7.3.19

Calibano Ultimo. Progetto per un'etica portatile

 
– Come fine? E il messaggio?
Guardo E. in abbigliamento da Amundsen che fa capolino dalla porta.
– Stai zitto. – Lo rimbecco. – Sei ad almeno 400.000 anni luce da me, anni luce mica fagioli secchi, tu e Mirella.
– Lo so. – Mi guarda con la sua aria più furbetta, una cosa penosa. – E la cosa mi sta benissimo. Ma sei tu che dici che le leggi del romanzo non valgono nella vita reale e quindi eccomi qua.
– Bari, eh? E poi il Messaggio é una cosa che non usa più, ancora peggio del Dibattito.
– Io non sono andato all’oratorio da piccolo e quindi non ho mai fatto le messe rock nè le veglie di preghiera, nè le uscite dove tutti limonano e poi vanno a confessarsi e neppure le rappresentazioni col pretino tutto contento, complete di messaggio e dibattito. Almeno in questo caso… E poi non senti un po’ di nostalgia, un vuoto a mollarci tutti qui così dopo che ti abbiamo fatto compagnia per un anno più o meno?
– E. sei un verme, vai sul patetico. – Gli faccio notare cercando di mantenermi risoluto e asciutto. – Sai che bel ragionamento? Cosa bisognerebbe scrivere per rimanere vicino ai propri personaggi?
– Boh, non sono mica io lo scrittore. – Mi guarda socchiudendo gli occhi. – Non é che tu poi…
– Crepa. – Asserisco. (È questo un sinomino di “dire” che non sono riuscito ad usare nemmeno una volta finora, pur essendo “asserire” un verbo di grande effetto. Certo, non si può asserire facilmente un malaugurio, ma se non vi piace potete sempre prendere una biro, cancellare il “asserisco” e scriverci, chessò, “ribatto”. Imparate un pochino ad arrangiarvi, cribbio, senza aspettarvi sempre la pappa fatta.)
– Eddai! Poi il Messaggio é voltairiano, swiftiano, tipico del romanzo di sf speculativa.
Lo guardo stupefatto. – Hai la patente per usare certe parole?
– Mi sono un po’ sgrezzato ultimamente.– Osserva con una specie di candida vanità. – Passo molto tempo con un grande filosofo.
– Mi hai distrutto. Che Messaggio preferisci? Una cosa da jungla metropolitana tipo: «Una Galassia. Cinquecento milioni di miliardi di storie. Questa é una delle tante.» Con voce fuori campo arrocchita dal fumo e inquadratura su un ponte dalla finestra di un grattacielo?
– Hai l’immaginario colonizzato – mi notifica l’ex-protagonista. – Non hai nulla di più originale?
– Non sui due piedi. Domani vado alla biblioteca civica e copio qualcosa di grandioso, va bene?
– No. Ma cazzo, hai raccontato un sacco di baggianate su un’intera galassia, possibile che non ti venga in mente nulla?
– Ci posso provare. – Dico tanto per farlo stare tranquillo.
– Adesso vai pure a parlare col tuo filosofo che io invento qualcosa.
– Mi raccomando, eh?
– Stai tranquillo. – Lo rassicuro. La porta si chiude dolcemente lasciandomi alla mia cara solitudine ed a un disco di Tom Waits: Swordfishtrombones che se non conoscete vi invito caldamente a conoscere. In quanto al Messaggio promesso sarà meglio che mi affidi ancora una volta al prodigioso talento di Faudo Thimbam.


