14.5.08

La lunga agonia del fantastico (un altro chiodo nella bara)

N.B. Questa è una delle recensioni che usciranno sul prossimo numero di LN-LibriNuovi, il 46. Tra qualche giorno verrà pubblicata anche sul sito della rivista LN. La anticipo qui perché ho affrontato spesso nel mio blog sia il tema del racconto che quello del fantastico e questa recensione ha forte attinenza con entrambi i temi.
...
Esce un'antologia da Mondadori, curata da Sandrone Dazieri, editor di Licia Troisi (Cronache del Mondo emerso + Le guerre del Mondo emerso, quasi tremila pagine di fantasy rinunciabilissima) e scrittore lui stesso. Titolo: «I confini della realtà», collana Strade Blu, sottotitolo «Antologia del fantastico». La nota introduttiva del curatore non supera le 3000 battute, e questo è un brutto segno. Segno anche peggiore che l'unico riferimento – peraltro non letterario – sia quello alla (mitica ma ormai remotissima) serie televisiva «The Twilight Zone», presentata in Italia come «Ai confini della realtà».
Dieci gli autori convocati per l'antologia. Ma di questi gli autori di narrativa fantastica sono soltanto due: la già citata Licia Troisi e Tullio Avoledo. Ben quattro (Eraldo Baldini, Gianni Biondillo, Chiara Palazzolo e Marco Vichi) gli autori di thriller. E gli altri?
Carla Vangelista è la coautrice con Silvio Muccino di «Parlami d'amore» [!], Violetta Bellocchio ha lavorato per Radio Rai2 e ha pubblicato qualche racconto di incerta natura, Pino Corrias è dirigente RAI e ha pubblicato qualche saggio, L'ultimo romanzo di Luca Di Fulvio, infine: «La gang dei sogni», è un romanzo di formazione ambientato nell'America degli anni Trenta.
L'abito non fa il monaco, d'accordo. E poi qui siamo «Ai confini della realtà» ovvero nella zona grigia dove il reale e il fantastico si sovrappongono e si sostituiscono. Non c'è motivo per pensare che gli autori debbano per forza essere maestri o anche soltanto decenti conoscitori del fantastico.
Non c'è motivo per pensare, come no.
Però aiuta.
Aiuta a evitare al lettore ben 330 pagine per la maggior parte riempite di echi flebili di cose già lette. Aiuta a evitare Troisi che racconta una storia già letta mille volte - l'uomo rimasto solo al mondo - e risolta in maniera cervellotica e dilettantesca. A non rileggere lo svolgimento maldestramente contorto di una leggenda metropolitana - la bella autostoppista che lascia sulla propria tomba la giacca avuta in prestito da chi le ha dato un passaggio - perpetrato da Gianni Biondillo. Solo due esempi ma che rendono bene il tono e il livello dell'antologia.
A voler salvare qualcosa e qualcuno ci sarebbe Avoledo, autore di un racconto confuso, sbilanciato, steso con uno stile ultraomologato e con il consueto finalino a sorpresa, ma capace di qualche suggestione sia pure non troppo originale (tra P.K. Dick e John Saul) e Chiara Parazzolo con un racconto di gusto cyberpunk con un debito forse un po' troppo ingente nei confronti di Matrix.
In quanto agli altri…
Svelto e curioso - ma inconsistente - il racconto di Bellocchio, scenografico e rumoroso ma gratuitamente assurdo quello di Corrias, grottescamente prevedibile (e piuttosto cretino) quello di Vangelista, irritante nella sua colta vacuità quello di Di Fulvio, semplicemente banale e logoro - troppo uso di un'idea già poco originale - quello di Baldini. Il racconto di Vichi, infine, non è male. Peccato si tratti semplicemente di un raccontino giallo con colpo di scena finale come se ne potevano leggere su «Il giallo Mondadori».
Se questo è il quadro del fantastico contemporaneo italiano c'è veramente di che chiudere bottega e tornare a casa. Nulla da stupirsi o da eccepire se poi gli unici libri che escono sono noir de noantri o cloni fantasy di terza generazione. A mancare in questa antologia - ed è questa la scoperta più agghiacciante, il suo vero aspetto terrificante - è non solo l'assenza di idee originali ma la capacità puramente tecnica di condurre in porto efficacemente un racconto fantastico di trenta-quaranta cartelle. Non tanto e solo un problema « di stile » - anche se l'enfasi ermetica di Violetta Bellocchio e l'italiano affaticato e sciatto di Carla Vangelista sono discreti esempi di come NON si scrive - quanto un problema di « artigianato » e, prima ancora, di mancanza di riferimenti adeguati. I racconti di questa sciagurata antologia, in sostanza, mostrano quasi tutti una desolante afasia descrittiva - luoghi anonimi, personaggi stereotipi -, presentano storie inconsistenti o mal progettate e incongrue in rapporto alle dimensioni del testo previste. Montagne che partoriscono topolini, come nel racconto di Avoledo, o semplicemente topolini rachitici. In quanto alle chiuse, poi, prevalgono i finali a sorpresa ma ovvi e macchinosi, privi del dono di illuminare come un lampo notturno il paesaggio. Paesaggio comunque fin troppo usuale, dato per scontato fin dalle prime righe, insulso e anodino come in una pagina di Moccia.
Il limite è probabilmente nell'intera operazione, concepita straccamente e condotta in modo approssimativo. Mal scelti gli autori - per la maggior parte del tutto estranei al fantastico e quindi almeno in parte incolpevoli del deficit di conoscenza dei suoi meccanismi di base - e poco curati i testi. Ma il problema vero e drammatico è che questa discutibile antologia costituisce l'unica concessione al fantastico senza aggettivi (quindi non fantasy o horror) dell'intera produzione mondadoriana dell'ultimo anno. Il lettore semplicemente curioso ne trarrà probabilmente conclusioni errate sul valore intrinseco della narrativa fantastica ed eviterà altri acquisti avventati. Un prezzo davvero troppo alto per lusingare qualche vanità.

