29.9.14

Parole in pentola


Parlare di ciò che non ha nemmeno iniziato a scrivere è un interessante esperimento. Si crea un'aspettativa (un minimo di aspettativa dice qualcuno in fondo alla sala) senza apparentemente pagare pegno.
In realtà non posso esattamente dire che non ho nemmeno iniziato a scriverlo. Ho già stabilito il nome del pianeta, le sue dimensioni - è una delle cosiddette Superterre, con una gravità maggiore di quella terrestre, stancante pur senza essere intollerabile - ne ho descritto il primario del sistema, ne ho definito il problema principale, ho stabilito il momento della sua apparizione, di quale insieme di pianeti fa parte, di quale momento della loro storia e, soprattutto, ho definito che sarà un racconto della serie della Corrente [*]. 
Non dite "Ecchissenefrega", vi prego. O perlomeno non ditelo a voce troppo alta. Non è vero che scrivo solo racconti del ciclo della Corrente, innanzitutto. Sto lavorando - e il finale non dovrebbe essere più lontano di una cinquantina di pagine - a un romanzo di sf che NON si svolge sui mondi della Corrente, dove - anzi - la Corrente non esiste e non è mai esistita. Non solo, ma dove la fisica, comunque un po' pressapochista, di noialtri scriventi di sf non permette connessioni con tempi ragionevoli tra sistemi stellari troppo lontani. Un universo fatto di Gravastar e di traghetti per i sistemi stellari a portata di mano e ricco di razze extraterrestri che nel ciclo della Corrente non esistono. Quando il romanzotto sarà finito, riguardato, editato ecc. ecc. sarete comunque i primi a saperlo, promesso. 
Ma torniamo sul tema principale: il racconto lungo per la Corrente. L'idea del testo mi è nata leggendo notizie di vario genere e di varie fonti sull'ISIS, ovvero sull'Esercito Islamico, sul nuovo Califfato e sulle terre "conquistate" dalla nuova Jihad.

Dire che non sono d'accordo con costoro è quantomeno riduttivo. Diciamo che se io con le mie idee mi trovo allo zenit (in senso puramente geografico), l'ISIS e i suoi seguaci si trovano al nadir. Non solo sono violentemente maschilisti, di mentalità pressoché medievale, di un'intolleranza furiosa e sanguinaria, organizzati secondo regole e modi tipicamente fascisti (il fondamentalismo islamico è, secondo numerosi intellettuali arabi, la forma contemporanea del fascismo in ambiente islamico), educati secondo regole fatte di un conformismo retorico e di una fede assoluta, pronti ad essere utilizzati per azioni disumane, ma sono soprattutto organizzati in modo tale da abbandonare le proprie vesti personali per divenire una struttura cieca, pronta ad essere immolata nel nome di un potere semidivino. 
Questo genere di strutture mi hanno sempre terrorizzato e nel contempo inesorabilmente incuriosito. Risolvere il rapporto non facile che esiste tra il proprio Io cosciente e il proprio id - pur con tutte le ambiguità possibili contenute in due termini tanto generici - con l'ingresso in campo di una terza entità terza collettiva e mistica è da sempre un modo per risolvere dolori e sofferenze. Ma l'aspetto più interessante di questa entità terza, questo Ea collettivo, è la sua possibilità di eliminare dal gioco il desiderio sessuale, normalmente confessato penosamente a se stessi e che ora virtualmente scompare, eliminando l'altro sesso dall'orizzonte degli eventi. Scomparsa che, ovviamente, non è definitiva come si desiderebbe, ma che permette lo stupro come igiene del proprio istinto lungamente negato.
L'aspetto centrale di questo genere di condotta è proprio il maschilismo assoluto che i militanti dell'ISIS (come di qualsiasi organizzazione sostanzialmente monosessuale e fanatica nata anche - e storicamente soprattutto - in ambienti cristiani ed ebraici) scelgono arretrando la propria età ai 9/10 anni, quando le bambine non esistono nel proprio universo e ogni scelta è magnifica, grandiosa e degna del sacrificio estremo. 
In sostanza chi si trova a scontrarsi con i militanti dell'ISIS deve fare i conti non solo con un fanatismo religioso intollerante e grondante odio, ma soprattutto con il desiderio profondo e dichiarato di eliminare l'altro, il diverso, il deviante dal proprio universo.


