6.4.20

Il Mare Obliquo 60 (Ultimo della prima parte)




E con il numero sessanta si ferma la prima parte de il Mare Obliquo. Come spiegavo nella scorsa puntata la seconda parte è in fase di costruzione, ma ci vorranno alcuni mesi per vedere la prima puntata. Spero che questa prima parte vi abbia se non altro distratto e condotto poco a poco in uno strano e bizzarro mondo. Come continuerà il blog, onestamente non so ancora dirvelo, tenendo conto anche del momento... In ogni caso grazie a chi ha letto, integramente o anche solo in parte e arrivederci e a  rileggerci presto. 
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Una parete solida di nebbia dove i loro passi suonano dispersi, spaventati. Il pavimento di Maurr mostra crepe, incrostazioni di splendore. L'erba luminosa, venata di sottili ragnatele brune è divenuta più alta e il rumore, un boato immane che sembra provenire da ogni lato della caverna, rende loro impossibile anche solo scambiarsi una parola.
Klog si passa la mano sul viso, nemmeno lui saprebbe dire se bagnato di umidità o di sudore. Cammina curvo, fissando l'ombra opaca della strada. Lì, su quel sentiero in leggera salita che corre sottile tra alberi altissimi ha dimenticato perfino il timore per i Mela e si affanna a cercare di non perdere il contatto con gli arcieri Oscuri. Questi non mostrano emozioni né stanchezza e non sembrano più turbati che durante una marcia di esercitazione.
Plinio e Matushka camminano vicini, scambiandosi ogni tanto piccoli gesti di conforto: un tocco sul braccio o un buffetto sulla spalla. Non l'aveva mai pensato, Klog, ma vederli così affiatati e amici gli suscita insieme una sensazione di solitudine e un brivido di piacere. Mai gli era accaduto di sentirsi solo: «forse sto invecchiando» pensa «o forse, semplicemente sto maturando... anch'io sarei felice di avere una dhovinje, mezza donna e mezza fata, che marcia accanto a me, che mi dimostra affetto e della quale preoccuparmi... che pensiero buffo... invece...» guarda il neek che procede di buon passo, il volto bagnato di nebbia e gli occhi puntati nei varchi chiari tra gli alberi a cercare la sorgente di tutti i mari dell'orlo del mondo.
Non sa cosa pensare del mezzo-notturno. I momenti nei quali lo incuriosisce e quelli nei quali lo detesta si equivalgono. Ma si può provare simpatia per una persona che non riesce a tollerare la propria stessa esistenza? Non servirà a molto, al neek, trovare le Acque del Centro. Comincerà subito dopo a cercare altro, un'altra fissazione turberà la sua mente, un'altra passione visiterà i suoi sogni rendendoli inospitali, aridi e affannosi. Klog sente che il suo cuore ha adesso un nuovo peso, sa che i fratelli immobili l'hanno riconosciuto, ne hanno fatto il loro araldo, la loro voce. Una parte di sè vorrebbe ribellarsi, ritornare alla condizione di pelosetto dispettoso nella quale è cresciuto e ha finora vissuto, ma le loro voci glielo impediscono. Sa che basterebbe fare il vuoto nei pensieri per ritrovarli, per sentirli, per diventare come loro. Testimoni dei grandi cieli che scorrono rapidi, di acque e stagioni, sentinelle della regolarità del mondo, del suo grande ciclo. 

 
Un vento leggero muove la nebbia, forma immagini velate, illusioni scintillanti. Basso Ohkme fissa ogni minima cosa con lo sguardo affamato dell'artista che ha timore di veder impallidare nel ricordo la bellezza di quel luogo. Il boato profondo fa vibrare la terra sotto i loro piedi, le acque del centro si avvicinano.
La strada di Maurr si interrompe. La nebbia si è alzata, gli alberi sono scomparsi. Il cielo basso è carico di riflessi viola e grandi nubi ruotano lentamente come in un incubo rallentato. Camminano sentendosi tanto minuscoli e indifesi da non riuscire più a comprendere neppure se sono vivi o no. Solo il cielo a ruota della caverna e il boato, un boato tanto immane e continuo da essere divenuto inafferrabile.
L'Oscuro non ha bisogno di parlare. Li chiama verso il limite della strada e indica l'abisso. Sette grandi corsi d'acqua, ciascuno largo centinaia di braccia precipitano nel buio. Sette fiumi d'argento si gettano senza sosta nel gigantesco varco che conduce al buio delle profondità della terra.
Gudre-Yinnu si inginocchia sul bordo di roccia per cercare il fondo del titanico passaggio. Ma non si vede fondo, non si coglie alcun movimento. Tanto profondo deve essere il pozzo che da esso non sale vapore, come se la cascata si frangesse tanto più in basso che nulla da esso riesca a fuggire.
Gli Oscuri osservano lo spettacolo con la loro stessa intensità. Evidentemente non è possibile che uno spettacolo di una misura tanto superiore a quella dei viventi divenga un'abitudine.

