21.1.05

morire per un numero

Fino a non molto tempo fa pensavo che il gioco del lotto fosse un residuo, un po' patetico e un po' malinconico di altri tempi, ormai passati. Che a giocarlo fossero rimasti pochi anziani, legati più che altro a un'abitudine. Poi il lotto ha cominciato a decollare. È entrato nelle tabaccherie, è diventato mania, fissazione, per alcuni rovina. Come è successo, come è stato possibile? Mentre l'industria andava in crisi, i posti di lavoro diventavano instabili, si creava mobilità, si individuavano e si mettevano fuori gli esuberanti, cresceva il giro del lotto. I gratta-e-vinci, i concorsi per le veline, le apparizioni nei programmi RAI e Mediaset. Si è votato per il Berlusca, convinti che votare lui sarebbe stato – letteralmente – un terno al lotto. In tanti hanno stabilito che non esisteva più un futuro ma soltanto una sorte. E che bisognava giocarsela. Che non aveva più senso costruire un avvenire un passo dopo l'altro, col risparmio quotidiano, con qualche sacrificio. Si scivola verso la povertà tentando ugualmente di sorridere e di avere un look originale, nel caso telefonasse da Maria Defilippi.
Un semplice abbaglio matematico – un numero che non viene estratto da molto tempo DEVE uscire, prima o poi – sta rovinando la vita a un sacco di gente. Qualcuno si è suicidato. Suicidi imbarazzanti, che suscitano incredulità e un vago senso di umiliazione. Suicidi stupidi. Il 53 potrebbe uscire la prossima settimana o tra vent'anni. O mai più. Ogni volta si riparte da zero e i numeri sono sempre 90. Ma l'illusione continua perché si vuole continuare con tutte le forze a credervi. Gli illusi sono da sempre le prede preferite dei truffatori. E noi da truffatori siamo guidati e governati.

3 commenti:

Francesco &. ha detto...

Suvvia, per una volta il governo non c'entra. O quanto meno, non c'entra più che gli altri 1.235 precedenti.
"Il lotto è la tassa sui cretini" diceva quel grand'uomo di Luigi Einaudi. E i cretini, è vero, sfruttarli è immorale. A meno che non lo chiedano a gran voce.

Massimo CT ha detto...

Hai ragione. Il governo non c'entra. Parlavo della tendenza, certo non soltanto italiana, a illudersi e a lasciarsi prendere in giro. Anzi, a richiederlo a gran voce. Non può sfuggire l'evidente somiglianza di comportamento di chi crede che un numero ritardario lo farà ricco e di chi crede che a farlo ricco sarà un miliardario dalla morale elastica che promette meno tasse per tutti...i già ricchi e gli evasori.
Dopodiché sul lotto ci hanno campato tutti i governi possibili. Solo che mi sembrano sempre più numerosi quelli che pensano che la loro situazione possa mutare d'un colpo. Insomma, quando non ho più fiducia nelle mie forze mi affido alla provvidenza. Che sia un numero o un individuo calvo, irritabile e meschino.

Francesco &. ha detto...

Bella analogia: cavolo, dovremmo trovare qualcosa su cui essere in disaccordo, prima o poi...