15 commenti:

Davide Mana ha detto...

Diavolo d'un Citi!
Mi hai quasi fatto venire voglia di leggerlo... ma non ho tutto questo tempo.

Una nota dotta:
La storia della ragazza morta che lascia la giacca sulla lapide è presa da un vecchio disco del 1965 - "Laurie (Strange Things Happen in the World)" di Dickey Lee - fondamentale portavoce del "death rock" che straziò i juke-box tra 1958 e 1965.
La canzone era a sua volta basata sulla leggenda metropolitana di Resurrection Mary (alias "the vanishing hitchhiker").

Delizie antiquarie a parte...
Di questo genere di antologie ne escono venti all'anno fra USA e Gran Bretagna.
Le hanno definite "i nuovi pulp" - permettono ad una schiera di autori di piccolo cabotaggio di vivere, agli esordienti di esordire, al genere di svilupparsi in nuove direzioni.
E tengono in vita un paio di piccoli editori.

Ingredienti essenziali: un editor esperto (nomi a caso - il compianto K.E. Wagner, Dave Drake, Kushner, Silverberg, Stableford, Moorcock....) e una scelta di autori che non siano solo i suoi compagni di merende, ma sappiano il mestiere.

Credo che qui gli ingredienti di base siano venuti a mancare clamorosamente.

Elvezio Sciallis ha detto...

Avevo notato anche io l'antologia in libreria e mi sono bastati i nomi degli autori per non comprarla... Ora però mi prudono le mani e voglio scriverne una recensione, il che significa che dovrò andare un due orette alla Feltrinelli e leggere il tomo in poltrona...

Quoto Mana sugli ingredienti base per la riuscita di una operazione del genere. Chiaro che se affidi il compito a una persona che il fantastico lo mastica poco e male e che ha la solita attitudine italiana, allora la frittata è garantita...

Enzo B ha detto...

Bella recensione. Un altro chiodo per il genere fantastico e per i racconti in generale. E' un dovere civico avvertire le persone (quelle che si può) della bellezza di questa fantastica antologia. Link? Si può, no?
Ciao,
enzo

alladr ha detto...

brrr... ma tanto sappiamo come andrà a finire, no?
questo libro venderà duecentomila copie e noi avremo torto, un'orda di ragazzini penserà che la fantasy sia quest'idiozia e NON SI SCHIODERA' da quest'idea perché ne troverà conferme in grossa parte della narrativa fantasy italiana (cazzo, finisce che gli statunitensi diventano intellettuali e noi diventiamo rozzi vaccari)(o vacche, ma questo è un altro problema)(senza offesa per le vacche).
brrr...

Anonimo ha detto...

E' uno schifo. Generalizzato. In ogni caso, nello specifico, forse basterebbe dare un'occhiata all'organigramma Einaudi per capire come mai -- tra mummie peruviane, amanti o concubine del manager di turno, brillanti cretini parte della solita lobby radical-chic (e non diciamo altro, ché finiremmo per esser tacciati di... -- pubblichino sempre di più cose così... ai confini della realtà

maxciti ha detto...