Le macchine volanti, fatte della stessa stoffa della quale sono tessuti i mantelli degli Oscuri riposano sotto una gigantesca tenda. Sono tre enormi palloni, lunghi, leggeri e carenati come navi, trattenuti a terra da corde coperte di Maurr. Al loro ventre sono assicurate grandi ceste.
Un Oscuro prende posto in un curioso abitacolo di legno posto a prua della nave e gli altri prendono posto nelle ceste. Li imitano, troppo storditi dal rumore e dallo spettacolo per aver voglia di discutere. Sicuramente non esiste altro modo per valicare l'abisso delle Acque del Centro.
Si alzano in volo silenziosamente, mossi dal vento circolare che agita gli alberi affacciati sull'immane gorgo.
Klog si ritrova nella cesta con Basso Okme e un paio di arcieri Oscuri. Nessuno proferisce parola, ben conscio che comunque nel fragore delle acque che precipitano nell'abisso qualsiasi altro suono sarebbe inafferrabile.
La nave costeggia i bordi dentellati delle terre che si affacciano sulle acque del centro e si solleva verso le grandi nubi che danzano appese all'altissimo soffitto di roccia della caverna. «Si sale» si dice tra sè. «Speriamo di non andare a battere una bella capocciata. E poi finire a testa in giù nell'acqua.» Si sporge leggermente. Riesce solo a scorgere le acque bianche di schiuma che precipitano nell'ombra insondabile. «Là sotto ci sono gli altri regni dei quali parlavano gli Oscuri. Dove ci sono le ombre-locusta. Già solo il nome mi dà i brividi.» Ma forse è solo il freddo umido a farlo rabbrividire da capo a piedi.«Se cascassi a capofitto a testa in giù dove sbucherei? Mi piacerebbe chiederlo a qualcuno di questi signori-che-sanno-tutto. Dall'altra parte del mondo o semplicemente nell'increato?»

27.3.20

Il Mare Obliquo 59

Questa è la penultima puntata della prima parte de "Il Mare Obliquo". La situazione è a un punto di svolta con la fine di Artamiro e la guerra tra gli antichi popoli e i nuovi umani. Della seconda parte ho diversi appunti ma nulla di definito, ma non appena avrò qualcosa di leggibile provvederò a pubblicarlo. In ogni caso arrivederci alla prossima e ultima puntata e grazie a chi mi ha seguito finora.
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Il comandante degli Hymn, un gu'Hijirr di mezza età, pallido e sottile come un notturno fa scivolare sulle spalle l'elmo di cuoio e metallo e scende da cavallo.
– Signori, grazie! – Pronuncia inchinandosi profondamente.
Il piccolo drappello di salvatori di Ulfa si inchina a sua volta. Oakin sorride. – Gik, ked'hain golt! È stato un vero piacere!
– Io sono Malliai, degli Ziudan di Ulfa. – Si presenta l'ufficiale. – E sarò felice di scortarvi fino al palazzo della Lega. – Getta un'occhiata al Notturno, poi incapace di resistere gli si rivolge: – Signore… Siete solo?
Usif-Lizhi annuisce. – Sì sono solo.
– E da solo… – Malliai sembra deluso – I nemici fuggivano urlando il nome dei Notturni e io ho pensato… Ecco, ho pensato che fossero scesi a migliaia dalle loro rocche, per combattere contro gli amici dell'Arciduca Konstantin, usupatore del trono di Dancemarare.
– Era Artamiro il re dei Cancelli d'Occidente, quando siamo partiti. – Interviene Usimbal.
Malliai degli Ziudan scuote il capo. – A Canddermyn i soldati di Dancemarare hanno consumato il loro tradimento. Hanno ucciso Artamiro e con lui migliaia e migliaia di Syerdwin, Gu'hijirr e Lupi-Drago. Una notte è durato il massacro, poi al mattino sono venuti Deshigu e Nivel'Iun di Verhida a salvare chi era rimasto in vita. Pochi, in verità.
– … Volete dire che ora…
– Ora siamo in guerra con i Cancelli d'Occidente, Marr di Ruthen e Lö. Re Tydly il testardo regna a Farsoll e Teardraet regna a Dharlemhiun, insieme con le Marr di Therrelise marciano verso Dancemarare per abbattere l'Usurpatore. E noi…
– … Siamo stati traditi e abbandonati. Il denaro di Dancemarare corre a fiumi per queste terre, serve per corrompere funzionari e ufficiali, per comprare le armi per i popoli del Kie. Delle cinque città delle Lega ancora tre resistono. Uxsiel Flynnen è abbandonata, Villa Lou conquistata dai Semurgh. Hedra e Tiagul Jòn sono assediate e non abbiamo più loro notizie.
Il Fiduciario della Lega è un umano scuro e imponente, dalle mani grandi e dagli occhi neri come l'acqua di un pozzo. È seduto da solo al vertice del tavolo delle conchiglie e indica i posti vuoti alla sua destra e alla sua sinistra.
– La conchiglia Marill di Uxsiel Flynnen è rovesciata. Il Dach di Villa Lou è rovesciato. Forse dovrò rovesciare anche le altre conchiglie. È l'ora più oscura per le Chiuse. Ma oggi… – Allarga le braccia per raccogliere in un solo gesto i marinai della Goren e i loro passeggeri. – Oggi una strana, piccola armata è venuta a salvarci. Scesa dai quattro angoli del Mondo. Oggi ci sentiamo meno soli, meno disperati.
Un enorme urlo di gioia, un'onda di grida, canti e fischi si abbatte sulla piccola compagnia. Proviene da ogni angolo della Sala delle Intese, dai balconcini delle gilde dei mercanti, dai quali assistere agli incontri tra i rappresentanti delle città, dalle porte gremite di soldati e gente di Ulfa, dalle altissime finestre dai vetri colorati di azzurro e viola.
Con un gesto il Fiduciario Tendhai riporta il silenzio nella sala. – Ora che abbiamo sconfitto l'orda del Kie possiamo inviare aiuti alla città sorelle. Ora esiste una piccola speranza. – Il Fiduciario della Lega attende che il clamore e gli applausi cessino per dire: – Siederemo a consiglio. E domani sia giorno di festa e allegria.


