciclare e da smaltire.
Molti impiegano questo surplus percettivo per la comunicazione, utilizzando frasi tratte da pubblicità o di altra provenienza. Il risultato spesso è una conversazione che coniuga il minimo di significato con il massimo di ambiguità. Le iperboli espressive della comunicazione mediale sono inadatte ad esprimere attributi come “patetico”, “ritroso”, “malinconico”, “fragile”, “indignato”, “sardonico” ed in generale tutti gli stati d’animo e le percezioni non troppo banali.
Un linguaggio elementare permette solo una comunicazione elementare, esattamente come, e cito nuovamente Goha, sarebbe impossibile preparare un Paté Ertalico Supremês con il contenuto medio di un bidone di immondizia. Peggio ancora, l’uso di un linguaggio rudimentale, adatto a comunicare concetti semplici, ostacola lo sviluppo di un sistema di pensiero complesso.
La retroazione del linguaggio sul pensiero fa sì che voi letteralmente pensiate ciò che dite e viceversa.
Se ne desume – altro evidente paradosso – che non esiste finzione nella comunicazione e che il vostro amico che dice stupidaggini tutte le volte che uscite insieme è uno stupido, anche se sostiene di fingere solo di esserlo.
Dove ci può portare questo assunto?
Per esempio ad affermare che chi non si esprime in modo chiaro confonde anche se stesso, mentre chi tace spesso pensa anche meno, osservazione facilmente verificabile da tutti gli innamorati di bei tenebrosi rivelatisi in un secondo momento dei perfetti imbecilli. 

 
Provate ad applicare questo criterio ordinatore al mondo che vi circonda e vi assicuro che ne trarrete delle conclusioni piuttosto divertenti.
“La minestra si prepara solo con ciò che c’é in dispensa” ha scritto Goha l’Ombra sul frontespizio del suo volume, ed è questo un consiglio prezioso per analizzare la realtà e capire quando cercano di turlupinarvi, come pure per capire quando state prendendo in giro voi stessi.
Grazie.
(da “Nove conferenze sulla Comunicazione” di Faudo Thinbam, tenute nell’anno 10E-1 presso la città di Hammalimardaghigas, sistema di Bibíebibò.)


Fatta la legge, trovato l’inganno.

Perché Satan Baal-Zebub e la sue astronavi frequentano Mici e Ratti?
Ecco una domanda che molti si saranno posti e che senz’altro merita una risposta.
Non è solo un problema di simpatia: anch’io preferisco guardare i ratti amoreggiare sulle sponde del fiume che assistere a un programma per famiglie la domenica pomeriggio, ma qui si tratta di ben altro.
Nel digesto galattico conservato nelle poderose memorie di “Principe del Foro IV” – un complesso di norme e prescrizioni che, se stampato in volume cartaceo misurerebbe 20 anni luce di spessore – c’è un minuscolo comma che solo l’ufficio legale della società di Satan è riuscito ad individuare:
“I legali diritti esclusivi di una razza senziente sul proprio pianeta di origine sono subordinati al possesso incondizionato del pianeta, ovvero alla qualifica di unica razza senziente, fermi restando i punti quater e quinquies commi 1,2,3 e segg. relativi al condominio di sistemi abitati da diverse razze intelligenti, laddove essendo provata la condizione di interparità senziente è facoltà delle razze non precedentemente censite procedere separatamente a stipulare contratti e ad agire comunque in nome e per conto del proprio sistema, senza contraddire all’articolo 1290/90 relativo all’abitabilità planetaria.” 

