11.5.13

Pseudonimi


Un post molto leggero, al limite del narcisista. 
Siete avvertiti. 
D'altro canto è sabato, c'è un ottimo tempo - perlomeno qui a Torino - e non esiste un motivo al mondo per il quale dovreste passare più di qualche minuto davanti allo schermo di un computer. Quindi nulla di drammatico: se mi va bene sarete al massimo cinque o sei a leggere questo post, preservando così la mia immagine di uomo alieno da ogni vanità e per nulla proclive a cantarsela e suonarsela.
...
Ieri mattina, addestrato dall'ottimo Francesco Eandi, stavo aggiungendo i link alla home page di LN-LibriNuovi. Link che riguardavano altre riviste letterarie - un compito interessante ma frustrante, in un altro post spiegherò perché - e i blog, i siti e le pagine dei redattori della rivista. Senonché, quasi giunto alla fine del mio compito, insorge un problema. Tra i redattori di LN, con complessivamente un centinaio di articoli e recensioni, ci sono numerosi pseudonimi. Pseudonimi ai quali corrispondono persone reali e personalmente conosciute come Obelix, Degamerra, Prince Variant, Clericus Svagatus, Hobbes, unastrega, tutti pseudonimi o avatar o nicknames scelti per millanta motivi diversi. Ma anche pseudonimi ai quali non corrisponde una sola persona reale, come Melania Gatto e Giulio Artusi. 
Ma facciamo qualche passo indietro. 
Quando nacque LN-LibriNuovi aveva il grosso difetto - e il cieco orgoglio, lo ammetto - di tentare di coprire l'intera area culturale, dal romanzo erotico, al gotico, al romanzo italiano, alla novità, al manuale di medicina o di diritto. Per ognuna di queste aree di interesse fu cercato e piazzato un "esperto" che ne scrivesse. Senonchè tre o quattro aree rimasero scoperte. Tra queste la fantascienza, il romanzo italiano, il romanzo erotico e qualcos'altro. Uscire senza parlarne? Giammai. Sicchè Silvia Treves, coordinatore della rivista mi disse chiaramente: «Tu scrivi della situazione dei libri e di letteratura dell'Estremo Oriente. Va bene ma non basta. Per i primi numeri e almeno finché non troviamo un volontario tu dovrai scrivere di fantascienza, di narrativa italiana e quando capita di narrativa erotica. Siamo d'accordo?».
Alla mia osservazione che era ridicolo firmare un quarto della rivista con il mio nome mi fu risposto: «Pseudonimi, è così difficile? Tanto è solo per due o tre numeri. Lo farò anch'io, non è poi male».
Naturalmente il «solo per due o tre numeri» si rivelò abbondantemente sbagliato e per una decina di numeri arrivai ad alzarmi alle 6 del mattino della domenica (giuro, è proprio vero) per terminare i miei articoli. Dovetti modificare il mio stile, scrivere diversamente e scelsi tre nomi, Giulio Maria Artusi per la narrativa italiana, Melania Gatto (Cat Melanie, ovvero C'Mell) per la sf e Piero Baroncini per i romanzi erotici. Ma non bastò. Il problema si pose nuovamente per le antologie di Fata Morgana, perlomeno all'inizio troppo esili per le nostre intenzioni. Melania Gatto grazie al cielo non scriveva narrativa, ma Artusi sì e Baroncini pure. Fata Morgana giunse fino al numero 5 per liberarsi definitivamente dei miei pseudonimi
Fin qui la storia, avvenuta qualche migliaia di volte nelle riviste nate povere - e povere rimaste - e nelle case editrici più sordide, e che ritenevo più o meno definita una volta per tutte, ripubblicando gli articoli firmati Artusi o Gatto con il mio nome. Ma non è così. Mentre cercavo qualcosa di verosimilmente assurdo da unire al nome Giulio Maria Artusi sono finito sul Catalogo della fantascienza, fantasy e horror di Ernesto Vegetti, dove Giulio Maria Artusi risulta autore di un racconto lungo che ho recentemente pubblicato come e-book a nome mio, La testa tra le nuvole.
«Adesso ti denunceranno.» Mormora sardonico il mio SuperIo. 
Per una volta lo ignoro. 
È da ieri che ci penso e sono giunto alla conclusione di lasciare tutto com'è. 
Di attribuire al mio duplicante il racconto
Di lasciare a nome suo gli articoli
Di non cancellare nulla del mio passato. 
Di fingere che il tempo non sia passato. 
I miei fantasmi meritano almeno un minimo di attenzioni, da parte mia. 
Almeno un ricordo. 
Sperando che non arrivino a denunciarmi. 

