7.9.08

Soddisfatto a percentuale

Mi è arrivata in questi giorni l'introduzione di Vittorio Catani alla sezione italiana di ALIA, ALIA Italia. Un paio di pagine dove Vittorio, uno dei pochi "nomi" della letteratura fantastica italiana, presenta e commenta i dodici racconti e i relativi autori.
A parte la sensazione di piacevole gioia che dà poter leggere il commento positivo di Vittorio alla propria "storia" - il dubbio che il proprio racconto non sia all'altezza degli altri permane come un piccolo fastidioso disturbo per tutto il tempo della lettura - e la sensazione altrettanto gradevole che anche le altre storie siano risultate all'altezza della necessità (subito seconda nella classifiche dei timori), rimane comunque un grado ulteriore di curiosità. Il racconto ha funzionato, d'accordo, ma quanto? Avrebbe potuto essere migliore? E in che modo?
Ansie e paranoie, d'accordo, ma che chiunque scriva - anche come secondo mestiere - non può fare a meno di porsi.
Un passo indietro.
ALIA Italia è un'antologia tematica, nel senso che accoglie esclusivamente narrativa "fantastica".
"Fantastico" nel senso più ampio che vi possa venire in mente. Per fare un esempio, in questo ALIA trovano posto, rubando la parole a Vittorio: «...dalle musiche diaboliche ai roghi di lettori di libri, dai minatori nello spazio agli avvelenamenti ambientali, dal fascino ambiguo di creature ibride a misteriosi simulacri provenienti dal futuro...», ovvero un mix quantomeno curioso e vario. Bene. Quale domanda un autore può ragionevolmente porsi? Che so, una domanda tipo: «Sì, va bene, ma la mia storia sarà abbastanza vivace? Sarà sufficientemente sorprendente? Mossa? Movimentata? Ci sarà abbastanza azione? Colpi di scena?»... e così via, meditando e immaginando.
Che poi i dubbi, i giudizi a posteriori, le reprimende, i pentimenti abbiano o meno una buona ragione è tutto un altro discorso, in realtà. Personalmente mi dicono che ho qualche resistenza nell'inserire scene "forti", preferendo quasi sempre uscite o soluzioni più sottilmente elusive. Sarà vero? Può darsi. Talvolta mi piace che le scene più violente avvengano "fuori campo" e che i protagonisti si trovino a fare i conti con gli esiti più piuttosto che con le premesse. Tutti elementi che hanno provocato infinite (e amichevoli) discussioni con Catani, sempre concluse con promesse (mie) di essere più "deciso" e da parte di Vic con l'osservazione che, in fondo, può trattarsi semplicemente di gusti. Fino alla successiva occasione. Resta il dubbio se il passaggio alla categoria professionisti possa avvenire quando si ritiene perfettamente adeguato il proprio "pezzo". O no? Secondo me no, per farla breve.
Essere soddisfatti a percentuale (da 65% in su) di ciò che si è pubblicato è diventato per me una sorta di "sigillo", una garanzia che sì, ho dato il massimo di me, ma che avrei potuto fare anche meglio.
Un'illusione, probabilmente, ma qualcosa di curiosamente importante.

4 commenti:

Fran ha detto...

Il fatto di non essere mai completamente soddisfatto del proprio lavoro, secondo me, non ha molto a che vedere con la qualità del lavoro stesso, ma con il carattere della persona.
Alcuni possono scrivere emerite cazzate ed esserne molto soddisfatti, altro possono essere dei geni, ma pomposi e pieni di sé, non ci sono regole.
Trovo che l'insoddisfazione sia comunque uno sprone a fare di più, di meglio, ed ancora, e la apprezzo molto.

maxciti ha detto...

Ciao Fran.
La soddisfazione davanti a qualcosa se si è scritto è pubblicato è ovviamente grande. Ma... ecco, dopo un po' nascono i dubbi, i ripensapementi, i «se avessi fatto così?» o i «perché non ho fatto così?».
Il fatto è, a quel punto, che non ci puoi più fare nulla. Se ne sei DAVVERO insoddisfatto puoi fare una cosa che mi è persino capitato di fare: lo riscrivi.
Un po' draconiano, volendo, ma talvolta necessario.
Altrimenti... beh, puoi sempre andare in giro facendo finta di nulla.

Davide Mana ha detto...

È noto che io sono cresciuto a forza di canzonette.
Quindi, citazione... Paddy MacAloon cantava

"Tutte le mie pigre vanterie adolescenziali
Sono adesso spettri ad alta precisione
Ed arrivano lungo il nastro
A perseguitarmi"

Forse parlava di Elvis, forse di se stesso.

Ho capito cosa intendesse dire la prima volta che ho fatto leggere una mia storia a qualcuno.
Ma i manoscritti si possono stracciare e riscrivere.
Per diventare "spettri ad alta precisione" devono venir stampati.
A quel punto ci sono pochi esorcismi che funzionino...

Fran ha detto...

Come al solito non avevo capito niente. Credevo si parlasse di non essere mai soddisfatti completamente del proprio lavoro, ed invece no.
Io credo che questo (soprattutto il commento di Davide) si riallacci al post in cui si parla di riletture: i nostri scritti, anche di un passato abbastanza vicino, sono collegati a momenti e voglia di comunicare un dettaglio piuttosto preciso e non possono essere ripresi in mano con altri sentimenti, a meno di snaturalizzarli, almeno parzialmente. Allo stesso tempo, riletti con il senno di poi, forse non ci dicono quello che ci aspetteremmo...