Il Bene ed il Male: Una facile dicotomia, la più facile tra tutte quelle che potrete incontrare anche in una vita molto breve.
Sono esse realtà fattuali in qualche modo separate, enti effettivamente esistenti, magari capeggiati da supreme Entità contrapposte o complici?
È questo un tema sul quale si sono scontrati per millenni esponenti di civiltà avanzatissime o molto arretrate senza giungere ad una conclusione che non scatenasse nella peggiore delle ipotesi un dibattito su un rotocalco e nella migliore una guerra o una crociata.
Infatti uno dei primi problemi a porsi é: cos’é il Bene (o il Male) in sè? Può esistere un Bene universale, che accontenti e rallegri tutti ma proprio tutti, senza lasciare nessuno in un angolino con la luna storta e la sensazione che tutti quanti siano improvvisamente rimbambiti?
Ecco già i soliti sapientoni che alzano la manina per dirmi quello che mi hanno già detto svariate generazioni di sapientoni: “Il Bene supremo é la Vita.” Già, ma adesso vorrei una bella definizione sintetica di Vita, così possiamo andarcene tutti a casa. La vita di chi, di che? È bello e buono che una volpe si mangi un tenero leprottino che a tenerlo sulla guancia vi sentite tutti inteneriti? O forse é meglio che la volpe crepi di fame, lei e i suoi piccoli che a guardarli giocare vi sentiti tanto buoni?
“Questo fa parte dell’eterno ciclo dell’esistenza.” dirà qualcuno, magari con l’aria seccata di uno che si sente frodato. Bel ragionamento, non c’é che dire: che Bene assoluto é se c’é qualcuno che deve crepare anche se non ne ha assolutamente voglia?
E non mi venite a dire che si tratta di animali: a fare queste geniali distinzioni ci si trova a spingere col mitra in mano il vicino di casa con il naso un po’ troppo sporgente verso una camera a gas.
Bisogna affrontare il problema da un’altra angolatura. Chi é il primo a darvi rudimenti di etica? Provate a ricordare, su. Chi é stato il primo? La mamma, certo. E anche il papà, come no. Sì, va bene qualunque entità che si prenda abitualmente cura dei piccoli. Certo, questo vale anche le forme di vita a base vanadio. Ci sono altre domande inutili? Grazie.
Allora, l’entità o le entità responsabili della cura dei piccoli formano il primo riferimento etico di ognuno. Siete d’accordo? Questo é bene, questo é male, questo si fa, questo non si fa, questo non si fa MAI as-so-lu-ta-men-te e via discorrendo. Una volta assodato che l’entità in questione, nella migliore delle ipotesi, fa solo il suo dovere, in quali campi cadono i suoi si può ed i suoi non si può?  


In linea di massima si può affermare che sono Bene tutte le cose che vi impediscono di farvi male, che vi impediscono di scocciare eccessivamente, che permettono di fare una bella figura con il parentado e con altri adulti e che, infine, riaffermano il suo diritto di decidere anche per voi. Simmetricamente il Male é tutto il contrario. Il problema sorge quando, ormai grandini, volete fare di testa vostra, che so, dormendo a casa di un amico o amica e buona parte delle Entità decidono che questo non é bene, tanto da farvene passare la voglia, in alcuni casi preventivamente. E questa amputazione della vostra libertà, come la vogliamo chiamare? No, non voglio con questo affermare che il bene supremo sia la Libertà. La libertà é una cosa troppo rara e difficile per poterla scrivere sulle bandiere o per fondarci su una filosofia.
No, ciò su cui vorrei richiamare la vostra attenzione é il valore relativo di qualunque concetto di Bene e di Male, la percezione spesso del tutto soggettiva e difficilmente conciliabile di esso. Non solo: se é già dubbio che la vostra attività sessuale cada in una delle due categorie prescritte, non parliamo poi delle eventuali conseguenze paventate dalle entità parentali. La nascita non prevista e desiderata di un ulteriore oggetto di cure parentali in quale categoria deve essere posta? È il caso di aspettare e vedere se, adulto, il soggetto diviene benefattore o strangolatore, per dare un giudizio saldo sulla serata con un amico tenero e affettuoso?
Molta gente ha trovato una scorciatoia per uscire da questo ginepraio, tirando fuori a sorpresa Entità Supreme, depositarie della Vera Verità, magari scritta su pietra e consegnata al più furbacchione di un Popolo Qualsiasi, divenuto con ciò Eletto. No, non ci siamo: in questi casi salta sempre fuori qualcun altro che ha un’Altra Entità Supremissima con una Verità Verissima e poi un altro che ha un’Entità Suprema Che-Le-Vostre-Al- Confronto-Fanno-Ridere, depositaria di una Verità Che-Non-Si-Era-Mai-Vista- Prima. 

