8.7.08

Perdere con stile (?)

Ieri, 7 luglio 2008, il neonato blog di Urania ha pubblicato il nome del vincitore e dei finalisti del Premio Urania 2007.
Ho così scoperto di non aver vinto nulla. Nemmeno la consolazione di essere arrivato tra i finalisti.
Partecipavo con un romanzo e mezzo, ovvero con un romanzo interamente mio, Una questione di tempo e con uno scritto a quattro mani con Silvia Treves, Fatpass. Space Opera con qualche omaggio a due dei miei autori preferiti il primo (Iain M.Banks e Cordwainer Smith), un giallo crepuscolare ambientato in un mondo al capolinea il secondo. Non si tratta di due capolavori, beninteso, ma di opere perlomeno decenti.
Tra i principali difetti di entrambi suppongo vi siano uno svolgimento troppo complesso, l'attenzione eccessiva alla definizione dell'ambiente e del contesto sociale, la pretesa di costante attenzione rivolta al lettore.
Altri difetti: molti personaggi - forse troppi - dei quali non pochi esibiscono una condotta non perfettamente limpida e non immediatamente classificabile. «Manca un “eroe” riconoscibile...» ebbe a dirmi Davide Mana al quale diedi in lettura una copia di Una questione di tempo, «... non è molto usuale in un romanzo di SF». La complessità dell'intreccio è un altro elemento di debolezza di Una questione di tempo. In più: «Il romanzo è debole nella chiusura...» mi disse Vittorio Catani, «... nel senso che manca una catarsi finale nella quale si scarichi la tensione accumulata».
Consigli preziosi dei quali non potei fare tesoro per l'ottimo motivo che diedi il romanzo in lettura soltanto dopo averlo inviato a «Urania». Consigli che potranno comunque essermi utili per un'eventuale revisione.
Fatto sta che questo giro è andato male.
Certo, date queste premesse non potevo logicamente attendermi un successo, né facile né difficile. Debbo ammettere che non mi è perfettamente chiara la logica delle scelte editoriali dell'ultima fase di «Urania» (colpa mia, dal momento che non frequento la SF quanto dovrei, soprattutto viste le mie ambizioni di scriverne) ma basandomi sulla pubblicazione di romanzi come Luce dell'universo di M. John Harrison ammetto di aver coltivato la convinzione che qualcosa di un po' tosto potesse persino starci. Evidentemente non è così e scenari eccessivamente complessi e un linguaggio un po' troppo personale non sono esattamente viatici al successo. Perlomeno in Italia.
Anche qui si tratta di limiti miei (e anche di Silvia Treves, detto per inciso). Crediamo di scrivere in modo piano e amichevole mentre forse siamo soltanto contorti e pretenziosi. Crediamo di suggerire mentre risultiamo oscuri. Crediamo di mostrare mentre nascondiamo, occultiamo, confondiamo.
Sono raffinato, secondo Gordiano Lupi.
Che probabilmente è un complimento, anche se suona necessariamente ambiguo, soprattutto di questi tempi.
Tutto ciò non significa non saper scrivere, certo, ma significa avere considerevoli difficoltà nel trovare un editore.
Appunto.
L'essere contorto - nel senso di non immediatamente assimilabile e digeribile - è parte della mia cifra come direbbero un recensore o un prefatore seri. In sostanza mi piace scrivere ciò che mi piace leggere. E io leggo abitualmente (per svago) romanzi non proprio così friendly. Uno degli ultimi che ho letto e debitamente apprezzato è Grotesque di Natsuo Kirino, 900 e più pagine di algide e menzognere confessioni di quattro allieve modello della più prestigiosa scuola privata giapponese. Un romanzo che è letteralmente un atto d'accusa contro l'attuale stile di vita nipponico. Molto contorto oh, yeah, tanto che per il lettore è impossibile anche soltanto credere a quanto le protagoniste raccontano di loro stesse.
Anche a me piace giocare con la capacità dei personaggi di mentire a loro stessi.
Mi piace correre sul filo dell'ambiguità obbligando personaggi positivi a compiere gesti censurabili o ambigui. O presentando le ragioni dei personaggi negativi in maniera affascinata e affascinante.
Mi piace che si intuisca un'ombra dietro ogni gesto, azione, pensiero.
Perché non credo alla buona fede anche se ammiro l'innocenza.
E perché gli esseri umani hanno il dono di essere straordinariamente complessi e non posso scriverne senza almeno tentare di rendere omaggio - mimandola - a tale complessità
...
Non ho vinto il Premio Urania, quindi.
Pazienza. Questo non mi impedirà di scrivere ancora.
Da chimera perennemente divisa tra SF e qualcos'altro.
Apprendo che in questa edizione i lettori degli ottanta romanzi giunti sono stati tre. Questo probabilmente spiega perché per avere il vincitore si siano dovuti attendere ben otto mesi. I tre sono un editor, il direttore di Urania e il direttore delle collane periodiche Mondadori. Come dire che non si trattava di un giuria - con tutte le possibili sfumature di gusto e sensibilità degli autori coinvolti - ma semplicemente di una seduta straordinaria dello staff mondadoriano.
Come dire che gli autori segati come il sottoscritto debbono dispiacersi della loro débacle non più di quanto si dispiacciano di una normale lettera editoriale che comunica che: «Il suo romanzo non rientra nei nostri attuali piani editoriali». Le loro opere non sono stati massacrate dal Gotha del fantastico fantascientifico italiano, insomma, ma semplicemente ritenute non confacenti.
Perché chiamarlo «Premio», allora?
Il problema maggiore, a ben vedere, è che mancano in Italia editori alternativi ai quali rivolgersi. Anche se, evidentemente, gli aspiranti autori non mancano.
...
Lippi comunica, sempre a mezzo blog uraniano, che dall'anno prossimo gli autori già premiati non potranno più partecipare e dovranno inviare direttamente le loro opere in redazione. Il Premio Urania resterà quindi terreno di caccia per i nuovi autori.
Una mossa che evita il ridicolo - non degli autori premiati né dei loro testi, sia chiaro - di vedere scrittori già premiati e pubblicati essere ripremiati e ripubblicati. Come se fosse escluso in partenza, perlomeno in campo fantascientifico, un normale e ordinario rapporto di collaborazione tra autore ed editore.
Un curioso fenomeno che sospetto soltanto italiano.
Il Premio Urania sembra più promettente, a questo punto?
Sinceramente non lo so.
Penso sarebbe auspicabile avere in anticipo e scritti sul bando il nome degli autori coinvolti in una vera giuria e non scoprire a giochi fatti che la giuria non era esattamente una giuria [1].
Semplice correttezza verso i partecipanti, no?