 
  


8 commenti:

Salomon Xeno ha detto...

Ci stavo giusto pensando, perché girovagando su un forum ho incontrato una discussione con titolo "pseudonimo" e mi sono accorto che al di là di vaghe convinzioni non ho mai riflettuto su cosa questa scelta comporti. Qui piove, per inciso. Mi felicito per la tua presenza nel catalogo Vegetti e mi chiedo: ci sei anche come Massimo Citi? (Ho appena controllato.) Potrebbe nascere un piccolo bisticcio con il tuo alter ego se qualcuno segnalasse l'opera "condivisa" anche a tuo nome!

PS: L'illustrazione è di Moebius?

Massimo Citi ha detto...

@SX: appunto, spero che nessuno si faccia troppe domande o che nessuno mi accusi di aver rubato un'opera a un fantasma. Sai, questo è il genere di cose che accadevano in certi racconti di qualche anno fa. Si comincia ridendo dell'equivoco e gradualmente si scivola rissosi e paranoici verso il manicomio. Questo è anche il motivo per il quale lascio tutto com'è.
Sì, il disegno - meravigliosamente delirante - è di Moebius.

consolata ha detto...

Ho sempre invidiato chi riesce a avere uno pseudonimo, figurati tanti... Ricordo che quando ci siamo conosciuti e ho incominciato a collaborare a LN, le tue multiple identità mi riempivano di ammirazione. Io riesco a stento a sopportare la mia unica, e mi fa una gran fatica. Per cui penso che fai benissimo a conservare quanti più avatar puoi! A me sono simpatici tutti.

Massimo Citi ha detto...

@Consolata: era una specie di scommessa, all'epoca. Adesso non ne avrei più né la forza né, forse, il desiderio. Ma, come scrivevo, mi dispiace anche cancellarli, come non fossero mai esistiti. Come i personaggi di un romanzo portano con loro una parte di me, qualcosa che farei bene a non dimenticare.

Nick Parisi. ha detto...

Beh sei stato estremamente bravo ( o folle? O entrambe le cose ?) Io non riuscirei mai a scrivere con diversi pesudonimi e \o stili. Già uno mi fa andare nel panico.
Però devo dire che hai avuto molta fantasia nello sceglierti i nick, in particolare Artusi, ci vuole maestria anche in quello. :)
E poi...no, non credo che ti denunceranno. ;)

Massimo Citi ha detto...

@Nick: come spiegavo, si è trattato di una corvée, in qualche modo - lo ammetto - ben accetta. Penso che ce la fsrebbe chiunque, comunque. È un po' come inventare personaggi scrivendo.

cily ha detto...

E se ti dicessi che anche io scrivevo con 2 o 3 pseudonimi quando scrivevo per il giornale scolastico?
I miei erano pseudonimi che servivano a creare un certo numero di nomi sennò ci facevano chiudere l'attività solo che nessuno aveva voglia di scrivere e tutti volevano impaginare e disegnare.
Però io non ero brava come te che variavi lo stile.
Mi limitavo a variare il taglio dell'articoletto e le notizie.
Però hai ragione.
Ci si affeziona a quei personaggi che si sono interpretati.
E puoi immaginare il rumore e i pettegolezzi se scrivevo qualcosa di un po' più ineteressante. Tutti a dare la caccia al giornalista misterioso.
Talvolta mi chiedo se abbia senso pubblicare sotto pseudonimo. Ti confesso che mi viene una gran voglia. Soprattutto di cambiare il nome italiano in un bel nome stile anglosassone. Chissà se tanto basterebbe per riscuotere più consenso?

Massimo Citi ha detto...

@Cily: il mio problema più grosso è stato quello di scrivere al femminile. Parlo sul serio. Eppure, per quanto fosse per me innaturale non ho mai sbagliato. Il che potrebbe far nascere qualche dubbio sulla mia identità sessuale, me ne rendo conto.
Gli pseudonimi sono comunque divertenti, ma solo fino a un certo punto, purché non creino - come mi è accaduto - qualche equivoco più o meno pericoloso, come essere più o meno discretamente corteggiata o dover litigare con qualcuno che ce l'ha a morte con il tuo pseudonimo. Il che, a pensarci bene, fa almeno sorridere.