12.11.14

Parlando ancora di fantascienza, ovvero il fulmine sotto il bicchiere


È uscito soltanto ieri un articolo sul sito de Il futuro è tornato, intitolato «La fantascienza italiana è morta».
Titolo impegnativo, oltre che allarmante.
O forse non troppo allarmante di per sé - in fondo gli appassionati di sf in Italia sono pochi (un numero quasi pari a quello degli autori) - e soprattutto perché gridare alla morte di un genere dato più volte per morto non fa più notizia. 
La sf in Italia è nata gracile, anche se non così tanto come si potrebbe supporre (cfr. "I fantasmi di Capuana e i viaggi nel tempo di Salgari" articolo a suo tempo uscito su LN-LibriNuovi), anche se comunque meno vitale e vivace del fantastico in generale, nonostante tutto ben presidiato da nome come Calvino o Buzzati. La sf in quanto tale era un genere poco frequentato da un popolo scarsamente dotato di interessi e di competenza scientifica. Un popolo cresciuto nell'ignoranza (non è un insulto, semplicemente una constatazione), timorato di Dio o, nell'ipotesi migliore, fan del realismo socialista in chiave locale [*], fino all'attuale panorama italico post-tutto in allarmante calo di presenze intellettualmente attive, dove prevale lo sfascio di ogni visione storica e fa scuola la lectio magistralis di Giulio Tremonti («Con la cultura non si mangia»), una dichiarazione paradossale ma che nemmeno il governo in carica si è preoccupato di smentire nei fatti. 
Ma sulla situazione della sf italiana ritorneremo presto. 
Nel resto del mondo, soprattutto negli USA, come va la sf? 
Beh, a giudicare ciò che ne scrive Jonathan Lethem su Minima & Moralia, il blog di Minimum Fax, ha i suoi problemi, vampirizzata dal cinema, confusa nel mare magno di una produzione fantastica contemporanea tanto esorbitante quanto spesso priva di originalità e col rischio di automarginalizzarsi rivendicando una propria purezza originaria [**].


...
Ma se ci fermiamo per un attimo a riflettere dobbiamo ammettere che la fantascienza è divenuta un elemento costante della percezione della realtà tanto da comparire in elementi sparsi del linguaggio di ogni giorno («È fantascientifico», «un'illuminazione da fantascienza», «un clima da fantascienza» ecc. ecc.), una fantascienza spesso ridotta a rappresentare una spettacolarizzazione del reale ma che finisce per inglobare qualunque percezione di una realtà inattesa e tecnologicamente impressionante.  Il nostro mondo è divenuto, per molti versi, un mondo da fantascienza, sia per quello che riguarda il clima (con tutte le distopie immaginate e immaginarie che questo si porta dietro), che per la diffusione dei robot - non così evidente a uno sguardo superficiale ma con numeri costantemente in crescita - che per l'uso di biotecnologie e la nascita degli OGM - e qui un po' di sf distopica sarebbe raccomandabile -, la nascita delle stampati 3D o lo sviluppo di missioni spaziali automatizzate. 
Un vero e proprio fulmine sotto il bicchiere.
Teoricamente ci sarebbe un terreno molto poco sfruttato aperto per noi tutti, autori e scrittori di sf, italiani e stranieri.
Senonché l'auri sacra fames finisce per decidere per tutti. Una volta dato per defunto il cinema italiano, (e meriterebbe discutere a lungo su come sia potuto accadere e se, come credo, non vi siano già in azione nuovi gruppi di artisti), rimane soltanto la letteratura, dove le tirature troppo basse finiscono per essere la regola che determina il livello di produzione. Un livello fatalmente basso, dove i nuovi autori rischiano di non vedere mai la luce e dove i maggiori editori ignorano la sf preferendole la famigerata Fantasy paratolkeniana o i vampiri sentimentali alla Meyer. I titoli che escono - pochi e spesso camuffati da thriller - sono appannaggio di editori marginali. Esiste, è vero, una «rivista» di fantascienza, «Urania» ma i vincoli posti dalla paginazione, da una diffusione esclusivamente a mezzo edicola e da un pubblico eccessivamente "tradizionalista"[***], la rendono incapace a fungere da startup di un possibile cambiamento, questo nonostante il premio Urania, dove le regole storiche della testata ostacolano l'affermazione di autori meno convenzionali. 