 
In genere a queste discussioni da bambinacci segue una bella guerra che rende infelice un sacco di gente ma fa bene alla salute di chi vende armi e che in genere, abbastanza giustamente, si sente MOLTO più furbo di chi si scanna con una croce, una spirale, un setaccio, una falce, una canna da pesca in mano.
Allora, dove sta l’inghippo? Non é che per caso il Bene e il Male in sè sono due colossali panzane? Non é che quei quattro fessi che pregano le Divinità del Male sono altrettanto fresconi dei quattromila che pregano le Divinità del Bene?
Ma, via, direte voi, non si può dare dei fresconi a generazioni di filosofi e religiosi, oltre che a buona parte dei propri amici e conoscenti.
Questo mi ricorda una frase sulle mosche e sul mangiare merda... ma passiamo oltre.
Dicevamo: non si può dare dei fresconi eccetera. Non é BENE!
Ecco qui che vi ho pescato. Fate uso di un termine che deve essere ancora definito per definire il termine stesso. Provate un po’ a fare una cosa simile in matematica, cirillini miei e vedrete come sarà contento il mio collega di logica.
Non si può agire in modo morale se non si é definito a priori il bene, ma non é possibile allo stato attuale definire in modo soddisfacente il Bene (e reciprocamente il Male). Ecco, quando mi trovo in questi circoli viziosi in genere mi sento venire la claustrofobia e come per certi giochi mi viene voglia di buttare via tutto.
Avete mai provato a sostenervi prendendovi per i capelli o a salire sulle vostre stesse spalle per valicare un muro? Proprio in questo modo può essere definito gran parte del lavorio mentale di un sacco di gente in proposito: prendere tutto ciò che ci pare Bello e Meritevole e farne il Bene: tutto quello che non rientra in questa bella definizione sarà Male. Si può rendere più elegante la definizione dando una scala di gradazioni o parlando di vicinanza o lontananza dall’Occhio (Magari iscritto in un Triangolone. Cosa c’é da ridere? La gente é strana) della Suprema Entità da voi prediletta.
In questo modo ci si prende in giro da soli mandando in ferie il cervello, l’unica entità commensurabile tra tutte quelle finora citate.
Per divertimento potete chiamare Bene e Male quello che vi pare, ma ricordando sempre che si tratta di un divertimento o di un gioco di etichette (di piccole, piccolissime etiche). Nessuno di voi, credo, berrebbe un litro di varichina solo perchè sulla bottiglia c’é scritto acqua minerale, anche se a scriverlo é stata una persona stimabilissima ed in ottima fede.
L’Etica é un gioco, ma un gioco pieno di trabocchetti nel quale serve elasticità mentale, fantasia ed una giusta dose di diffidenza verso l’autorità costituita o, se preferite, di paranoia. 
 

A questo proposito, per chiudere degnamente la lezione, ritengo utile sottoporvi un costume tuttora in uso su un pianeta molto lontano: Babichiller nel sistema di Ricciolobiondo, patria degli Aspidauri, un tipo di sauroidi magri, timidi e schivi.
Tra essi esisteva ed esiste tuttora un gruppo di saggi molto rispettati e ascoltati, gli Ycabliss, vocabolo che si può tradurre come Obiettori. Per entrare a far parte degli Ycabliss è necessario sostenere, dopo alcuni anni di duro studio, una prova di comportamento etico.
La cosa si presenta così: un aspidauro neonato viene sospeso con una grossa fune su una fossa colma di scoiattoli-piranha. Liberando il piccolo si attiva un marchingegno meccanico che provoca l’impiccagione di un altro Aspidauro, non visibile perché chiuso in una baracca. La fune, piuttosto spessa, scorre sulla fiamma di una candela dimodoché non è possibile limitarsi a non affrontare la prova.
Naturalmente la stragrande maggioranza dei candidati, dopo una breve esitazione, si affretta a salvare il neonato, con ciò stesso provocando la morte di un altro individuo e dalla vostra espressione capisco che questa sarebbe stata la scelta anche di molti di voi. «In fondo l’altro individuo non è visibile, nulla garantisce che esista davvero» hanno pensato moltissimi Aspidauri, convinti che ciò che veniva giudicata fosse la loro credulità.
Ovviamente tutti costoro sono stati scacciati dal recinto sacro degli Ycabliss, ed insieme a loro sono stati scacciati i pochi pavidi che non hanno osato far nulla ed i pochissimi che hanno escogitato soluzioni brillanti per salvare la vita ad entrambi.
A questo punto voi direte: «Ma come cribbio si fa a diventare Obiettori?» È molto semplice: alcuni, pochi, pochissimi, non appena vedono il marchingegno costruito dagli Ycabliss si guardano intorno incannati in una maniera selvaggia urlando: «Cos’è questa pagliacciata? Tirate subito giù quel bambino!» Minacciano una mezza dozzina di anziani Obiettori, strillano che non gliene importava un tubo di diventare Ycabliss e si placano solo quando il piccolo è stato recuperato, l’altro ipotetico aspidauro liberato, la fune arrotolata e messa via e la candela spenta.
Solo a quel punto, quando il candidato afferra le sue quattro cose e si prepara ad andarsene senza salutare nessuno, ancora con una bella espressione furibonda ma già un po’ depresso per aver dedicata anni a diventare membro di una setta di idioti che trovano divertente appendere bimbi su fossati carnivori, viene informato di aver superato la prova di etica.
Esiste sempre la possibilità, come capirete riflettendo sulla prova degli Ycabliss, di cambiare le regole del gioco se non ci piacciono, se apparentemente si tratta di scegliere tra un male ed un altro male.
In questi casi è consigliabile barare oppure dare un bel calcio al tavolo da gioco. Questa è l’Etica in ultima analisi: la Scienza delle Soluzioni Imprevedibili.
Grazie. 
 
