21.10.12

Valse triste


Ho conosciuto Jean - o Janne, nella grafia finnica - Sibelius per motivi strettamente legati alla mia quasi-professione di sassofonista jazz. Avevo appena scoperto il mondo dei «modi» - ionico, eolio, frigio, lidio ecc. - e mi dedicavo con impegno al loro studio, quando mi capitò di leggere da qualche parte che il compositore finlandese, attivo a cavallo tra il XIX e il XX secolo, abbandonò il mondo della tonalità per ritornare ai modi, tipici della musica medievale e dei canti gregoriani. Il risultato è una musica decisamente curiosa e inattesa, apparentemente "facile", ariosa, sorprendente negli interventi dei fiati e nelle "frasi" musicali ripetute. Comperai un paio di LP - all'epoca esistevano soltanto quelli - che contenevano tra l'altro «Finlandia», «Tapiola», «Karelia» e il suo «Valse Triste».
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Il «Valse triste» lo riascoltai in quegli anni nel film a cartoni animati di Bruno Bozzetto «Allegro non troppo», in una rappresentazione grafica che ha davvero molto poco a che fare con il canone disneyano. Nota a margine, credo che il film di Bozzetto sia stato l'ultimo film a lungo metraggio a essere girato e montato da uno studio italiano. 
In famiglia esistono mattinate «classiche», generalmente la domenica mattina, dove si ascolta Sibelius, Holst, Alban Berg - che è diventato persino un cameo in un romanzo scritto a quattro mani con mia moglie - Stravinskij e Arvo Pärt. A ognuno di loro  dedicherò un piccolo intervento nei miei «capricci» domenicali. 
Di seguito due versioni del «Valse Triste», il primo sotto la direzione di Vladimir Ashkenazy il secondo come ritaglio dal film di Bozzetto. Attenzione, il secondo è davvero triste. 



 

2 commenti:

Nick Parisi. ha detto...

Grande creatore di emozioni Sibelius.

Maxciti ha detto...

@Nick: verissimo. Il caso di Valse Triste è un po' al limite, nel senso che Sibelius sembra dichiarare il proprio intento emotivo fin dal titolo. La versione del film di Bozzetto la rende molto triste - e va bene così - ma la tristezza originale di Sibelius doveva essere intesa come malinconia autunnale, alla quale il tema era originariamente rivolto.