– Da dove venite? E qual'è la vostra destinazione, signori?
– Le nostre strade si sono incontrate come i nostri destini. Io vengo da Therrelise, oltre il Grande Circo dei Monti Nuovi, per cercare i nemici che minacciano le nostre terre. Io e il Barone Enklu cerchiamo i fantasmi di un'antica profezia. Khude il Silvano e Mahaderill la fata ci accompagnano. Loro e il Notturno Usif-Lizhi devono giungere al cospetto di Fiediun la Pietra, re di pietre e cristalli che vive oltre le Montagne dell'Orlo. Oakin il marinaio ci ha accompagnati fino qui.
– E non credete, Duca, di aver qui finalmente trovato i vostri nemici? E voi, Oakin, non pensate che il vostro viaggio sia terminato? E in quanto a voi, Khude, Mahaderill e Usif-Lizhi quale strano compito vi spinge tanto lontano in un'impresa tanto disperata? – Il Fiduciario Tendhai disegna forme rotonde con le mani, come ad accarezzare le parole. Sorride quietamente, affascinante come il dio-serpente della gente del Kie. – Ulfa e la Lega hanno bisogno del vostro coraggio e del terrore che i soli vostri nomi possono risvegliare nei nemici. Vi chiediamo un mese, forse due. Quanto basterà perché arrivino i rinforzi da Prospera, da Verdevima e dalle Terre di Godren. Gli ambasciatori di re Tydly sono già venuti e sono stati onesti. Hanno detto: «Il regno dell'Estuario dovrà combattere a fianco di Therrelise e Dharlemhiun contro l'Usurpatore. Ma nelle terre meridionali il generale Djugh Kai dei Rombodoro di Bracewell sta raccogliendo un'armata che risalirà il Drew per venire a voi. Dovete resistere per qualche settimana. Djugh Kai è un grande generale e uomini e gu'hijirr corrono già sotto le sue bandiere». Così ci hanno promesso. E noi dobbiamo attendere e resistere. Le genti del Kie sono numerose ma non sono abituate a combattere insieme. E hanno pessimi ufficiali.
– Abbiamo visto quanto valgono i guerrieri del Kie e delle rocche Muscose. Ma un esercito rapido a disperdersi è altrettanto rapido a tornare sotto le bandiere quando la promessa di bottino è grande. Un'armata nata per rapina non rischia disillusioni e un'orda di attaccabrighe trova sempre un accordo quando si tratta di rubare.
– Non avrei potuto esprimermi meglio, Barone Enklu. Ora sono terrorizzati per aver provato ancora una volta la punta delle lance degli Hymn e soprattutto per aver incontrato sulla loro strada un'immaginaria armata di Notturni. Di Antayul, come li chiamano loro, gli antichi signori del Kie. Ma tale paura scomparirà presto se voi ve ne andrete. È una preghiera, quella che vi rivolgo. Le Chiuse vi debbono troppo per ordinarvelo, ma possono pregarvi. Restate al nostro fianco.
– Che ne è stato della gente di Uxsiel Flynnen?
Nessuno si era accorto che la piccola Moridee non aveva abbandonato la sala con gli altri della Goren. La bambina, seminascosta nel'oscurità, era rimasta accanto alla fata Mahaderill per tutto il tempo, attendendo soltanto un istante di silenzio per porre la sua domanda.
Se il Fiduciario è stupito per la sua presenza si guarda bene dal mostrarlo. – Sono arrivate voci della sorte della gente di Uxsiel Flynnen. Un incantesimo che tuttora non riusciamo a comprendere li ha spinti ad abbandonare la loro città. Ne abbiamo paura perché questo dimostra che grandi forze combattono dalla parte dei nostri nemici. Qualcuno mormora che anche Queidhen l'Unico sia alleato di Konstantin. Comunque la gente di Uxsiel è stata portata alle Rocche Muscose ed è prigioniera dei Semurgh. Così si dice.

