20.7.08

Il grande mare dei libri morti (da dove arrivano i libri? Parte 4)

Titolo ricalcato da quello di un romanzo di Nakagami Kenji. Parrà drammatico ma è perché vuole esserlo. Nonostante faccia questo lavoro da alcuni decenni non riesco mai ad abituarmi all'idea della resa, pratica che, viceversa, non credo sconvolga più che tanto gli edicolanti che hanno con essa un rapporto quotidiano.
Ma cerchiamo di andare con ordine.
Il libro in quanto prodotto ha una peculiarità che condivide con i periodici: il diritto di resa. In sostanza tutto ciò che il libraio acquista può essere, una volta trascorso un certo lasso di tempo, restituito al distributore e l'importo di tale resa (accredito) essere defalcato dai nuovi acquisti. O, più frequentemente vista la perenne scarsezza di liquidità del settore, dai vecchi. Teoricamente il libraio cerca di vendere quanto ricevuto (se l'ha ordinato, beninteso) per un tempo che va dai 120 ai 180 gg. Esaurito questo tempo richiede l'autorizzazione a rendere, rispedisce indietro gli invenduti (operazione che comunque pesa per un 1 - 1,50% sull'acquistato netto e abbassa ulteriormente il margine lordo) e generalmente entro 60-90 gg (nell'ipotesi migliore) riceve il suo accredito, sia pure talvolta decurtato da qualche errore nel ricarico dei titoli fatto dal distributore. Come si può immaginare, infatti, il personale adibito a tale funzione non è esattamente il più preparato e competente. I famosi trimestrali pakistani di un altro post...
Questo teoricamente.
All'atto pratico gli eccessi nella produzione editoriale e le difficoltà del libraio nel destreggiarsi in cedole editoriali talvolta composte da 600 o 700 titoli provocano un'eccessiva esposizione finanziaria e uno squilibrio nello stock. Quindi la resa diventa uno strumento brutale ma efficace di sollievo per l'attività sovraesposta. Normale che nella resa, assemblata talvolta un po' frettolosamente, vadano a finire libri usciti anche soltanto da un paio di mesi e libri - soprattutto di saggistica - che non sono nati per un arco di tempo d'esposizione troppo breve. D'altro canto l'eccesso di esposizione delle librerie è un polmone finanziario surretizio per l'attività editoriale.
I libri si degradano, in sostanza, da oggetti dell'attività commerciale a ostaggi dell'insufficiente liquidità dell'intero comparto. E scompaiono dalle librerie troppo velocemente finendo nel «grande mare dei libri morti».
Se si tiene conto che le grandi catene librarie e la GDO hanno tempi di resa predefiniti e più rapidi di quelli delle librerie indipendenti ci si rende conto che il tempo reale di permanenza di un titolo presso una libreria non supera quasi mai i 120 gg. Ancora peggiore la sorte dei libri usciti nei mesi di ottobre e novembre destinati massicciamente alla resa nel mese di gennaio per alleviare il peso dell'esposizione della libreria dopo la sbornia di uscite natalizie.
Il tema delle rese, anche affrontato rapidamente e per sommi capi come in questo post, è comunque evidentemente centrale nella produzione e nella commercializzazione del libro. Sul diritto/dovere di praticare la poco nobile arte della resa dell'invenduto si scontrano da decenni editori e distributori, i primi giustamente preoccupati dai tempi di permanenza troppo brevi dei titoli della loro produzione, i secondi preoccupati in primo luogo della solvibilità del parco clienti, solvibilità messa gravemente a rischio da un'eccessiva esposizione. Da anni e anni, infatti, nella Scuola Librai «Umberto ed Elisabetta Mauri» delle Messaggerie Libri qualsiasi lezione si apre con l'esortazione a «rendere, rendere, rendere» mantenendo il magazzino leggero e rapido come un ninja. Il feticcio dell'iR (indice di rotazione) proietta la sua ombra pesante ovunque come un dogma di carattere sessuale nella morale cristiana.
Per sfuggire a tali prescrizioni bisogna disporre di capitali inesauribili e soprattutto della disponibilità a perderli. In mancanza, come è il caso del sottoscritto, non resta che cercare di selezionare con disperata capacità divinatoria i titoli che «andranno» (perlomeno nella propria libreria) cercando di evitare gli altri e organizzare le rese con un minimo di discernimento. Anche se, come per tutte le librerie, a fine anno si finisce comunque per computare un buon 40% di titoli che non si sono venduti nemmeno in copia singola.
Ma è questo un discorso che non si può concludere qui, evidentemente. E prometto di ritornarci, anche perché più passa il tempo più mi convinco che il diritto di resa, come i tempi di pagamento e in generale l'organizzazione commerciale del commercio librario, debbano essere radicalmente rivisti e ridiscussi.
Un ultimo pensiero, comunque, lo meritano, gli ignari autori, magari esordienti dopo lunga e faticosa anticamera, che si illudono che il loro libro possa trovare degna collocazione in libreria per un tempo congruo.
Dopo di ché è fatta.
Faranno meglio a informarsi, temo.