 
Tutta questa pappardella, votata seicento anni prima dal Consiglio Galattico nel tentativo di dirimere un’interminabile disputa tra le ventidue razze intelligenti o quasi del pianeta X (così chiamato per non dover elencare i suoi ventidue nomi), è l’arma con la quale Satan, Ahriman e soci sperano di salvare la Terra dagli umani.
Se ratti e mici – a suo tempo inseriti dall’immobiliare satanica – vengono censiti come razze senzienti residenti, questo dà loro ipso facto la facoltà di vendere alcuni diritti di sfruttamento del pianeta Terra (Mewuirr per i mici, Grighli per i ratti) alla Satan e Soci.
Se questo non è ancora accaduto è perché ci vuole un ispettore xenobiologico a certificare l’esistenza di più razze intelligenti sullo stesso pianeta e l’ispettore competente per il quadrante che comprende Foxtrot ha lasciato la giacca in ufficio un’assolata mattina di duecentoventi anni galattici standard unificati fa e tuttora quando Satan lo cerca la risposta è “il Dottore è fuori stanza”.
Se infine vi siete chiesti cosa reciti il punto 1290/90 siete molto attenti ma anche un filino ingenui. Un programmatore di “Principe del Foro IV” corrotto da un emissario della Satan ecc. ha fatto in modo che nel riferimento del comma che ci interessa sia cambiata la prima cifra in modo che l’articolo originale sia stato sostituito da un articolo relativo alle sanzioni per chi tenta di indurre un robot addetto alla manutenzione di condotte a gravità zero a sottoscrivere l’adesione ad un sindacato.
Questo non induca a pensare che gli imprenditori della galassia siano disonesti, semplicemente, come i loro omologhi nostrani, sono gente attiva, disinvolta, che sa decidere e talvolta si concede un momento di relax ed un buon whisky. 

 

6.11.18

Calibano. Saranno famosi

 
Sono passate circa 22 ore dalla scomparsa di E.

Mamma, spettinata e in vestaglia, siede nel soggiorno Veronoceinartepovera 48mesisenzacambiali, ipnotizzata dalla monumentale pendola regalo di nozze che ad intervalli di un quarto d’ora esala le note del Big Ben. Mamma non fuma, ma se fumasse avrebbe abbondantemente riempito il portacenere di onice a forma di catino da doccia ospitato sul tavolino dalle zampe di ottone con unghie. Mamma pensa che se fosse un animale vero – il tavolino – non riuscirebbe a muoversi con due zampe girate di qua e due di là.

Finita la fase pittoresca della preoccupazione, accompagnata da urletti, scongiuri, promesse, minacce, rimpianti e rammarichi Mamma si rende conto che rischia di dimenticare il motivo della sua presenza in soggiorno. Si è già alzata un paio di volte a spolverare qualche angolino sospetto ed ha fissato la TV, suo malgrado tentata. Il pendolone rintocca. Magari il reprobo sta benissimo: a letto con una ragazza di chissadove non si ricorda nemmeno di lei e di papà. Qualche pensierino colpevole, certo, ma come fa ad alzarsi dal letto e dire: “telefono alla mamma”. Chissà le risate. Ma non ce l’ha una mamma quella lì? Cosa c’è da ridere? Scemo, anzi ingenuo, com’è Edoardo di sicuro si vergogna. Che fesso, ma le donne sono cattive, mica ingenue. Quando possono tenere in pugno un uomo sono felici. Gli uomini come Edoardo… Oddio non è che suo padre poi… restano sempre un po’ bambini. È polvere quella là sotto il termosifone? Forse è l’ombra.

Din-don-dan-don Don-din-dan-don.

Ma la macchina di Edoardo non andava mica tanto bene. Quante volte gliel’ho detto. A lui e a suo padre. Fatela vedere sta’ macchina, sìmamma, sìcara e poi niente. Si sarà staccata una ruota, si è rotto il bullone e via la ruota. Andava avanti da mesi, nessuno se n’era accorto, un bullone rotto e gli altri che si smollano. Giù da un viadotto quando è già un po’ buio, in mezzo alle piante. Nessuno sulla strada, niente testimoni, cadavere di Edoardo ritrovato per caso da un geometra vent’anni dopo. 

E Mirella? Doveva essere in giro con lei. Come due bambini, sempre a litigare e sempre insieme. Ma no, la nipote è già scappata di casa non si sa quante volte. Brava ragazza ma strana, più piena di manie di un pensionato. 
 



