13.6.08

Il 70% dei torinesi non ha paura!

Una notizia che nessun TGR e nessun quotidiano ha dato.
Anche perché è difficile immaginarne una:
1 - Più inutile
2 - Più cretina
3 - Meno «notizia» in senso proprio.
Ma se affermare che 7 torinesi (o romani o newyorkesi) su 10 non hanno paura [ma di cosa?] non è a tutti gli effetti una notizia, perché può risultarlo scrivere: «Il 30% degli torinesi ha paura!» (titolo a caratteri da scatola di «Torino Cronaca» del 12/6/08)?
Perché è un fatto «in positivo», si può credere. A una negazione: «Tizio non disprezza gli eschimesi» si deve - in senso giornalistico - preferire sempre un'affermazione: «Tizio/a ama gli eschimesi e se ne farebbe volentieri qualcuna/o».
Già.
Ma di che cosa hanno paura 30 torinesi su 100?
Degli UFO?
Della guerra?
Dell'effetto serra?
Di una nuova era glaciale?
Di soffocarsi mangiando un gianduiotto o un raviolo al plìn?
No.
30 torinesi su 100 hanno paura della delinquenza e dell'immigrazione incontrollata.
Stupisce, seriamente, che ben 70 torinesi su 100 non ne abbiano paura.
Chi non ha paura della delinquenza?
Giusto Chuck Norris e Hulk.
E per l'immigrazione incontrollata, anche la prospettiva di trovare un giorno seduti al tavolo della propria cucina un cinese, un indiano, un africano, uno slavo e un sudamericano che stanno banchettando con il contenuto del vostro frigorifero non mette nessuno di buon umore.
Resta il fatto che, comunque la si giri, la «notizia» di Torino Cronaca non ha senso e non aggiunge nulla a ciò che sappiamo e pensiamo tutti. Questo anche senza mettere nel conto i metodi utilizzati per realizzare (perpetrare?) un «sondaggio» probabilmente condotto in modo affrettato e tendenzioso - basta infatti organizzare le domande in modo opportuno per avere le risposte desiderate - o addirittura mai davvero condotto.
«Torino ha paura» diventa così la premessa all'inevitabile «e la polizia non fa nulla», a sua volta prodromo a «ci vorrebbe l'esercito, ci vorrebbe! E la pena di morte».
Nulla di nuovo, si dirà.
Il consueto rimestare nel torbido dei soliti furboni che giocano sullo smarrimento dell'«uomo della strada».
Ma proviamo ad allargare il campo.
«Torino Cronaca» è un foglio quotidiano semi-scandalistico in vendita a 20 eurocent, acquistato - in base alle mie “rilevazioni” presso il mio edicolante di fiducia - prevalentemente da donne in età avanzata e a bassa scolarità. Il tipo di quotidiano che spara come notizia in prima: «Insegnante all'asilo violentava le figlie della convivente omosessuale».
Merda pura - perdonate la metafora, dirà qualcuno.
Ma merda vischiosa e tenace. Che, soprattutto, conferma pienamente i pregiudizi - infrangibili e tetragoni - di persone che hanno difficilmente accesso a fonti di informazione meno corrive. La combinazione sesso-violenza-paura-morte è penetrante come un proiettile all'uranio impoverito ed è assolutamente devastante Questo perché sesso ecc. sono da sempre il cuore della narrativa di ogni tipo e di ogni paese. L'Iliade è anche una storia di sesso, violenza, terrore e morte.
A ben vedere ciò che in definitiva producono quotidiani e notiziari televisivi è (cattiva) narrativa. Più o meno raffinata per palati con diverse esigenze. L'infinito «Dinasty» berlusconiano visto da destra e visto da sinistra, la «Guerra dei mondi» con i feroci immigrati che sbarcano dall'Africa carichi di cattive intenzioni, i «Cento colpi di spazzola» delle minorenni disponibili a tutto o i mille serial di trafficanti di droga vs. la polizia più o meno corrotta.
Viviamo in un metaverso ultramediale fatto di storie mediocri basate su schemi narrativi miseri e ripetitivi. Siamo ostaggi di pessimi cantastorie che solo episodicamente presentano l'episodio a sorpresa («Clandestino muore tentando di salvare il compagno di lavoro») tanto per donare credibilità a tutto il resto.
In realtà abbiamo disperatamente bisogno di buone storie, più critiche, più attente, più articolate. Abbiamo bisogno di nuovi narratori per uscire dal nostro metaverso di rapine e stupri spesso immaginari, asili trasfomati in atelier self-service per pedofili e madri angeliche assassine e abbiamo bisogno di storie originali e sorprendenti per smascherare la povertà di quelle che ci raccontano.
E soprattutto per imparare a diffidare.