A questo punto non è difficile capire che cosa mi sia scattato nella mente e che genere di racconto scriverò. Ovviamente non è facile, anzi, ma esplorare profondamente il lato intollerante, fanatico, mistico e monosessuale che possiedo come tutti è un buon lavoro che merita tutto il mio impegno. 

Come si intuirà le idee - in fantascienza come in ogni genere di narrazione - nascono sempre da fatti reali, il modo di modificarle e mutarle nasce dal desiderio di esprimere il proprio modo di vedere e interpretare la realtà il più sinceramente possibile. 
Che non significa sempre onestamente, ahimé.
Ma ci proverò, giuro. 
Cosa ne farò del racconto una volta scritto? 
Bella domanda.
Diciamo che è un po' presto per decidere. Molto dipende dalla sua lunghezza. In ogni caso è probabile che se rimango sotto le cinquanta cartelle il suo destino è sulle pagine del prossimo ALIA. Altrimenti lo metterò in vendita. Diciamo a un prezzo compreso tra 1,00 e i 3,00 euro. 
Ma di questo ne riparleremo.
 



[*] nel caso vi venisse la curiosità di sapere - è sempre possibile, people are strange - che cos'è la Corrente e che cosa sono i Mondi della Corrente potete scaricare gratis due racconti lunghi da LuLu e due racconti breve da Scribd qui, qui, qui e qui. Piccola nota a margine: il primo dei racconti lunghi è apparso su ALIA 1 e i due racconti brevi sono apparsi rispettivamente su ALIA 2 e su Fata Morgana 10, Colori. L'ultimo  nato della Corrente si trova nell'antologia ALIA Evo, l'ultima della serie ALIA, che potete scaricare qui o nel sito di Amazon.it dietro modesto pagamento. Esiste anche un romanzo lungo del ciclo, ma di questo parlerò in un'altra occasione.  

14 commenti:

Romina Tamerici ha detto...

Buona scrittura, allora!

Massimo Citi ha detto...

@Romina: grazie! Ho cominciato proprio stamattina. Più o meno dieci righe scritte e una cinquantina di pagine consultate on line per piccoli particolari di ordine planetologico... Sono queste le soddisfazioni di chi scrive sf.

Paolo ha detto...

Caro Massimo, sul prossimo numero di Alia potrebbe esserci una serrata competizione fra due diverse visioni galattiche!

Il tuo interesse per le entità collettive disposte all'immolazione traspare chiaramente anche nel tuo ultimo racconto. Io invece provo una totale repulsione per fenomeni di questo genere, e mi sarebbe impossibile scriverne, se non come di un Nemico indifferenziato.

I miei problemi con "I Nostri Diritti", titolo del racconto originale che forse non manterrò, sono di altra natura. La mia ambizione di scrivere un racconto di hard SF "realistico" ambientato intorno al 2080 si scontra con difficoltà che al momento mi sembrano insormontabili. Altrettanto difficile è delineare lo sfondo di una Galassia ancora "selvaggia" che dovrebbe emergere nelle ultime pagine - poche aree connesse da reti di wormholes, e migliaia di anni-luce inesplorati dalle poche civiltà tecnologiche esistenti. Non parto da zero, ma trent'anni non sono passati invano. L'unica cosa davvero positiva è che negli anni '80 si pensava che ci fossero pianeti dovunque, adesso sapppiamo che ci sono.

Massimo Citi ha detto...