Un fremito, il rumore dei cuori che esitano prima di battere un'altro colpo, segue le parole del Fiduciario. Queidhen l'Unico, il viaggiatore della Terra-tra-molti-istanti è schierato con Konstantin contro di loro. La gente di Ulfa sembra loro anche più coraggiosa di quanto avessero pensato. O forse semplicemente più testarda, ciecamente testarda.
– Ma Teardraet, il re dei Syerdwin, è un potente negromante, un nemico all'altezza di Queidhen. Non tutto è perduto, noi non abbiamo perduto ogni speranza. – Il Fiduciario esita , lascia che i salvatori di Ulfa dispongano di qualche secondo ancora per riflettere. – Allora, miei signori, posso tornare a rivolgermi la mia – anzi la nostra – preghiera? Rimarrete accanto a noi per liberare la Lega delle Chiuse dalla minaccia del nostro comune nemico?
– Dipende. Voi, fiduciario, siete ufficiale di re Tydly? – Chiede Oakin.
L'uomo sorride. – Certo, sono la maggiore autorità del regno dell'Estuario a sud di Bracewell.
– Allora, per quanto riguarda me e i miei marinai sarà sufficiente un vostro comando. Ma io devo fedeltà e la mia parola ai nostri passeggeri. È pur vero che non dispongo al momento della mia nave e fuori da essa non possiedo alcuna autorità, ma una parola è una parola. Non solo, noi tutti siamo debitori a questa bambina, Moridee, della promessa di trovare e salvare suo padre. Vedete in quanti modi siamo vincolati, mio signore?
– Forse… – Per quanto la sua voce non suoni forte e decisa quanto quella di un Lupo-Drago, il silenzio permette a tutti di udirla chiaramente e Usif-Lizhi esita, poco abituato com'è ad essere al centro dell'attenzione. – Forse, dicevo, è possibile trovare un accordo, una soluzione. Noi tutti dobbiamo ritrovare il padre di Moridee e alcuni di noi hanno molto viaggiato per giungere a sapere ciò che ora sanno: "che venti tanto forti da scuotere Ruthen e Lö" vengono da Dancemarare.
– Ciò che avremmo potuto ben scoprire anche solo con alcune spie ben pagate nel palazzo reale di Dancemarare. – Commenta amaramente Enklu. – E, a quanto sembra, mentre avveniva il tradimento eravamo troppo lontani e quindi inutili.
– Qui abbiamo combattuto e vinto la nostra battaglia contro l'usurpatore. Non ti crucciare, Enklu. D'altro canto – continua Usif-Lizhi – Non credo esista altro modo per salvare il padre di Moridee se non sconfiggere il Kie e liberare gli uxieliti prigionieri. E infine, penso che, senza una buona e potente scorta, sia impossibile per noi tre. – il notturno indica se stesso, il silvano e la fata – giungere fino alla dimora di Fieduinn la Pietra. Ora, siccome è impossibile chiedere una potente scorta ai nostri amici di Ulfa, impegnati in una guerra dura e difficile, non resta a noi altro da fare che sconfiggere quanto prima i guerrieri del Kie, liberare così il padre di Moridee, tagliare le unghie del nemico di Ruthen e Lö e ottenere l'aiuto degli Hymn per giungere da Fieduinn.
– Questo si chiama parlare! – Il Fiduciario raggiante di gioia si inchina al notturno non osando abbracciarlo. – Per le scarpe della dea Ghudrun, ho davvero assistito a un esempio rimarchevole di uso del cervello. Potrete contare sulla più potente e agguerrita scorta che si sia mai vista attraversare queste terre, mio signore. Una volta sconfitti i predoni, metà degli Hymn saranno al vostro seguito, pronti ad accompagnarvi fino al mare obliquo e oltre, se necessario. 

 
– Grazie. Ci conto. Il nostro compito è estremamente importante. Voi sapete del Cambiamento?
Il fiduciario annuisce aggrottando le sopracciglia. – Una grande magia, un incantesimo terribile che scende dalle terre del nord, così ho udito dire. Rende la terra e quanto la abita simile a sterile cristallo.
– È la manifestazione visibile, tangibile della fine del nostro mondo. – Non siamo chiamati a combatterlo, ma a comprenderlo. – Interviene Mahaderill. – I Notturni sono stati i primi a sentirne l'arrivo. Essi l'attendono come un uomo troppo anziano attende la morte amica. Non si tratta di un incantesimo, credo, ma del respiro del mondo. Solo chi ha visto susseguirsi molti respiri del mondo potrà dirci se dobbiamo temere il Cambiamento oppure no.
Il fiduciario annuisce, anche se dalla sua espressione smarrita non è difficile intuire che ben poco ha compreso delle parole della fata. – Bene, allora. Farò subito preparare delle stanze per voi qui, in questo palazzo. Se siete d'accordo, domani qui, terremo consiglio di guerra.

