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23.1.19

Calibano vier und zwanzig: Nascita e morte del Superuomo


Siccome neppure nella progreditissima Federazione Galattica sono esclusi gli errori, tanto più complessi e ricchi di sviluppi quanto più complicate ed avanzate sono le procedure, la sorte di Cilicio Benelli, prelevato in pigiama a righine azzurre e occhiali dalla montatura d’oro nella propria camera presso il «Pessimo Soggetto» di Inferno Ballabile, non sarà così liscia come l’interessato, scalzo e scarmigliato, desidera.
Trasportato a bordo di un’Astrocorvetta dell’Ispettorato Galattico di Sanità Pubblica da una dozzina di soldati Kerrabbia dopo una breve discussione nella Hall dell’Hotel e il massacro delle sue guardie del corpo, Cilicio Benelli é stato consegnato all’efficientissima assistenza sanitaria galattica impersonata da due appartenenti all’eccelsa razza dei Consenzienti.
Sdraiato a forza su un lettino da due soldati, il grande mestatore si é visto spianare un fulminatore sotto il naso al primo accenno di protesta.
– BUM! – Fa con la bocca il rettilone.
Il guaio è che non ride. Possono anche essere infantili, i Kerrabbia, persino fare scherzi, ma seri, serissimi.
– È tranquillo il paziente? – Chiede il Consenziente Dekamar Seman, una creatura fornita di una statura non troppo lontana da quella di un Kerrabbia, di un folto pelo color buccia di castagna, due orecchie rotonde da orsacchiotto di peluche, un ampio camice color pesca aperto e una voce quieta e rassicurante.
– Urgh, tranquillissimo. – Dichiara un soldato Kerrabbia, quello che non sta tenendo l’arma sotto il naso del maestro. -Prima lo era meno, ora di più. – Aggiunge pleonastico.
– Grazie. Ora potete andare.
I due soldati guardano storto Cilicio Benelli, rimettono i fulminatori a tracolla ed escono dalla stanza facendo commenti ad alta voce sullo scarso valore bellico delle guardie del corpo Mangiasabbia.

– Dottore? – Prova a dire il Savio.
Il Consenziente annuisce. – Non si agiti per favore.
– Dove mi trovo?
– Su una corvetta dell’Ispettorato di Sanità galattica, in viaggio verso una clinica per l’isolamento per disposizioni dell’Ispettore Koss Fsi. – Spiega Dekamar Seman cercando di apparire rassicurante. – Pare che lei sia portatore sano di una malattia tanto rara quanto contagiosa per gli altri umanoidi della galassia. Un periodo di osservazione é necessario.
– È questa la prassi abituale per i ricoveri? – Chiede il Savio pallido come carta velina, sollevandosi a sedere sul lettino. – Quei pazzi criminali hanno fatto una carneficina.
Il consenziente fa un gesto vago. – Sono molto efficienti.
Cilicio Benelli tornato in possesso dei suoi principali talenti, tra cui un’esagerata fissazione per i rapimenti ed i complotti, osserva con attenzione il presunto sanitario in camice da estetista e si chiede che parte abbia nella manovra ai suoi danni, in prima approssimazione ordita dal governo di Sirio. «Sono più furbi di tanti altri poveri fessi non c’é che dire», medita tra sè l’Adorabile «più furbi di molti altri governi e chiese.»
– Chi c’è dietro di lei dottore? – Spara finalmente CilicioBenelli, deciso a giocare a carte scoperte.
– Prego?
– Dietro questo complotto, dico, chi c’é? Il governo di Sirio? La Chiesa Rossa di Madrecoraggio? Jessica Vancleave e l’Intersistemi Anarchica? Batman e Robin?
Il Consenziente si gratta pensoso una guancia e chiama ad alta voce: – Singlon puoi un attimo?
Cilicio Benelli si volta di scatto e vede entrare nella cabina un secondo Consenziente, dal pelo con una sfumatura leggermente più scura ed un pronunciato accento denebiano.
– Dimmi, Dekamar.
– Vorrei che sentissi anche tu quello che dice il paziente.
Il Savio fissa i due alieni con l’espressione del topo preso in trappola, poi improvvisamente sorride.
– Potrei avere un pettine? – Chiede.
Singlon Thione apre un cassetto e glielo porge.
– Grazie.
Mentre si pettina Cilicio Benelli riflette e giunge ben presto ad una conclusione che, a giudicare dal suo mezzo sorriso, deve sembrargli particolarmente geniale. – Voi siete due Consenzienti, vero?
I megaorsacchiotti si guardano perplessi ed annuiscono.
– Il Vostro governo ha mantenuto una posizione assolutamente neutrale in tutte le contese di questi ultimi secoli, vero?
– Vero. – Concede Dekamar Seman.
– Quindi la vostra partecipazione a questa operazione può essere puramente strumentale o mercenaria, o può essere anche il sintomo di un intervento del vostro governo nelle faccende di questa parte di Galassia, giusto?
Il primo Consenziente scambia un’occhiata di incerto significato con il secondo che si massaggia pensoso il mento.
– Continui, la prego.
– Il suo compagno però l’ha chiamata, segno evidente che ha escluso la possibilità di accettare una grossa somma di denaro per lasciarmi fuggire. Mossa non troppo furba, parrebbe. – Cilicio Benelli ride. – Ho ragione?
– Sicuramente. – Approva il primo Consenziente.
– Ne desumo che voi dovete essere alti emissari del vostro governo. Ho ragione? Ora, perchè i Sistemi Associati nella Confederazione dei Consenzienti debbono fare in modo che Sirio compia la sua operazione ai danni di Foxtrot?
– Ce lo spieghi lei. – Ribatte Singlon Thione.
– È molto semplice. Una volta scomparso Foxtrot e rafforzatosi Sirio, i traffici di valuta sporca di questo settore, attualmente diretti verso Arido Meriggio, prenderebbero fatalmente altre strade visto il fallimento del progetto dei Mangiasabbia di fare di Foxtrot la sede delle proprie finanziarie.
– Questo é innegabile. – Concede Dekamar Seman.
– E non é forse vero che la più vicina potenza economica del settore é la Confederazione dei Consenzienti?
– Altrettanto innegabile. 

