Visualizzazione post con etichetta Share Harvaiun. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Share Harvaiun. Mostra tutti i post

27.2.20

Il Mare Obliquo 57

Dopo un piacevole e inaspettato soggiorno nell'antica foresteria dei Gu'hijirr bruni, Kwister, Usif-Lizhi e gli altri giungono fino a Ulfa, ma una brutta sorpresa li attende.
------------------------------------------------------------------------
Un raffinato gioco di contrappesi permette di far scorrere nello stesso modo anche le finestre. La luce pallida del tramonto illumina un vasto ambiente circolare, vuoto e pulito. Lungo un segmento della circonferenza c'è un ampio caminetto e nel centro della sala una scala conduce al piano superiore.
– Non male, non male davvero. – Commenta Harvaiun, tuttora eccitatissimo per aver indovinato il segreto dei Bruni.
– Cristallo. Vero cristallo. – Noro Eban accarezza con la punta delle dita le finestre del loro asilo. – Anche a Dancemarare non saranno più di una trentina i palazzi che hanno veri cristalli alle finestre.
– Invece i bruni lo usavano anche per il semplice rifugio di una piccola guarnigione. Impressionante. Dovevano essere immensamente ricchi e potenti. – Aggiunge Jay Wediliun
– E tutti questi meccanismi? Se pensi che il re dei Gu'Hijirr va fiero solo per aver fatto mettere una cerniera girevole al basamento del suo trono, c'è proprio da ridere. Qui tutti i nostri artigiani avrebbero moltissimo da imparare.
– … e noi un sacco di soldi da fare.
– Proprio vero.
– Dobbiamo riuscire a tornarci.
– Piacerebbe a tutti tornarci. Se non altro perché sarebbe la prova che in un futuro più o meno vicino saremo ancora vivi.
– Hai ragione, Kirzil. Sarà meglio rimandare questi progetti.
– Già. Forse è il caso di accendere il fuoco.
– E cucinare qualcosa.
Liberare il tiraggio si rivela più facile del previsto e ben presto un allegro fuoco illumina e scalda la stanza. All'esterno la tempesta è ripresa, ma il vento e la pioggia battono inutilmente i vetri del rifugio. 
 

– Coraggio! Fuori il cielo è lucido e azzurro come uno specchio e il sole è caldo come il bacio di una donna innamorata. Muovetevi, sbrigatevi!
Una serie di grugniti e di imprecazioni accoglie l'ottimo umore di Kirzil Pennarossa e la luce del giorno che scivola nella stanza dalle finestre aperte dal gu'hijirr.
– Su, belli. Ulfa la bella ci aspetta, con le sue focacce calde alle olive e le sue femmine stanche dei mariti.
– Perché sono stanche dei mariti?
Una risata sottolinea l'imbarazzo di Kirzil, che ha dimenticato la presenza tra loro di Moridee. La bambina spunta con il naso dalla coperta e accanto a lei, seduto a gambe incrociate, Usif-Lizhi sorride maliziosamente. – Allora, Kirzil dei Mappin, perché mai le donne di Ulfa sono stanche dei loro mariti? Spiegalo a Moridee.
– … Ecco…

– Perché i loro mariti sono sempre in giro sul Drew – A togliere d'impaccio il gu'hijirr interviene Mahaderill. La sua voce morbida e profonda risuona nella stanza come una carezza e per un attimo tutti provano la medesima sensazione di abbandono e di pace di un bambino risvegliato dalla madre. – Non si fermano mai abbastanza a casa. – Continua la gwellyniuin – Non le guardano e non le baciano. Così sono stufe di loro.
– E Kirzil e gli altri vogliono baciarle?
– Certo. Così si sentiranno meno sole.
– Bello. – Moridee scivola completamente fuori dalla coperta e fissa bene in volto il gu'hijirr. Sorride divertita. – Devi proprio essere buono, Kirzil. E anche gli altri.
– Già… – Il gu'hijirr scuote la testa e le restituisce un mezzo sorriso perplesso. "Chissà se è giusto educare una bambina a questo modo"



Si lasciano alle spalle il Ghy-dunand accompagnati da un vento fresco e profumato, dopo una colazione a base di biscotti secchi e tisana al tiglio. La strada si incurva leggermente verso il basso, procedendo sul fianco dei monti. Sotto di loro il corso del Drew scivola argenteo e silenzioso, più lontano, oltre i Colli Grigi, il Deserto Scheggiato riflette la luce del sole come una gigantesca lastra di vetro adagiata sull'orizzonte.
– Bello spettacolo, non è vero?
– Devo ringraziare questo mantello magico se posso godere di queste meraviglie. Eppure voi, Duca, forse non sapete quanto possa essere bello il mondo illuminato dalla luce della luna, visto dalla schiena di un ippogrifo. Gli ippogrifi possono salire fin dove l'aria è tanto sottile e fredda che le loro grandi ali trovano appena sostegno.
– Fino a toccare la luna?
– Così dicevano i poeti.

"Oyster il bello raccolse la luna
in seno la nascose e volò
fin sulla schiena della nube più alta
al centro del cielo la depositò
perché le onde rabbiose dell'oceano
non potessero più rapirla al mondo."

