14.7.08

L'Indice dei libri e «In controtempo»

Sul numero 7/8 de «L'Indice di libri del mese» è uscita, a firma di Franco Pezzini, la recensione a In controtempo. Per un caso fortuito nella stessa pagina dove è stata pubblicata la recensione alla mia antologia compare anche la recensione a Scrutare nel buio di P.K.Dick, uno dei miei romanzi preferiti della sua vastissima produzione. Difficile descrivere la sensazione che mi ha dato vedere il titolo di una mia cosa proprio lì, nella stessa pagina. Basta a compensarmi largamente, diciamo, dell'esito del Premio Urania.
Chi scrive ha sempre il dubbio che ciò che ha scritto non sia perfettamente compreso o che si presti a equivoci. Franco Pezzini ha, viceversa, azzeccato tutto con una sensibilità e un'attenzione più uniche che rare.
Detto da uno che fa il recensore a sua volta.
Come se non bastasse ha colto e sottolineato il valore aggiunto dato all'antologia dalle fotografie di Cettina Calabrò.
Grazie, Cet, ancora una volta.
Di seguito il testo della recensione che Franco Pezzini mi ha gentilmente fatto avere:

«Un fantastico totalmente diverso è quello che anima la bellissima raccolta In controtempo del libraio-scrittore-editore Massimo Citi. I fantasmi che increspano le sue narrazioni – che opportunamente denunciano la data di scrittura, tutte degli anni 1993-1995 – non sono però ombre di morti, ma piuttosto di situazioni, cose, sensazioni nella risacca del tempo. Ciò che li rende persino più inquietanti, dolcemente ineluttabili e comunque irriconoscibili a chi non si fermi ad ascoltarne lo sgocciolio o presuma di recepirli con grossolane categorie spiritistiche. Più inquietanti perché pronti ad annunciare il nostro trascorrere insieme con loro, o – ciò che è peggio – a denunciarci prigionieri di uno scarto del tempo sempre indietro rispetto al flusso collettivo della vita; più inquietanti, ancora, perché pronti a possedere gli involontari sensitivi senza la complicità o la rabbia degli spettri romantici, ma con l’asciutta forza dell’inorganico (polvere, elettricità) e il medium di banali elettrodomestici. Scale che conducono a interminabili sotterranei che si svelano anzitutto interiori al lettore, e parlano un linguaggio onirico misteriosamente noto; amori tutti virtuali, nella lente di sguardi spersi verso un desolato tentativo di messa a fuoco della vita; giardini conchiusi e vie sconosciute a immagine di spazi o derive mentali: il fantastico urbano di Citi si dipana tra la Torino rugginosa dell’archeologia industriale e perplesse marine fuori stagione e dal sentore d’abbandono, dove i rapporti si decompongono in cambiamenti impercettibili sfarinandosi in solitudine e polvere esistenziale. Forse l’immagine più folgorante, inquieta e terribile della raccolta è racchiusa nel racconto Linea di confine – che, si può concordare con Alessandro Defilippi nella lucida prefazione, ne rappresenta forse la prova migliore: la possessione televisiva da parte di un passato limaccioso a base di film del Ventennio e allucinate visioni di architetture di regime sotto la pioggia battente, in un non-tempo pronto a emergere e inghiottire. Alla raccolta, merita rammentare, si accompagnano le belle foto di Cettina Calabrò, che più che commentare suggeriscono un percorso complementare o una chiave di lettura: a partire da quella di copertina, l’orologio di una vanitas tutta laica e dolcemente inesorabile.»

5 commenti:

Piotr ha detto...

Quando ero molto giovane e scrivevo racconti di fantascienza per il pubblico di una fanzine distribuita forse a sette lettori, mi ritrovai un racconto pubblicato a fianco del superlativo "Sentinella" di Fredric Brown. In realtà, non è che Brown avesse mandato un racconto alla fanzine, era solo un burlone che cercava di spacciare "Sentinella" come un racconto suo. Ciò non toglie che io ho fatto un lungo bagno nel classico brodo di giuggiole, solo per l'accostamento.
Essere recensito fianco a fianco con Philip K.Dick credo sia qualcosa di molto simile, solo che nel tuo caso non si tratta di burloni.

P.S. - La recensione è buona, e vorrei vedere che non lo fosse. Solo che adesso ho altri nemici: anche questi, come il perfido De Filippi, ritengono che il racconto migliore sia "Linea di Confine". Come già detto altrove, LdC è solo secondo (se non addirittura terzo). Lo zoccolo duro e puro di "IN Controtempo" resta "Vetro di Seta".
Perdindirindina.

maxciti ha detto...

Ciao, Piotr.
Si tratta di un accostamento non esattamente casuale, nel senso che si tratta della pagina dedicata alla narrativa fantastica. Per la cronaca nella stessa pagina c'è anche Evangelisti ma il buon E. non mi dà nemmeno un centesimo del brivido che mi dà P.K.D. Questione di gusti, ovviamente.
Nella discussione in merito all'eccellenza tra i due racconti lunghi citati non posso entrare per ovvi motivi. Non sta bene chiedere a un padre a quale dei suoi figli vuole più bene. Posso soltanto dire che «Linea di confine» è soltanto la punta dell'iceberg, nel senso che ho un intero romanzo inedito che ne riprende i temi: U.K.R., del quale ho probabilmente parlato anche su queste pagine. Defilippi ha letto anche il romanzo e penso che quando parla del racconto abbia in mente anche quello.
On line e proprio qui sul blog c'è anche il racconto «Zero» che, sotto un'altra angolatura, riprende il mondo di «Linea di confine». C'è da dire, però, che tutti e due i racconti (Vetro di seta e LInea di confine) pescano nel medesimo immaginario - gli anni Trenta - quindi forse si potrebe onorevolmente chiudere la partita in pareggio. Che ne dici?

Fran ha detto...

Mah, ognuno ha i suoi preferiti, è una questione di sensibilità e poi ogni lettore legge qualcosa di diverso in ogni racconto.
Piotr, ho paura che questi signori siano più abituati di noi a fare critiche, ed invece di scegliere quello "che è piaciuto di più" decidono di votare quello con più XXX, dove XXX è una caratteristica particolarmente tecnica della scrittura di Massimo che io non riuscirei a capire nemmeno se me la spiegassero.

Ma è meglio così, il nostro editore ha naso per quello che pubblica, e non ci serve sapere altro :-)

Massimo ha detto...

Complimenti Massimo! Avere una buona critica da Pezzini da sempre soddisfazione.

maxciti ha detto...

> Fran:
Ho moltissimi dubbi sul mio «naso», onestamente. E il fatto che il mio libro sia piaciuto è stata davvero una sorpresa. Qualche volta ho persino avuto la sensazione che Alex Defilippi avesse più fiducia in me di quanta ne avevo io : )
Ciò detto, è possibile - e io me lo auguro - che sia più bravo nel trovare e pubblicare altri autori...
> Maz:
Grazie! Dal momento che Franco è un superesperto di letteratura fantastica ho qualche titolo per fare la ruota. Almeno finché non pubblico il prossimo libro.