E siamo così ritornati alla sf made in Italy e alla sua presunta morte. Possiamo cominciare col dire che in un paese dove i lettori sono il 40% scarso della popolazione e dove i libri sono un bene rinunciabile per antonomasia non è facile far sopravvivere un genere, oltretutto penalizzato dalla necessità di un minimo di competenza scientifiche per essere apprezzato. Se a questo si aggiunge la conoscenza pressoché nulla degli insegnanti di italiano in tema di sf, un programma di storia della letteratura che all'Università arriva a Pasolini e Gadda ignorando serenamente la narrativa fantastica, la convinzione di sapore crociano che le scienze umane siano il centro esclusivo della formazione e una lunga tradizione di amata incompetenza verso qualsiasi strumento tecnologico, direi che non abbiamo motivo di stupirci per la crisi interminabile della fantascienza. A rendere le cose anche più complicate la problematica competenza scientifica di molti tra gli autori di sf italiani, cresciuti nella convinzione che esistesse una "via italiana alla sf", ovvero un percorso narrativo che potesse esimersi dalle scienze, privilegiando il racconto del profumo dei fiori a una conoscenza anche approssimativa della fisiologia vegetale. 
Il risultato è stato, in non pochi casi, una narrativa povera di stimoli scientifici come di spunti narrativi, ovvero una malinconica esposizione di pittori della domenica.
Certo, i buoni autori di sf non sono mancati nemmeno qui in Italia, a cominciare con Lino Aldani, Franco Enna, Inìsero Cremaschi, continuando con Livio Horrah, Vittorio Catani, Vittorio Curtoni per giungere a Francesco Troccoli, Valerio Evangelisti e Claudio Asciuti [****], ma spesso - sia pure con le dovute eccezioni - si tratta di autori di nicchia, non abbastanza noti al di fuori del piccolo mondo della sf nazionale.
Oltre questi nomi e pochi altri ci si imbarca nel mondo dell'autoeditoria e dei piccoli e piccolissimi editori dove presumibilmente si annidano gli autori del futuro, ma che è maledettamente difficile riconoscere. Ed è qui che si avverte decisamente l'insufficienza - in primo luogo economica e in secondo organizzativa - di un'editoria professionalmente attiva e vivace sia nel campo dei libri cartacei che degli e-book.
Ma la fantascienza in Italia è morta?
No, non credo. Ho tre libri - non racconti, romanzi - che dormono dentro questo pc in attesa di essere letti, provenienti da autori meritevoli ma poco noti [A.M.m.P.N.] e mi arrivano con una certa frequenza avvisi di nuovi testi disponibili o in preparazione da parte di autori della stessa categoria di AMPN o anche di autori già comunque pubblicati: «C'è disordine sotto il cielo, quindi la situazione è eccellente», diceva un presidente cinese che non è educato ricordare.
Ciò che mi preoccupa non è tanto la scomparsa della sf - che è nata insieme al concetto di progresso e di cambiamento, ovvero la nozione di un tempo futuro diverso dal presente e dal passato - quanto la scomparsa della lingua italiana dall'orizzonte della creazione narrativa, sia mainstream che di genere.  Ho paura della scomparsa dei libri, in qualsiasi forma, di un nuovo medioevo che avanza. 
Dell'ignoranza che avanza in questo paese.
Ho paura di Salvini, di Grillo e anche di Renzi. 
Ho paura di chi ritiene i libri un bene secondario. 
E non è una paura da poco. 




[*] Eppure molti tra i più convinti appassionati di sf negli anni '60 e '70 furono iscritti o ex-iscritti al PCI. Evidentemente l'essere fuori linea in campo narrativo non era considerato un grosso impedimento. 