8.3.20

Il Mare Obliquo 58

Davanti alle mura di Ulfa, Kwister e i suoi amici si chiedono come potranno mai liberarla dalle migliaia di assedianti. Ma Oakin ha portato con sé un tipo di arma sconosciuto ai nemici.
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– Da dove arriveranno mai, le macchine da guerra? I Semurgh sono sempre stati così rissosi che da soli non avrebbero mai inventato nemmeno il cucchiaio. – Jay Wediliun, acquattato nell'erba alta, parla a voce bassissima, lanciando frequenti occhiate intorno.
– Non è difficile immaginarlo. Arriveranno da dove sono arrivate le frecce di Jeghu Eshida. Direttamente dai magazzini reali di Dancemarare. Se penso che quell'imbecille di Nyby Ornoll ha mandato i figli delle migliori famiglie del regno a morire per i Cancelli d'Occidente… mentre quelli ci cucinavano questo bel piattino.
– Piano, Oakin, ci sentiranno.
– Ma se riesco a ritornare a Farsoll…
– Fai silenzio, vecchio rospo. I Semurgh possono essere ovunque. Anche dietro la tua coda.
Il comandante della Goren resiste alla tentazione di voltarsi per non dare soddisfazione a Kirzil e scruta ostentatamente il dosso della collina che scende dolcemente verso la città. – Vedete le mura? Come sono scure, profonde e inclinate? Sono molto antiche: Ulfa è da anni e anni la capitale della Lega delle Chiuse ed ha già dovuto affrontare molti assedi. L'abitano uomini e gu'hijirr che vivono in pace e buon accordo, dediti ai propri commerci e alle proprie faccende. Solo da poco tempo si sono uditi profeti e arcimaghi che predicavano la superiorità della gente nuova. Così almeno mi hanno detto negli ultimi viaggi. Adesso comprendo chi li inviava e pagava i loro sporchi uffici.
– Come pensi di agire, Oakin? Quali armi formidabili ci nascondi? – Chiede il Barone Enklu.
– Nulla di nuovo. – Replica asciutto il gu'hijirr.
– Ma non avrete potuto portare la granatiera fin qui…
– La granatiera no, ma le granate sì. I miei marinai ne portano cinque ognuno. Si spargeranno lungo il declivio a nord, uno ogni cinquanta passi. Quando Usimbal lancerà la prima… là, la vedete barone quella grande tenda color mostarda? Lì sicuramente sta l'Anansi di Tedeki… quando questo avverrà gli altri marinai saranno pronti a lanciare le proprie proprio nel mezzo delle milizie assedianti. Poi, mi auguro che gli Ulfani siano pronti ad approfittarne.
– Ci sarà poco lavoro per le spade, ma sicuramente è meglio così. – Osserva il barone.
Oakin sorride. – Non siatene certo. Quando Uhban, Semurgh e Tedeki cominceranno a correre verso le cime della Corona ci passeranno molto vicini. E noi potremo contribuire ad aumentare il caos.
– E se da Ulfa non arrivasse nessun aiuto? – Chiede Harvaiun.
Oakin sbuffa. – E se invece dei piedi avessi un paio di pinne? Cammineresti male, non trovi? Se sarà così improvviseremo qualcosa, ci penseremo al momento. Adesso silenzio. 
 