Papà è in cucina. Ogni tanto accende la radio cercando di azzeccare i notiziari. Nella macedonia di suoni che ottiene facendo scorrere la rotellina cerca un voce abbastanza seria da appartenere a un canale per grandi. Un tizio fa una dedica a Gessica, alla mamma Maria e ai fratellini Luca, Ciro, Antonietta, Suellen, Giosfin e Robbert. Se sono in ordine cronologico c’è da pensare che ai genitori sia andato in pappa il cervello a cominciare da Suellen. Papà rimane per un po’ su Radio Estasi 109 ma non ci sono notiziari né altre dediche così nutrite. Non spegne: come quando è in coda sulla macchina si lascia attraversare da un unz-unz-unz-unz-unz che gli svuota il cervello. È il caso di continuare a fare straordinari se Edoardo non torna? Non è un bel pensiero, lo sa, c’è da vergognarsi, ma ogni tanto si fa vivo lo stesso, sornione, quieto, seducente come la gonna stretta e corta della signorina Vannini che sta sempre alla fotocopiatrice con in mano un bicchierino di plastica e nessuno le chiede mai nulla. Probabilmente è con Mirella, saranno in Islanda o giù di lì. A Mirella piacciono i posti dove non c’è nessuno e in quanto a Edoardo figurati se le dice di no. Ha anche telefonato ai genitori di Mirella, ma con scarso profitto. “Non so, Mirella è così strana.” è tutto quello che ha cavato dallo speleologo. Ma papà non diserta la sua idea, limitandosi a telefonare ogni mezz’ora ai carabinieri ed agli ospedali.

In un angolino del salotto c’è Armando Gerboni, amico d’infanzia di E.. È l’unico ad aver fatto ipotesi, tutte accolte con isterismo o con scettico sarcasmo da mamma e papà. Nell’ordine:

A) Una fuga per raggiungere il ritiro della sua squadra e consigliare il CT sulla migliore formazione per la gara decisiva.

B) Un attacco di misticismo che lo ha indotto ad unirsi ai seguaci di Bodorama, per il quale lo scomparso ha più volte professato stima ed interesse.

C) Un rapimento da parte dei Rosacroce.

D) Un rapimento da parte degli extraterrestri.

E) Una misteriosissima missione affidatagli dal capo del circolo di spiritisti “Ectoplasms now” che sporadicamente frequenta.

F) Varie e confuse eventuali. 



Il Gerboni ha rigorosamente evitato di comprendere Mirella nelle sue ipotesi, creatura che non ama per essere stato da lei definito “lumacone malcotto”. Poco incline al tragico, Armando è sulle spine, dal momento che tra 18 minuti andrà in onda la telecronaca della partita tra la sua squadra del cuore e l’odiato nemico. L’amico d’infanzia ha trascorso l’ultima mezz’ora a muggire educatamente se osservato e ad almanaccare frasi atte a portarlo fuori di lì. Non ha trovato niente di appena decente ed ora si sta chiedendo come indurre qualcuno ad accendere la TV sovrastata da centrino e nave di conchiglie che fa bella mostra di sé nel salotto. Infine il miracolo: Mamma che dichiara “Vado a sdraiarmi un po’”, Papà che fissa per qualche minuto il divano vuoto e poi fatalmente accende la TV, con l’aria di uno ipnotizzato tanti anni prima al circo e dimenticato sotto il tendone. Come è ovvio il telecomando di papà si ferma sull’inquadratura di uno stadio e su una voce bonaria ed eccitata che commenta le formazioni.

– Vado a prendere qualcosa da bere? – Propone Gerboni, abituato a consumare due chili di patatine ed un ettolitro di birra per tempo. Papà annuisce e mormora – Si accomodi. – Incerto sull’identità dell’ospite.

Quando l’amico d’infanzia ritorna dalla spedizione nel frigo di famiglia carico di cibarie e barattoli, la partita è appena cominciata e già dai primi calci si intuisce, come avrebbe detto il poco compianto E., la superiorità negli schemi e nell’agonismo della squadra del cuore.

Da lì a pochissimi minuti avvengono due cose che non hanno nessun rapporto tra loro, ma che per la famiglia di E. e per il suo miglior amico resteranno inestricabilmente connesse.