Chiedo scusa preventivamente a tutti ma in libreria siamo off-line e stiamo aspettando che «arrivino i nostri» di Wind.
Remember Alamo?
Quindi temo che le mie risposte risulteranno tardive.
Per Enzo B.: procedi pure come preferisci. Link, sunto, citazione. Anzi, grazie per l'interesse.

Massimo ha detto...

Ho visto anch'io il volume in libreria e la selezione degli autori mi ha lasciato parecchio perplesso.
Pero', un punto secondo me vale la pena di evidenziarlo. Mi pare che il curatore e l'editore, secondo una vecchia tecnica delle grosse case editrici, abbiano cercato di mettere insieme dei nomi di richiamo per il pubblico. Ora, il problema e' che, dobbiamo ammetterlo, non esistono oggi degli scrittori italiani di letteratura fantastica che siano conosciuti a livello nazionale (a parte i soliti due). Quindi li hanno creati a tavolino buttandoci dentro pure autori che non si occupano del genere, ma sufficientemente noti da attirare un potenziale lettore medio.
Sono profondamente convinto che il fantastico italiano contemporaneo abbia alcuni scrittori di ottimo livello, ma e' altrettanto vero che praticamente quasi nessuno di loro e' pubblicato da grandi editori e restano conosciuti ed apprezzati solo in un ambito ristretto di persone (e magari all'estero).

Davide Mana ha detto...

Concordo con Massimo, ma vorrei far notare che preparare il coniglio alla provenzale senza il coniglio è cosa assai difficile.
Provarci è segno di scarsa intelligenza.

Insomma, sarebbe stato più saggio non provarci.
O fare una bella antologia di "noir" - aggettivo ormai snaturato che va bene con tutto.

Sì, lo so, il fantasy tira.
Ma sperare di riuscire con una operazione di questo genere dimostra, da parte dell'editore e dell'editor, una assoluta mancanza di rispetto per il pubblico (tanto per cambiare) e/o una fede nelle capacità proprie e dei complici al limite del delirio di onnipotenza.

Massimo ha detto...

Dal momento che la letteratura fantastica (per non parlare proprio del fantasy o della SF) anche dalla maggior parte degli editori viene considerato un genere semplice e facile da scrivere non mi stupisce piu' di tanto che credano basti commissionare racconti ad un qualsiasi autore per avere del buon materiale...
Certo Alladr ha tristemente ragione quando dice che l'antologia in questione vendera' un mucchio di copie oscurando il lavoro qualitativamente molto alto ma poco visibile di autentici autori del fantastico italiano e creando una visione falsata del genere.

Davide Mana ha detto...

A questo punto, però....

Quando avevo vent'anni c'erano cinque club nazionali di appassionati di fantascienza e fantasy (senza contare fan-club specifici per serie televisive o film).
Cosa ne è stato?
Perché non prendono una iniziativa unitaria e non bombardano l'editore di lettere di disapprovazione?

Ah, scusate... fantascienza....

maxciti ha detto...

Maz ha toccato un aspetto nevralgico. Si crede che scrivere fantastico sia facile. N.B.: uso il termine generico «fantastico» per evitare confusioni con «fantasy», termine che userei essenzialmente per le storie di avventura derivate a vario titolo dalla mitologia celtica e norrena.
Solo che non lo è affatto.
Colpisce quindi la superficialità di chi mette in commercio un'antologia al di sotto di requisiti qualitativi anche minimi, ovvero Sandrone Dazieri.
Che l'antologia possa essere un successo da un punto di vista commerciale mi permetto di dubitarne. I lettori non sono poi così scemi come crede Mondadori (a proposito, per l'Anonimo: Einaudi è effettivamente un po' «scaduta» ma il libro l'ha pubblicato Mondadori). La presenza di autori accreditati per altri generi può funzionare da richiamo, certo, ma il libro non costa poco (16 euro, se ricordo bene) e il riferimento a The twilight zone funziona meglio con lettori agé che, ovviamente, sono anche i più scafati. Oltre a questo esiste una certa diffidenza verso il fantastico (non il fantasy) di autore italiano.
E questa non è comunque una bella notizia per chi ne scrive...
Davide ha citato i compagni di merende, e il dubbio è fortissimo. Ma ancora più evidente è che quasi tutti gli autori citati sono sotto contratto direttamente con Mondadori o con il suo gruppo editoriale (Piemme, Einaudi). Che poi Dazieri non abbia nemmeno pensato di scomodare autori di fantastico (Altieri, Catani, Evangelisti ecc.) che pure sono sotto contratto mondadoriano o sono vicini all'editore, suona ancor più strano. Insomma questa antologia, in ultima analisi, mi sembra il tipico prodotto editoriale creato al solo scopo di produrre credito finanziario a vantaggio del gruppo AME. I librai lo pagheranno comunque prima di poterlo rendere e gli autori e il curatore sono già pagati comunque...
Insomma, facile passare (nuovamente) dall'estetica alla gestione aziendale. Si pubblica fuffa? Ecchissenefrega. Prima pagare poi leggere. Se il fantastico ne è una vittima non va meglio agli altri generi letterari. Si tratta solo di vedere per quanto reggerà il gioco prima che i lettori si rompano i c... di brutto e ritornino a casa a rileggersi i classici. E qualche segnale, ve lo assicuro, c'è già.

