21.6.12

Un'idea scaduta. ovvero storia di un nome (4)


Quarta parte di un testo che, perlomeno all'inizio, doveva non prolungarsi oltre un paio di interventi. 
E invece... Le cose da scrivere sono venute un po' per volta, i ricordi si sono ripresentati uno alla volta sulla soglia del ricordo e così man mano mi sono trovato a riempire righe dopo righe. E temo che non sia finita qui. Mah, comunque fino alla quarta puntata sono arrivato, oltre si vedrà.
...
Ciò che distingueva, perlomeno all'inizio, la CS dalle librerie della zona, era la possibilità di essere riconosciuti. Non solo e non tanto personalmente, quanto grazie alla presentazione della propria tessera. «Tu presenti la tessera e zàcchete, ti becchi lo sconto». Un principio semplice e normale. Ci sono moltissime cose - dalle discoteche ai sex partouze - che funzionano sul principio delle tessere e senza grossi problemi. Già, ma bisogna essere, da un certo punto di vista, desiderosi di possedere la tessera. Un po' come bisogna crederci davvero per andare a sentire un tizio vestito di bianco che chiacchiera e si agita per un'oretta di domenica mattina. Se non credi, il tizio ti parrà leggermente ridicolo e l'insieme una modesta follia. E se non credi alla cooperazione come principio, il giochino di sfoderare la tessera ti parrà più o meno assurdo come una cerimonia Maori trapiantata a Rho.
Non è successo tutto insieme, capiamoci. Ci sono voluti anni perché si perdesse anche il ricordo della cooperazione studentesca. Una volta - ma molti, molti, molti anni fa - i professori e gli studenti popolavano la stessa struttura ma senza avere gli stessi scopi. Gli studenti erano più socialmente variabili, c'erano i ricconi e i quasi poveracci e i prof erano (e sono) una corporazione più o meno compatta e e credibile ma, avrebbe detto Lenin, messa lì apposta per trasmettere, travestita da cultura, «il punto di vista borghese sul mondo». Più o meno la stessa funzione dei carabinieri e dei giudici. 
Un punto di vista esagerato, non c'è dubbio. E poi Lenin non è più di moda e la trasmissione della cultura stenta ad avvenire, travestita o meno. Ma ciò che è profondamente mutato è il modo di progettare la realtà da parte delle classi dominanti. No, non è che sto ingegnandomi a tirare fuori paroloni senza senso, soltanto cerco di rendere facile un concetto per nulla semplice. 
La vera università che conta, ora, non è quella statale. 
Non è quella italiana. 
Non è quella del sud Mediterraneo.  
Se avete quindicimila-ventimila testoni annui da versare a un'università privata, in Italia o all'estero, avrete tutte le porte aperte. Altrimenti potete anche rompervi il c... in una facoltà italiota, pagando comunque parecchio e ricevendone in cambio un piatto di lenticchie. 
Il prezzo dell'iscrizione all'Uni è diventato pesante e noi ci abbiamo messo anni a capire che i libri erano gradualmente passato in terza o quarta fila nella hit parade delle necessità degli studenti. E, particolare da non trascurare, meno importanti in rapporto alla posizione sociale della famiglia. Infatti ci è capitato sempre più spesso di vendere libri universitari ai figliolini di papà mentre i bravigiovani si arrangiavano con fotocopie, libri usati, libri piratati e appunti rastrellati ovunque. Come dire che la trasmissione della cultura, o anche solo dell'erudizione, passava soltanto per coloro che avevano un'abitudine familiare all'uso dei libri. Se pensi di poter fare a meno dei libri, probabilmente i libri possono fare a meno di te. E tu non andrai lontano... Chiaro che un concetto come quello di cooperazione studentesca è divenuto incomprensibile a molti, più o meno come la caccia alle streghe o il Giudizio di Dio.   
La situazione nei fantastici anni 2000 è gradualmente diventata sempre più assurda. Con studenti sempre più ritrosi all'idea di cedere i propri dati personali e la propria e-mail, «e se poi mi riempite di spam e di virus? Eh?» e soprattutto sempre meno convinti dell'utilità di farlo. Lo sconto, infatti, da sostegno materiale allo studio era diventato un premio alla semplice esistenza in vita. «Tu sei vivo? Bravo, non perderti lo sconto straordinario che concediamo soltanto a te e ad altri sette-ottocento milioni di persone presso il punto vendita Libro Selvaggio», e un elemento fondamentale di rapido sviluppo coccodrillesco tra coccodrilli sempre più grandi.
«Beh, non vorrai mica dire che è giusto che gli studenti si paghino i libri al prezzo di copertina?»
No, non lo penso proprio. Ma chi cerca di emergere sgomitando nel mondo dei coccodrilli punta in genere su 9-10 titoli importanti, lasciando che il resto dei libri marcisca dimenticato o che venga allegramente fotocopiato. 
E qui si vede che io ritengo importanti i libri. Comunque e sempre. 
...
Ma non c'erano soltanto gli studenti, ovviamente. C'erano anche i normali lettori, ingolositi - perlomeno all'inizio - dalla possibilità di uno sconto standard per l'acquisto di libri. 
La CS, infatti, ha sempre avuto almeno due colonne per sorreggersi. I libri universitari e i libri di cultura varia. 
Ma di questa sezione ne parlerò la prox settimana. Per raggiunti limiti di tutto.
Alla prossima.


3 commenti:

Salomon Xeno ha detto...

Un punto di vista interessante. Io nel mio piccolo ho vissuto un'evoluzione dallo studente ligio che acquistava il libro di testo (finanziato dai genitori), all'attento frequentatore di librerie on line, al tesista vessato che rinuncia a spendere 60 dollari per leggere un paio di articoli per la bibliografia. Parallelamente, ho visto anche le fotocopie che diventavano pdf... Insomma, mi riconosco in molti aspetti di quanto hai detto.
Ah, e poi c'erano le copisterie, con dispense ufficiali e appunti delle lezioni, ma devo dire che venivano usate più dagli studenti di area giuridico-economica.

Nicola ha detto...

Io ho vissuto in parte questo fenomeno di abbandono del libro universitario, in questo devo dare colpa ad una certa categoria di professori, che spacciavano ed imponevano le loro raccolte di appunti per seminari, molto spesso incomprensibili ancora più spesso inutili, come testi per esami universitari.
Le cosidette "parti speciali" del programma.
Qualcuno ne ha sentito parlare, no?
Quella pratica ha cominciato a distruggere i concetti di credibilità e di utilità del testo universitario.
Logico quindi che partissero molte reazioni di rigetto.

maxciti ha detto...

@Salomon Xeno: è una parabola piuttosto diffusa. Quasi tutti iniziano acquistando i libri per poi, gradualmente, passare ad altri media, più o meno legali. Fa parte, credo, del tramonto del libro nella sua forma abituale. È uno dei motivi per i quali ho finito con l'abbandonare il mio lavoro. Nessun rancore, per carità. Un cocchiere non può seriamente avercela con i piloti degli automobili... (maschile, com'era un tempo).
@Nicola: Quando ho parlato dell'università e del ruolo dei prof ho purtroppo dimenticato ad accennare alla sotto-sotto-categoria dei prof fankazzisti e furbakkiotti. I danni che hanno combinato ai danni della cultura e dell'UNI sono incalcolabili. Il proliferare di queste miserevoli figure professionali - bene o male accettate dal resto del corpo docente - ha finito per accellerare la decadenza dell'istituzione università Tutto il resto è venuto di conseguenza.