 
Il Savio Adorabile annuisce. – So che ora il Vostro governo ha norme severissime per quanto riguarda i traffici di valuta, ma una legge si fa presto a cambiare come pure un governo. Insomma chi volete che faccia eliminare, il primo ministro? Il segretario del partito di maggioranza? Volete che vi organizzi una serie di attentati da parte di opposte fazioni politiche per favorire un ricambio politico autoritario? Chiedete pure, é il mio mestiere.
I due consenzienti si guardano per un attimo, poi Dekamar apre un cassetto e ne estrae un piccolo oggetto.
– Abbiamo bisogno di pensarci, signor Benelli. Per il momento sarà bene che lei si rilassi un po’.
Il Savio Adorabile guarda l’oggettino nelle mani del Consenziente e aggrotta le sopracciglia. – Non facciamo scherzi, ragazzi. Io posso farvi ricchi e potenti, accopparmi sarebbe una stupidaggine.
– Nessuno ne dubita. – Dichiara il secondo Consenziente. – Ma anche noi dobbiamo prendere le nostre precauzioni.
Cilicio Benelli annuisce. – Posso capirlo. Mi farà venire il mal di testa quella roba?
– Dormirà come un cucciolo. – Lo rassicura DeKamar.


– Altro che malattia infettiva. – Simplon Thione si siede alla scrivania del piccolo studio adiacente alla stanza dove Cilicio Benelli é partito per il mondo dei Sogni. – Una classica manifestazione paranoide di un delirio di grandezza, direi. Tu cosa ne pensi?
Dekamar annuisce. – Dobbiamo far venire qui uno specialista, noi siamo due virologi. Cosa ne dici di Atem Paenion?
– Il vecchio Atem andrà benissimo. Bisognerà presentarlo come un pezzo grosso del governo, ovviamente.
– Già. È meglio avvisare l’Ispettorato. Sarà un tipo pericoloso?
– Può darsi, io non me la sento di prendermi responsabilità.– Sentiamo ancora l’opinione di Atem, ma forse il periodo di isolamento potrebbe farlo in una clinica specializzata, cosa dici?
– Poveretto. – Dekamar apre un armadietto e ne estrae una bottiglietta. – Vuoi un sorso? Dev’essere un inferno una vita così.
– Beh, lui si sente una specie di demiurgo delle sorti della galassia, una potenza segreta, un’eminenza grigia. Questo probabilmente lo rassicura anche se nessuno sembra curarsi di lui.
Dekamar si ferma un attimo e sorride. – Pensa se fosse davvero quello che dice di essere, che bello scherzo.
– Ma dai. L’hai guardato bene? Con gli occhialini con la montatura d’oro ed il pigiama azzurro? E poi i suoi ragionamenti sono così ovvi, le sue manovre così banali. Non sarebbe durato molto come eminenza grigia…
– …Senza dei complici…
– Eh?
– Nulla, nulla, mi sono fatto trasportare dalla fantasia. Dai buttiamo giù due righe per l’Ispettorato.