Darlene ha detto...

La Palazzolo non è una scrittrice di thriller, ma di horror.

In altra sede trovo che sia un'autrice di valore, tra le più abili e sottovalutate della scena italiana. Qui, però, è deludente: sì, lo stile c'è, ma ci vuole fegato per proporre un racconto che ruota tutto intorno allo stratagemma narrativo più abusato degli ultimi dieci anni.

Mi è sembrato veramente pessimo anche il racconto di Vichi: scrittura meno che dilettantesca e un'ideuzza da storia di Topolino.

Perché Biondillo è famoso? Non ho mai letto i suoi romanzi, magari sulla lunga distanza dà il meglio di sé. Ma ho letto un paio di suoi racconti, incluso quello di questa raccolta, ed erano entrambi spazzatura. Sotto la media della roba che si trova gratis in Rete.

Sul fronte positivo, mi è piaciuto molto il racconto della Bellocchio. E dire che in partenza non le avrei dato due lire.

maxciti ha detto...

Per Darlene:
Grazie per la correzione.
Effettivamente la Parazzolo è una scrittrice horror. Non l'ho mai letta e i pareri chi ho sentito sulla sua produzione sono quantomeno molto discordanti. Prendo quindi atto volentieri del tuo commento favorevole.
Vichi è il creatore del commissario Bordelli. Mai letto. Il nome del personaggio mi indispone in partenza. Condivido in buona parte il tuo commento ma non potevo decentemente parlare male di tutto e tutti. Non sono partito prevenuto e non volevo sembrarlo.
Biondillo ha scritto un paio di gialli un romanzo d'amore e musica. Nessuno dei due (Vichi e Biondillo) hanno mai avuto a che fare con il fantastico, che io sappia.
Più interessante il tuo commento sul racconto di Bellocchio. L'ho letto due volte perché avevo insieme la sensazione di avere a che fare con qualcosa di buono ma anche (contemporaneamente) con un grosso bidone. La mia conclusione (del tutto provvisoria) è che Bellocchio deve risolvere alcuni problemi di stile. Il confine tra «rapido e intenso» e «artefatto e oscuro» è molto sottile. Qualche scelta più attenta in campo lessicale non avrebbe fatto del male a nessuno.
Resta però vero che nella generale debacle Bellocchio ha almeno il merito di avere avuto una buona idea e averla condotta comunque in porto.

Anonimo ha detto...

Ma scusate, chi ve lo fa fare? Intendo dire: perché sprecare fiato -- o tempo, o logotrarsi 'i diti' sulla tastiera -- per dire "accidenti, che schifezze" di cose che schifezze, effettivamente, sono al di là di ogni ragionevole dubbio? Onestà professionale nel caso del libraio, certo, ma... altrimenti? Non sarebbe meglio annegare nel più completo silenzio questi aborti? Che tornino a zappare, scrittori del genere (e che certi editori, fatti consapevoli della loro vera vocazione, vadano a vendere insaccati). Ben venga il ritorno ai classici: salutiamo con grande favore i segnali di cui fa menzione MaxCiti!!!

maxciti ha detto...

Già, ma non sono segnali poi così positivi.
Se un matrimonio va male esistono due possibilità: A) darsi da fare, protestare, impegnarsi, discutere, combattere perché migliori o coli definitivamente a picco - B) rassegnarsi e ritirarsi in campagna nell'avita magione.
La scelta (B) che farebbe metaforicamente di noi altrettanti signorotti di campagna di modello settecentesco implica lasciare la letteratura - e per estensione il mondo intero - al suo destino. Ora, se non disdegno l'idea di rifugiarmi in montagna a leggere Luciano di Samosata, Montaigne e Balzac, conto di farlo soltanto dopo aver sprecato un certo numero di parole - l'unica arma che posseggo, ma bastevolmente pericolosa - per difendere un mondo e una letteratura decenti. Sembrerà retorico, ma mia figlia ama la letteratura e ama il mondo. Non posso sottrarmi :-)