@Paolo: beh, io e Silvia ci speriamo in un altro ALIA, anche se non è affatto detto. In ogni caso si comincerà a parlarne nel 2015.
È abbastanza vero che tendo a parlare di entità collettive che scelgono la distruzione e/o l'autodistruzione: è probabile che sia la nostra condizione di umanità che vive i suoi ultimi attimi a rendermi così ricettivo :-)
In realtà se ti scarichi qualcuno dei racconti che ho indicato nella nota in calce puoi renderti conto che non sono sempre così.
Non riesco, in ogni caso, a scrivere una sf "realistica" con tanto di anno scritto in alto a sx nella pagina. Aspetto il risultato con malcelata invidia.

Lady Simmons ha detto...

Allora non vedo l'ora di leggere!

Paolo ha detto...

Dai Massimo, non scherzare :-)

Il mio intento di scrivere SF "realistica" è dovuto alla consuetudine con la storiografia e la memorialistica militare, e al fatto che in realtà detesto quasi tutti i "trucchi" più usati nella narrativa, dall'onniscienza del narratore al flash-back. Ricordo quanto ho odiato un racconto di Robert Silverberg pubblicato su "Robot": "Breckenridge e il Continuum". Alla fine l'ho letto in maniera strettamente sequenziale rispetto alla trama, cioé saltando i capitoli pari e leggendo per primi quelli dispari. Migliorava parecchio :-)

Quello che però mi ha mandato in crisi è che il fatto che l'ultima stesura del racconto originale è del 1986 e la storia è ambientata intorno al 2040. Ventotto anni dopo vedo bene che il nostro mondo ha preso una piega del tutto diversa da quanto io (e molti altri) ci aspettavamo. Sì, ci sono calcolatori dappertutto, specie nelle nostre tasche, ma siamo sempre lì in orbita bassa e le nostre automobili vanno ancora a benzina... Non basta spostare di trenta o quarant'anni la cronologia e buttare lì un po' di accenni a nanotecnologie, robotica e ingegneria genetica più o meno azzardati per essere credibili. Ad essere sincero, mi sono già sbarazzato dei robot della base lunare con un piccolo escamotage narrativo... Mi sa che a forza di tagliare quello che non mi convince alla fine ci resteranno solo le stampanti 3D :-)

Paolo ha detto...

Potrei anche aggiungere che trent'anni in Fiat e IBM mi hanno dato una qualche consapevolezza di come funziona una grande organizzazione, e una certa predisposizione a distinguere le tecnologie solide dalla fuffa pubblicitaria. Anni e anni di CASE (Computer-Aided Software Engineering) per poi ritrovarci alla fine a modificare a mano tonnellate di programmi scritti da generatori di codice, incomprensibili e privi di commenti... Sistemi operativi solidi come rocce spodestati da software amatoriale o da giocattoli troppo cresciuti... Processori potenti come mainframe dei tardi anni '80 che passano il tempo a spostare delle figurine su un video... Il rehosting, le architetture client-server e la programmazione object-oriented che nascondono la vecchia spazzatura sotto un tappeto virtuale... E adesso il cloud computing che è davvero fuffa montata a neve, il riciclaggio di concetti vecchi di cinquant'anni, anche se non posso dirlo perché qualcuno ha deciso che è il nuovo business strategico.

Così ho deciso: poche balle, sulla Luna ci va roba che funzioni! :-)

Massimo Citi ha detto...

@Lady Simmons: grazie per l'attenzione. Quando sarà pronto il racconto ne scriverò qui. Intanto puoi scaricare quelli già usciti e buon divertimento. Tieni conto che io ho un debole per la sf, non sono molto "gore" e mi fa impressione il sangue: tutto ciò detto magari ti piacciono lo stesso :-)

Massimo Citi ha detto...