Kwister appiattito al suolo – posizione che, nonostante la necessità, trova assai poco dignitosa – attende che gli giunga all'orecchio il suono della prima delle esplosioni. Ha già udito il formidabile fragore della granatiera della Goren, ma in quell'occasione il rumore era arrivato imprevisto e quindi non l'aveva scosso più di tanto. Ma questa volta l'attesa lo rende nervoso, molto più che nelle precedenti attese di battaglia.
Accanto a lui Usif-Lizhi solleva a intervalli regolari la testa sopra il livello dell'erba, ma quanto al resto sembra tranquillo come l'invitato a un matrimonio.
– Chissà che disturbo sarà per voi il rumore delle granate, Marr Usif-Lizhi. Mi dicono abbiate orecchie molto delicate.
Il notturno per guardare il massiccio Lupo-drago non solleva la testa, ma si appoggia su un fianco. – Non posso negarlo. Ma tutto è preferibile a quest'attesa.
– Non posso darvi torto. Chissà quando verrà il segnale dell'attacco.
– Da qui i nemici si distinguono agevolmente. I mantelli rosso scuro dei Tedeki. Dicono che vengono tinti con il sangue dei loro nemici.
– Sangue di porco e sterco secco. Infatti puzzano. – Mormora a mezza voce il Duca.
– … E gli elmi con il puntale degli Uhban, con il quale si lanciano a testa bassa contro i nemici…
– Come stupidi montoni…
– … e gli scudi alti di cuoio e legno dei Semurgh, che portano legati sulla schiena.
– Per gente abituata ad accoltellarsi alle spalle è certamente il posto migliore per portare uno scudo.
– Vedo che non avete molta considerazione per i nostri nemici, Duca.
– Idioti superbi e vigliacchi. Si sentono forti perché sono tanti, ma non si amano e se Ulfa dovesse cadere finirebbero per massacrarsi tra loro per il bottino. Non sono un esercito ma solo una grossa banda di tagliagole. Al primo spavento scapperanno come lepri. Quando i Notturni dominavano il Kie non avevano neppure il coraggio di mettere il naso fuori dalle loro tane.
– Già. Ma ora la mia gente non si interessa più di quanto avviene nel mondo. E comunque devono essere molto abili gli emissari di Dancemarare a riunire in un'unica armata popoli tra loro rivali.
– È ciò che la Lega delle Chiuse ha sempre temuto. Semurgh da Nord, Uhban da Sud e Tedeki da Est. Deve essere costata molto denaro questa alleanza. Speriamo che siano denari sprecati.
– In fondo siamo qui per que…
Il fragore della prima granata arriva molto più smorzato di quanto si attendessero. Una fontana di terra, erba, fumo e fuoco sorge improvvisa davanti a loro, dove fino a un istante prima sorgeva la tenda dell'Anansi.
Al segnale di Usimbal è la volta degli altri marinai della Goren di lanciare le proprie granate. Si alzano in piedi, mulinano la frombola e con un movimento secco, elegante lasciano partire piccoli oggetto neri e opachi che superano d'un fiato la distanza che li separa dall'accampamento degli invasori.
Kwister e Usif-Lizhi nascondono il capo nell'erba quando la granata giunge al suolo per risollevarlo un istante dopo, a controllare l'effetto dell'esplosione.
Terminata la prima serie di lanci i gu'hjirr attendono che il fumo si sia sollevato per riprendere il tiro. Dalla nebbia grigia che avvolge le prime tende dell'accampamento vengono urla e i nitriti terrorizzati dei cavalli.
– … povere bestie. – Mormora distintamente Oakin e dà a Usimbal, ancora in piedi, il segnale per il secondo lancio.
Come in un'innocua esercitazione le granate esplodono l'una accanto all'altra. Il terreno brontola e l'aria ha un odore secco e pungente.
Ussai, Farsoll! – Gridano insieme i marinai gu'hijirr, sollevando le frombole.
– Le porte di Ulfa… guardate! – Sibila Harvaiun quando anche il fumo della seconda serie di esplosioni si è sollevato.
Le massicce porte di bronzo della città scivolano lentamente sui cardini. Nell'ombra una fila di lancieri nella livrea azzurra e viola della Lega delle Chiuse abbassa le lance ed esce sulla spianata al piccolo trotto. Un silenzio innaturale domina la scena. Anche gli invasori, paralizzati, assistono alla manovra dei temibili lancieri Hymn come spettatori di una parata. Gli Hymn sono stati i loro nemici per decenni e i loro colori significano morte in tutte le terre del Kie. 
Quando il terreno rimbomba del rumore degli zoccoli dei cavalli, Usimbal urla con tutto il fiato che ha in corpo: – Adesso! Tirate! Ussai Farsoll!
Una lunga fila di fiori di fuoco e fumo si accende tra i Semurgh, gli Uhban e i Tedeki.
Nella piana i lancieri si allargano in tre lunghe file che travolgono i pochi guerrieri che hanno vinto il terrore delle granate per andare ad affrontare gli Hymn. Alle loro spalle vengono correndo i piccardi e gli arcieri di Ulfa, a terminare l'opera.
Ben presto gli invasori abbandonano ogni parvenza di resistenza organizzata, abbandonano le macchine d'assedio, travolgono i propri ufficiali, gettano le armi e corrono disordinatamente verso la cima delle montagne.
Usimbal attende che il primo gruppo di tedeki in fuga sia a un centinaio di metri per lanciare la quarta serie di granate.
– Adesso! È il nostro momento!
Il Duca Kwister non attende neppure che il fumo si sia diradato per gettarsi giù dalla discesa, incontro ai nemici.
– Attendete Duca Kwister! Ancora un lancio… – Grida inutilmente Usif-Lizhi, ma il Lupo-drago nemmeno lo sente. Al notturno non resta che alzarsi in piedi, snudare la egyri e seguirlo.
Se la vista del massiccio Lupo-drago che scende rapidamente l'erta mulinando la lunga spada aumenta il loro panico, vedere correre a pochi passi da lui un uomo-di-luna incurante della luce del giorno, con gli occhi accesi come lanterne e la grande spada ricurva che si accende di riflessi dolorosi, li getta definitivamente nel terrore.
Fuggono come lepri abbandonando armi e armature, qualunque cosa ostacoli i loro movimenti. Urlano: – Tradimento! – E – Antayul! – Il nome che i loro popoli attribuiscono ai Notturni. Ed è soprattutto questo secondo grido a rendere deboli e spaventati anche i più risoluti e coraggiosi tra loro. 

 

27.2.20

Il Mare Obliquo 57

Dopo un piacevole e inaspettato soggiorno nell'antica foresteria dei Gu'hijirr bruni, Kwister, Usif-Lizhi e gli altri giungono fino a Ulfa, ma una brutta sorpresa li attende.
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Un raffinato gioco di contrappesi permette di far scorrere nello stesso modo anche le finestre. La luce pallida del tramonto illumina un vasto ambiente circolare, vuoto e pulito. Lungo un segmento della circonferenza c'è un ampio caminetto e nel centro della sala una scala conduce al piano superiore.
– Non male, non male davvero. – Commenta Harvaiun, tuttora eccitatissimo per aver indovinato il segreto dei Bruni.
– Cristallo. Vero cristallo. – Noro Eban accarezza con la punta delle dita le finestre del loro asilo. – Anche a Dancemarare non saranno più di una trentina i palazzi che hanno veri cristalli alle finestre.
– Invece i bruni lo usavano anche per il semplice rifugio di una piccola guarnigione. Impressionante. Dovevano essere immensamente ricchi e potenti. – Aggiunge Jay Wediliun
– E tutti questi meccanismi? Se pensi che il re dei Gu'Hijirr va fiero solo per aver fatto mettere una cerniera girevole al basamento del suo trono, c'è proprio da ridere. Qui tutti i nostri artigiani avrebbero moltissimo da imparare.
– … e noi un sacco di soldi da fare.
– Proprio vero.
– Dobbiamo riuscire a tornarci.
– Piacerebbe a tutti tornarci. Se non altro perché sarebbe la prova che in un futuro più o meno vicino saremo ancora vivi.
– Hai ragione, Kirzil. Sarà meglio rimandare questi progetti.
– Già. Forse è il caso di accendere il fuoco.
– E cucinare qualcosa.
Liberare il tiraggio si rivela più facile del previsto e ben presto un allegro fuoco illumina e scalda la stanza. All'esterno la tempesta è ripresa, ma il vento e la pioggia battono inutilmente i vetri del rifugio. 
 

