8.6.18

È più di un mese che…



… che non scrivo nemmeno una riga su questo blog. 
Non solo, non leggo neppure ciò che scrivono i miei amici di penna. 
«Vergogna!»
Sì, beh, certo. Ma ho i miei motivi. E non sono i soliti. O meglio non sono soltanto i soliti.
La casa nuova di mia figlia, per cominciare. Da arredare da zero. Non aggiungo altro perché chiunque può arrivare a immaginare che cosa significa dover finanziare una nuova casa in termini non soltanto di denaro ma anche di scelte, di arredamento, di gusti, di suggerimenti liquidati con una scrollata di spalle e di osservazioni per le quali la risposta è: «non voglio una casa come la tua».
Oh, parbleu
Cosa c'è che non va in casa mia?
Niente da fare, ha già cambiato ambiente o sta prendendo copiosi appunti.
Non saprò mai che cosa c'è che non va, anche perché mi guarderò bene dal chiederglielo.
Arredare una casa di 55 m2  sembra un affare semplice, all'inizio, ma si rivela ben presto qualcosa di spaventosamente complicato. Quando arrivano i comuni aggeggi da cucina – frigorifero, microonde, lavatrice ecc. – lo spazio che sembrava una promessa comincia a ridursi drasticamente e le cose sembrano modificarsi, come in film espressionista assumono forme incombenti e angolose, mentre l'intera casa si riduce progressivamente come fosse passata oltre il raggio di Schwarzschild. 
È un effetto che conosco da tempo, reduce come sono da… N traslochi, condotti con la mia famiglia e in precedenza con la famiglia dei miei. Case luminose e fresche che divengono in un batter d'occhio allucinanti profluvi di piani occupati da millanta cose, delle quali solo una parte troverà posto nei cassetti e dietro le ante. E la domanda esistenziale di quei giorni è: ma che cos'è questa e cosa è finita qui? 
«Ma come, non ti ricordi, quella giornata a Ravenna, quindici anni fa… All'uscita dal duomo (non so se a Ravenna c'è un duomo, ma immagino di sì) l'abbiamo comprato perché TU hai fatto un enoooooorme capriccio.»


Oltre a questo aggiungo al cahier de doléance il ritardo nella consegna della cucina della nostra buona cugina scandinava, l'IKEA, che, dopo aver promesso la consegna al 1/6 ha telefonato per  comunicare che in realtà mancavano più o meno la metà dei pezzi (piani, scaffali, viti, bulloni, mandrini, ante, cassetti etc etc.) e che avrebbero dovuto farli arrivare dal magazzino centrale. Tempo di consegna previsto: 13/6.
Che fare? Lamentarsi? Bestemmiare? Tirare giù ogni santo dalla sua loggetta e minacciarlo? Abbozzare o altro?
Abbiamo deciso di abbozzare, ma promettendo in cuor nostro di presentare il malfatto di IKEA in ogni luogo virtuale e non, cosa che ho puntualmente fatto. 
Ma un altro compito mi ha riempito tutto il tempo disponibile nei giorni passati: la preparazione dei due e-book che ho fatto uscire in questi giorni, L'Eresia del Multiverso di Alberto Costantini e UKR del sottoscritto. Ovviamente non posso fare a meno di accennarne, sia sul merito dei due romanzi che sui modi almeno rocamboleschi con il quale sono venuti alla luce. 
Partirò da un episodio peculiare: il mio PC, un ASUS nonmiricordopiùchecosa, nel tentare di scaricare gli aggiornamenti di Microsoft Windows si è impallato senza speranza.E per senza speranza intendo la sostanziale impossibilità di farlo  ripartire se non impiegando un'unità esterna che mi ha permesso di recuperare tutto ciò che conteneva il PC ma senza riuscire a farlo ripartire. È un problema comune, questo dei desktop ASUS, almeno a giudicare dalla quantità di commenti sconfortati raccolti in rete. In ogni caso il mio glorioso ASUS eccetera era in azione dal 2013, acceso per 15-16 ore/die e qualche volta dimenticato acceso anche di notte e adesso me lo porterò in montagna, nel mio rifugio antiatomico, dove lo farò resuscitare con KUBUNTU, mandando finalmente e definitivamente al diavolo Bill Gates e il suo stradannatissimo Windows. 