– Questo è il Tempo Elisyum, non è vero? Il poema dei Notturni.
– Sì. È la traduzione fatta dal bardo Bylitisan-drai per i Re della Casa degli Odo di Dancemarare. Oyster è un nome che molti delle terre d'Occidente conoscono.
– In realtà la luna è un altro mondo, separato dal nostro da un oceano di vuoto. Così almeno mi hanno insegnato nella mia Marrak. E nessun ippogrifo o altra creatura volante potrà mai raggiungerla. Ma si dice anche che i Notturni provengano proprio dalla luna. E che il desiderio che provano per lei nasca dalla nostalgia.
– Conosco questa leggenda. Bella, come molte leggende, ma altrettanto assurda. E il sole?
– È ancora più lontano, fortunatamente. Le sorti del nostro mondo vi sono unite ed esso vortica come una pietra in una frombola, attorno alla mano che la regge. E grazie al cielo si tratta di una mano instancabile.
– Questo lo lessi anch'io nei libri della mia famiglia. Dufigh il Nero vi aggiungeva che il mondo si avvicina e si allontana al sole e a questo si debbono le stagioni. Ma in questo era contraddetto da Gayun il sottile che invece sosteneva che il mondo fosse rotondo come un'arancia e inclinato. Le terre più lontane dalla sua luce sono le più fredde e le stagioni sarebbero dovute al variare dell'inclinazione del mondo nel corso del suo viaggio intorno al sole.
– Ingegnoso. E quale ipotesi prevalse?
– Dufigh il Nero proveniva da una famiglia più in vista. E così nei nostri libri la sua tesi ha più spazio. Ma ciascuna rocca fa per sé. Nella mia la tesi di Gayun era preferita. Anche perché esistono altri mondi che, come il nostro, ruotano intorno al sole. E il mondo d'argento, per esempio, Urìa, si mostra periodicamente incompleta, come se un altro mondo gli facesse ombra.
– In questo la vostra famiglia sembra contraddire i vostri grandi viaggiatori, che sostengono di essere giunti al limite del mondo e aver visto le acque dell'oceano circolare, il mare obliquo, che cadono oltre l'Orlo e, grazie alla capillarità, ritornano al centro del mondo, alla Sorgente Ultima, a formare il grande ciclo dell'Acqua.
– I nostri grandi navigatori talvolta non si sono mai mossi dalle loro rocche. Ma erano ottimi narratori.
Il duca Kwister ride. – Siete un eccellente conversatore, cavaliere Usif-Lizhi, anche se non mi pare abbiate sufficiente rispetto per le vostre tradizioni.
– Le tradizioni ci stanno uccidendo. Siamo un popolo tanto colto e scrupoloso nel rispettare gli usi degli antenati che nessuno riesce più neppure a soffiarsi il naso senza aver consultato una dozzina di antichi libri. – Una punta di rabbia è penetrata nella voce del notturno, che ha distolto lo sguardo dalla strada e fissa l'aria davanti a sè. – Abbiamo paura di ciò che deve venire, paura delle nuove vite, terrore dell'infanzia. La nostra ansia per la fine che si avvicina è tale da volerla anticipare, rifiutando di dare vita a figli e nipoti. E il nostro popolo ha ormai una mente vecchia, timorosa, pavida. 

 
Educatamente Kwister preferisce tacere. Le riflessioni di quello strano notturno risvegliano in lui l'ansia per la sua missione. A muoverlo è una semplice profezia, versi e parole che da anni nelle marrak tutti si ripetono abbassando la voce. "Da dove vengono venti tanto forti da scuotere Ruthen e Lö?". E mentre Enklu ha attraversato le coste d'occidente, fino a Prospera, l'Isola-Continente, altri Lupi-Drago hanno percorso Uhbarr o le terre Asciutte oltre Klezmer, Lidele e Odeser, gli ultimi castelli di Bartsodesch, il suo compito è attraversare il sud e l'est per trovare finalmente il nemico che da anni i Lupi-Drago attendono.
«Il nostro nemico sta nella cinta di Dancemarare, e come un titanico ragno assassino tesse la sua tela tra Urag, le Porte d'Oriente e il Drew, ormai lo sappiamo. Ma anche qui, in queste terre lontane, vi è modo di combattere contro Konstantin, ferirlo, spezzare i suoi fili e i suoi nodi».


– Fumo. Lo vedete? – Usimbal, il secondo della Goren indica un punto oltre una cresta.
– Oltre quella cresta c'è Ulfa. Circondata dai monti, abbracciata dal fiume, come dicono a Farsoll. – Oakin fa un cenno a due suoi marinai. – Precedeteci. Arrivate alla cresta e guardate cosa accade.
I due marinai accellerano il passo e ben presto scompaiono oltre l'orlo della strada in salita.
– Ulfa è dunque terra gu'hijirr? – Chiede Enklu.
– Un'antica alleanza unisce la Lega delle Chiuse al regno dell'Estuario. – Conferma Oakin, stranamente solenne. – Dovere di ogni suddito del nostro re ("chiunque egli sia in questo momento" sussurra Usimbal)… del nostro re, dicevo, è difenderne le città della Lega come difenderebbero la cinta di Farsoll.
– I Semurgh?
– È probabile. Hanno già preso Villa Lou. Uxsiel Flynnen è deserta come una tomba e se cade Ulfa per la Lega non vi saranno più speranze.

Continuano a camminare in silenzio, attendendo che i due marinai portino loro notizie.
Non è passata più di un'ora che i due gu'hijirr ricompaiono correndo.
– I Semurgh. – Dice il primo di loro. – Hanno circondato Ulfa e hanno grandi macchine da guerra.
– Sono ovunque come formiche e le loro tende affollano i fianchi dei monti come funghi. – Continua il secondo.
– Vi sono anche le tende di cuoio degli Uhban e gli stendardi di Tedeki. – Termina il primo.
– Vi sono segni di resistenza sulle mura della città? – Chiede il Duca Kwister.
Il primo gu'hijirr annuisce. – Gli spalti sono sorvegliati e recano i colori di Ulfa.
– Bisogna andare a salvarli!
La frase di Kirzil, solitamente assai poco guerresco, li prende di sorpresa.
– E come faremo, Kirzil dei Mappin? Siamo appena una trentina. E i nostri nemici sono migliaia. – Risponde per tutti Noro Heban.
– Abbiamo i nostri mezzi, non è vero Oakin?
Il vecchio marinaio sospira e si stringe nelle spalle. – Sì. Ma bisogna ugualmente studiarsela bene. 