[**] Può essere di qualche consolazione  per i fan appassionati (e grafomani) di sf italiana scoprire che altrove il rapporto con la sf può essere altrettanto esclusivo, ovvero, citando Lethem «Con il suo amore incondizionato per il proprio strato di paccottiglia [la sf]  è tanto sentimentale nei propri confronti quanto una combriccola di vecchi amici o una famiglia».

[***] Teoricamente parlare di "tradizionalismo" in area fantascientifica ha qualcosa di intrinsecamente ridicolo, ma si tratta nel nostro caso di lettori relativamente anziani e legati a una sf non impegnata sia nei temi che nello stile. Autori che preferiscono Alfred Eblin Van Vogt o Isaac Asimov a M. John Harrison o Ted Chiang. 

[****] Per evitare inutili polemiche: gli autori citati sono letteralmente i primi che mi sono venuti in mente. Non volevo escludere volontariamente nessuno. 
E una nota come questa può dare un'idea di com'è il clima in certi circoli di appassionati

30 commenti:

Nick Parisi. ha detto...

Aldilà del discorso estero, dove sicuramente la fantascienza vivrà altri problemi, credo sia indubbio che nel nostro paese da decenni si sia voluto decidere che la fantascienza era un qualcosa di non socialmente accettabile.
A questo stato di cose hanno contribuito un po tutte le categorie.
Però io non posso fare a meno di ripetere la stessa domanda che ho già rivolto altrove: cosa possiamo fare per invertire questa tendenza?

Nick Parisi. ha detto...

Dimenticavo: ho linkato il tuo articolo su Twitter.

Massimo Citi ha detto...

@Nick: meno male che ci sei almeno tu a commentare... mi rendo conto che un articolo che implica la lettura di altri 3 o 4 articoli non è il massimo, ma anche solo un "hai torto marcio... l'unica cose che ti resta da fare è tacere..." me lo potrebbero anche dire.
Vabbé. Quanto alla tua domanda, sinceramente penso sia un momento quanto meno complesso per agire, ma forse per questo può essere particolarmente stimolante farlo. Si tratta di cominciare a ragionare in gruppo, per dire, a organizzarsi in gruppi di autori indipendenti, formare gruppi, marchi, etichette per creare un pubblico laddove esiste soltanto caos e confusione. Non dico che sia facile, ma ALIA è nata anche per questo. E, ovviamente, questo non vale soltanto per la sf.

cily ha detto...

A me sembra che tutta la letteratura fantastica in italia stia ammuffendo.
Siamo sommersi da libri inutili dai titoli odiosi.
La tua osservazione su come l'espressione "questa è fantascienza!" sia entrata nell'uso comune persino qui da noi dove la fantascienza non va per niente mi ha fatto molto pensare.
E' vero che la fantascienza viene vissuta come molto presente nel quotidiano (un telefono che fa qualsiasi cosa, porte che si aprono al passaggio, videoconferenze) e quindi forse viene vissuta come un genere che non riesce più ad offrire la giusta dose di evasione.
Ecco perchè tutto sommato vanno forte spade fuori misura e razze inesistenti come elfi.
E per chi ama ancora la fantascienza hanno preso piede generi come lo Steampunk, fantascienza in un passato dove tutto non era possibile come invece sembra oggi.
Ovviamente non è vero, la fantascienza ha ancora molto da dare e io aspetto notizie dei libri degli AMPN.

Paolo ha detto...

Poco fa leggevo, nel gruppo "Romanzi di Fantascienza" di FB, l'irritato commento di uno dei membri che all'ennesima discussione su generi e sottogeneri replicava "passiamo troppo tempo a nominare la rosa invece che a farla crescere".

Sarà perché sono un informatico dalla nascita o poco dopo, ma a me il cyberpunk è sempre parso una moda deteriore. E da cultore di Sherlock Holmes non è che abbia opinione migliore dello Steampunk. E da appassionato di storia l'Ucronia mi fa sbuffare di noia. Ok, per ora basta.