 
Dalla finestra della sua stanza presso la Clinica “I Glicini” Cilicio Benelli può godersi una splendida vista su morbidi poggi, coperti d’erba del colore del budino d’uva, e su alcuni anziani Consenzienti apparentemente intenti ad un gioco che sembra l’esatto contrario di una partita a golf.
Al dodicesimo anziano consenziente in pullover marinaro e pantaloni alla zuava che vede scomparire la sua pallina in una delle tante buchette aperte intorno a lui e dà subito dopo in escandescenze, il Savio Adorabile decide di averne le scatole piene e torna alla lettura del «Chi é» della Confederazione dei Consenzienti.

« MARASMIO MELLEA: Vice-Ministro della difesa della Confederazione. Nato a Dlontha nell’anno… ( qui Cilicio Benelli salta un po’ di righe)… Membro di rilievo del Partito della Spirale («Chissà se ha qualcosa a che fare con il Comunismo» si chiede, per una specie di tic)… ha fatto parte dei Gabinetti Oreade, Batshloma, Gy’L’Vud e Auranti. È felice padre di… («E chi se frega» Commenta il Cilicio)… Ha presentato numerose proposte di legge relative alla modernizzazione dell’Armata Stellare della Confederazione («Ci siamo!») perlopiù ben accolte dalla Dieta e dalla Camera Confederale («No, non ci siamo»). Correntemente stimato politico capace, probo ed incorruttibile («Non mi hai ancora incontrato, angioletto mio») é attualmente…»
L’ingresso nella stanza dei due medici, accompagnati da un altro Consenziente più anziano impedisce al Savio Adorabile di terminare la sua lettura.
– Come va, le piace la sua stanza? – S’informa Dekamar Seman. – Posso sedermi?
Cilicio Benelli annuisce.– Prego. Il signore é…
– Uinn Fain, segretario alla vicepresidenza di Marasmio Mellea, non é necessario dirle altro, vero? – Risponde Simplon Thione.
– Infatti.– Approva il Savio. – Molto piacere.
– Preco, il Piacierre é tutto mio. – Replica il funzionario con un accento molto spiccato che – se la cosa non apparisse assurda – Cilicio Benelli definirebbe teutonico.
– Al suo servizio, eccellenza. – Il Savio indica l’infolibro aperto sul letto ed alcuni video-olo-giornali accesi sulla scrivania. – Come vede sto cercando di informarmi sulla Confederazione.
– Molto pen fatto, molto pen fatto. Qvale é la sua prima impresiona?
– Non é facile capire la situazione di un sistema così esteso e potente da poche notizie e da un «Chi é». Mi sembra, comunque, che la situazione sia eccellente, calma, ricca di civiltà e di tolleranza, perfettibile, ovviamente, ma decisamente avanzata e progredita.
– È la nostrra speranza.
– Già, già. Ma non crede che questa situazione sia FIN TROPPO tranquilla? – Osserva Cilicio Benelli.
Il finto collaboratore di Mellea ha un lampo di compiacimento dietro gli occhialini rotondi privi di montatura. – Se ne é accorrto, fedo.
– Sono molti anni che mi occupo di questo genere di questioni, eccellenza, ed ho maturato un certo fiuto.
– Mi tica cosa ha fiutato allora, mein geliebt.
Il Savio Adorabile si asciuga la fronte con il fazzoletto della giacca e fissa perplesso l’autorità Consenziente. – Ha proprio uno strano accento, lei sa?
Herr Professor Atem Paenion fa un gesto vago con la mano. – Akzento di mia terra natale, molto spiazuto, Savio.
– Ma no, ma no é una sciocchezza. Solo che mi ricorda qualcosa.
– Forse qvalke film? – Il Consenziente sorride ed estrae dalla tasca del soprabito di pelle nera un portasigarette d’argento che fa scattare con un gesto secco della mano. – Zigaretta?