 

17.2.20

Il Mare Obliquo 56

Il viaggio verso Ulfa di Usif-Lizhi e dei suoi amici continua a piedi, camminando su un'antica strada dei Gu'Hijirr Bruni. La piccola Moridee che li accompagna si rivela una risorsa inattesa.
-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
– E questa sarebbe una strada?
Oakin, lontano dalla sua nave e degradato da marinaio a viandante, ogni dieci minuti recrimina e maledice l'antica via scavata dai Gu'Hijirr neri e che procede a mezza costa sui monti Ndy fino a Monte Bilgiam, che domina Ulfa.
– La strada è abbandonata da secoli e solo i Silvani ne conservavano il ricordo. Senza questa strada ci saremmo già perduti nei boschi e saremmo finiti dritti in qualche accampamento di Semurgh.
Oakin sa alla perfezione che il Barone Enklu ha ragione, ma questo non gli impedisce di scuotere la testa e imprecare a bassa voce. – Avremmo potuto procedere lungo la costa, trainando la nave.
Il suo secondo deve averlo udito perché non perde l'occasione per rimbeccarlo. – Dai, Oakin, lo sai che era impossibile. La corrente ce l'avrebbe strappata di mano. Oppure saremmo finiti in mezzo al fiume con lei. La Goren sta bene dov'è, ancorata nell'Ansa del Guaritore. Se torneremo la riprenderemo e viaggeremo comodamente spinti dalla corrente.
– Maledetto Usimbal. Possibile che quelli della tua schiatta non perdano mai la lingua?
Ma dopo quell'ultimo augurio Oakin decide di tacere e guardare dove appoggia il passo. La strada dei Bruni, selciata con pietre tagliate a stella, così accuratamente posate che ben pochi semi sono riusciti ad attecchire tra le connessure, è tuttavia consumata e ingombra di rami e tronchi marciti di alberi caduti. In qualche punto il fondo ha ceduto e la pavimentazione è divenuta il fondo di larghi stagni circolari che li obbligano a complicati giri nel sottobosco fittissimo.
Il cielo non si è rasserenato dopo la tempesta del giorno precedente e grandi nuvole scure lo attraversano veloci stendendo la loro immane ombra sulle montagne.
A intervalli regolari la strada si allarga davanti a piccole costruzioni fatte della stessa pietra del colore della sabbia bagnata che pavimenta la strada.
– Forse ospitavano piccole guarnigioni. Guardie per il controllo della strada – Aveva ipotizzato Kirzil.
– No. – Moridee l'aveva contraddetto con compiaciuta sicurezza. – Erano stazioni per il cambio dei cavalli. Ve ne sono sei come questa, poi una più grande dove era possibile riposare e mangiare. E il ciclo si ripeteva ogni settantasette ghy. Ogni undici ghy una costruzione, al settantasettesimo una stazione di riposo.
– E cosa sarebbe un ghy, signorina Moridee?
– La misura di lunghezza dei Gu'hijrr bruni. Un ghy vale undici fud, ciascun fud vale sette kogdam e ciascun kogdam vale undici flitten. 
 – Sette e undici, curioso. Dovevano avere una vera passione per questi numeri. – Osserva divertito il Duca Kwister.
– È perché possono essere divisi solo per se stessi o per uno. Tutto ciò che hanno fatto i Bruni è basato sull'unicità . – La bambina si stringe nelle spalle. – I bruni erano fatti così.
– E tu come lo sai?
Moridee esita a lungo prima di rispondere. – Mio padre. Mi ha raccontato di loro. Mi ha mostrato i loro libri. 

 
– Scusa. Avrei dovuto immaginarlo.
– Perchè ti scusi, Duca lupo? Mio padre è sicuramente vivo. Quelli come lui, che conoscono tante parole, sono preziosi. Nessuno li uccide. Lui me l'ha ripetuto tante volte.
– Hai ragione. E noi lo troveremo.
Moridee annuisce seccamente, come se anche quella risposta fosse già prevista.
– Ma forse non hai mai visto i nostri libri, Moridee.
La bambina si volta verso il Notturno e fa segno di no con la testa.
– Vi si parla spesso dei Numeri unici. Tutto si può dividere in parti più piccole. Una pietra, un vaso, persino una montagna. Ma i numeri unici si possono solamente ridurre a tante unità, dalle quali ripartire da capo per ricostruire le cose. Solo ciò che vive è indivisibile. Così dicevano i nostri antichi maestri. Ma molte delle cose che hanno scritto sono state lette negli in-quarto dei gu-hijirr bruni. Prima di noi, sono venuti loro. E mi sembra impossibile che un popolo tanto saggio sia scomparso dall'orlo del mondo. – Usif-Lizhi parla piano, in un soffio, come se le montagne avessero orecchie e potessero riferire le sue parole ai loro antichi abitanti. – Tu sei stata fortunata, Moridee, perché hai potuto vedere i loro libri.
– Erano molto grandi e molto pesanti. Mio padre li leggeva tenendo i guanti. Erano in una stanza di cui solo lui aveva le chiavi. E solo lui poteva leggerli. Ma io li ho toccati. – Sorride nel raccontare la sua audacia. – Quando lui non guardava. Ma non li ho mai rovinati.
– Sicuramente sei stata tanto saggia quanto fortunata.
– Un pochino mi annoiavo. Ma solo un pochino. E poi non capivo le parole. Solo qualcuna. Mi piacevano le carte, però, erano colorate. C'era anche il fiume. Il Drew. Lo chiamavano Taifon, loro.
– Erano queste le loro terre? – Chiede Kwister.
– Certo, Duca Lupo. C'erano nelle loro carte. E c'era anche il Kie e le Montagne dell'Orlo. Mio padre diceva che sono nati proprio qui. La loro capitale si chiamava Minìnghal e aveva mille e mille colonne. Era al centro di quello che adesso chiamano il Deserto Scheggiato. Io penso che sia un peccato che adesso non ci siano più. Avevano degli strani abiti, bellissimi.
– Il tempo si porta via le nostre vite e anche le nostre città. – Risponde il Duca, senza davvero rendersi conto di parlare con una bambina di otto anni. E Moridee annuisce solennemente, come faceva quando era il padre a esprimersi sul passato e sul futuro.