[1] Art. 5 del bando per il Premio Urania ed. 2007: - «Una giuria composta da esperti esaminerà i dattiloscritti, assieme alla redazione, e deciderà il vincitore il cui romanzo sarà pubblicato su Urania nel prossimo anno.»

14 commenti:

Davide Mana ha detto...

Un inglese (ovviamente) dal garbato senso ironico pubblicò a suo tempo un volume su coloro che non erano stati ammesi a Oxford o Cambridge - ne ho una copia qui da qualche parte.
Incredibile la quantità di talenti che sfuggita in questo modo all'omologazione....

Benvenuti quindi nel club di quelli ai quali il Premio Urania ha dato picche.
L'universo vi si spalanca davanti con le sue opportunità.

S_3ves ha detto...

Inevitabile rispondere essendo coautore.
Ovviamente condivido, mi preoccupo. Una preoccupazione non (sol)tanto da autore, per la verità; farmi leggere da un numero maggiore di persone mi interessa, essere almeno talvolta pagata per quanto scrivo pure, ma io sono fortunata, lavoro, mica spero di mantenermi con la scrittura! Più che altro mi preoccupo da lettore. Se, come dici tu, un rapporto "consueto" tra editore e lettore (che presuppone la lettura del romanzo indipendentemente da un concorso, una discussione, un lavoro di editing ecc.) viene non dico escluso, ma spinto decisamente in secondo piano, in favore del rinvenimento, tramite concorso e premio, di un'opera già immediatamente pubblicabile, come posso sperare di disporre in maniera continuativa di fantascienza di buona qualità? Devo contare soltanto su opere straniere già scremate dal mercato estero e dagli agenti?
A proposito, mi è tornato in mente che avevamo presentato una prima, piuttosto diversa, versione di Fatpass già alcuni anni fa, alla Nord e che, per essere meno oscuri avevamo preentato, prima di inviare i romanzo, una sorta di scaletta dell'opera e di riassunto.
Il lettore di turno (non ricordo chi fosse) ci aveva recensito e impallinato il riassunto, fermandosi a quello: "romanzo troppo complesso, meglio presentarlo a editore non di FS".
Insomma, si sa, i lettori di FS sono dei semplicioni, mica tipi svegli...!
Una risposta deliziosamente priva di senso, considerato il piccolo dettaglio che nessuno aveva letto nemmeno due righe del romanzo. Però vuoi mettere il risparmio di tempo, l'efficienza e la velocità di risposta?