5 commenti:

Enzo Baranelli ha detto...

La risposta a tutto questo sono due semplici parole:
FAN-TA-SY I-TA-LIA-NO.
Detto tutto.
Risolvo come Lorenzo-Guzzanti: RE-CA-NA-TI (Lorenzo e la maturità RAI, 1993).
Torino Cronaca me lo avevano ragalato durante una campagna elettorale e mi pare ci fosse la foto di Miss Discinta (come fosse un rubrica fissa) in penultima pagina (e non leggiamoci significati strani nella parola penultima), ma forse sarà stato un caso isolato, o forse sarà servito per incrementare i livelli ormonali. Il candidato sponsorizzato dal giornale era sostenuto dalla Lega che, si sa, ce l'ha duro dal 1992, cosa che potrebbe causare un'ipoperfusione della corteccia cerebrale, oltre che creare problemi pratici quotidiani...

maxciti ha detto...

Caro Enzo, il celodurismo non è una premessa o una conseguenza al malfunzionamento cerebrale ma, semplicemente, una condizione. Ipofunzionalità cerebrale e satiriasi si accompagnano a irsutismo (anche nelle femmine), vocalizzazione gutturale, comportamento maniacale, occasionali episodi paranoidi e attitudine gregaria. Bisognerebbe davvero fare qualcosa per quei poveretti.
In quanto al fantasy italiano, diciamo che la serialità è tollerabile all'interno di un vasto e articolato sistema di produzione culturale. In un circuito culturale gracile e paleoindustriale come quello italiano si chiama scopiazzatura (che fa rima con spazzatura).

Davide Mana ha detto...

Non sarà che il 70% dei torinesi non ha paura degli immigrati perché il 70% dei torinesi è di fatto immigrato (da Alessandria o da Auckland non importa - tutta gente che viene da fuori)?

Comunque stendiamo un tappeto di bombe a grappolo su Torino Cronaca - conosco la gente che la fa.
E dico no.

maxciti ha detto...

Reduce da una 24 ore dedicata al montaggio e all'invio al tipografo del nuovo numero di LN, rispondo brevemente a Davide.
Concordo sull'uso di bombe anche poco o per niente intelligenti su Torino Cronaca. Resta il fatto che esiste oggettivamente uno spazio per questo genere di testate, che infatti esistono praticamente ovunque e - poco o tanto - influenzano la psicologia e i comportamenti collettivi. E Torino Cronaca è soltanto la versione particolarmente becera dei TG di Mediaset, a pensarci bene.
Ecco, personalmente credo che la buona narrativa - non la confusione tra la realtà e i sogni di Veltroni & Co.- abbia la funzione di restituire complessità al mondo. Perché le cose sono sempre più complesse di quanto appaiano.
In questo senso il Fantasy italiano deprecato da Enzo, almeno nelle sue forme più ovvie e banali, non è meglio di una pagina di Torino Cronaca. Solo che... ragazzi, stiamo qui a fare testimonianza e poco più. Chi vuole prendere in giro la gente ha i soldi e il potere, noi soltanto la buona volontà e l'onesta mentale.
Sarà dura, anzi è già dura.

S_3ves ha detto...

Mi convince l'idea del quadrinomio sesso-violenza-paura-morte e di Torino cronaca come fonte di cattiva narrativa di consumo.
Il che però rende il fogliaccio ancora peggiore: la prima notizia delle news di radio Capital questa mattina riguardava la "solita" tragedia del mare a largo di Lampedusa: un sopravvissuto, decine di morti e un sacco di dispersi. Sorvoliamo per buon gusto sul sesso, ma la notizia grondava violenza-paura-morte.
Solo a volerlo, si sarebbe potuta fare narrativa anche su questa, che erano una notizia vera e probabilmente avrebbe spinto i lettori a farsi qualche domanda in più, restituendo "complessità al mondo".
Mi ostino a credere che la gente (che è complessa, quindi comunque strana e sorprendente)a volte si accontenti di merda (tanto per usare l'alata metafora) solo perché non ha sottomano nulla di meglio. Sottomano: facilmente reperibile, di gusto prevedibile e di sapore intenso come le patatine fritte e il maxi beverone di McDonald's. Torino-cronaca è così.
Va benissimo per quelli che dicono "io non sono razzista, ma..." Da un po' di tempo ne incontro molti di più.