– Dove ci fermeremo? Il tempo non sembra abbia intenzione di migliorare. – Disse Harvaiun dopo un paio d'ore di silenzioso cammino.
Sollevano il capo. Il giorno si sta consumando, sconfitto dalla nubi che lo presidiano, massicce e oscure come enormi navi. La strada proprio in quel momento giunge in cima a una cresta e il vento li assale. Si stringono intorno a Moridee e alla fata Mahaderill e debbono rallentare il passo.
– Bella domanda, Share. Qualcuno sa rispondere? – Chiede Oakin.
– Tra poco incontreremo un settantasette-ghy. E ci potremo fermare per riposare. – Annuncia Moridee.
– Un cosa?
Ghy-dunand. I Bruni lo chiamavano così. Erano tutti segnati sulle loro carte. Io però non ne ho mai visto uno. Dalla strada che parte dall'ansa del Guaritore si arriva al ventidue-ghy. Poi ce ne sono stati altri quattro. Tra poco ci dovrebbe essere il settantasette-ghy. Chiaro?
– Perbacco! Chiarissimo. Chi ha detto che a stare sempre in mezzo ai libri si perde tempo? Eh, Oakin?
– Dipende. Se sei tu a farlo, Kirzil dei Mappin, sicuramente perdi il tuo tempo.
Il Ghy-dunand appare subito dopo un lungo e difficile tratto della strada che passava all'interno di un bosco di pini neri e altissimi.
– Quello è il settantasette-ghy. – Dichiara Moridee e si mette a correre.
– Dove vai? Fermati! – Le urla inutilmente dietro Enklu, gettandosi all'inseguimento un attimo dopo. – Può essere pericoloso!
La costruzione dei gu-hijirr bruni è grande come un palazzo di Farsoll e, come un palazzo della capitale dei gu-hijirr, è sollevata dal terreno.
Moridee è arrivata allo spiazzo che la circonda e si ferma a guardarla. Enklu vi arriva un istante dopo e le appoggia una mano sulla spalla.
– Come si entra? – Le chiede.
Moridee scuote la testa. – Questo non lo so. Penso che legassero i cavalli sotto il palazzo per ripararli dal vento e dalla pioggia.
– Ma non ci sono finestre. È tutto chiuso.
– Ci saranno, solo che non si vedono. – Ribatte la bambina con logica stringente.
– Già. E nello stesso modo non si vede la porta.
In breve tutti, marinai e viaggiatori, si dedicano a esplorare palmo a palmo il pavimento e le colonne alla ricerca di un passaggio, di una leva, di un segnale che indichi il modo di penetrare nel Ghy-Dunand.
– Io ne ho abbastanza. – Il primo a cedere è Harvaiun che si siede sul pavimento e si libera rumorosamente dello zaino. – Per me è sufficiente una coperta, un fuoco e un tetto sopra la testa. È vero che la casa è senza pareti, ma di questi tempi ho imparato ad accontentarmi. Avete capito? Lasciate perdere. Qui ci vorrebbe qualcuno dentro, qualcuno che apra. Ma qui l'ultimo ha chiuso la porta e non si è posto il problema di quelli che sarebbero arrivati mille anni dopo.
– Temo che tu abbia ragione, per una volta. Ma mi secca rinunciare. Se riprende la tempesta questo tetto servirà a ben poco. Tu Moridee sei proprio sicura di non ricordare qualche disegno, qualche trucco?
La bambina, pallida, si stringe nello scialle prestatole dalla fata Mahaderill e scuote la testa. – Non lo so, Kirzil, ti giuro che non mi ricordo nulla.
– Pazienza, speriamo nella misericordia degli dei.
Anche Pennarossa decide di seguire l'esempio di Harvaiun e si siede accanto a lui. – Quando avranno finito di agitarsi dovremo accendere un bel fuoco. E metterci sopra qualcosa a cuocere. – Una raffica di vento più forte lo obbliga ad abbassare la testa. – Sempre che si riesca ad accenderlo.
– Hai notato, Kirzil? Ci sono undici colonne. Dieci disposte tutte intorno e una, più grossa, al centro. 

 
– Ovvio. Contavano per undici, questi qua. I palazzi di Farsoll stanno su dodici colonne, tre per quattro. Mi sembra più logico, tre per quattro. E si sale da una botola. Ma qui non ci sono botole.
– Certo che proprio voi gu-hijirr non riusciate a trovare un passaggio. …
– E che cavolo vuol dire? La gente li chiama gu-hijirr bruni giusto perchè avevano la pelle coriacea come noi. Ma non assomigliavano a noi più di quanto un rospo assomigli a una tartaruga.
– Già. Mi sembra un bel paragone. Le tartarughe sono più belle, comunque. Ci sono sette linee scolpite su ciascuna delle colonne. Voialtri non avete mai avuto abbastanza senso artistico per decorare le vostre famose palafitte. Sette linee ondulate, piuttosto belle. Sette, sette, sette, sette, sette…s… otto?
– Come otto?
– La colonna centrale, ci sono otto linee.
– Ma va'. Non sai più contare.
– Giuro. – Harvaiun si alza per controllare. Passa in mezzo agli altri, ancora intenti a scrutare la superficie inferiore della costruzione nel tentativo di scorgere il disegno di una botola da forzare, e si piazza davanti alla colonna.
– Una, due, tre… – Preme con forza il dito sull'anello ondulato di pietra che circonda la colonna. – … quattro, cinque, sei, sette, OTTO! Vist…
Con un cupo cigolìo la parete della colonna scivola verso l'interno, mostrando i gradini stretti di una scala che sale verso l'oscurità e Share Harvaiun, tuttora infervorato nella sua discussione con Kirzil, è il primo a penetrare nella fortezza dei bruni, anche se non con la dignità appropriata.
– E bravo, pesce! – Gli grida Kirzil.