Lo scorso fine settimana, facendo una ricerca sulle traduzioni Urania (quanto ci sarebbe da dire sul ruolo nefasto che hanno avuto, come l'acqua avvelenata di un pozzo nel deserto!) mi sono ritrovato con una pila di libri di Clarke in italiano e in inglese accanto al letto. Ho riletto molti capitoli di "2010" e "2061", che meritano le critiche negative di cui sono stati oggetto i sequel di "2001". Eppure... sono dei romanzoni! Stile maturo ed efficace, personaggi funzionali ma ben delineati (se mi guardo intorno ne vedo alcuni simili nel mio ambiente di lavoro) e un mestiere sicuro nel rendere credibile quelle che talvolta sono acrobatiche arrampicate sugli specchi narrativi.

Ecco, qui mi ricollego a qualcosa che Massimo ha scritto altrove: per scrivere bisogna studiare. Ma non studiare quello che scrivono gli altri, visti come "concorrenti": perché si finisce per fare una letteratura autoreferenziale e autorigenerante, che finisce con l'interessare un numero sempre minore di appassionati.

Qualunque sia il nome della rosa sul frontespizio.

Davide Zampatori ha detto...

Ciò che possiamo fare noi (Ci si mette anche il menestrello), è stringere i denti e vedere cosa cambierà nel futuro. Per ora l'unica cosa possibile per i lettori è cercare all'estero (ammesso che vengano tradotti nuovi romanzi), per gli autori non c'è scampo...

L'aspetto di degrado verso un nuovo medioevo è purtroppo la stessa sensazione che aveva Hari Seldon in punto di morte e ahimè è proprio questa l'attuale situazione italiana, sia nell'editoria che in tutti gli altri campi.

cily ha detto...

@Paolo
Anche io amo moltissimo Sherlock Holmes e ti posso assicurare che in giro ci sono dei racconti Steampunk davvero acuti e ben scritti in cui compare proprio Sherlock Holmes, senza sfigurare assolutamente.
Solo che da noi non verranno mai tradotti.
Tu leggi in inglese?

Massimo Citi ha detto...

@Cily: io ho passato la vita ad essere sommerso da libri inutili. E spesso oltre che inutili insopportabilmente brutti. Per converso, ora che non sono più un libraio ma un semplice lettore ho la sensazione che i libri manchino, ovvero che siano sempre meno. Lo so, dev'essere una sensazione ma mi assale tutte le volte che entro in libreria, una delle poche rimaste qui a Torino. Possibile che ci sia ancora questo? È uscito già da una decina di giorni... E sul tavolo? Sempre gli stessi libri?
Ma la diminuzione dei titoli usciti è una realtà dovuta alla crisi degli editori, costretti a "puntare" su meno titoli. E tra questi non stupiscono gli elfetti-vampiri e i nani da giardino, che promettono - non so quanto a ragione - di ripagare l'investimento.
Quanto allo steampunk è un curioso capriccio di alcuni autori che amano pasticciare e hanno letto Steveson, Wells, Doyle e Verne da piccoli. È capitato anche a me, vedi "La testa tra le nuvole", modesto ricalco di Jules Verne.

Massimo Citi ha detto...

@Paolo: ...ahem... io ho scritto un romanzo "cyberpunk" a quattro mani con Silvia, ho pubblicato un racconto lungo di steampunk e un e-book di 300 e passa parole ucronia. Temo di essermi guadagnato la qualifica di deteriore, in sostanza, ma mi sono divertito, giuro ;)
Quanto al nome della rosa direi che risulta normale straparlare un po' avendo a disposizione uno spazio esagerato per il nostro ego come facebook. Comunque a me viene sempre in mente qualcosa di utile da dire dopo un paio d'ore e quando non sono più davanti al pc. E mi rifiuto di usare il cellulare.

Paolo ha detto...

Chiedo scusa a tutti, ma oggi sono un po' su di giri per via di Rosetta e un po' scocciato per via delle discussioni sul gruppo citato, che mi ricordano le diatribe fra i conoscitori delle Cinquanta Sfumature di Heavy Metal e altre consorterie più o meno affini.

