9.6.10

L'errore


Altra puntata del nostro piccolo manuale di scrittura creativa.
Dedicato a uno dei temi principali del narrare: l'errore, ovvero la PP o parzialità percettiva.
La PP è connaturata alla nostra breve sopravvivenza su questo pianeta. Il non capire, non afferrare, non intuire, non immaginare e, reciprocamente, comprendere, intuire, immaginare sono la palestra del nostro difficile vivere quotidiano. E, inevitabilmente, sono anche il punto centrale della narrazione e del suo esercizio. L'abilità nel destreggiarsi nella scelta dei possibili errori di valutazione dei vostri personaggi - dal giudizio su una persona alla valutazione del mondo nel quale vivono (e viviamo) - è ciò che può rendervi autori degni di essere letti e persino ricordati. L'accettazione della propria inevitabile parzialità nella comprensione delle coordinate del mondo reale può permettere ai vostri personaggi - e a voi stessi - di giungere a un grado maggiore di comprensione del mondo. Un risultato tutt'altro che disprezzabile per un breve, faticoso viaggio come quello che ci è stato concesso.
Buona lettura!

L' ERRORE

"Insomma è finora che ce la meni con la storia dell'Errore, ma finora non ci hai ancora spiegato un tubo. Così non si fa!”

Calma, calma! Cosa credete che io queste cose le sappia come si sa dell'Impresa dei Mille o della vita di Berlusconi? No, devo pensarci man mano che vado avanti (penso che sì veda) e scriverne. Quindi calma, che adesso ci arrivo (arriviamo).

Avete presente Novello? Si tratta di un disegnatore di vignette del Ventennio, a mio parere assolutamente geniale.

La vignetta che mi interessa presentarvi è questa (chiedo scusa per le piccole dimensioni del testo):



L’aspetto peculiare del personaggio è che, fuori scena, ha consumato un errore, ovvero ha dovuto constatare la discrepanza tra il giudizio che dava di se stesso e le sue effettive capacità nella realtà pubblica.

Abbiamo qui un rilevante esempio di cosa intendo per (P)arzialità (P)ercettiva, madre dell'ERRORE.

La PP é ciò che rende interessante il vostro romanzo, racconto, novella o diario

Di qui non si scappa.

Se provate a scrivere qualcosa, qualsiasi cosa con la pretesa di dire la verità, tutta la verità e nient'altro che la verità, o di farla dire a un vostro personaggio, scriverete una monumentale idiozia totalmente illeggibile. Anche se vestite i panni di Dio, quando scrivete, voi NON siete Dio, e nemmeno un vice facente funzione

Penso che in narrativa, per rendere interessante un personaggio o una vicenda, sia necessario concedere a lui come ad altri personaggi la più ampia facoltà di errore

Ma non bisogna esagerare con gli errori.

Mettere in scena una piccola turba di cretinetti che non capiscono un cazzo e le sbagliano tutte non è pertinente neppure in un romanzo dichiaratamente comico. Si può avvertire l'impulso di ridere vedendo un vecchietto cadere dalla bicicletta, ma questo genere di "cattiveria" va utilizzata con parsimonia ed equilibrio. Un racconto fatto tutto di vecchietti che cadono dalla bicicletta, come ne scrive il signor Ammanniti Junior, inducono nel lettore il sospetto che l’autore non sia affatto interessato ai propri simili in quanto esseri senzienti e sensibili ma solo in quanto zimbelli della sua supposta intelligenza narrativa.

La buona educazione, intesa come interesse genuino per i propri simili, è una delle premesse essenziali a qualunque narrazione.

«E il marchese De Sade, allora?»

Ma chi vi ha mai detto che Ms. De Sade sia maleducato? Nelle "Centoventi giornate di Sodoma" capitano le cose più truci e orripilanti, ma non vi sono compiacimenti, né artificiose prese di distanza dai personaggi. De Sade non si sente affatto migliore degli aguzzini più feroci che descrive e non vi chiede mai di essere suoi complici. É un autore dotato di un'etica, in sostanza, un 'etica deviante ma grandiosa, nulla a che vedere con il noir furbetto di gente come Ammanniti.

Bisogna essere PARTECIPI degli errori dei propri personaggi, personalmente trovo insopportabili gli autori che considerano con sufficienza i propri personaggi o, peggio, sembrano volersi appartare con il lettore per ridere alle spalle del malcapitato idiota che si agita nelle loro pagine.