18.12.19

Il Mare Obliquo 47

Dopo aver salvato la piccola Moridee Kwister, Usif-Lizhi e Oakin continuano il loro viaggio sulla Goren verso le sorgenti del Drew. Ma ancora una volta non mancheranno le sorprese.
-----------------------------------------------------------------------
La corrente contraria si è fatta più forte ed anche stando sul ponte si ha la sensazione della fatica dei rematori nel tenere la Goren dritta al centro del fiume.
La piccola Moridee se ne sta da sola sulla breve superficie triangolare del ponte delimitata dalla prua e dal castello di prora. Avvolta in una coperta cedutagli dal Duca Kwister in persona, che le copre anche il capo, tiene il viso sottile e colorito rivolto costantemente verso la sorgente del Drew, come se la forza del suo desiderio potesse dare alla nave più velocità.
– Non ha freddo quella ragazzina?
Kirzil Pennarossa che nell'intimità della propria mente stava giungendo a formulare la stessa domanda guarda stupito il vecchio Oakin che mai e poi mai avrebbe creduto capace di tali delicatezze.
– Ha la coperta dei Lupi-Drago. Non mi sembra possibile.
– Bah. I bambini della Gente Nuova sono impiccioni e curiosi quanto gli adulti. Ed hanno molte vite, non merita assolutamente preoccuparsi per loro.
– Cosa porti in quel boccale?
– E a te cosa importa Kirzil dei Mappin?
– Nulla dall'odore avrei giurato che si trattasse di latte ben caldo con miele, ma forse mi sbaglio.
– Eh sì, ti sbagli proprio. – Oakin il Marinaio, dal volto scavato e macchiato come la pelle dello zaino di un vecchio soldato, chiude con una mano il boccale e si avvia verso la porticina che attraverso la torre di prora conduce alla prua della nave.
– Non hai proprio nulla da fare, maledettissimo ficcanaso di un Mappin? – Ulula Oakin, la mano appoggiata sulla maniglia.
– Come no! Mi ricordo improvvisamente che la mia spada ha urgente bisogno di una bella lucidata, piena com'è del sangue dell'ultimo fellone che ho passato da parte a parte. Corro.
Oakin decide che il suo interlocutore non merita nessuna risposta e sorreggendo con cura il boccale si affretta verso Moridee, prima che l'aria frizzante del mattino raffreddi il latte.
– Grazie, signor comandante. – Lo ringrazia la bambina restituendole il recipiente debitamente svuotato ed asciugandosi due baffi di candida schiuma. – Ci vuole ancora molto per le chiuse?
– Non è lontano, ma la corrente stamattina è particolarmente forte e così ci vorrà ancora un po'.
– Ah. – Sospira Moridee. E dopo qualche istante di silenziosa contemplazione: – C'è Villa Lou, oltre quelle tre curve del fiume, vero? Ed i cancelli dei Fratelli del Drew. Poi c'è Hedra e qualche miglio più sù Ulfa e ancora oltre le Rocche Muscose dei Semurgh, dove il Drew nasce.
– Infatti.
– E non è possibile giungere con la nave oltre Ulfa.– Continua la ragazzina con l'espressione attenta e compunta di una scolara che reciti una lezione. – È vero che i Semurgh sono anche chiamati i Ladri del Ventaglio?
Oakin esita per un istante. – Sì, da tanto tempo.
– E sono della mia gente, della Gente Nuova, vero?
– Sì, ma perché tante domande?
– Beh, temo che dovrò incontrarli e così cerco di informarmi prima. È vero che vestono solo di verde e bruno e che le loro rocche sono scolpite entro grandi picchi, come quelle dei Notturni? 

 
– Non proprio, non esattamente. – Annaspa il vecchio marinaio. – Ho visto poche volte dei Semurgh, pare che abbiano ben poco da vendere ed ancora meno da comprare e sono molto orgogliosi della loro libertà.– Oakin fa una smorfia. – Ma più che di libertà bisognerebbe parlare di una miseria rapace e molto, molto superba. È gente strana, dai costumi ancor più strani. Hanno l'abitudine di girare esclusivamente in gruppi di tre persone delle quali sono una sembra dotata di parola. Ad Ulfa li detestano anche perché per secoli li hanno dovuto combattere. La città è interamente cintata proprio per questo.
– Mio padre dice che i Semurgh venerano la stella del Tramonto che ritengono il riflesso celeste del nostro mondo. – Aggiunge Moridee.
– È possibile. Ma tu come fai a sapere tutte queste cose?
– Mio padre è Custode delle Acque e possiede la più grande Biblioteca dell'Alto Drew. – Spiega la ragazzina senza nascondere una punta di infantile vanità. – Credi che siano loro ad aver prodotto il Canto?
Oakin, che ha udito una versione estremamente ridotta del racconto di Moridee da un Wediliun molto più propenso a dormire che a chiacchierare, impiega qualche secondo per capire di quale canto stia parlando Moridee.
– Il canto… Il canto. – Ripete per prendere tempo. – Certo che è probabile…È gente strana te l'ho detto. Vuoi altro latte?
– No, no grazie.
– Vuoi continuare a rimanere qui?
– Sì. – La bambina esita per un istante. – Signor Comandante crede che mio padre sia là con loro, alle Rocche Muscose? – Chiede infine.
– È possibile, certo. In fondo gli unici piantagrane della zona sono proprio i Semurgh.
– Spero che sia così. Certo che devono essere BEN STRANI per produrre un suono come quello!
Oakin annuisce senza più sapere cos'altro dire e con un sorriso che si augura non sembri troppo vacuo si affretta a scomparire dietro la porta del castello di Prora, lasciando Moridee ai suoi pensieri. 
 