– Coraggio! Fuori il cielo è lucido e azzurro come uno specchio e il sole è caldo come il bacio di una donna innamorata. Muovetevi, sbrigatevi!
Una serie di grugniti e di imprecazioni accoglie l'ottimo umore di Kirzil Pennarossa e la luce del giorno che scivola nella stanza dalle finestre aperte dal gu'hijirr.
– Su, belli. Ulfa la bella ci aspetta, con le sue focacce calde alle olive e le sue femmine stanche dei mariti.
– Perché sono stanche dei mariti?
Una risata sottolinea l'imbarazzo di Kirzil, che ha dimenticato la presenza tra loro di Moridee. La bambina spunta con il naso dalla coperta e accanto a lei, seduto a gambe incrociate, Usif-Lizhi sorride maliziosamente. – Allora, Kirzil dei Mappin, perché mai le donne di Ulfa sono stanche dei loro mariti? Spiegalo a Moridee.
– … Ecco…

– Perché i loro mariti sono sempre in giro sul Drew – A togliere d'impaccio il gu'hijirr interviene Mahaderill. La sua voce morbida e profonda risuona nella stanza come una carezza e per un attimo tutti provano la medesima sensazione di abbandono e di pace di un bambino risvegliato dalla madre. – Non si fermano mai abbastanza a casa. – Continua la gwellyniuin – Non le guardano e non le baciano. Così sono stufe di loro.
– E Kirzil e gli altri vogliono baciarle?
– Certo. Così si sentiranno meno sole.
– Bello. – Moridee scivola completamente fuori dalla coperta e fissa bene in volto il gu'hijirr. Sorride divertita. – Devi proprio essere buono, Kirzil. E anche gli altri.
– Già… – Il gu'hijirr scuote la testa e le restituisce un mezzo sorriso perplesso. "Chissà se è giusto educare una bambina a questo modo"



Si lasciano alle spalle il Ghy-dunand accompagnati da un vento fresco e profumato, dopo una colazione a base di biscotti secchi e tisana al tiglio. La strada si incurva leggermente verso il basso, procedendo sul fianco dei monti. Sotto di loro il corso del Drew scivola argenteo e silenzioso, più lontano, oltre i Colli Grigi, il Deserto Scheggiato riflette la luce del sole come una gigantesca lastra di vetro adagiata sull'orizzonte.
– Bello spettacolo, non è vero?
– Devo ringraziare questo mantello magico se posso godere di queste meraviglie. Eppure voi, Duca, forse non sapete quanto possa essere bello il mondo illuminato dalla luce della luna, visto dalla schiena di un ippogrifo. Gli ippogrifi possono salire fin dove l'aria è tanto sottile e fredda che le loro grandi ali trovano appena sostegno.
– Fino a toccare la luna?
– Così dicevano i poeti.

"Oyster il bello raccolse la luna
in seno la nascose e volò
fin sulla schiena della nube più alta
al centro del cielo la depositò
perché le onde rabbiose dell'oceano
non potessero più rapirla al mondo."