7 commenti:

Anonimo ha detto...

io sono uno di quegli ignari autori che sperano di ibernare il loro primo romanzo.
so bene che non sarà così. senza contare la distribuzione di cui si avvale il mio editore: presente solo in poche librerie di milano, soprattutto quelle che danno un po' di spazio ai piccoli editori.
peccato, davvero, perchè sta piacendo, comincia a girare. mi ostino a dire: acquistalo su ibs.it, ma dimentico le spese di spedizione.
insomma, un gran casino, senza tralasciare che quando un testo si affaccia al mondo è come se una goccia di pioggia pretendesse di essere vista tra milioni d'altre.
ah, già, il libro in questione si chiama : dove non si tocca. ed io sono andrea di martino. se ti va di dare un'occhiata sarei ben lieto, ma la mia vocina interiore mi dice che così non sarà..
ad ogni mdodo, perdona l'invasione di campo e in bocca al lupo per il tuo blog.
a.
dimartinoandrea@libero.it

Simone ha detto...

Come sempre un post molto interessante. Purtroppo anche dopo aver finalmente pubblicato, si rischia che il proprio libro non venda una copia. Poi uno spera sempre che a lui andrà in maniera diversa, e anzi bisogna farlo... magari sarebbe interessante qualche consiglio su come evitare di finire tra i resi o gli invenduti totali (se qualche consiglio si può dare).

Simone

maxciti ha detto...

> Andrea:
Non è un'invasione di campo, ci mancherebbe. Anzi, ti faccio tutti gli auguri possibili e anche un po' di quelli impossibili. In quanto a leggere, eventualmente, il tuo libro, se ne hai una copia in .pdf mandamela. Ci vorrà un bel po' di tempo, come puoi immaginare, ma cercherò di dirtene qualcosa. L'indirizzo è massimo.citi@virgilio.it. Soltanto un'avvertenza: non sono buono e nemmeno pietoso. Ho gusti abbastanza netti e leggo (anche) per lavoro da più di trent'anni. Sono abitualmente cauto e gentile ma anche molto esplicito.
> Simone:
Detto sinceramente: se esistesse una qualche magia grazie alla quale
riuscire a «salvare» il proprio libro dalle rese l'avrebbero già brevettata. Credo che l'unico modo per fare sì che il proprio libro «duri» è quello di scriverlo senza pensare né all'editore né ai gusti (del tutto transitori) dei lettori. Scrivere un libro nel quale si creda davvero e per il quale si sia disposti a lavorare parecchio anche dopo la sua uscita, presentandolo, discutendone, organizzando anche uno spazio on line per promuoverlo. Se il proprio libro è stato pubblicato l'unica cosa da fare è visitare perlomeno i librai della propria città, presentarsi - senza spocchia autoriale o pretese di insegnare il mestiere - informarsi, chiedere un parere o un suggerimento proprio come hai fatto in questo blog. La cosa può essere utile perché un viso rimane più impresso di un nome su una copertina. E anche perché molti autori dimostrano spesso una ridicola sufficienza nei confronti di chi si occupa direttamente della vendita dei libri, promotori e librai. Molto, molto stupido.

Anonimo ha detto...

gentile max,
la sincerità non mi offende. a giudicare dalla tua precisazione qualcuno deve essersi risentito per i toni aspri da te espressi sul suo lavoro.
anzitutto grazie di avermi risposto. purtroppo il file in pdf credo l'abbia la mia editrice, luciana bianciardi (figlia dell'autore della vita agra). io posso solo rimandarti ad ibs, oppure al sito della casa editrice (excogita). per aver qualche info sul romanzo puoi digitare il nome dello stesso su google e qualcosa compare.

grazie e a presto
andrea
dimartinoandrea@libero.it

Bruno ha detto...

Un post triste. Ma la verità è bene saperla... Quindi ti ringrazio.

AmosGitai ha detto...

Ho pensato un giorno di prendere il blog e trasformarlo in un libro. Non certo per venderlo (non so chi lo comprerebbe), ma per donarlo a chi amo. Un modo come un altro per farmi conoscere. Questa credo sia una delle possibilità finalità degli scritti.

SONDAGGIO: PERCHE' VAI IN VACANZA?

Simone ha detto...

Max: grazie per il consiglio. Quella di farsi un giro per le librerie mi sembra una bella idea, tanto più che a Roma ce ne sono tante anche grandi.

Simone