Oltrepassano Villa Lou a metà del cammino del sole. La minuscola cittadina, fondata dalla Società Pittorica di Thorn, nelle Terre dei Cancelli d'Oriente, non ha inalberato sulla punta della Torre Zabaglione il suo vessillo multicolore e sui moli c'è ben poca gente. Moridee si sporge dalla murata per salutare ma nessuno risponde.
– Dev'essere successo qualcosa. A Villa Lou mi salutavano sempre quando passavo.
Usif-Lizhi annuisce serio. Non gli passa neppure per l'anticamera del cervello di sottovalutare il messaggio della piccola Uxielita e guarda con apprensione i pochi individui che sciamano sui moli, tutti apparentemente sfaccendati.
– Non vi sono navi alla fonda, è normale?
– No. – Jay Wediliun si sporge dalla murata per osservare meglio. – E la gente che si vede ha abiti molto strani. A Villa Lou le tradizioni della Scuola Pittorica di Thorn sono rispettate ed è praticamente impossibile incontrare due cittadini di Villa Lou con la stessa combinazione di colori addosso. Esiste un codice molto rigido a questo proposito… – Il mercante Syerdwin si interrompe. – Ma probabilmente vi sto annoiando Signore Usif-Lizhi…
– Al contrario. Vi prego continuate.
– Bah, io stesso sono in possesso solo di poche informazioni. Ho sentito che la Camera Estetica di Villa Lou consegna alla famiglia di ognuno dei nuovi nati una tavola dei colori personale, il Breviario, che viene desunto da alcune caratteristiche celesti del giorno della nascita. Ogni cittadino di Villa Lou è tenuto a rispettare il calendario delle Tinte presente nel Breviario ed a seguirlo in modo puntuale. Si dice che i singoli breviari della Camera Estetica siano congegnati in modo che non vi siano mai in circolazione combinazioni identiche di colori negli stessi giorni.
– Oh, bella! E gli stranieri?
– È molto semplice, mastro Kirzil: a chi si trova a transitare o a risiedere a Villa Lou viene consegnato un Breviario provvisorio che si è tenuti a rispettare fintantoché si rimane entro i confini della città.
– Ma la gente che si vede da qui non mi sembra tanto preoccupata di rispettare le leggi della città: vestono tutti gli stessi colori. – Replica Kirzil Pennarossa. – Cosa sarà accaduto della Camera Estetica?
Il mercante scuote il capo perplesso. – Quei colori non mi dicono molto… Ecco, sta arrivando Oakin: sarà meglio chiedere a lui che fa questa rotta almeno venti volte all'anno.
– Verde e bruno. I Semurgh. Ce l'hanno fatta alla fine quei serpenti. Darò ordine di trascorrere più lontano dalla riva.
La rivelazione del capitano della Goren non sembra provocare soverchie preoccupazioni nei passeggeri mentre allarma visibilmente i membri dell'equipaggio.
– Chi sono i Semurgh? – Il duca Kwister afferra per un braccio Oakin, diretto verso la timoneria.
– Individui assai sgradevoli, rissosi, enigmatici, superbi ed intrattabili. – Con uno scatto l'anziano Gu'Hijirr libera il braccio. – Col vostro permesso, signor Duca.
Pochi attimi dopo il ritmo dei remi della Goren aumenta sensibilmente mentre dai moli di Villa Lou vengono i primi segni di eccitazione. Appaiono archi e balestre e qualche freccia finisce in acqua ancora ad una buona distanza da loro.
– Amichevoli non sono proprio, direi. – Osserva Kirzil. – Ma cosa ci fanno qui?
Usimbal, il secondo della Goren si stringe nelle spalle. – Villa Lou era protetta dalla Milizia di Ulfa e quando i Semurgh scendevano in armi dalle loro Rocche Muscose gli Ulfani erano pronti a ricacciarveli.
– Queste città erano protette dalla Lega delle Chiuse, ma con chi stanno i Semurgh? – Chiede il Duca Kwister. – Con i Cancelli d'Oriente o con Re Artamiro?
– Che io sappia non hanno mai avuto alleati, solo nemici, ma i tempi sono divenuti così incerti. – Usimbal, un Gu'Hijirr ancora giovane ma dalla pelle divenuta precocemente scura e coriacea, inclina sulla nuca il copricapo cilindrico di tela chiara, molto simile a quello di un cuoco e si gratta ostentatamente la fronte. – Certo che così Nyby Ornoll non ha più molti amici ad est di Ennanshua…– Il Gu'HIjirr scruta la riva dove uomini in abito verde e bruno si affannano a lanciare nel fiume frecce e giavellotti e subito dopo alza la testa verso lo stendardo verde e oro inalberato dalla Goren, che la identifica come nave Gu'Hijirr. – Tra poco non sarà più molto sicuro girare con quel pezzo di stoffa sulla testa. – Abbassa quasi impercettibilmente la voce. – Ed è altrettanto probabile che in tutta questa storia l'unico che ha visto abbastanza lontano sia Il Testardo, che ha subito portato la sua bandiera da Bartsodesh. 

 
Oakin che ha udito l'osservazione del suo secondo, diversamente dal solito non si scaglia a difendere Nyby Ornoll ma fissa quasi con malinconia i Semurgh tuttora intenti a bersagliare inutilmente la nave. – Sarebbe meglio, Usimbal, tenerci pronti ad un attacco.
– Corro.
Da una feritoia elegantemente istoriata posta sul pronte di prora emerge dopo qualche attimo l'estremità di una massiccia colonna bronzea adagiata parallelamente al ponte, aperta all'estremità anteriore e decorata da divinità marine ed altre bizzarre creature per tutta la sua lunghezza.
– Cos'è mai quello strano oggetto? – Chiede Usif-Lizhi.
– È una granatiera. – Dice Oakin senza spiegare. – Se non temono la nostra bandiera ed il nostro re almeno rispetteranno questa. Preparala Usimbal.
Passano pochi istanti. La voce del secondo annuncia. – Granatiera caricata e pronta.
– Accendi. Mira al terzo molo.
Un boato formidabile squarcia l'aria e, passato il tempo di un battito di ciglia, il terzo molo di Villa Lou, gremito di arcieri Semurgh, si accende di fiamme. Quando il fumo si dirada il molo è ridotto ad un moncherino annerito e deserto mentre i Semurgh hanno abbandonato le postazioni più avanzate per ripiegare alle spalle del Lungofiume.
– Mirabolante! – Il duca Kwister ancora stordito dalla potenza dell'esplosione non cessa di guardare a turno la riva deserta della città e la minacciosa bocca della granatiera dalla quale ancora sale un leggero fumo bianco. – Non oso pensare quale sarebbe l'effetto di un simile attrezzo su un gruppo di cavalieri.
– E non lo vedrete mai, signor Duca. Queste granatiere sono prodotte da pochi fabbri di Farsoll per ordine della Gilda dei Mercanti di Mare. Servono per la difesa delle navi. Si dice che qualcuno abbia cercato di venderne il segreto ai Cancelli d'Oriente o ad Artamiro, ma ne abbia tratto solo rifiuti inorriditi. Il fatto è che i Signori, che sono gli unici a poterli comperare, sarebbero anche le prime vittime di tali arnesi e quindi…
Il duca Kwister riflette per un istante prima di sorridere. – Siete saggio ed avveduto, Oakin. E sono assolutamente d'accordo che tali pregevoli oggetti siano usati solo dai bravi mercanti Gu'Hijirr.
Il Lupo-Drago lancia ancora un'occhiata in direzione della riva. – Per quanto debba ammettere che la loro efficacia è davvero impareggiabile. 