 
– No, grazie, non fumo.
Ach so, molto pen fatto, sighnor Penelli. Le fastitia il fumo?
– No, no.
– Pene. Cosa dicefa?
– Il fatto é che ogni società, anche la più civile racchiude in sè un elemento di instabilità, elemento che deriva dalla necessità della selezione razziale, vivo nel più profondo substrato di ogni creatura. La competizione che ogni individuo superiore deve affrontare per garantire a sè ed alla sua stirpe un degno futuro contro le forze insane e perverse che vogliono ricondurre lo stato e la razza alla condizione primitiva.
– Qvello che tice é molto, molto interresante, sighnor Penelli, continui la preco.
– Anche le società più civili ed avanzate vivono in sè questa contraddizione, e non é certo la ricchezza materiale che può risolvere questo fondamentale problema. Al contrario, la democrazia é una forma debole di governo perchè permette alle creature inferiori di vivere e prosperare mentre la ricchezza, manovrata dalla multinazionale giudaica, indebolisce e svilisce la fibra dell’individuo superiore, spingendolo alla promiscuità, alla sodomia, alle droghe, portandolo a dimenticare la scintilla divina che arde in lui, quella che lo ha portato ad evolversi sulle forme inferiori ed a dominare il creato.
– …Tominare il kreato. Molto pelle qveste frasi, sighnor Penelli, lei permette io prente apunti?
– Ma prego, prego. – Il Savio Adorabile fa un ampio gesto con le braccia e sorride beato: é dai tempi della Tripla A in Sudamerica che non si sente così compreso ed apprezzato, tanto da non notare gli sguardi che si scambiano gli altri due Consenzienti mentre ascoltano il suo comizio da camicia bruna in doppio petto.
– Ed é a questo punto che entra in scena il comunismo, lei conosce il comunismo, vero?
– Cerrto, cerrto, come potrei non conoscere ezzo? – Replica sorridendo il presunto alto funzionario. – Ezzo é mio pane qvotitiano.
– Perfetto. – «Altro che quei due bastardi di Sirio, questa sì é gente come si deve.» – Come certo saprà il comunismo, una debole filosofia da analfabeti, nata dalla mente di un giudeo, é divenuta ben presto, con l’aiuto della psicoanalisi – meglio nota come pornografia – e della fisica quantistica, la leva con la quale gli esseri inferiori tentano di scalzare l’individuo superiore dal centro del creato e dal suo destino di potenza. Mi segue?
– …Testino di potenza. Cerrto, molto interresante, kontinui preco.
– Ciò per cui io mi batto é ridare a questo individuo superiore le armi per poter combattere contro la finzione della democrazia, contro la truffa dell’eguaglianza, contro la corruzione, contro il materialismo ateo e contro la sodomia. Ho ragione? – Quasi urla infine il Savio Adorabile, giunto all’acme estatico della sua filosofia.
– No.
– Eh? – Cilicio Benelli ci mette un attimo ad afferrare la risposta. – Diceva?
– Le ho tetto che lei ha azzolutamente, incretipilmente, inconcepipilmente torto. In settant’anni ti carriera raramente ho utito tante sciocchezze quante ne ha tette lei in qvintici minuti. – Il Consenziente si volge verso gli altri due.
– Racazzi, penso che potremo far incontrare il Sighnor Penelli con qvalcuno che certo apprezza le sue teorie sulla superiorità razziale. L’altro ciorno hanno ricoferato per esaurimento nerfoso qvel viceammiraghlio, afete presente, qvello che ogni qvalche mese difenta depresso?
Un sorriso compiaciuto appare sul volto dei due virologi.
– Certo, Atem, é proprio la persona giusta. Farà anche bene al povero Viceammiraglio che é così triste quando arriva. – Approva Dekamar Seman.
– Buon difertimento, sighnor Penelli. Tra poco afrà un pubblico adeguato per le sue scemenze. Aufwiedersehn! Molto piacere aferla conosciuta. Io sono Herr Professor Atem Paenion, psichiatra e dozente in Ateneo di Hydumai mentre lei é pericoloso temente. Puonasera.
– B…buonasera – mormora basito Cilicio, passato dall’esaltazione allo stupore più paralizzante.
– Buonasera. – Il Savio Adorabile si volta verso l’autore del saluto, un Kerrabbia dall’espressione stanca ma visibilmente di buon umore.
– Sono il Vice Ammiraglio Irruo Skannagon della IV flotta stellare.Mi hanno detto che lei é molto interessato al sadomasochismo e particolarmente al ruolo di schiavo. Sono qui per accontentarla. 