Anonimo ha detto...

da aspirante fantascientista (eh eh), due osservazioni:
1) quelli del premio urania dicono che possono essere ripresentati anche i romanzi già inviati, se rimaneggiati... noi autori siamo sempre molto entusiasti di scrivere, ma davvero poco di riscrivere... e sono il primo a non poter scagliare questa pietra. urania almeno la possibilità di rivedere i testi la da, quindi potresti rimetterci le mani.

2) anche se non sono mai stato premiato, preferivo quando tutti partecipavano, anche i già premiati... insomma, se uno vince la champions l'anno prossimo partecipa di diritto ma è molto più dura e, viceversa, così mi sembra siamo scesi in serie B.
urania dovrebbe premiare il miglior romanzo di fantascienza italiano dell'anno e gli autori pluripremiati in fondo sono davvero pochi in relazione al numero di edizioni.
pazienza, max... l'anno prossimo a gerus... urania!

maxciti ha detto...

Caro Anonimo, grazie per il commento e i consigli. Rimettere le mani sul romanzo... beh non esiste nulla che non sia migliorabile e perfettibile, ci mancherebbe. Non sono molto sicuro di quale sarebbe l'esito di una revisione, però. Ho il sospetto che si tratti di un problema di approccio e concezione della SF e del narrare e non tanto di modificare un finale, eliminare qualche personaggio e aggiungere un po' di scontri a fuoco. Ma merita sicuramente fare un tentativo.
In quanto alla corsia preferenziale per gli autori già pubblicati continuo a pensare sia appena giusto che non debbano misurarsi ogni anno in una nuova edizione del concorso. Penso sia un'occasione per essere più liberi di condurre le proprie narrazioni. In definitiva è possibile che ne guadagneremo come lettori. Ancora grazie, comunque, e buon lavoro anche a te.

Fran ha detto...

Anche CS fornisce una corsia preferenziale ai "già pubblicati"... ed ovviamente non lo trovo un concetto sbagliato.
Il concorso dovrebbe dare l'opportunità a "nuovi" scrittori di misurarsi ed entrare nell'Olimpo della scrittura... peccato che l'Olimpo proposto da Urania non sia poi tanto elitario.

Io che il romanzo l'avevo letto (si può dire?) penso che i personaggi non siano troppi, e il contesto sociale interessante ed evocativo. Che qualsiasi cosa possa essere migliorata è certo vero, ma alla fine credo che semplicemente i criteri di scelta di un concorso dovrebbero essere più chiari dall'inizio.
Se lo scopo del concorso è di ottenere un prodotto assimilabile ad un determinato schema con caratteristiche fisse (un eroe, la giusta quantità di violenza, etc.), allora bene, ma non aspettiamoci poi niente di originale e soprattutto niente di nuovo.

Davide Mana ha detto...

Max, Silvia - fregatevene di rivedere il testo.
Mettetevi uno pseudonimo femminile, calatevi gli anni, rispedite il manoscritto e vedrete che sarà un velluto.

maxciti ha detto...

...mmmhhh, sei perfido,Davide. Qui si parla di sf non di fantasy, ovvero di un genere ultraminoritario. Comunque effettivamente resta il dubbio se un romanzo presentato da due-femmine adolescenti-due avrebbe avuto qualche possibilità in più. Non lo credo, ma vien voglia di fare una prova :-)
Fran: certo che potevi dire di averlo letto, anzi, il tuo parere di lettrice appassionata e attenta è uno di quelli che mi hanno convinto che, tutto sommato, il romanzo non era per nulla perfetto ma poteva essere gradevole almeno per una certa categoria di lettori. Il problema temo sia, almeno in parte, quello al quale accennavi: il rischio di una certa standardizzazione nel temi e negli stili. Che molto probabilmente una conseguenza del numero insufficiente di lettori.

SteamDave ha detto...

OK, qui ora ci vorrebbe un bel post isterico da adolescente saputo, sul ritmo di "siete solo tutti solamente invidiooosiii xké a quegli altri i libri li pubblicano e a voi no".

OK, fatto.

Detto questo, la standardizzazione è indubbia, ma credo che sia ormai nella testa della gente.
E le cose non cambieranno alla svelta.

maxciti ha detto...