 
Ma l'euforia per il facile successo sugli arcieri Semurgh lascia ben presto il posto alla tensione. Se gli abitanti delle Rocche Muscose hanno già preso Villa Lou, che ne sarà stato dei Cancelli del Drew?
– Che ne sarà stato delle Chiuse? –
Kirzil Pennarossa si stringe nelle spalle. – Stiamo andando a constatarlo, Harvaiun.
– Già, ma se la chiuse non funzionano come faremo a proseguire?
– Scenderemo e le azioneremo noi.
– E se è pieno di quei tizi?
Il Gu'Hijirr sbuffa e guarda verso il cielo. – Lasceremo loro in ostaggio uno sciocco servitore Syerdwin per renderli più amichevoli.
– Parlavo sul serio.
Se lo scudiero del Duca Kwister è tanto preoccupato da non replicare neppure ai motteggi di un maiale di fiume la situazione deve essere davvero grave, ragiona tra sé Kirzil.
– Mi sono perso qualcosa?
– Che cosa?
– Dico, forse mi sono perso qualche infausto presagio o qualche dotta riflessione. Le rive sono tutte tappezzate di Semurgh?
– Non ho detto questo. Ma il mio Signore è preoccupato per la nostra missione. E anch'io.
– … per la mia pelle.
– C'è qualcosa di disdicevole? Tu quante volte sei sceso in battaglia contro la gente nuova delle Rocche Muscose?
– Stai diventando impertinente, Share Harvaiun. Ricorda che i Gu'Hijirr non combattono se non quando è assolutamente necessario. In genere pagano degli stolti perché lo facciano per loro.
– Per quello hanno le più grosse pance dell'Orlo del mondo.
Il Syerdwin risucchia le labbra all'interno della bocca come se volesse rimangiarsi la battuta e scuote il capo come un cane bagnato.
– Finiamola con questa sciocca discussione, Kirzil. Ne sai qualcosa tu di questa gente? Sai se ci si deve preoccupare davvero?
– Ah, ma allora è questo che cerchi, fiorellino mio, essere rassicurato? Bene non posso farlo. Ho visto Villa Lou un paio di volte, quanto facevo l'apprendista marinaio su una nave simile alla Goren e ti posso giurare che era la città più bella e allegra di tutte quelle delle terre bagnate dal Drew. Averla vista in mano a quei cani rabbiosi mi ha decisamente guastato la digestione. Anch'io temo che le chiuse siano finite in mano a loro. Se Ulfa è caduta l'intera Lega delle Acque è in pericolo… Ma quello che non mi riesce di capire è chi ci sia dietro tutta questa faccenda.
– Konstantin, l'arciduca.
Noro Heban, il bruno mercante della gente nuova, uomo solitamente silenzioso e discreto, si appoggia al bordo della balconata della Goren e tira una lunga boccata dalla sua piccola pipa di terracotta.
– Come puoi dirlo, uomo?
Il mercante sputa nelle acque scure e calme del Drew e fissa un punto all'orizzonte. – Il marito della principessa Calissa è un'uomo ambizioso e contorto. Detesta la gente antica, gu'hijirr, Syerdwin, Lupi-Drago, Notturni tutti nello stesso modo come sa che Ornoll e Vamaiun sono più amici di Artamiro che suoi.
Il mercante infila una mano nella profonda tasca degli ampi pantaloni e ne estrae un piccolo oggetto metallico. – Una freccia è riuscita a giungere fino alla Goren e si è piantata nell'albero di mezzana. Sono riuscito ad estrarne la punta. Guardatela con attenzione.
Il piccolo oggetto passa nelle mani di Kirzil e poi di Share Harvaiun.
– Qui, molto in piccolo c'è una scritta. – Il syerdwin inclina la punta della freccia in modo che la luce del primo pomeriggio la illumini in pieno.
– Jeghu o Seghu, direi.
– Già, Jeghu. Jeghu Eshida, il Primo dei Mastri Fabbri di Therrelise. Vediamo, chi mi sa dire cosa ci fa una freccia dei Lupi-Drago in questa terra tanto lontana?
– Già, cosa ci fa? – Chiede Kirzil.
– Io non lo so. Ma il mio signore e i suoi simili non hanno commerci con quella gente.
– Ehi, come sei sicuro Harvaiun. Ti faranno Lupo-Drago onorario prima o poi. 

 
– Ha ragione. E tu Kirzil non devi ridere della lealtà di Share. Queste frecce vengono dall'arsenale reale di Artamiro e sono state regalate ai Semurgh da Konstantin.
– Ma scusa, Heban, cosa ci guadagna l'Arciduca a far litigare i Cancelli d'Occidente con i Gu'Hijirr? – Chiede Harvaiun.
– … e con i Lupi-Drago e con Horr Vamaiun e le città sorelle? Poco per la sorte del regno ma molto per dimostrare che la situazione è grave e che Dancemarare ha bisogno di un nuovo re.
– Cioè il duca Rossiter.
– Sei informato anche tu, Kirzil, anche se ti dai arie da zotico.
– Meglio nascondere il poco che si sa. La gente non ha paura e si sbottona più facilmente. Pura saggezza mercantile gu'hijirr.
Noro Heban sospira. – Verissimo, maestro. Il fatto è che il Duca Rossiter si trova in faccia a Bartsodesh e ha ben poche speranze che la guerra sia vinta velocemente. Fintanto che le cose stanno così un qualunque stupido incidente può spacciare il duca ed una situazione grave con Farsoll e le altre nazioni alleate può spingere la Sala Purpurea ad eleggere Konstantin ed a deporre Artamiro.
– Siamo già a questo punto? – Chiede incredulo Kirzil.
– Teardraet si sta muovendo dal nord e certo non è amico di Vamaiun. Qui si muovono i Semurgh e la Lega delle Chiuse è in grave pericolo. Cos'altro aspetti per capire?
– Solo una cosa. Come fai ad essere in possesso di queste notizie?
– Oakin era a conoscenza di tutte queste cose e di molte altre. Non era partito da molto da Farsoll e non manca di amicizie né di curiosità.
– Oakin?… – Kirzil Pennarossa appare stupito solo per un attimo poi sorride. – Già, già… come l'ho chiamata uomo ?
– Pura saggezza mercantile Gu'hijirr hai detto. – Ride Noro Heban.
– Ecco, proprio così, nulla di più e nulla di meno.