 
– Cosa stai leggendo di bello, Aquila?
Il coniglioide scuote la testa, per rialzarla un secondo dopo a contemplare Tari-La appena uscita dalla doccia e intenta ad asciugarsi i capelli. – Una rivista che é arrivata al tuo vicino. – Aquila Yò-yò sorride equivoco. – Pornografica.
– Ah. E io ci sono? – Chiede distrattamente la verdalmata. – Ma come mai l’hai tu se é del vicino? – Fa un attimo dopo.
Il coniglioide muove il naso imbarazzato. – Sporgeva dalla buca e così… No, purtroppo non ci sei.
– Ah, sei così assolutamente disonesto tu, Aquilotto mio, anche nelle piccole cose. – Ride Tari-La. – E chi c’é allora?
– Beh, vediamo… «Avventure calde di un Cetroloide di Craterello», «Chiamami quando vuoi – fantasie erotiche di un computer teleimagico», «Naomi Thumida e gli Gnomi Mandrilli»… – Legge il coniglioide con accento notarile.
– Le solite menate. Non c’é niente di un po’ carino?
– Mmhh…«Grantorrone e le Pupe torride di Fahrenheit – Amore a 300 gradi.» Ridicolo. «Strano Picnic con sorpresa: divagazioni erotiche di uno Stallone Triviale.« …Grottesco. «Venerabilità umiliata e offes…»
– Beh, che ti prende?
Il Coniglioide guarda incredulo le olofoto da quattro soldi, inforca gli occhiali e torna a guardare facendo commenti a mezza voce.
– Allora? Dai fammi vedere.– Tari-La spinge Aquila, incastrandosi di fianco a lui nella poltrona. – Ehi, ma questo non é?…
– Proprio lui. Ma non era una persona seria, secondo te?
La verdalmata stringe le labbra. – Credevo che… Ma non era stato internato per nonsoquale malattia?
– Già. – Aquila Yò-yò ridacchia e indica Cilicio Benelli in tutina rosa pesca con oblò in corrispondenza del fondo schiena, frustato da un caimano ipertrofico in abito da sera. – E invece eccolo qui a fare il pirla con un Kerrabbia svitato.
– Mi dispiace, mi sono sbagliata parecchio, ma avevo sentito dire così bene di lui. – Si scusa la bella Verdalmata.
– Non ti preoccupare, amore. Ecco, vedi?– Il Coniglioide si alza ed accende il Fax intersistema. – Adesso mando al grande Geosinclino il servizio fotografico, così vedrà anche lui come se la spassa l’Adorabile Savio.
– Forse… Non é un po’ troppo… – Inizia a dire Tari-La. – Insomma un momento di debolezza può capitare…
– Una debolezza da miliardi di galattodindi, angelo mio. Comunque se i Mangiasabbia lo perdonano lo perdonerò anch’io.
Tari-La ride.

13.12.18

Calibano vigesimo: Gli dei nervosi


Visto dalla navetta per lo sbarco Etico Cupo non sembra un pianeta tanto diverso da altri: i soliti oceani, le solite nuvole, le terre verdi, giallastre o brune con i sottili filamenti argentei dei fiumi e le calotte glaciali installate con silenziosa dignità ai poli.
In realtà la caratteristica principale di Etico Cupo non é visibile da lì e nemmeno da una quota più bassa, dalla quale si vedrebbero al massimo le cupole nere delle Chiese dell’Ultima Possibilità, sovrastate dalla Spada dell’Intervento accesa di riflessi fiammeggianti.
Con filosofica pazienza Ahriman osserva le tre astronavi a forma di croce avvicinarsi nella simulazione olografica del computer di bordo e dà istruzioni per una rotta geostazionaria in modo da permettere agli Etici Cupi di perquisire la sua nave alla ricerca di libri di argomento non strettamente religioso, pornografia, musica, anticoncezionali, spinelli, biologi evoluzionisti, astrofisici, liberi pensatori o membri della Chiesa Del Faidaté.