– 3’02”
Pelagio, a bordo dell’astronave, in volo geostazionario a seicento chilometri dalla superficie della terra, mostra ad E. e Mirella la sala di comando della nave.
– 1’22”
“… Suggerimento di Greppi per Tannhauser che si libera di un avversario e avanza in posizione di ala destra…”.
– 43”
A bordo dell’astronave Mirella guarda a braccia conserte le lunghe dita di Pelagio che muovono delicatamente leve e premono bottoni accendendo interruttori ed evocando complessi schemi di rotte, mentre E. eccitato muove le braccia come un tarantolato sfiorando i monitor e accendendosi di riflessi multicolori quando si china sulla plancia.
– 11”
“… Tannhauser resiste al tackle di un avversario e serve Riga che riceve al limite dell’area…”
– 9”
– Vuole essere così cortese da agitarsi un po’ meno? – Dice Pelagio con il suo caratteristico tono da maggiordomo di gran classe ed E. lo guarda prima incredulo poi mortificato.
– 5”
“… Riga a Lardelli che lo chiama al triangolo… Riga, Riga,… tiro e…”
– 3”
Ma che cazzo combina? No, non…– Pelagio ha qualche centinaio di anni sulle spalle ed i suoi riflessi non sono più quelli di una volta, così quando E., facendo un passo indietro, scivola sul piedistallo del suo sedile e ovviamente precipita – sia pure a gravità 0.6 – su una batteria di sensori, l’anziano cosmonauta tartoide riesce solo a spostarsi di poco per evitare che E. gli cada in grembo.
Toccando i sensori E. ha collegato l’astronave con tutte le frequenze delle TV terrestri.
ORA!!!!!
Sul televisore di famiglia e su quello di tutte le famiglie della Terra compare in primo piano un E. stralunato, spettinato e con gli occhiali storti che cerca di sollevarsi in piedi senza toccare la plancia lampeggiante di mille colori, impresa impossibile anche per un alieno o per un ectoplasma.
Armando Gerboni e papà basiti, l’uno sul divano con la mano sprofondata in un sacchetto di patatine, l’altro seduto sull’orlo della sedia dalla fodera a fioroni tuttora avvolta nel cellophan divenuto duro e logoro, contemplano E. che si scusa, viene aiutato a sollevarsi da un individuo che ricorda molto ET, ma un ET invecchiato ed incazzato, mentre in un angolo dello schermo appare Mirella che scuote la testa e mormora distintamente “il solito imbranato”. 
– Edoardo!! – Esplodono all’unisono papà ed Armando Gerboni, subito imitati da mamma, giunta in salotto per manifestare il suo malumore e la sua amarezza per l’insensibilità di padre ed amico del figlio scomparso.
Il nonno di ET in televisione sta bofonchiando qualcosa sulla stupidità dei pronipoti di Adamo; E. annuisce vigorosamente, cercando, come faceva a scuola, di assecondare gli insegnanti incannati mimetizzandosi tra i loro sostenitori incondizionati.
– Si tolga di lì, per favore.– Implora Pelagio, sforzandosi di restare calmo.
– L’attore! Edoardo fa l’attore! – Urla mamma avvolta nella camicia da notte stile primo impero, mentre papà fissa inquieto la TV come se dovesse trasformarsi da un momento all’altro in una lavatrice o in un acquario.
– Ma che mambo ha combinato, eh? – Impreca Pelagio fissando i sensori accesi che dovrebbero essere spenti e viceversa, mentre E. fa un sorrisetto scemo e scuote la testa.
– È un attore di fantaqualcosa… Però è BRAVO! – Commenta mamma felice e scalza mentre papà vorrebbe osservare che quella faccia E. ce l’ha dalla nascita. Una lunga abitudine alla prudenza lo spinge a tacere.
– Deve spegnere questo, questo qui, vede? Ed accendere questa serie. Poi deve spegnere quello e quell’altro.
La TV trasmette il volto di Mirella, concentrata e come sempre maledettamente sicura di sè ed Armando Gerboni al buio abbozza una silenziosa pernacchia.
Pelagio annuisce, le mani corrono sulla plancia ed il suo volto scompare, sostituito dal ralenti del secondo gol degli avversari della Squadra del Cuore di E.

2.11.18

Calibano: clandestino!

