12.5.26

Scrivere, scrivere, scrivere e leggere


E sono stati in tutto 40 a essere stati pubblicati su Substack. .

Un numero tondo, divisibile x 2, x 4, x 5, x 10 e x 20. Non è poco, penso. Racconti letti mediamente da 12 lettori, un risultato più che pietoso rispetto ai grandi autori di best-seller ma che mi soddisfa, tanto più che le letture tendono lentamente ma inesorabilmente ad aumentare. 

«Certo, ma che k***o ti è venuto in mente di…»

Non è facile rispondere, ma ci proverò. 

Punto primo: ho settant'anni (70), un numero che non può non creare qualche riflessione sulla durata complessiva della vita che mi è stata concessa. Ma questi racconti – solo una parte di quelli scritti – non vogliono essere un testamento letterario ma semplicemente un punto fermo a un momento X della vita. 

Punto secondo: sono per lo più racconti recuperati nel passaggio dal computer Windows punto 10 al nuovo computer Windows punto 11. Un lavoro di scavo e di recupero iniziato per semplice divertimento e finito col diventare una ricerca puntigliosa dei testi spesso dimenticati o solo parzialmente ricordati. 

Punto terzo: il desiderio nato un po' per volta di ricavare da tutti questi testi un'antologia nuova (si fa per dire) che raccolga i miei collected papers, risparmiando un lavoro probabilmente inutile ai miei discendenti.  

Ma veniamo ai racconti pubblicati. Si tratta di testi così organizzati:

Racconti pubblicati e in commercio: quattro, Polvere, ospitato nell'antologia «In controtempo», La lente del tempo, presente nell'antologia ALIA Evo 4, Il muro delle eriche, in «Perdenti e Perduti», Progetto per un'etica portatile, un frammento di «Calibano», tutti disponibili presso Amazon.it come ALIA Arcipelago e come ALIA Evo

Racconti pubblicati a nome mio o sotto pseudonimo in «Fata Morgana» e non più disponibili in commercio: sedici

Racconti pubblicati a nome mio o sotto pseudonimo in «LN-LibriNuovi» e non più disponibili in commercio: cinque

Racconti pubblicati in edizioni fuori commercio: due, Devoluzione e Briciole

Racconti mai pubblicati: tredici.

Totale 40 racconti, un numero adatto a comparire in una biografia letteraria media. Sono rimasti fuori più o meno una ventina di racconti, alcuni perché destinati alla pubblicazione presso altri editori in tempi brevi, altri perché eccessivamente lunghi (> 50k) per la pubblicazione in Substack. 

«Ma sei soddisfatto? È stato utile?»

La parte migliore del lavoro è stato il ripescaggio dei racconti inediti e l'aggiustarli per la pubblicazione, come se dovessero uscire con un editore "serio".  La parte un po' meno piacevole, ma che mi ha spinto ad abbandonare gradualmente faccia-libro, è stato l'apparente boicottaggio da parte di Mark 2ukkerbebè (1). Il suo "boicottaggio" è in realtà nelle regole intrinseche del funzionamento di faccia-libro, anche senza immaginare qualche gomblotto da parte di oscuri démoni. La realtà è che faccia-libro non è stato concepito per ospitare interventi lunghi e parolosi, né più né meno, e l'uso di Substack è divenuto essenziale per un progetto come il mio. Il problema è che usare FB per fare pubblicità a un altro social non piace a Meta e così il post che invita a farlo tende a scivolare verso il fondo. E anche qui nulla di strano. Dopo di ché avendo pochi o nessun "like" risulta puro escremento virtuale per FB ed è destinato a scomparire definitivamente.  

Sic transeat gloria mundi.


In quanto alla reazione dei lettori, le poche ottenute, sono state comunque positive. A parte gli interventi miracolosi e sorprendenti di chi condivide la sua vita con me, ovvero Silvia Treves, ho ricevuto commenti che mi hanno spinto a continuare. Da sottolineare il commento fuori testo di mia figlia: «Ma quanti racconti hai scritto?», domanda che mi sono posto anch'io, nonostante tutto sorpreso dalla quantità di testi recuperati. 

Quanto a Substack, pur avendo ricevuto osservazioni sul suo funzionamento eccessivamente parolaio e notizie sulla sua "tendenza politica", ho deciso di continuare, anche perché non è che faccia-libro con la sua passione mercenaria per Trump sia poi tanto meglio. Anzi. 

La domanda successiva non può che essere: «E ora?». 

Di primo acchito direi che va bene così, che poter disporre on line della parte più dispersa e dimenticabile della mia produzione narrativa è una soddisfazione più che degna. I racconti che rimangono, molto più lunghi e al limite del romanzo breve, rimarranno in scuderia e, nel caso non riuscissi a piazzarli, potrebbero apparire in qualche modo su Substack, magari con link adatti a questo blog. Lo stesso vale per i romanzi… e una soluzione a puntate potrebbe essere un modo per rendere pubblico l'interminabile romanzo, «L'Ultimo pianeta»,  che non ho speranze serie di vendere a qualcuno. Ci penserò, giuro. 

 

In fondo ho fatto per buona parte della mia vita qualcosa che mi piaceva e mi soddisfaceva e anche i miei tentativi di narratore non sono che un modo per continuare a lavorare nello stesso settore. Lavorare in libreria è stato un buon motivo per alzarsi tutti i giorni e, nonostante gli allucinanti mal di stomaco che la gestione puramente economica mi procurava, non posso che rallegrarmi per aver fatto un lavoro che ha contribuito alla salute mentale della famiglia e ha regalato a mia figlia una visione "dall'interno" del mondo dell'editoria, tanto è vero che ha finito per lavorare in una casa editrice. 

E con ciò ho finito per questa volta. Presto saprete che cosa ho scelto di fare ma, per il momento, non perdetemi di vista. 


(1) Lo so che il nome corretto è Zuckerberg, letteralmente "Montagna di zucchero" nella lingua allemanda, ma ho preso l'abitudine di chiamarlo 2ukker-ecc. per giocare con una precauzione un po' ridicola.