"La Guerra dei Mondi di Sherlock Holmes" è un esempio di ucronia intelligente (con venature steampunk) che ho letto con grande divertimento - ma perché sono un cultore di Holmes e un ammiratore di Wells. Non credo che leggerei con lo stesso divertimento le 600 pagine di "Gli Anni del Riso e del Sale", tanto per fare un esempio non proprio a caso.

(Un altro esempio di ucronia a vapore è "Eroi dei due Mondi" di Davide Mana. Mi è piaciuto, ma dubito che l'avrei letto se non fosse stato scritto da lui.)

Il punto è che a me non interessano molto gli universi alternativi. Mi interessano le zone d'ombra di QUESTO universo. E' una mia idiosincrasia. Il fatto che "F come Frankenstein" sia stato definito "un po' fantasy, un po' cyberpunk" probabilmente è una giusta punizione per il mio atteggiamento snobistico...

Sì, leggo in inglese. Qualche titolo per farmi cambiare idea?

Massimo Citi ha detto...

@Menestrello: grazie per il contributo. L'immagine di Hari Seldon mi sembra un buon riferimento per definire la situazione. Vivo aspettandomi il peggio ogni giorno che passa, più o meno come leggere i giornali nel 1914 o nel 1922. Quanto a noi autori credo che potremmo e dovremmo consorziarci, come ho scritto anche a Nick, e collaborare. Non che sia facile con tutti i signori-sotutto che girano ma almeno provarci. La mia esperienza con ALIA la giudicherei molto buona, ma forse è perché abbiamo trovato autori che non hanno la valvola di sicurezza come i palloni aerostatici.

Massimo Citi ha detto...

@Paolo: io sono affascinato dagli universi alternativi, più o meno tutti, anche se scrivendo per ALIA mi controllo. Quanto a "Gli anni del riso e del sale" lo trovo fantastico, anche se l'autore non è dei più abbordabili, me ne rendo conto.
Per quanto riguarda Sherlock Holmes potrei consigliarvi "Lo strano comportamento delle vespe" di Geoffrey Landis, apparso nel 1996 nelle Grandi Opere Nord. Un racconto lungo davvero apprezzabile.
Quanto, infine, alle discussioni intorno a Rosetta e a tutti i conoscitori delle cinquanta sfumature di grigio metallizzato sii signorile: ignorali.
Io non ne sono capace, ma so che è bene fare così.

Paolo ha detto...

Vedi Massimo, dopo avere scritto delle sciocchezze in genere mi sento in colpa e ci ripenso. Così mi stavo chiedendo: ma perché ho un rifiuto quasi fisico per alcuni generi della SF? Perché scrivere di un un universo alternativo mi sembra meno impegnativo, quasi a buon mercato? Perché posso risistemare i personaggi e i dati storici a mio piacimento? Anche lo scrittore di romanzi storici "mainstream" lo fa, entro certi limiti. In "Enigma" ho ammirato la maestria con cui Robert Harris ha ambientato la sua trama in una piega nascosta della vera storia del gruppo di Bletchley Park, durante una breve permanenza di Alan Turing negli Stati Uniti (ho letto il romanzo tenendo a portata di mano la biografia di Turing scritta da Andrew Hodges).

Senza scendere a profondità psicoanalitiche, credo che uno dei motivi sia questo: da ragazzo mi sono interessato allo stesso tempo sia alla fantascienza che all'ufologia - una combinazione pericolosa e sconsigliata dai cultori dell'una e dell'altra, ma che è arrivata ai giorni nostri, sebbene sia sempre più scettico su entrambe. L'ufologo che è tuttora in me vorrebbe conoscere la verità, e usa la fantascienza come grimaldello mentale o risorsa concettuale, per cui è portato ad ignorare ciò che appare incongruente o inutile a quel fine.
Ovviamente un purista dirà che la letteratura non deve essere "usata" per secondi fini, anche puramente intellettuali, e dal suo punto di vista non discuto che abbia ragione. Tuttavia la mia sensibilità è quella, ormai consolidata. Alcuni effetti sono paradossali: per esempio, apprezzo Lovecraft per la razionalità e modernità delle sue ultime opere.