Ma questo non ha risolto, in realtà, il problema di disporre di un PC che mi permettesse di impaginare in un formato epub e kindle decenti. A questo punto ho tirato fuori un asso (più o meno) dalla manica: un portatile ASUS più giovane, utilizzato per scrivere e per guardare Netflix e Amazon. 
Già, ma il problema si è subito complicato, dal momento che il portatile NON aveva programmi adeguati per impaginare. Li ho dovuti scaricare ex-novo, lavorare con un portatile maledettamente sensibile, nostalgico della larga e comoda tastiera del desktop, rimpiangendo la mancanza di Sigil del quale non riuscivo a scaricare l'ultima versione e continuando a perdere e ritrovare i file definitivi. 
Quanto ai due e-reader – il Kobo e l'antico Sony – sui quali ho scaricato i due file .epub, mi hanno dato le risposte più imprevedibili, compresa la scomparsa del testo, del quale entrambi conservavano cocciuti soltanto le parti in corsivo, con un effetto involontariamente comico. 
Alla fine, intorno alle 10.00 di lunedì mattina, li ho sconfitti entrambe e sono riuscito a fare uscire i due e-book anche in versione .epub. 
E pensare che avevo indicato il lunedì come termine comodo – per me – contando di dedicare la domenica all'installazione del pc nuovo, un HP Pavillion. Ho passato la domenica a bestemmiare e a trattare a male parole chiunque mi disturbasse e ho dovuto correre al riparo il lunedì con la famiglia passabilmente stufa di me, compreso la gatta Isidora (la cana no, i cani sono sempre di manica molto larga con i padroni). 


Ma, venendo ai due testi, per il secondo – cioè il mio – mi limiterò a riportare una recensione scritta dall'ottimo Gianni Carioni che non è un dotto esponente dell'Intelligentsia ma un ingegnere informatico (come Bruce Sterling, ma più magro). La recensione fu condotta sulla seconda versione di UKR, uscita nel 1994 e ne fui particolarmente soddisfatto, dal momento che l'ottimo Carioni colse uno degli aspetti fondamentali del testo, la psicosi del complotto diffusa in ogni settore della società, a creare un clima limaccioso e inafferrabile. 
Il romanzo di Alberto Costantini, L'Eresia del multiverso, è stato uno dei migliori lavori sui quali mi sia capitato di condurre un lavoro di editing. Me ne sono reso conto perché la tendenza a leggere-e-basta, ovvero ciò che non si dovrebbe mai fare editando un testo, mi ha preso più di una volta la mano e più di una volta mi sono reso conto che stavo felicemente leggendo invece di considerare con sospetto la punteggiatura, eccepire sugli aggettivi e contestare la costruzione della frase. 


In sostanza ho riletto il romanzo quattro volte (se non di più) prima di cominciare il lavoro sul testo. Un buon lavoro, condotto in stretta collaborazione con l'autore, ovvero ciò che dovrebbe sempre avvenire nell'editing di un romanzo. L'Eresia è nata così, senza litigi tra editor e autore, un'ottima torta cotta al punto giusto. 
«Ma di che cosa parla?»
Basta guardare la copertina, nata dalla fantasia di Ginevra Sorbelli, la nostra ottima illustratrice. Avete visto bene le due immagini femminili? Ma proprio bene? Avete visto come sono vestite
Certo, si tratta di due donne vissute in Terre parallele e che avranno modo di incrociare vite e avventure – e questa è una parte importante del romanzo – ma che, soprattutto, avranno occasione di vivere letteralmente l'una nei panni dell'altra, conoscere modi, usi, abitudini, fissazioni e paure ognuna dei tempi dell'altra. Una combinazione condotta in maniera magistrale con il giusto ritmo e con un'attenzione delicata, a tratti quasi ipnotica.
Ma la storia è condotta anche da Galeotto Marzio da Narni, un personaggio realmente vissuto – e del quale Alberto Costantini racconta la vita e abitudini nella biografia posta di seguito al romanzo. Un uomo eccentrico, insieme collerico e  suadente come sanno esserlo soltanto gli uomini animati da una curiosità insaziabile e da un profondo odio per le abitudini, il decoro, le forme, l'ipocrisia, i sepolcri imbiancati e lo stare in società. Medico, astrologo, alchimista, negromante, taumaturgo, filosofo naturale, Galeotto è una presenza costante – e fisicamente ingombrante – all'interno del testo, un Nero Wolfe spesso costretto a fatiche notevoli per uno della sua mole, ma sempre pronto a battersi, anche perché spesso non del tutto conscio della natura dei suoi nemici…



Ecco. 
In qualche modo ho spiegato come ho trascorso gli ultimi due mesi e il motivo fondamentale per il quale non ho più scritto nulla qui. 
Questo non significa che sono pronto a ritornare con continuità sul blog. Ho poco tempo, in realtà, anche perché mia moglie con quest'anno ha finito il suo servizio militare ventennale (con rafferma) nella Legione di Roma e potrà dedicarsi finalmente agli ozi negli orti e nei giardini. 
E io ne sono sinceramente felice. 

