3.6.15

Di ritorno dalla montagna. Con qualche suggerimento


Non che sia contento, intendiamoci. 
In montagna fa più fresco, ci sono fiori, uccelli ed erbe che qui in città non vedresti mai, c'è poca gente - perlomeno in questo periodo - c'è un silenzio meraviglioso e di notte puoi vedere la Via Lattea, uno sciame infinito di stelle che taglia in lunghezza il cielo: uno spettacolo da togliere letteralmente il fiato e da spingerti a guardarlo ancora e ancora, ogni volta convinto di aver visto più stelle della volta precedente.
Ho continuato a lavorare su L'ultima stella, come previsto, ma mi sono concesso un passaggio anche su Alba grigia, il romanzo che non fa parte del ciclo della Corrente. Per quest'ultimo un pomeriggio dedicato a perdere tempo senza scrivere (quasi) nulla mi ha regalato un'illuminazione [*] che ho scritto di corsa in una mezz'ora, rappresentando la svolta che mi permette di continuarlo e, presumibilmente di finirlo. 
Quanto a L'Ultima Stella sono a pagina 40 della nuova stesura, a occhio e croce avendo eliminato una ventina di pagine della vecchia stesura. 
Ma una ventina di pagine di che cosa?
Beh, farò qui un breve elenco degli errori/orrori della prima [**] stesura che mi auguro potrà essere di qualche utilità a chiunque scriva e si trovi a passare da queste parti. 
...
1) La sovradefinizione del personaggio
Normale, entro certi limiti. All'epoca ritenevo che compito di chi scrive fosse quello di presentare adeguatamente i personaggi. Narrando non solo come sono adesso, ma anche com'erano, come avrebbero voluto essere, come avevano fallito nel tentativo di essere qualcosa di diverso, come reagivano nei rapporti con gli altri personaggi e come valutavano ciò che vedevano. 
Puff, pant...
Tenendo conto che sono al terzo capitolo su un totale di una trentina mi sono reso conto che raffigurare così profondamente un personaggio poteva essere: a) noioso, via, non facciamo finta di nulla, b) letargico, se un personaggio occupa dieci righe per spostare un oggetto da una cassettiera a una sedia, mentre medita sul suo passato, futuro e sull'amarezza della propria vita attuale, voi avreste voglia di seguirlo o quasi spontaneamente non vi sfugge lo sguardo al capoverso successivo? c) prematuro, evidentemente tutto questo lavoro sui personaggi aveva un senso per un romanzo appena nato, ma per definire motivi e moventi di un comportamento non è necessario farlo subito, nelle prime pagine. Altro che incipit felice...
...
2) L'esasperata e insieme vaga descrizione del luogo.
Di nuovo si tratta di un problema derivato dall'essere il primo romanzo [***] di un novellino che cerca di spiegare all'ignaro lettore che sta leggendo un romanzo di fantascienza. Curiosamente sono riuscito a dire a pagina 10 che era autunno e a pagina 20 che era inverno, che il colore degli alberi era verde e poco dopo che era grigio-azzurro, che il sole era giallo e poco dopo che era rosso. 
Mi sono chiesto dove fossi quando, a suo tempo, non ho notato questi errori e audacemente e incoscientemente ho tirato dritto. Diciamo che ho ringraziato il cielo per non averlo fatto leggere a nessuno. 
In compenso sono riuscito a spiegare con molti particolari un fungo, un animale, una pianta, un quartiere e un veicolo. Diciamo che ho molto o del tutto tagliato questo genere di notizie, tenendone solo l'essenziale. «Ma come hai fatto a tagliare venti pagine?». Ecco, così.