Massimo Citi ha detto...

@Paolo: non preoccuparti, anch'io ho sempre diffidato dei romanzi che mettono in scena un universo alternativo, sospettando o temendo il bidone. Poi mi è capitato di leggere "Contropassato prossimo" di Guido Morselli e "La svastica sul sole" di P.K.Dick e ho cambiato idea. Definitivamente. Con tutto ciò posso capire e non mi scandalizzo. Personalmente per scrivere il mio (unico) romanzo di ucronia ho letto "Rivoluzione in Germania" di Pierre Broué, "La repubblica di Weimar" di Deutlav Peukert, un altro libro sui corpi speciali controrivoluzionari diffusi nel 1921-22 in Germania e qualcos'altro del quale ore non mi ricordo. Il mio problema è che amo la storia come la sf...

Paolo ha detto...

Interessante. E' una parte della storia poco nota, in parte rimossa o semplicemente nascosta da ciò che è venuto dopo.

Il mio punto di partenza per un XX secolo alternativo sarebbe semplicissimo, un singolo evento. 28 ottobre 1922: Vittorio Emanuele III firma il decreto per lo stato d'assedio. Le camicie nere, fradicie di pioggia, affamate e con poche munizioni, si sbandano davanti all'esercito. Mussolini fugge in Svizzera. Neglianni seguenti, Hitler fa una modesta carriera militare nell'esercito tedesco... Le conseguenze sono da vertigine.

Davide Zampatori ha detto...

L'idea di lavorare in collettivo farebbe molto, si potrebbe addirittura pensare l'editoria in collettivo, vedremo come si evolve la situazione...

Intanto se vossignoria dovesse pensare a un altro ALIA, tenga presente il menestrello, ammesso che rientri nei canoni :D

cily ha detto...

Scusate il ritardo abissale con cui rispondo.
@Massimo
Anche io ho amato molto gli scrittori che hai nominato e "la testa fra le nuvole " mi è piaciuto parecchio.
E proprio cercando l'ombra di quegli scrittori mi sono avvicinata allo Steampunk però poi ci ho trovato molto molto di più che un semplice remake in chiave più moderna di quelle idee.
Prendi per esempio "Affinity Bridge" o "Boneshaker". A me gli zombi annoiano da morire però dentro a quei romanzi, serviti con avvantura e tutti gli ingredienti vittoriani sono stati davvero divertenti.
Così come "The Strange Affair of Spring Heeled Jack" che usa i viaggi nel tempo per rielaborare in modo brillante e divertente la leggenda di Spring Heeled Jack.
Eppoi mi viene in mente il protettorato del parasole che è stato parzialmente tradotto anche da noi e che pur non essendo tra i miei preferiti ha un world building coerente e un'ironia di fondo gustosissima.
Una delle cose che mi piace dello Steampunk poi è che tende ad alleggerire e a ironizzare molti elementi tipicamente gotici.
A me piace molto la letteratura gotica dell'ottocento perciò non resisto alle riletture intelligenti di certi clichè.
Adesso non mi lascerò sfuggire "Lo strano comportamento delle vespe" e in lista ho anche "Il mandala di Sherlock Holmes" che avevate recensito a suo tempo su LN.

@Paolo
Il primo titolo che mi viene in mente ma probabilmente perchè è l'ultimo che ho letto è The Infernal Device by Michael Kurland.
Se ami Sherlock Holmes e conosci bene le sue avventure ti piacerà perchè è un'interessante
cambio di prospettiva senza snaturare l'essenza dei personaggi.
Lo Steampunk c'è nella giusta misura e non è invadente e serve perfettamente all'avventura che è pienamente in stile Conan Doyle.
Eppoi i dialoghi tra Sherlok Holmes e Moriarty sono davvero brillanti.
Dagli un'occhiata, non te ne pentirai.
Dei libri che ho letto di Kurland ambientati nell'universo di Sherlok Holmes è il migliore.