Il fanatismo religioso, ben lungi dall’essere una caratteristica esclusivamente terrestre, ha una solida presenza tra i popoli della galassia.
A tale proposito sono da ricordare i Conservatori di Katapulta III, così chiamati per la loro convinzione di essere predestinati alla difesa dell’opera del loro dio. Questi è raffigurato come una sorta di Asso di Picche dotato di un unico occhio irato e piace praticamente solo a loro, ma non importa: i Conservatori scrivono comunque lettere indignate a chiunque – stelle trasformatisi in nove comprese – abbia preso qualche iniziativa senza ottenere la loro speciale dispensa.
Anche meritevoli di menzione sono i Candidi di Rotula IV, che convinti che l’innocenza dell’infanzia sia la condizione più amata dal loro Dio – un’ enorme Orsacchiotto vestito di una salopette rosa – si ostinano ad obbligare i pochi turisti che visitano Rotula a vestirsi da bebé ed a parlare come infanti di una pubblicità di merendine, pena la morte data per ingestione di una spilla da balia aperta.
Ma tra tutti i fanatici religiosi solo gli Etici Cupi sono stati segnalati su tutte le guide turistiche galattiche con la quadruplice croce dell’intolleranza assoluta.
Ostili al divertimento, al sesso, alla cultura, alla scienza, all’arte, agli alcoolici, al fumo, alle droghe, a tutto ciò, in breve, che rende il passaggio in questa valle di lacrime un po’ meno lugubre, gli Etici Cupi non si limitano a praticare i loro precetti nella loro vita privata e sociale, ma si adoperano ad imporli a chiunque capiti a tiro, assolutamente convinti di dover scegliere anche per gli altri e soprattutto timorosi di scoprire che il peccato è molto più interessante della loro vita da vegetali perennemente con la luna storta.
Il fatto che esista gente di questa risma anche sul nostro pianeta e particolarmente sul continente americano, non è il risultato di uno sbarco degli Etici Cupi nella Bible Belt, ma solamente della facilità con la quale idee così idiote possono germogliare nella testa di creature supposte intelligenti.


(Notabene: il quarto capoverso dell’Assoluto Parziale, il notissimo testo del grande filosofo Thinbam, recita: «Il pensiero è fatica, la cultura è fatica, il dubbio è fatica quasi insopportabile, ma di queste fatiche devi intessere la tua vita, o ranocchio, (Thinbam fa parte di una razza di anfibi, N.d.A.). Diffida del tuo primo pensiero, del primo impulso, della convinzione più salda. Attendi senza giudicare, sii occhio ed orecchio. Coloro che hanno paura della propria mente nuoteranno in uno stagno putrido in cerchi sempre uguali.»)
In seguito a questo scritto Thinbam è stato condannato a morte per rogo (in contumacia) dopo lunga tortura (in effigie) dalla Sacra Cattedra della Chiesa dell’Ultima Possibilità.
Nell’edizione successiva dell’Assoluto Parziale Thinbam ha posto una nota al quarto capoverso nella quale definisce gli Etici Cupi «Un numero eccessivo di ignoranti microcefali plagiati da un’accolita di fanatici moralmente corrotti e sessualmente sgradevoli».
Su Etico cupo si è reagito con l’esumazione (sempre in effigie) ed un nuovo rogo.


