18.6.13

Contrattempi del vivere


Mercoledì prossimo mia madre ritornerà a casa, dimessa dall'ospedale. Rientrata l'anemia, fatto un controllo a fondo dell'apparato digerente, può rientrare, anche se sarà necessaria una dieta molto attenta e aiuto in molte attività che finora mia madre riteneva banalità. Mio padre, invece, operato ierimattina, va in giro come Moshe Dayan - o come Von Stauffenberg o Orazio Nelson, se preferite - probabilmente più soddisfatto del suo (temporaneo) vulnus di quanto l'abbia preoccupato l'intervento in sé. 
Sto disperatamente tentando di terminare 2666 di Bolaño ma fatico a procedere. E non per colpa dell'autore. Sostanzialmente arrivo a letto pre-addormentato, leggo un paio di pagine (che poi rileggerò la sera seguente) e cado a dormire senza più nulla sentire o vedere. In compenso mi porto dietro - più come portafortuna che come oggetto in qualche modo utilizzabile - l'Urania 1595, Nove inframondi, prima parte della Year's Best SF 14.  Non ho tempo, anche in questo caso, per riuscire a leggere più di una mezza pagina o qualche riga correndo su e giù tra ospedali, cliniche e laboratori. Finora ho letto il racconto di Ted Chiang, Espirazione, ovviamente insuperabile come accade quasi sempre nel suo caso, il più che buono Arkfall di Carolyn Ives Gilman, mentre godibile ma nulla di più il brevissimo racconto di Neil Gaiman, Arancione. Degli altri spero di dirvi qualcosa di ragionevole e sensato non appena possibile.
...
Ho la sensazione, ovviamente spiegabilissima, di essere circondato da creature più o meno senescenti. che procedono lentamente su strade torride, tirando carrelli troppo pesanti o sorreggendo sacchetti troppo pieni. Creature che incontro continuamente sull'autobus - il 42, la "linea degli ospedali" - e che mi attendono anche la mattina presto, quando porto a spasso il mio povero cane, con i loro ghighi tristi e sarcastici, i volti smarriti o rabbiosi, i loro passi lenti e ineguali. AIUTO! Ma c'è ancora qualcuno di giovane che non sia arabo o cinese? 
Non ho nulla contro di loro, intendiamoci, ma ho un ricordo diverso delle nostre città. Rumore di bambini e richiami di madri, non questo futuro cimitero.
Va bene, va bene, la smetto. In fondo sono (abbastanza) vecchio anch'io. 
Mi auguro di poter riprendere presto il tema del tempo nella narrazione. Ho giusto notato un passaggio in Arkfall che merita una riflessione. Adesso scappo: devo accompagnare mio padre alla sua visita di controllo... 



10 commenti:

Nick Parisi. ha detto...

Un grande in bocca al lupo per tuo padre e tua madre ed un abbraccio a te.

Eddy M. ha detto...

Mi accodo a Nick!

Davide Mana ha detto...

Forza!

Lady Simmons ha detto...

Respira e respira.
E' l'effetto ospedalizio. E' la stanchezza di prendersi cura di qualcuno.
E tu non sei affatto vecchio.
La vecchiaia è un fatto mentale, prima di tutto.
Quando si trascorrono le giornate in questo modo ci si sente rinsecchiti e vuoti, privati del proprio tempo.
La mente alla sera si spegne senza più forze, e non potendoti dedicare alle tue letture ti sembra di vedere futuri zombie ovunque.
Leggi quanto puoi e accetta di poter fare solo quello. Verrano tempi di lettura e di vita migliori.
Un abbraccio

marco ha detto...

Eh, la cataratta l'ha fatta mia madre prima ad un occhio poi all'altro, poi mia zia e l'ha in programma in programma mio babbo...mia mamma che è stata miope tutta la vita adesso si dimentica di mettere gli occhiali da tanto che ci vede bene.

Meno male che la situazione di tua mamma è rientrata sotto controllo. Vedrai che, come dice Lady Simmons, passato questo momento di stress riprenderai a leggere e vedrai meno zombi (anche se di bambini non colorati, viste le statistiche sulla natalità, non credo ne vedrai comunque molti)

Massimo Citi ha detto...

@Tutti: grazie davvero. Siete la risposta pratica alla domanda - che pure mi hanno fatto - «Ma a che diavolo serve un blog?».
Spero di tornare molto presto a scrivere le mie consuete sciocchezze...

Salomon Xeno ha detto...

Mi accodo anch'io agli auguri!
In effetti, la "linea dell'ospedale" c'è un po' dovunque... Però dalle mie parti è la stessa "linea dell'università". C'è il trucco, ovviamente. ^^

cily ha detto...

Ciao Max leggo solo ora a causa di una trasferta dai miei che mi ha tenuta lontana dal PC...
E' normale sentirsi svuotati come ti senti tu quando ci si dedica anima e corpo alla cura degli altri.
E' normale anche non riuscire a leggere.
A me capita anche di riuscire a leggere più pagine quando non arrivo semi addormentata ma la lettura scatena pensieri e paure e così comincio a divagare e a non seguire più il libro che sto leggendo.
Vedrai che presto tutto si regolarizzerà e tu tornerai in possesso della tua lucidità.
Incrocio le dita per te!

Massimo Citi ha detto...

SX: qui l'università è sparsa su qualche Km quadrato, ivi compreso un campus per veterinari e agronomi perduto in campagna. Però il 42 è anche la linea dell'università, per aspiranti medici, infermieri e odontoiatri. Gli unici sotto i 70 anni che si riescono a incontrare.

Massimo Citi ha detto...

@Cily: l'invecchiare dei propri genitori è una goccia che scava corpo e anima. In questo senso penso che nulla ritornerà come prima, ma probabilmente era già così, solo che non mi era ancora capitato di averli entrambi out. Comunque grazie, farò il possibile per rimanere me stesso ;)