Il problema vero, detto da microeditore, è fare incontrare il lettore con il SUO libro. E TU sei quello che ha fatto il libro in questione. In realtà gli scrittori anticonvenzionali e poco conformisti non esistono - semplicemente - senza un editore che voglia rischiare. Personalmente i soldi da rischiare - persino su me stesso - li ho finiti da un po', tanto più in un momento come questo che i consumi vanno come vanno...
A ferirmi (parola grossa, lo so, ma la dico ugualmente) è l'ansia di un sacco di gente di essere promossa a cortigiana. Le manfrine sulle doti di Strazzulla, in ultima analisi, non sono altro che questo, desiderio di entrare nel grande coro del panegirico ai potenti o presunti tali. Che ormai all'Einaudi siano capaci di cambiare data in un racconto di Marina Jarre anticipando di un paio d'anni la battaglia di Stalingrado non frega nulla a nessuno. L'importante è ripetere a pappagallo: «L'unico romanzo fantasy pubblicato da Einaudi». Anche se Einaudi è una scatola ormai in gran parte svuotata...
In ogni caso i lettori esistono e dormono sogni inquieti. Dobbiamo parlare di come risvegliarli.

Massimo ha detto...

Resto sempre piu' dell'idea che i lavori di alcuni autori italiani corrispondano poco ai canoni della fantascienza o del fantasy come vengono generalmente intesi qui. Probabilmente, paradossalmente, sarebbero piu' adatti ad essere ospitati in collane di mainstream. Ma vista la situazione attuale questo e' assai improbabile. E' il classico gatto che si morde la coda... Ed e' un vero peccato.

Anonimo ha detto...

il consiglio che Ti ho dato forse è giusto (rivedere il testo) e sicuramente è utile... ma predico bene e razzolo male...
chi ha sta forza di mettersi a rivedere un testo che è già stato scartato e che può essere proposto ad un solo vero editore.
tutti i generi appartengono ad un momento storico particolare.
io confesso che ancora non mi sono ripreso dallo shock del cambio delle copertine urania...
l'unico vero vantaggio è che il 90% di science fiction è in inglese e io da qualche tempo la sto leggendo in lingua originale.
ed ora non venitemi a parlare dei fratelli strugaski...
in quel 10% non anglosassone so bene quanto di buono ci sia.
scusate per i toni da requiem.

SteamDave ha detto...

Per restare nell'ambito delle lingue cristiane (lascio a Massimo S. l'eulogia del fantastico nipponico e cinese), c'è molto di buono prodotto in Francia.
Fantascienza, fantasy, horror e generi meno definibili.
Molto steampunk.

Se solo un editore italiano traducesse i lavori di Mathieu Gaborit (Le Cronache dei Crepuscolari, Abyme e quant'altro), i nostri fan di Paolini e Troisi ed altri derivati si immolerebbero come tanti bonzi per l'entusiasmo.
Maledettamente originale.
Uno che scrive "Memorie di un automa oppiomane" è il mio genere di autore.

Ma no, da noi vogliono una fotocopia di Asimov, possibilmente senza nessuna delle sue (ammettiamolo, poche) buone idee.

Altro che requiem.
Qui ci vuole un de profundis.

maxciti ha detto...

Non c'è più tempo.
Credo che la situazione si possa riassumere così.
Cercano di fare quanto più denaro possibile nel minor tempo possibile. Come se non ci fosse domani e puntare sul futuro fosse inutile. In letteratura, nella SF ma anche nel commercio del riso o del rame.
Giocano le scartine che hanno in mano piuttosto che aspettare il prossimo giro.
Chissà, forse sanno qualcosa che noi non sappiamo.
Non dico Lippi, ovviamente, ma...
- - - -
Scherzavo, naturalmente.
Però è probabile che non manderò nuovamente il mio romanzo a Urania, nemmeno riveduto e aggiustato.
Al massimo mi sforzerò di scriverne uno con un PROTAGONISTA roccioso (ma sexy) che tra l'altro viaggia nel tempo (devo avere da qualche parte la tesina di storia scritta per l'esame di terza media), ripara torti, tromba come un dio e verso la fine del romanzo fa un massacro. Devo ricordarmi, tra l'altro, di inserire un po' di di nazisti, qualche templare, un'investigatrice in sedia a rotelle un po' sadomaso, una ragazza con l'orecchino di perla e un immortale nativo americano.
Penso che spaccherà.

Massimo ha detto...

Vero. Anche senza considerare il Giappone, la Cina (vale la pena ricordare che l'Universita' normale di Pechino e' uno dei tre atenei al mondo ad avere un master in letteratura fantascientifica), la Corea, Taiwan e la Russia, bisogna ricordare che pure paesi quali la Polonia o la Spagna, dove dopo la caduta del regime franchista SF e fantasy hanno conosciuto un grandissimo sviluppo, stanno producendo molto.
Difficile fare calcoli, ma attualmente ridurrei la produzione in inglese al 50% di quella mondiale. Semplicemente, e' piu' difficile accedere ai lavori degli autori non anglofoni che spesso, come ha scritto giustamente Davide, hanno idee e stili estremamente innovativi e diversi da quelli cui qui siamo abituati.