Ahriman si specchia in una pozzanghera di una viuzza laterale di Espiazione Costante, la capitale del pianeta.
L’immagine che la pozzanghera imparzialmente gli rimanda è quella di un distinto sauroide dagli occhi verde smeraldo vestito di un saio grigiastro con una scritta sul petto che recita: “STRANIERO” e sotto in lettere più piccole “Arcipeccatore, incredulo, appena appena tollerato dalla Sacra Cattedra sempre che righi dritto”.
Ahriman guarda le lettere rovesciate nella pozzanghera e si chiede come farà a compiere la missione affidatagli dalla società, dal momento che finora anche una semplice richiesta di informazioni toponomastiche è stata accolta da sbatter di porte, preghiere, ostensione di crocifissi ed anatemi.
In subordine Ahriman si chiede se alla partenza gli saranno restituiti gli abiti che indossava, giudicati da Fratello Krissdahl, perquisitore della nave, un’empia arca di peccato, al pari dell’accendino, dell’orologio, del minicomputer (“Credi Forse Che Dio Non Sappia Contare, Eh?”) dell’olofoto della figlia Ghia in divisa da collegiale e del figlio Neurite neonato, nudo su una pelle di ragno-lucertola.
Il ricordo dello sguardo di Fratello Krissdahl alla vista del figlio infante in costume adamitico lo convince che perlomeno sarà molto difficile farsi restituire quella foto, se non anche quella della figlia.
A un centinaio di metri dietro di lui una trentina di bambini e ragazzi ha iniziato un lancio di pietre al suo indirizzo, al grido di “Morte all’Arcipeccatore”. Ahriman solleva l’orlo dell’abito e a grandi passi opta per un cambiamento d’aria non senza aver gridato ai suoi assalitori “Pensate al turismo!” facendoli se non altro esitare per qualche secondo.
Ahriman, privo del minicomputer che contiene l’indirizzo ed il modo di arrivare a Doppio Kuemmel, giovane regista nonchè il più grande esperto di effetti speciali del cinema galattico, infila prima un vicolo, poi un altro, attraversa una piazzetta, sempre inseguito da una torma di ragazzini urlanti, impreca contro la politica demografica di Etico Cupo, inciampa in una pila di giornali ad un angolo di strada con in prima pagina la frase: “Bruciati i peccatori colpevoli di fantasie impure” e si infila in un vicolo cieco.
Ahriman fissa il muro scrostato davanti a sé sul quale c’è una scritta stinta che incita alla masturbazione libera.
Alle sue spalle i mostriciattoli avanzano rumorosi, preceduti dalle pietre ed il sauroide si chiede se non sia il caso di abbandonare la Terra al suo destino. Per non pensare allo scoperto Ahriman si è comunque rimpiattato dietro una pila di bidoni che risuonano allegramente delle pietre lanciate dai piccoli cannibali.
– Psstt.
Il sauroide rotea gli occhi a destra e poi in basso. Da un tombino semiaperto un individuo incappucciato gli fa dei frenetici cenni con la mano indicando il buio sotto di lui.
Momentaneamente a corto di alternative, Ahriman si infila nel tombino e scompare alla luce del sole e agli occhi della torma di piccoli fanatici, dei quali alcuni, al primo linciaggio, resteranno delusi fino alle lacrime.
Giù per una serie oscura ed interminabile di corridoi debolmente illuminati dalla luce polverosa che spiove dalle inferriate dei marciapiedi, attraversando diramazioni delle fognature cittadine che dal puzzo sembrano perfettamente identiche alle omologhe di altre città galattiche.
La sua guida cammina veloce, con il piglio sicuro di chi conosce l’urbe ipogea. Procedono per una mezz’oretta poi il suo salvatore si ferma sotto una grata molto ampia ed abbassa il cappuccio. Ahriman impallidisce trovandosi di fronte la maschera metallica da cavaliere teutonico di un Fratello Correttore, i robot poliziotti della Sacra Cattedra.


– Calma – dice questi. – Devo condurti davanti al Fatale Severo Custode della Sacra Cattedra.
Ahriman ha la sensazione che qualcuno abbia approfittato della sosta per rubargli le ginocchia e sostituirle con equivalente quantità di gelatina. Vorrebbe rispondere che invitarlo alla calma davanti a quella prospettiva è come chiedere ad un invitato ad un barbecue di sedersi sulla griglia, ma scopre che i suoi organi per la fonazione hanno fatto la stessa fine delle ginocchia.
Il fratello correttore gli fa cenno di seguirlo e Ahriman, troppo stordito per discutere, si avvia con passo da bambino al primo giorno di scuola verso un ampio corridoio illuminato da alcuni neon coperti da griglie molto sporche.
Un breve tragitto e sbucano da un altro tombino ai piedi della Torre dell’Infinito Dolore, una costruzione che per l’aspetto e il contenuto scatenerebbe l’entusiasmo del Dottor Mengele.
Stranamente il robot supera la Torre e si dirige verso la sede della Cattedra. Sale la scalinata, attraversa grandi stanze e corridoi, si inerpica su per altre scale con Ahriman, depresso e instupidito dalla preoccupazione, sempre alle calcagna.
La sala, foderata di legno nero ed arredata con arazzi che raffigurano le Quattordici Grandi Rinunce del Vero Credente, ha un solo occupante che Ahriman riesce a vedere quando finalmente il fratello correttore si toglie di mezzo.
– Doppio Kuemmel! – La voce del sauroide è insolitamente stridula e strozzata.
Il Severo Custode, che somiglia come una goccia d’acqua a un Richard Harris giovane, sfoggia un paio di eleganti baffetti biondi e una lunga tonaca bianca e nera. E sorride.
– Ahriman, vecchio brigante, ho saputo che mi cercavi.
Il sauroide annuisce con un cenno secco del capo. – Sì, ma non avrei mai pensato che…
Richard Harris /Doppio Kuemmel sorride di nuovo con minore convinzione. – Ti riferisci al mio lavoro, immagino.
– …
– Il fatto è… Ma siediti. Ragazze, scusatemi.– Il Custode schiocca le dita. Si apre una porta laterale e appare una giovane umana dalle forme procaci, con indosso solo un paio di autoreggenti nere che spinge un carrello di liquori, seguita da una coetanea vestita di un velo da suora (e nient’altro) che porta un vassoio carico di tartine. – Serviti pure. Grazie, ragazze, potete andare.
– Ma… – Dice una delle due.
Il Fatale Severo Custode annuisce paziente, le dà una pacca distratta sulle rotondità posteriori e quindi accarezza il seno della sua compagna.