...  
3) Infodump come se piovesse.
Ogni volta che ho inserito un nuovo elemento, sia fisico che politico, ho inserito dalle cinque alle dieci righe per spiegare di che cosa si trattava. In un caso, dal momento che si trattava dei cattivi della vicenda, sono arrivato a scrivere venti(!) righe per presentarli. No, non ci siamo. Nelle cose che ho scritto dopo, l'ingresso di un nuovo elemento che risulta sconosciuto al lettore è venuto molto prima della sua presentazione che, in genere, era fatta da uno dei personaggi: «Sono arrivati gli aracnoidi? / Sì capo / Maledizione, tenete pronti i aracnofughi / Ma di recente gli aracnoidi  hanno creato degli antiaracnofughi / Dannazione, lo immaginavo che avrebbero creato un'industria sul loro buco di pianetucolo.» Magari talvolta mi è capitato di tardare un po' troppo nello spiegare la rava e la fava - come mi ha giustamente fatto notare Gelostellato nella sua recensione a Luna Lontana - ma grazie al cielo non sono responsabile di troppi sbadigli. Come dicevo ci sono trenta capitoli e ho tutto il tempo di aggiungere e spiegare meglio. Brevemente.   
....
4) Dare una coloritura troppo presto. 
Quando si è giovani si è convinti di avere un messaggio importante da diffondere. E che scrivere sia un ottimo modo per farlo. Bene. Dimenticate queste ridicolaggini. Il voler scrivere un romanzo "tenuemente malinconico" non comporta che buona parte dei personaggi siano a loro volta "tenuemente malinconici". Un romanzo pieno di personaggi depressi rischia ovviamente di diventare anch'esso deprimente. Il problema è che la coloritura, ovvero il sapore di un romanzo, si determina a posteriori mentre i personaggi agiscono all'interno del proprio universo senza necessariamente avere coscienza che il proprio mondo è malinconico. O ridicolo. O retoricamente idiota. 
Non è particolare da poco, questo, sul quale insisto volentieri. L'autonomia dei personaggi è un dato reale e il loro agire non deve nulla all'autore. Esistono leggi di verosimiglianza che si comprendono soltanto col tempo. Come è capitato a me e immagino a molti altri. 


...
Con tutto ciò L'Ultima Stella è un buon romanzo, anche se sono particolarmente felice di non averlo mandato in giro per il mondo. 
Chissà perché ho la sensazione di averla scampata bella. 


[*] Perdere tempo leggiucchiando qui e là, preparando marmellate o portando a spasso il cane è letteralmente l'ABC della scrittura. Un cervello felicemente nullafacente può creare corti circuiti imprevedibili. 

[**] In realtà la terza o quarta stesura. Non ho il coraggio di pensare a che cosa dovesse essere la prima stesura.

[***] Il secondo romanzo, lo so, lo so...




2 commenti:

Lerigo Onofrio Ligure ha detto...

Il problema del rivedere i vecchi lavori è l'occhio critico di chi si è dimenticato cosa si è scritto. Lo stesso menestrello si è ritrovato a "bestemmiare in rima" per le idiozie ritrovate in qualche suo scritto passato.
Purtroppo tale trafila è necessaria per ognuno, inutile dire che occorre scrivere tanto per scrivere bene e sbagliare per migliorarsi.

Il menestrello ringrazia vossignoria per la condivisione di questi errori/orrori e le venti righe per i cattivi sono un bel problema per tutti :)

Massimo Citi ha detto...

@Menestrello: sì, è vero. Il problema maggiore è quello di riuscire a presentare i cattivi - ovvero un corpo paramilitare - senza le venti righe tutte insieme, già sapendo di non possedere un personaggio attivo che ne faccia parte. Il timore è quello di dimenticare di presentarli, anche se naturalmente si tratta di un timore infondato. In generale, comunque, mi ha fatto piacere parlare dei miei personali errori/orrori, tanto per facilitare un po' le cose a chi ha iniziato da poco. Potevo parlare anche dei miei errori/orrori attuali, tanto da mostrare che non sono così miracolosamente migliorato, ma si tratta spesso di scelte che ho qualche difficoltà a vedere come errori.