(Da Come costruirsi un’Etica che non crolli in capo a due giorni, ciclo di lezioni tenute da Faudo Thimban presso l’Ateneo di Papiion, sistema di Onghingò, anno accademico 10E+22.) 
 
FINE (davvero) 



Siamo arrivati al termine di questo semestrale, o qualcosa del genere, romanzo demenziale, debitore (e molto) nei confronti della sf – soprattutto della space opera –, con infuenze evidenti della storia italiana di questi ultimi sessant'anni. Ringrazio di cuore chi l'ha seguito fino alla fine, un numero meno irrilevante di quanto avrei pensato, chi mi ha sostenuto a voce o per via cibernetica (suona meglio, non è vero?), chi ha borbottato: «ma non è ancora finito?» e poi ha continuato a leggerlo. Di Calibano farò un e-book nel caso, impensabile ma non impossibile, che qualcuno desideri averlo per sé e per chi non abbia voglia di leggerlo on line. Il prezzo sarà di € 1,99, giusto per la fatica di prepararlo e non appena pronto informerò i miei fantomatici lettori qui e sulla mia pagina FB. Ovviamente non ci sarà nessun seguito a Calibano, sono una persona seria e non una Major, anche se resta il problema di cosa farne di Fronte e Retro: tornare a un normale blog o pubblicare qualcos'altro, e in quel caso cosa, visto che non ho scritto altri romanzi deliranti come Calibano. Ma non escludo nulla, a questo punto, persino di pubblicare altri brani, frammenti, anche racconti anche molto strani, molto, molto strani. In ogni caso preparatevi a tutto, questa è la mia voce on line e non la lascerò morire. UIltima cosa, sono stato e sono molto affezionato a Calibano, nonostante i suoi evidenti difetti e nonostante la scarsa simpatia che in altri tempi ha ricevuto e sono molto soddisfatto di averlo pubblicato. Nulla di più. Tutto il resto è vanità, come direbbe Padre Jorge (sì, ho letto Il nome della rosa).


4 commenti:

Nick Parisi. ha detto...

Ben fatto!
E' stato un piacere seguirti fino a qui!
Ciao.

Massimo Citi ha detto...

@Nick: è stato bello avere il tuo sostegno finora e ti abbraccio con affetto. Cosa fare adesso? Ah, saperlo. In ogni caso Fronte e Retro resterà vivo.

Fumetti di Carta (Orlando Furioso) ha detto...

Eeeee dunque...
Ho finito da dieci minuti la lettura di Calibano.
Siccome ero un po' indietro, e la mia memoria è tipo quella di un vecchietto di 120 anni con pochissima memoria, ho fatto che rileggermelo tutto da capo.
Ci ho messo un paio di giorni, ma mi sono divertito moltissimo!
Ovviamente adesso che è finito mi dispiace, mi ero affezionato ad alcuni personaggi... insomma, le solite cose di quando ti piace un romanzo.
Io di romanzi ne leggo non pochi, ma pochissimi perché leggo quasi solo saggi e "I Classici", soprattutto perché non avendo tutto il tempo del mondo "non voglio rischiare". (Non è una cosa facilissima da capire, accettala e basta).
Quindi le rare volte che leggo un romanzo, e le rare volte che ne leggo uno che mi piace, credo di essere DOPPIAMENTE contento rispetto all'abituale lettrice/lettore di romanzi, che è già abituat* alla sensazione.
Vabbè, la smetto qui, però ci tenevo a far sentire tutto il mio apprezzamento.
Attendo l'edizione in ebook, neh!
Un abbraccio forte e un ringraziamento.
Orlando

p.s. in tutti quei capitoli solo DUE - dico due! - refusi. E per nulla gravi. (Non li ho segnati, mi spiace, dovrai troverteli da solo prima dell'edizione in ebook ^_____^)

Massimo Citi ha detto...

@Orlando: sono io a ringraziarti, con tutto il cuore. Per aver reso possibile che un vecchio romanzo trovasse una seconda giovinezza. Ovviamente ti invierò il romanzo non appena impaginato e rimesso a posto. Sono diventato maledettamente perfezionista, ultimamente. Un grosso abbraccio e a presto.