Massimo Citi ha detto...

@Paolo: ci ho pensato anch'io a uno snodo di quel tipo, ma ero troppo curioso di ricostruire un fascismo "vincente", così simile agli ultimi giorni del regime franchista. Comunque sono ragionevolmente convinto che taluni appuntamenti della storia non si possono mancare e che una seconda marcia su Roma sarebbe stata inevitabile. In fondo Vittorio Emanuele III aveva così agito per evitare una guerra civile, guerra civile che era già in atto nel paese. In realtà la (cattiva)ucronia si basa spesso sul comportamento di una singola persona mentre i fenomeni storici hanno una lunga preparazione e pochi esiti possibili.

Massimo Citi ha detto...

@menestrello: ho avuto qualche contatto in questi giorni per un'ALIA successiva e credo non sia impossibile pensare di farne un altro numero, anche se è largamente prematuro decidere alcunché oggi. In ogni caso ti ho già in elenco. In molti casi mi fido essenzialmente del mio naso ;-)

Massimo Citi ha detto...

@Cily: grazie per i suggerimenti di lettura, è molto bello che una discussione su un blog possa diventare un luogo di scambio sulle letture. Condivido pienamente la tua passione per il gotico, che è anche un'elemento fondamentale per il mio amore per lo steampunk. "Il mandala di Sherlock Holmes" è particolarmente godibile e aggiungo, dal momento che stiamo consigliando libri, anche "Londra invisibile" di Brian Stableford (Urania n. 1380 - or. The Hunger and Ecstasy of Vampires, protagonisti Nicholas Tesla, Oscar Wilde e H.G.Wells. oltre che D...)e più in generale dello stesso autore "The Empire of Fear" e il ciclo "The Werewolves of London", protagonista del primo la stirpe di Dracula, del secondo un tipo molto particolare di lupi mannari.

Davide Zampatori ha detto...

Il menestrello è felice di essere in lista... ma vossignoria si fidi del naso quanto di una certa gazza ladra che dovrebbe avere tra le sue letture :)

Paolo ha detto...

Massimo, mi domando se Mussolini sarebbe sopravvissuto, politicamente, al discredito conseguente ad un fallimento della sua prova di forza. Forse sì: in fondo Hitler costruì il suo personaggio e pose le basi del suo successo mentre era in carcere, dopo il disastro del putsch di Monaco.

Ovviamente i gravissimi errori tattici e strategici di socialisti e comunisti gli diedero un aiuto decisivo. E' una lezione che parte della sinistra italiana non ha mai capito del tutto.

Comunque è proprio la "viscosità" degli eventi storici che mi rende tanto diffidente sulle narrazioni ucroniche.

Paolo ha detto...

Cily, "Il Mandala di Sherlock Holmes" l'ho letto e mi è piaciuto. In effetti,l'unico apocrifo sherlockiano (e uno dei pochissimi libri in assoluto) che ho mandato direttamente al macero è stato "L’ultimo caso di Sherlock Holmes" di Michael Dibdin. Posso accettare tutto, ma non che Holmes sia Jack lo Squartatore!

Ho già scaricato "The Infernal Device and Others" di Kurland. Mi sto chiedendo se non ho già letto qualcosa di questo autore su qualche antologia che adesso non riesco a localizzare (nella memoria e in casa mia). Con questo ultimo acquisto (il penultimo è stato "This New Ocean", una storia del Progetto Mercury, il numero di libri iniziati ma non finiti nei miei reader Kindle arriva a... undici.

Massimo Citi ha detto...

@Menestrello: ovviamente hai ragione, ma ho una lunghissima esperienza di autori maturata con ALIA e con Fata Morgana e ho incontrato i soggetti più diversi, più o meno gradevoli, sensibili, attenti, ambiziosi, piendiloro, modestissimi e fuor di cabina. Lo chiamo naso, ma dovrei parlare di esperienza.

Massimo Citi ha detto...