 
Essere l’autore (L’A. come scrivono le storie della letteratura) dà privilegi che i lettori non hanno e che men che mai posseggono i protagonisti della vicenda.
Quindi in questo momento del romanzo io posso starmene in piedi sul ponte di comando della Megacorazzata d’Alto Spazio Agonia, impettito come Orazio Nelson, mentre gli ufficiali dell’Armata Stellare allestita a spese del governo del sistema di Sirio e della Fondazione per la difesa della Panlingua mi incrociano intorno indaffarati senza potermi vedere.
Ovviamente si tratta di alieni, alti un mezzo metro più di me e vasti in proporzione. Ma non ho la sensazione di fare l’arbitro di basket, piuttosto, come quei ragazzini di prima media dallo sviluppo ancora incerto spediti in sala professori a recuperare un registro per conto dell’insegnante, mi sento nel quartier generale dei cattivissimi.
La flotta in marcia verso la Terra non è enorme ma temibile sì e conta, oltre alla già citata ammiraglia, altre cinque megacorazzate che si fregiano dei nomi di: Tortura, Rapido Trapasso, Sangue a fiumi,Ultima Preghiera e Sofferenza Mortale, da altre navi più piccole che minacciano solo gravi ferite, giù giù fino alle minisiluranti spaziali che hanno nomi come Pizzicotto, Spintone e Pugno Sul Naso.
I nomi delle navi sono stati scelti dai comandanti ed ufficiali della flotta, appartenenti senza eccezione alla spietata razza dei Kerrabbia, i migliori e più feroci soldati della galassia il cui stipendio settimanale equivale ad un anno di shopping ininterrotto nel centro di Firenze.
La ragione di tale capacità in campo militare merita un breve accenno. 

 
I Kerrabbia sono l’unico esempio nella nostra galassia di ermafroditi completi, individui cioè assolutamente autosufficienti dal punto di vista sessuale.
La cosa singolare è che i suddetti non sono tutti fratelli gemelli destinati a crepare in coro davanti a qualsiasi virus abbastanza tosto, anzi, ogni tanto la pensano e si comportano in modo sensibilmente differente gli uni dagli altri. Spiegare come questo sia biologicamente possibile non è compito mio, tanto più che gli xenobiologi delle più avanzate razze della galassia se interrogati in proposito sono i primi a stringersi nelle spalle, con l’aria di dire «chi ha voglia di andare a vedere come fanno si accomodi».
Qualcuno magari sta pensando che deve essere bello amarsi da sè, senza tante svenevolezze e insulse chiacchiere. Può esserci del vero, non lo nego, ma la faccenda elevata a tre o quattrocento milioni di individui ha dei limiti. Il problema è che i Kerrabbia non debbono perdere tempo a corteggiare né a rimpiangere nessuno e l’unica cosa che muove le loro emozioni è la violenza, possibilmente ben organizzata. La letteratura, il teatro e l’opera lirica sono basati solo su vendette, morti, tradimenti e stragi e la loro vita, priva di insulse canzoni d’amore e di pornografia hard o soft, si riduce ad una faticosa altalena oscillante tra due poli: la malinconia della solitudine e l’estetica del massacro.
I Kerrabbia lavorano sempre e non sanno cosa farsene dei sabato sera. Per quanto riguarda le cure parentali le cose non vanno tanto meglio: i piccoli kerrabbia nascono già parecchio sviluppati, alcuni cominciano a fare a botte tra loro appena usciti dal grembo.
Il massimo del divertimento per un kerrabbia è pestare qualcuno e subito dopo copulare con se stesso. Brutto, come no, ma avete mai visto un gruppo ultrà dopo una partita di calcio? Inizialmente poverissimi, e quindi ancor più rissosi, i kerrabbia hanno inventato una forma di propulsione spaziale basata sulla scuotimento prolungato di una bevanda molto gassata di loro invenzione, la Sgneps, venduta in confezioni da mezzo ettolitro.
L’idea era venuta ad un certo Morsicai, osservando l’effetto prodotto da una lattina di sgneps agitata e quindi aperta sulla faccia di un casuale nemico. 
Con le astronavi a propulsione Morsicai i Kerrabbia hanno raggiunto altri sistemi stellari, hanno scoperto l’esistenza delle altre razze e del sabato sera e sono diventati ancora più malevoli e combattivi.  