Il vento si alza improvviso disegnando onde disordinate sull'erba delle rive. E subito dopo vengono le nubi, pesanti, oscure, che hanno trascorso gran parte del tempo diurno adagiate sulle Montagne dell'Orlo, come le tende tirate di un sipario.
La pioggia non tarda, obliqua, violenta: inzuppa in un istante la vela della Goren e lava frenetica il ponte della nave donandogli un riflesso più scuro.
La fatica dei rematori nella corrente fattasi più robusta diviene di momento in momento insostenibile e la nave oscilla, arranca, sembra scivolare come uno scalatore ormai stanco.
– Dovremo fermarci e ancorare. – Dice quasi a se stesso Oakin. – Se la nave prende la corrente sul fianco rischiamo di capovolgerci o di prendere una secca.
La fata Mahaderill, unica ascoltatrice del vecchio comandante, annuisce in silenzio stringendo le labbra. Ha l'espressione ferma e concentrata di chi in vita sua non ha fatto altro che navigare. Oakin la guarda con rispetto: considera un onore trasportare sulla sua nave una gwellyniuin, l'unica che ricordi di aver mai avuto come passeggero.
– Ho la vostra approvazione, dama Mahaderill? – Le chiede senza riflettere.
La fata sorride. I suoi sorrisi sono piccoli prodigi, nascono all'improvviso e riscaldano il cuore di chi le parla, risvegliando il dolce brivido dell'amore. – Quelli del mio popolo non conoscono l'arte della navigazione, mastro Oakin, come potrei negarvi la mia approvazione?
– Già, già come potreste? – Oakin si schiarisce la voce e si gratta ostentamente il fianco. – Usimbal? Dove sei Usimbal, maledetto, vieni qui. – Urla e si affretta ad allontanarsi, imbarazzato come un giovanissimo gu'hijirr che ha scoperto di amare perdutamente la propria maestra.
Il secondo della Goren fa capolino dalla scala del ponte inferiore con una bella espressione a metà tra l'iracondo ed il perplesso e, appena visto Oakin grida a sua volta. – Allora, vecchio rospo? Cosa vuoi da me? Pensa alla nave che rischia di andare con la chiglia a guardar le stelle da un momento all'altro…
– Non ho certo bisogno che sia uno stupido Galle a ricordarmelo. Comincia ad accostare a sinistra, ci fermiamo all'ansa del Guaritore, trecento braccia davanti a noi.
La manovra di accostamento non è né facile né agevole con il vento che schiaffeggia la vela fradicia e la pioggia che investe la nave a raffiche. Un tuono attutito e lontano fa la sua comparsa e Usif-Lizhi, in piedi alla porta del castello di poppa, osserva senza provare ancora timore la ragnatela dei fulmini lontani accendersi sui Monti dell'Orlo.
– Una cosa è certa: con questo tempo i nostri amici Semurgh avranno altro da fare che inseguire noi. – Filosofeggia Kirzil. – Rientra signore, ti raffreddi e soprattutto raffreddi anche noi.
– Hai ragione. – Il Notturno fissa ancora una volta il cielo basso e scuro e chiude la porta, smorzando il crepitio battente della pioggia.
– Riuscirà il nostro amico Oakin?
Kirzil si stringe nelle spalle. – Se non riesce a lui, caro Wediliun, vuol dire che è impossibile.
– Bella consolazione. – Harvaiun incassa la testa nelle spalle e chiude gli occhi al rombo ormai vicino del tuono. – Scampare ai Semurgh per andare in bocca ai pesci.
– Puoi sempre cambiare, non credi? – Sbotta spazientito il gu'Hijirr. – E diventare anche tu un pesce.
Kudhe il Silvano si alza per raggiungere una delle piccole finestre protette da un rete di ferro che fanno da corona al castello di poppa. Lancia un'occhiata all'esterno e compie un leggero movimento con il capo, un'oscillazione verso l'alto, come per ascoltare meglio una voce molto fievole.
A nessuno sfugge l'azione del Silvano e per qualche attimo nella piccola ed affollata sala, decorata con le armi dei Berzel di Fonteluna, l'unico rumore è lo scroscio della pioggia e l'ululato del vento.
– Ti… parlano? – Si azzarda infine a chiedere Share Harvaiun.
– Noi sentiamo allo stesso modo, Thal-gy, non abbiamo bisogno di parlare.
Il syerdwin annuisce. – Cosa significa Thal-gy? – Chiede dopo una lunga pausa.
Non è Khude a rispondere, ma Wediliun. – Metà-Acqua, è il nome del nostro popolo per i Silvani.
– Cosa sentite? – Chiede il Duca Kwister.
– Non vi è più equilibrio. Perderete questa nave.
– Cosa dovremo fare?
– C'è una strada che passa alle spalle di Mont Bilgiam, appena oltre le chiuse. È una strada scavata dai Gu'Hijirr bruni per i Notturni e giunge diretta ai piedi del Gradino.
– Dovremo abbandonare la nave non appena riusciremo ad attraccare?
Il Silvano annuisce. – Questo è solo l'inizio della tempesta e questa non è l'ultima tempesta.