@Paolo: Mussolini era abbastanza intelligente da ripresentarsi sotto altre spoglie. E socialisti e comunisti italiani abbastanza tonti da non (ri)capire le sue intenzioni e (ri)fare gli stessi errori. In fondo Renzi ha il grosso pregio di smontare pezzo per pezzo il PD liberandoci del peso di dover sostenere l'ingombrante fantasma di un partito di sinistra. Ecco, l'ucronia gli avrebbe fatto perdere le elezioni di sindaco a Firenze con un attentato di stampo mafioso o con la ribellione degli immigrati clandestini. Anche se temo che R. sarebbe rispuntato fuori lo stesso...

cily ha detto...

@Massimo
Hai visto che bella discussione che è venuta fuori?E tu che ti lamentavi per la mancanza di commenti!! :)
Il mio feed reader mi ha segnalato il tuo post con un giorno di ritardo...
Mi segno tutti i titoli che hai citato anche se la preecdenza va a "Londra invisibile" perchè già quando ne parlasti qui sul blog mi aveva incuriosito tantissimo w mi avevi messo una grandissima voglia di leggerlo poi non avendolo trovato subito disponibile su amazon lo ho dimenticato.
he bel gruzzolo di proposte di lettura!

@Paolo
Ottimo!Hai preso l'omnibus...così se dopo Infernal Devices ti dovesse venire voglia di leggere altro hai subito qualcosa. Che è esattamente quel che è succeso a me.
Buona lettura, spero davvero che ti prenda, a me ha conquistato da subito. Ma io ho una passione per i cattivi! :)

Paolo ha detto...

Con il mio enorme arretrato nella coda di lettura certamente non ho motivo di annoiarmi in un fine settimana piovoso. Semmai, sto diventando molto pigro, e l'ultima fotocamera acquistata langue nella sua borsa... Pensavo di andare a vedere "Interstellar", ormai ne ho letto peste e corna a sufficienza, quindi non credo di restare deluso, ma può anche darsi che rimanga in poltrona nel 1895.

Nick Parisi. ha detto...

Max e tu che ti lamentavi di non avere abbastanza commenti, penso che tu possa ritenerti soddisfatto.
In quanto alle altre opinioni che mi sono fatto in merito mi sa che ci scriverò un post in proposito.

Massimo Citi ha detto...

@Effettivamente non mi posso lamentare. È bello che ci sia qualcuno che ha ancora voglia di discutere delle sorti della sf... io ho cominciato a farlo qualche lustro fa e non ho ancora perso la voglia: dev'esserci un nodo dentro di me che rimane non sciolto nonostante gli anni, le esperienze e le letture.
Aspetto con curiosità il tuo contributo.

Paolo ha detto...

Cily e Max: ho letto "The Infernal Device" di Michael Kurland e mi è piaciuto moltissimo! Sarò cocciuto, ma non sono del tutto fossilizzato :-)

Però... non ci ho trovato nulla di fantascientifico, tranne qualche piccolo dettaglio e un lieve slittamento temporale: per esempio, la marina turca ricevette il primo sommergibile Nordenfelt-Garrett ("Abdul Hamid") all'inizio del 1888 (e non usava motori elettrici); Moriarty sembra al lavoro su una sua versione dell'interferometro di Michelson e dubita dell'esistenza dell'etere, e così via. In effetti mi aspettavo qualcosa che richiamasse "La Diabolica Invenzione" di Karel Zeman, in cui il supercannone spara proiettili nucleari ante-litteram, oppure, restando nell'ambito verniano, "I 500 milioni della Begun", che è vero steampunk contemporaneo.

Si tratta comunque di una geniale reinvenzione del mondo di Sherlock Holmes, e posso essere d'accordo con l'autore quando scrive, serio almeno a metà, "these books are not Apocrypha; they are, I insist, neither pastiche nor parody. They are historical novels based on new research."

P.S. Per le notizie sul sommergibile turco ho controllato prima sulla mia vecchia copia di "The Submarine and the Sea Power" di Arthur Hezlet, 1967, e POI su Wikipedia :-)