I trattati di storia galattica ricordano cinquantadue guerre principali e duecentotre minori combattute dai Kerrabbia contro gli altri popoli della galassia, tutte concluse con la loro sconfitta da parte di una coalizione che comprendeva tutte le altre razze senzienti dell’universo conosciuto più qualcun’altra mai vista prima. Detto così può sembrare poco sportivo, ma dopo un bombardamento Kerrabbia non rimanevano in molti a prenderla sportivamente.
Governati pressoché da sempre da crudeli dittature militari – ma i Kerrabbia sono praticamente tutti militari – praticano il ricambio del potere politico mediante periodiche feroci rivolte di palazzo seguite dal massacro dei governanti deposti. Questa forma di alternanza, che ha l’indiscutibile pregio di eliminare i dibattiti in studio sull’esito delle elezioni, non è stata in genere apprezzata dalle coalizioni vincenti che ogni volta hanno imposto governi pacifici ed inoffensivi formati dai pochi Kerrabbia non militari: pazzi, bambini e vecchietti, regolarmente rovesciati entro pochi mesi.
Al termine della cinquantaduesima guerra principale, combattuta nelle vie della capitale Kerrabbia – Orridamorte – il governo galattico ha tuttavia dovuto prendere in seria considerazione la possibilità del genocidio o, in alternativa, il costo allucinante di mantenere sul pianeta venti soldati per ogni abitante.
La soluzione del problema era venuta da una proposta di Goha l’Ombra, capocuoco del ristorante del parlamento galattico: comprare il talento militare degli ex-nemici.
L’idea era subito piaciuta moltissimo, come accadeva sempre per le idee di Goha, e così i Kerrabbia sono divenuti mercenari strapagati, pronti ad essere ingaggiati per conflitti locali nei quali sfogare tutta la loro frustrazione ed aggressività.
Forse a questo punto è più chiaro il motivo per il quale mi trovo sul ponte della megacorazzata in forma invisibile. Una delle tante cose che li mandano fuori dai gangheri è la presenza di un clandestino su una delle loro navi e dal momento che un kerrabbia nel pieno dello sviluppo è una via di mezzo tra un armadio ed un caimano si capirà la necessità di qualche precauzione. 