@Paolo: ho sempre avuto una certa diffidenza verso il cloud computing. Stupidamente non sopporto che siano altri a decidere se e come fornirmi gli strumenti adatti al mio lavoro, al mio svago e tutto il resto. Sono un Neanderthal, va bene, ma poter contare sul software della mia macchina è per me fondamentale. Lo so, è molto stupido, ma che cosa potrei farmene di un pc che scollegato è semplicemente un pezzo di latta e plastica? Ma è probabile sia la mia sindrome da assedio a farmi parlare, non ci badare. Quanto al problema della sf "realistica" è uno dei motivi che mi spingono ad andare un bel pezzo nel futuro, dove nessuno può controllare con troppa attenzione ciò che ho inserito nel testo, preso com'è dal "sense of wonder" di un mondo lontano dalla Terra e dai nostri tempi. Dovessi scrivere un racconto ambientato nel 2080 sulla Terra penso ne uscirei scemo nel tentativo di non dimenticare né trascurare nulla. No, troppa fatica, grazie. In questo senso la mia ammirazione per il tuo istinto suicida è assolutamente reale...

Paolo ha detto...

Massimo, la tua è una posizione assolutamente condivisibile. A proposito, ho riletto di recente "Il perdono a dio" che ricordavo nitidamente (molto bello) e "Cieloverde" che però non mi "prende" molto per il suo argomento. Notevole il mondo instabile di "Castelli sulla Nube" con la sua comunità di ostinati contadini che vi rimangono aggrappati. Con grande disdoro ho constatato di non avere "Alia 2" (no, non è finita in fondo ad uno scaffale nascosta dietro altri libri) e quindi scaricherò "Luna Lontana" quanto prima.

Però il mio punto di vista è differente. Anche in fotografia la mia visione è sempre grandangolare, sono negato alla ripresa dei dettagli minuti :-)

Massimo Citi ha detto...

@Paolo: cribbio, Cieloverde è uno dei miei racconti preferiti in assoluto. Per il protagonista bambino-chimera e per lo strano asilo nel quale si trova a vivere. Quanto agli altri racconti ti ringrazio per la lettura. Amo particolarmente Luna lontana, dove il protagonista è un adolescente (ahi...) ma non è il solo. E l'ambiente è completamente diverso, se non altro. Puoi trovare una buona recensione qui: http://ilblogdigelo.blogspot.it/2012/01/lontana-di-massimo-citi_8.html

Paolo ha detto...

Massimo, mi spiace che le mie idiosincrasie abbiano velato il giudizio su un racconto che è comunque scritto benissimo, come gli altri, del resto. Il fatto è che, in un certo senso e letterariamente parlando, "sto pensando alle mani" come un pugile, per usare una frase ripresa da "Tutti gli uomini di Smiley" di Le Carrè, e questo mi rende poco sensibile a visioni diverse dalla mia. "I nostri diritti" occupa, anzi, prende possesso dei miei pensieri in ogni momento di pausa. Anche poco fa stavo scrivendo un frammento di dialogo... Il racconto in questo momento mi ricorda il grattacielo Intesa Sanpaolo, finito in alcune parti, scheletrico in altre... Il tutto realizzato "pantografando" un racconto molto più breve. Perché mi vado a cacciare in certe imprese? Col tempo dovrei avere imparato che "mi piace" non è una ragione sufficiente.

Salomon Xeno ha detto...

Qualcosa della Corrente ho leggiucchiato, è un setting che mi sembra si adatti bene all'idea "scatenante". L'ISIS fa paura anche a me come mentalità. Fra l'altro, il tuo insistere sul maschilismo mi fa pensare alla miniserie a fumetti Inside Moebius, in cui uno dei personaggi era Bin Laden, che dopo poche pagine veniva tramutato in donna e lasciato a confrontarsi con la sua vergogna. Un'opera strana, quella.
Bon, buona scrittura!

Massimo Citi ha detto...

@SX: il grosso pregio del ciclo della Corrente è che mi permette di mettere in scena virtualmente ciò che mi affascina di più e intervenire su ogni questione mi stimoli o provochi il mio orrore/ disgusto / rabbia ecc. Con tutto ciò credo che Renzi non riuscirei comunque a inserirlo, troppo minuscolo in un universo troppo grande :-)
Grazie per la lettura, spero che il racconto, nel frattempo giunto con non poca fatics a pagina 5, possa interessare.