27.4.12

un sogno e qualche riflessione di metodo

Missione compiuta. 
Sono arrivato in V. Verdi, 16, ho seguito da bravo pisquanello la conduttrice del programma nei sotterranei della RAI e ho registrato più o meno 20' di breve storia della CS. La trasmissione, tagliata fino a raggiungere i 7' e 30", andrà in onda in un giorno di maggio, non so ancora quale ma ne verrò informato con discreto anticipo in modo da poterlo sparare su tutti i siti possibili, per primo, ovviamente, questo. 
È stata un'esperienza curiosa, non solo e non tanto per il rapporto con la radiofonia - mi era successo di condurre su Radio Città Futura di Torino nel lontano 1976 o 1977 qualche breve programma musicale, quindi avevo una mezza idea di come funziona una trasmissione - ma per il mio ridicolo ruolo di unico, in quella sede, testimone di un frammento di vita in realtà comune a molte persone. Tutto assurdamente legato alla mia voce, ai miei poveri e parziali ricordi. Avrei voluto, probabilmente, poterne discutere con qualche altro testimone, ricordare insieme, riscoprire eventi dimenticati o rimossi. Ma il programma, intitolato «Chiodo fisso», narra di una passione assoluta e personale e innegabilmente tale è stata per me. 
«Così tu hai abbandonato medicina per fare il libraio», così ha commentato il mio discorsetto la conduttrice della trasmissione e, con una certa sorpresa, l'ho dovuto ammettere, anche con me stesso.
...
Sono giorni un po' strani, questi. Vissuti nervosamente, in attesa di un qualche evento catastrofico - in fondo la libreria ha ancora qualche debituccio in giro, con l'INPS, con il commercialista, con l'ufficio paghe, con qualche fornitore - che poi particolarmente catastrofico non sarà. Ma mi è rimasta un'abitudine difficile da eliminare, quella degli ultimi mesi, quando, soppesando incassi e uscite, dovevo cominciare a preoccuparmi di chi avvisare per primo che non sarebbe stato pagato. Per ora, probabilmente. O forse mai, o quasi. 
In famiglia non mi vedono più girare con la faccia da «salto della Ricevuta Bancaria», ma i nostri rapporti sono un po' strani, lunatici, bizzarri. O forse bizzosi. Litighiamo con una certa frequenza, ma le riappacificazioni sono veloci quanto i litigi. Mia figlia mi parla con cautela, quasi fossi un malato miracolosamente salvo da un incidente mortale.
 ...
Non ho ancora deciso cosa fare di questi appunti o riflessioni o piccole memorie. Può anche darsi che le raccolga, alla fine, in un libercolo e-book o che le lasci in questo forma, di interventi a frequenza del tutto casuale sul blog. 
Ciò che mi terrorizza, nello sforzo di ricostruire il percorso compiuto, è, per esempio, la reale successione degli eventi. Tutti sappiamo quanto la memoria sia ingannevole e come nasconda certi eventi mentre ne esalti altri. Senza una testimonianza scritta è in realtà abbastanza ingannevole ricostruire una storia, anche una storia personale e ancora peggio è ricostruire il quando, il dove, il chi di incontri e fatti. 
Dovrò pensarci e giuro che ci penserò. In fondo un blog è anche una cassetta di verdura in mezzo a un parco dalla quale arringare la folla. E ciò che si ha da raccontare non merita immancabilmente un sorrisetto e una scrollata di spalle. Mi stupisce la convinzione, che anche qui qualcuno ha presentato, che «una libreria sia qualcosa di diverso da un supermercato». Se ADESSO le librerie possono ricordare i supermercati - anche se più brutti, più sforniti, meno interessanti - è probabilmente perchè è cambiato profondamente qualcosa, qualcosa che è alla base delle tante chiusure in corso. 
Un tempo non pensavo che fosse possibile vivere senza una libreria. Ora si vive senza librerie. Ora forse è possibile vivere anche senza libri. E non sto parlando di chi passa di qui, di chi tiene o frequenta blog: soggetti altamente scolarizzati, critici, attenti, curiosi. Parlo di questo popolo fatto di milioni di telefonatori solitari, perennemente immersi in discussioni inutili, in rammarichi, piccoli rancori, pettegolezzi e litigi. Dove non c'è posto per una frase tratta o ricordata da un libro. 
Non conosciamo più né la storia né le storie. E infatti siamo condannati a ripeterla e a ripeterle. 
Un popolo senza libri è senza memoria. 



6 commenti:

Nick ha detto...

La sensazione é ch sia stato fatto tutto in maniera apposita per creare un popolo bue, un popolo che non abbia voglia di pensare,lottare e nemmeno leggere.

maxciti ha detto...

@Nick: personalmente sono convinto che si tratti, per abbozzare una riflessione, di ritornare ai tempi della Thatcher e di Reagan, i veri falsi profeti di quest'epoca. La convinzione che la cultura fosse importante soltanto se utile e funzionale - funzionale alla produzione e a cos'altro, altrimenti? - e tutto il resto fossero assurdità o fumisterie da intellettuali comunistoidi. Una mentalità che non è affatto andata persa, a cominciare dalla scuola, dove si prevede una certa "produttività", una vera bestemmia nel tempio. Non la faccio più lunga, ma credo che l'ignoranza che è ritornata vincente in Europa sia un pessimo viatico ai tempi che ci attendono.

ha detto...

Condivido pienamente le riflessioni e le preoccupazioni. E se andassimo incontro a un libro unico, sempre più omologato, fatto di titoli diversi e in realtà un'unica mano? L'idea mi agghiaccia. Viva la liber-diversità...

maxciti ha detto...

@fà: la bibliodiversità è stata una mia fissazione da diversi anni a questa parte, ma temo proprio di non aver vinto :(
In tutti i casi, anche tenendo conto della produzione editoriale attuale, è bene che il concetto di biblio- o liber-diversità ci rimanga ben chiaro in mente.

Piotr Rezierovic Silverbrahms ha detto...

"chiodo fisso" è una trasmissione geniale, secondo me. La sento sempre, compatibilmente con il fatto che arriva in un orario che è tra i peggiori possibili, per gente che lavora.
Fammi sapere il giorno in cui va in onda. Non dimenticare di dirlo, please.

maxciti ha detto...

@Piotr: ti ho incontrato proprio stamattina, mentre fuggivo da una deludente manifestazione del 1° maggio... In ogni caso te lo ripeto: la «mia» trasmissione andrà in onda dopo il 10/5 e il giorno preciso lo scriverò in Times 110 su questo sito. Un fortissimo abbraccio!