Segue la recensione a UKR di Giovanni Carioni. 
Piccolo particolare dichiarato per puro sentimento di giustizia: l'editing della sua ultima versione è stato condotto con teutonica precisione e pungente attenzione dalla mia inestimabile figlia, che mi perseguitò anche in momenti poco ortodossi – appena sveglio o mentre stavo per uscire – per chiedermi «se ero poi convinto di quel corsivo o di quel ritorno a capo o di quei due punti». È stata dura sopravvivere, tanto da avere la tentazione di travestirmi come l'ispettor Clouzot, ma ce l'abbiamo fatta, eh Momi?


Il romanzo descrive una realtà ipotetica, nella quale è però facile riconoscere elementi – preoccupanti e pericolosi - della nostra quotidiana esperienza. Parlo di realtà ipotetica e non di realtà futura perché, formalmente, la vicenda si svolge in Italia nel 1987, ma i particolari narrati, che consentono al lettore di costruire un contesto storico e sociale, sono alterati sia nella loro sequenza temporale, sia nei ruoli giocati dagli attori (penso, ad esempio, ad una Italia del 1987 che ha come principale importatore la Germania, nuovamente tornata al genocidio). A differenza però di altri – molti e famosi – romanzi nel futuro (uno per tutti, 1984), Citi descrive una realtà inquietante per il senso di soffocamento della libertà, per il complotto che aleggia, per le conseguenze sociali che una certa direzione politica internazionale sembra imporre, ma lo fa con freddezza, senza la crudezza realistica tipica delle metafore della nostra realtà. Direi, anzi, che il lettore osserva i fatti da un punto di vista "silenzioso", di non protesta nei confronti degli stessi: il lettore potrebbe essere uno degli anonimi consumatori di una cronaca giornalistica del tempo, che, con il proprio silenzio-consenso, si aggrega alla massa dei suoi simili, generando una popolazione ideale per la crescita di ogni totalitarismo. Complotto? Direi complotto nell'ambito di un post-complotto (sigh). Il Complotto mi fa pensare a qualcuno e qualcosa che trama per sovvertire, ma qui, purtroppo, non c'è più nulla da sovvertire. Il potere occulto che ieri tramava oggi non ha più bisogno di stare nell'ombra, e chi viene sterminato non può far altro che agire nascosto: complotto, sì, e giudaico, ma per difesa.

Affascinante (ahinoi) l'idea di un totalitarismo, anche religioso, che combatte il caos della geometria dei frattali e impone una politica culturale fondata su una matematica "non deviante", riflesso di un Dio Geometra che non ha sgabuzzini bui dove nascondere la parte errata si sé (e quindi impubblicabile per un Dio). Le parole: contribuiscono in maniera irrinunciabile a dare fascino alla descrizione della realtà ipotetica. C'è un "esotismo" temporale e geografico diffuso nei ricorrenti termini tedeschi, nel'uso di ordinatore (in una dittature è, come si dice, tutto un programma...) invece di computer o calcolatore, nel nome del servizio di spionaggio alle persone, SerViRe, nell'uso del Voi fascista. Leggetelo che diverte e fa bene.


 



4 commenti:

massimiliano riccardi ha detto...

Ben tornato. Torni in ottima forma, quanto meno per quello che concerne la verve scrittoria. Nuovamente, bentornato.

Massimo Citi ha detto...

Grazie! Non credo che molti avranno notato la mia assenza in questo periodo, ma è bello sapere che a qualcuno è contento di avermi rivisto. Un po' come quando manchi per mesi nel tuo bar preferito e quando finalmente rietri, dando per scontato che nessuno si ricorderà di te, qualcuno da un tavolino ti fa un cenno con la mano. Che cosa si può desiderare di più?

Fumetti di Carta (Orlando Furioso) ha detto...

Io l'ho notata eccome la tua assenza ma siccome molte persone che curano blog che seguo (o "che seguivo", tipo il mio, per altro ferpettamente inutile) stanno "mollando" o l'hanno fatto negli ultimi mesi/settimane, pensavo che anche tu...
Invece così non è, e la cosa mi fa piacerissimo :)

p.s. Noi abbiamo da poco terminato un trasloco... quanto, quanto posso capirti/vi! :)

Massimo Citi ha detto...

@Orlando: …e a me fa enormemente piacere ritrovarti. Non so quanto andrò avanti con il blog ma non penso che lo abbandonerò se non avvisando tutti. E anche così sono capace di pentirmene trascorsi pochi gioni. In realtà sono molto contento di avere qualche lettore affezionato e questo vale sia per il blog che per la narrativa. In quanto ai traslochi hanno di buono l'aria sottilmente fumata che ispirano dopo qualche giorno di assoluto casino, ma il ritorno a terra può essere meno piacevole.