L'Errore è tuttavia un concetto molto ampio e sfumato. Non significa necessariamente sconfitta, ma comporta la possibilità (e la necessità) di capire. Un personaggio che approda a un grado ulteriore di comprensione della realtà o che, reciprocamente, soccombe a una realtà immanente e inafferrabile è un esempio della funzione essenziale della narrativa: aiutarci a comprendere profondamente il mondo in cui viviamo.

Se c'è una cosa che si impara scrivendo, magari non bene ma almeno onestamente, è che la realtà è scomponibile all'infinito, esattamente come il comportamento umano non può mai essere completamente spiegabile e prevedibile. Adesso farò felice il GL, lo so, ma lo dico lo stesso: la narrativa è intrinsecamente olistica, quindi virtualmente infinita.

Quando provate a scrivere state dando l'assalto all'Infinito. Sarete (saremo) sconfitti, ma che brivido averci provato!


Perché mai vi ho fatto leggere e digerire i due pezzi di Böll e di Mozzi?

Il primo è un esempio semplicemente miracoloso di come di costruisce un personaggio. Leni di «Foto dì gruppo con Signora», romanzo che DOVETE leggere, è una ragazza non troppo intelligente, dotata di un carattere naif, apparentemente incapace di astrarre o di provare grandi sentimenti. Eppure ha il talento sovrumano di interpretare un maniera sublime un brano di pianoforte e pur non essendo una cima intuisce spesso da che parte è il giusto.

Böll non sposa mai il punto di vista di Leni, ma sceglie di raccontarla attraverso il ricordo di coloro che l'hanno conosciuta, disegnando per indizi parziali l'unicità della sua vita.

Nel secondo Mozzi, con semplicità, denuncia il PROBLEMA di qualunque narratore serio: i personaggi unilaterali, con un destino segnato. Ho scelto il suo brano perché spiegare il concetto meglio di così è veramente difficile.

Quando provate a scrivere chiedetevi: sto mettendo in scena una caricatura, una vita a perdere? La risposta può anche essere sì - se è questo il vostro scopo - ma abbiate sempre ben presente quello che fate.

Concludo con la storia dell'errore.

Ne «L'uomo che cadde sulla terra» di W.Tevis, alla base del fallimento del protagonista c'è un tragico errore: il suo giudizio sbagliato della specie umana.

Egli sa molte più cose degli esseri umani, è più civile, più intelligente, più gentile, più colto, più sensibile ma finisce comunque stritolato dalla macchina burocratica della polizia americana.

A parte il fatto che il libro è mooolto più bello del film (pur decoroso), mi sembra questo un ottimo esempio di come l'errore in narrativa possa essere il combustibile e la ragion d'essere di qualsiasi storia che meriti d’essere raccontata.

Se avete ancora dubbi in proposito leggetevi "Un'esperienza personale" di Kenzaburo Oe e dopo ne riparleremo.



7 commenti:

Fran ha detto...

Geniale la vignetta, perché l'errore si consuma fuori scena.
In qualche modo, dunque, un altro trucco sarebbe di lasciare al lettore l'identificazione dell'errore - o persino lasciarlo accadere al di fuori del narrato, analizzare semplicemente le reazioni e la realizzazione.
Molto interessante.

gelostellato ha detto...

E' da un po' che non riesco a star dietro ai blogghi, ma quando potrò farò tesore di tutta questa serie di puntate, eh

maxciti ha detto...

Si tratta soltanto di un modesto contributo, davvero. Non penso che si possa DAVVERO insegnare a scrivere a qualcuno. Sempre ammesso che il sottoscritto possa mai farlo...
Si tratta qui di semplici consigli, di una cornice generale e generica all'attività della scrittura. Regole che personalmente seguo, nulla di più. Solo un modo per riflettere sulla scrittura di grandi autori e condividerne gli insegnamenti.
Vi ringrazio di cuore dell'interessamento, comunque. È comunque una soddisfazione.

Piotr ha detto...

Orpolà!
cambiata la grafica del blog, adesso è piena di locomotive!
Benebenebenebenebene...

Fran ha detto...

vero, che bella la nuova grafica!

maxciti ha detto...

Grazie!
È soltanto una delle grafiche possibili previste da Google. Non ne sono tuttora troppo convinto, ma - anche sentiti i vostri riveriti pareri - per il momento resterà così : )

Anonimo ha detto...

good start