– Questo è il Tempo Elisyum, non è vero? Il poema dei Notturni.
– Sì. È la traduzione fatta dal bardo Bylitisan-drai per i Re della Casa degli Odo di Dancemarare. Oyster è un nome che molti delle terre d'Occidente conoscono.
– In realtà la luna è un altro mondo, separato dal nostro da un oceano di vuoto. Così almeno mi hanno insegnato nella mia Marrak. E nessun ippogrifo o altra creatura volante potrà mai raggiungerla. Ma si dice anche che i Notturni provengano proprio dalla luna. E che il desiderio che provano per lei nasca dalla nostalgia.
– Conosco questa leggenda. Bella, come molte leggende, ma altrettanto assurda. E il sole?
– È ancora più lontano, fortunatamente. Le sorti del nostro mondo vi sono unite ed esso vortica come una pietra in una frombola, attorno alla mano che la regge. E grazie al cielo si tratta di una mano instancabile.
– Questo lo lessi anch'io nei libri della mia famiglia. Dufigh il Nero vi aggiungeva che il mondo si avvicina e si allontana al sole e a questo si debbono le stagioni. Ma in questo era contraddetto da Gayun il sottile che invece sosteneva che il mondo fosse rotondo come un'arancia e inclinato. Le terre più lontane dalla sua luce sono le più fredde e le stagioni sarebbero dovute al variare dell'inclinazione del mondo nel corso del suo viaggio intorno al sole.
– Ingegnoso. E quale ipotesi prevalse?
– Dufigh il Nero proveniva da una famiglia più in vista. E così nei nostri libri la sua tesi ha più spazio. Ma ciascuna rocca fa per sé. Nella mia la tesi di Gayun era preferita. Anche perché esistono altri mondi che, come il nostro, ruotano intorno al sole. E il mondo d'argento, per esempio, Urìa, si mostra periodicamente incompleta, come se un altro mondo gli facesse ombra.
– In questo la vostra famiglia sembra contraddire i vostri grandi viaggiatori, che sostengono di essere giunti al limite del mondo e aver visto le acque dell'oceano circolare, il mare obliquo, che cadono oltre l'Orlo e, grazie alla capillarità, ritornano al centro del mondo, alla Sorgente Ultima, a formare il grande ciclo dell'Acqua.
– I nostri grandi navigatori talvolta non si sono mai mossi dalle loro rocche. Ma erano ottimi narratori.
Il duca Kwister ride. – Siete un eccellente conversatore, cavaliere Usif-Lizhi, anche se non mi pare abbiate sufficiente rispetto per le vostre tradizioni.
– Le tradizioni ci stanno uccidendo. Siamo un popolo tanto colto e scrupoloso nel rispettare gli usi degli antenati che nessuno riesce più neppure a soffiarsi il naso senza aver consultato una dozzina di antichi libri. – Una punta di rabbia è penetrata nella voce del notturno, che ha distolto lo sguardo dalla strada e fissa l'aria davanti a sè. – Abbiamo paura di ciò che deve venire, paura delle nuove vite, terrore dell'infanzia. La nostra ansia per la fine che si avvicina è tale da volerla anticipare, rifiutando di dare vita a figli e nipoti. E il nostro popolo ha ormai una mente vecchia, timorosa, pavida. 

 
Educatamente Kwister preferisce tacere. Le riflessioni di quello strano notturno risvegliano in lui l'ansia per la sua missione. A muoverlo è una semplice profezia, versi e parole che da anni nelle marrak tutti si ripetono abbassando la voce. "Da dove vengono venti tanto forti da scuotere Ruthen e Lö?". E mentre Enklu ha attraversato le coste d'occidente, fino a Prospera, l'Isola-Continente, altri Lupi-Drago hanno percorso Uhbarr o le terre Asciutte oltre Klezmer, Lidele e Odeser, gli ultimi castelli di Bartsodesch, il suo compito è attraversare il sud e l'est per trovare finalmente il nemico che da anni i Lupi-Drago attendono.
«Il nostro nemico sta nella cinta di Dancemarare, e come un titanico ragno assassino tesse la sua tela tra Urag, le Porte d'Oriente e il Drew, ormai lo sappiamo. Ma anche qui, in queste terre lontane, vi è modo di combattere contro Konstantin, ferirlo, spezzare i suoi fili e i suoi nodi».


– Fumo. Lo vedete? – Usimbal, il secondo della Goren indica un punto oltre una cresta.
– Oltre quella cresta c'è Ulfa. Circondata dai monti, abbracciata dal fiume, come dicono a Farsoll. – Oakin fa un cenno a due suoi marinai. – Precedeteci. Arrivate alla cresta e guardate cosa accade.
I due marinai accellerano il passo e ben presto scompaiono oltre l'orlo della strada in salita.
– Ulfa è dunque terra gu'hijirr? – Chiede Enklu.
– Un'antica alleanza unisce la Lega delle Chiuse al regno dell'Estuario. – Conferma Oakin, stranamente solenne. – Dovere di ogni suddito del nostro re ("chiunque egli sia in questo momento" sussurra Usimbal)… del nostro re, dicevo, è difenderne le città della Lega come difenderebbero la cinta di Farsoll.
– I Semurgh?
– È probabile. Hanno già preso Villa Lou. Uxsiel Flynnen è deserta come una tomba e se cade Ulfa per la Lega non vi saranno più speranze.

Continuano a camminare in silenzio, attendendo che i due marinai portino loro notizie.
Non è passata più di un'ora che i due gu'hijirr ricompaiono correndo.
– I Semurgh. – Dice il primo di loro. – Hanno circondato Ulfa e hanno grandi macchine da guerra.
– Sono ovunque come formiche e le loro tende affollano i fianchi dei monti come funghi. – Continua il secondo.
– Vi sono anche le tende di cuoio degli Uhban e gli stendardi di Tedeki. – Termina il primo.
– Vi sono segni di resistenza sulle mura della città? – Chiede il Duca Kwister.
Il primo gu'hijirr annuisce. – Gli spalti sono sorvegliati e recano i colori di Ulfa.
– Bisogna andare a salvarli!
La frase di Kirzil, solitamente assai poco guerresco, li prende di sorpresa.
– E come faremo, Kirzil dei Mappin? Siamo appena una trentina. E i nostri nemici sono migliaia. – Risponde per tutti Noro Heban.
– Abbiamo i nostri mezzi, non è vero Oakin?
Il vecchio marinaio sospira e si stringe nelle spalle. – Sì. Ma bisogna ugualmente studiarsela bene.