In questo momento l’ammiraglio della flotta – Exilir Torrismond Qvatten – è impegnato in un’intervista con Tele 3D Galassia Futura. Exilir Torrismond Qvatten odia le interviste televisive, le troupe televisive, i cavi stesi per terra, le luci troppo sparate e le chiacchiere, e si augura di avere l’occasione di buttare fuori dalla nave il reporter con tutta la sua equipe per mezzo di un tubo lanciasiluri.
– Ammiraglio, crede di trovare una forte resistenza da parte dei locali?–
Il kerrabbia sa benissimo di essere ammiraglio, non c’è bisogno che quel fesso glielo ricordi. Resiste alla tentazione di mordere il microfono del reporter – uno pseudosedano di Candido Eremita – e guarda in macchina inkazzato.
– Li schiacceremo come vermi. Io e i miei ragazzi quando facciamo un lavoro lo facciamo bene. Siamo dei professionisti.
Sorride, cercando di mostrarsi affabile e tranquillamente sicuro di sè, creando nei telespettatori l’inspiegabile desiderio di addentare un panino di carne cruda ancora tiepida e sanguinolenta.
Per me che ascolto e per voi che non ricevete Tele 3D Galassia Futura queste frasi hanno un solo significato possibile: i nostri vicini alieni non hanno neppure aspettato Pippo Franco per averne le tasche piene e vogliono risolvere il problema in modo radicale.
– È vero che il motivo di questa azione sono le trasmissioni televisive provenienti dal pianeta Foxtrot, che stanno provocando gravi danni morali ed intellettuali tra gli abitanti di Sirio?
– Sì.
Qvatten fa una smorfia. Anni prima aveva finanziato una campagna contro la proliferazione delle subordinate. Si ripromette di sbudellare di persona il reporter prima di spararlo nello spazio. L’idea lo rasserena e sorride ancora. I bambini seduti davanti alla TV sorridono anche loro: nessuno come i bambini adora i Kerrabbia.
– Mi sa dire in cosa consistono queste trasmissioni, cos’hanno di così osceno ed intollerabile?
– Questa è un domanda INTELLETTUALE?
– In un certo senso sì.– Ammette il reporter. – Il comandante Qvatten, come molti uomini d’azione ha scarsa dimestichezza con il mondo delle idee. – Spiega al pubblico.
Exilir Torrismond Qvatten opta mentalmente per la versione lenta dello sventramento. Accarezza la lunga spada appesa al fianco e risponde:
– So di cuccioli costretti a cantare oscene filastrocche sui propri denti e sui propri escrementi, di delatori che raccontano fin nei più piccoli particolari i delitti di altri in cambio di modeste somme di denaro, e di altri che li applaudono come eroi, di idioti mostrati al pubblico perché rida di loro, di oscene zuffe, di concorsi basati sull’ostentazione di avidità, di volgarità sulle preferenze sessuali, di scherzi triviali, esibizioni di ignoranza, di piaggeria, liti tra familiari e vicini, bugie, falsità, falsi amori, falsi dolori, finti suicidi…
– Grazie, comandante, è più che sufficiente. – Lo blocca lo pseudosedano, la cui carnagione verde chiaro ha virato verso il grigio muffa. – Ciò che ha raccontato il comandante Qvatten giustifica pienamente l’iniziativa del Governo di Sirio. Non si può tollerare più a lungo questo stato di cose e credo che noi e voi, telespettatori, dovremo ringraziare questo gruppo di professionisti… (la telecamera arretra inquadrando il ponte della nave e gli altri ufficiali sorridenti nelle loro divise nere e lucide, rassicuranti come un club di coccodrilli dediti al sadomasochismo)… se non dovremo temere altre minacce alla civiltà della Galassia. Questi ragazzi combattono per noi e la loro stupenda nave (inquadratura della plancia irta di leve dai profili acuminati e scintillante di luci che ammiccano malevole) è quanto di meglio la tecnologia militare galattica possa schierare. Con questo vi saluto e vi ringrazio.


Il reporter conclude e contemporaneamente si teleporta a bordo della Pallida luna lassù, la nave di proprietà del network TeleEone insieme alla troupe.
Qvatten e gli altri ufficiali rimangono a fissare con delusione la scia scintillante di atomi ionizzati che indicano l’uso di un minimovens, scuotono la testa e tornano ai propri posti. Solo uno di loro osserva a mezza voce che era la quarta troupe che si lasciavano scappare in cinque giorni standard galattici.
– Ci stiamo arrugginendo.
Io me ne sto rincantucciato davanti ad una porta metallica che assomiglia a quella di uno sgabuzzino per le scope, pronto a tuffarmici se necessario. So di non essere visibile , ma se voi poteste vedere un gruppo di kerrabbia frustrati e delusi dubitereste di qualunque cosa.
Trascorsa una mezz’ora Qvatten e gli altri ufficiali abbandonano la sala comando, presumibilmente per andare a riempirsi le abominevoli trippe e, rimasto solo, ne approfitto per dare un’occhiata alla plancia della nave, riuscendo solo a capire che la Agonia ha a bordo abbastanza armi da rendere la Terra simile ad un albergo dopo il passaggio di una gita scolastica.
Alle mie spalle un kerrabbia piuttosto anziano, vestito di un lungo camicione azzurro apre la porticina metallica e ne estrae uno spazzolone ed uno straccio e comincia a lavare il ponte, cantando una canzone lenta e triste su un kerrabbia che non aveva più voglia di uccidere.
Duole dirlo ma credo che la Terra e la specie comunemente ritenuta responsabile della sua cura si meritino questo trattamento (parlo della sua distruzione e non delle canzoni Kerrabbia, che non riuscirebbero a fare troppi danni in un mondo che ha conosciuto Mario Tessuto).
Ma se credete che qualcuno debba fare qualcosa per salvarla, devo informarvi che gli unici esseri in grado di fare qualcosa a proposito sono E. e Mirella nonché il buon vecchio Satan Baal-Zebub, che nella costruzione del pianeta ha speso un sacco di galattodindi.