– Sono la perpetue del mio predecessore. Queste abitudini gliele ha date lui. Non che io le trovi sgradevoli, intendiamoci, ma non è questo il mio modo di vedere il rapporto tra i sessi… Probabilmente loro pensano che sia omosessuale. Vabbé, niente di male in questo, ma c’è anche gente che mi guarda un po’ allarmata e giorno sì e giorno no mi arriva qualche giovinetto deciso a diventare il mio favorito. Buttare fuori le ragazze comunque mi dispiace: vivono e lavorano qui da molto prima di me… Ma serviti, dai.
Ahriman si versa un abbondante bicchiere del primo liquore che gli capita tiro e si siede su un divano.
– Sarai stupito, immagino, di trovarmi qui. Il fatto è che io speravo di liberare questo pianeta dalla tirannide della Sacra Cattedra.
– Infatti. Sapevo che le tue idee erano, diciamo, molto radicali. – Ahriman, con in corpo un bicchiere di liquore è più incline alla conversazione.
– E lo sono tuttora. – Doppio Kuemmel stringe le labbra e aggrotta la fronte. – È per combatterli meglio che sono entrato nella Sacra Cattedra. Poi, dal momento che dovevo rendermi conto della situazione, ho giocato al loro gioco per un po’ e sono stato promosso una prima volta. Dalla mia nuova posizione mi sono reso conto che salendo ancora di grado avrei potuto meglio colpirli e così, sia pure con dolore ho fatto la parte del boia e dell’assassino, del sicario e del giudice di un diritto criminale, la parte del confessore spergiuro e del predicatore che spinge al linciaggio… Fa schifo, lo so, ma vedi, sapevo che era per meglio combatterli, per minare l’organizzazione dall’interno, per svuotarla. – Beve. – Fatto sta che l’anno scorso ho fatto assassinare il precedente Custode e sono diventato il capo dell’organizzazione giudiziaria della Sacra Cattedra, il passo subito precedente al Supremo Decanato.
– Un risultato… notevole. – Ammette Ahriman.
– Già, notevole. Il fatto è che non c’è sostegno da parte del popolo. Io sono un Custode molto più feroce e sanguinario del mio predecessore, ma è tutto inutile: il popolo non ne vuole sapere di ribellarsi. Hanno solo paura, non cospirano, non lottano, non hanno solidarietà, passano il tempo a denunciarsi tra loro ed a linciare i turisti. Sono molto deluso.
– Ehm, succede.
– Eh sì, succede, purtroppo. Il fatto è che temo di non farcela. Anche se arrivassi al Supremo Decanato cosa potrei fare di ancora peggiore per spingere questa mandria di imbecilli alla rivoluzione? – Doppio Kuemmel solleva lo sguardo e fissa Ahriman. – Sono deluso, stanco. Alle volte mi chiedo se non sarebbe meglio mollare tutto e tornare al mio precedente lavoro, che non aveva nulla di rivoluzionario, è vero, ma almeno non mi obbligava a torturare nessuno. Tu che sei stato il mio produttore un sacco di volte, Ahriman, cosa ne dici?
Il sauroide annuisce con cautela: – Sono qui appunto per proporti un lavoretto…




Un anno dopo la fuga del Custode Kuemmel su Etico Cupo scoppiava una sanguinosa rivolta. Elemen Scharwadetter, nuovo Supremo Decano – in realtà un importante membro dell’intersistemi liberazionista – aveva vietato il linciaggio dei turisti, ordinando ai Fratelli Correttori di sparare sulla folla.
Mentre scrivo Etico Cupo, ora ribattezzato Playboy Fumato, è divenuto il pianeta “dove tutto è permesso”. Ma Elemen Scharwadetter è già disgustato dalla scarsa serietà del nuovo governo e ha deciso di partire per Plumbeo Granito, dove una casta ereditaria di feroci militari opprime il popolo.