19.11.13

Un salto dai Gonzaga

Lo scorso week-end sono fuggito. 
Lontano da Torino, da un periodo che più che nero definirei grigio, dalle mille paranoie che mi perseguitano in questo momento. 
Sono andato a passare un paio di giorni a Mantova, città che avevo sempre desiderato vedere e che ho cercato di vedere,  per quanto possibile, in 48-ore-48.
Mantova è una Città con la "C" maiuscola, innanzitutto. Una città che meritava e merita vedere. Anche per il suo essere a metà tra la realtà e il sogno, tra la mitologia, la storia e le visioni dei suoi antichi padroni, i Gonzaga. 

Una vista sul lago di Mezzo, a pochi metri dal Palazzo ducale.

Ben sistemati nella stanza di un residence, abbiamo dovuto attendere il sabato mattina per una puntata nel centro di Mantova. Venerdì siamo infatti arrivati tardi e, oltre tutto, sotto una pioggia sottile, insistente e snervante. Il sabato mattino viceversa, come si può apprezzare nella foto del lago, era solatio e decisamente favorevole alle lunghe scarpinate per la città.

Palazzo Ducale
  
Ovviamente il nostro primo obiettivo è stato il castello e il Palazzo Ducale. Ed è stata un'esperienza in qualche modo mistica, visitarlo. È vero che la celeberrima "Stanza degli Sposi", danneggiata dal terremoto, non era visitabile, ma ciò che "rimaneva" meritava abbondantemente il viaggio e le ore trascorse a vagare con il naso in sù per il palazzo. 


Purtroppo non ho potuto fotografare più che tanto, dal momento che le guardiane erano rapide, decise e occhiute, ma qualcosina sono riuscito a riprenderlo ugualmente. 


in particolare sono particolarmente contento di aver "rubato" quest'immagine degli armadi a muro delle stanze di Isabella d'Este, dove la decorazione non è ottenuta dipingendo le ante ma con un lavoro raffinatissimo di falegnameria, dove a ogni sfumatura di colore corrisponde un tipo particolare di legno. 
Dopo un ulteriore giro nel duomo e in altre chiese...




siamo alla fine rientrati, stanchi e soddisfatti, nel nostro campo base. 
La domenica abbiamo deciso di dedicarla interamente al Palazzo Te (o Palazzo del Te), dove "Te" - che si scrive senza accento - non è un curioso esempio di anacronismo ma un'abbreviazione del termine dialettale mantovano per indicare i tigli. 


Questo è l'interno del palazzo, il secondo cortile e, dove si affacciano i due giovani, le due vasche dove vivono numerose e pacifiche carpe, evidentemente abituate a ricevere qualcosa dai turisti, vista la velocità con la quale sono salite a galla.




L'altra estremità del secondo cortile. Se avete la sensazione di avere a che fare con qualcuno dotato di un notevole gusto del gigantesco e del grandioso...beh, avete ragione. La sensazione principale che sia il Palazzo del Te che il Palazzo Ducale lasciano a chi li visita è di una moderata follia, di una passione personalissima per una mitologia rivisitata e rivista, dove Giove può vestire, come nel grandioso affresco della stanza dei giganti, i panni di un capofamiglia Gonzaga. 


In quest'ultima foto l'accesso alla "grotta" del Palazzo del Te, un'ulteriore prova della sostanziale follia gonzaghesca... 
Notabene: il soggetto qui fotografato non è dell'epoca.
...
A metà pomeriggio di domenica abbiamo ripreso la strada per casa, un po' straniti ma felici. Penso che non riusciremo a dimenticarla, Mantova. Piccola nota: questo post non è stato ispirato o pagato dall'ente per il turismo di Mantova...
 

10 commenti:

Nick Parisi. ha detto...

La Citta è bellissima, concordo. Purtroppo ai miei occhi la visione è inficiata da ricordi troppo personali del mio passato questo non vuol dire che il luogo non sia splendido e meritevole di una passeggiata. Domandina curiosa: hai apprezzato anche la cucina locale tipo il risotto alla pilota o i tortelli di zucca?

consolata ha detto...

Vedo che ognuno ha i suoi ricordi gastronomici oltre che artistici della bella Mantova... segno che è meta sfaccettata e cangiante. Bella e triste quel tanto che non guasta. Apprezzo particolarmente la foto Silvia ingrottata. Ciao.

Massimo Citi ha detto...

@Nick: se non sbaglio il proprietario - anzi il "padrone" - della Pansac era anche il proprietario del Mantova Calcio, il che mi sa supporre che per te la città sia la personificazione di un incubo. Effettivamente non posso che concordare con te: la città è splendida. Quanto al risotto e ai tortelli, sono stati debitamente assaggiati :-)

Massimo Citi ha detto...

@Consolata: ho notato che a Mantova c'è una tendenza molto evidente a sostenere la propria cucina. I locali che offrivano specialità locali erano piuttosto frequenti e persino i bar scrivevano sulle lavagne all'esterno: «Qui specialità mantovane». Vero, la città ha una punta di tristezza che si coglie senza fatica. E che fa da sottofondo leggero a qualsiasi emozione. La foto di Silvia è venuta praticamente per caso, nel senso che Silvia è apparsa mentre cercavo un'inquadratura adatta per la grotta. I capolavori vengono per caso, in tutti i sensi.

cily ha detto...

Post davvero molto carino.
Non sono mai stata a Mantova ma pensa un po'?ci vado domenica prossima.
Peccato non esserci sincronizzati :)
In ogni caso belle foto e bel post!

Massimo Citi ha detto...

@Cily: vero, sarebbe stata un'occasione per incontrarsi. In ogni caso penso ti troverai bene e ti divertirai - e ti appassionerai - come è successo a noi. Buon viaggio e buon permanenza!

Salomon Xeno ha detto...

Bellissima città, di cui ricordo però molto poco (praticamente solo Palazzo Te). In realtà non è lontanissima da me, una gita potrei organizzarla...

Massimo Citi ha detto...

@SX: concordo, è una bellissima città. Se abitassi a Milano penso ci tornerei almeno una volta a stagione. Abitando a Torino diciamo che può andare bene una volta l'anno...

Anonimo ha detto...

Hai raccontato la vostra vacanzina meglio e con più dettagli su questo intervento che a voce, per fortuna leggo il tuo blog!
Le foto, già viste, sono sempre molto belle, e sono fiera di aver aiutato nella scelta del residence in cui avete trascorso il weekend.
Un bacione,
Morgana

Massimo Citi ha detto...

@Morgana: non avrei mai pensato di riuscire a essere più evocativo scrivendo che parlando. Mi dispiace... quanto al residence direi che hai tutti i diritti di essere orgogliosa. A proposito: continua a leggere il mio blog, è un modo raffinatamente perverso per sapere qualcosa in più di tuo padre :-O